Ogni tanto mi chiedo perché chi nasce quadrato voglia gareggiare con chi è tondo.
È come se un brachitipo come me corteggiasse la Egonu. Io non sono per le modelle di Fidia; sono invece un buon compagno per la donna tipo bruno mediterraneo, forte di carattere e di azione, non di altezza. In amore bisogna agguantarsi nei fianchi, non nelle ginocchia.
Perché Bartolazzi, più cordiale che acuto, più comunicatore che ingegnoso, oggi abbia scelto di ribattere sull’Unione a Franco Meloni che venerdì scorso aveva dedicato alla sanità sarda un articolo di fondo sul quotidiano cagliaritano, rimane per me misterioso.
Un attacco di vanità, piuttosto che una pulsione di intelligenza?
Franco Meloni aveva fatto un favore a questa Giunta priva del valore essenziale per governare, e cioè priva di una visione del reale fatta di idee chiare e distinte, e aveva affermato che il problema delle liste d’attesa consisteva nel fatto che le visite prescritte ammontano a quasi il doppio delle visite erogate, cioè che la domanda in Sardegna doppia l’offerta. Tutto chiaro Armando nostro?
Bartolazzi risponde dicendo due cose.
La prima: gli assessori che lo hanno preceduto se non erano scemi erano poltroni e non hanno fatto niente di strutturale, mentre lui starebbe organizzando una gestione centralizzata e controllata dell’operatività dei Cup che sarà, alla lunga, un toccasana.
Sul piano logico è come dire che se di fronte a una biglietteria c’è una fila troppo lunga, anziché raddoppiare o triplicare gli sportelli (come si fa, Armando, al supermercato, quando la fila alla cassa è troppo lunga e si aprono le altre casse) si mette su un ufficio che controlla la cassa dalla direzione, evita che ci siano furbi che saltano la fila e raddrizza la fila in modo che fluisca più ordinatamente.
Sul piano politico e culturale, poi, siamo all’ignoranza più buia. Solo i burocrati ottusi e gli assessori ignoranti possono non sapere che in Sardegna esistono due Sardegne, quella urbana delle coste e quella rurale dei paesi.
Pensare di gestire i secondi dalle prime è un suicidio.
Centralizzare in Sardegna significa solo incardinare ampie zone rurali su un’area urbana: schema fallito più volte nei secoli in Sardegna. La reductio ad unum è un bisogno degli animi deboli, di quelli che non sanno accettare la molteplicità del reale perché lo confondono col disordine.
La Sardegna deve avere infrastrutture regionali (strade, fogne, acquedotti, reti telematiche ecc.) e servizi, invece, territoriali perché questa è l’unica soluzione di civiltà per la regione con il più alto indice di rugosità d’Italia (se non sapete cos’è, andate affanculo).
Caro Armando, tu non puoi gestire il Cup pensando di dire a un abitante di Esterzili che può fare la Tac ad Alghero o a Carbonia, perché ciò che sulla carta è logico, per strada è folle.
La seconda cosa che fa Bartolazzi è una negazione della realtà.
Scrive l’assessore: ” Il sistema sanitario pubblico sardo non è sostenibile senza una profonda rimodulazione dell’offerta, una revisione dei modelli organizzativi e una gestione più rigorosa delle priorità cliniche. Non si tratta di “fare di più con le stesse risorse”: si tratta di cambiare come le risorse vengono utilizzate”.
Quindi per Bartolazzi il problema non è quantitativo (prescrizioni che sono il doppio delle prestazioni) ma qualitativo, cioè di cambiamento dei modelli gestionali. Ma se non ci fosse l’emergenza quantitativa, che motivazione avrebbe la rimodulazione annunciata?
La verità è che Bartolazzi sa che Meloni ha ragione, ma non accetta di dover dimostrare che la altisonante riforma del modello gestionale (in altri tempi, nessuno si sarebbe sognato di spacciare per grande riforma una rimodulazione dell’organizzazione del Cup) sia adeguata all’emergenza quantitativa. E non lo è; essa soddisfa solamente quel bisogno burocratico di precisare “chi fa che cosa” e di controllarlo, ma non di risolvere il problema. All’Assessorato della Sanità siedono burocrati che producono burocrazia, certamente non vi sono problem solvers. Viva Franco Meloni forever.

Al Signor Mauro e’ stato giustamente consentito di esprimere la sua opinione in questo spazio. Quindi , in merito alla questione di “parzialita’” egli e’ in errore manifesto perche’ si e’ guardato bene dal riconoscere che egli ha avuto la possibilita’ di esprimere la sua nel dibattito.
