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Magistrati e ristoranti: un po’ di letteratura

Posted on 16 Agosto 202516 Agosto 2025 By Paolo Maninchedda 17 commenti su Magistrati e ristoranti: un po’ di letteratura

Nei giorni scorsi la stampa nazionale e i social sardi hanno ospitato i resoconti di uno scontro verbale, avvenuto in un noto ristorante di Cagliari (motivo in più per non frequentarli), tra una signora e un magistrato. La cosa è troppo ghiotta per un balzacchiano come me per non raccontarla letterariamente, questa volta con la tecnica dei due testimoni che si contraddicono. Ai lettori l’ermeneutica finale dell’accaduto. Ovviamente, i nomi e fatti sono di fantasia, solo la cornice è attinta dalla cronaca. Una sola avvertenza: occhio all’oste.

Testimone 1: Mi trovavo nel ristorante Spennati e Felici a sdebitarmi col mio ex cognato per avermi evitato un pranzo con la mia famiglia allargata. Sua sorella, la mia ex moglie, non contenta di avermi tradito con il condomino dirimpettaio (io dico, ma poteva cercarselo un po’ più in là) e di esserselo poi sposato, pretende ogni anno che io partecipi al pranzo per il compleanno di mia figlia con questo stoccafisso presente, perché dice che lei certamente ha commesso un errore, che io sarei ancora l’amore della sua vita e che dunque è giusto che ci sia un momento di riconciliazione con virtù e vizio copresenti e ancillari del suo incontenibile narcisismo (per lei il piacere consiste nell’aver soggiogato due uomini). Io oggi vivo in campagna, sto con una donna che mi ha amato quando vagavo nel punto più basso della mia autostima, amo mie figlie e soffro all’idea che dormano sotto lo stesso tetto di un uomo che disistimo per poca intelligenza e molta vanagloria e dovrei, per compiacere la natura sadica della mia ex, sottopormi servilmente al rito prandiale. Mio cognato quest’anno mi ha salvato e io ho pensato di sdebitarmi con una di quelle cene cagliaritane insopportabilmente ricche e lunghe.

In questo interno sera, con me e il mio commensale posti uno di fronte all’altro nella fila dei tavoli che si affacciano sul mare con vista sullo scoglio antistante, arriva prima un gruppo di distinti signori composto dal Giudice Sapiente, dal Giudice Amico e dall’Avvocato Amico che va ad accomodarsi in un altro dei tavoli vista mare. Si siedono e iniziano a conversare in modo impercettibile per noi. Ovviamente io, che ho la psoriasi eritrodermica da magistratura democratica, sto attento, ma noto che la pelle non mi si solleva, mi si arrossa soltanto, e ne deduco che i due uomini in nero non devono essere della  truppa che mi ha perseguitato, ma dell’altra fazione, quella di magistratura indipendente, quindi sento solo un po’ di prurito, ma sopporto.

A questo punto entra un altro gruppo, guidato dalla nota politica Nonsose Sisa Chisono, accompagnata da Iago, giovane emergente del Partito Disoccupati di Lusso, con ruoli di prossimità alla corte del Re Soletto di Cagliari (non nel senso della solitudine, che è una condizione dell’aristocrazia dello spirito, ma del sentirsi il sole… piccolo), afflitto in questi mesi da parcheggi e semafori tra via Roma e Viale Merello, insomma, un personaggio di media portata della corte municipale.
Iago e Nonsose con un amico vengono accompagnati dall’oste a sedere spalla contro spalla al tavolo dei due Giudici. Io fra me penso: “A razz’e fill’e mamma ‘ona custu oste; c’esti unu muntone ‘e logu po si sezzere e ci ‘nci zaccada sa sennora  a lacana ‘e su giuici”. Lo dico a mio cognato, noto carrozziere e uomo di mondo e lui mi risponde:”Faidì is cazzus tuus chi custa esti zenti mala!”. E beviamo per ricordarci che non contiamo nulla.

