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L’intervista di Grizzly Gruber alla Todde

Posted on 1 Giugno 20261 Giugno 2026 By Chiara Maestrale 19 commenti su L’intervista di Grizzly Gruber alla Todde

di Chiara Maestrale

Pensavamo fosse una presidente, invece era la signorina Rottenmeier. L’intervista di Alessandra Todde da Lilli Gruber non è più cronaca freschissima, d’accordo.
Ma sarebbe un errore archiviarla come una comparsata televisiva già consumata. Perché in quelle parole non c’era solo una frase infelice: c’era un’idea della Sardegna. E quando una presidente lascia intravedere l’idea che ha del popolo che governa, la data di messa in onda diventa il dettaglio meno importante.
Quell’idea ha un nome preciso: paternalismo.
Un paternalismo che non indossa il doppiopetto del prefetto, né la feluca del funzionario coloniale. Oggi arriva in tailleur progressista, sorride in televisione, dice “i miei cittadini” e pretende pure l’applauso.

Quell’intervista ha avuto un merito: ha tolto il velo. Non sulla Sardegna, ma su di lei. Non sui sardi, ma sul modo in cui una certa politica guarda i sardi quando pensa di essere in missione civilizzatrice.
La presidente della Regione ha parlato come se la Sardegna fosse stata, fino al suo avvento, una terra immatura: poi è arrivata lei, e finalmente l’Isola avrebbe imparato a non lamentarsi, a crescere, a diventare adulta.
Grazie, presidente.
Davvero. Non sapevamo che per avere il certificato di maturità dovessimo attendere una presidente comparsa ieri sulla scena sarda e già convinta di poterle fare da tutrice.
Il punto non è neppure la frase in sé.
Il punto è il mondo che c’è dietro. È quell’idea viscosa, paternalistica, molto comoda, secondo cui i sardi prima di Todde sarebbero stati un popolo lagnoso, immobile, infantile; poi è arrivata lei, con la sua pedagogia del fare, e l’Isola avrebbe finalmente smesso di piangersi addosso. Siamo al riformismo da collegio: la Sardegna non viene governata, viene educata.

Dal paternalismo all’ipocrisia, poi, il passo è brevissimo. Nella stessa cornice televisiva in cui si propone come levatrice della Sardegna adulta, Todde rivendica di essere tornata dopo “una vita spesa fuori” e usa la formula più rivelatrice possibile: “i miei cittadini”.
“I miei cittadini”. Non i cittadini sardi. Non i cittadini della Sardegna. Non le persone che temporaneamente rappresenta. No: “i miei”. Come fossero una pertinenza istituzionale, una dotazione d’ufficio, una platea assegnata con decreto insieme all’auto blu e al gonfalone.

Ora, in democrazia i cittadini non sono di nessuno. Sono semmai i presidenti a essere dei cittadini, e solo per il tempo strettamente necessario a verificare se sappiano fare il loro mestiere. Ma questa distinzione, evidentemente, si perde quando la politica scambia il consenso per possesso e il mandato elettorale per investitura morale.
Il paradosso è quasi perfetto: Todde parla dei sardi come “suoi”, ma gli ultimi dati sul gradimento dicono che questi “suoi” cittadini non sembrano esattamente travolti dall’entusiasmo. Secondo il sondaggio SWG, la presidente scende al 33%, quattro punti in meno rispetto al 2025, finendo al terz’ultimo posto a pari demerito con Marsilio e Bardi.
Insomma: i “suoi” cittadini, pare che, dopo appena due anni, non si sentano poi così suoi.

Sarà stato quel dato impietoso a rendere urgente una lucidatura della facciata ammaccata? Sarà stata la necessità di rimettere in scena una leadership che nei sondaggi arranca ad aver suggerito la passerella su La7? Comunque sia andata è difficile pensare che il risultato abbia davvero giovato alla presidente.
Infatti, Todde ha provato a fare ciò che spesso fa la politica quando non può esibire risultati: ha spacciato la biografia per sostanza politica. Ma il problema nasce esattamente qui: quando la propria biografia viene usata come patente superiore; quando chi è stata lontana pretende di spiegare a chi è rimasto che finalmente, grazie a lei, l’Isola sta diventando adulta.

