No, larghe intese no

30 aprile 2013 07:181 commentoViews: 14

Ieri in Consiglio regionale abbiamo dovuto ascoltare tante cose, non tutte pensate, non tutte interessanti. Oggi leggo che ieri sarebbero andate in onda le prove per le larghe intese. Se mai queste prove sono state fatte e io non me ne sono accorto, occorre comunque mettere un paletto politico chiaro: sono contrario ai governi di larghe intese perché sono governi costretti dalla loro natura a promettere la conciliazione degli opposti ma a praticare un pragmatismo di sopravvivenza in genere incapace di produrre il cambiamento. Sono invece favorevole a intese molto larghe sulle riforme istituzionali: le regole del gioco non possono e non devono cambiare al cambio di maggioranza.
Perché mi esprimo così nettamente? Perché non vorrei che nel clima di ignoranza e di superficialittà che sta trionfando, si confonda il Partito dei sardi o della Sardegna con le larghe intese. Io penso a un partito nazionale sardo riformista e libertario, quindi con confini culturali e sociali molto chiari. Questi confini non passano sulla linea di demarcazione che separa il Centrodestra dal Centrosinistra attuali, perché questa linea è un confine di comodo che serve a separare due conservatorismi diversi, ma convergenti.
Il conservatorismo di sinistra è il burocratismo, il conservatorismo di destra è il parassitismo e l’affarismo.
Il Partito dei sardi deve essere diverso e avversario di entrambi e deve caratterizzarsi per la sua cultura di governo, per i processi di trasformazione e di partecipazione che sarà in grado di promuovere, secondo una cultura dell’autogoverno e della sovranità lontana mille miglia dal rivendicazionismo (così caro all’autonomismo).
Alcuni a questo punto dicono: “Ma allora è un partito centrista?”.  No, il Partito della Nazione sarda, o dei Sardi o della Sardegna, deve essere quanto di più lontano esista dal centrismo. Il centrismo è questo: “Voi contrapponetevi. Io sono legittimato a governare dalla vostra contrapposizione”. Il centrismo è la mediazione che passa da naturale metodo politico a programma. In sostanza, il centrismo è il programma, come dicono a Sassari, di quelli che si coricano in mezzo e che poi inventano un alibi per se stessi, affermando che senza di loro il letto si dividerebbe. Il Partito dei sardi non concilia gli opposti, propone un programma di governo che risolve problemi.

1 Commento

  • Il caos c’è ed è totale: tanto che il presidente regionale del partito, Valentina Sanna, ha inviato al segretario e senatore Silvio Lai una preoccupata lettera. Non l’ha tenuta segreta, non sono più i tempi della corrispondenza sottobanco, e dunque tutti hanno saputo che «sollecita l’immediata convocazione della direzione regionale» (potrebbe essere addirittura alla fine di questa settimana), perché «non è più possibile – ha scritto il presidente – analizzare i fatti accaduti a Roma solo sui giornali e sui social network. Ora, a noi tutti, deve essere data la possibilità di analizzare i fatti di persona e va presa anche in considerazione l’ipotesi di anticipare il nostro congresso». Era previsto a ottobre, ma gran parte del chiarimento avverrà molto prima, o forse sin dai prossimi giorni se ci sarà la sempre più probabile scissione fra gli oppositori al governo delle «larghe intese» con Berlusconi, e i favorevoli all’abbraccio col Pdl per «salvare l’Italia dal disastro», questa la loro giustificazione. Da oggi e sino alla direzione regionale, sarà per forza un bollettino di guerra, ma c’è da capire come si muoveranno le truppe in campo. Piccoli e grandi eserciti sono destinati a scontrarsi per consumare antiche vendette, oppure riposizionarsi in vista delle Regionali, che rischiano di essere un’altra battaglia. È arrivato il momento del tutti in campo, o meglio ancora del tutti contro tutti.

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