Le ore passano amabilmente tra un bicchiere di Sciala e polpetti soffocati (ma a Cagliari non li sanno fare come a Napoli, per cui io li mangio per dovere e non per piacere) quando d’improvviso Nonsose e il Giudice Sapiente si alzano in piedi a gridano. La signora rivendica il suo diritto a non dover sentire le cose che il Giudice Sapiente stava dicendo ai soli suoi commensali, posto che noi, che eravamo a qualche metro, non le sentivamo, e il Giudice Sapiente afferma il suo pieno diritto a esprimere le sue opinioni in forma assolutamente privata, sempre che, come il servitore di don Rodrigo, non ci si metta a origliare per presunte ragioni etiche. Fatto è che si sfanculano (metaforicamente) e tornano a sedersi. Due minui dopo, il magistrato di magistratura democratica che mi è diventato amico dopo la persecuzione, comincia a girarmi i messaggi comparsi nella chat dei compagnardi togati, nei quali l’episodio era divenuto da scazzo da taverna quale era stato, questione di decoro di Stato quale lo si voleva far diventare per determinare un’ispezione e giungere a una sanzione del Giudice Sapiente, perché, mi spiega l’amico pentito del male che mi è stato fatto, il Giudice Sapiente è maledettamente bravo ed è pure di quelli che sostengono debba essere la Procura a dover dimostrare la fondatezza delle proprie accuse nel processo, non l’imputato a dover faticare per dimostrare la propria innocenza. Insomma, il Giudice Sapiente è una spina nel fianco per cultura e contegno della magistratura di lotta, di governo, di popolo, champagne e cachemire che tanto si compiace di sé. E fu così che Nonsose pubblicò un post su Facebook, notato da un giornalista attento e utile per scatenare un’indagine assolutamente immotivata: il Giudice Sapiente è nel mirino. Ciò che non poté la cultura, ottenne il gossip.

Testimone 2 Mi trovavo a una cena di chiarimento con mio marito. Brav’uomo, padre ammirevole, ma diciamolo pure, a braghetta tendenzialmente anarchica e con una capacità mostruosa di costruirsi degli alibi per le sue patetiche avventure. È opinione diffusa che il matrimonio sia un istituto desueto, ormai superato dai tempi e dai fatti, io invece ritengo che mantenga tutta la sua vitalità. Un uomo e una donna se ‘coricano’, come diceva mia mamma, debbono fare un patto di mutuo soccorso che duri tutta la vita, perché ‘unirsi’ ha senso se si è anche disposti a difendersi, a affrontare insieme le difficoltà, diversamente non non è unione, è uso. Il matrimonio non è di per sé antagonista della digressione, dell’incontro occasionale o limitatamente ripetuto, perché ammette le circostanze attenuanti dovute a contesti eccezionali (la classica relazione da ‘ufficio’ è giustificabile come rimedio alla ripetitività degli atti, è una reazione alla morte burocratica, per esempio). Io stessa ho avuto digressioni tecniche, ma la regola è nella misura: non si può andare oltre un certo tempo, non può esistere a lungo un binario parallelo, perché allora il patto di mutuo soccorso si rompe. Nella situazione presente, io avevo due strade: o lo picchiavo, come feci cinque anni fa quando lo sorpresi a messaggiare con una nostra amica di famiglia e gli ruppi un piede facendogli cadere sopra, per sbaglio, un vaso regalatoci da sua mamma (la degenza mise fine alla relazione) oppure lo umiliavo svelandogli che sapevo tutto, cioè accendevo la luce sulla penombra dei suoi alibi, mostrandogli la sua superba ipocrisia e mettendolo di fronte alla sua miseria, con descrizioni dettagliate delle sue performance che potevo declamare dopo aver fatto clonare da un collega dell’ufficio il suo cellulare. Sono un ufficiale della polizia postale. Mentre ero impegnata nella fase acuta dell’umiliazione del mio augusto marito (di mestiere, insegnante di latino e greco, con fatturati mostruosi e in nero per le ripetizioni) ecco che entra nel ristorante l’on. Nonsose Sisa Chi sono, il suo accompagnatore Iago e una terza persona e vanno a sedersi di spalle al tavolo dove quattro signori confabulavano amabilmente. A me Nonsose piace, è sfacciatamente ambiziosa, vuole piacere al popolo senza sporcarsi della puzza del popolo, mentre la sua concorrente populista, Disidratata nota Desiderata, gioca la carta della lingerie elettorale, lei ambisce ad essere amata come snob, un incrocio tra Milva e Patty Pravo.

