Mi scrivono in molti su Soru ma… Con una postilla sulle Commissioni in Consiglio regionale

14 ottobre 2011 08:5412 commentiViews: 8

970Ieri la stampa ha dato la notizia del sequestro cautelare di beni di Renato Soru. Io da mesi non parlo su questo blog di Soru e lo faccio perché non saprei cosa dire. Molti mi dicono che manifesto così una debolezza. Un amico che stimo  mi dice che è esplicito il fatto che non solo non lo attacco, ma provo simpatia per lui. Vero. Che cosa ci posso fare? Nulla: i sentimenti sono naturali, non mediabili. Ma ciò che più mi dispiace è l’informazione antropofaga. Oggi Soru è un uomo di successo offerto in pasto alla frustrazione nazionale. Si voleva un lord da spolpare, eccolo! Ovviamente è un lord che ha sbagliato per definizione, perché i lord sbagliano per essere lord; non si aspetta che si difenda, non si verifica se deve al fisco 100 o 1; non si aspetta, se ha sbagliato, di pesare la portata del suo errore, no, si spolpa il lord. Si può pensare che oggi la notizia principale sia Soru? Io credo di no. Ieri in Consiglio regionale si è discusso del Ftq dei dipendenti regionali. Una materia complessa e delicata. Ma è venuto fuori, nuovamente, un sintagma ormai incomprensibile ai più: i diritti acquisiti.
Giustamente Luciano Uras faceva notare che bisogna distinguere tra ‘diritti’ e ‘privilegi’ acquisiti, i primi da tutelare, i secondi da correggere. Vedere le piazze piene di gente incazzata perché senza lavoro e non poter ragionare sui sacrifici che dovrebbe fare chi il lavoro ce l’ha già o è già in pensione, tra cui, in primo luogo, noi, beh, è o non è più importante di Soru?

Ancora. Oggi il problema del lavoro in Sardegna è il problema del manifatturiero in Europa. O abbassiamo i costi della produzione o il lavoro migrerà verso Oriente, dove c’è il lavoro e non c’è lo Stato, cioè non c’è debito pubblico e non c’è welfare. Il risultato è che chi cerca un po’ di dignità oltre il lavoro, viene in Europa dove il welfare non è prodotto ma solo pagato. In Sardegna, ridurre i costi della produzione al netto delle materie prime, significa abbassare le tasse, ne vogliamo parlare? Ma se servisse  anche abbassare gli stipendi di chi lavora già per far lavorare il maggior numero possibile di chi non ha lavoro, lo faremmo? Se ne può parlare? Uno stato solidale non parla di diritti acquisiti, parla di diritti diffusi, è una cosa diversa. Uno stato serio ripristina la meritocrazia e stabilisce le differenze di reddito in base alle capacità (l’ugualitarismo ha distrutto l’Italia, già marcia di suo). Uno stato serio sa mettere in fila i fatti importanti, ma anche un’informazione seria dovrebbe saperlo fare. Oggi, leggete i giornali, tutti titolano sul taglio dei consiglieri. Non è vero. Avrebbero dovuto aggiungere un ‘forse’, un ‘speriamo’, un ‘probabilmente’, perché invece la cosa più probabile è che torneremo a votare 80 consiglieri regionali. E allora, ripeto, era davvero urgente un’operazione di maquillage istituzionale in un momento di crisi economica così grave, piuttosto che le misure urgenti per ridurre la spesa corrente della Regione, ottenere anche duramente una fiscalità di vantaggio dallo Stato (che ci impedisce di parlare di sovranità), liberare le imprese che producono lavoro dal fisco socio-occulto, semplificare drasticamente la burocrazia ecc. ecc.?
Se vogliamo parlare di ‘pane e futuro’ questi sono i temi. Invce no, l’antropofagia mediatica vuole il taglia-casta (titolo falso) e vuole Soru a spezzatino oggi, come vorrà me in salsa piccante domani, come già ha avuto tra i denti tante persone per bene, che non vuol dire perfette, triturate e abbandonate per soddisfare il Circo Massimo della comunicazione.
Leggo gli articoli di fondo sui giornali italiani e sardi che da una parte vezzeggiano i Della Valle, i Montezemolo, i Marcegaglia (Confindustria oggi sta alla verità del Paese come l’influenza sta alla sessualità) cioè quelli cresciuti dentro le pance e le sottopance del sistema finanziario mondiale, dall’altro accreditano con faciloneria l’idea che basti esistere per avere diritto a uno stipendio e che tale stipendio sia negato non dal crack finanziario della globalizzazione, non dalla crisi educativa e culturale dell’Italia, non dalla crisi del sistema produttivo,  ma dall’ipertrofia del ceto politico. L’informazione italiana e sarda mi sembra come un musicista cieco che fa da colonna sonora con la sua fisarmica all’orgia di Caligola, contento di suonare ma senza capire un beneamato nulla di quello che sta accadendo.
In questo quadro così degradato, da settimane ho chiesto al mio partito di abbandonare tutti gli incarichi consiliari. Non possiamo prendere questa o quella presidenza in questo quadro. In questo quadro il nostro ruolo di sardisti è organizzare una piattaforma politica seria; dobbiamo sottarci all’orgia (dietro la quale io intravedo, forse da solo, un grande rischio neo-fascista), allontanarci, salire sulle montagne, non partecipare alle forche ma neanche ai banchetti orgiastici, essere uomini quali siamo. Allontaniamoci e organizziamo socialmente il nostro programma.

