Lo Stato sardo nasce per contrasto con lo Stato italiano. Il mio intervento di ieri: il Consiglio come la Pallacorda in Francia? Speriamo.

30 luglio 2011 07:2918 commentiViews: 15

248Signora Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, onorevoli colleghi, è sotto gli occhi di tutti che viviamo un momento drammatico e non possiamo permetterci il lusso della disperazione, tanto meno quello della distrazione.
Lo Stato italiano è in una condizione istituzionale, economica e sociale di evidente debolezza, ma anche di crescente discredito. Si può essere deboli economicamente, ma credibili politicamente; oggi lo Stato italiano non lo è né tra gli italiani, né all’estero. E dall’estero è in atto un fortissimo attacco che scommette sulla debolezza dell’Europa e dell’Italia. Scommette sulla debolezza dell’euro, attraverso le debolezze dell’Europa, e tra queste l’Italia, l’Irlanda, la Spagna e il Portogallo sono le debolezze più evidenti.
L’Italia è uno Stato invecchiato, che ha ragionato troppe volte di riforme sull’onda di posizioni populistiche e demagogiche. Oggi il suo PIL è bloccato, il suo debito pubblico è eccessivo e grave, la bassa credibilità internazionale dell’Italia rende talmente rischiose le obbligazioni emesse dal Ministero del tesoro da innescare un pericolosissimo aumento del costo del debito contratto per pagare il debito.
Oggi lo Stato italiano è il maggior fattore, e l’abbiamo sentito anche dalle parole del Presidente della Giunta, d’inibizione dello sviluppo della nostra come di altre regioni, ma paradossalmente un suo default, una sua implosione, sarebbe più dannosa per la sardegna.
Io resto personalmente convinto che sia indispensabile, per parlare di sviluppo, parlare e decidere sulla sovranità; resto convinto che l’Italia così com’è non è una prospettiva positiva per la Sardegna. Ma ora noi Sardi dobbiamo muoverci difendendo il nostro diritto ad amministrare le nostre ricchezze e a costruire il nostro Stato attraverso una battaglia tutta ed esclusivamente interna ed efficace, combattuta all’interno dello Stato italiano nell’ordinamento dato. Questo è il perimetro del campo di battaglia. Dobbiamo avere in testa un grande progetto, che leghi l’esercizio della sovranità possibile e condivisa e lo sviluppo della libertà e della ricchezza, ma dobbiamo anche, e soprattutto, essere puntuali ed efficaci, non utopistici e non retorici svolgendo il nostro conflitto con lo Stato nelle forme più efficaci, che in genere sono anche le meno chiassose.
Che cosa significano i rilievi mossi dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri all’articolo 3 comma 1 della legge 12 del 2001? Mi permetto di riepilogarlo ai colleghi. Nella sostanza il Governo contesta alla Regione la facoltà di effettuare il calcolo delle compartecipazioni erariali sancite dall’articolo 8 dello Statuto, contesta l’autonomia di calcolo, cioè “il come”, per contestare subito dopo “il quanto”. Ma il Governo si è svegliato tardi, perché la Regione ha già usato quel metodo per il bilancio 2010.
Ricordo ai colleghi che la Regione ha già iscritto nel bilancio 2010 le entrate dovute all’ex articolo 8 e ricordo ai colleghi che aver fatto questo ha significato dimostrare, nella pratica, l’immediata precettività dell’articolo 8 dello Statuto della Sardegna. Siamo stati intelligenti: mentre abbiamo accettato il confronto sulle norme d’attuazione, abbiamo contestualmente applicato l’articolo 8 nel Bilancio 2010 senza attendere il varo delle norme di attuazione. Il bilancio preventivo 2010 non è stato impugnato dal Governo, il bilancio consuntivo è stato parificato dalla Corte dei conti. Quei soldi sono ufficialmente nostri, oggi il Governo tardivamente contesta questa nostra norma. Qual è il vero obiettivo? Il vero obiettivo è allineare, vorrei che fosse chiaro ai colleghi, l’ammontare di ciò che ci spetta per diritto a ciò che lo Stato ritiene, nelle condizioni fallimentari in cui si trova, di poterci dare: è questo l’obiettivo! E cioè quanto? Esattamente ciò che è previsto dal patto di stabilità. La differenza tra quanto lo Stato ritiene possibile e quanto ci spetta per legge è di 800 milioni (ovviamente in meno per i Sardi). Vorrei ricordare ai colleghi che noi, in forza dell’accordo firmato dal Presidente Soru, siamo stati leali con lo Stato, anche troppo! Anche troppo! Perché con il nostro accordo ci siamo accollati il rischio di pagare i nostri diritti e il nostro sviluppo in base alla ricchezza che produciamo, perché è questa l’anima di quell’accordo; noi ci siamo accollati il rischio di adeguare gli standard dei diritti all’ammontare del nostro gettito fiscale. Sale il PIL, abbiamo più soldi per i dirittti; diminuisce, dobbiamo regolarci. Abbiamo accettato questo rischio, ci siamo accollati sanità e trasporti. Lo Stato viceversa oggi ci chiede di mantenere invariati i nostri rischi ma anche di rinunciare ai nostri diritti e di rinunciare ad una quota dei nostri soldi, previsti per legge, per finanziare che cosa? Il debito pubblico italiano, non maturato in Sardegna però! Non è accettabile, non è accettabile da parte di uno Stato che nella realtà non ci trasferisce le compartecipazioni e fa gestire a noi il loro utilizzo. Perché, sia chiaro colleghi, la modalità di trasferimento delle risorse è rimasta a quella vecchia. Per esempio sulla sanità, lo dico perché bisogna entrarci in questi meccanismi, lo Stato ci trasferisce non l’ammontare dell’Iva e dell’Irpef e poi dice alla Regione di amministrarlo; no, sulla sanità ci dice: ” La delibera Cipe dice che questo è il vostro fabbisogno, la differenza in eccesso la pagate con le vostre imposte direttamente riscosse”. Questo è lo Stato italiano! Quello della Tirrenia! Questo è lo Stato italiano!

