L’indipendenza della Sardegna di fronte a Violante e Quagliarello

15 marzo 2010 18:5829 commentiViews: 49

352Questo che segue è il testo del mio intervento al Convegno sul ruolo dei Parlamenti organizzato dall’Associazione degli ex parlamentari, svoltosi qualche settimana fa. Relatori: Violante e Quagliarello. Tesi: il potere legislativo all’esecutivo, ai parlamenti solo i poteri di sindacato e controllo. Mi è venuta l’orticaria. Avevo perso il testo del mio intervento, adesso l’ho ritrovato e mi pare utile renderlo pubblico.

Ringrazio l’associazione degli ex parlamentari per avermi invitato.
Credo di potermi permettere, in virtù di quanto hanno detto coloro che mi hanno preceduto, di saltare le premesse e di svolgere in modo rapido il mio pensiero. Io non mi occuperò delle architetture istituzionali, ma dei presupposti politici di una democrazia parlamentare, perché sono un parlamentarista convinto.
E’ evidente che i diversi ruoli che si possono attribuire ai parlamenti dipende dalle diverse concezioni dello Stato che si hanno.
Il mio punto di vista parte da una convinzione che esplicito: il presupposto culturale di ogni democrazia autentica e soprattutto di quella parlamentare è il relativismo politico. Un sistema fondato sulla libertà non può che basarsi sul conflitto regolato delle interpretazioni; non può che presupporre la negazione dell’ istituzionalizzazione delle verità totali e definitive (sempre che queste siano attingibili interamente per via razionale).
Ne consegue che, come è noto, il presupposto di un parlamento democratico è il libero formarsi dell’opinione pubblica.
L’Italia ha parlato molto di questo tema, cioè di chi forma l’opinione comune e di come questa si formi, quando ha discusso, dopo la discesa in campo di Berlusconi, di conflitto di interessi.
Il problema è stato risolto, de facto e non de iure, con un notevole aumento della possibilità di subordinazione dello Stato da parte di cittadini e/o imprese dotati di cospicue risorse finanziarie.
Ciò non è confermato solo dal caso del Presidente del Consiglio ma anche da quello sconcertante della Telecom di Tronchetti Provera, coperta nelle sue attività non proprio democratiche di dossieraggio dal segreto di Stato; ed è confermato in Sardegna dal caso incredibile della Saras e dei certificati verdi che l’Italia gli riconosce per lo smaltimento dei residui di lavorazione del petrolio, facendoli pagare agli italiani in bolletta.
La realtà delle leggi non rende il grado della subordinazione reale del Paese ad alcune imprese. Lo stesso avviene, in scala ridotta, nelle regioni e nei comuni, con grossi imprenditori sempre più coinvolti e padroni della vita istituzionale.
La sovranità informale del denaro è una realtà che è in grado di mantenere come un feticcio la formalità della democrazia rappresentativa, trasformandone la sostanza in un grande alibi. L’Italia sa queste cose ma non ha le energie politiche per affrontare questo argomento, perché il consenso di cui avrebbe bisogno per farlo, è largamente ipotecato dagli interessi che si vorrebbero contrastare.
La seconda criticità italiana che consuma gli spazi di esistenza delle assemblee elettive italiane è la debolezza del perimetro ideologico dei partiti e del loro radicamento sociale. Le due cose sono strettamente connesse: la genericità della proposta, spesso derivata da meri esercizi divulgativi di tesi accademiche, non richiede un vissuto sociale, ma solo la capacità di rappresentarlo. E’ da questi presupposti che nasce il crollo di credibilità dei partiti, dovuto al fatto che nell’opinione pubblica i partiti non sono percepiti come luoghi di soluzione dei problemi, ma prevalentemente come soggetti che egemonizzano le elezioni.
Dalla specializzazione all’egemonia nasce il tratto più inviso al popolo dell’uomo politico comune: la libertà di negare i fatti scomodi o di nasconderli o di impedire che vengano conosciuti; la dispensa pratica a negare i fallimenti e gli errori; la dispensa morale ad abolire le nozioni di giusto e di ingiusto per chi detiene il potere. Il Parlamento per l’uomo comune è il regno di queste dispense: non viene percepito come il presidio della democrazia, della libertà e dell’efficienza. Oggi il popolo è tragicamente presidenzialista perché avverte il ceto politico come un fardello, non lo sente al suo fianco, non lo trova in scala 1 a 1 sui suoi problemi, ma solo in televisione. Anche l’ostilità dei partiti maggiori isolani alla proposta dell’assemblea costituente sarda, è il segno di un’interpretazione elitaria del ruolo del parlamento.
Questo scenario pericolossissimo si contrasta solo con un serissimo lavoro educativo e culturale, che né la scuola né l’università italiana sono in grado di soddisfare. La grande scuola storica italiana, cui va il merito di avere insegnato il metodo critico a generazioni di studiosi, è stata liquidata dall’avvento prima dell’idealismo e dei suoi succedanei, e poi del marxismo negli anni Sessanta- Ottanta, ossia di due sistemi ideologici ostili a quel relativismo democratico di cui parlavo (che invece piaceva sostanzialmente alla dialettica della prassi cara a Gramsci). L’Italia è intimamente dogmatica e ostile all’esercizio critico, bisogna saperlo.
