L’inferno dei poligoni e delle forze armate: ecco il testo della relazione della Commissione d’inchiesta. Vaccini non dovuti, depositi avvelenati, più di 4000 missili su Quirra, il torio nelle terre della Sardegna. Sarà il caso di alzare la voce?

Oggi Gian Piero Scanu ha depositato la Relazione sull’attività della Commissione d’inchiesta sull’Uranio impoverito.
Non la commento. Leggetela. Una denuncia fredda, lucida, senza orpelli, di uno Stato distratto, che manda a morire i militari per trascuratezza più che per calcolo, che non controlla, che sporca e inquina. Finalmente si esce dal gioco delle parti degli innocentisti e dei colpevolisti e si dice la verità: non credo che ci sia un solo generale italiano in giro che abbia piacere di far morire i suoi soldati per mancanza di precauzioni.
Il soldato malato di linfoma che viene vaccinato e muore. I missili Milan sparati a Quirra con il loro sistema di puntamento al torio. Il sito incavernato del monte Veda con percentuali di gas Radon superiori di centinaia di volte il limite oggi consentito dalle leggi. Leggete.
E poi leggete la ferita profonda che sta ammorbando la Sardegna e che richiede uno scatto di dignità istituzionale delle istituzioni sarde.
Questi i virgolettati ufficiali di Scanu:

«Questa Commissione ha inteso superare il dibattito, tra colpevolisti e negazionisti, che si è sviluppato nello svolgimento delle precedenti inchieste. In un anno e mezzo di attività ha svolto fino ad oggi 197 audizioni, di queste 71 sono stati esami testimoniali.
Ha svolto 8 missioni visitando 3 basi navali, 9 poligoni, 1 base aeroportuale ed il centro radar del MUOS. Anche nel corso delle missioni sono state effettuate numerose audizioni ed esami testimoniali.

Un mondo assediato dai rischi
Quando si pensa al mondo delle Forze Armate si pensa che il rischio sia una componente ineliminabile. Invece dai lavori di questa Commissione emerge che nelle Forze Armate ci si ammala e si muore non solo per la presenza di fattori di rischio, che esistono in tutto il mondo del lavoro, ma perché la sicurezza sul lavoro non viene garantita come dovrebbe.
In alcuni casi la scarsa attenzione alla prevenzione dei rischi può comportare ricadute anche per la popolazione che vive intorno ai poligoni militari, o che li frequenta nei momenti in cui non sono in corso esercitazioni.
In alcuni casi, come nel corso della visita al poligono di Cellina Meduna vicino Pordenone, la Commissione ha potuto accertare come le operazioni di bonifica fossero partite solo dopo la notizia della missione della Commissione, mentre nel caso del poligono di Torre Veneri, nel Salento, siano partiti subito dopo la visita del nostro organismo d’inchiesta.

Un mondo senza vigilanza
Il controllo sul rispetto delle norme sulla sicurezza dei luoghi di lavoro è svolto tutto all’interno del mondo militare e, com’è evidente, chi dovrebbe sorvegliare sulla tutela dei lavoratori è troppo spesso un graduato di grado inferiore del datore di lavoro (ad esempio il comandante di un poligono che spesso è un generale) che dovrebbe essere controllato.
Le attività ispettive vengono svolte in maniera limitata.
Le attività ispettive svolte all’estero hanno riguardato le condizioni di sicurezza sul lavoro del personale militare di servizio nelle ambasciate: sono state scrupolosamente analizzati i luoghi di lavoro a Vienna, Parigi, Berlino, Varsavia, Londra e Madrid.
La vigilanza sulla validità delle misure di previsione e riduzione del rischio non può essere garantita senza l’intervento di soggetti caratterizzati da terzietà ed autonomia. Non può continuare una situazione in cui il controllore è gerarchicamente subordinato al controllato. Questo punto ha già trovato una autorevole conferma in una decisone della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) che ha condannato lo Stato italiano proprio perché a valutare le richieste di un militare di leva erano stati solo e soltanto organismi militari o a prevalente presenza di ufficiali medici delle forze armate.

Un mondo senza tutte le necessarie competenze tecniche e mediche
Pur essendo un ambiente con figure professionali di altissimo livello, sul tema della sicurezza dei lavoratori e del controllo preventivo dei rischi non è stata sviluppata una cultura ed un’attenzione adeguata.
Ad esempio sono stati acquisiti i documenti di valutazione del rischio di molti poligoni, ma purtroppo non è stato possibile acquisire tutti quelli delle basi delle nostre missioni all’estero, dove spesso sono segnalati potenziali problemi per la salute dei nostri militari in missione che un’adeguata valutazione del rischio avrebbe ridotto o eliminato.