Non è accettabile da un Governo che sulla scuola ha cercato di scippare i fondi regionali. Non è accettabile perché un taglio di 800 milioni di euro riduce la Regione ad un ruolo contabile e non di governo.
Noi, in un’altra occasione, questo è certo, dobbiamo ritornare qua dentro per cambiare la nostra politica di spesa, non è possibile tenere quella che c’è, non è possibile! Oggi però dobbiamo decidere come combattere lo Stato. Si dice che serve una grande unità politica, l’ha chiesta anche il Presidente della Giunta, è conseguibile? Non è mio compito valutarne la fattibilità nel contesto politico dato, non sta a me ora in questo compito, valutare se le ragioni del confronto tra maggioranza e opposizione siano ostative oppure no di una forte unità politica. Mi avrebbe fatto veramente piacere che la necessità di questa unità avesse animato sempre l’azione politica di tutti, così non è stato. Ma il dato certo è il comportamento del Governo italiano; esso svela tutta l’inconsistenza della retorica istituzionale dell’unità d’Italia.
La concretezza della disuguaglianza italiana, delle ingiustizie e dell’inefficacia dello Stato, va posta all’attenzione del Presidente della Repubblica che in questi giorni sta continuamente rivendicando il suo ruolo di garante dell’unità. Non si può dire ad una Regione di stare  in uno Stato unitario che programmaticamente e deliberatamente ne inibisce lo sviluppo. Il Presidente della Repubblica deve constatare il carattere cinico delle politiche del Governo italiano sulla Regione Sardegna, non verso tutte le regioni, verso la Regione Sardegna.
L’altro dato certo è che non esistono rapporti personali privilegiati capaci di sostituire i giusti rapporti istituzionali e il nostro giusto rapporto istituzionale con lo Stato è conflittuale. I salotti e le subordinazioni spero che da questo Consiglio vengano definitivamente dichiarate bandite dai costumi della politica sarda e dalle sue istituzioni.

L’ultimo dato certo è che in questa battaglia noi possiamo trovare nel Consiglio una grande occasione di rinnovamento, nella fatica e nel sacrificio prima di tutto nostro, personale, per ergerci come una nazione guidata da persone serie, impegnate, forti e in questo momento capaci di guidare la difficoltà.
Concludo con una nota personale. Io come Presidente della Commissione bilancio ho rapporti tesissimi sul piano politico con il Presidente della Regione Sardegna, dai tempi della censura al Ministro Tremonti. Oggi il Presidente della Giunta ha censurato l’intero Governo, mi fa un grandissimo piacere! Da questa parte della barricata c’è spazio per chi vuole combattere, dall’altra parte della barricata non c’era spazio per uno come me che aveva visto già da prima che lo Stato era in queste condizioni. Io non ho nessuna abitudine a che mi si chieda scusa però sono contento di non aver visto male quando individuavo nel ministro Tremonti un grande avversario della Sardegna.

