Lo Stato italiano è a pezzi; la Sardegna quasi, ma non lo sa (con un esempio sull’agricoltura)

12 novembre 2010 09:037 commentiViews: 10

201Ieri si è svolta una drammatica Conferenza Stato- Regioni. Regioni a statuto ordinario contro regioni a statuto speciale; governo contro Friuli, Trento e Bolzano, che prima delle altre avevano strappato al governo accordi sulle compartecipazioni al gettito fiscale più che vantaggiosi. Fine della balle sul federalismo toccasana. Fine delle balle sul rilancio dell’Italia. L’Italia è vecchia, arruginita e irresponsabile. Tutto questo avviene all’interno di una crisi delle casse dello Stato che ha del tragico: l’Italia, infatti, deve ringraziare Tremonti se oggi non è assimilata alla Grecia e all’Irlanda, ma il merito di Tremonti è stato bloccare la spesa pubblica, cioè tenere fermo l’indebitamento, non certo aver fatto ripartire il Pil.
La questione ci riguarda direttamente, come sardi. Faccio due conti: noi incasseremo come compartecipazioni circa 5,5 miliardi di euro. Ne spenderemo più di 3 per la sanità; i rimanenti vanno per il funzionamento. Le somme che vorremmo dedicare allo sviluppo potranno essere spese solo sospendendo e dilazionando le spese di funzionamento. Che cosa dovremmo fare? Dovremmo, come ho già scritto, riqualificare la spesa, cioè spendere meno per il funzionamento (e mettere sotto controllo una sanità che è allo sfascio. Se uno entra in ospedale sano, non sa come ne esce: mancano primari, ma ci sono centinaia di interinali; abbiamo le pezze nel sedere, ma regaliamo farmaci come se fossimo nababbi; spendiamo una fortuna in tecnologie, ma le liste d’attesa sono da paura). Faccio un esempio sull’agricoltura che può essere utile. Ieri, Soru è intervenuto in Aula per ricordare l’importanza del settore agricolo per la Sardegna e censurare l’esiguità, a suo dire, degli stanziamenti previsti dal disegno di legge che stiamo discutendo in Aula.
I numeri dicono che noi spendiamo molto in agricoltura: 275 milioni di euro all’anno, su un bilancio vero di circa 5 miliardi di euro, si tratta di circa il 5% di tutto il bilancio regionale, proporzionale al concorso dell’agricoltura al Pil regionale, pari al 4-5% del pil totale. Ma, e qui viene il bello, di questi 275 milioni, la metà vanno alle agenzie agricole, Agris, Laore e Argea. Nelle tre agenzie lavorano 1500 persone circa; se a queste si aggiungono i 500 dipendenti dei Consorzi di bonifica, si sale a poco più di 2000 dipendenti. Ne consegue che solo la metà delle risorse destinate all’agricoltura vanno alle imprese; rispetto a questa distorsione Soru ha ragione, ma si tratta di scegliere come far dimagrire gli addetti per l’assistenza in agricoltura e fare aumentare il sostegno alle imprese: scelta impopolare che nessuna Giunta ha mai assunto, ma che è sempre più necessaria, perché l’ipertrofia dell’amministrazione regionale non produce un aumento del Pil e anzi consuma la ricchezza esistente.  È anche vero, però, che se si calcola di quanto il disegno di legge in discussione aumenta lo stanziamento per le imprese, cioè di 24 milioni rispetto ai 175 messi a bilancio nel 2010, si nota che si sta aumentando lo stanziamento del 20% circa, mica poco.
In sintesi: o politicamente si crea un’alternativa all’attuale quadro politico che abbia un tale consenso da poter fare riforme che facciano ripartire il Pil in Sardegna piuttosto che continuare a consumare senza produrre (esattamente come dovrebbe accadere in Italia) o la Sardegna continuerà a consumare il Pil accumulato nel passato per poi tragicamente fermarsi e ritornare a livelli di ricchezza ottocenteschi.

7 Commenti

  • Renato Orrù or Simonmossa

    Ciao Stefano
    capisco il tuo pensiero sul fuori dalla giunta, ma credo anche che dall’esterno, poco si possa incidere e, sopratutto non credo che la Gente riesca a comprendere bene il significato di questa operazione, considerando che la stampa locale(che viene letta )non ci giudica con equità e correttezza, tanto meno la televisione. Risultato: la nostra immagine politica ne esce massacrata… Diverso invece se si prepara una strategia con tempi certi e passaggi sicuri,con un grande dispiegamento di tutte le forze sardiste ad iniziare dalle sezioni con attività continue sui territori a supporto dell’ attività dei Cons. Regionali e del Consiglio Nazionale.
    Per i carrozzoni avrei un idea : si progetti un Piano di Produttività da presentare in Aula entro l’anno e che entro la fine della prossima legislatura (o di questa , secondo come và) cosa o chi non raggiunge la produttività richiesta , viene trasferito al primo step e cacciata O chiusa al secondo step. Se diamo un tempo tecnico per organizzarsi e modificarsi mentalmente forse la maggior parte si metterà non solo a lavorare ma anche a migliorare le proprie realtà. Trasferire nelle varie province la maggior parte degli enti risolverebbe in unico colpo la vivibilità di Cagliari ed Hinterland e il ripopolamento delle zone interne : che dite del CFVA a Nuoro ? e dell’ ANAS a Ghilarza ?

