L’ultimo regalo dell’Eni: la Ramco verso il ritiro dell’offerta sulla Vinyls

12 maggio 2010 14:336 commentiViews: 4

127Da solide indiscrezioni romane si apprende che Ramco rinuncerà all’offerta su Porto Torres. Ovviamente la ragione vera è l’atteggiamento di Eni sulla fornitura delle materie prime; la ragione che sarà data in pasto ai sardi saranno le mille garanzie bancarie mancanti e magari anche il fastidioso pH del sudore dei titolari della Ramco, che ovviamente la Ramco non è stata in grado di dare né di modificare. Nel frattempo in Sardegna si discute di intercettazioni, le forze politiche tremolano di fronte alle divise, sbiancano ad ogni titolo dell’Unione e della Nuova. Alla fame chi pensa? Non è chiaro a troppi: siamo in un’emergenza terribile, di lavoro, di denaro, di persone, che richiede scelte e governo, non chiacchiere e diarrea.

6 Commenti

  • Quello che mi fa in…re è che viene permesso a quattro dirigenti dell’Eni di dettare condizioni alla Regione Sardegna (immagino che lo facciano anche con le altre regioni).
    E dei nostri chi era presente alla trattativa?
    Onorevole Maninchedda, non è che anche noi eravamo presenti solo con nostri funzionari, come hai paventato che possa succedere per discutere a Roma di federalismo fiscale (vedi tua nota precedente al riguardo)?
    Certo è meglio che non mandino me, poita deu di ammessi sciusciau sa mesa appizzusu, finzasa accandu non mi appessinti donau su chi si depinti e si spettada!

  • È tempo di agire, il popolo è pronto, cosa stiamo aspettando?
    E chi può e deve prendere le decisioni, cosa sta aspettando?

  • Tanto di rispetto e solidarietà per i lavoratori della Vinyls “prigionieri volontari”dell’Isola dei Cassaintegrati.
    Ma dopo l’abbandono della Ramco per precise responsabilità dell’ENI,cosa si aspetta ?
    La Confederazione Sindacale Sarda rilancia la sua proposta:Cacciamo l’ENI dalla Sardegna,obbligandola a pagare i danni ambientali e le malattie provocate ai danni dei lavoratori e dei cittadini.
    Le bonifiche darebbero lavoro almeno per 20 anni.
    Ripubblico il mio intervento al Consiglio Regionale riunito in seduta solenne il 15/07/2009:

    SALUTO LA PRESIDENTE DEL CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA
    SALUTO TUTTI I RAPPRESENTANTI DEL POPOLO SARDO

    Sa Cunfederatzione Sindacale Sarda da almeno 24 anni – fin dalla sua costituzione – denuncia la crisi della Chimica in Sardegna. É ora di dire la Verità fino in fondo. La Chimica in Sardegna è finita! Ed è finita probabilmente anche a Marghera perché l’ENI ha cambiato totalmente il Piano di Investimenti ed ha orientato tutto sulle nuove fonti energetiche.
    I sardi hanno speso ingenti loro risorse in questo Comparto: 2.800 miliardi delle vecchie lire furono date nel 1977 a Rovelli dal Credito Industriale Sardo per costruire gli impianti di Porto Torres e l’IMI dovette versare 1.000 miliardi di lire in conto liquidazione alla famiglia Rovelli. Già negli anni 90 l’ENI aveva operato la rivoluzione tecnologica nei suoi principali Impianti ed ogni ristrutturazione e riorganizzazione aveva comportato anche in Sardegna rilevanti tagli di posti di lavoro.
    Abbiamo calcolato che nel Comparto chimico in Sardegna sono state spese risorse pari a due Piani di Rinascita.
    Le ricadute positive in termini di buste paga e di economia di scala nel territorio non pareggiano gli squilibri ed i danni provocati dalle Industrie in conto ENI in termini di disastri ambientali e diffusione di malattie da tumore in tutti i territori dove opera.

    La posizione della CSS è chiara.
    Noi vogliamo l’unità del popolo sardo nella Vertenza al centro di questa giornata di riflessione e discussione a condizione che si pongano come obiettivi:
    1. la cacciata dalla nostra Isola dell’ENI con sdegno e fermezza. Noi sardi dobbiamo insorgere e cacciare l’ENI che tanti danni ha prodotto in Sardegna.Diciamo con chiarezza,citando il poeta latino Virgilio “ Timeo Danaos et dona ferentes ”. Non illudiamoci. L’ENI potrebbe cedere alle richieste politiche ed alla mobilitazione sindacale e popolare magari lasciando in Sardegna alcune linee di lavorazione, tra le più inquinanti e pericolose che non vuole più nessuno in Europa. Ed anche questo sarebbe un dono avvelenato perché costerebbe alle casse regionali e statali molte risorse, mentre veramente pochi sarebbero i posti di lavoro “salvati” e forse ancora per un breve periodo di tempo come è avvenuto purtroppo già negli anni passati.
    2. l’ENI e con esso il Governo della Repubblica, che tramite il Ministero del Tesoro ne è uno dei maggiori azionisti, prima di smobilitare, deve risarcire la Sardegna per i danni provocati;
    3. gli esperti della Giunta Regionale calcolino la cifra esatta da chiedere come risarcimento allo Stato e questi soldi veri siano subito investiti in opere di bonifica, riqualificazione e rinaturalizzazione dei territori.

