E oggi dobbiamo pure leggere sull’Unione Sarda l’allarme del combinato disposto Patronaggio, Ornano, Vacca sul vulnus, addirittura costituzionale, che deriverebbe dall’approvazione della riforma della Giustizia per il varo della separazione delle carriere.
A parte il fatto che cotanto zelo corporativo non accompagnato da alcuno spirito autocritico rivela solo l’indifferenza alla verità delle cose e la pretesa di continuare a fraintendere l’indipendenza della magistratura, che nessuno vuole non solo comprimere, ma neanche intaccare, con l’impunità della magistratura, resta intonsa la domanda principale: cosa insegna la storia sul rapporto troppo stretto tra inquirente e giudicante?
Vogliamo parlare dei Gip che hanno validato arresti sulla base di architetture accusatorie che poi la Cassazione ha sancito assolutamente infondate, cioè infondate rispetto alla legge, perché le norme citate non prevedevano minimamente quanto sostenuto dall’accusa?
Vogliamo parlare di Gip che hanno disposto sequestri milionari e milionarie amministrazioni giudiziarie sul nulla, fissando all’aliquota più alta i compensi degli amministratori nominati (a carico della società colpita), leggendo male e applicando peggio perizie assolutamente infondate di periti che tali non erano? Questo Gip e i procuratori che hanno svolto indagini così farlocche hanno mai pagato qualcosa? No, mai. Impuniti.
Le vostre indagini a tesi hanno distrutto i miei affetti più profondi, mi hanno separato da amici fraterni, per cosa? Volevate me come arresto eccellente e trovandovi con niente in mano avete colpito, con architetture accusatorie a dir poco barocche, persone per bene il cui carattere è cambiato per sempre. Non potrò mai perdonarvi, mai perdonerò la vostra ipocrisia perché, mentre indagate gli altri travestendo i moscerini da F22 Raptor, molti di voi si sistemano figli e figlie nella Pubblica Amministrazione o nelle società pubbliche controllate con metodi che, se indagati con lo stesso piglio accusatorio riservato ai cittadini comuni, svelerebbero non poche smagliature.
E allora, dinanzi a questo chiacchiericcio di sparvieri travestiti da candide colombe, quali volete sembrare, l’unico rimedio è ricordarvi chi siete, o meglio, ricordarvi che noi non dimentichiamo e che lo facciamo raccontando le storie che voi volete dimenticare.
Eccone una, pubblicata qualche giorno fa sull’Unità. Riguarda l’ex comandante dei vigili urbani di Parma, Giovanni Jacobazzi. Il PM protagonista della vicenda narrata è oggi Procuratore capo a Lanusei. Buona lettura.
P.S. Ho paura del vostro potere, ma non vi temo e intendo continuare a criticare il vostro operato e la vostra protervia finché avrò fiato.
Caro Direttore,
a distanza di 17 anni dai fatti, sono stato assolto nel procedimento penale aperto contro di me dalla procura di Parma. Condivido la notizia con te che sei stato il mio primo direttore, facendomi scrivere quando ero rimasto senza lavoro.
Come sai, prima di diventare professionista facevo altro. Dopo aver fatto l’ufficiale dei carabinieri, nel 2008 venni nominato direttore del settore sicurezza e comandante della polizia municipale dall’allora sindaco di Parma Pietro Vignali. All’alba del 24 giugno del 2011 venni arrestato in diretta tv dalla guardia di finanza. La procura di Parma mi accusava di aver preso una tangente da 5000 mila euro su un importo di 10mila per la realizzazione del prato del canile della polizia municipale. Insieme a me furono arrestati tutti i vertici dell’Amministrazione, ad iniziare dal sindaco. Fu una retata in grande stile. L’indagine prese il nome di “Green Money”, ipotizzando un vorticoso giro di “stecche” nella gestione degli appalti pubblici relativi alla manutenzione del verde e dei parchi pubblici.
Trascorsi 40 giorni in carcere, 2 mesi ai domiciliari, e per altri 2 mesi fui sottoposto all’obbligo di dimora. Tornai completamente libero poco prima di Natale di quell’anno. Nel frattempo, mi ero licenziato ed ero rimasto senza lavoro, con la terribile accusa per un pubblico ufficiale di essere corrotto. Per circa quattro anni non seppi più nulla di questa inchiesta. Nel 2015, quando avevo iniziato a scrivere per te al Garantista, mi venne notificato l’avviso di conclusione delle indagini.
