Lo scontro sulla leggina per l’energia: l’emendamento Psd’az

5 agosto 2010 19:215 commentiViews: 27

096Ieri (4 agosto) abbiamo votato perché la legge all’ordine del giorno venisse votata perché ne condividevamo la filosofia (la delega per l’Autorizzazione Unica per gli impianti sotto 1 Megawatt ai Comuni, cioè al Suap, sottraendola quindi al centralismo regionale dove già si agita il lobbismo finanziar-serricolo oltre che suinicolo), ma anche perché, come da impegni presi a Silanus con i sardisti, avevamo presentato l’emendamento per consentire ai pastori di avere vantaggi dalle energie rinnovabili, attraverso la possibilità di metter su impianti fino a 200 Kwatt (i cui redditi sono soggetti allo stesso regime fiscale dei redditi agricoli), senza dunque costringerli a fare serre. Questa è sempre stata la nostra posizione. Il Presidente ha preso il solenne impegno in Aula di modificare le direttive.

Quello che segue è il nostro emendamento. Nessun amministratore, specie quelli abituati a parlare per arieggiare i denti e non per risolvere i problemi, si appropri della nostra posizione politica senza avere il buon gusto di riconoscere i propri errori.

Testo dell’emendamento

Al comma 1, dopo le parole “dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas.”, è aggiunto il seguente periodo: “L’installazione all’interno delle aziende agricole, su strutture appositamente realizzate, nelle aree immediatamente prospicienti le strutture al servizio delle attività produttive, di impianti per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili aventi potenza fino a 200 KW da parte degli imprenditori di cui all’art. 1 del decreto legislativo 29 marzo 2004, n. 99 (Disposizioni in materia di soggetti e attività, integrità aziendale e semplificazione amministrativa in agricoltura, a norma dell’art. 1 comma 2 lettere d), f), g), l) ee) della L. 7 marzo 2003, n. 38) è soggetta alla disciplina della denuncia di inizio attività (DIA) di cui agli articoli 22 e 23 del D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380.”

5 Commenti

  • Gianfranco Muggianu

    Si stanno rapidamente affacciando le problematiche connesse con la ubicazione delle nuove centrali nucleari italiane. Sembra che in Sardegna ci siano ben due siti individuati: l’uno probabile l’altro ipotizzato.
    Confido sempre nelle qualità dell’Uomo e non sono contrario ad alcuna forma di produzione di energia dove serve. Penso però che per la produzione delle centrali nucleari che si ipotizzano, a costi folli, basterebbe spegnere le luci delle scale ed alcune regole di educazione al risparmio!
    Detto questo provo a supporre, in attesa della verità, che il ministro Scajola abbia firmato gli accordi sul nucleare con la logica che ha condotto alle vicende in cui parrebbe coinvolto: ebbene, se cosi fosse sarei ancora di più contrariato, sfiduciato ed incazzato e, con una frase di Michele Columbu che faccio propria a proposito dell’ipotesi di stoccaggio delle scorie nucleari in Sardegna, prenderei atto definitivamente che aveva ragione da vendere con quel: “cosa volete che gliene freghi a questi figli di puttana” .
    E’anche evidente che non si potrà più stare a guardare senza una mobilitazione generale vera che non potrà essere quella insulsa da girotondi di “ggente” con il culo al sicuro.
    Per il “peccato originale” che potrebbe aver viziato le scelte e gli accordi sanciti in questi tempi, oltre ai costi folli aggiungo anche i rischi folli e semplicemente NON mi fido.
    Faccio di seguito una proposta che estende il contenuto dell’emendamento al comparto industriale:
    Sappiamo che la produzione di energia da fonti rinnovabili, oltre una soglia, di 100/200 KW, che potremo definire “ragionevole” è una mera operazione finanziaria.
    Grandi gruppi finanziari, più o meno strutturati, sfruttano la politica degli incentivi per fare investimenti molto “tranquilli”. Non hanno il problema del rischio ed in sostanza NON fanno impresa; investono il proprio denaro, ma NON creano occupazione.
    Sembra che la Regione Sardegna volesse creare una struttura pubblica dedicata alla promozione dell’energia eolica. Mi chiedo se si possa ipotizzare che la Regione, o altri Enti territoriali, partecipino o contribuiscano concretamente e rapidamente, a creare dei parchi eolici o fotovoltaici, impiegando denari, ad esempio, provenienti da finanziamenti per lo sviluppo.
    I benefici derivanti dagli incentivi di Stato potrebbero essere canalizzati verso un Fondo Sociale, che consenta di erogare un assegno a tutti quei disoccupati che in questo periodo hanno perso il posto di lavoro o si trovano in cassa integrazione.
    Detti impianti potrebbero essere dati in proprietà agli stessi lavoratori in crisi, anche riuniti in forma societaria fra loro e con le aziende di cui erano o sono dipendenti, con l’obbligo di fornire l’energia prodotta, con la formula dello scambio sul posto, alle medesime aziende.
    Si tratterebbe di posti di lavoro-equivalenti che costerebbero inizialmente da 150 a 300.000 € cadauno, ma che in 12 anni circa verrebbero interamente recuperati ed essere destinati ad altri investimenti.
    Detto Fondo Sociale avrebbe il senso di una “ Terra ad Uso Civico” dei giorni nostri. Avrebbe insomma il senso di un ammortizzatore sociale.
    In cambio di che cosa si potrebbe dare questo stipendio?
    Per esempio, in minima parte, per la manutenzione degli stessi impianti di produzione dell’energia da cui arrivano gli incentivi, maggiormente per la bonifica dei siti industriali dismessi dalle industrie che hanno creato i medesimi disoccupati.
    Si può anche pensare a riconvertire alcune delle aziende che hanno chiuso o che sono in crisi, avendo la serenità necessaria per fare ricerca e sperimentazione: ad esempio una fabbrica che sino ad oggi produceva motori elettrici per lavatrici potrà ben produrre alternatori, che hanno tecnologie produttive pressochè uguali, per la realizzazione di mini e micro impianti eolici. La provocazione contenuta nel messaggio è evidente però mi chiedo se non sia il caso di affrontare una verifica tecnico-normativa.
    Si potrebbe anche considerare la creazione di cooperative che assumendo la proprietà degli impianti, abbiano l’obbligo di impiego di personale già disoccupato a rotazione.
    Insomma si tratta di far tornare in Sardegna denari impropriamente spesi o impegnati dalla Regione Sardegna per opere di competenza dello Stato.

