L’ordine del giorno del Psd’az alla fine del dibattito sull’indipendenza

28 settembre 2010 17:235 commentiViews: 8

037Il Consiglio regionale delibera

– di affermare solennemente la propria determinazione a conseguire l’indipendenza della Sardegna, intesa come esercizio pieno della sovranità del popolo sardo sulla Sardegna, sulle isole adiacenti, sul suo mare territoriale e sulla piattaforma continentale;
– di auspicare di poter esercitare parte di tale sovranità all’interno di un rinnovato patto costituzionale con una Repubblica italiana autenticamente riformata in senso federale, che si concepisca come un sistema di sovranità interdipendenti e solidali, come pure all’interno di un’Unione Europea sempre più federalista;
– di volere raggiungere questi obiettivi secondo un metodo progressivo, riformista, pacifista e democratico, maturato all’interno delle leggi vigenti in materia di formazione e espressione del consenso;
– di voler sempre ispirare ogni atto relativo al sistema dei poteri interni e ogni atto relativo ai rapporti con lo Stato italiano e all’interno dello Stato italiano, al principio del massimo di sovranità conseguibile e di interdipendenza regolabile nel momento dato;
– di voler costruire questa fondazione nazionale e statuale della Sardegna sempre con un’alta e forte partecipazione del popolo sardo;
– di approvare il presente Ordine del Giorno ai sensi dell’articolo 51 dello Statuto della Sardegna.

5 Commenti

  • Questo il testo dell’intervento del Segretario Generale della Confederazione Sindacale Sarda nel Consiglio Regionale del 05/10/2010 agli Stati Generali sulla sovranità della Sardegna e sul Nuovo Statuto.

    On.le Presidente del Consiglio
    On.le Presidente della Giunta
    On.li Senatori e Deputati sardi,
    On.li Consiglieri Reg.li
    Signore e Signori,

    “Se un popolo non conquista la sua indipendenza politica, non può essere soggetto della sua storia,
    ma resterà ai margini della storia di quella nazione che lo avrà vinto e dominato. E se un popolo dovrà
    risorgere dal limbo nel quale si trova dovrà avere il suo “stato”.
    Con la conquista dell’indipendenza il popolo sardo potrà costituire il suo stato che avrà i poteri per
    promuovere il processo di riscatto e di evoluzione economico-sociale oggi impossibile, in quanto soggetto
    ad altra potenza che non mostra alcun interesse né alcuna buona volontà per dare alla Sardegna il posto
    che le compete per ragioni storiche, geografiche, etniche nel consorzio dei popoli liberi”.