Noi Sardisti, lo dico alla fine, in questa battaglia cerchiamo compagni. Il lavoro svolto in questi due anni per far dialogare maggioranza ed opposizione non nasce da equilibrismo, nasce da passione.

Noi lavoriamo ad eliminare le fittizie differenze politiche tra i sardi per rendere più forte l’unica vera battaglia che dobbiamo combattere. Noi pensiamo che il Consiglio sia il vero luogo della patria dove l’unità può essere trovata e intendiamo costruirla. Chiediamo al Presidente della Regione di dimostrare di saper combattere perché questo è il suo dovere e questa è la sua funzione!

18 Commenti

  • Paolo, il tuo lavoro poco visibile ma psicologicamente importante sta incominciando a dare i suoi frutti. Se in Consiglio regionale si avrà il coraggio di difendere il diritto dei Sardi a vivere la propria esistenza senza più farsi intimidire da questa “presunta madre” (italia), ma a capire che forse è una “perfida matrigna”, che vede la sua figliastra (Sardigna) come stupida e ubbidiente ai suoi ordini, sentendosi autorizzata quindi ad approfittarne senza scrupoli, dandoli ogni tanto un pezzo di pane duro, allora vedremo lo sviluppo e la crescita prosperosa di una nuova realtà nel Mediterraneo.

  • Questo è il momento di tralasciare gli schematismi ideologici per affrontare programmaticamente la radice del nodo: siamo una colonia del decadente Stato d’Italia.
    L’interesse consta nel mantenere la Sardegna in uno stato di torpore e sottosviluppo tale da permettere di fruirne senza il problema degli indigeni.
    Cappellacci ha dato un segnale importante: speriamo che vada avanti senza fermarsi più.

  • Marcello Simula

    Beh, avrei qualche perplessità nel definire “fittizie” le differenze politiche che mi separano dal Pdl, sardo o roma-dipendente che sia!Apprezzo comunque e condivido il pragmatismo dell’On.Maninchedda nel voler perseguire il suo (nostro programma di Unificazione dei Sardi sardi per costituire il Partito dei Sardi,nell’ottica dell’indipendenza, prima economica e poi politica (o viceversa?). Che il Presidente della Regione dimostri di saper combattere perchè questa è la sua funzione ed il suo dovere io me lo auguro di cuore per me e per tutti i sardi, anche se questo zelo “sardista”, degno anche di più nobil causa, il nostro Presidente l’avrebbe potuto e dovuto manifestare quando, per farsi eleggere, saliva (un gradino più in basso), con lo psico nano sul palco elettorale. Credo che abbia qualcosa da farsi perdonare, ma io non sono di quelli che portano rancore, solo vorrei davvero una prova convincente, a quel punto credo che, almeno noi Sardisti, potremmo davvero avviare un dialogo costruttivo ed una nuova fase (scusate i luoghi comuni, sono un inguaribile ottimista).
    Saluti a tutti e forza paris!

  • Paolo Maninchedda

    Egregio Antoni, il problema, come sempre, è leggere senza pregiudizi. Il passo da Lei citato vuol dire soltanto che, nella fattispecie dello scippo entrate, dobbiamo portare lo Stato in Tribunale, cioè usando il perimetro dell’ordinamento italiano, mentre, poltiticamente ci costruiamo il consenso tra i sardi per l’indipendenza. in secondo luogo, io non ho mai fatto parte della Commissione paritetica. In terzo luogo, i sardisti hanno chiesto e si sono battuti perché nello schema di norme di attuazione si desse corso all’attuazione inversa dell’articolo 9; non trovammo consensi e non riuscimmo a inserire la norma. Tutto qui. Per il resto, il tono e il sospetto mi rinviano ad alcuni ambienti politici che da tempo guardano tutti con sospetto fuorché se stessi.