Ma, poi, adulta in che senso? E soprattutto: grazie a quali atti di governo?
Tramite le quattordici leggi regionali impugnate dallo Stato dall’inizio della legislatura, con tre già cassate dalla Consulta?
Oppure grazie al poltronificio costruito attorno alla Giunta, con la moltiplicazione degli incarichi per sistemare fedelissimi scelti per appartenenza e non per comprovata competenza?
O grazie alla sanità al collasso, alle liste d’attesa che continuano a umiliare i cittadini, ai medici che mancano, agli ospedali che arrancano, agli assessorati che saltano, ai commissariamenti bocciati?
O grazie al far west dei parchi energetici, causato dall’assenza di una vera strategia energetica sarda?
O forse la maggiore età della Sardegna coincide con una continuità territoriale ancora appesa a proroghe, compensazioni, compagnie che decidono, bandi che non funzionano e biglietti che restano il simbolo plastico della nostra condizione periferica?
Oppure con le misure dal forte sapore clientelare mascherate da politiche per il lavoro, come quella dei cantieri per OSS di cui ha più volte parlato il direttore di questo quotidiano?

La verità è che questa retorica del “vi ho fatto crescere” serve a mascherare il vuoto.
Todde prova a trasformare in virtù ciò che politicamente pesa come un macigno: la distanza dalla Sardegna diventa apertura al mondo, l’assenza di radicamento diventa curriculum, il ritorno diventa missione, la fragilità del consenso diventa coraggio, la debolezza di governo diventa racconto edificante.
È propaganda allo stato puro: trasformare la distanza in superiorità, il vuoto in postura, il bisogno personale di legittimazione in presunta maturazione collettiva.
La Sardegna non è diventata adulta grazie a Todde. Era adulta prima di lei. La Sardegna non è diventata adulta grazie a Todde. Era adulta prima di lei. È il suo governo, semmai, ad avere dimostrato finora di non essere all’altezza della Sardegna.

Giunta Todde, Vetrina

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Comments (19) on “L’intervista di Grizzly Gruber alla Todde”

  1. mauro ha detto:
    2 Giugno 2026 alle 19:39

    Più che un’analisi politica, l’articolo di Chiara Maestrale sembra un esercizio di psicologia applicata. Da una frase televisiva si arriva a dedurre paternalismo, colonialismo culturale, superiorità morale e perfino una “missione civilizzatrice”.
    Francamente troppo. La verità è che la Sardegna vive problemi enormi da molti anni, sanità fragile, trasporti insufficienti, crisi demografica, continuità territoriale precaria, difficoltà energetiche e industriali. Problemi che precedono di molto l’attuale legislatura.
    Criticare il governo regionale è sacrosanto. Ma trasformare ogni espressione più o meno felice in una prova antropologica contro chi governa rischia di diventare più narrazione che realtà.
    La critica politica dovrebbe discutere anche di soluzioni, non di interpretazioni psicologiche delle parole.

  2. Franziscu ha detto:
    1 Giugno 2026 alle 18:42

    Non mi do pace: li ho votati.

  3. Renato Orrù ha detto:
    1 Giugno 2026 alle 18:13

    ..e comunque l’ articolo NON LO HA scritto Paolo Maninchedda …(ndR)
    Detto ciò, pur non faccendo parte dei cittadini di “Nostra Sennora de Sa Solitudine” [ alla bouvette del Sant Fransiscu Hospital di Nuoro il caffè profuma di rasoiate stilistiche di alto livello ] NOI MEDESIMI crediamo che, a questo punto, l’ Assessora alla Presidenza vada benissimo così com’é. In fondo i “suoi cittadini” sono soddisfattissimi dei risultati sin qui ottenuti. Non serve più neanche Su Strangiu Rombo di Tuono ( in tribuna ? ). Finite infatti le manifestazioni le fiaccolate le raccolte di firme e i i Sindaci trasversalmente abbracciati in piazza contro l Assessore exSenatore ( peraltro Medico e Professore Universitario …che non è usuale ). Manifestazioni che sono servite a risolvere definitivamente la maggior parte delle problematiche sanitarie sarde. Certo, mancano qualche mezza dozzina di centinaia di Medici di MG da qui alla fine della legislatura… ma tanto sarà un problema elettorale del PD …mica di NSdeLaS.ne.
    Pertanto MIEI CARI cittadini della President Essa … tenetevela stretta !

  4. Ariovisto ha detto:
    1 Giugno 2026 alle 15:01

    Quel paternalismo, caro dottore Maninchedda, è dei tiranni. Rammentiamo che la Presidente senza macchia e senza peccato, dichiarò al collegio (firmando sul suo onore) di aver speso 90000 euro per la campagna elettorale, poi di non averli più spesi (lei), ed in televisione (sempre sulla 7, la Tv fatta da OMISSIS che su quel canale spargono odio OMISSIS a tutte le ore) disse:”mi sono pagata (io) gran parte della campagna elettorale!” Ma lei se li immagina, Melis, Rojch o Pigliaru a dire tutto ed il contrario?