    Ho scelto di iniziare questo mio breve intervento citando un brano di un lunghissimo discorso tenuto
    in Ollolai il 10 giugno del 1967 dal grande Antonio Simon Mossa, sardista illustre, convinto patriota,
    lucidissimo ingegno e studioso pluridisciplinare conosciuto in tutta l’Europa e in tutto il mondo
    mediterraneo, ma soprattutto padre del Sindacato dei Lavoratori sardi, a cui si è ispirata fin dalla sua origine
    la Confederazione Sindacale Sarda.
    A queste fonti ci siamo ispirati, a queste radici, a questi ideali fatti di pensiero, cultura, sofferenze,
    errori e conquiste che hanno però volti e sono persone che hanno tracciato la nostra storia di Sardi: sono i
    Puggioni, i Bellieni, e i Lussu, i Gramsci, i Zucca, gli Oggiano, i Soggiu, i Contu, i Columbu e i Melis, i
    Giacobbe ma anche i Cocco Ortu, i Crespellani, i Segni, i Berlinguer, i Dessanay, i Pili, i Fadda, i Dettori, i
    Carrus, i Corrias, i Pirastu, i Cardia, i Cossiga e lo stesso Enrich e Pazzaglia. Un fiume di idee forza, di
    battaglie vere, di valori, ora impetuoso come un torrente di montagna, ora limpido e sereno nella sua corsa a
    valle, il più delle volte carsico nella profondità della terra e ora risorgente nella sua freschezza e purezza.
    Non spetta al Sindacato né tanto meno ad un Sindacato come la CSS, dare indicazioni politiche, ma
    ci rivolgiamo da qui all’intera classe politica sarda, in un momento di straordinarie trasformazioni sociali, di
    tragedie, di crisi economico-finanziarie, di crisi di valori per dirvi: attingete a larghe mani da questo
    patrimonio, aprite i forzieri di questo immenso tesoro, non sperperatelo ancora, non fatevene unici
    interpreti e paladini.
    Abbiate umiltà e coraggio.
    2
    La strada intrapresa nella discussione di questi giorni nel Consiglio Regionale è la strada maestra. Le otto
    Mozioni, lungi dall’essere segno di debolezza e di divisione, sono ricchezza e pluralismo di idee – tutte
    preziose – che hanno un unico denominatore comune che è quello di considerare ormai conclusa e superata la
    fase dell’Autonomia. Così lo stesso Presidente della Giunta a conclusione del dibattito in aula, quando
    afferma che l’ Autonomia è ormai datata e non è più sufficiente a dare risposte in una Sardegna e in un
    mondo completamente diversi da quelli di sessantadue anni fa’, e che quindi sia necessario puntare verso uno
    stato federale. “Credo, così concludeva il Presidente, che solo dentro questo processo di riforma
    federale sia possibile porre con forza, e in termini nuovi anche, il concetto di sovranità e indipendenza
    della Sardegna, come è stato chiesto in quest’Aula.”
    I nostri Padri avrebbero gioito sicuramente oggi nel vedere questa solenne assemblea confermare la
    strada intrapresa del federalismo e della indipendenza.
    Sono certo che attorno a questi concetti non ci sia più né retorica né propaganda ideologica. Oggi
    indipendenza in termini moderni non può che essere rivendicata in un quadro europeo, di una Europa
    dei Popoli e delle Nazioni dove la sovranità è esercitata nel rispetto delle regole comuni alla cui base
    c’è l’assunzione dei principi della libertà, della pace, della non violenza, della democrazia, della
    solidarietà, di sussidiarietà e fratellanza.
    Principi che esaltano i diritti allo sviluppo e al lavoro,al reciproco rispetto, alla felicità.
    Il diritto non solo alla non discriminazione che postula l’accettazione del pluralismo delle idee, dei
    popoli e delle nazioni, ma la diversità dei soggetti plurimi e diversi con le loro culture e lingue; ma
    anche il diritto alla non assimilazione che protegge da tutte le tentazioni al centralismo e
    all’appiattimento delle specificità e peculiarità. A noi sardi serve questa certezza perché la nostra
    identità fatta di cultura-limba-tradizioni-odori e sapori è un valore insopprimibile e come tale deve
    essere garantita.
    Abbiamo urgente bisogno di un nuovo Statuto Sardo, di una nuova Carta De Logu che rimetta al
    centro la Sardegna e i Sardi come sono ora,capaci di rapporti con l’Europa ed il resto del Mondo,
    dentro una concezione federalista che traduco come un rapporto da adulti con lo stesso Stato Italiano.
    E’ giusto rivedere la nostra storia e considerare “politicamente conclusa” la vicenda conseguente alla
    rinuncia dei sardi alle proprie sovranità istituzionali, avvenuta tra l’altro da parte di una minoranza
    di famiglie il 29 novembre 1847.
    Così – come allora sciaguratamente – rinunciammo alla nostra sovranità, tratti dall’illusione che la
    Sardegna così avrebbe avuto più possibilità di sviluppo; ora possiamo, avendo sperimentato e pagato
    sulla nostra pelle quella illusione di parziale progresso, riprenderci la libertà di decidere il nostro
    futuro.
    Certo in questi anni la Sardegna è cambiata; ma la crisi attuale si evidenzia sempre più come crisi di
    sistema. La pastorizia e l’agricoltura sono settori in crisi totale, le Università sono state costrette a
    rinviare l’apertura dell’anno accademico per i pesanti tagli che hanno messo fuori ricercatori e
    precari; così la Scuola che in Sardegna poteva avere risposte diverse se fosse stata approvata la Legge
    Reg.le, come è avvenuto in Valle d’Aosta dove si sono tutelate le classi dei paesi di montagna anche con
    3
    5 alunni; i trasporti sono nuovamente nel caos e l’industria è in coma profondo. Il tasso di
    disoccupazione nel primo trimestre 2010 ha raggiunto il 16,1 % .
    In due anni abbiamo perso 24 mila posti di lavoro nella sola industria. Più di 100 mila sardi
    usufruiscono di ammortizzatori sociali ( il 26-30 % ) ed i giovani senza lavoro superano il 44 per cento.
    Il 21,4 % delle famiglie sarde versa in condizioni di assoluta povertà. La Sardegna così non ce la può
    fare, anche perché gli ammortizzatori sociali vanno a termine, dopo di che ci sarà il disastro.
    Nondimeno non ci faremo impaurire da chi dice che la Sardegna non ha la forza finanziaria per uscire
    dalla crisi.
    Ormai più fonti autorevoli ci confermano che la Sardegna, se riavrà indietro dallo Stato – com’è un
    suo diritto – i soldi mal tolti delle Entrate per cui abbiamo recentemente manifestato unitariamente in
    Piazza Eleonora ad Oristano – e se si svilupperà un rapporto diverso in materia di accise e Zone
    franche, la Sardegna non dovrà aver paura del Federalismo Fiscale, anzi si farà chiarezza e si potrà
    dimostrare che le nostre entrate sono quasi sufficienti al nostro fabbisogno, perché la sovranità
    esercitata su tutto il territorio, metterà fine al Patto di Stabilità -vero imbroglio e gabbia per le nostre
    Comunità locali e porterà chiarezza sui costi di tutte le schiavitù militari e industriali finora
    sopportate da noi sardi senza adeguati benefici e ricadute economiche.
    Noi, sia chiaro, siamo contro tutti i Poligoni Militari e contro il Nucleare Civile e militare considerati
    fonte di morte e malattie, per cui sollecitiamo il Consiglio Regionale perché la Sardegna venga
    dichiarata Regione denuclearizzata; ma non possiamo essere così fessi da sopportare – com’è oggi – gli
    svantaggi a beneficio di chi specula ed incassa enormi vantaggi anche economici da queste servitù.
    La CSS insieme alla maggior parte delle forze sindacali e sociali ed a un nuovo corso della politica
    accetta la sfida. Non vuole che prevalga l’immagine dell’Isola che, per disperazione, pianta croci
    simboliche davanti alla torre aragonese o si imprigiona nelle carceri dell’Asinara. Quella battaglia
    sacrosanta è servita per rompere l’isolamento ed il silenzio. Ora però occorre rompere quella bolla
    mediatica che potrebbe diventare una ulteriore e più pericolosa prigione. C’è necessità di un forte
    balzo in avanti. Credere e puntare sulle proprie forze sane della società sarda per intraprendere il
    cammino della sovranità, sapendo che nessuno ci tirerà fuori dalle nostre difficoltà se non noi stessi,
    che, possiamo farcela, guardando all’Europa e al contesto dei popoli che si affacciano nel Mar
    Mediterraneo, compreso il popolo italiano, con i quali è possibile ritessere la trama della nostra storia
    da veri sovrani – protagonisti del nostro futuro.
    CAGLIARI,05/10/2010 IL SEGRETARIO GENERALE NAZ .LE
    DR. GIACOMO MELONI
    DELEGAZIONE :
    MARCO MAMELI SEGRETARIO NAZ .LE
    CARAI ANTONELLO SEGRETARIO NAZ. LE