Tornai a Parma per prendere gli atti e rimasi senza parole, scoprendo di essere stato intercettato per tutto il 2010: i finanzieri avevano messo cimici ovunque nel mio ufficio, pedinandomi, come si fa con i grandi criminali, per mesi. Il costo delle intercettazioni e delle trasferte dei finanzieri, le cosiddette “spese di giustizia”, era di un milione e duecentomila euro. Soldi dei contribuenti italiani che in caso di condanna avrei dovuto pagare io.
Chiesi di farmi interrogare, anche se il pm aveva già fatto sapere di voler rinviarmi a giudizio. All’udienza preliminare mi sottoposi ad un lunghissimo interrogatorio, con documenti alla mano per dimostrare la correttezza del mio operato. Senza alcuna speranza, visto che tutte le statistiche dicono che il 98 percento di queste udienze si conclude con il rinvio a giudizio da parte del giudice.
Il processo finì con una condanna a tre anni e sei mesi. Non mi vennero date le attenuanti generiche, che, normalmente, si danno a chiunque. Nella sentenza, a novembre del 2017, l’accusa di corruzione era cambiata però in quella di tentato abuso d’ufficio. Credo di essere stato nell’ultimo decennio l’unico cittadino con una simile condanna. In pratica non avevo preso mazzette, ma avevo tentato di violare le norme sugli appalti pubblici. Magra soddisfazione. Feci naturalmente ricorso. La Corte d’appello di Bologna è un buco nero e per la fissazione dell’appello dovetti attendere, nonostante avessi fatto diversi solleciti, cinque anni.
Arrivato il mio momento, nel 2023, i giudici di Bologna nel dichiarare la prescrizione del reato decisero di rimandare però in primo grado il fascicolo: se era cambiata l’accusa, da corruzione ad abuso d’ufficio (tentato), serviva una nuova contestazione ed un nuovo processo.
Qualche mese fa, anche se il mio tentato abuso d’ufficio si era prescritto ed il Parlamento aveva comunque abolito la fattispecie, il giudice Maurizio Boselli, il mio “giudice a Berlino”, volle entrare lo stesso nel merito. Rileggendo i medesimi atti che mi avevano portato in carcere con l’accusa di corruzione e poi determinato una condanna per tentato abuso d’ufficio, mi ha assolto con formula piena.
A margine della vicenda penale, accaddero anche altri fatti. L’indagine comportò, ovviamente, la caduta anticipata dall’amministrazione Vignali ed il commissariamento del comune. I finanzieri che avevano condotto l’inchiesta vennero premiati e promossi per la brillante operazione contro la corruzione. Le nuove elezioni furono vinte dal M5S e Federico Pizzarotti divenne il primo sindaco grillino di una grande città al grido di “onestà, onestà!”.
Anche il procuratore che aveva condotto le indagini decise di candidarsi, venendo sconfitto da Pizzarotti, con una lista di centrosinistra e quindi con i partiti che erano stati all’opposizione della giunta Vignali, caduta sotto il peso della sua inchiesta. La pm titolare del fascicolo, invece, si scoprì avere un “conflitto d’interessi” dal momento che il marito aveva presentato la candidatura per prendere il mio posto e lei non si era astenuta dall’arrestarmi.
Ci furono diverse interrogazioni parlamentari sul punto ed una indagine a loro carico che finì in un nulla di fatto. Per poter procedere contro la pm, scrissero i colleghi di Ancona che l’avevano indagata, avrei dovuto essere prima assolto. Solo in quel modo ci sarebbe stata la prova che la sua indagine fosse stata strumentale per togliermi anzitempo di mezzo. Anche la procura generale aprì un fascicolo disciplinare, ma tutto si concluse in una bolla di sapone.
Tornando a “Green money”, oltre al sottoscritto, mi piace ricordare che in questi anni nei vari filoni dell’inchiesta sono stati tutti assolti. Tranne chi, come purtroppo capita, non regge e decise di patteggiare, coloro che hanno affrontato il processo si sono infatti visti riconoscere la propria innocenza. Sempre per la cronaca, il procuratore andò poi in pensione e la pm venne promossa procuratrice capo.