Il terzo aspetto italiano che minaccia la democraticità del parlamento è il dogma dell’Unità d’Italia. In tutta Europa il modello confederale sta trovando sostenitori, perché è il più adatto a restituire i tassi di sovranità naturale ai diversi ambiti di vita sociale. In Italia no. Perché? Perché in Italia la forma dello Stato è un feticcio e si può operare solo all’interno del perimetro unitario?
Lo Stato in Italia è prevalentemente una dimensione formale perché è privo di storia sociale. Il dato reale e materiale su cui esso è costruito, è il privilegio accordato sin dal Risorgimento all’élite che governa e privatizza il potere nazionale. Bisogna sempre ricordarsi come è nato il capitalismo italiano moderno. Nacque da un favore, come tante cose in Italia: nacque nel 1862, quando la Camera dei Deputati affidò a un imprenditore toscano la costruzione della rete ferroviaria adriatica e del raccordo con Napoli. Quella scelta comportò che lo Stato pagasse 210.000 lire a chilometro, un costo che consentiva all’imprenditore di subappaltare con un guadagno netto a chilometro di 10.000 lire. Quell’imprenditore si chiamava Bastogi.
L’Italia, è bene dirlo chiaramente, è finanziariamente esausta. Il suo debito pubblico è cresciuto nel 2009 del 5,4%. L’Italia finanzia il Nord con i Fondi delle aree sottoutilizzate, cioè i fondi del Sud, che sono l’unico fondo sopravvissuto, ancora per poco, all’indebitamento. L’Italia finanzia con i fondi Fas i mancati introiti dell’abolizione dell’Ici.
L’Italia è lo Stato che riconosce alle regioni le compartecipazioni sull’Iva e sull’Irpef e poi blocca la spesa col Patto di stabilità, rendendo falsi i bilanci di competenza delle sue regioni.
L’unico futuro per l’Italia risiede in un cambiamento profondo della Costituzione e in una trasformazione dello stato unitario in uno stato confederale, perché occorre smontare la continuità di un apparato pubblico e di un sistema politico abituato da 150 anni all’attendismo, al tatticismo, alla trattativa per risolvere in parte piuttosto che allo sforzo per la soluzione definitiva dei problemi. Bisogna ricostruire lo Stato non dallo e per lo Stato, ma dal desiderio di realizzazione di sé dei cittadini e per lo sviluppo e la libertà delle comunità. Questo non è certo il percorso del federalismo fiscale.
Il federalismo fiscale è una nuova forma di autonomismo, con capitale Milano anziché Roma, all’italiana, con tassi rilevanti d’imbroglio. Non ci sono dati stabili sul bilancio fiscale delle regioni d’Italia. Eppure l’orologio dei due anni per i decreti attuativi corre. Si lavora sui bilanci di competenza piuttosto che su quelli di cassa e i bilanci di competenza non sono affidabili. Basti, come esempio, il caso della celebre legge 64 del 1986 con cui negli anni Ottanta si è finanziato
l’intervento nel Mezzogiorno. A fronte di 10.000 miliardi deliberati e stanziati, solo 5.000 vennero realmente trasferiti. E perché? Perché in barba al Parlamento, la ragioneria Generale dello Stato stabilì che la Cassa per il Mezzogiorno era autorizzata a prelevare dal conto della Tesoreria solo 500 milioni al mese.
Che cosa ci dicono, dunque, i dati veri, quei pochi disponibili? Dicono che nel decennio 1996 – 2006 (il decennio delle riforme federaliste) la spesa per le amministrazioni centrali dello Stato è aumentata del 115%, quella per le amministrazioni locali e regionali del 47,8%. Ciò significa che il federalismo è una colossale bufala, un grande pretesto per un nuovo centralismo governato da Milano e non da Roma. Guardiamo al rapporto tra pressione fiscale e PIL: in Trentino questo rapporto è pari al 3,24%, in Sardegna è pari al doppio, il 6,10%;ciò significa che la pressione fiscale in Sardegna è la vera emergenza perché, non tenendo conto del Pil pro capite, viola il principio della progressività e preleva pressoché tutta la ricchezza libera disponibile.
Per la Sardegna è svantaggioso ragionare di sé a partire dalla sovranità unitaria dell’Italia. Pensate che nonostante il gasdotto sardo-algerino sia il più breve e il più semplice da realizzare tra quelli ipotizzati per l’approvvigionamento dell’Europa, ancora il Governo non ha dato il via definitivo e l’Eni gongola. Chi fa la politica energetica dell’Italia, l’Eni o il governo?
Per questi motivi, per noi sardi, l’unico parlamento con ruolo politico e democratico non può che essere un parlamento confederale. Abbiamo bisogno di rompere il vincolo di dipendenza con l’Italia.
L’unica Italia in cui noi possiamo stare è un’Italia che ha meno poteri su di noi: perché lo Stato italiano attuale ci impone un regime fiscale per noi insostenibile; perché lo Stato italiano è un misto di autoritarismo napoleonico e di dogmatismo statalista che non rispetta la libertà degli individui.
E’ la continuità dell’assetto unitario che inibisce le innovazioni di cui il sistema Italia ha bisogno. Anche la dialettica tra presidenzialimso e parlamentarismo e il tema del rinnovamento dei partiti avrebbe una portata diversa se vissuta in uno stato effettivamente confederale, con un parlamento federale autentico, con partiti più prossimi ai livelli di sovranità controllabili dal popolo e non mediati dalla ricchezza. Insomma, il nuovo parlamento se vuole essere credibile deve esprimere una diversa struttura della sovranità che risponde a nuove esigenze politiche. La Sardegna può essere il luogo da cui questa innovazione può partire perché il tema della sua indipendenza, finalmente, è diventato in questa legislatura tema politico e istituzionale.

