Mentre noi dormiamo, Terna fa soldi con la nostra acqua e la burocrazia sarda e italiana non ci fa usare né sole né vento

25 febbraio 2013 07:537 commentiViews: 58

Va sempre ricordato che, mentre noi dormiamo, anzi, soprattutto quando noi dormiamo, Terna e Enel fanno soldi con la nostra acqua. Lo ricordo ai tanti candidati al Parlamento italiano che da ieri si sono già dimenticati che la questione energetica (con quella ambientale e quella alimentare) è strategica per le prospettive di sviluppo sostenibile di quest’isola.
Ricordato questo, e ricordato a Terna che io ogni giorno mi ricordo senza fatica che strategie opportunistiche e coloniali loro mettano in campo, mi dedico a mostrarvi come noi ci facciamo male da soli.
Mi è capitata tra le mani la richiesta di un parere al Coordinamento regionale Suap, fatta dalla responsabile del Suap della Comunità Montana del Sarcidano – Barbagia di Seulo.
L’oggetto è una norma che io ho concorso, e non poco, a scrivere.  Il funzionario della Comunità Montana ricorda che la normativa regionale prevede la possibilità per gli imprenditori agricoli a titolo professionale di installare, con procedura semplificata, all’interno della propria azienda agricola, impianti per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili aventi potenza fino ai 200 Kw, escludendo questa categoria dalla procedura di VIA.
Nella fattispecie, le pratiche su cui si chiedono chiarimenti riguardano l’installazione di tre pale eoliche di 200 kw ciascuna e di altezza pari a trenta metri con connessione alla linea elettrica di Media Tensione.
Essendo presente la linea elettrica di Media Tensione, le pratiche sono oggetto di una Conferenza di servizi, a cui partecipano tutti furoché l’ONU. Ecco l’elenco: Ufficio Tecnico del Comune, Ufficio Provinciale dell’Energia, Ufficio Enel, Ufficio Logistico Servitù Militari, Camera di Commercio, Arpas, Assessorato dell’Industria, – Servizio Energia, Enac, Ispettorato Territoriale del Ministero dello sviluppo Economico, Ufficio RFC regionale, Comando Militare Marittimo Autonomo, Aeronautica Militare e Genio Civile.
Spero che, solo dall’elenco dei partecipanti, si capisca quanto la burocrazia italiana e sarda se ne catafottano allegramente dei discorsi sulla sovranità. Una ragnatela così fitta e inestricabile è un potere forte (altro che Massoneria all’amatriciana come quella sarda) che si può superare solo con atti riformatori radicali fatti da uomini politici esperti e competenti; viceversa gli uomini politici competenti verranno impiccati sulle pubbliche piazze al posto degli asini che saranno sotto il patibolo, a governare le masse. La complicazione dei percorsi burocratici è una vera sottrazione di sovranità allo Stato e di libertà ai cittadini, ma in Italia anche questa non è una colpa interiorizzata e superata, è sempre una colpa degli altri.
La pratica viene trasmessa anche al Ministero dei Beni Culturali (MIBAC) che, per iscritto, richiede che solo qualora i lavori avessero comportato attività di scavo, ne fosse data comunicazione con anticipo di almentto 15 giorni.
Continuiamo l’analisi del percorso, ovviamente bloccato, delle pale.
La Conferenza di servizi si conclude il 16 novembre 2012 con il parere favorevole degli enti coinvolti. Ovviamente il committente non si fida. In Italia, non si sa mai.
E cosa fa? Scrive all’Assessortao dell’Ambiente per escludere ogni dubbio su eventuali procedure di Valutazione di Impatto Ambientale delle pratiche in oggetto. Fermiamoci un attimo. Pensate alla psicologia tremebonda che ormai è entrata nella testa dei cittadini. Nonostante una legge regionale chiara, si chiede ai funzionari regionali se sia realmente vigente.  La Delibera di Giunta che regola questa materia è la n. 34/33 del 7 agosto 2012; essa impedisce che si facciano impianti di questo genere in aree Sic, Zps e Iba  o in aree tutelate dal Piano Paesaggsitico. Ma la delibera prevede ( e qui si nota la subordinazione della Regione al Ministero dei beni Culturali) che ci sia un’attestazione da parte del MIBAC della non obbligatorietà della sua partecipazione al procedimento. In buona sostanza, che succede? Succede che la Regione, scottata da un rapporto subordinato col Ministero, si para le spalle e dice: “Qualunque sia la richiesta, il MIbac deve autocertificare se deve o non deve partecipare”. È evidente  che la Regione teme il MIBAC.
Dopo la richiesta del committente al SAVI (il 4 dicembre 2012), si sveglia il MIBAC e comunica improvvisamente l’obbligatorietà della propria partecipazione per l’espletamento del procedimento autorizzativo, per cui la costruzione dell’impianto si blocca, nonostante sia inferiore ai 1000Kw e nonostante non insista in alcuna zona protetta o vincolata e nonostante in precedenza il MIbac avesse chiesto di essere avvertito solo nel caso di scavo. Che è successo? È successo che il MIbac, tra vedere e non vedere, cioè nell’impossibilità di approfondire, ha bloccato. Questa è la burocrazia che ci affama.
Chi viene ritenuto responsabile di tutto questo? Non il dirigente o i dirigenti o il Ministero o dell’Assessorato, ma il consigliere regionale, l’unico fesso che ha fatto la legge e che è rimasto a contatto con i cittadini e viene ritenuto responsabile di tutto. Capite perché il varicocele sta assumendo dimensioni imbarazzanti?