Da parte mia, non essendo un operatore sanitario ma , un Utente nonche’ potenziale paziente (come lo e’ anche egli), posso tranquillamente discorrere sulla mia Personale esperienza sui servizi di prevenzione che sono tenuto a seguire e, ben consapevole del fatto che la medesima non costituisce apprezzabile dato Statista , siccome penso sia analoga a tanti della mia eta’ , non posso astenermi dal descriverla:
Essendo figlio di genitore deceduto per tumore alla prostata, da Consiglio medico, ho seguito il percorso annuale di verifica. Ebbene , parzialmente durante la Giunta Pigliaru e interamente con la Giunta Solinas , mi e’ stato possibile ottenere la prestazione in Tempi ragionevolissimi e mi vergogno a dirlo nei primi due anni, a due giorni dalla prenotazioni e fin anche sotto casa. Con Solinas , i Tempi non erano piu’ quello, ma in un lasso di due settimane (sopportabilissimo) il controllo veniva svolto.
Ora saro’ “parziale” come Paolo Maninchedda ma giuro che non ho colpe: in era Bartolazzi , ho fatto due controlli da un operatore Privato a un prezzo accettabili (me lo potevo permette e lo dico 90 euro,) vicino sempre a casa.
Perche’? Mi ostino a essere PARZIALE. La prima volta , al Cup, a sei mesi e non a Sassari ma fuori. La seconda , ritengo, a oltre un anno, sempre fuori.
Nell’ambulatorio Privato ci incontriamo con il vicinato, TUTTI profondamente, anch’essi PARZIALI , tu? Anche tu? Si , prendo al volo questa possibilita’ di sconto a 90 altrimenti mi tocca Cagliari a un anno. Un altro Tu, anch’esso parziale, identica solfa.
Visita di controllo Endocrinologia perche’ mi avevano riscontrato dei piccoli polipi nella laringe, non ne voglio proprio parlare perche’ sarei PARZIALISSIMO e anche maleducato e non sta bene.
Anche qui, stesso operatore Privato ma a 120 euro.
Morale? C e’ una visuale dei problemi che riguarda gli Operatori sanitario che, vivaddio, dovrebbero avere la vista piu’ lunga e IMPARZIALE e quindi enunciare attenuanti. C e’ invece una visuale piu’ limitata nello sguardo della struttura, del TUTTO, ma empiricamente ..possiamo dire?! Coinvolta che tocca con mano il problema.
P.s.: colgo l’occasione per parlare di Meloni , il cui nome ho conosciuto grazie a questo articolo. Ho guardato per intero il video su Youtube del 2022
Cosi’, da non conoscitore del delicato settore, mi ha brillato una domanda, “IMPARZIALE: ma perche’ non e’ Assessore alla Sanita’ in Sardegna anziche’ il Continentale Contiano?
Breve commento, purtroppo il mio precedente è stato cassato, ma non importa.
Caro mauro, sappiamo tutti che il prof. è parziale VIVA DIO! siamo tutti chiamati alla parzialità (tranne i giudici) altrimenti saremo dei lombrichi. Ma riguardo alla perequazione all’ARNAS Brotzu in realtà non si è visto ancora un centesimo, ergo questa giunta non ha ancora risolto niente. Possiamo parlare del perchè, ma ci si addentrerebbe in terreni paludosi e si dovrebbero fare affermazioni pericolose per chi scrive.
Egregio Mauro,
sì è verissimo, non mi piace né la dietrologia né l’ideologia, il sacro manualetto con tutte le formulette giuste per i casi della vita. Anche io penso che la sanità privata possa essere utile, purché a regolarla siano le leggi dello Stato. Vedremo se il futuro sarà come lo dipinge lei o come lo immagino io, ma senza fanatismi, faziosità e messia sanitari.
Caro Prof,
nella sua parzialità nei confronti della presidente Alessandra Todde e della sua giunta lei acciuffa dall’articoletto di Franco Meloni unicamente quello che è utile per scrivere qualcosa contro. Dimenticando completamente che uno degli artefici principali dell’attuale situazione del SSR e in particolare dell’annosa differenza salariale che ha afflitto medici e infermieri del Brotzu per anni è proprio lo stesso Franco Meloni. Perequazione che, ci tengo a sottolinearlo, anche se non appartengo all’ARNAS Brotzu ma sono solidale con i colleghi, è stata risolta da questa giunta e non dalle 3-4 precedenti.
Dimentica anche di registrare che Franco Meloni è un grande fautore della sanità privata. E lo fa chiaramente trapelare nel suo articoletto “chi non ha priorità, ma vuole la prestazione subito, dovrebbe ricorrere al privato o usare canali assicurativi come fanno in altre regioni”. Mentre i colleghi che hanno deciso stoicamente di restare all’interno del SSR sono per una sanità pubblica.