29 Commenti

  • Un elettore

    Non vi piace proprio che si commenti il vostro operato? E’ questo essere persone libere per voi?

  • @ Boi,
    finalmente getta la maschera! Io sono contento ogni volta che qualcuno aderisce alla causa indipendentista, a qualunque partito! L’ho gia detto altre volte, la causa è comune a tutti i sardi, compresi quelli che non leggono gli autori del sardismo, ma solo i sunti di qualche pseudo professorino. Provi a leggere e studiare i classici del sardismo vedrà che avrà delle belle sorprese. Le dico questo perchè ho la sensazione che vi fidiate troppo dei racconti altrui, che come tutti i racconti sono predigeriti dal narratore, esprimono non la realtà ma quella che lui pensa sia la realtà. In quanto ad ambiguità, non veda solo quelle degli altri, (in politica l’ambiguità è abbastanza comune), ma analizzi quelle del suo movimento, per es. l’accanirsi contro i partiti sardi e andare a letto con i partiti italiani, veda quanto è successo ad Ollolai prima e a Santa Cristina dopo, non vorrei che Soddu e Soru passassero per eroi della resistenza sarda. Il Discorso puerile sui quattro mori e sull’alberello, il non nazionalismo(?), l’accordo con Soru sulla mondezza napoletana, la presenza di dirigenti Irs nei libri paga dell’ufficio del governatore italiano della Sardegna Soru , solo per fare degli esempi! Ma io da vecchio indipendentista, movimentista navigato, lo reputo non scandaloso. Reputo scandalosa la malafede di chi pensa che basti avere la coscienza di se, astraendola dal contesto storico (ma pensa che irs sia il primo movimento di giovani indipendentisti sorto in Sardegna?)per raggiungere l’Indipendenza. Pensa sul serio che Gandhi e la sua politica avrebbero avuto successo in un altro conteso storico? Suvvia Antoni, si ricordi pensando al Psdaz, a quel bel finale della poesia ” su nugoresu”…… ma sa fama, sa fama est pejus d’issu!
    Le rinnovo i miei saluti

