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Microcitemico: la cura non può assomigliare a una punizione

Posted on 14 Luglio 202614 Luglio 2026 By Paolo Maninchedda 5 commenti su Microcitemico: la cura non può assomigliare a una punizione

L’ASARP, l’Associazione sarda per l’attuazione della riforma psichiatrica, ha inviato all’Assessorato regionale alla Sanità e alla ASL 8 una lunga denuncia sul reparto di Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza del Microcitemico di Cagliari. Non si tratta di uno sfogo generico. Il documento parte da un dato incontestabile: il disagio psichico tra i minori è in forte crescita, i servizi territoriali sono insufficienti, le liste d’attesa si allungano e il ricorso al ricovero ospedaliero aumenta.

Fin qui siamo davanti a un problema che riguarda tutta l’Italia. La parte davvero allarmante arriva dopo.

L’associazione descrive un reparto con appena sette posti letto, spesso costretto a ospitare fino a undici ragazzi, collocato in ambienti definiti obsoleti, privi di spazi esterni, con arredi logori, camere spoglie e servizi essenziali ridotti al minimo. Una rappresentazione dura, che merita di essere verificata dall’amministrazione, ma che, se anche fosse solo in parte corrispondente alla realtà, imporrebbe un intervento immediato.

C’è però un passaggio che colpisce più di ogni altro. Secondo l’ASARP, ai genitori viene chiesta una presenza continua, giorno e notte, in reparto. La motivazione ufficiale può essere il supporto al minore, ma i familiari riferiscono di percepirla come una conseguenza della carenza di personale. La relazione racconta pomeriggi con pochi operatori, controllo affidato prevalentemente alla videosorveglianza e genitori trasformati, di fatto, in una presenza sostitutiva.

Ed è qui che la questione diventa politica.

Non è affatto scontato che ogni forma di sofferenza psichica dell’adolescenza debba trovare risposta nell’ospedalizzazione. La migliore psichiatria contemporanea insiste da anni sulla centralità della presa in carico territoriale, precoce e multidisciplinare. Il ricovero dovrebbe rappresentare l’eccezione, non il modello ordinario.

Ma se il ricovero è inevitabile, allora deve essere davvero una cura.

Deve svolgersi in ambienti dignitosi. Deve garantire personale sufficiente. Deve offrire attività terapeutiche, relazioni, sicurezza, attenzione continua. E soprattutto non può trasferire sulle famiglie funzioni che spettano al servizio sanitario.

Un genitore ricoverato insieme al proprio figlio non è un infermiere, non è un educatore, non è un operatore sociosanitario. È una persona già provata dalla malattia del proprio ragazzo, spesso logorata da anni di attese, sensi di colpa e rinunce. Chiedergli di diventare parte dell’organizzazione del reparto significa aggiungere peso a una sofferenza che dovrebbe invece essere alleggerita.

L’ASARP descrive anche situazioni nelle quali, nonostante videosorveglianza e controlli, alcuni ragazzi avrebbero continuato a procurarsi lesioni o a trattenere farmaci non assunti. Sono affermazioni che richiedono verifiche puntuali da parte dell’azienda sanitaria, ma pongono una domanda inevitabile: la tecnologia può aiutare il personale, non può sostituirlo.

La Regione dovrebbe rispondere non con una smentita, ma con un’ispezione. Se il quadro è inesatto, lo dimostri. Se invece è fondato, intervenga subito.

Perché il modo in cui una comunità cura i bambini e gli adolescenti più fragili dice molto più della qualità della sua sanità che non qualsiasi inaugurazione o conferenza stampa. E perché nessuna emergenza psichiatrica può essere affrontata chiedendo alle famiglie di colmare, con il proprio sacrificio, ciò che dovrebbe garantire un servizio pubblico.

Sanità, Vetrina

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Comments (5) on “Microcitemico: la cura non può assomigliare a una punizione”

  1. Stefano Locci ha detto:
    14 Luglio 2026 alle 12:12

    Egregio, riporto da articolo odierno de l’U.S.: “Sullo sfondo arrivano le bacchettate dalla Corte dei Conti sulle liste d’attesa, con la Sardegna che fa registrare ancora il tasso più alto di rinuncia alle cure tra le regioni italiane. Siamo ben al 17%. All’origine del problema ci sono cause strutturali: «La carenza di medici e personale infermieristico, il blocco del turn over, le fughe del personale pubblico verso il settore privato, le inefficienze organizzative». E in particolare «la mancanza di una rete di assistenza territoriale».
    In soldoni: siamo “ancora” i più scarsi.
    E va sempre peggio. Con buona pace di Schlein e Conte che blaterano di sanità allo sfascio (dimenticando la piddina che gli autori dello sfascio portano i nomi di Amato, Ciampi e Prodi i quali, in cambio di remuneratissime poltrone hanno svenduto il walfare italiano per entrare in una Europa senza averne la capacità economica e sociale; in Sardegna, invece, ci ha pensato il Sig. Soru a dare il colpo del ko). Questa gente ha la faccia come il cu**. Saluti.