Molti mi dicono che dovrei fare qualcosa. Ma non farò nulla. Nessuno può restituirmi gli anni passati in questo gorgo infernale. Mi farebbe però piacere raccontare l’accaduto al ministro della Giustizia. Ho intervistato Carlo Nordio più volte prima che diventasse Guardasigilli. Conosco bene il suo animo liberale e garantista.
In questi mesi, si discute di separazione delle carriere ma nessuno affronta il tema, centrale, della professionalità degli inquirenti. Nella mia indagine c’è l’apoteosi degli errori: dalle intercettazioni mal trascritte, ai sopralluoghi sbagliati, alle determine dirigenziali lette male. Un solo esempio: la famosa mazzetta di 5000 euro che mi avrebbe poi consentito l’acquisto di un ulivo secolare da mettere nella mia casa di Santa Marinella.
Gli inquirenti ne erano certi dopo aver effettuato uno dei tanti pedinamenti. Peccato però che nel fascicolo depositato in dibattimento gli ulivi fotografati fossero quelli della casa del vicino!
Ed infine i tempi: una indagine che ha fatto cadere un’ammministrazione democraticamente eletta non può rimanere sospesa per decenni. I cittadini hanno il diritto di sapere se gli amministratori a cui hanno dato fiducia nelle urne siano corrotti o meno. Il “sistema giustizia”, caro Piero, è irriformabile. Nessun magistrato paga e pagherà mai per propri errori. Chi segue i lavori del Csm sa bene che ad essere bastonato ferocemente è solo chi si è dimenticato di mettere un timbro o non ha indossato la toga in udienza.
L’unica soluzione al momento è cercare di evitare il più possibile di entrarci in contatto e farsi il segno della croce. Un consiglio, quest’ultimo, che mi sento di dare anche a chi non ha fede, pregando di incontrare prima o poi il “giudice a Berlino”. Cordialità
P.S.: Voglio ringraziare tutti coloro che mi sono stati vicino e che non hanno mai creduto a queste accuse. In particolare, il presidente Antonio Leone ed il senatore Pierantonio Zanettin.

Questa riforma costituzionale è importante per molteplici ragioni:
1) il rapporto di colleganza tra giudice e pm viola il principio costituzionale di terzietà del giudice (art.111 Cost.) che non solo deve essere imparziale ma deve anche apparirlo;
2) il sorteggio dei componenti del Csm se rimarrà puro attenuerà la lottizzazione del consiglio medesimo. Infatti, attualmente, non vengono eletti i più bravi, i più preparati ma i più fedeli alla causa!. I talebani lasciamoli all’Afganistan;
3) l’alta corte di disciplina è assolutamente necessaria perché il sistema disciplinare e sanzionatorio garantisce l’impunità dei magistrati anche di fronte a comportamenti gravissimi ; basta vedere che ad es. uno come De Pasquale o Bucarelli non hanno subito alcuna seria sanzione disciplinare. Se invece ci saranno anche degli esterni, sarà più difficile salvare gli amici e far passare sotto traccia i comportamenti illeciti.
Insomma la magistratura merita di essere commissariata perché non ha gli anticorpi per autorigenerarsi eliminando le mele marce. Infatti hanno cacciato via Palamara ma chi ha tratto vantaggi o utilità, che altrimenti non avrebbe ottenuto, grazie a lui non ha subito conseguenze. Merita di essere commissariata perché hanno cacciato via Bellomo ma chi ha vinto il concorso grazie a lui, non ha subito conseguenze. Il sistema è da rifondare dal suo reclutamento.
La magistratura è ammalata di carrierismo ed autoreferenzialità. Purtroppo questa riforma è insufficiente a questo scopo perché, in realtà, dovrebbe essere azzerata l’intera categoria. Infatti, i magistrati che sono fuori dal sistema sono silenti cioè di fatto sodali!
Quando sarà il momento, andiamo a votare in massa il referendum costituzionale!
signor Renato cosa c’entra con la separazione delle carriere nessuno li vieta di fare le indagini o no , oggi sull’unione un magistrato si dice contrario perchè secondo lui ” c’è il concreto rischio di funestare l’articolo 3 della costituzione col conseguente pericolo per i cittadini di perdere l’uguaglianza davanti alla legge ” loro sono esenti da questo articolo non rispondono a nessuno se non lo sa ci sarà un referendum e vediamo cosa ne pensa il popolo
Egregio, ma sì torniamo a parlare del sistema giudiziario perché ogni giorno ce n’è una. Basterebbe citofonare Tortora, Zuncheddu, forse Stasi, o il verminaio (così definito da Cantone lo scandalo degli accessi ai sistemi informatici per fornire notizie ad alcune testate che, guarda caso, vedono ogni riforma come fumo negli occhi) per chiudere subito l’argomento con un senso di schifo e di vergogna. Tuttavia è bene non abbassare la guardia e continuare a denunciare.
