Nazione e fisco sardi, di movimento o di palazzo?

29 settembre 2011 06:0717 commentiViews: 5

938Non  ho mai conosciuto un periodo più confuso e debole di questo. Ieri i deputati Radicali eletti nelle liste del Pd, che non volevano votare la sfiducia al ministro Romano in ragione del loro tradizionale e rispettabilissimo garantismo, non hanno avuto il coraggio di farlo con le vere motivazioni ma solo esibendo, come ragione della non partecipazione al voto, il debole disappunto per la mancata discussione in Senato sul tema dell’amnistia come rimedio alla pessima condizione nelle carceri.
Di contro, mentre la Merkel imponeva ai Greci ciò che domani imporrà a noi, perché noi non possiamo pensare di far pagare ai tedeschi il nostro debito pubblico e non andare in pensione alla stessa età in cui ci vanno i teutonici risparmiatori d’Europa, ecco che il Pdl bisticcia sul nome del Governatore di Bankitalia.
In Sardegna siamo di fronte a una gravissima crisi di produzione della ricchezza e di organizzazione del nostro piccolo stato, e invece si vuole una riforma del Ppr che è fatta male, con enunciazioni di principio di tutela ambientale molto altisonanti e norme di violazione, per esempio della fascia costiera, talmente incredibili, scritte male e pensate peggio da star sicuri che al primo ricorso al Tar si volatilizzeranno come neve al sole.
In questo quadro io registro un diffondersi spontaneo tra la gente di un naturale interrogarsi sulla patria sarda, libero dai perimetri del bipolarismo italiano, un interrogarsi che sta sempre più cercando la sintesi politica che la debolezza o le incertezze dei partiti stentano a interpretare.
La gente, dinanzi alla crisi istituzionale, morale e finanziaria dell’Italia, comincia a domandarsi se la Sardegna sia per la Sardegna un vero futuro. La risposta non verrà dal Consiglio regionale perché la domanda è superiore anche al risultato della migliore performance istituzionale che si possa svolgere in Consiglio nel quadro della Costituzione vigente.
La domanda che la gente pone è infatti di un nuovo soggetto politico che guidi una nuova fase, ma pretende che il nuovo soggetto politico non complichi ma semplifichi il sistema attuale. Non un ‘altro’ partito, ma un ‘nuovo’ soggetto che semplifichi la mappa di quelli esistenti su base nazionale sarda.
Il percorso per costruire una risposta a questa domanda è fuori dal Palazzo regionale. Non c’è niente da fare: una nazione si costruisce non a partire da atti di governo, ma da accordi sociali, da impegni personali, da mete condivise, da percorsi culturali diffusi. Un programma nazionale è un programma avanzato di governo che non si costruisce in campagna elettorale, ma prima; non si costruisce con le parole soltanto, ma con una rete sociale ampia. Il futuro è fuori dal Palazzo.
Il futuro è nella statualità della Sardegna. Ieri il Sole 24 ore registrava i grandi risultati irlandesi dovuti prevalenetemente a un fisco poco sopra il 20%. Ora, questo deve farci riflettere. L’Irlanda non ha fatto studi sul costo della sua insularità e quant’altro; ha fatto valere il suo potere di decidere il grado di pressione fiscale adeguato al suo territorio. Non dobbiamo dunque distrarci (e spesso lo faccio anch’io perché mi incazzo) e dobbiamo tenere il punto sul fatto strategico: i sardi devono poter decidere, finalmente, sulla pressione fiscale adeguata alle proprie attese di sviluppo. Risulta chiaro ora quanto sia importante ragionare di sovranità, statualità e indipendenza all’interno di un nuovo sistema federale italiano e europeo. Ma risulta anche ancor più chiaro che bisogna amalgamare fuori dal Palazzo le persone né indignate né rassegnate che hanno voglia di fare. Proveremo a farlo.

17 Commenti

  • Pedru Perra

    Io sono uno dei tartassati, lavoro con la lingua sarda (lavoro pionieristico iniziato 10 anni e passa fa). Faccio arrivare tanti ma tanti soldi ai comuni…quando faccio una fattura da 1000€ bisogna togliere il 20% di IVA, 20% di ritenuta IRPEF, 27% di INPS, gasolio alle stelle per andare a lavoro, commercialista…quanto mi rimane in tasta da spendere? pochissimo, io l’economia non la faccio girare di certo. Se mi prendessero il giusto (e così a tutti gli altri!) comprerei beni incrementando la produzione, visiterei di più la Sardegna, andrei in B&B più volte al mese…tutto denaro che gira! Invece il mio denaro rapinato va a finire in Sicilia o Campania…

    L’unica strada è essere indipendenti, altrimenti saremo per sempre dei poveracci…poveracci che se continua così, saranno anche dei miserabili…ahhh buon Mossa, perchè sei morto così presto???

