Non sono mai riuscito a comprendere quelli che vincono e, non contenti, vogliono stravincere.
So perfettamente che nell’animo di molte persone, uomini e donne, si annida una radice sadica che trae piacere dal doloro inflitto. So che per alcuni è questa la strada, più o meno inconscia, che guida comportamenti sociali e sessuali, ma quando vedo all’opera la volontà di annientamento dell’avversario (come direbbe oggi Croce) confesso di provare ribrezzo per chi la pratica. Quando poi essa è interpretata da quel segmento sociale che fa dell’ostentazione della propria ricchezza e sicurezza, delle proprie relazioni e forza sociale, il motivo stesso del proprio esistere, allora provo il disgusto che suscita il kitsch.
La presidente Todde non decadrà perché la Corte costituzionale ha compilato una sentenza priva di qualsiasi nobiltà, ma tale da liberarla dal rischio di andare a casa.
Non ci sarà alcun giudice di Corte d’Appello che si occuperà del merito. Con ogni probabilità si troverà una gabola che chiuderà tutta la vicenda e manderà a riposo ballerini e suonatori.
Perché stupirsene? La stessa sentenza si è potuta permettere il lusso di dire che la Todde ha commesso gravi violazioni, ma anche che queste gravi violazioni rimarranno impunite. Perché?
Perché la parte della Todde è più forte di qualsiasi pretesa di diritto, di qualsiasi reato e di qualsiasi Procura.
Punto.
La politica è solo parzialmente sovranità della legge; è invece profondamente rapporto di forza e questo si riverbera anche nel processo.
Se il processo è equo dipende enormemente da un fatto soggettivo: che sia equo, giusto, equilibrato, colto e indipendente il giudice. Eventualità rarissima.
In questo quadro la gazzarretta fatta ieri dagli avvocati della Todde per impedire che Fercia stesse in giudizio mi sa tanto di stizza personale, di antipatia radicale, di ostilità non risolta né risolvibile.
Ma cosa può importare a chi ha già vinto che Fercia stia o non stia in giudizio?
Ma almeno il diritto di tribuna a chi ha già perso lo si vuole rispettare?
A quale istinto esibizionista si è devoti se dopo il trionfo e l’esilio del diritto e dell’avversario si esige anche il suo annichilimento e il suo silenzio?
Vedo affermarsi in questi anni una certa impudenza.
Non che non ve ne fosse prima (solo vedere che una persona che si prestò ad ogni intrigo giudiziario e tentò di fare molto male anche a me, oggi riveste senza meriti e competenze – e si vede, accidenti se si vede – incarichi importanti per i quali pretende ossequio non dovuto, mi conferma nella certezza del degrado etico e estetico dei tempi), ma prima era oggetto di polemica politica, di contrasto e quindi di trasparenza. Oggi è oggetto di venerazione.
L’impudenza ostentata è venerata, questo è il baratro nel quale si è caduti.

Quello che ha fatto Fercia non si cancella. Chiunque, nella storia della nostra martoriata Sardegna, abbia avuto il coraggio di affrontare il potere viene ricordato, sopratutto da chi si e’ trovato dall’altra parte. Fercia e’ un esempio di quella resilienza che sopratutto loro invocano a sproposito ad ogni occasione e sempre loro si infastidiscono quando sono altri ad invocare quel termine che gli appartiene.
Fercia incarna quello che qualsiasi studente dovrebbe imparare: battersi con l’uso del diritto, con la competenza e lo studio, anche se poi si perde, anche se poi il potere va in un’altra direzione.
In fondo tutti sanno, loro per primi, che Fercia ha vinto. Fercia ha difeso le sue idee, non quelle politiche ma quelle del suo operato quando in quella commissione non ha fatto altro che applicare cio’ che insegna ai suoi studenti.