Fatto è che a un certo punto l’oste si siede al tavolo dei quattro signori e io sento distintamente che li ‘intzulla’, (nel frattempo mio marito mi assicura che lui è attratto da me come il primo giorno, cosa vera, ma che non gli ha impedito di fotografarsi mentre sta sotto una signora allegra che vince col seno, con le braccia lungo i fianchi, ogni principio di gravitazione universale. Aicci tottus attratti come il primo giorno!).
L’oste si mette a dire a voce medio alta che il Re Soletto è il migliore che ci sia e io ho la sensazione che voglia farsi sentire da Iago, noto collaboratore del Re.
Due dei tre signori al tavolo reagiscono al peana regale dell’oste e ricordano che gli ultimi due sovrani locali, pur diversi nell’indole, sono accomunati da un certo difetto di cultura, che ha permesso a uno di conseguire comunque un titolo, ma non all’altro, rimasto ai blocchi di partenza degli atenei isolani. Tra battute e iperboli di confronto tra chi studia e si fa un mazzo tanto e chi invece cerca e trova le scorciatoie della politica, i toni si alzano e l’oste occhieggia con Iago.
A questo punto Nonsose fa un gesto per cui l’ho ammirata con tutto il cuore: tocca la spalla di uno dei signori e lo redarguisce per l’altezza dei toni perché lei non deve essere costretta ad ascoltare le sue opinioni. Dovevate vedere l’azza: lei in piedi, con gli occhi neri delle donne sarde fermi come paletti acuminati, il tono ficcante delle maestre che correggono, la prepotenza del preteso prestigio sociale erto a imporre il silenzio, un capolavoro di rango aristocratico, un’accampata richiesta di immediato rispetto. Un capolavoro estetico di arroganza. Bellissimo.
Ovviamente, il controinteressato l’ha mandata al diavolo, gli ha detto di imparare a conoscere la retorica e a distinguere le iperboli dalle affermazioni neutre, e si è riseduto, ma è stato come assistere a un quadro della Rivoluzione francese con una marchesa che richiama all’ordine un cittadino che la manda a farsi benedire. Non accade più di poter assistere a questi dislivelli di consapevolezza di sé.
Poi ho letto i resoconti di stampa e su Facebook e sono rimasta delusa, perché non si può raccontare la retorica con la telecronaca. Tutto in questa vicenda era barocco, tutto era sopra le righe, o si ha la capacità di raccontare le pieghe delle vesti damascate, le parrucche, i pidocchi sulle parrucche accompagnate dai migliori profumi, oppure si deve rinunciare a trasformare un quadro di Bruegel in una natura morta. Stiamo al dunque: tutti recitavano una parte imposta dalle circostanze. Era teatro, era commedia, la commedia umana.

Politica, Società, Vetrina

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Comments (17) on “Magistrati e ristoranti: un po’ di letteratura”

  1. Paolo Maninchedda ha detto:
    19 Agosto 2025 alle 09:30

    Transistorica viene da transistor, quelle diavolerie che hanno solo due funzioni, acceso e spento. No, non basta aver studiato Balzac al liceo per citarlo come schermo di una insinuazione e se si insinua si deve essere disposti alle conseguenze, soprattutto se lo si fa in forma anonima, per me irritantissima. Io qui non scrivo da docente, anzi!, e ho sempre tenuto separata la mia professione dalla mia militanza, per cui se vuole mandarmi affanculo può farlo senza alcun ritegno accademico, ma sempre sapendo che vale la reciprocità, colpo su colpo. Quanto alle ultime frasi, non le capisco, magari per limiti miei.

