L’Italia tradisce la Sardegna per E.On, una multinazionale tedesca favorita da Enel e Terna. Di fronte a queste porcherie di Stato, che cosa dice il celeste Napolitano, dispensatore di promesse facili?

30 aprile 2012 07:366 commentiViews: 40

monopoli1Vi racconto perché E.On con impudenza non mantiene i patti e dichiara di non voler realizzare il Quinto Gruppo. Lo spiego ai sindacati e a tutti quelli che hanno voglia e diritto di combattere; non lo racconto alle testine dei deputati e senatori sardi che stanno a Roma più  a militare nei partiti che a difendere i nostri interessi, perché se queste cose che sto per dire le viene a sapere, da fonti ministeriali che hanno ancora un po’ di coscienza, un semplice consigliere regionale come me e non un deputato o un senatore, vuol dire che o i deputati e i senatori sardi non sono percepiti come tali (altro che rimproveri al Consiglio regionale, caro Parisi Immemore, raddoppiatore di poligoni; fai bene il tuo dovere e poi vieni a rimproverare me!) o che, per quanto percepiti, sono valutati come ininfluenti.
Prima di tutto devo spiegare che cosa sono, nella normativa corrente, gli impianti dichiarati essenziali.  Lo faccio citando da una memoria dell’Avvocato dello Stato:
“Tale regime di «impianti essenziali» si presenta come una risposta alle esigenze dei suddetti servizi di «dispacciamento e bilanciamento», che, come è noto, sono strettamente connessi alla sicurezza della rete e alla regolarità dell’approvvigionamento. Sotto questo profilo, pertanto, il caso di specie rientrerebbe chiaramente nell’ambito dell’art. 11 della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 26 giugno 2003, 2003/54/CE, relativa a norme comuni per il mercato interno dell’energia elettrica e che abroga la direttiva 96/92/CE (2). Tuttavia, il legislatore italiano e le autorità di regolamentazione affermano che la misura controversa persegue anche un più ampio obiettivo di controllo sui prezzi dell’energia elettrica pagati dai clienti finali”.

In buona sostanza, la normativa degli “impianti essenziali” permette a Terna che cura l’istruttoria tecnica, e all’Autorità dell’Energia che avalla le scelte tecniche di Terna, di fare una convenzione con il produttore prescelto (ossia baciato dalla Fortuna, perché la scelta è discrezionale) per effettuare gli acquisti dell’energia (normalmente con prezzi non conosciuti) e offrirli “a zero” sul mercato dell’energia; questo regime, però, permette al titolare dell’impianto riconosciuto ‘essenziale’ di avere la remunerazione dei propri costi di produzione.
Adesso fate attenzione alle date (ci è voluto un po’ di tempo a ricostruire e capire, ma ne è valsa la pena):

• Nel 2011 l’impianto Enel di Sulcis è stato dichiarato essenziale;

• L’impianto Sarlux di Saras è sotto convenzione CIP6 come fonte assimilata alle rinnovabili e quindi è fuori dal mercato dell’energia avendo tariffe già predeterminate;

All’inizio del 2012 è stato dichiarato essenziale anche l’impianto di Fiume Santo che è rimasto nel mercato elettrico per la prima parte dell’anno uscendone ad inizio Aprile;

• Con Sulcis, Fiume Santo e insieme all’impianto CIP6 di Sarlux-Saras, ora l’87% del fabbisogno reale è a prezzo zero sul mercato elettrico; le altre imprese produttrici sono marginalizzate e il mercato è tutt’altro che libero;

• Nessuna regione d’Italia ha una situazione del genere in cui di fatto non c’è più il mercato e Terna ha contrattualizzato le unità di produzione a sua scelta mettendo le altre fuori dal sistema di mercato, ccon uno svantaggio evvidente per gli utenti e gli operatori. Ma non basta: adesso viene il bello;

• una volta che Fiume Santo è potuta passare al regime di impianto essenziale (per il quale gli viene riconosciuto il costo di produzione) ecco la scelta conseguente di dichiarare di non voler più realizzare l’investimento: hanno la remunerazione dei propri costi e quindi gli è venuto meno l’interesse di fare qualsivoglia investimento;

Non solo: E.ON starebbe cercando di far chiedere da Terna al Ministero di derogare al limite di funzionamento dei gruppi 1 e 2 che hanno un’autorizzazione a funzionare solo fino al 2013 poiché “essenziali”, così da evitare a se stessa di dover sostenere i costi previsti delle dismissioni e delle bonifiche. Ci sono anche altre dramamtiche conseguenze di questa alleanza di Stato per rovinare la Sardegna per favorire E.On, ma ne parleremo nei prossimi giorni.