Come pure dimentica che all’interno del doppio della domanda rispetto all’offerta, come evidenziato da “Cergas Bocconi”, anche se non si dice quale metodologia il rapporto ha utilizzato, vi è un bailamme di prescrizioni inappropriate. Prescrizioni che, oltre ad essere in larghissima parte inappropriate, nel 2025 raddoppieranno semplicemente perché con l’entrata in vigore del nuovo nomenclatore tariffario le prescrizioni hanno una validità di 180 giorni (prima la validità era di 12 mesi). E infatti tantissimi colleghi si stanno ritrovando a ri-prescrivere, in particolare per gli esami di laboratorio, gli stessi esami delle ricette scadute. E che dire del territorio e dei poliambulatori, infiltrati da un discreto numero di disertori scappati in negli ultimi 10-15 anni dalle ASL e che in guerra sanitaria non ci sono mai entrati.
Solo chi è all’interno del sistema ha la percezione reale (the real world) del disordine stratificatosi nell’arco di decenni e che faticosamente questa giunta e l’assessore “romano” stanno cercando di riorganizzare.
Oh Professo’, mischinu Bartolazzi, lo lasci stare. E’ ancora sconvolto dal fatto che nessuno (neppure fra i suoi) lo ha cagato nemmeno di striscio quando ha proposto il famoso Azoto Liquido.
Per precisare meglio l’indice di rugosità bisogna vedere cosa dice l’ISTAT che lo esamina per il territorio italiano:
https://www.istat.it/statistica-sperimentale/indici-per-la-descrizione-morfometrica-del-territorio-italiano/
la colpa è sempre di quelli che c’erano prima la Presidente Todde si dimentica cosa hanno promesso in campagna elettorale hanno sempre affermato di conoscere la situazione quindi sapevano, oggi l’assessore Bartolazzi dimostra di vivere in un altro pianeta
Fermo restando che la mia maestra delle elementari mi insegnò che non si possono sommare (o paragonare) le mele con le pere, ergo non si può paragonare un anatomo-patologo (con specializzazione seconda in Oncologia) con un Medico di Igiene con acclarata esperienza pluridecennale nell’amministrazione della Salute che pur con i suoi difetti (e ne ha), in tale materia non è certo un simpatico ignorantone, resta un punto.
Si guardi quanti specialisti si sono “dissolti” nell’Azienda che dovrebbe essere il suo fiore all’occhiello negli ultimi due anni!
Specialisti che in alcuni settori, o sono unici in Sardegna o lo sono de facto visto che sostengono reparti fino a Sassari, passando per Carbonia, Oristano, Nuoro etc.
Se per tenere aperto un reparto ho cinque medici, ma l’organico previsto è di dieci credo che monsieur de La Palice non avrebbe avuto difficolta a rendere impliciti tre aspetti:
A) non posso coprire il dovuto in ospedale se non raddoppiando i medici
B) devo in realtà quadrupicarli perchè le prestazioni ambulatoriali (liste d’attesa) che per il punto A non possono svolgere, in realtà sono doppie rispetto al previsto
C) infine per i punti A e B se voglio azzerare la lista d’attesa di questo ipotetico reparto dovremmo almeno sestuplicare il numero.
Tutto ciò senza tener conte delle complesse interazioni dei reparti tra loro e di questi con il “territorio”.
Insomma come al solito da rombo di tuono il solito rumore per nulla.
Abbiamo bisogno di un sistema equo, separato dal paraculismo dei partiti, che in molti casi creano solo ed esclusivi portonifici.
Provate a fare una colonscopia a Olbia, ma abitando a Teulada, tanto per fare un esempio. Dietro c’è tutta una preparazione da seguire e chi l’ha fatta lo sa.
Dunque, o ci si trasferisce lì dal giorno prima (con aggravio dei costi) o si rischia di arrivare come un suino dentro una pozzanghera (per dare un’idea).
Buongiorno,
il tema della Sanità in Sardegna è sempre stato un problema, ricco di forti tensioni sociali e politiche, che hanno sempre messo le Giunte Regionali al muro, sotto forti pressioni sociali.