  2. Lulù ha detto:
    19 Agosto 2025 alle 08:56

    Gentilissimo Paolo e conosciamoci allora, anche a me farebbe piacere, quantomeno perché mi ha costretto a cercare mentre transistorica perché ne ignoravo e tutt’ora ne ignoro il senso.
    Balzac l’ho studiato per l’esame di maturità, non so se basta per voi (le do del voi) docenti universitari che siete sempre un po’ spocchiosi nei confronti dei non laureati (vedi il testo letterario).
    Una sola domanda, ma tutto quello che mi ha scritto è per arrivare a dire che da deresponsabilizzato sarei IO a fare minacce?
    E qui neanche la docenza universitaria le serve da salvacondotto per evitarle un granchio colossale….
    Il prodotto letterario non è certo mio e pur essendo il mio, prima, un dubbio, ora è quasi certezza.

  3. Paolo Maninchedda ha detto:
    19 Agosto 2025 alle 07:59

    Egregio Lulù, quanto mi piacerebbe conoscerla! Perché, vede, lei è quel tipo di persona che, nascondendosi dietro una maschera, attribuisce agli altri le minacce, per trovare un modo deresponsabilizzato di proporle da sé. Lasci perdere Balzac e il rapporto tra realtà e letteratura, è troppo complesso per una mente transistorica come la sua.

  4. Lulù ha detto:
    19 Agosto 2025 alle 07:50

    Siccome è “letteratura”, senza partecipazione testimoniale, altrimenti sarebbe cronaca, non dovrebbe essere, come sembra, leggermente allusiva arrivando quasi a rendersi velatamente (volutamente?) minacciosa.
    Balzac si occupava di reale inventato, non di inventato reale. La differenza non è da poco, per chi la capisce.

  5. Eddie Irvine ha detto:
    17 Agosto 2025 alle 20:33

    Egregio professore, con garbo, dissento. Sarà vero che l’oste ha un ruolo importante. Mi sembra però che i commensali del tavolo che, in entrambe le ricostruzioni, raccontano l’accaduto, anticipano i fatti con una serie di circostanze – apparentemente diverse ma in realtà perfettamente speculari – che faccio fatica a definire casuali o marginali.

  6. Giulia ha detto:
    17 Agosto 2025 alle 18:33

    Sin dall’inizio di questa tragicomica storia mi sono chiesta che tipo di ruolo avesse l’oste e come avesse reagito, grazie a lei finalmente ho una risposta!

  7. Ginick ha detto:
    17 Agosto 2025 alle 13:08

    Egr. Prof.,
    la storiella post ferragostiana la definirei una parabola, se non la ritenessi una grossa fesseria! Con tutte le cose che accadono e si sentono nelle aule giudiziarie e nelle sedi istituzionali politiche ci si scandalizza se un magistrato in un convivio tra amici fa delle affermazioni che un politico è costretto a sentire vista la sospetta vicinanza dei tavoli! Una vicinanza che data la vastità della sala,sarebbe stato sufficiente chiedere all’oste da parte dell’ ultima arrivata, con codazzo al seguito:
    ” gradirei un altro posto, perché vogliamo stare in solitudine a godermi questo mare ingentilito dalla presenza di uno scoglo e non rovinato dalla presenza di questi…..scoglioni così vicini!” Nota la squisita, non solo culinaria, cortesia dell’ oste, non avrebbe avuto difficoltà ad accontentarla!
    Invece l’ospite,forse più avvezza ad ascoltare gli altri che a farsi parte attiva delle discussioni, ha percepito, dato il continuo allenamento, ciò che altri dicevano e con l’arroganza propria di chi è solita vedere le animate discussioni tra parti che non la pensano allo stesso modo, è intervenuta indignata diffidando l’ interlocutore a zittire , forse perché le sue immacolate membrane timpaniche scosse dal tono di voce, analogo alle urla dei bimbi che giocano intorno al tuo tavolo mentre mangi, provocano turbamento alla mucosa gastrica che già iniziava ad agire.. L’aggredito, frequente impositore di silenzi, non di riceverli, reagisce assai seccato spiegando che si trattava di iperbole fraseggio assai frequente tra amici per descrivere fatti e persone,soprattutto nel corso di esperienze mangerecce!
    Il tutto sarebbe finito lì, se un senatore della Repubblica ,sottoccupato nel periodo clou feriale estivo, sensibilizzato dalla commensale di cui sopra, non avesse posto un’interrogazione al ministro della giustizia, visto il ruolo svolto dall’aggredito! Il ministro,sentito il suo medico personale, ha già risposto :
    Illustre senatore. consigli alla sua interlocutrice, un MAALOX prima e dopo i pasti!!
    Cordialmente