  • Antonio Boi

    Per Gill
    Io sono un indipendentista che quando era adolescente per un brevissimo periodo ha avuto l’illusione che quel partito apparentemente nato per liberare il popolo sardo fosse davvero in grado di Rapresentarlo…ma per mia fortuna mi son reso conto immediatamente di quanto fossero ambigui certi suoi dirigenti e perciò mi son sempre rifiutato di prenderne la tessera….Ora di recente ho avuto modo di conoscere da vicino i dirigenti del movimento di Irs Indipendenzia Repubrica de Sardigna, e devo ammettere che per la prima volta in vita mia, ho sentore che davvero qualcosa di Nuovo sta accadendo in Sardegna, qualcosa che non lascia spazio a nessuna ambiguità e che è alimentata non più da un semplice movimento Folcloristico, ma ha alle sue spalle centinaia di giovan i ( moltissimi dei quali laureati ) che hanno una gran voglia di cambiare radicalmente il modo di fare politica in Sardegna… mi son letto attentamente il loro manifesto politico e non c’e una sola parola che possa dar adito ad ambiguità..nessuna parola che possa dar adito a quelle patetiche autocommiserazioni che dalla fine della 1 guerra mondiale hanno incancrenito la società sarda ( è quà sta la grande responsabilità di personaggi quali Lussu e Bellieni i quali sono stati i primi a soffiare sul Falso e Ingiustificato provverbio spagnolo del Pocos Locos y Male unidos )e ci hanno soffiato cosi tanto che alla fine ci siamo autoconvinti che davvero noi sardi Non Siamo Buoni Nulla, che davvero senza l’aiuto dell’Italia non moriremo di fame, etc etc… (non ha caso ho riportato quel pensiero di Bellieni che sembra veramente la trasposizione e applicazione letterale al popolo sardo dei teoremi del Lombroso e del Niceforo )….
    E proprio in questo quadro storico che viene propinata ai sardi (complici appunto le classi politiche di quel period ) quella famosa Autonomia Speciale che Lei evidenzia come una conquista del popolo sardo ed imputa al popolo sardo la responsabilità di non averla saputa applicare bene…Niente di più Falsoooooooo…..quella Conquista invece è stata a parer mio la più clamora sconfitta e rinuncia dei Sardi al proprio destino,e non si può imputare alla incapacità dei Sardi in generale questa sconfitta…ci sono Nomi e Cognomi di questi Responsabili e vanno riconosciuti senza alcuna esitazione e senza nessun timore di Lesa Maestà! detto questo, siccome non possiamo stare in eterno a attorcigliarci sulle Responsabilità del passato bisogna saper guardare avanti, e Irs sta cercando di farlo ogni giorno cercando di lavorar nel territorio, mobilitando le coscienze e stando a contatto con i giovani sardi ogni giorno, e non soltanto due mesi prima delle elezioni come solitamente fanno i partiti Italiani ed italianisti….è solo questione di tempo ma alla fine si raccoglieranno i frutti di una politica fatta in un modo cosi limpido e chiaro….
    infine un’ultima considerazione… Lei sbaglia in modo madornale se pensa che l’art. 114 abroghi il principio che l’italia sia una e indivisibile (se non è cosi la sfido a dimostrarmi il contrario chiedendo cosa ne pensano in proposito tutti i politici italiani ad iniziare dall’onorevole Fini passando per Dalema e finendo per Casini) quel principio di indivisibilità affiora prepotentemente in mille modi diversi ad ogni cm della costituzione Italiana, ed infatti l’art. 114 dice solo che c’e una diversa ripartizione degli Enti territoriali, ma sta parlando sempre delle Republica italiana che non si può smembrare o alienarne una parte del territorio sottraendolo alla sua giuridizione! Dice bene quando ricorda che viene riconosciuto dagli enti sovrannazionali il diritto all’autodeterminazione dei popoli…peccato che io non ricordi nessuna azione determinata, concreta e sopratutto ininterrotta nel tempo da parte del partito sardo d’azione per rivendicare questo nostro diritto nel Parlamento italiano o nel parlamento Europeo ( ai tempi dell’on. Melis )…ma al contrario c’e stata sempre una continua ricerca ininterrotta da parte di quei dirigenti di gestire i vantaggi della Autonomia in modo clientelare… di più ne di meno di come hanno fatto gli altri partiti di stampo italiano…
    vogliamo per una buona volta avere il coraggio di prenderne atto in modo chiaro, e cercare di lavorare per far si che questo stato di cose cambi?? se Lei come militante del psdaz è d’accordo su questi punti fondamentali allora potrebbe esserci ancora un margine di discussione utile…
    cordiali saluti :-)