P.S. Il mio Rettore e la mia Facoltà mi ha concesso di fare lezione gratis. Riprendo lunedì e sono felicissimo. L’università, per quanto in crisi, non è il casino orgiastico in cui si stanno avvolgendo le piazze e le istituzioni.
Sta infine per essere pubblicato il libro che ho scritto con Antiseri e Tagliagambe: si intitola “La libertà, le lettere, il potere”, è edito da Rubettino che ha già dato in rete la notizia dell’imminente pubblicazione.

12 Commenti

  • Si? Mi fa piacere. Ma l’evasione fiscale non è ne di destra ne di sinistra, sempre che venga accertata.

  • cambia metafora sono comunista.

  • Sarà, ma la tua fede sa tanto di sacrestia. Aspetta la fine delle indagini e poi faremmo un monumento a Soru in ogni villaggio della Sardegna. Altrimenti sarai tu il primo a tradirlo.

  • Oh certo siete tutti garantisti (bella parola che sa tanto di Avvocato).
    Come ho scritto sopra Soru piace perchè è una persona onesta, lo sanno tutti, anche quelli che lo attaccano, lo sa Pili, lo sa Delogu, lo sa Artizzu, lo sa Floris, lo sa Oppi, lo sa Diana, lo sa Cabras, lo sa maralai, lo sa e lo dice anche Maninchedda, e lo sa anche gil.

  • Si facciamolo santo subito. Io sono un ultra garantista, ma se dovesse essere vero che ha tentato di evadere il fisco, praticando lo stesso sport del Berlusca? Credo che sia necessario aspettare gli esiti degli accertamenti e poi parlare di onestà e d’altro.

  • Soru?! semplicemente una persona onesta, è per questo che piace.

  • Giovanni Porcu

    Abbiamo su Soru la stessa simpatia senza stupidi fideismi. Con riguardo alla vicenda che lo vede coinvolto in una presunta evasione fiscale posso dire che quella della territorialità dell’imposizione diretta ed indiretta è una materia molto complessa , che si presta felicemente all’elusione (cosa diversa dall’evasione) e sulla quale le Commissioni Tributarie italiane hanno il loro bel da fare con percentuali di soccombenza per l’ Amministrazione Finanziaria che si avvicinano all’80 per cento. Francamente, quindi, accostare questa vicenda, come fa taluno in questo blog, a quelle del rais nazionale mi pare esercizio davvero arduo posto che numericamente e sostanzialmente le vicende non sono assimilabili ed in quel contesto si assiste ad un Parlamento sotto ricatto che promulga leggi dove l’applicabilità “ erga omnes “ che dovrebbe essere la caratteristica minima di un qualsiasi provvedimento legislativo , lascia decisamente il passo all’applicabilità sistematica alle vicende processuali dell’innominabile. Per equità va detto che il ruolo giocato dalla Giustizia italiana, cui non si sottrae quella sarda , in questo momento storico così come lo è stato in passato ha contorni oscuri e sinistri in cui la posta in gioco è la democrazia che meriterebbero un’attenzione maggiore. Cosa oggi assai difficile stante lo stato di assoluta non credibilità in cui versa la politica.
    Soru è a mio giudizio un valido interlocutore. Lo sarebbe ancora di più se si affrancasse dal magma inconcludente di certa sinistra sarda e partecipasse, per esempio, alla fase costituente cui accenni in altro intervento di questo blog.
    Sul concetto di diritto acquisito inviterei tutti a riflettere su quanto sta oggi accadendo in Grecia dove una situazione ben peggiore di quella italiana (ma siamo quasi a quel livello) viene affrontata con maggiore credibilità da quel governo, avendone positivo riscontro internazionale, limitando decisamente anche diritti acquisiti quali pensioni, stipendi, posti statali etc.