Poco importa se gli avvocati che stanno dall’altra parte (non c’e’ un solo passaggio della sentenza della Corte che riprende un solo passaggio di un loro scritto difensivo) ora tentino di prendersi meriti che non hanno. E’ il loro lavoro. E poco importa se la corte d’Appello in un momento storico segnato dalla frattura creatasi con la parte politica opposta alla Todde scegliera’ di non decidere. A me importa che qualcuno continui a lottare anche sapendo di perdere, ma con la dignita’ che ti fa essere a posto con la coscienza. E’ questo che bisognerebbe insegnare in giurisprudenza.
Buon giorno!!!
Mi dispiace molto in primis per Riccardo, con cui ho condiviso il percorso da studenti in Facoltà, poi nell’essere stati entrambi colleghi docenti (io ho lasciato la Facoltà da diversi anni per dedicarmi solo alla libera professione), e ora la stima verso il suo impegno a ristabilire la verità giuridica anche.
E da ex docente in Giurisprudenza mi chiedo cosa pensino gli studenti del fatto che tutto quello che insegniamo loro, venga meno quando si toccano persone che in quel momento ricoprono ruoli importanti: della serie, la legge non è uguale per tutti.
Per questo il tema del Referendum ormai è fondamentale visto che accade con la Magistratura.
E per questo come diceva Lei, prof. Maninchedda “recentemente, é morto il diritto”…
altro che…. prima Repubblica… Andreotti, Craxi, e tutti gli altri…..questi li superano alla grande……
Buongiorno,
quanto male di giustizia circonda questa vicenda.
Mi chiedo spesso quando si avrà il coraggio di rimuovere dalle aule dei Tribunali la famosa frase:
” La LEGGE è uguale per TUTTI “, e magari sostituirla con altra tipo :
” VERITAS EST LEX ” ovvero la Verità è il fondamento della Legge…. Non dimentichiamo che le LEGGI Romane sono state le fondamenta della Giustizia di tanti Stati…
la difesa attacca per paura altrimenti bastava ignorare l’avvocato Fercia e si chiudeva cosi sanno che è una spina nel fianco non molla la preda , ma loro sanno di essere potenti per me sanno già il risultato finale
Aiutoooo……
Un potere senza grazia. Ma il potere si perde in un batter di ciglio.
Il potere lo sa, per questo punisce e premia, a seconda della propria utilità
La voglia assoluta di potere non ha fine….
Non ho parole, sarebbe solo tempo perso.
Tentare di eliminare l’Avv. Fercia, non è una azione di forza ma un segno di debolezza (giuridica), di paura del pool degli avvocati. Come dire: cento contro uno. Eppure, ho la sensazione, che dietro questo fuggi, fuggi di Presidenti, di avvocati che non vogliono “sostituire” Fercia in giudizio, nasconda una realtà diversa, vale a dire che per quanto riguarda la sentenza costituzionale la stessa non abbia chiuso definitivamente l’affaire “decadenza” e che abbia, dietro le righe, demandato al tribunale l’onere giuridico di decidere non solo sulla sanzione pecuniaria, ma anche e soprattutto, conseguentemente, sulla decadenza. Comunque, parafrasando un detto calcistico, mai dire: “gatto, se non ce l’hai nel sacco”. Al di là della decisione finale, rimarrà sempre nella storia regionale la figura di cacca, fata fare alla Todde, da una manica di consulenti sprovveduti.
In tutti questi anni, da quando è stata istituita la legge elettorale, la medesima è stata sempre applicata. Chiunque ha disatteso le regole stabilite è stato dichiarato decaduto; in certi casi ci sono stati ricorsi ma per colpe gravi, come nella fattispecie in argomento (mancanza di rendicontazione trasparente e quant’altro non rispettato) la decadenza è stata confermata. Il fatto di disattendere le decisioni del Collegio di Garanzia Elettorale suona già con un rumore cacofonico che lascia preludire alla domanda: che caspita serve la legge di regolamentazione elettorale se essa viene disattesa/abrogata senza referendum? Nella fattispecie del caso in argomento sembrerebbe che il collegio todde volesse e vuole procedere già dall’inizio senza contraddittorio (sarebbe come se una squadra di calcio chiedesse alla federazione di vietare alla squadra avversaria l’utilizzo del portiere). Guardando gli atti dell’alta corte non mi sembrano presenti riferimenti alle tesi del Dottor Fercia, anche loro hanno giocato senza portiere avversario? In riferimento a tutti quelli dichiarati decaduti nel corso degli anni, potrebbero fare ricorso a seguito di questa sentenza? E, ancora, nelle elezioni a seguire, i candidati se ne possono catafottere della legge di regolamentazione elettorale? Ad maiora!