  • Giovanni Piras

    Stefano, condivido il tuo discorso al completo, ma per fare quanto dici devono essere sostituiti, oggi si dice rotamati, “Sos caddos de istalla”, che utilizzano la Regione al solo scopo di poter distribuire favori (stipendi) a persone il più delle volte senza qualità (loro simili). Questi signori è da un bel po che non sono più in grado di dire nulla, hanno già detto tutto, e Paolo lo sa.
    Per quanto riguarda poi la dislocazione degli assessorati, non fai che rispolverare una vecchia e sempre attuale propposta sardista, esempio Agricoltura e riforma agro-pastorale può essere benissimo dislocata a Macomer.
    Poi per quanto riguarda il personale incapace, che spesso si trova a coprire ruoli di grande responsabilità, si abbia il coraggio di disinnescarli, metterli in grado di non nuocere. Abbiamo tanti bravi ragazzi neolaureati con 110 e lode che hanno tantissima voglia di correre con grande impegno.
    Forza paris

  • Evelina Angela Pinna

    E’ molto difficile che una crisi di bilancio possa essere superata sottostando alla regola del pareggio di bilancio. Questo a detta dei più grandi economisti. Avanzi e disavanzi di bilancio sono consensuali infatti ai comportamenti asimmetrici di entrate e spese. E’ l’albero storto di Tremonti. Il federalismo introduce però un concetto nuovo, quello di ‘manovrabilità fiscale’, laddove è fatto dovere e ingegno alle Regioni di approntare delle politiche di ‘fiscalità imprenditoriale’, agevolando l’iniziativa privata attraverso una sorta di concorso orizzontale sussidiario delle istituzioni. In altre parole, non è più consentita l’improduttività delle spesa pubblica. E’ dunque possibile trovare delle soluzioni d’uscita con l’imprenditorialità fiscale. Le spese non sono mai direttamente riconducibili (e sono sempre superiori) alle entrate, e in questo senso è difficile, ogni anno, partendo dalle previsioni di accertamento d’entrata, articolare dei modelli di spesa confacenti al fabbisogno sociale adeguato. Si aggiunga che i bilanci di competenza, (oggi in uso ma in trapasso), complicati dal consolidamento dell’extraPA, sono bilanci politici che per niente riflettono il sottostante saldo di cassa, laddove l’incertezza delle entrate sarde, è ad oggi un grosso problema. Il discorso è molto complicato ma parecchio si presta ad alcune riflessioni di base, se vogliamo, condivisibili. Chiedo come si possa mantenere un bilancio pubblico dalla configurazione equilibrata, continuando ad eseguire delle operazioni di spesa spesso condotte in isolamento, non riconducibili ad un impegno di spesa, non neutralizzabili rispetto a programmi specifici, e che inevitabilmente aggiungono al Pil dei fattori di regressione. Si potrebbero citare diversi esempi. Rifletto quanto siano complicate ed incerte le relazioni di crescita interna in una regione dove continuano a sovrapporsi, confondendole , ‘spese’ che incorporano ‘denaro ad alta potenza’(destinato ad investimenti produttivi, con ritorno di profitto), a coperture di spese improduttive (vedi il mantenimento dell’apparato burocratico di agenzie svuotate di funzioni operative). Anche il ddl pastorizia, fatto salvo il valore sociale e l’aspetto umano del provvedimento, si configura come un esborso che rispolvera un comportamento neoassistenziale da parte della Regione, laddove non si comprende dove e come si collochi l’interattività della Regione, come operatore economico anticrisi, rispetto all’output di crescita delle aziende in convalescenza cronica, rispetto allo stock di debito, rispetto all’evoluzione del comparto. Sarebbe utile inaugurare un filone d’indagine sulla neoproduttività delle spese regionali, sganciato dal modello obsoleto dei trasferimenti e consensuale alla politica dei cofinanziamenti europei, per distinguere il vecchio da un neomodello di crescita sostenibile. La spesa pubblica consuma il denaro di tutti, ma peggio ancora è spendere senza distinguere tra spesa produttiva e improduttiva, spesa elastica e anelastica. Va trovata la relazione intrinseca tra spese di funzionamento e spese di produzione, tra il debito pubblico e il Pil, laddove un piccolo disavanzo di bilancio, collegato a una crescita non lineare (la Sardegna è ipopopolata e incompatibile con le economie di scala) è anche fisiologico ma va comunque finanziato riconducendolo a un compromesso di crescita con la popolazione. La disciplina economica sui bilanci insegna che specialmente nei periodi di crisi e di ripresa, le variazioni di spesa devono già sempre essere precedute da variazioni delle entrate, laddove non soltanto vanno catturati gli incrementi/decrementi medi delle entrate attraverso una maggior attività di accertamento, ma i vincoli del mercato creditizio, il sistema di tesoreria dello stato e lo stesso sistema previdenziale nazionale, consentono ‘giornalmente’ (e non più periodicamente) delle previsioni scientifiche sugli effetti di sforamento della spesa, per cui attraverso degli indicatori anticipatori è possibile prevedere con largo anticipo le fluttuazioni procicliche/anticicliche dell’economia, senza andare incontro a tagli sciacalli di spesa e soprattutto stabilizzando quanto meglio e prima la domanda aggregata e il reddito procapite. I tagli di spesa indiscriminati e inattesi (una sentenza della corte costituzionale del 2008 dice tra l’altro che il governo centrale non può ordinare ‘dove’ e ‘come’ tagliare ma solo dare indicazioni generali sull’efficacia dei tagli nel medio periodo) non possono intralciare la flessibilità operativa dei governi regionali e soprattutto non devono irrompere nella vita lavorativa degli individui a ciel sereno. Questo per la Sardegna è oggi imperdonabile.