  • Ci tengo a fare una doverosa premessa… pur consapevole che se dovessi trovarmi faccia a faccia con un sardista, troverei sicuramente il modo per spiattellargli una vagonata di critiche… non ho timori neppure ad affermare molto serenamente,che io sono stato sin da subito uno dei principali sostenitori, del Progetto Flotta Sarda messo in piedi dall’assessore ai trasporti Solinas,anche perchè (pur essendo una iniziativa tardiva e dunque era inevitabile che apparisse pasticciona) è stato comunque almeno “un sussulto”,una parvenza di reazione all’ennesimo schiaffo dello stato Italiano nei confronti della nazione sarda, e dunque era assolutamente meritevole di essere appoggiata in ogni modo possibile senza Se e senza Ma…ci tengo a sottolinearlo proprio perchè non mi piace la politica fatta in modo fazioso e senza possibilità di dialogo vero … per quanto invece concerne nello specifico l’articolo di cui sopra… a leggerlo cosi parrebbe anche ben fatto, con argomentazioni fondate e assolutamente ineccepibili… se non fosse probabilmente per due piccoli particolari,sicuramente ai più insignificanti (anche se sono sicuro che l’autore il significato lo comprende benissimo)
    La prima constatazione è ancora una volta l’ ambiguità strisciante (un vezzo che purtroppo, ahime…. al suo partito costa evidentemente ancora troppo perdere completamente) quando Lei afferma :

    “Io resto personalmente convinto che sia indispensabile, per parlare di sviluppo, parlare e decidere sulla sovranità; resto convinto che l’Italia così com’è non è una prospettiva positiva per la Sardegna. Ma ora noi Sardi dobbiamo muoverci difendendo il nostro diritto ad amministrare le nostre ricchezze e a costruire il nostro Stato attraverso una battaglia tutta ed esclusivamente interna ed efficace, combattuta all’interno dello Stato italiano nell’ordinamento dato. Questo è il perimetro del campo di battaglia. Dobbiamo avere in testa un grande progetto, che leghi l’esercizio della sovranità possibile e condivisa e lo sviluppo della libertà e della ricchezza, ma dobbiamo anche, e soprattutto, essere puntuali ed efficaci, non utopistici e non retorici svolgendo il nostro conflitto con lo Stato nelle forme più efficaci, che in genere sono anche le meno chiassose.

    Cosa vuol dire insomma, “l’esercizio della sovranità possibile e condivisa” ???? significa forse, che se dall’altra parte del Tirreno non la pensano possibile, e dunque neanche li sfiora il pensiero di concedercene un millimetro in più e di condividerla con noi,Noi dobbiamo toglierci “hustos mahighines dae conca” e rimanere ancora per altri 60 anni a fantasticare di una Autonomia Speciale per il bene della Sardegna..???
    facciamo un es. banale banale, di lotta senza ipocrisie per la nostra Sovranità…io so che Lei ha una certa competenza riguardo la materia delle entrate fiscali, in quanto se non sbaglio fa parte della commissione paritetica che discuteva/te con lo stato Italiano la riforma dell’art.8…..ma io mi chiedo e Le/chiedo…: perchè si parla sempre dell’art.8… e si ignora invece completamente e volutamente il contenuto dell’art. 9 ??? il quale recita testualmente…
    La Regione Può affidare agli organi dello Stato l’accertamento e la riscossione dei propri tributi…ora anche uno scolaro che si è fermato al diploma di scuola media inferiore, sa bene che ” Può ” nella grammatica italiana ha il significato di facoltativo…..dunque io ed altri sardi ci chiediamo continuamente,senza trovare a questa domanda una risposta plausibile…noi per statuto potremo tranquillamente riscuotere le entrate fiscali, e successivamente versare all’italia la quota che gli spetta trattenendo alla fonte in sardegna la nostra parte…a suo tempo si scelse invece di fare al contrario ( è gia questa è una cosa talmente masochistica da risultare incomprensibile ) dando piena fiducia allo stato Italiano e consentendogli di riscuotere le tasse,salvo poi richiedergli indietro la nostra parte……Perchè Onorevole Manichedda, se da svariati anni lo stato italiano non rispetta i patti con la Sardegna, gli si continua ancora a dare Fiducia..???? chi può impedire a noi sardi di dare Immediatamente diversa attuazione all’art. 9 togliendo allo Stato Italiano la delega alla riscossione dei tributi,per gestirla direttamente, come appunto ci consente il nostro Statuto…???

    Cordiali saluti da un sardo che ogni tanto si ostina a porsi domande strane….