  5. Gigi ha detto:
    1 Giugno 2026 alle 14:35

    Son convito che la Presidente Todde , che fortunatamente non ho votato, pensi che parlare della Sardegna e dei “Suoi” cittadini , con un leggero accento continentale le dia più forza e autorevolezza sapendo di mentire su ogni cosa, a partire dalla situazione drammatica della Sanità .
    In realtà, oltre a certificare che effettivamente dei problemi della Sardegna conosce ben poco, dimostra quanto sia incapace di esprimere un’idea valida, se non le solite banalità , per dare un senso compiuto al Suo mandato.
    Dimostra costantemente di non essere in grado non la Regione , ma nemmeno di gestire le perone che fanno parte della sua Giunta.
    Sembra infatti che alcuni/e di loro , la sovrastino che Lei sia incapace di intervenire, quasi fosse sotto ricatto. ( Ah saperlo !!)
    Guardando infatti ciò che fanno alcuni ” SUOI” assessori , si capisce che non è credibile, non è nemmeno in grado di stabilire una linea di comportamento o di imporre ad alcuni di loro un’etica nel rappresentanza istituzionale.
    In altri tempi, i Presidenti di Giunta e del Consiglio anche quelli peggiori, non avrebbero mai permesso che consiglieri regionali e ancor peggio Assessori rappresentassero la Sardegna , e/o andassero in giro a rappresentare le istituzioni vestiti/e in una maniera assurda, e poco dignitosa per il ruolo che sono chiamati/e a rivestire .
    Questo racconta molto del degrado, dell’incapacità di Governare, al di la delle bugie raccontate e ripetute più volte sapendo di mentire, pensando che poi, alla fine, qualcun ci creda veramente.

  6. Antonio ha detto:
    1 Giugno 2026 alle 13:52

    i suoi cittadini di Nuoro l’hanno sempre bocciata sia al Parlamento che alle Regionali,
    Conte ad Oristano dichiara “ l’idea di Sardegna della Todde è tracciata avanti cosi “
    Aveva promesso di abolire il poltronificio contestando la legge di Solinas invece gli è piaciuta alla grande , Sul fronte energetico disse che il decreto Draghi non esisteva una volta smascherata dichiarò “ forse mi è sfuggito il dossier Sardegna “ il 22 gennaio 2012 l’unione sarda pubblicò una bellissima intervista a Francesco Bergamo su come manipolare il popolo

  7. Cassandra Casagrande ha detto:
    1 Giugno 2026 alle 12:10

    Leggo in forte ritardo questo articolo, lo trovo perfetto, lo dichiaro da donna, attivista, transfemminista quindi con uno sguardo diverso dal tuo, ma concordo sul paternalismo, in più di una occasione ho detto che Todde rappresenta la figlia sana del patriarcato, complice di una cultura che non destruttura la mentalità patriarcale, ma la diffonde con un Pink wasging imbarazzante, d’altronde qualche decina di anni fa mi resi impopolare definendo come “sindrome del c.zz.o” quella attitudine delle donne di potere che pensano di imitare i colleghi maschi con posture e culture maschiliste, sa juichessa de sas consulenzias rispetta questa tendenza, a dolu mannu

  8. Silvana ha detto:
    1 Giugno 2026 alle 11:31

    Sentendola parlare mi sono chiesta se io abito in Sardegna o se lei stesse raccontando un sacco di balle, perché nell’immagine di Sardegna che ha illustrato non mi ci sono ritrovata per niente. Quindi la seconda che ho detto.: tutte le cose che ha realizzato (?), tutti i progetti che ha in corso (?), addirittura l’ipotesi di una ricandidatura a fine mandato. Insomma, siamo un’isola felice. Ma questa dove vive? Quando tempo fa andò per la prima volta dalla Gruber sbagliò persino il numero degli abitanti della Sardegna. In che mani siamo! Aiuto!

  9. Medardo di Terralba ha detto:
    1 Giugno 2026 alle 09:27

    La trasmissione tv a la7, epifania di nostra signora della solitudine, è stata penosa non solo per l’esibizione del certificato fasullo (in queste cose bravissima) di esistenza in vita di una presidente zombi, Trovo penoso, incomprensibile e imperdonabile la posizione prona e accondiscendente di due giornalisti come Gruber e Mieli. Alle balle spaziali su risultati (sic) amministrativi, rapporti con gli alleati, dossier ormai marci, i due giornalai allevati in batteria non ci regalano neanche un plissè. Giusto l’augurio che i due polli nel pollaio del centrosinistra, Conte e Schlein, si facciano da parte per dare spazio a Ella: dopo i due anni e mezzo di fallimenti in Sardegna può ben intestarsi la riscossa nazionale.