  • Manuel Pirino

    Il Partito Sardo d’Azione, sia il promotore ” degli Stati Generali dell’Isola” !!!
    Portiamo allo scoperto una volta per tutte, i “registi”, che da sempre manovrano dietro le quinte gli interessi di pochi a discapito del Popolo Sardo.
    Le banche, i poteri forti, gli intrallazzi delle famiglie sempre servili allo stato colonialista, le parti sociali, gli imprenditori e quanti altri, devono essere messi con le spalle al muro, per assumere la consapevolezza, che non c’è più tempo da perdere!!!

    Dall’antica Gracia, culla della democrazia….mi permetto di citare : Elefthería í thánatos ( LIBERTA’ O MORTE ) ….. !!!

    Fortza Paris !!!
    Manuel Pirino

  • Le entrate della sardegna previste dall’articolo 8 dello statuto stanno realmente “entrando”?
    La Saras inizierà a pagare le tasse in Sardegna?
    I soldi arretrati della vertenza entrate rientreranno?

    Le compartecipazioni di cui parla comprendono queste voci? Se non fossero comprese basterebbe organizzarsi meglio per ottenerle (ci spettano) e con tali risorse in piu’ diventerebbe decisamente piu’ facile attuare delle politiche per il rilancio dell’economia sarda.

  • Antonello Gregorini

    Condivido questo discorso. Esso trova, però, nella realtà applicativa una notevole quantità di ostacoli.
    In primis: chi avrà il coraggio di dire a quelle decine di migliaia di persone che sino a oggi hanno avuto uno stipendio, spesso basso ma alto in rapporto alla produttività, che é finito il “giro di giostra” e che i soldi devono essere destinati a chi garantisce una produttività più alta.
    Diranno che non sono mai stati messi nelle condizioni di essere produttivi e che chi anche volesse lavorare non può farlo perché la corruzione (dell’animo e dello spirito produttivo) parte dall’alto: dalla politica e dalla dirigenza.
    Ammesso e non concesso che questa tesi sia vera e comunque accettabile, resta il fatto che paghiamo per non ricevere e che non si può andare avanti così.
    Non voglio dire che bisogna licenziare, ma quantomeno che si trovino nuovi ruoli a chi si “rigira i pollici” o… “si gratta i c…”: occorre creatività, innovazione, sacrificio! Ma chi é in grado di implementare queste doti?

  • Stefano De Candia

    Io continuo a chiedermi cosa ci facciamo in giunta!
    Dopo le continue critiche che muoviamo alla giunta, al presidente, ai membri della giunta, all’organizzazione delle cose, all’inefficenza della macchina ecc…
    Ma che ci stiamo a fare?
    Usciamo dalla giunta e diamo un’appoggio esterno solo sui temi di interesse!
    Che la regione Sardegna sia stato, e lo sia ancora, un posto dove si parcheggiano amici e parenti è risaputo ed avviene da almeno 40 anni!
    Scoprirlo adesso è paradossale, così come scoprire che la stragrande maggioranza delle agenzie, e di tutte le società partecipate da regione ed enti pubblici in generale, altro non sono che carrozzoni autoreferenziali che hanno come unico scopo quello di distribuire denari pubblici sotto forma di stipendi ad un numero elevato di persone le cui qualità non sarebbero mai state recepite nel mercato del lavoro ordinario perchè fatto normalmente di merito e non di incozzo.
    Vogliamo fare le cose per bene?
    Iniziamo a licenziare tutti quelli che stanno in regione senza titoli, senza concorso, senza avere le capacità facciamo gli impopolari con loro e i popolari col resto della gente!
    Chiediamo che gli assessorati vengano dislocati nelle varie province e non solo a Cagliari, aboliamo i finanziamenti all’Ente Lirico di Cagliari, chiudiamo almeno 3 delle 8 province sarde ed usiamo i locali per trasferirci le sedi degli assessorati…
    Tagliamo le spese sugli affitti pagati dalla regione e concentriamo gli uffici nelle sedi regionali di proprietà…
    Cose che si possono fare a costo zero!
    Ma chi avrà il coraggio di farlo?
    Io spero sempre che possiamo essere noi ma visto l’andazzo credo che passeremo per il cane che abbaia ma non morde.

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