  • SORU, ricordo solo dell’incentivo all’esodo, periodo del suo mandato: circa 3milioni di euro per 69 dirigenti collocati in pensione e altri 45milioni di euro per circa 1500 dipendenti collocati in quiescenza. e, poi……………
    FITQ, è certamente da riformare. La situazione è quella che è perché la politica non ha saputo ascoltare, non era attenta; oggi presenta il conto a chi non ha alcuna colpa. Davvero un bel principio – H

  • Il suo articolo dà lo spunto, come sempre, ad alcune considerazioni anche per chi come me non è un economista né un professionista della politica.
    Il primo punto su cui si vuole dire qualcosa è quello sui diritti acquisiti che in alcuni casi sono dei veri e propri privilegi. È inevitabile che nelle condizioni economiche attuali alcuni diritti acquisiti dovranno essere toccati, si spera solo che ci sia un po’ di buon senso e di giustizia. Ma perché sarebbe scandalose richiedere una contribuzione straordinaria a chi è andato in pensione a cinquantanni (penso a fior di dirigenti pubblici, chirurghi ingegneri insegnanti che hanno lasciato il loro impiego proprio quando era massima la loro professionalità) talaltro con il vantaggioso sistema retributivo che garantisce una pensione superiore a quella di chi avrà il sistema contributivo.

    Il secondo punto è quello che lei chiama maquillage istituzionale. Per me è necessario (oltre alla riduzione del numero, io sarei anche per la riduzione degli emolumenti). Non certo perché questo renda migliori i conti pubblici,ma perché in questo periodo in cui i sacrifici che saranno chiesti ai cittadini saranno molto superiori a quelli sinora annunciati, ed a questa situazione non si potrà tirar fuori la classe politica. E’ sbagliato pensare che il montante sentimento di antipolitica presente nella gente comune sia frutto solo di campagne di stampa demagogiche pilotate (pure presenti).

    Il terzo punto è l’ottenimento della fiscalità di vantaggio dallo Stato. Lo crede realmente possibile, oggi, quando non lo si è ottenuto neanche in periodi economicamente migliori (in realtà solo apparenti) della Nazione Italiana. Se lo ritiene possibile, mi spieghi come. Se lei riuscirà in questo(anche con tutto il coinvolgimento popolare possibile),
    i Sardi le saranno grati per sempre.

    Rigurdo al suo riferimento del ritorno alla meritocrazia, devo dire che non ho mai sentito nessuno essere contro la meritocrazia,i risultati sono davanti agli occhi di tutti .I concorsi pubblici vengono eseguiti per titoli ed esami, dovrebbero premiare i migliori. E’ così? Non credo Si figuri che in diverse trasmissioni televisive ho sentito dire che si deve premiare il merito persino dall’onorevole Casini, ma si può.. cosa ha fatto questo in merito nei suoi circa trent’anni di far parte delle varie maggioranze non si sa.

    Sono d’accordo con lei quando scrive sulla strana (si fa per dire) approvazione dei media sulle esternazioni e propositi dei vari Montezemolo, Marcegaglia, Della Valle. Come se questi fossero estranei con le loro associazioni al risultato attuale , che per me è il tragico epilogo di di una crisi seminascosta che va avanti da oltre trent’anni
    Saluti

  • Maralà: “Soru ha un vantaggio enorme rispetto ai suoi avversari oggetto di gogne mediatico giudiziarie senza tregua e senza precedenti; che i suoi avversari hanno il garantismo nelle vene e considerano Soru totalmente innocente di quello che il Fisco Dracula (anche per lui) gli imputa, sino a “parcella” definitiva.”
    Questa è buona

  • Mario Pudhu

    Interventu meravizosu. Lu cundivido. E bene abberu tiat fàghere su Psd’Az a distínghere su ruolu sou dae custa magioràntzia capellàcia nessi comente si proponet inoghe e chircare a su bisonzu istóricu de libbertade e indipendhéntzia. Sos Sardos no resessimus a nos rèndhere contu in cale isperevundhu che semus (no solu materiale, económicu, ma morale): ite àteru disastru depimus ispetare pro abbèrrere sos ogros? E in cantu a s’antropofagia, namus menzus cannibbalismu, si una pessone de cabbale bi at, e Renato Soru lu est, chircant de lu distrúere. Proite? Pro contighedhos personales de segamigasu. De seguru si li podet osservare prus de una cosa, a Soru, ma s’idea política sua e s’interessamentu sou pro su torracontu colletivu de Sardigna no est de pònnere mancu acurtzu a sa mischinidade de medas aversàrios e ‘amigos’.