  • Perché in Sardegna, dove si parla spesso in termini molto vaghi di autonomia, federalismo, sovranità e indipendenza, si attende sempre che il federalismo lo propongano e lo facciano gli altri per poi criticare le proposte anziché intervenire in tempo con proposte alternative e concrete? Senza sempre attendere che lo facciano i partiti italiani? Per quanto riguarda il Senato federale proposto dal governo nazionale nelle scorse settimane, non ho letto, ma se sbaglio mi corregga Lei, nessuna proposta alternativa proveniente dai politici sardi.

    In questo senso la Sardegna, Maninchedda, il partito sardo d’azione,
    potrebbero presentare una proposta concreta sul Senato federale, guardandosi però su quello che succede in altri paesi federall, come ad esempio la Germania.

    Non sono un politico ma ecco la mia: su Repubblica dei giorni scorsi la notizia della proposta di legge di Calderoli su Senato federale formato da 250 senatori eletto a “suffragio universale e diretto su base regionale” e ai cui “lavori potranno partecipare senza diritto di voto, altri rappresentanti delle Regioni e delle autonomie locali”. Premetto che la formulazione è molto vaga e che un vero Senato federale (in tedesco: Bundesrat) è tutt’altra cosa.

    I senatori in un senato federale serio SONO LE GIUNTE REGIONALI e non sono eletti contestualmente il giorno delle elezioni regionali!

    Cito da Wikipedia: “Nell’ordinamento costituzionale tedesco il Bundesrat non può essere propriamente considerato il secondo ramo del parlamento accanto al Bundestag (Camera dei deputati). La provenienza dei suoi membri, non eletti a suffragio universale ma esponenti dei governi dei vari Länder, impedisce che il Bundesrat rivesta il ruolo di seconda camera di un sistema tipicamente bicamerale. Il Bundesrat è composto dai delegati dei governi dei vari Länder (da noi Regioni). Nel Bundesrat (Senato federale) siedono i membri dei governi di ogni singola Land (Regione). Ogni Land è rappresentato nel Bundesrat da un numero di delegati determinato sulla base del numero dei suoi abitanti. Ogni Land può avere da un minimo di 3 ad un massimo di 6 delegati per un totale di 69 delegati che compongono il Bundesrat. La sua composizione è infatti determinata dalle elezioni regionali che si svolgono nei vari Länder e poiché la scadenza temporale delle elezioni regionali è diversa da Land a Land, i membri del Bundesrat vengono rinnovati a rotazione, ogni volta che in un Land si tengono elezioni regionali”.

    E qui sta il trucco di Calderoli. Infatti, essendo in Germania il Senato federale composto dai presidenti e assessori dei governi regionali ha attualmente una maggioranza di centro sinistra mentre la Camera dei deputati (Bundestag) è di centro destra. Il Senato federale “calderoliano” invece sottrae, anziché dare, potere alle nostre Regioni e somiglia tanto al fascismo. Il Senato federale alla tedesca, composto solo da alcune decine di membri, rappresenta al contrario una vera soluzione democratica, evita la creazione di una seconda camera costosissima per il contribuente e rappresenta un vero federalismo perché composto esclusivamente dai delegati delle giunte regionali. Invece nel Senato federale di Calderoli i delegati regionali “potranno partecipare senza diritto di voto, altri rappresentanti delle Regioni e delle autonomie locali”. Cose dell’altro mondo! Ma è mai possibile che un ministro della Repubblica non sappia cosa è un vero Senato delle Regioni? E perché in Germania, paese da 90 milioni di abitanti, il Senato federale è composto da 69 senatori e quello di Calderoli da 250? Cose dell’altro mondo!

    Allora quando arriva la proposta sarda sul Senato federale?

  • Condivido in pieno l’intervento di Giampiero.Ha centrato tutti i punti.
    Credo che questa sia l’ultima occasione per i sardi di unirsi in una battaglia comune e pertanto ritengo lodevole le dimissioni dal suo partito di Capellacci(anche se tardive) e ritengo allo stesso tempo al di fuori di ogni logica la richiesta di dimissioni per Capellacci richieste da Bruno e dal Pd. Ma quando cambieranno questi ultimi? Ma si rendono conto della situazione economica sarda e dell’opportunità che abbiamo in questa fase politica? Loro non si staccheranno mai dalle direttive romane e poi hanno la faccia tosta di rinfacciare questo al Pdl. Sono entrambi roma-dipendenti e basta.