Non ch’est galu issitu su Chervu in s’iscala.
Paura di Fercia, uno che ha chiesto la decadenza usando il comma sbagliato? Improbabile.
annientare l’avversario.
mah, cosi’ , .. en passant mi viente in mente Cesare , Giulio Cesare , al cospetto della testa del genero Pompeo che Tolomeo , per compiacerlo, aveva fatto assassinare.
Cesare è vincitore e li’ di fronte a lui sta il suo avversario. eppure non gioisce e si dispera per il tragico modo nel destino di Pompeo ; un “figlio di Roma”.
E non è questione di stile , o peggio di atteggiamento artificiale per ingraziarsi il bene di chissa’ chi; No no è proprio quella straordinaria e insolita potenza dell’ESSERE che precipita in individui come Cesare. ECCO un autentiCo VIVENTE!
stiamo di fronte a qualcosa di molto piu’ perverso del Kitsch orripilante , peraltro teorizzato in eccesso da un sistema critico immerso nella stessa ed identica crisi del “politico”
Sarò un ingenuo romantico ma se, come in molti sostengono, compresa la Corte Costituzionale, spetta al giudice di appello “riqualificare i fatti”, io non dispero che i giudici di Cagliari abbiano schiena dritta e amor proprio. Come, mi pare, hanno già fatto i giudici in primo grado. L’arroganza indispone e il tentativo di impallinare il buon Fercia che cos’è?
Risposta:
Paura.
Paura della verità.
Paura della verità ricercata da un uomo non prono.
Paura della verità ricercata da un uomo non promo che non intende allinearsi.
Quanto normalmente basta al giorno d’oggi per scatenare le più feroci guerre.
Tiro a indovinare: perché non è un GRILLINO NÉ UN PIDIOTA.
HOVINTOQUALCHECOSA? 😂
Credo che il primo obiettivo degli avvocati della Todde sia quello di spostare in avanti nel tempo la decisione della Corte d’Appello, che ormai è l’unico soggetto che potrebbe ancora dire la sua sulla questione della decadenza. LaCorte Costituzionale, nel momento in cui ha scritto che il giudice civile può riqualificare il fatto ha infatti detto in poche parole (banalizzo) “arrangiatevi, vedetevela voi e non tirate dentro noi della Corte”. Poi, come giustamente dice Lei, non se ne farà niente, perché in primo luogo si creerebbe un precedente pericolosissimo, e poi perché nessuno vuole andare a casa e perdere la poltrona. Pasticci ne hanno fatto un po’ tutti, da Licheri per le cose che sappiamo, al Collegio di garanzia (vecchia composizione) che ha usato il comma sbagliato, al Collegio di garanzia (composizione successiva) che ha revocato il mandato a Fercia senza però nominarne un altro, ma alla fine nei pasticci finiremo tutti noi sardi, che dovremo tenerci questa amministrazione regionale sino a fine mandato.
Custos sunt in gherra, faghindhe sa gherra (si assumancu ischiant pro chie e pro ite!) ma no guvernendhe zente, e sa “régula” de sa gherra est una ebbia, soberana de totu sos sordados “ingaggiati”: VINCERE.
Facce da guerra! Fatzas de gherra (si est menzus de èssere fatzas de cartone o de brunzu!).
Ma ndhe ant avassadu fintzas àteros “onnipotentes”. E donzunu at fatu, at a fàghere e faghindhe est sa “figura” sua, fintzas ponindhe chi siant buratinos, birilli, o mascaredhas, e no pessones lìbberas e responsàbbiles comente semus totu sos umanos de nàschida e de destinu, foras sos irbariados.