Mentre i sardi onesti dormono, i sardi servi tradiscono e gli italiani fottono: il caso San Raffaele. Con un ps sul Consiglio Nazionale di oggi

17 novembre 2012 07:3913 commentiViews: 44

Nei giorni scorsi La Nuova ha titolato a tutta pagina che dal crack del San Raffaele di Milano si sarebbe comunque salvato il San Raffaele sardo grazie ai prodighi interventi di misteriosi investitori e del Vaticano.
Io sono credente e come tutti i credenti che si rispettino non sono clericale, cioè non appartengo a quella razza che fa coincidere la Chiesa e la Salvezza con il clero, né alla categoria dei credenti che crede che i vescovi siano i successori degli apostoli e stupidaggini simili annesse e connesse.
I sacerdoti e i vescovi svolgono importanti funzioni organizzative, sacramentali, educative e caritatevoli, ma non sono i successori di un beato nulla.
Inoltre vescovi e cardinali dovrebbero usarci il sacrosanto piacere di smettere di ritenere che siccome sono vescovi e cardinali, sono anche e necessariamente uomini di potere e per di più di quel potere parassitario e inefficiente che è il potere italiano.
Date queste premesse, immaginate che cosa posso aver pensato nel vedere il Vaticano ingaglioffito negli affari del San Raffaele.
Per me il Vaticano è quello che è stroicamente, con luci e ombre di cui sono consapevole e su cui non tollero edulcorazioni in nome della fede che col Vaticano in quanto tale non c’entra assolutamente niente.
Ma il Vaticano è anche un meccanismo organizzativo  di carità e efficienza che ho visto con i miei occhi rispondere prontamente ai bisogni più acuti e dolorosi dell’uomo in strutture che godono della fiducia e del sostegno dei cristiani e dei non cristiani. Vederlo per l’ennesima volta tirato in ballo in affari con non meglio identificati imprenditori mi ha irritato, né più né meno quando l’ho visto intrecciarsi con banchieri, piccoli e grandi capi di partito e teste di rapa comuni.
Comunque, tra vedere e non vedere, ci ho messo la testa e ho cercato di capire, ma prima devo fare una premessa.
Nella scorsa legislatura io ho votato il Piano Sanitario proposto dalla Giunta Soru. Perché l’ho votato? Perché stimavo la Dirindin? No. L’ho votato come atto di fiducia nel Presidente Soru, ma se ebbi un dubbio fu proprio sulla presenza esplicita e non necessaria del San Raffaele in quel documento importante di programmazione regionale. Non mi convinceva per niente quel privilegio; non lo capivo ed ero certo che dietro il richiamo alle grandi attività specialistiche si sarebbe celato nient’altro che un front office della struttura milanese per agevolare i viaggi della speranza, oltre che, ovviamente, una grande operazione immobiliare.
Sbagliai a votarlo? Sì, sbagliai, ma allora non capivo fino in fondo ciò che si riversava sulla Sardegna dai circuiti collaterali del costituendo Pd e da quelli sempre mascherati e equivoci del mondo della grande finanza. Tant’è, si votò. Poi emersero le acquisizioni di aziende sarde da parte dell’agonizzante San Raffaele, come pure il vero volto del grande centro di ricerca e di cura milanese, pieno certamente di competenze, ma anche di boria, disinvoltura e debiti. Fatto è che il San Raffele è una malattia della Sinistra e della Destra sarde.
Oggi, dunque, che succede?