    Un altro punto è stato centrato dall’amico Piero Botza.
    Mi ripeto per l’ennesima volta:
    ma il psd’az nei suoi vertici ha solo la voce di Paolo?

    gli altri consiglieri regionali hanno una piccola idea e riescono a farci sentire la loro voce?

    il nostro Presidente riuscirà prima o poi a far conoscere a tutti la voce dei sardisti nelle tv, nella stampa o anche in questo sito? Mah!!

    Amico segretario Colli:
    riusciamo a darci una svolta e a far sentire la nostra voce pubblicamente? Dobbiamo continuare a chiamarci psd’az o cambiamo e vi costringeremo ad aggiungere le iniziali dell’unico nostro politico di riferimento che ci fa sentire orgogliosi di una appartenenza?
    DATEVI UNA MOSSA
    FORTZA PARIS

  • che errore, caro pres. Cappellacci non avermi ascoltato quando dicevo di opporti alla concessione per scopi bellici le ns basi militari. che errore paolo maninchedda non avere promosso un’opposizione del genere a nome dei sardisti e dei sardi che della pace hanno il culto. che della libia anche l’amicizia, nella convinzione che l’onu, non le bombe, i caschi blu noi i ns soldati devono redimere le controversie internazionali e punire i dittatori. viva.
    dal mio blog, e grazie per l’ospitalità.
    mn
    ^^^
    Ministeri padani e a Tripoli l’Europa uccide ancora.

    La lettera del capo dello Stato di chiarimenti sulla pagliacciata calderoliana è diventata l’argomento principale della politica e della comunicazione. Vediamo come la pensiamo noi. Napolitano non è il superiore gerarchico di SB, e quindi la lettera di “spiegazioni” di una evidente puttanata è atto istituzionalmente improprio. Tra le prerogative del ns presidente della repubblica vi è quella dei messaggi alle camere, e non le lettere di spiegazioni ai suoi subalterni. Il capo dello stato non deve apparire super premier se non per dare modo alla pubblica opinione di toccare con mano un’esigenza non procrastinabile: fare delle due cariche, capo dello stato e premier un’unica carica. Come accade nella vicina Francia.

    SB non reagisce perchè preso dalle tenaglie della magistratura che lo stritola anche con espropri da molti esperti ritenuti (ma anche da me) abnormi. Propongo anch’io due ministerini, alla difesa e al tesoro, uno a Iglesias e l’altro a Tresnuraghes. La lingua ufficiale il logudorese, e quella sottufficiale il catalano. Per l’agente semplice va bene anche anche il barbaricino.

    Ma intanto che noi ci avviluppiamo intorno alla buffonata dei ministeri (forza Brambilla, che è utile alla nazione il ministero del turismo a Monza, e i tuoi asinelli come ragiscono?), l’Europa dei diritti universali, l’Europa che ha giurato a se stessa: mai più guerre, mai più missili sulle terre altrui, mai più aerei a bassa quota nelle città d’altri, mai più scontri armati con altri stati perchè l’esperienza del passato fa soltanto venire i brividi, ieri la Nato che ha fatto di tanto importante per l’umanità e per il prestigio della stessa Unione Europea e per l’Euro? Ha ribombardato Tripoli (ne sentiva il bisogno!) ed ha ucciso tre giornalisti.qui.Questa volta è andata bene a creature innocenti di scuole materne, stragizzate nei giorni passati da missili uno più fesso dell’altro, ma entrambi devastanti e assassini. Comunque la caccia ai civili continua. il resto a:
    http://www.maralai.ilcannocchiale.it

  • Saludu, finalmente dopo tanti giorni ho notizia della posizione del consigliere-presidente Maninchedda, sulla situazione politica regionale, nessuna novità, anzi mi aspettavo qualche bacchettata verso le “sirene” del PD, che trovandosi spiazzati dal coraggio di Cappellacci di rinnegare il suo partito, non sanno fare altro che chiederne le dimissioni, ma sono veramente da commiserare, i sardi tutti, appartenenti a schieramenti di destra, sinistra e centro, si aspettano un fronte unico contro lo stato TALIANO. Dopo la conferma della posizione del consigliere-presidente Paolo però, aspetto di conoscere dalla stampa, cosa dice il gruppo PsD’Az in consiglio (o Paolo parlava a nome del gruppo?), cosa dice il segretario a nome del partito, perchè è un po’che aspetto ma sulla stampa e nei tg niente. Potrebbe anche essere che qualcuno a nome del partito abbia fatto qualche dichiarazione o rilasciato interviste, e come al solito le tv, i giornali e i giornalisti di …… , ci boicottano come al solito non riportandolo. Ma veramente è cosi difficile fare uscire un foglio alla settimana da poterci mettere tutto quello che il partito ha da dire ai sardi sulle varie problematiche? Magari utilizando una parte dei soldi a disposizione del gruppo, e chiedendo finanziamenti ai sardisti che ci credono, in proposito voglio ricordare che tempo fa molti si erano dichiarati pronti a contribuire. Saludos e FORTZA PARIS