    p.s
    Per Federica… confermo quanto già scritto precedentemente… non c’e alcun gusto a dialogare con chi dimostra un simile quoziente intellettuale… e su questo stendiamoci un pietra tombale…

  • Boi, boh, è uno che straparla per far prendere aria ai denti. Le sue argomentazioni, orrios de a………., meritano una sola risposta: silenzio!

  • per Boi,
    io non do del c…ne e dello stupido a chi è d’accordo con me (ci mancherebbe), ma solo a chi in quanto ad insulti sembra essere un maestro (veda il suo primo post). Purtroppo non so in quale università Lei abbia studiato, se in quella novella che punta solo a gettare discredito sul Psdaz e sui suoi militanti, anche con argomentazioni pseudo scientifiche, o su quella vecchia e becera dell’antisardismo tout court. Boi dice,”ma ha respirato quando stava scrivendo la lettera, o lo ha fatto gonfiando i polmoni?” e ancora” Glorioso Partito sardo d’azione….bhe questa è (semmai ce ne fosse stato bisogno) l’ulteriore conferma che oggi più che mai è neccessaria e inderogabile all’interno di quel partito una seria discussione sulle e autoanalisi sulla ragion stessa d’esistere ancora….” Per non citare poi l’ultima sua “illuminante” risposta.
    Questo secondo lei è un modo corretto di parlare e di cercare il dialogo? L’educazione non è merce che si compra al mercato! Ma mi faccia il piacere, vada a dare fiato ai polmoni altrove, respiri profondamente, ossigeni il sangue che va al cervello e rifletta due volte prima di parlare.

  • @Boi, guardi che lei è veramente particolare! L’Autonomia c’è, esiste, è frutto della lotta del popolo sardo, non ci è stata concessa da nessuno, se dal 1947 ad oggi nessuno l’ha aministrata in modo degno, la colpa è solo nostra. Dia uno sguardo a quello che con uno Statuto autonomo fanno e hanno fatto i Catalani. Nel processo che porta all’indipendenza loro praticano l’autonomia acquisendo mano mano quote sempre maggiori di sovranità. Leggo che esponenti dei partiti indipendentisti sardi (compresi Psdaz e Irs) si recano come osservatori ai referendum sull’indipendenza della Catalogna, permessi in ragione di una costituzione autonomista. Per quanto riguarda la serietà delle argomentazioni, se permette, queste mancano da parte sua, intanto non si dichiara per quella che è la sua parte politica, e per me risulta difficile rispondere a degli slogan privi di basi teoriche e di conoscenze specifiche. Vede lo sa qualunque studente della ragioneria, che gia dal 2001 le modifiche al titolo V introdotte dalla riforma federalista (la legge costituzionale 3/2001) confermata dal referendum del 7 ottobre 2001, la nuova legge entra in vigore l’ 8 novembre 2001) l’Italia non è più una, si legga la nuova Costituzione italiana art. 114, e scoprirà che della Repubblica fa parte lo Stato, le Regioni i Comuni ecc. Non è quello che noi indipendendisti vogliamo, e ci mancherebbe, ma le giuro che la Costituzione Spagnola non è nella sostanza migliore, come nella sostanza non è migliore lo Statuto dell’Autonomia Catalana rispetto allo Statuto dell’Autonomia sarda. Poi dato che lei cita gli Enti sovranazionali, dovrebbe sapere che viene riconosciuto dalle norme internazionali il diritto all’autodeterminazione dei popoli, alle quali ci potremmo appellare. Come vede il quadro delle fonti del diritto alle quali adire è variegato. Quello che manca è l’unione dei sardi, di tutti i sardi, di centro di sinistra e di destra!Se questa ci fosse, pensa che di fronte ad un parlamento sardo che chiede l’indipendenza sul modello scozzese, si scatenerebbe la guerra da parte dello Stato italiano? Sono d’accordo con lei sulla necessità di dialogare con serietà e competenza, sempre sulla base del rispetto delle posizioni reciproche, e ricordando che la via per l’indipendenza non è diritta e in discesa anzi…Avremmo curve, salite e… purtroppo cadute (come nella vita), bisogna attrezzarsi di cuore e polmoni e…pedalare.
    Senza astio la saluto cordialmente