Succede che qualcuno dalla Sardegna si è messo in testa di accreditarsi in Vaticano, con quel Vaticano ingaglioffito che si occupa di affari, elezioni, rapporti sia istituzionali che equivoci. Perché serve il Vaticano? Ma è ovvio, per le elezioni. Un gradimento vaticano è importante per una candidatura di vecchi leoni e di giovani minchioni, e che diamine! Un cardinale, magari un po’ tonto ma con le mani in pasta, che raccomandi, sopisca, lenisca e favorisca, come il celebre Conte Zio, è sempre utile. Cosa fa il cardinalone, preteso successore di  pescatori che per la fede nell’unico Uomo che abbia mai amato l’umanità sono tutti morti tra dolori atroci? Mica li imita, no, lui mette in contatto il cadavere puzzolente del San Raffaele con alcuni imprenditori disponibili a fare un’offerta e poi lega questa bella congrega con la Regione Sardegna. Facciamo nomi? Facciamo nomi, per il momento di fantasia. Mettiamo che gli imprenditori si chiamino Santa Bellacalza e Santo Angiolacci. Ora, questa riedizione della Banda Bassotti piuttosto che di Wile Coyote, non è mica un’associazione caritatevole: se mette i soldi per comprare, vuole in cambio la certezza di fare utili dalla gestione. Ma per far questo, il cardinale può usare le ambizioni per le candidature, ovviamente mica parlandone in modo esplicito, ma lasciandole come elemento di contesto: il peccato non è mai subito esplicito, prima è sempre una tentazione, un progetto, poi diventa un’iniziativa e quando si realizza ha perso tutti i connotati di egoismo che originariamente aveva e può diventare un’opera di bene: la candidatura di uno o più uomini che portano sviluppo e risposte ai bisogni primari dei cittadini.
Nella fattispecie, che cosa deve portare l’uomo della provvidenza sardo? Deve portare, perché Angioletti e Bellacalza comprino il cadavere del San Raffaele, 50 milioni di euro di accreditamenti e convenzioni. Cinquantamilionidieuro NOSTRI.
Ora è bene sapere che questa trattativa ha uno o più beneficiati ( i candidati vaticanizzati alle prossime politiche) e una vittima designata: l’intero sistema sardo del privato convenzionato, che utilizza un budget totale di 102 milioni di euro l’anno, budget che, in ragione del comma 14 del decreto legge della spending review deve scendere del 3% nei prossimi tre anni a partire dal consuntivo del 2011. Quindi, il “buon affare” del San Raffaele non può realizzarsi con un innalzamento del budget sardo per la medicina ospedaliera convenzionata, ma soltanto sottraendo circa la metà del budget attuale a tutti i soggetti che già attualmente forniscono servizi al sistema sanitario sardo: una sorta di riserva di fondi per il San Raffaele! Una genialata! Inoltre, in tutto questo, si trascura che, sebbene l’ospedale pubblico di Olbia sia protetto da una norma inserita in una delle ultime finanziarie regionali dall’on. Renato Lai, è ovvio che qualora il San Raffaele aprisse il destino della sanità pubblica olbiese (e, a mio avviso, nuorese) sarebbe segnato.
Tutto ciò detto, non voglio dire che la sanità statale è il meglio, perché non lo è. Basti dire che ormai si mandano quasi tutti i tessuti fuori dalla Sardegna per fare le biopsie e che la qualità delle competenze scelte per guidare i reparti è spesso coerente con esigenze assolutamente estranee ai bisogni dei cittadini. Io sono per un rapporto corretto con il privato e tale da garantire migliori servizi e prestazioni al cittadino. Ma ero, sono e rimarrò sempre contrario agli imbrogli, ai salotti ovattati che scaricano i salvataggi delle aziende decotte o delle banche esposte (per esempio il sistema Bper che attraverso la Sardaleasing ha un’esposizione milionaria col San Raffaele, ma è severissima con i minicaseifici da qualche decina di migliaia di euro di finanziamento nel Marghine) sulle tasche dei poveri o di quanti ogni giorno si ammazzano di lavoro sperando semplicemente di vivere in un Paese normale. Il San Raffaele sardo puzza lontano un miglio di tragico impbroglio.