  • Piero Atzori

    Mi è parsa intollerabile la posizione del PD che, per bocca di M.Bruno ha chiesto le dimissioni di Cappellacci prima ancora di far fronte comune con lui e con tutto il Consiglio contro l’ennesimo grave insulto subito dai Sardi. La richiesta di dimissioni poteva essere presentata domani. La posizione del PD non persegue l’interesse generale e mi fa letteralmente schifo!

  • Piero Atzori

    Complimenti all’on.Maninchedda per l’ottimo intervento.

  • E speriamo si speriamo…ma molti consiglieri regionali sono quello che sono…

  • Avrei tante cose da dire per come va la politica Nazionale, e la Sarda ma dopo aver letto l’intervento di Paolo in consiglio regionale, mi rimane ancora una speranza che qualcosa possa veramente cambiare.
    Giampiero penso che abbia scritto quello che pensano la buona parte dei sardi, “tranne i malati del pd. e del pdl” io li definisco i partiti dei paraocchi.

    GRANDE GIAMPIERO

  • Bene meda Paolo, s’astore bolat sempere artu e contr’ a bentu, non si firmat a su ki iscrient in sos diarios, jornalistas in kirka de ispantare e non de informare. A custas allegas nde dian deper sighire ateras galu menzus dae banda de tottu cussos partidos ki si keren sardos. Imbetzes sighin a sonare sos corros. Appo intesu a Bruno de su PD, pared unu fodde istampau ki azizzu alidat, irbetande solu ki Cappellacci k’acabet sas dies e lis torret su podere, po cambiare tottu e non cambiare nudda. Sun sempre prus tzecos, non s’acatan ki b’est bisonzu de cambiare teula, l’est pedinde sa zente ki non ke li aket prus, massajos, pastores, disoccupados, butekeris e ateros. No an (amus?) galu cumpresu ki sa zente ki cada die est falande in sas carrelas de Casteddu, est ifadada de tottu custos imbolicos, non lis interessat prus de destra o de sinistra. Tzertu sun galu manifestatziones istintivas, e est fatzile ki sian pinnicadas a sos interesseddos de s’unu e de s’atteru, ca mancat una fortza rivolutzionaria ki ponzat in craru e cun balentia sa kistione de su podere, de kie cumandat de abberu, non Martini o Gavini, ma cale populu e po cales interesses. Tue sa kistione ke la ses pesande in su Cussizu Regionale dae meda, mancari ki non t’ascurten, k’est ora ki comintzen, prima de tottus su PSDAZ. Kie non si poned a costadu de sos sardos in custu mamentu, keret narrer ki non balet prus, e su populu sardu si nd’at a imbentare atteros trastis, ki bisonzan e sun pertzisos. Sos sardos non creden prus ki si cras andat a guvernare “ s’opposizione” sas cosas an a cambiare. Kie si siat ki guvernet s’autonomia at a garantire semper e solu sos interessos cuntrarios a sos sardos. E tando a banda sos joghiteddos, sos sardistas torren a ponner in campu sos printzipios ki los at partoridos: prima de tottu sa soverania, ingurtindeche s’autonomia; e a pustis torrare su Psdaz a esser s’imbentu prus originale de sa politica in Sardinna, contra su colonialismu de su populu sardu.
    Salude e libertade

  • Caro Paolo, cerca se puoi se hai forza e volontà (credo ne abbia tanta e da vendere) di proseguire in questa difficile battaglia nel cercare di far dialogare e convivere sempre più – negli interessi dell’intera ISOLA – giunta e opposizione. Solo cosi miglioreremo.

    E’ bene ricordarci una cosa: molte volte è meglio soli che male accompagnati.