Un mondo senza sorveglianza epidemiologica
L’Osservatorio Epidemiologico della Difesa non segue più i militari dopo il loro congedo. Questo produce una totale mancanza di informazioni reali sulle condizioni di salute dei nostri militari nel lungo periodo con distorsioni evidenti che risultano non appena ci sono approfondimenti esterni al mondo militare: nel solo procedimento della Procura di Padova i numeri dei malati per potenziale esposizione all’amianto è quasi 10 volte superiore a quello risultante all’Osservatorio della Difesa.
Lo stesso avviene con i malati per potenziale esposizione al gas radon.

Un mondo senza tutela assicurativa
Un riconoscimento delle istanze assicurative che arriva dopo 8-10 anni è già un’ingiustizia. L’INAIL ha le carte in regola per svolgere anche per i militari, attraverso la cosiddetta “gestione per conto”, già attivata per le altre amministrazioni dello Stato, la funzione che svolge per tutti gli altri lavoratori, indipendentemente dalla professione e dalla personalità giuridica del datore di lavoro.

Per quanto riguarda lo specifico delle malattie conseguenti all’esposizione all’uranio impoverito si è ormai consolidata una giurispudenza che riconosce la responsabilità della Difesa e riconosce i dovuti risarcimenti: purtroppo da parte del Ministero  e dell’Avvocatura dello Stato si continua a presentare ricorsi in Cassazione che hanno il solo scopo di allontanare i tempi del risarcimento, aumentando il dolore e la sofferenza per chi già ha dovuto subire la malattia e la morte di un proprio caro partito per servire la Patria.

La tutela dell’ambiente nei Poligoni e nelle zone circostanti
Occorre colmare una vera e propria lacuna normativa, integrando l’attuale disciplina con la previsione:

1) di un piano di monitoraggio del territorio di insediamento del poligono e della fascia esterna interessata dalle esercitazioni e dall’addestramento (ad esempio per il poligono di Monte Romano è stato dimostrato dal lavoro della Commissione che manca un monitoraggio completo sulla presenza di sostanze radioattive e che l’ente della Difesa che dovrebbe realizzarlo non ha uomini e mezzi sufficenti per farlo) ;

2) dell’obbligo per ciascun comando di predisporre un documento di monitoraggio ambientale, recante l’indicazione delle attività programmate, delle modalità operative di tempo e di luogo e di tutte le condizioni rilevanti ai fini della tutela dell’ambiente e della salute;

3) dell’approvazione del piano da parte della Regione e dei comuni interessati, previo parere dell’ARPA;

4) dell’istituzione, nelle regioni dove sono presenti i poligoni, di un Osservatorio Ambientale Regionale, incardinato presso i sistemi informativi regionali ambientali afferenti alla rete SINANET (Rete del sistema informativo nazionale ambientale)».

One thought on “L’inferno dei poligoni e delle forze armate: ecco il testo della relazione della Commissione d’inchiesta. Vaccini non dovuti, depositi avvelenati, più di 4000 missili su Quirra, il torio nelle terre della Sardegna. Sarà il caso di alzare la voce?

  • Roberto Zedda says:

    Ho letto la Relazione sull’attività della Commissione d’inchiesta sull’Uranio impoverito.
    Cercavo appunto le evidenze documentali e scientifiche sulla correlazione tra esposizione alle nanoparticelle e insorgenza dei tumori sia per il personale militare operante nei poligoni e nei teatri di guerra all’estero che per i civili che vivono nelle zone limitrofe ai poligoni. Non ne ho trovate.
    Per quanto concerne i missili MILAN (messi al bando dal 2000 quelli contenenti Torio) essi contengono (meglio contenevano) 3.12 g di Torio naturale (Th-232 come isotopo radioattivo) vorrei sottolineare alcuni aspetti importanti che non ho trovato in questa relazione e di cui la relazione avrebbe dovuto dare debito conto per la valutazione corretta delle risultanze analitiche.
    Il torio si trova in piccole quantità nella maggior parte delle rocce e dei suoli, dove è circa dieci volte più abbondante dell’uranio ed è circa comune quanto il piombo. Il terreno contiene di solito una media di sei ppm (parti per milione) di torio.

    Quindi possiamo trovare sei grammi di Torio per tonnellata di terreno, considerando un peso specifico del terreno di 2 tonn per m3 abbiamo 12 g/m3. In un ettaro di terreno (10.000 m2), fino alla profondità di 1 metro, possiamo trovare 10000 m2 x 1m x 2 tonn/m3 x 12g/m3 = 240.000 g di torio, ovvero 240 kg di Torio per ettaro per una profondità di 1 metro.

    Se consideriamo i 5000 missili lanciati tra Quirra e Teulada abbiamo un totale di Torio immesso nell’ambiente di 5000 x 3.2 g per missile = 16.000 g = 16 kg totali di Torio tra Quirra e Teulada.
    Adesso è più chiaro credo perché sono state trovate tracce di Torio nelle ossa dei pastori. Se avessero cercato il torio nelle ossa di tutta la popolazione ne avrebbero trovate nella stessa quantità. Non risulta siano state fatte ricerche su “bianchi”, fondamentali per la valutazione dei risultati, ovvero su ossa di persone decedute che hanno vissuto lontano dai poligoni.

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