L’Italia come nell’Ottocento, confine di civiltà. Dopo le elezioni, il sistema dei partiti cambierà. Bisogna fare il Partito dei Sardi

30 gennaio 2013 08:042 commentiViews: 6

L’Europa, dopo aver sanzionato duramente l’Italia per l’inferno delle carceri, oggi la critica duramente per la condizione dei padri divorziati. Il Corriere dedica un’inchiesta ai padri clochard, resi tali, a loro dire e alla luce degli accertamenti del giornalista, da una distorsione della normativa italiana. Se sul tema dei padri divroziati bisognerebbe aprire un approfondimento, perché non mi pare argomento così semplice come lo si vol fare apaprire, resta il fatto che dall’Europa e dai suoi ribunali cominciano a rimbalzare sentenze che mettono in luce l’arretratezza civile del nostro paese, dovuta largamente all’arretratezza del nostro sistema politico, incapace di riforme.
Io resto convinto che dopo le politiche lo scenario nazionale, pur nella pigrizia e nell’inerzia italiche, dovrà neccessariamente avere un’evoluzione.
Ci sono die punti fermi.
Il Partito Socialista europeo ha una costante nei paesi più grandi: non si allea con i partiti collocati alla sua sinistra, non si allea con la sinistra radicale, quella che dice che le case sfitte vanno espropriate, che non si devono pagare i debiti, che non serve il gas ma solo i pannelli fotovoltaici, che non vuole un esercito europeo, anzi, non vuole un esercito e punto ecc. ecc.
Viceversa, il Partito Popolare europeo non si allea alla sua destra con le formazioni neofasciste o neo naziste.
In Italia, l’esperienza di Bersani di non avere partiti a sinistra non sembra essere andata a buon fine: Ingroia è lì e cresce. Che succederà del Pd? In fin dei conti, se il Pd ha scelto di allearsi con Vendola per coprirsi a sinistra e poi la copertura salta, inevitabilmente si riproporrà al suo interno ciò che in Europa è all’esterno delle forze socialiste di governo, e cioè lo scontro tra progressisi radicali di movimento contro progressisti riformisti di governo. Questo equivoco, che è fondativo del Pd (ne parlai aspramente con Soro tanto tempo fa) sarà inevitabilmente sciolto.
Il Pdl, dopo lo sforzo per rimanere vicini al 20%, farà l’errore di riprendersi la gambetta della destra neofascista, cioè farà simmetricamente la stessa mossa che sta costando cara al Pd. Poi avrà il problema di gestirsi il tramonto, onerosissimo, di Berlusconi. Infine patirà l’isolamento europeo, giacché il PPE ha già scelto Monti e non Berlusconi.
In Sardegna, l’imminenza delle elezioni e la necessità, riconosciuta da tutti di cambiare tutto, può determinare il realizzarsi delle condizioni migliori per la nascita, finalmente, di un partito della Sardegna, un Partito dei sardi, che abbia come fatto costitutivo la Sardegna e i suoi interessi, da una parte, dall’altra l’ambizione, la cultura e il programma per governarla: un partito che nasce sulla responsabilità del governo della Sardegna, nons ulal’ambizione della rappresentazione simbolica del suo status.  Un partito del governo della Sardegna, non della rappresentazione della Sardegna, o della sua nostalgia, o del suo movimento, o della sua rivoluzione ecc. ecc. Gli italiani lo definirebbero con gli aggettivi di cui dispongono, e cioè: progressista, riformista, territoriale, laico, concreto, autonomista ecc. ecc.  Noi lo definiamo come sovranista, riformista, competente, europeista, solidarista, libertario. Il dato positivo è che i confini del Partito dei sardi sarebbero tali da includere esperienze riformiste oggi sparpagliate nei diversi partiti, escludendo da una parte le posizioni di mera rendita politica dei simboli dei partiti italiani e dall’altra gli estremismi e/o gli eversivismi di cui anche la Sardegna non manca. Tra gli estremismi c’è anche il berlusconismo, ma c’è anche il frazionismo e l’eversivismo latente di certo indipendentismo. Questo spazio politico va costruito da ora. Bisogna creare l’occasione di un incontro e di un confronto di verifica.

2 Commenti

  • Assotziu pro sardigna

    D’accordo totalmente con le argomentazioni di Albada sul chi si deve riunire. E sono anch’io convinto della necessità di un partito nazionale sardo per poter pensare di iniziare a smuovere veramente qualcosa in questa sardegna disastrata.
    Non per dare spazio alle recriminazioni, ma forse sarebbe stato utile qualche mese fa un convegno sul come mai l’Alto Adige, minoranza linguistica con meno di un terzo degli abitanti della sardegna, ha una sua nazionale(altoatesina)rappresentanza parlamentare e noi invece no.
    Una vergogna!

  • Un paio di domande che pregherei il Professore di non considerarle provocatorie.
    1) Chi si deve riunire per creare questo nuovo (?) spazio politico? Forse gli oligarchi e/o intellettuali più o meno organici degli altri partiti, arrivati fino ai nostri giorni dopo varie mutazioni e fallimenti? Responsabili primi dello stato di miseria e subordinazione in cui si trova la Sardegna? O la società civile (chi e in base a che cosa da poi la patente di civile) salita/scesa in politica in questo turno elettorale?
    2)E perchè non pensare ad un progetto a breve-medio-lungo termine, elaborato ad esempio dal PSD’AZ? Il meno compromesso (per cortesia rifuggite dalla banalità Prato o dalla bandiera venduta) e l’unico, il solo ancora in vita dei partiti del novecento, che non si vergogna del suo passato e che tutti, strumentalmente, fotocopiano. Progetto da sottoporre ai cittadini, da arrichire con il loro contributo, per poi fare sintesi su chi debba guidare il processo di rinnovamento e riscatto.

Invia un commento