  • @ A. Noli… e ka ieo. Cosa propone il sig. Noli, oltre che azionarsi per… semplicemente scappare e tradire così il mandato ricevuto dagli elettori?
    Corazzu Paolo, si ke lis fakimus calare sa barra fortzis atzionamus abberu.
    Saludos

  • Alessandro NOLI

    Se l’on.Maninchedda vuole dare seguito pratico a ciò che dice e conseguentemente mantenere la credibilità che finora ha meritato dagli elettori, faccia presto a smarcarsi da questa coalizione di lobbisti-affaristi e poltronisti di professione nonchè ciarlatani. Ad un certo punto finisce la fase dialettica per fare spazio alla fase attiva e dell’azione. Partito Sardo d’Azione (P.S.D’Az) o Partito Sardo della Demagogia(P.S.Dem.)?!

  • Piergiorgio Pira

    MENO FISCO PIU’ LIBERTA’

    Tutte le indipendenze del mondo sono nate da una presa di coscienza maturata sulla questione fiscale. Qualsiasi sistema fiscale, è arbitrario, si basa sulla coercizione,sull’uso della forza e limita fortemente la libertà dell’individuo. Come sosteneva Spencer nella parabola dello schiavo, vi è una relazione inversa tra la libertà dell’individuo e la pressione fiscale, infatti maggiore è il prelievo fiscale minore è la libertà dell’individuo. Chi non è d’accordo mi dovrebbe spiegare qual è la libertà di un individuo che deve lavorare per lo Stato oltre sei mesi all’anno e i restanti sei mesi per se e per la sua famiglia? Sostengo che in questa ipotesi siamo schiavi al 50% perché la metà del frutto del nostro lavoro viene confiscato dallo Stato. Qualcuno sostiene che lavoriamo per lo stato senza aver fatto il concorso pubblico !!!!!!!

    il fatto poi aggiungeva Spencer,che è il parlamento, democraticamente eletto, che ha stabilito l’ammontare del prelievo non cambia il tasso di schiavitù, ovvero la natura del padrone non cambia l’essenza della schiavitù. Il sistema fiscale italiano è congegnato in modo tale che il prelievo viene effettuato applicando le aliquote progressive, all’aumentare del reddito aumenta progressivamente il prelievo fiscale. E’ un sistema contro natura perché il contribuente sia esso lavoratore autonomo o lavoratore dipendente non è invogliato a lavorare e produrre di più in quanto con la progressività delle aliquote, più lavora paradossalmente meno guadagna.

    Per lo Stato sardo,se vedrà la luce, proporrei di adottare la tassazione sui redditi con un sola aliquota proporzionale massimo il 20% .Se un contribuente dichiara 20.000 euro pagherà 4.000 euro se ne dichiara 40.000 pagherà 8.000 euro. L’equità è salva e si riduce il peso della schiavitù che passa dall’attuale 50% al 20%. E non è poco.
    E allora la battaglia fiscale è innanzitutto una battaglia di libertà che vale la pena combattere anche in Sardegna.

