L’indipendenza è cosa seria

27 maggio 2014 06:180 commentiViews: 386

6a00e54fd1fc4388340133f1f0b497970b-800widi Franciscu Sedda

Il processo di indipendenza nazionale è un cammino lungo e laborioso che ha bisogno di essere praticato ogni giorno nell’azione culturale, sociale e di governo e non solo enunciato di tanto in tanto, men che meno in forma strumentale e demagogica. Usare il tema dell’indipendenza come una clava nel gioco parlamentare fra opposizione e maggioranza finisce infatti per spaccare ciò che dovrebbe unire producendo l’effetto contrario rispetto a quello auspicato o semplicemente dichiarato. La riuscita del cammino d’indipendenza si basa infatti sulla sua capacità di attrarre e coinvolgere tutti, divenendo patrimonio non solo maggioritario ma addirittura comune, collettivo, condiviso di un intero popolo e della sua classe dirigente. Solo così il punto d’arrivo del cammino, il referendum d’autodeterminazione, può risultare non solo vincente ma ancor prima pienamente legittimato nella sua attuazione e nel suo risultato anche da chi dovesse comunque votare contro l’indipendenza. Il percorso che porta verso l’indipendenza non è un vento improvviso e passeggero, che sradica e divelle, ma un insieme di rivoli che si uniscono per divenire fiume placido e potente che scorre naturalmente verso il mare.

Il Partito dei Sardi, che l’indipendenza della Sardegna la vuole fare davvero, vuole costruire tutte le condizioni reali per ottenere il risultato che ci attende dal giorno della perdita della libertà, il 30 giugno 1409, quando la nazione sarda indipendente, unita sotto la legge dalla Carta de Logu, fu sconfitta dall’esercito catalano-aragonese sul campo di battaglia di Sanluri.

Per questo riteniamo che qualunque mozione che voglia impegnare il parlamento sardo a ratificare quello che è peraltro un diritto incontestabili dei popoli debba essere con il maggior spirito di condivisione, di propositività e di realismo.

In tal senso il Partito dei Sardi propone i seguenti punti alla condivisione del dibattito pubblico, dell’elaborazione delle forze sociali, alla condivisione con il gruppo Soberania e Indipendentzia, al lavoro del Parlamento Sardo e del Governo Sardo.

Il Partito dei Sardi:

  • chiede che come si è fatto altrove la giunta e il consiglio si impegnino a redigere un Libro Bianco dell’indipendenza che faccia il punto sullo stato della Sardegna, sulle esigenze di uno Stato sardo indipendente, sulle azioni di governo da intraprendere per mettere la Sardegna nelle condizioni istituzionali, sociali ed economiche per passare dal presente attuale di Regione autonoma al presente futuro di Stato d’Europa;
  • impegna la Giunta e il Consiglio a stabilire forme sempre più strette di cooperazione istituzionale con quelle nazioni senza Stato, come la Catalogna e la Scozia, che oggi, dopo anni di lavoro istituzionale e di mobilitazione popolare, si apprestano a celebrare dei referendum democratici di autodeterminazione. In tal senso lo scambio istituzionale, la condivisione del know-how indipendentista, la presenza delle istituzioni sarde nei momenti di celebrazione dei referendum possono segnare degli importanti momenti di politica internazionale, che oltre a dar avvio a una vera politica diplomatica sarda e a una volontà di “studiare da Stato”, creino dei momenti simbolici per dare visibilità internazionale alla questione nazionale sarda oggi sconosciuta o sottovalutata dai più;
  • impegna la Giunta e il Consiglio a far pressione su parlamentari e europarlamentari sardi perché, a dispetto delle differenze di appartenenza partitica e davanti alle rispettive istituzioni, difendano e affermino il diritto dei sardi a decidere della propria esistenza, in conformità al principio di autodeterminazione e del principio democratico internazionalmente riconosciuti e valorizzati;
  • impegna la Giunta e il Consiglio all’istituzione di una Assemblea Costituente che sia un primo momento di verifica dell’avanzamento della presa di coscienza nazionale dei sardi e della capacità di autoaffermazione della propria classe dirigente davanti allo Stato italiano, ad esempio attraverso la scrittura di una nuova carta costituzionale della Sardegna che affermi il suo essere nazione e il suo diritto all’autodeterminazione;
  • impegna la Giunta e il Consiglio ad affermare solennemente che il referendum di autodeterminazione è una prospettiva storica e un atto legittimo nel cammino di auto-affermazione del popolo sardo, un passaggio da celebrarsi quanto prima – compatibilmente con la maturazione del quadro politico-sociale e l’assolvimento dei punti precedenti – proprio in quanto necessario per la piena valorizzazione della nostra soggettività politico-istituzionale e per l’affermazione dei nostri diritti e interessi dentro un contesto di pacifiche e fruttuose relazioni internazionali, europee, mediterranee, planetarie.

Per il Partito dei Sardi così, e solo così, si può costruire un cammino indipendentista serio e vincente. E solo così il traguardo ambito invece di divenire un miraggio che si allontana ogni volta che si crede di averlo raggiunto potrà realizzarsi veramente, materializzandosi nelle nostre mani prima di quanto immaginiamo.

Franciscu Sedda – Segretario Nazionale Partito dei Sardi

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