Partiamo dal presupposto (per niente scontato) che I magistrati sono come le altre categorie della PA: vi sono i capaci, gli incapaci, i cialtroni, i disonesti. In questo sciagurato Paese vige invece una sorta di infallibilita’ papale verso gli appartenenti all’ordine giudiziario. Solo chi ha avuto la sventura di avere a che fare con costoro sa bene di quali assurdità siano capaci; ed ecco che, come per magia, la infallibilita’ papale svanisce. Provare per credere. Ricordiamo tutti i film della nostra giovinezza dove un sano confronto tra Procuratore e Difesa (ah Raimond Burr) aveva luogo davanti ad un giudice “terzo”. Vassalli ha scimmiottato il sistema accusatorio nel 1989 ma si è ben guardato dal separare carriere (e differenziare anche i siti di attività) e ciò nonostante l’oscenita’ del caso Tortora. Non è solo la separazione delle carriere che terrorizza certa magistratura ma il combinato disposto di ciò con il sorteggio per il CSM che porrà fine al mercimonio delle nomine.
Quando costoro hanno la spudoratezza di protestare contro la riforma dobbiamo ricordare loro di citofonare Palamara. E dico tutto. Saluti.
@ Renato:
non so se l’ha capito, ma stiamo parlando di casi di DOLO o COLPA GRAVE.
Tirar fuori la corruzione e il malaffare per giustificare l’impunibilità di pasticcioni che hanno rovinato esistenze basandosi sul nulla (se non la propria vanagloria) è un collegamento indecente. E per di più vengono pure promossi. Cos’altro dovrebbe succedere?
Egregio Professore
A cuadhu friau sa sedha dhi pitziada
La Sua oggettività nelle questioni inerenti la giustizia é fortemente discutibile e non mi sono mai permesso di invocare la forca nei Suoi confronti
Il 2 luglio del 1986 moriva Aldo Scardella
Rileggere la storia fa male a noi ma farebbe bene ad altri
Bravo Paolo, e coraggioso. Non sei solo
Egregio renato, certo che la corruzione esiste! Ma non può diventare l’alibi per giustificare indagini fate con i piedi, teoremi fondati più sulla psiche di chi indaga che sui fatti, clamorose altertazioni del quadro probatorio ecc. Se lei ha bisogno di una forca ad ogni costo, dovrebbe essere così onesto da proporsi come vittima, non come spettatore.
Egr Prof
Premesso che x mia fortuna non ho mai avuto problemi giudiziari,e dato che non sono un penta stars, qualcuno potrebbe pensare che non sia sostenitore dell’ onestà, invece dico subito che sono un fans della modifica dei tre principi cardinali della cristianità e portarli a quattro integrandoli proprio con l’ onestà!! Ma non solo quella materiale legata ai furti e simili, ma di quella più profonda: l’onestà intellettuale che dovrebbe guidare tutte le azioni umane.
Ebbene,mentre sul primo tipo di onestà sono certo che i magistrati sono perfettamente allineati, sulla seconda ho qualche dubbio. La separazione delle carriere non sarà il toccasana dei mali della giustizia, di certo è un tentativo assai concreto per cercare di porvi rimedio. e renderla un pò più al di sopra di umani preconcetti, sovente basati su fatto concreti che smentiscono teorie preconfezionate codtate assai care al futuro di molte persone.Ed è per questo che mi trovo favorevole alla modifica legislativa proposta dal governo.. È altrettanto chiaro che i diretti interessati non siano d’accordo, perché accettare la separazione delle attività dei magistrati, sarebbe ammettere che possa esistere in qualche o tanti di essi, non entro nel merito della quantificazione, quella
disonestà del pensiero che ne farebbe non dei super uomini, come sovente si ritengono, ma dei mortali soggetti ad errare per amicizia, per solidarietà di categoria come spesso avviene in tante più umane professioni!