  8. Marius ha detto:
    17 Agosto 2025 alle 00:23

    Interessante il ruolo dell’oste. C’entrerà qualcosa con quel personaggio, aduso ad avere magistrati al suo desco, che parecchi anni fa reagì alla richiesta oltraggiosa di fargli pagare un enorme debito per bollette dell’acqua inevase minacciando di far intervenire un altissimo magistrato? Anni dopo si parlò anche di una cena riservata tra due magistrati “de sinistra”, a quanto pare per mettere a punto strategie contro un noto imprenditore oggi defunto, ripresi dalle telecamere indiscrete di una troupe televisiva, fatte prontamente allontanare.

  9. G.F ha detto:
    16 Agosto 2025 alle 21:09

    “braghetta tendenzialmente anarchica “
    Mi fa morire

  10. Paolo Maninchedda ha detto:
    16 Agosto 2025 alle 21:04

    Egregio Eddie, la vita è bella perché è varia. Io continuo a sostenere, senza voler fuorviare nessuno, che l’oste è centrale nell’intreccio della storia.

  11. Eddie Irvine ha detto:
    16 Agosto 2025 alle 20:17

    L’invito a tener d’occhio l’oste è oltremodo fuorviante

  12. Marco Casu ha detto:
    16 Agosto 2025 alle 17:49

    Mah! Non ci sono più i cattivi della Letteratura di una volta.

    Tutto è precipitato nel Sociale e non c è scampo. Che Estetica da quattro soldi: non abbiamo più degli autentici Assassini come Raskolnikov! No, solo dei parlatori con i correlativi origliatori. Si fa Arte a chilo su un assassinio mancato.

    Basta, questo Teatro è immondo e mi fa schifo. Si recita un testo già logoro, BASTA!

  13. Ariovisto ha detto:
    16 Agosto 2025 alle 16:41

    Interessante la relazione FB nazional moralista d’una famosa “figlia di” che racconta l’accaduto. Ipse dixit che ha parlato con chi di dovere e poi aggiunge in versione sibillina di non fidarsi di questa magistratura. Forse sta pensando a qualche sentenza in arrivo?

  14. Stefano Locci ha detto:
    16 Agosto 2025 alle 15:33

    Egregio, i tempi cambiano. Una volta c’era un noto ristorante al centro di Cagliari assiduaamente frequentato da magistrati manco fosse una mensa aziendale. Quanto meno alcuni hanno variato la location…. Complimenti a Lei per il gustoso racconto e complimenti al protagonista che ha prontamente mandato aff… la ascoltatrice che, non volendo chiedere di cambiare tavolo forse farà tesoro che esistono anche (pochi) magistrati non allineati. A costei consiglio il più confortante ristorante cui ho fatto riferimento. Saluti.

  15. Antonio ha detto:
    16 Agosto 2025 alle 14:50

    L’onorevole Meloni pare che abbia presentato un interrogazione al Ministro Nordio aspettiamo la risposta del Ministro

  16. Mariano ha detto:
    16 Agosto 2025 alle 12:40

    Professore, lei sull’episodio ne sa più di quanto voglia ammettere (PS: se fossimo su WhatsApp ora metterei la faccina che ride)

  17. Francesco ha detto:
    16 Agosto 2025 alle 11:53

    sublime

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