Uno dei veri nodi è che alla guida e gestione, sono state sempre messe persone senza vera conoscenza dei problemi ( è quello che succede nei Comuni, dove si nominano Assessori solo x i voti non x le loro capacità), posso dire x es. che il citato prof. Franco Meloni è uno stimato Dott. che proviene dalla base (figlio del famoso Dott. Meloni di Carbonia negli anni 50-60-70) e che ha avuto funzioni di rilievo nella ASL 8 di Cagliari sino a divenire, se non mi sbaglio, il Direttore al Brotzu per tanti anni, con ottimi risultati… Quindi ben vengano i pareri di chi la Sanità la conosce bene perché l’ha vissuta e gestita…
L’altro è solo un parolaio da 5 💫
Piccolo (o grande) contribito (dall’interno del sistema sanitario osspedaliero) alla conoscenza del “divario” tra volume di prestazioni specialistiche prescritte (domanda) ed il volume (numero) di quelle svolte dalle strutture pubbliche ospedaliere (parte importante, insieme a quella delle strutture private) dell “offerta”. Sino ad alcuni anni orsono nei vari reparti ospedalieri operavano strutture ambulatoriali specialistici, di reparto, con apposite “agende” collegate al Cup. Attivita’ organizzata dai “Primari” nell ambito dell organizzazione funzionale del reparto in gener
e in orari serati. Oggi le “agende” sono scomparse e nessun Direttore sanitario chiede conto ai primari dell organizzazione del personale del reparto e della copertura dell attivita o del rapporto con lo spazio dedicato alle prestazioni private in regime autorizzato. Un problema organizzativo non banale che, risalendo la catena delle rrsponsabilita’, arriva necessariamente al vertice regionale ed alle capacita’ di indirizzo e controllo. Qualcuno se ne e’ accorto?
E’ una domanda che mi faccio spesso anche io. Ma in Sardegna stiamo ancora in contro tendenza ed in “compagnia” dei Campani e dei Pugliesi.
E’ vero, coglie nel segno! Centro. Stiamo parlando di Figurine che avrebbero deliziato l’estro creativo di un Thomas Pinchon; stiamo dentro lo sghignazzo di vicinato piu’ puro e qui potere utilizzare tutti i collanti che volete ,..millechiodi, polymax, tre pini e quant’altro NON si attacca niente. Nessun discorso e’ possibile (sul serio e mica per scherzo)
Questi verrebbero addirittura respinti anche dal Dionisiaco che e’ la verita’ della distruzione di ogni soggetto, di ogni pensiero. Ce li dobbiamo sopportare, Amen!
Per non meritarmi la sfanculata mi sono acculturato e ho cercato “l’indice di rugosità”.
L’indice di rugosità (Ra) rappresenta la media aritmetica dei valori assoluti delle deviazioni del profilo reale della superficie rispetto alla linea media, su un tratto di misura.
🧮 Formula matematica
Ra = \frac{1}{L} \int_{0}^{L} |y(x)| \, dx
In buona sostanza nel nostro caso riguarda il fatto che per fare 50km da Macomer verso Oristano non è la stessa cosa come farli da Fonni verso Nuoro, perché la strada non è rettilinea né in piano, i trasporti pubblici sono inadeguati oppure assenti etc.
RombodiTodde vive in un mondo tutto suo, avrà l’auto blu col suo autista personale che cazzo vuoi che ne sappia dei casini che noi sardi dobbiamo fare per spostarci?
Lo sa che un disabile può praticamente attaccarsi al caxxo se volesse viaggiare coi mezzi pubblici per un’esigenza qualunque perché quasi tutti sono inaccessibili, comprese stazioni di treni e autobus?
O dedè ma ite ses fachende? Tocca bae, torradinde da inue ser bennidu!
P s.: prima di scrivere certe cagate perché non utilizzi il consulente esperto di sardità, lo strapagato Franciscu Sedda?
Giusto!!!
Buongiorno professore, a mio avviso l’assessore Bartolazzi sa benissimo il problema ma non ha le capacità di risolverlo. Criticare chi lo ha preceduto è sintomo di ingenuità, perchè nella situazione che si trova la sanità ora si stà dando “la famosa zappa ai piedi”. La domanda di prestazioni sanitarie supera alla grande l’offerta, che in questo momento il nostro sistema sanitario offre, quindi abbiamo bisogno di modifiche strutturali al sistema che come ha suggerito Lei, la Sardegna viaggia in due tipi di zone, una abbastanza strutturata e un altra cosi definita “rurale”, lontana anni mille e che per avere prestazioni si deve spostare e molto spesso non in strade molto idonee.
Il problema risolutivo del “CUP”, lo vedo solo un piccolissimo problema, perchè aumentare una cassa come lo ha definito Lei, non risolve il problema, il problema sta sul fatto di rendere più fruibili il numero di visite, di prestazioni, di diagnosi ai pazienti. Esempi pratici, si potrebbe chiedere aiuto alle Università, dove magari determinate prestazioni potrebbero essere fatte dai laureandi, alleggerire i dottori dalla burocrazia (assunzioni ammnistrativi), intervenire nei famosi INTRAMEDIA con accordi tra medici e ASL, il tutto per snellire liste attesa e creare servizi maggiori ai cittadini.