6 Commenti

  • Io ho una domanda. Il centro sardegna sta chiudendo o meglio vogliono farlo chiudere e gli imprenditori che ancora operano (traendo profitti) cosa fanno? mandano a casa gli operai che dovrebbero lottare per l la salvaguardia del territorio e quindi delle fabbriche stesse. come funziona quindi? gli operai devono salcare le aziende senza che queste mostrino un cenno di ringraziamento riconoscendo ad essi almeno la DIGNITA’ senza contare il lato economico che ormai sta diventando sempre piu una partita al ribasdo. le buste paga depredate e i diritti quasi annullati. il sindacato che continua a permettere che il MANAGER salvatore dell’industria nel centro sardegna continui imperterrito nei suoi tagli abusivi senza muovere un dito e poi pretende la partecipazione e l’appoggio dei lavoratori nelle manifestazioni.mi chiedo solo con quale coraggio e quale coscienza. signori ok terna e’ un problema ora che va risolto ma iniziamo a difenderci sopratutto da i vecchi e nuovi pionieri dell’industria che cercano posti da sacrificare per i loro interessi.

  • L’alleanza tra Terna ed E.On ha di fatto escluso dal servizio di “regolazione della RETE ELETTRICA” i gruppi termoelettrici minori presenti in Sardegna. Per questi impianti minori, partecipare al servizio di regolazione è vitale, vista l’impossibilità di competere sul “libero mercato” dell’energia elettrica a causa dell’alto costo di produzione del kWh. Dunque, venuti a mancare i proventi relativi a tale servizio, questi impianti sono stati messi in ginocchio e destinati a chiudere, lasciando a spasso centinaia di lavoratori Sardi.

  • Il vaso è stracolmo di ingiustizie subite, gli “onorevoli” che stanno a Roma sembra che dimentichino da dove vengono, da chi sono stati eletti e che hanno dei doveri da compiere. Sembra che diffendere i suoi conterranei dal mostro italico non rientri nelle loro funzioni, chi dalla Sardegna alza la voce è per coloro un pazzo.
    Solo l’indipendenza della Sardegna può ridare ai Sardi la possibilità di una vita giusta e dignitosa, non c’è scelta!

  • Antonio Succu

    Grazie al tuo impegno Paolo, scopriamo un ennesima forma di colonialismo italiano, che tutto prende e nulla lascia se non bricciole ai colonizzati. Anzi lascia la sozzeria che avvelena la nostra Terra. Questa è l’Unità d’Italia, quella che hanno festeggiato i nostri deputati e senatori dei partiti nazionali, designati ed eletti dalle segreterie politiche ma non dal popolo. E forse è per questo che non si occupano di quanto sopra e similari. E qualcuno critica pure chi ragiona di indipendenza, ma chi è questo Parisi che si dice Sardo, cosa ha fatto per la Sardegna, qualcuno me lo può dire?

  • Paolo, poco fa mangiando ho ascoltato di sfuggita il Tg di Videolina.
    parlavano di una ricerca condotta sui giovani (se ho capito bene in quanto il servizio era già iniziato) in cui si viene a capire che 2/3 si sentono più sardi che italiani e che circa il 60% è indipendentista.
    Indipendenza.E’ questa la soluzione di tutte le soluzioni.
    Solo così si potranno evitare pasticci come quello ben descritto da te oggi e solo così noi sardi prenderemo da soli le decisioni che riguardano il nostro presente e sopratutto il nostro futuro.

  • SARAS si prepara a cedere l’attività (si parla insistentemente di una compagnia russa) per poi smontare gli impianti e delocalizzarli sul mar nero.
    Ne frattempo molti dei nostri politicanti continuano a cercare di mettersi in vetrina al fianco di Casini, Alfano, Bersani…

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