    Lanciamo un vero e proprio Bando perché i nostri giovani laureati in ingegneria, in scienze ambientali, in geologia e biologia ed i nostri operai trovino immediata occupazione nelle Aziende a cui sarà affidata la bonifica.
    Abbiamo stimato che c’è lavoro per almeno 20 anni.
    La Regione investa sulle fonti pulite di energia alternativa: sole e vento prima di tutto nel rispetto dell’ambiente e del paesaggio. Impediamo e respingiamo con forza ogni possibile tentativo di introdurre in Sardegna lo stoccaggio delle scorie nucleari che cambierebbero totalmente la vocazione turistica della nostra Isola.

    Ricopriamo di pannelli fotovoltaici le zone industriali dismesse definitivamente compromesse, ahimè, dal disastro ambientale. Promuoviamo una vera e propria Riforma Agropastorale, modernizzando la nostra agricoltura, allevamento e pastorizia collegandoli all’industria di trasformazione e conservazione dei nostri prodotti agroalimentari e pastorali.
    Investiamo nella piccola pesca, nel turismo congressuale e culturale di tutto l’anno e nell’artigianato rilanciando i concorsi tematici.
    Liberalizziamo il commercio il più possibile, ma garantiamo ai titolari di licenza il diritto al sub ingresso e alla cessazione d’Azienda che per essi è una forma reale di liquidazione al termine della loro attività.
    Irrobustiamo il comparto tessile, partendo dalla Legler che va rilanciata come polo del Tappeto sardo.
    Rilanciamo l’economia della conoscenza e delle nuove tecnologie avanzate, valorizzando le migliaia di intelligenze dei nostri giovani.
    Non è detto poi che, realizzandosi queste condizioni, ad una decrescita del PIL corrisponda un abbassamento del tenore di vita del popolo sardo, tutt’altro sfatiamo questo mito salvifico della crescita del P.I.L.!!
    La festa è veramente finita per l’ENI in Sardegna da dove ha tratto utili miliardari, lasciando dietro di sé distruzione ambientale e morte.

    Inizia invece da oggi la nostra VERA FESTA. Noi Sardi dobbiamo utilizzare questa crisi internazionale ed epocale per svoltare pagina e per intraprendere un nuovo sviluppo.
    Festa del popolo sardo perché abbiamo ritrovato l’unità.
    Festa perché stiamo imboccando la strada maestra del nostro vero sviluppo.
    Liberi di governare lo sviluppo della nostra Terra, rispettando la natura , le comunità e le persone.
    Sicuri di aprire una prospettiva di benessere e felicità a questo nostro popolo e alla Nazione Sarda.

    Cagliari,15/7/2009

    Il Segretario Generale Naz.le della CSS
    Dott. Giacomo Meloni
    Marco Mameli e Antonello Carai della Segreteria Nazionale
    Mario Abis Segretario CSS/PT postelegrafonici
    Mario Melis della Segretaria FTS/CSS trasporti

  • quello che veramente mi riesce difficile da capire è che lo stato convoca al tavolo la regione e l’eni, ma l’eni non è lo stato?
    invece arrivano manager che decidono loro casa vendere ed a quali condizioni, ed il ministero dell’industria come è che non riesce ad imporre all’eni le sue scelte?
    forse che il ministro è impotente nei confronti del management eni?
    da cittadino qual sono non riesco a capire queste cose, eppure qualcuno dovrebbe spiegarmele, visto che i manager eni sono pagati con i nostri soldi, e dovrebbero quindi rendere conto del loro operato, si, ma a chi, se nessuno chiede loro i conti?
    e allora dovremo andare al tavolo delle trattative a battere i pugni finchè l’eni non ci da quello che lo stato ha promesso.
    ma l’eni non è lo stato?
    mi sono incartato

  • Anonimo totale

    ma la domanda se la Vinyls e le altre realtà produttive che esistono in Sardegna e che sono oramai tutte alla frutta sono davvero appetibili senza contributi?

    secondo me la cosa che dobbiamo chiederci è questa!

    se lo sono il mercato le richiederà e le farà rivivere produttivamente, in caso contrario è bene che chiudano e che noi sardi chiediamo ai proprietari attuali, nel caso evidenziato l’ENI, di pagare le bonifiche con denaro sonante e ripristinare i luoghi come erano prima della loro venuta e possibilmente levare il disturbo.

    poi magari qualcuno proverà a capire se davvero sia utile continuare a fare cattedrali nel deserto o magari non sia meglio ragionare in termini di razionalizzazione dei processi di programmazione industriale ed economica in generale.

    il dispiacere è per i lavoratori che perdono il lavoro e che creano un effetto domino che porterà ad un ulteriore contrazione dei consumi e che porterà ad un sempre maggior impoverimento di un territorio già molto provato dalle varie crisi.

    in tutto questo vorrei sapere i nostri eletti cosa caspita fanno… quali progetti e quale idea di sviluppo hanno, e mi scuserà l’on. Maninchedda ma non regge da parte sua la morale su cosa si dovrebbe ecc perchè lei è parte attiva ed integrante di una maggioranza che ha l’obbligo di dare risposte non di fare ulteriori domande.

  • Auspico e sono fiduciosa che l’attuale irripetibile maggioranza col prezioso apporto dei Sardisti porterà fuori la Sardegna dalle secche della crisi che la attanaglia

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