  • Antonio Boi

    Per Gil

    ” Il Psd’az ha proposto una via nuova all’Indipendenza che passa attraverso il governo dell’ autonomia, con l’Assemblea Costituente che unisca e includa tutti i sardi di dx, sx o centro, invece che dividerli. Comunque se per lei è consolante,per me è quanto mai inutile sapere che ” l’indipendenza è un nostro diritto naturale e non dobbiamo chiederla a nessuno ”
    a parte la premessa che ognuno ( e dunque anche lei ) è libero di ritenere utile quello che meglio crede, per cui a me la cosa non mi consola ne mi sconsola minimamente, nel momento in cui una parla come esponente o militante di un partito politico deve anche rispondere delle cose che quel partito propone e deve anche essere sicura che la pratica quotidiana di quel Movimento sia coincidente con le Sue enunciazioni di principio.. io già trovo sconsolante e contradditorio che da un lato si voglia far credere ai sardi che il psdaz è sinceramente indipendentista e contemporaneamente si dichiari di voler ” governare l’Autonomia” dando quindi per scontato che ci dovrà essere una “Gentile concessione dello stato Italiano che ci dovrà permettere di ampliare i poteri che l’attuale Regione gestisce ” è proprio questa la colossale contradizione in termini che sta alla base della ambiguità sardista….si parte sempre dal presuposto che solo quando ” Qualcuno ce lo concederà ” allora potremo piano piano liberarci….inoltre non me voglia, ma la storia della Assemblea Costituente mi sembra solo una boutade (io non sono un esperto costituzionalista, ma se non sbaglio, una assemblea costituente può essere convocata solo da uno Stato che già viene riconosciuto tale dagli altri Stati o dagli organismi internazionali, cosa che attualmente purtroppo la Sardegna non può vantare)..o Lei è veramente cosi ingenua da pensare che lo stato italiano possa permettere ai sardi una “assemblea costituente per modificare il suo assetto costituzionale al fine di modificare il principio di indivisibilità dello stato Italiano?
    ma insommaaaa… io non sono un provocatore e voglio dialogare con chiunque, ma a patto che lo si faccia con un minimo di argomentazioni serie e che cavoli…!
    cordiali saluti e senza astio alla prox

  • @ Un elettore(ex?), chiedo scusa dell’errore,… ma lei è maschio o femmina?
    Perchè in quanto a chiarezza non eccelle, quel punto interrogativo sull’ex, lo devo interpretare nel senso che lei è un’elettrice?
    A parte gli scherzi, condivido le sue perplessità sui tempi e ritardi sull’assemblea costituente.
    saludos