  • Sarebbe necessario fare un’approfondita riflessione su cos’é l’energia e su quanto, il suo possesso e controllo, influisce nella nostra capacità autonomistica.
    Energia é lavoro; cibo; intrattenimeto; entropia; economia e indipendenza.
    Potremmo fondare su di essa un completo programma politico …

  • Ho paura di essere digiuno di conoscenze di carattere normativo e tecnico sugli impianti energetici ad uso privato. A colpo d’occhio mi sembra una cosa buona che un imprenditore della categoria in causa possa giovarsi di possibilità come questa.
    Vorrei fare un passo avanti e passare dal singolo allevatore (che all’interno dell’esistente deve essere messo in grado di allegerire quanto più possibile le spese di produzione e di migliorare la qualità della propria vita) all’intero mondo produttivo della nostra Isola e alla società sarda nel suo complesso.
    Il problema energetico, e la discussione che se ne fa intorno, coinvolge aspetti che non riguardano esclusivamente il lato tecnico-scientifico della faccennda. Ci mancherebbe. Coinvolge risvolti fortemente emotivi su cui si innestano quelli più propriamente politici.
    Mi pare che a livello nazionale siamo in una fase ancora notevolmente delicata e, come di consueto, attendista, sulla scelta di fonti alternative al petrolio per la produzione di energia elettrica.
    Sarà perchè le fonti alternative di energia rinnovabile sono finite all’interno di un balletto che alimenta sospetti di opportunismi e di speculazioni per niente trasparenti, non si riesce a fare una scelta chiara e decisa per l’una o per l’altra o per tutte ‘e due assieme?
    Ripetendo la dichiarazione di ignoranza, non sarà perchè, nè l’una nè l’altra, nè congiuntamente, possano essere, veramente,
    fonti alternative al petrolio?
    A questo punto il ragionamento diventa scoperto: il nucleare. Sento già le reazioni e le conosco benissimo tanto sono mature e ben note. Ma abbiamo considerato l’opportunità che ci viene offerta dal fatto che tutte le Regioni, a quanto si dice e si legge, dicono di sì ma, “lontano da casa mia”?
    Ricordiamo una cosa, che questa nostra grande Isola ha un milione e seicentomila abitanti e spazi a non finire per impiantarvi qualsiasi cosa. Quando le decisioni verranno prese,e verranno prese, prima o poi, si può pensare che riusciremo a sostenerlo: “Non nel mio giardino”?
    Non sarebbe meglio, perchè allora sarà ‘a gratis’, contrattarla ora la nostra disponibilità? Facendola pagare ad usura? Faccio per dire, sempre dietro la mia ignoranza, costi dell’energia tale che i poco simpatici capitalisti, trovino convenienza a portarli qui i loro capitali. Il tutto con tutti i controlli del caso; ma questo è compito vostro, caro Paolo, di voi politici. Sarà sufficiente l’energia a basso costo per permetterci di avere un ruolo in questo Mediterraneo? Forse no, ma non sarà una forchettata nelle gengive.

  • AC Macomer

    Benissimo Paolo. Ora non è da valutare l’ipotesi di sostenere in tutto la lotta dei pastori? Vedi manifestazione odierna di Tramatza

  • La possibilità di realizzare impianti a terra da 200 kW, con gli attuali incentivi (scadenza fine 2010) comporta l’ottenimento di utili pari 20/30 mila euro all’anno per vent’anni, per un capitale investito dell’ordine di 700 mila, per chi, bancabile, riuscirà a farsi finanziare.
    Mi sembra una norma che va nella giusta direzione del piccolo capitalismo e generazione energetica diffusa: una rivoluzione di cui si comprenderà la portata solo con il passare degli anni.
    Autonomia energetica che determina l’equivalente politico e economico.

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