PS: stasera non sarò presente, per ragioni personali, al Consiglio Nazionale. Chiedo che non si facciano illazioni e dietrologie: anche io ho una famiglia e i miei fatti privati da seguire.

13 Commenti

  • Giovanni Pinducciu

    Onorevole Maninchedda ma allora come la risolviamo la questione sanitaria della Gallura?

    Certamente le convenzioni della sanità privata costano. Ma l’alternativa è la sanità pubblica, che però è carente.

    Il piano sanitario di Soru fece emergere criticità importanti nella sanità gallurese. Al momento l’ospedale nuovo, il Giovanni Paolo II, è attivo e funzionante però il numero di posti letto è rimasto più o meno identico rispetto al vecchio San Giovanni di Dio. Inoltre diverse specializzazioni a Olbia sono inesistenti e si prevedeva che sarebbero state introdotte grazie all’apertura con conseguente accreditamento del San Raffaele.

    Saprà bene che in Gallura ci sono pochi posti letto (2.6/1000 ab.) contro la media nazionale che si attesta sui 4 e quella regionale sui 4.5 (Cagliari è a 6.5 con oltre 1000 posti nelle cliniche private accreditate).

    Olbia è la terza città della Sardegna (considerando Quartu come parte integrante di Cagliari) e si ritrova un ospedale, (bellissimo per carità) con appena 165 posti letto, che somiglia più a un centro smistamento per i malati che in moltissimi casi vengono visitati e poi accompagnati a Sassari o a Nuoro.

    A me se apre il San Raffaele o un ospedale pubblico poco mi cambia, però si faccia qualcosa, e questo qualcosa mi sembra più vicino pensando all’ospedale privato che almeno è lì, già pronto e in procinto di aprire.

  • Ti do del tu….ometti….sia verbo che aggettivo…cantade e ballade bois ca SOS ballos Sun sos vostros…cad hanna bennere SOS nostros Amos a ballare nois…
    A nos biere

  • Giacomo, a te sembrerà strano, ma io lavoro molto. Pensi che debba farti anche da correttore di bozze? Mi limito a censurare i commenti che mi potrebbero portare in tribunale. Compra una pagina sui giornali o fai una dichiarazione all’Ansa e tutti conosceranno il tuo pensiero senza mandare me al gabbio.

  • CARO ONOREVOLE,
    Ancora una volta mi rammarico e non capisco il perchè non siano stati pubblicati i miei commenti del 19.11.2012 relativi all’affare San Raffaele.Ti autorizzo a depurare i miei post da riferimenti personali al Presidente della Giunta ed all’attuale Assessore Regionale alla Sanità.Ma ritengo importante ciò che ho scritto nel merito della Sanità Sarda,alla luce anche di ciò che oggi l’Unione Sarda ha pubblicato relativamente ai tagli annunciati sulla Sanità da parte del Governo Monti.

  • Gymo, avevo capito bene, aggiungo dopo palle un ‘dette’ e siamo a posto.

  • O Paolo, Luca il fesso non voleva dire “prendere a pedate per le balle” bensì “prendere a pedate a causa delle balle”…
    In ogni caso resta un poveraccio alla mercè degli italiani (ma ce ne sono troppi…).

  • Caro Luca,
    avvertimi quando verrai a prendermi a pedate per le palle dette, così mi faccio trovare, ti faccio vedere che ho lottato per la giustizia più di te, ti contrasto come meritano gli stupidi fascisti che usano le espressioni che usi tu e poi ti denuncio. Imbecille.

  • Legga caro onorevole…Fossi in lei inizierei ad avere timore che tra un po’ veniamo in massa direttamente in regione a prendervi a pedate per le balle che avete detto in questi anni…ecco un altro esempio:

    SAREMAR, DECRETO INGIUNTIVO DA LIVORNO “CARBURANTE NON PAGATO PER 400MILA EURO”

    Saremar, decreto ingiuntivo da Livorno per il mancato pagamento di carburante. E sono ancora da saldare rate del noleggio di scintu e Dimonios. Lo scrive la rivista specializzata Ship to Shore.
    La scorsa settimana Ebomar, società di bunkeraggio facente capo all’imprenditore livornese Enrico Bonistalli, ha ottenuto dal Tribunale di Livorno un decreto ingiuntivo che la autorizzerà ad agire per ottenere il pagamento di crediti insoluti per circa 400.000 euro, relativi ad alcune forniture di carburante effettuate a Civitavecchia alle navi impiegate l’estate scorsa da Saremar nei collegamenti cocontinente. “Ebomar potrà agire così sui beni della compagnia della Regione Sardegna, flotta compresa, anche se appaiono più probabili pignoramenti presso terzi”.

    La notizia, che ha avuto ulteriori conferme, appare sull’ultimo numero della rivista specializzata Ship to Shore. Secondo la quale, “Un’iniziativa simile potrebbe essere intrapresa anche da Visemar di Navigazione se non verranno saldate la rate di nolo dovute per Scintu e Dimonios, le navi utilizzate da Saremar per i servizi estivi fra continente e Sardegna”.