    Piergiorgio Pira

  • Mario Pudhu

    S’On. Maninchedda ponet sa chistione manna de sos Sardos (e tenet resone chi solu fora de su “palazzo” si podet afrontare, tocat però de cumprèndhere proite!!!), ma no cheret cumprèndhere una cosa (apo pessadu “no resessit”, de seguru no pro s’intelizéntzia e pro cussu che la fúrrio in “no cheret”, si li paret prus pagu grave): no cheret cumprèndhere chi ndhe depimus essire, nessi cun sa conca e cun sas initziativas, dae sa gàbbia Itàlia/istadu italianu: totu s’àteru est a picare in debbadas, a pistare abba, a sighire a pèrdere tempus, a nos sighire a leare in ziru, a dare ampra manu a totu sos farabbutos imboligosos de sa dipendhéntzia e de sa irresponsabbilidade, a nos sighire a pònnere sa manu in ogros. Pro cussu no lu cundivido inue narat «ragionare di sovranità, statualità e indipendenza all’interno di un nuovo sistema federale italiano» e so de acordu cun G. Canu. Sa preocupatzione de G. Bellu in sa prospetiva indicada cun custas peràulas e idea de Maninchedda est prus che segura ca “pescare nel torbido” est de totu sos imboligosos inganneris chi ant a fàghere solu finta de pessare a su bene colletivu de sa natzione sarda. In sa cunfusione de sa gàbbia bi at logu pro totugantos, fintzas pro sos peus farabbutos de sa dipendhéntzia e de totu sas porcherias. Si faghimus contu nessi de carchi riga de s’istória de sos Sardos! Ca sa faina de s’indipendhéntzia at a proare bene bene sas fortzas fintzas a sas menzus capatzidades e onestesa. Ma est sa sola cosa chi siat libbertade e responsabbilidade totu paris cun craresa. E fintzas cun realismu.

  • Onorevole Maninchedda, non è l’originale che pubblicò sul suo sito allora, ma lascia intendere altre propositi oltre a quelli da Lei giustamente richiamati

    SARDEGNA: MANINCHEDDA (PS D’AZ), GIUNTA TACE SU REFERENDUM PER SALVACOSTE (2)

    (Adnkronos) – “Sul merito del referendum, – spiega Maninchedda – noi siamo contro l’edificazione selvaggia. Siamo contro la muraglia delle seconde case sulle coste. Siamo contro i costruttori in combutta con gli amministratori che scempiano le risorse della Sardegna. Siamo per leggi rigorose e condivise. Ma attualmente le leggi che regolano il territorio sono un sistema di divieti, non tutti ben pensati, da cui si può derogare ampiamente se ci si mette d’accordo col Presidente e con la Giunta. È la legge del padrone della terra”.

    “Noi siamo repubblicani e non monarchici, democratici e non oligarchici. Per cui – spiega il consigliere Maninchedda prendendo posizione chiara sul referendum – votiamo Sì perché vogliamo un’altra legge, condivisa, applicabile, chiara, in cui le deroghe siano definite da una vera procedura e non da un accordo che poi viene mascherato con una procedura. Noi votiamo Sì per le stesse ragioni per cui votammo No nel referendum scippato della Statutaria: votiamo Sì perché difendiamo la democrazia, la legalità e la trasparenza. Noi aneliamo una Sardegna indipendente, fatta di uomini liberi, libera dalle logiche dei privilegiati e degli oligarchi”.

  • Paolo Maninchedda

    Egregio Canu, io sono per discutere di rapporti paritetici e costruire un sistema istituzionale europeo federalista.

  • Paolo Maninchedda

    Gentile Antonella, nel settembre del 2008 io ero impegnato soprattutto contro la Statutaria e il Psd’az si schierò per l’abolizione delle norme della salvacoste. Ecco la mia dichiarazione di allora: “«Il nostro partito è fortemente contrario alla cementificazione e alla muraglia delle seconde case sulle coste – ha sottolineato Paolo Maninchedda – il territorio deve, però, essere disciplinato da leggi condivise trasparenti che affidano la sovranità alle comunità locali, mentre l’unica deroga possibile è quella garantita ora dal presidente della Regione». In ragione di questi principi oggi non sosteniamo la porcata della modifica del PPR. Allora, pur condividendo gli obiettivi, contestammo, dopo l’approvazione del PPR, che è appoggiato più sul Codice Urbani che sulla salavcoste (ma questo in molti non lo capiscono), il trasformarsi di una disciplina transitoria quale quella della 8, soprattutto rispetto al rapporto regione Enti Locali, in una disciplina permaente. Come vede, la realtà non è in bianco e nero.

  • Votò a favore della legge salvacoste nel 2004 e diede anche indicazione favorevole all’abrogazione in occasione del referendum del 2007, mi son persa qualcosa?

  • Lei scrive:( Risulta chiaro ora quanto sia importante ragionare di sovranità, statualità e indipendenza all’interno di un nuovo sistema federale italiano e europeo.)
    Questo passo, non è comprensibile, se si è indipendenti e all’interno del’europa, che bisogno avremo noi di un sistema federale con l’italia?
    Ma proprio non si vuole staccare dall’idea di perdere l’italia, con tutto il (bene) che ha dimostrato nei nostri confronti, io penso che meriti più un calcio e di punta pure che darle ancora una possibilità.