7 Commenti

  • Mi chiedo come mai sul un sito del PSDAZ si riportino delle critiche alle scelte che la giunta (di cui lo stesso fa parte) ha fatto.
    Con la Legge Regionale 25 del 2012, scritta e votata dal PSDAZ, si riporta:
    Art. 8
    Modifiche agli articoli 5 e 6 della legge regionale n. 3 del 2009
    1. Alla fine del comma 23 dell’articolo 5 della legge regionale 7 agosto 2009, n. 3 (Disposizioni urgenti nei settori economico e sociale), sono aggiunte le seguenti parole: “Sia gli impianti inferiori ad 1 MW che quelli inferiori a 60 kW sono sottoposti a procedura di valutazione di impatto ambientale qualora rientranti nella fattispecie di cui all’allegato 3, lettera c bis), della seconda parte del decreto legislativo n. 152 del 2006, e successive modifiche ed integrazioni.”.
    Con questa norma si dice chiaramente che qual ora il MIBAC ritenga necessaria la sua presenza nella conferenza di servizio, cioè quando nel raggio di una distanza pari all’altezza dell’aerogeneratore X 50 m (oltre 2 km per una pala da 60 kW) vi sia un bene di interesse (archeologico, culturale , paesaggistico), il progetto deve andare a VIA. In questo modo, Cappellaci e i suoi (PSDAZ compreso), hanno bloccato qualsiasi tentativo da parte degli agricoltori di investire sull’eolico.
    Con l’acquisto di un aerogeneratore da 60 kW, costo 120/150 mila euro, l’agricoltore poteva incassare annualmente circa 30/35 mila euro come minimo.
    Per questo motivo chiederei ogni tanto qualche autocritica da parte vostra.

  • Capitan marc

    Perche non provate ad avviare una attivita produttiva nella fascia costiera sotto vincolo ppr, con la giungla di norme urbanistiche regionali, con i comuni che non hanno un puc approvato e tirano avanti con i vecchi studi di disciplina. Agricoltori, pastori, ma anche gli imprenditori turistici sono ogni santo giorno sotto il fuoco incrociato di burocrati incompetenti e alla ricerca di potere. Probabilmente la burocrazia non avendo atributi per combattere ogni giorno come fanno ………..i pastori, gli agricoltori, gli imprenditori e tutti quelli che onestamente rientrano a casa sfiniti, si accaniscono contro questi imponendo le loro interpretazioni delle norme. La burocrazia è tutto il pubblico impiego che non fa il proprio dovere e, la politica che non si assume la responsabilità di dare risposte.

  • Piero, lo statuto ha bisogno di interpreti autorevoli e forti, sia politici che burocratici.

  • Piero Atzori

    Ma in quell'”aborto di leone” che è lo statuto sardo non c’è un qulache input che ci consenta di bloccare le rapine in ato e di porre veti per le future?

  • Secondo me è meglio incentivare l’imprenditore agricolo a NON mettere 3 pale eoliche alte 30 metri in campagna.
    Se pianta 30 sughere gli si sconta la bolletta come incentivo alla tutela del paesaggio.

  • Perchè non si prende in mano il machete per disposcare? Semplice. Verrebbe meno la sindrome da ambulatorio che tiene in vita l’attuale classe dirigente incapace e fannullona.
    Ci sarà oggi un segnale contro?

  • Caro Paolo,
    purtroppo le pratiche autorizzative sono tutte cosi!
    Anche per interventi di minore portata… anche se in Zps o Sic.
    L’imprenditore agricolo è in balia di un procedimento in cui l’unica cosa che può decidere è quella di rinunciare. Esperienza diretta … merda!
    Con le energie alternative abbiamo perso una occasione.
    Mi immagino anche che la ricerca e innovazione nel settore procederanno aumentando l’efficienza di conversione dell’energia solare o eolica, rendendo economicamente vantaggioso produrre da tale fonte.
    Per impianti assolutamente compatibili e dimensionati alla realta delle imprese agricole regionali.
    E’ desolante osservare che i grossi impianti FV installati in Sardegna siano finiti prevalentemente in mani straniere (cinesi, ecc.).
    Hai proprio ragione, ci facciamo male da soli…
    Occorre insistere con la modifica delle procedure, per renderle accessibili a chi vuole investire sulle rinnovabili e sulle stesse non vuole speculare…
    Un caro saluto.
    Sergio

Invia un commento