Nessuno difende la Sardegna: nel mare di retorica referendaria, l’Italia ci ruba un miliardo

8 maggio 2012 07:215 commentiViews: 2

giara229Continuo a ripetere che bisogna stare sui problemi reali, non su quelli artificiosi creati dalla lotta tra i gruppi politici. Continuo a dire che è sui problemi reali che si forma una nuova classe dirigente. Continuo a ripetere che sto preparando liste per le prossime regionali, nuove, aperte, sovraniste. I punti di coesione sono l’esercizio della sovranità sarda (originaria e non delegata) nelle forme possibili e in quelle auspicabili;  la centralità dell’impresa per produrre lavoro e ricchezza; la libertà del cittadino rispetto agli apparati; la tolleranza culturale, religiosa, etica. Chi vuol venire, venga, con o senza i partiti tradizionali. Non vedo alternative a questo percorso di chiarezza e di selezione fondata sulle cose e non in base alle simpatie o alla forza delle correnti interne di partito. Continuo a ripetere che gli interessi dell’Italia sono in conflitto con quelli sardi. Quella che segue ne è l’ennesima dimostrazione. Ricordate quando, nelle disattenzione generale, denunciai la norma che reistituiva la tesoreria unica (attuata il 16 aprile), costringendo gli enti locali e la Regione a trasferire i propri depositi dalle banche isolane alla Banca d’Italia? Bene, è arrivato il conto. Il solo Banco di Sardegna ha perso, di dritto o di rovescio, circa 800 milioni di euro, finiti in Banca d’Italia, cioè a Roma, a coprire i deficit degli apparati centrali dello Stato. Le altre regioni hanno fatto ricorso alla Corte Costituzionale (il supremo organo politico dell’ipocrisia italica); la Sardegna no, era impegnata a prendere in giro i sardi.

5 Commenti

  • Condivido l’analisi e l’invito alla partecipazione senza steccati ideoligici o strumentali. Chi crede nel percorso per arrivare all’indipendenza deve partecipare alla costruzione di un modello di sviluppo che veda la Sardegna protagonista nell’ambito europeo e mediterraneo, senza le briglie e le vessazioni che lo stato italiano ci impone da troppo tempo.

  • Concu Pissenti

    Concordo in diversi punti con Adriano Bomboi. E’ stato un errore di valutazione pensare che il referendum non raggiungesse il quorum. Bisognava vederla nella prospettiva che il quorum sarebbe stato raggiunto e pensare a un voto relativamente utile, che riuscisse ad ovviare alle furbizie politiche, al qualunquismo, alla demagogia, anche se fosse stato soltanto per renderlo il meno dannoso o inutile possibile. A questo punto la gente si è espressa e dare ai sardi degli ingenui perché andando a votare hanno solo perso tempo a farsi prendere in giro è un ulteriore errore. Stima per Maninchedda per il suo impegno in cose concrete che molti cittadini non conoscono, ma non concordo con il suo atteggiamento nei confronti della questione referendum. Fortza Paris

  • Condivido l’analisi dell’onorevole Maninchedda ma sopratutto il commento di MMC che scrive esattamente ciò che penso io.

    Salude

  • Concordo con quanto scritto: la formazione di un gruppo di lavoro volto allo sviluppo della Sardegna, a partire dall’economia, e grazie allo studio preciso, su come rimettere in moto il lavoro, privato di sovvenzioni, possa garantire speranze in quei sardi, spesso disincantati e privi di iniziativa.
    Se posso aggiungere, l’apertura del progetto alla cittadinanza dovrà essere il punto cruciale, così da venirne coinvolta e comprendere bene, sia come, dove e quando ci si può arrivare.
    La Sardegna ha bisogno di: imprenditori coraggiosi, studiosi illuminati e di persone che riescano a motivare e far prendere coscienza a quella parte dei sardi, distaccati dalla realtà; inoltre, riuscire a mostrare la nostra faccia migliore al resto del mondo, ci garantirà quel sostegno, ora assente.
    Isolarsi è sempre uno sbaglio, mentre l’esser capaci di confrontarsi è segno di forza e di consapevolezza.
    Comunque, sarà la capacità produttiva e di sviluppo, che potrà farci fare un passo avanti nella storia e diventare protagonisti del nostro futuro.

  • La Sardegna deve essere in grado di favorire iniezioni di capitali cinesi, russi, indiani e brasiliani con cui sarà possibile valorizzare le specificità.
    Solo in questo modo, libera da vincoli italiani, potrà sopravvivere alla imminente catastrofe socio-economica euro mediterranea.

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