  10. grillotalpa ha detto:
    1 Giugno 2026 alle 09:25

    Al di là dell’intervista della Todde (che ho votato ma non rivoterei) scopro dall’articolo e dai commenti che siamo un popolo adulto e maturo (e abbiamo fatto il militare a Cuneo)
    Pro caridade…
    L’onfalocentrismo continua imperterrito

  11. Victoria ha detto:
    1 Giugno 2026 alle 09:07

    Buongiorno Paolo,
    è da tempo che rifletto sulle tecniche, perché di questo si tratta, di comunicazione utilizzate dalla Presidente. La prima riflessione che farei è che non inventa niente. Fa quello che fanno in tanti: sceglie un racconto, uno che abbia fascino, e lo ripete. Una, due, tre, cento, mille volte. La ripetizione produce, teoricamente, due effetti: lei si convince che la realtà vera coincida con la sua, quella che vede o che inventa; incide sul numero di persone che finisce per credere alla non realtà. Se usate bene, le leve della post verità, che agiscono sull’emotività delle persone e non poggia su fatti oggettivi, funzionano. Mi pare di capire che lei tenti di utilizzarle ma i risultati sono incerti. Temo che il primo effetto, quello dell’auto convincimento, ci sia. Sul secondo, avrei qualche dubbio. Detto in altro modo, le cose che racconta non sono credibili. E non aumentano il consenso, anzi.
    Ad esempio, è notizia di ieri che la mandria di consulenti pagati dai suoi cittadini, includa anche un signore che percepirà, in 5 anni, 1 milione e centomila euro. Sono 200.000 euro all’anno più qualche spiccio. Lei, guardando quella cifra, racconta a se stessa di aver abolito la povertà del povero consulente che 200.000 euro all’anno li avrebbe visti, forse, con un binocolo. Secondo me lei ci crede davvero e pensa pure che i suoi cittadini debbano essere felici della notizia. Penserà che tutti noi dovremmo rallegrarci per il fatto che la Sardegna sia diventata adulta e che abbia un nuovo milionario. Ma mi sa che non funziona bene. Forse deve affinare la tecnica o scegliere racconti diversi.
    Bisognerebbe consigliarle di cambiare il guru della comunicazione o prendere lezioni da Trump.

  12. Daniela ha detto:
    1 Giugno 2026 alle 08:50

    Il punto non è solo una frase infelice. Il punto è proprio la postura politica, quella di chi sembra parlare della Sardegna come di una terra da educare, più che da governare; di cittadini da accompagnare alla “maturità”, più che da servire con rispetto e responsabilità.
    L’uso della biografia come surrogato dei risultati offre uno spunto importante. Il problema non è che la Todde sia stata fuori dalla Sardegna. Il problema nasce quando quella distanza viene trasformata in titolo di superiorità politica e il ritorno viene raccontato come missione pedagogica (“i miei cittadini”); quando la biografia sostituisce il bilancio degli atti di governo.
    Lo dico da persona proveniente da una pluridecennale esperienza universitaria, scientifica e professionale maturata soprattutto all’estero. Quell’esperienza è un valore, certo, ma non autorizza nessuno a trasformarla in superiorità morale, né a guardare dall’alto una comunità che ha storia, competenze e dignità ben prima dell’arrivo di qualunque classe dirigente. Si lavora per i cittadini, non sui cittadini.
    Poi ci sono gli atti, sui quali il giudizio non può che divebtare ancora più severo.
    È indubbio che la sanità sarda sia uno dei terreni su cui questa legislatura mostra le sue maggiori fragilità. Non solo nella sanità umana, con un sistema territoriale che continua a non dare risposte adeguate, ma anche nella sanità veterinaria, troppo spesso relegata a tema secondario, ma secondario non lo è affatto. La gestione della dermatite bovina, per esempio, sta mostrando criticità gravi. Abbattimenti pesantissimi, talvolta inutili, aziende travolte dalle restrizioni, allevatori lasciati nell’incertezza, comunicazione istituzionale insufficiente e una filiera produttiva esposta a conseguenze economiche e sociali enormi. Ogni tanto si dimentica, o forse si ignora del tutto, che la sanità veterinaria non riguarda solo gli animali, ma anche gli allevatori, il presidio delle campagne, la sicurezza alimentare, l’economia rurale, la biodiversità produttiva e l’equilibrio stesso dei territori interni e costieri.
    Sul piano energetico, forse il punto non è sostenere che la Regione sia rimasta del tutto inerte, ma evidenziare che la strategia complessiva sia apparsa tardiva, conflittuale, emergenziale e non ancora capace di restituire un quadro ordinato. Una vera pianificazione energetica si costruisce coinvolgendo le comunità, perché senza consenso informato e partecipato le pianificazioni non si attuano. Questo è un concetto di base, una buona pratica civile e amministrativa che chi ha studiato e lavorato all’estero dovrebbe conoscere molto bene.
    La fragilità normativa e istituzionale, poi, sembra essere diventata la colonna sonora di questa legislatura. Impugnazioni e bocciature sono aspetti politicamente rilevanti, perché consentono di contestare non solo il merito delle scelte, ma anche la qualità tecnica dell’azione legislativa.
    Per questo, secondo me, parlare di Sardegna “diventata adulta” suona non solo paternalistico, ma politicamente fuori fuoco. La Sardegna era adulta prima. Sono le istituzioni, semmai, che devono dimostrare ogni giorno di esserlo.