    Intanto il contratto di noleggio relativo a Dimonios, valido fino a marzo 2013, è stato nei giorni scorsi risolto anticipatamente e l’unità è stata immediatamente presa in charter da Grandi Navi Veloci, che dovrebbe impiegarlo fra Civitavecchia e Termini Imerese.

    Presto potrebbe essere la volta di Scintu, ancora sotto noleggio e attualmente in disarmo a Oristano.
    Come se non bastasse, a complicare il quadro è arrivato anche il pronunciamento dell’Antitrust, che ha sanzionato la Regione Sardegna per la violazione dell’articolo 8 della legge n. 287/90.

     

     

  • Gentile Giovanna, per me può definire Cappellacci anche un castrato.Sarei curioso di scoprire quale Presidente non lo è stato fatta eccezione per uno, ma Le chiedo: chi può investire in Sardegna? C’è un modo diverso per creare posti di lavoro? Il che non vuol dire avanti tutti, la politica deve fare le scelte e dare gli indirizzi.
    La spina del PSD’AZ può anche essere staccata, il fatto è che non è la sola attaccata alla presa e nemmeno quella che fornisce la maggior quantità di energia.
    Il PSD’AZ deve alzare da subito i toni del confronto programmatico/politico e far capire ai cittadini la esigenza di offerte politiche nuove per alimentare la speranza nel futuro.
    Deve quindi far maturare la consapevolezza che servono presa e spina differenti. Ed il gioco è fatto.

  • http://www.regione.sardegna.it/j/v/25?s=212695&v=2&c=6578&t=1
    Ecco come ti svendo la Sardegna: ma il Psd’Az indipendentista è cosciente che è alleato col presidente di regione più prostrato in assoluto? Che spetta il Psd’Az a staccare la spina al pseudo-governo Cappellacci?

  • On.le, a proposito della possibile influenza del San Raffaele sulla sanità non solo di Olbia ma anche di Nuoro, non è sfuggita agli addetti ai lavori la lentezza con cui nell’era Dirindin procedeva a Nuoro il progetto Radioterapia, nonostante ció rapresentasse una vera e propria emergenza sanitaria e sociale. Era il periodo in cui si parlava di polo radioterapico nel San Raffaele di Olbia. E fu solo grazie alla vostra gestione (sardista) della sanità nuorese, nonostante tutte le difficoltà del project, che la radioterapia di Nuoro è partita ” alla grande”, anche grazie alla scelta di un bravo Primario che ha saputo utilizzare tutte le potenzialità della struttura.

  • La sanità pubblica olbiese negli ultimi anni è cresciuta in maniera significativa, ma ha molta strada da fare ancora, per potenziare la rianimazione ad esempio o nel creare una terapia intensiva neonatale ad esempio. Giusto per citarne due. In un contesto di sanità pubblica gallurese da completare e rinforzare, di un San Raffaele così deteriorato non solo nell’immagine ma nella sostanza, tanto che sarà un miracolo se sopravviverà la struttura ospedaliera milanese, di che si vuole discutere? Di un gruppo di imprenditori che vuole fare ricerca? Non facciamo ridere. Che vuole fare una clinica per ricchi paganti? Non si reggerebbe. Avrebbe bisogno della convenzione che le deriverebbe dal PSR della Dirindin, ma da pagare con quali soldi – milioni di euro- ? Tagliando dove? Nel pubblico o nel privato? A meno che qualche alto Prelato non riesca a fare la moltiplicazione dei pani e dei pesci.

  • Mettere in giro l’illusione, perché di questo si si tratta, che è in vista l’apertura di in nuovo ospedale da 200 posto letto, politicamente puó rendere molto. Perchè significa infermieri, medici, ausiliari, pulizie, impiegati, guardiani ecc, ecc, eccetera. Se poi una persona importante ne parla (dell’illusione), significa che è bene informata e se è bene informata è vicina a chi comanderà nel nuovo ospedale, e se è così vicina puó aiutare chi ha bisogno. Il gioco è fatto.

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