    Che senso ha avere ancora a che fare con le logiche e le dipendenze Romane le quali ci convincono di darci 100 e poi, tra mancati diritti, scippi, erogazione risorse spettanti ecc ecc, ci sottraggono 200? E’ mai possibile che nel 2011 tantissimi deputati, onorevoli, consiglieri regionali – dai quali dipende il nostro (il loro e quello dei loro figli) futuro – debbano stare ancora attaccati “a sa munnedda” del sistema partitico centrale che alla fine, da origine a questo esagerato scompenso ? E’ ancora possibile che costoro non capiscono che prima o poi, se la nave affonda, affonderanno insieme a tutti noi ? Ficcatevelo in testa questo, prima o poi succederà !

    Lu cumprendene custu o portana sos cherbeddoso in abba ?

    Quarant’anni di dipendenze e sudditanze ci hanno solo portato ad un falso e ambiguo miglioramento delle nostre condizioni di vità. La verità e la realtà, oggi, ci dicono tutto il contrario.

    Quanto meglio saremo stati se da tempo, tra sardi, ci fossimo più voluti bene e rispettati , se avessimo tenuto bassi gli scontri e le diatribe sia politiche che personali, se fossimo stati intelligentemente meno sudditi e più autonomi, più responsabili, se avessimo tutelato maggiormente i nostri interessi senza cedere alle tentazioni e proposte – stupide e misere – che il sistema Roma ha sempre fatto ?

    Forse oggi non avremo avuto i pastori incazzati, gli artigiani sul piede di guerra, equitalia che si diverte a rovinare famiglie e aziende, minori disagi nei collegamenti aerei e marittimi, poche rogne sulle servitù militari, qualche problema sanitario in meno legato sempre alle servitù militari……..forse saremo stati più sereni ed economicamente tutti un pò meglio.

    Abbiamo provato per mezzo secolo a vivere dagli aiuti statali, oggi la situazione è quella che tutti ben conosciamo e cioè che ancora nel 2011 non siamo altro che un popolo di gente che sopravvive ( non vive ! ) e che elemosina, che continua ad andar via dalla propria terra per stabilirsi altrove. Credo che abbiamo sbagliato, ognuno a vari livelli e contesti, si assuma le proprie responsabilità, metta da parte il ragionamento stupido delle ideologie e appartenenze partitiche e cerchi invece di creare le condizioni affinchè possiamo riuscire a riscattarci, difenderci, tirare su la schiena e migliorarci.

    Si dovrà fare la voce grossa con Roma e con i referenti centrali ? La si faccia una volta per tutte ! Alla voce facciano seguire, se ci sono “attributi” i fatti ! Tutto questo assieme, maggioranza e opposizione, centrodestra e centrosinistra……..ma fattelo se, di “cocones” ne avete.

    Questo ve lo chiedono tutti i sardi….e attenzione ca sa passensia cher finida !

    Un cordiale saluto

  • On.Le Maninchedda,
    bellissimo intervento anche se troppo assolutorio nei confronti del psd’az (Carta era un ottimo assessore perchè cambiarlo?).
    Oggi come lei dice bisogna sostenere la Battaglia del Presidente senza se e senza ma. Le prese di posizione di alcuni consiglieri fanno male alla Sardegna perchè indicano debolezza.
    Mi chiedo che dignità hanno i parlamentari sardi, soprattutto quelli che hanno la presunzione di formare un movimento col nome di SARDOS, (forse sarebbe stato più appropriato SERVOS -teraccu-).
    Oggi abbiamo davvero l’occasione di chiamare a raccolta tutti i Sardi.
    Facciamolo con coraggio, il popolo vi seguirà. Tutti senza distinzione di colori, solo con la nostra bandiera.
    Una domanda, possiamo come regione autonoma dichiarare lo status di zona franca integrale?
    Se è una fesseria la cancelli pure dal commento.
    Tanti saluti e auguri dall’isola più bella del mondo…La Maddalena

  • Francesco Mascia

    Quello che sta capitando in questo momento alla nostra terra mi fa pensare a quanti tutt’ora, per varie motivazioni tutte plausibili, sono scettici e perfino irridenti sulla possibilità che la Sardegna diventi stato indipedente e l’affermazione ricorrente nelle discussioni è:”ma come farebbe la Sardegna da sola?”.
    Ma non stiamo già andando da soli?

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