  • Caro Maninchedda, voglio estrarre dai “rovi” del suo articolo una considerazione seria: Soru non è posto alla “frustrazione nazionale” poichè non mi risulta che nessun partito, nessun Annozero o i vari Ballarò oppure i vari tg si occupino morbosamente di lui. Non mi risultano, non dico 100 mila, ma neppure mille intercettazioni su di lui o sui suoi amici ed amiche. Soru ha un vantaggio enorme rispetto ai suoi avversari oggetto di gogne mediatico giudiziarie senza tregua e senza precedenti; che i suoi avversari hanno il garantismo nelle vene e considerano Soru totalmente innocente di quello che il Fisco Dracula (anche per lui) gli imputa, sino a “parcella” definitiva. Il garantismo non è acqua di stagno! Non mi risulta che girotondismi liberali cingano la procura di Cagliari per sostenere o istigare i piemme a stringere le palle al padrone di Tiscali. Di quale informazione “antropofaga” mi viene a parlare? Mentre sono molto, fortissimamente d’accordo con lei (m’ha quasi tolto l’idea di bocca, stavo in tema per scrivere, ma lo scriverò, un post al mio blog) sulla fiscalità di vantaggio per l’Isola. Norma peraltro prevista dallo Statuto della ns Regione, che mostra da sola quanto sia o sia stata scarsa la classe politica sarda tutta. Una anche sugli “articoli di fondo sui giornali italiani e sardi che da una parte vezzeggiano i Della Valle, i Montezemolo, i Marcegaglia”. Guardi che chi sventola queste bandiere politicamente indigeste sono i giornali che sponsorizzano le opposizioni, e gli incroci “innaturali” della Marcegaglia con la Camusso e i vari terzopolisti alla Casini-Buttiglione-Rutelli-Bocchino; che invocano larghe intese e governi di decantazione nazionale. La regola, per capirci, sono quelle della chiarezza politica; se cade un governo ci devono pensare gli elettori e non gli industriali, o peggio che mai i banchieri a edificarne uno nuovo. Colgo dal suo articolo quasi inconfessate sensazione di quel che lei malevolmente subirebbe sul suo conto politico e personale. Bene, ho sentito contro di lei parole come “traditore” ed ancora più gravi proprio da quello schieramento cui si sente attratto: la sinistra, quella soriana in particolare. Io ho preso le difese di Paolo Maninchedda (che ritengo persona perbene) da quella che giudico aggressione politica e personale nella accezione classica del termine, propria di regimi dittatoriali nemici della libertà, come gli stalinismi e i nazifascismi. C’è anche il richiamo al F.I.T.Q. (fondo integrativo trattamento di quiescenza) che riguarda i dipendenti regionali. Spiace che si prenda di petto l’istituto e non le deformazioni sopravvenute nel tempo. Quali gli spropositati calcoli pensionistici delle super indennità dei livelli di coordinamento. Ossia chi ha avuto l’incarico e l’indennità di coordinamento anche per soli due anni, si trasporta nel calcolo pensionistico l’ammontare di una somma (non relativa al periodo dell’incarico) ma pari a tutti gli anni di servizio e quindi di versamento ordinario delle trattenute al F.I.T.Q. E’ chiaro che va riformato, ossia andava riformato da tempo ma non soppresso l’istituto. Ed a Luciano Uras ricordo che l’inventore della proliferazione delle responsabilità d’area, delle moltiplicazioni dei livelli di coordinamento ai vari livelli della burocrazia regionale (a volte un coordinatore di se stesso), lo chieda a Bassanini ed anche al suo sindacato. Caro Uras, chi ha dato un potere ENORME alle burocrazie ed a quella regionale in primo luogo? Chi ha moltiplicato le direzioni regionali e di servizio anche in Sardegna? Chi ha scaricato il destino dell’Isola al potere burocratico della regione che si è posto al di sopra della politica? Chi ha fatto montare la testa alla prepotenza della burocrazia? Luciano, domandalo prima di tutto ai tuoi (ai vari Emanuele Sanna), dopo che i Sardisti vi hanno lasciato fare, anche a seguito della dipartita del Grande Mario Melis, che la politica la “masticava” con maggiore parsimonia democratica più di tutti voi.
    mario nanni.

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