    Fintzas a s’indipendentzia!

  • Giuseppe Bellu

    Mi sto interrogando da tempo sul tema posto…io ho voglia di cose nuove, ma tanti si stanno muovendo in questa direzione (Fantola, Cappellacci, PD sardo), insomma, quello che temo Onorevole e che alla fine tutti tentino di salire sulla scialuppa della sardità, e la confusione sia tale da farla affondare! Volevo usare nella metafora la più poetica immagine del vascello, ma il naufragio che ci si prospetta mi ha fatto propendere per la scialuppa, perché la nave affonda…

  • Paolo Maninchedda

    Massimo, io ho una grande stima dei radicali. Nella circostanza, consentimi di sospettare che avessero anche ragioni garantiste che non hanno voluto esplicitare. Tutto qui.

  • Francamente Paolo, lettura superficiale e anche un po’ ingenerosa su l’ultima dei radicali, quella di ieri. Peccato.

    Pannella: la nostra è una protesta non violenta – Da parte sua, pure Pannella non si è risparmiato sui toni. Già da ieri, prima attacca il Fatto Quotidiano (“Stiamo facendo una protesta non violenta per la civiltà e il diritto, ma a voi non ve ne frega nulla, come del resto agli altri giornali di regime”) e poi allo stesso giornale dice che il Pd lavora “per espellerci come ai tempi del Pcus. Ma che bella situazione. L’unica cosa che posso dire è questa: andatevene… ‘affanculo’…!”.
    Sulla astensione di ieri, i Radicali spiegano che “era previsto ufficialmente da quasi tutti che l`iniziativa della sfiducia non sarebbe passata”. E dunque “se noi avessimo votato sarebbe prevalsa la posizione della maggioranza per 315 a 300”. Quindi, in una nota, i Radicali sottolineano che la loro scelta è una forma di protesta per chiedere l’amnistia. Lo Stato, sottolineano, “in questo momento ha una responsabilità letteralmente criminale perché sequestra e non detiene gli oltre 67mila detenuti, più i sequestrati della polizia penitenziaria e i direttori”. Quindi, “poniamo un problema assoluto di priorità”. “Si potranno fare con tempi più o meno consueti tante riformette, mentre noi – continuano – non possiamo tollerare che si vada avanti continuando strutturalmente a non superare la condizione della giustizia e delle carceri, perché non vogliamo essere complici di un crimine di Stato, ma semmai servitori della Legge e anche di uno Stato da rendere diverso, con amnistia-amnistia-amnistia”. I deputati Radicali stati convocati negli uffici del gruppo del Pd alla Camera dal capogruppo Dario Franceschini e nel pomeriggio si riunisce il direttivo per decidere le sanzioni da applicare ai sei dissenzienti.

  • Paolo Maninchedda

    Egregio signor Mele, io ho votato la legge salvacoste; ho votato le linee guida del Ppr; ho contestato le esagerazioni e quelle da me contestate (vedi il comma 4 dell’art.15 delle NTA) sono state tutte cassate dai tribunali. Se Lei ha bisogno di vedere tutto rosa, faccia pure, ma non attribuisca a me più di ciò che a testa alta ho fatto.

  • Anche io ci sto!
    Sono pronto a lavorare su questi temi, fuori dal palazzo e oserei dire fuori dalle federazioni.
    Vede onorevole io sono un sardista convinto e vorrei dimostrarlo e parlare di programmi e di progetti .
    Non ho più voglia di aggrovigliarmi con regole, tesseramenti,voti congressuali, sezioni e quanto distoglie dal fine ultimo della mia fede: l’indipendenza della Sardegna.

  • Ben detto Maninchedda: il PPR di Cappellacci & Co. verrà abortito, restando così le cose, da qualsiasi tribunale al primo ricorso.
    Quello di Soru, di cui anche Lei, è bene ricordarlo, fu strenuo oppositore, ha superato gran parte dei ricorsi che ne hanno addirittura rafforzato l’impianto.

  • Marcello Simula

    Questo è parlar chiaro!! (e non è certo la prima volta).
    OK, io ci sto, e saremo in tanti.
    Buon lavoro all’on. Maninchedda ed a tutti noi!!

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