  2. Paolo1 ha detto:
    14 Luglio 2026 alle 11:31

    Capisco lo scetticismo, soprattutto alla luce di quanto è accaduto finora. Ma proprio perché la situazione è così grave, credo sia doveroso continuare a chiedere che la politica si assuma le proprie responsabilità. Non è una questione di illusioni, ma di pretendere ciò che i cittadini hanno il diritto di aspettarsi: un assessore alla Sanità dedicato al 100%, competente e presente. Le criticità che citi (che trovo giuste), dimostrano quanto sia urgente una guida autorevole e una programmazione seria. Se finora sono mancate, questo non significa che si debba rinunciare a chiederle. Al contrario, significa che bisogna alzare il livello della responsabilità politica e della trasparenza, perché la sanità non può continuare a pagare il prezzo di scelte inadeguate

  3. Alessandro ha detto:
    14 Luglio 2026 alle 10:42

    Paolo1 ma pensa davvero “che la politica si assuma le proprie responsabilità, a partire dalla nomina di un assessore alla Sanità pienamente dedicato, capace di affrontare con continuità e competenza un settore che non può più attendere”?
    E’ una pia illusione ed è stato dimostrato ampiamente da questa giunta e da questo consiglio fin dai primi giorni. Crediamo davvero che con queste “squadre” siano in grado di nominare assessore e direttori vari all’altezza della situazione?
    L’ARNAS continua a fare proclami mediatici di basso livello per ingraziarsi qualche sparuto credulone, ma in sostanza sembra avere come unico compito quello di distruggere se stessa: che fine hanno fatto le sale operatorie del Businco finanziate con fondi PNRR da completare entro il 30 giugno 26 pena perdere i fondi stessi? che fine ha fatto l’ospedale del bambino? perché il Direttore generale dell’assessorato bacchetta oggi il San Michele per i ricoveri rifiutati?
    Non si parli di medicina territoriale e case di comunità!

  4. medardo di terralba ha detto:
    14 Luglio 2026 alle 10:36

    Una autentica vergogna che non imbarazza nessuno della maggioranza, anzi: continuano a sostenere una situazione insostenibile. L’interim prolungato non da più solo il senso di una presunzione patologica ma ormai è il cortocircuito che ha provocato un incendio indomabile. Hanno voglia i musicanti di regime di suonare il piffero, non sono neanche consapevoli di suonare sull’iceberg e non già sul Titanic, ormai già affondato.

  5. Paolo1 ha detto:
    14 Luglio 2026 alle 07:33

    C’è un momento, nella vita di ogni maggioranza politica, in cui i fatti smettono di essere materia di scontro tra schieramenti e diventano oggetto di accertamento tecnico. È quello che doveva accadere in Sardegna, quando la procuratrice regionale della Corte dei Conti, Valeria Motzo, ha illustrato la requisitoria sulla parifica del bilancio regionale 2025. Un atto che, nelle intenzioni, dovrebbe certificare la tenuta dei conti pubblici. Nella sostanza, si è trasformato in un referto quasi clinico sullo stato di salute dell’azione di governo della Giunta guidata da Alessandra Todde. Tra i rilievi più significativi emerge quello sulla sanità, settore nel quale le criticità non sono più soltanto oggetto di denuncia politica, ma trovano riscontro nelle valutazioni della magistratura contabile. Emblematica è la situazione del Microcitemico: una struttura d’eccellenza che merita risposte e investimenti, non scelte organizzative che rischiano di tradursi in ulteriori disagi per pazienti e operatori e famiglie. “La cura non può assomigliare a una punizione”. Quando l’accesso alle prestazioni diventa più difficile, quando il personale è lasciato a operare in condizioni sempre più complesse e quando i cittadini percepiscono un arretramento dei servizi, significa che il sistema ha perso di vista la propria missione. È tempo che la politica si assuma le proprie responsabilità, a partire dalla nomina di un assessore alla Sanità pienamente dedicato, capace di affrontare con continuità e competenza un settore che non può più attendere.

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