  • Giovanni Porcu

    Sono molto deluso dall’intervento del Presidente Cappellacci . L’ho ascoltato attentamente sul sito della Regione . Dichiarazioni e affermazioni che attestano la sua mancanza di attenzione ad un dibattito e a una questione che – invece – ha segnato – pur nella diversità di posizioni – un momento molto alto nella vita parlamentare sarda.
    Risponde con un ni alla nostra richiesta – peraltro oggetto di patto elettorale – sull’assemblea costituente annacquandola con la proposta di apertura di un tavolo di confronto con deputati, senatori, e quant’altro . Metodo alquanto sperimentato quando c’è da affossare una proposta, Confonde la questione sarda con la questione meridionale . Concetto che ritenevamo ormai superato e per noi mai esistito posto che le due questioni non sono mai andate di pari passo. Parla a più riprese di “ un treno che passa e sul quale bisogna salire in fretta se si vuole viaggiare nel vagone e nei posti giusti “ riferendosi al dibattito in essere all’interno della conferenza Stato Regioni sulla riforma dello stato facendo capire che la partita si gioca li ( dove solo lui partecipa) e non in Consiglio Regionale. Queste le cose a mio modo di vedere salienti all’intermo di un discorso a tratti anche banale e retorico.
    Che dire . Mi auguro solo che il Consiglio Regionale voli più alto come ha dimostrato in questi giorni anche grazie ai notevoli interventi dei nostri consiglieri ed altri di tutti gli schieramenti pervenendo ad una soluzione che abbia altro spessore e valore di quella prospettata dal presidente dei Sardi .

  • Manuel Pirino

    Ad unguem !!!

    ed ora il Partito, pensi ai 5 grandi temi, attraverso i quali liberare il Popolo Sardo dalla POVERTA’ !!!

    Manuel Pirino

  • marco m. cocco

    Chi ben comincia è a metà dell’opera.
    Continuate così.

  • Benissimo questo si che si chiama fare cose concrete.
    Bravi andiamo avanti

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