Pertanto si proceda, non contro la magistratura, ma per il suo bene!
Cordialmente La saluto
“Nessun magistrato paga e pagherà mai per propri errori”
Lapidario. Nel senso di pietra tombale.
In un paese dove chiunque è tenuto a risarcire i danni che ha provocato, Lorsignori NO.
Neppure nel caso di “dolo o colpa grave” (!). Neppure tramite un’assicurazione di RC, neppure sollecitati da un referendum (*). Non sia mai, potrebbe turbargli la serenità di giudizio. Come se un chirurgo si rifiutasse di operare perché l’ipotesi di risarcire eventuali danni potrebbe fargli venire il tremolio al bisturi.
Gli stessi che difendono “l’indipendenza” della magistratura (cosa c’entrerà mai l’indipendenza con il saper fare il proprio mestiere per il quale si viene – lautissimamente – pagati, non è dato saperlo), si riempiono la bocca di attacchi furiosi contro tutte “le caste” (vi ricorda qualcosa?). Tutte tranne una, amicissima loro. Questa.
(*) “Nel 1987 si tenne un referendum sulla responsabilità civile dei magistrati che intendeva, attraverso l’abrogazione di alcune norme del codice di procedura civile, consentire a qualsiasi cittadino si sentisse danneggiato da un provvedimento di un magistrato, per dolo o colpa grave di quest’ultimo, di ottenere dal magistrato responsabile il risarcimento dei danni che questi gli aveva causato. L’obiettivo del referendum era, in fondo, limitato poiché si riferiva solo a comportamenti dolosi o gravemente colposi o ai casi di diniego di giustizia. Il referendum del 1987 ottenne uno straordinario successo dal momento che circa l’83 per cento dell’elettorato si espresse a favore. Ciò nonostante, il Parlamento, con l’approvazione della cosiddetta «legge Vassalli» (legge n. 117 del 1988), disciplinò la materia in modo da vanificare del tutto l’esito del referendum. Attraverso quella legge, infatti, fu travolto il significato stesso del pronunciamento referendario poiché, disattendendo la volontà del popolo, si mise in piedi uno strumento legislativo che prevedeva e che prevede tuttora la responsabilità dello Stato in luogo della responsabilità personale del magistrato che si era reso colpevole di dolo o di colpa grave. Quella legge elusiva del referendum non ha funzionato. Di fatto, i cittadini che hanno ottenuto risarcimenti per dolo o colpa grave di magistrati si contano, dopo oltre venti anni, sulle dita di una mano. In ogni caso, nessun magistrato, in questi ventidue anni di applicazione della legge ha pagato di propria tasca un qualsiasi risarcimento.” [https://documenti.camera.it/_dati/leg16/lavori/stampati/html/relazioni/16PDL0036270.html]
Di questi casi purtroppo se ne contano migliaia.
Non conosco appieno la riforma della giustizia al varo del governo Meloni ma a giudicare dalle reazioni isteriche dei togati mi sembra che ne avvertano il pericolo.
Finché questa casta di impuniti ed impunibili non rischierà sulla propria pelle la fine della carriera, il carcere ed eventuali sanzioni patrimoniali, la democrazia non sarà mai veramente compiuta in questa Italia vittima di una casta vergognosa e svergognata.
Domanda numero 1: in Italia la corruzione esiste o è un’invenzione di una cricca di giornalisti, giudici e vecchi benpensanti?
Domanda numero 2: costringendo la magistratura a risarcire in solido nei casi di errore siamo sicuri che ci potranno essere indagini nei confronti di chi potrà richiedere risarcimenti multimilionari?
I soggetti coinvolti in indagini saranno solo i rubagalline o anche i grandi speculatori, gli inquinatori, i faccendieri?
… sicché, pur senza mai fare di tutte le erbe un fascio, bi at magistrados (e “corredo”) IRRESPONSABILI, cioè, IGNORANTI per irresponsabilità, ma premiabili per “partito” preso, tangenti e chentza tangente, ma prémiu ad honorem eja.
E chissaghi proite in Sardigna est de illo tempore sempre sa zustìssia de “ancu los currat sa zustìssia”, “sa zustìssia los pregonet” (ancora gai, a tempus de pregones!), e àteras “maneras de nàrrere” de custa zenia, gai medas ndhe amus peleadu, pelendhe cun “infallibili”.