Mentre i giornali viscazzeggiano sulla politica, le esportazioni sarde crollano……Sorpresa: chi salva la Sardegna? Non la Saras, ma Arborea e Cellino. Chi ne parla? Nessuno. L’invidia al potere

12 ottobre 2013 07:541 commentoViews: 166

La cronaca politica non si può più leggere. La realtà mette di fronte a noi situazioni gravi che attendono le domande giuste per far uscire le risposte pertinenti, e invece i giornali si perdono dietro la cronaca politica del nulla.
Provo a porre domande. L’export italiano ha ricominciato a crescere nel secondo trimestre 2013. La media nazionale è bassa (+0,4%), ma l’incremento delle esportazioni del nord-est è rilevante: +3,6. Se n’è accorto Francesco Giavazzi e ne ha fatto un’analisi puntuale qualche giorno fa sul Corriere della Sera. In buona sostanza la sua domanda era: perché non sosteniamo e copiamo quelle imprese che hanno una fase espansiva? Il governo Letta-Lecca non ha risposto: era impegnato a impugnare qualche altra legge della Regione Sardegna e a togliere una tassa da una parte per aggiungerla dall’altra pur di non scontentare nessuno, secondo un’interpretazione moderna del neocentrismo doroteo da cui anche  più incalliti democristiani sono scappati da decenni.
La Sardegna con il suo bel segno meno è al -4,9%; è la quarta regione tra le peggiori, dopo la Calabria, Umbria, Val d’Aosta. Già su questo dato ci sarebbe da fermrsi a riflettere, invece va in onda in gentilcazzeggio elettorale.
Si è accorta del dato la CNA che però ha fatto un comunicato che ha fuorviato tutte le analisi, giacché vi si afferma che (con una lettura dei dati all’ingrosso dell’ingrosso) “il nord Sardegna è l’area più penalizzata con esportazioni in flessione già nel 2012 (-10% nelle province di Sassari, Nuoro, Olbia-Tempio e Ogliastra) a fronte di una crescita del 24% nel resto della regione (Cagliari, Medio Campidano e Sulcis-Iglesiente). Crescita che però scende al 12% al netto delle esportazioni di prodotti petroliferi nella provincia di Cagliari”. Invece, a un’analisi accurata delle stesse tabelle eleborate dalla CNA su base Istat (tutti lavorano sull’Istat, questa è un’altra questione da dirimere: perché finanziare tanti centri studi sardi che rimasticano tutti gli stessi dati forniti gratuitamente dall’Istituto statitstico nazionale? Mistero!), si scopre che il risultato positivo della Sardegna meridionale non è prodotto da Cagliari (in flessione sia con che senza i prodotti petroliferi della Saras) ma da Oristano, che registra un incremento significativo del  + 31%, e, ancor più, del Medio Campidano: + 57,2%. Se andiamo a vedere l’analisi per settore delle esportazioni regionali, l’unico saldo positivo si ha nell’agroalimentare, che incrementa il dato del 25%. Ci sarà di mezzo la buona annata del Pecorino Romano, ma c’è anche il fatto che nell’agroalimentare a Oristano e nel Medio Campidano ci sono buone aziende: la 3A di Arborea, Cellino, Se.Pi., le cooperative di ortofrutta ecc. A questo punto una politica intelligente si porrebbe la domanda che si è posto Giavazzi: perché non sostenere e imitare questi che dimostrao di sapercela fare? Ma anche semplicemente: perché non li ascoltiamo? No, in Sardegna i ‘buoni’ sono fantasmi, non esistono, non fanno notizia e tantomeno orientano le scelte strategiche. La Sardegna ha una grande politica con i buoni: li isola e li ignora, li lascia a faticare in solitudine. Perché? Ho il sospetto che sia per invidia e ignoranza. E nel frattempo si danza elettoralmente sul viscazzeggio…….

1 Commento

  • Vero è che l’Istat è più che sufficiente per certificare la situazione generale del Paese, ma è altrettanto vero che in quella verità nessuno si vuole riconoscere. Men che meno le regioni che, a seconda delle convenienze, rivendicano grandi successi per poi passare alla proclamazione dello stato di emergenza alle minime avvisaglie di problemi non gestibili in loco. In realtà le nostre esportazioni, e quindi la nostra bilancia commerciale, non hanno mai brillato anche in tempi, non molto lontani, quando l’Unione Europea non metteva il naso negli esagerati e mal gestiti aiuti di stato dei quali hanno saputo approfittare solo ed esclusivamente i continentali dalla parlata facile e di bell’aspetto che incantavano politici e funzionari regionali prodighi di disponibilità e di denari pubblici destinati alla nostra Isola. Ma questo si è verificato in passato! Attualmente, data la grande crescita professionale e culturale dei politici sardi e della pubblica amministrazione, le cose saranno sicuramente cambiate! Le politiche ” attive ” del lavoro avranno sicuramente prodotto grandi risultati grazie alle nuove classi dirigenti ( frequentano master, partecipano a convegni di alto profilo, vanno in Europa a proporre nuovi sistemi e metodologie). Le politiche sull’istruzione, all’avanguardia, avranno dato certamente risultati esaltanti in termini di profitto e di successo scolastico. Per questo obiettivo d’altronde sono stati spesi fiumi di soldi e di parole che, se fossero stati spesi invano, dovrebbero far vergognare chi non ha mantenere gli impegni. Ma, sicuramente, non è così. Altrimenti l’Istat è bugiardo. Invece, a conforto degli scettici, la crescita vertiginosa nel campo del l’assistenza (soprattutto ai non autosufficienti) è un ottimo segnale di ripresa economica tanto che siamo costretti ad importare personale qualificato (e non) per l’assistenza agli anziani ed ai disabili. Tanti anziani soli ( sicuramente per loro scelta di vita) significano almeno 3 posti di lavoro da 8 ore ciascuno in strutture assistenziali gestite da cooperative o da imprenditori che hanno a cuore le sorti delle persone rimaste sole o per scelta di vita o per fatalità . Si cresce quindi; qui da noi l’esportazione cresce in maniera esponenziale. Non solo prodotti agroalimentari dell’oristanese e del medio campidano ma persone di tutte le età che fuggono da una realtà che quelli che si riempiono la bocca di governance non hanno la minima idea di che cosa possa vivere la precarietà.

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