  13. mauro canu ha detto:
    1 Giugno 2026 alle 08:48

    L’umiltà è Il dono più grande che la Todde regala ai suoi sardi. Dal’alto della sua mega biografia (per me super gonfiata), questa che ci governa non è riuscita a fare correttamente un banale rendiconto delle proprie spese elettorali.

  14. Mario Pudhu ha detto:
    1 Giugno 2026 alle 08:38

    … beh, pisedhos, comintzamus a “realizzare” chi s’istória de sa Sardigna si compartit in “ante Toddem natam” e in “post Toddem natam”, si tenimus unu “epigono” de su Macedone de s’antigóriu, una Todde Magna Magna (in sardu faghet goi su “superlativo assoluto”) e a “orgoglio” de fémina mascrinu, “giustamente” ca est cosa de gherra.
    E Nùoro podet giai delibberare, o sinono si faghet per acclamazione, unu monumentu in s’Ortobene, meda prus in artu de cussu de Lenora in sa bassura de Aristanis, giustamente. E fintzas deliberare su 24 de frearzu (titia!) 2024 festa natzionale (pro nos caentare o ‘galvanizare’ e innu natzionale Non poto reposare amore e coro.

  15. Stefano Locci ha detto:
    1 Giugno 2026 alle 08:31

    Benvenuta nella terra dove un popolo di inetti è riuscito a conferire l’onere di governare ad una nuova figura istituzionale: l’Influencer.
    Finora questa figura l’avevamo trovata nei social. Neanche Wanna Marchi osava vendere fumo con tale leggerezza ed impudenza. E mentre la Influencer Capo della Sardegna stappa bottigliette di gazzosa la fila di cortigiani si ingrossa ed ingrassa con incarichi di dubbia legittimità se non anche annullati dalle Autorità di garanzia. Ed i Sardi? Che fanno? Niente di niente. Ormai, avezzi ad essere colonizzati da chiunque, accettano qualunque cetriolo nel proprio fondoschiena. Ennesima prova che la tanto decantata nostra dignità isolana non è mai esistita. Saluti.

  16. Bruno ha detto:
    1 Giugno 2026 alle 08:12

    Un’intervista fatta alla 7 con la Gruber,,,,, è come se in tribunale a giudicare Totò Riina ci fosse il clan dei corleonesi.

  17. A ha detto:
    1 Giugno 2026 alle 08:09

    Quando la Gruber le ha chiesto se fossero i 5stelle il problema della débacle del campo (santo,) largo dato il 3,76% alle ultime amministrative ha glissato rispondendo che era stata determinante per la sua elezione e che in Sardegna stanno presentando e sostenendo candidati “importanti” in tutta l’isola, quando praticamente ovunque ci sono liste civiche senza simboli di partito, così se in qualche comune dovesse vincere il csx sarà facile cantare vittoria, in caso contrario non sarà colpa loro..
    Furbacchiona fini alla fine.

  18. Carla ha detto:
    1 Giugno 2026 alle 08:01

    I ” miei ” cittadini non si può sentire,Un rappresentante delle istituzioni è al servizio della comunità, non il suo “padrone”. Credo che neanche i Medici, gli Sforza o i Visconti usassero il possessivo per il loro cittadini.
    P.S. colgo l’occasione per chiedere l’abolizione urgente del possessivo “mio” davanti al termine assessorato ,inizio a manifestare una certa allergia per queste espressioni

  19. Antonio ha detto:
    1 Giugno 2026 alle 06:33

    Infatti i presenti in studio non le hanno chiesto del terzultimo posto di gradimento dei Presidenti, né del rendiconto elettorale sbagliato con relativa multa.

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