  • Boi, lei forse non vuole capire, oppure è solo un provocatore, il fatto che uno legga dei libri non vuol dire che si riconosca in quello che legge, o condivida quelo che in altre realtà si è realizzato. Ho citato anche altri testi, e non per questo condivido l’applicazione concreta che si è avuta delle teorie liberiste. Ho sempre pensato che tutti i popoli abbiano il diritto all’autodeterminazione, e questo è un diritto naturale, mentre l’indipendenza è un obiettivo strategico, a cui potrebbe seguire l’unione con altri popoli con cui concludere patti, che come tutti i patti prevedono limitazioni di sovranità. Anch’io sono d’accordo con lei sulla inutilità della contrapposizione sinistra destra, e trovo in virtù di questo, naturale che il Psdaz realizzi accordi programmatici con tali partiti. Il Psdaz ha proposto una via nuova all’Indipendenza che passa attraverso il governo dell’ autonomia, con l’Assemblea Costituente che unisca e includa tutti i sardi di dx, sx o centro, invece che dividerli. Comunque se per lei è consolante,per me è quanto mai inutile sapere che ” l’indipendenza è un nostro diritto naturale e non dobbiamo chiederla a nessuno, ma dobbiamo solo attivarci perchè in tutti i sardi si risvegli quella coscienza nazionale da troppo tempo sopita (anche per la vigliaccheria di chi ha avuto la pretesa di guidare il popolo sardo)….quando ciò avverrà lo stato italiano non dovrà concederci nulla ( men che meno una magnanima autonomia Speciale ) ma dovrà solamente prenderne atto e accettare una risoluzione che verrà attuata dagli altri Enti sovranazionali….” Magari gli stessi Enti che oggi sottraggono quote di sovranità agli Stati nazionali (vedi Onu, UE, Nato o altri, faccia lei)? Io le riconfermo i miei saluti, prenda quelli che le sembrano migliori e li usi a suo piacimento.

  • Antonio Boi

    Per Federica…
    certo che c’e ben poco da pontificare su una che sa argomentare solo insultando e dando del co…ne e dello stupido a chi la pensa come Lei…se questo è tutto il suo bagaglio culturale che sa esibire o che (peggo ancora) le è stato trasmesso dalla sua militanza nel Glorioso partito sardo d’azione, allora significa che siete veramente alla frutta… prima vi siete mangiati mezza sardegna a forza occupando posti di potere nelle amministrazioni publiche alla pari degli altri partiti italiani…e ora appunto non vi resta che la frutta….
    p.s volendo potrei anche dilungarmi a perdere tempo per spiegarle la differenza fra autonomia e indipendenza e anche illuminarla un po su come in sardegna siano nati termini come autonomismo e Regione a statuto speciale, ma ci rinuncio perchè visto il suo livello culturale dubito che possa essere in grado di capire certe differenze..
    cordiali saluti

    Per Giorgio
    ci sono molti es di utopie che si sono realizzate grazie alla forza di volontà delle persone…(le potrei ricordare l’aphartaid sconfitto solo di recente, quando ancora fino a pochi decenni fa era proibito ai negri d’america sedere nei posti anteriori degli autobus) ma certi obbiettivi sarebbero molto più facili da raggiungere se solo qualcuno si decidesse a rinunciare a certe primogeniture che poi la realtà degli accadimenti politici di questi ultimi decenni hanno ampiamente smentito, e (cosa peggiore) sono servite solo ad alimentare in sardegna la equa spartizione del potere fine a se stesso…
    Cordiali saluti :-)

  • Un elettore (ex?)

    Federica dice: “[..] ci sia qualche strada non ancora percorsa dai movimenti di liberazione nazionale, mi dica quale e sarò il primo iscritto al suo partito.
    Adiosu”

    Quindi Federica è in realtà Federico. A parte questo, per la strada proposta dal Psd’Az, non dovevamo votare i padri costituenti alle emministrative? C’è tempo? E quanto tempo? O si è rinunciato alla realizzazione del programma sancito con l’alleanza in Regione e con gli elettori (anche da parte dell’attuale Governatore)? Una risposta serena e leale sarebbe lecita e apprezzata. Cordiali saluti

  • Se questa è la strada che pensa di percorrere signor Antonio auguri. L’utopia è quando uno pensa che si otterrà una cosa perchè gli altri ne prenderanno atto.

  • Boi lei non si rende conto delle stupidaggini che dice “l’autonomia non ha nulla a che vedere dall’indipendenza… l’indipendenza è un nostro diritto naturale e non dobbiamo chiederla a nessuno, ma dobbiamo solo attivarci perchè in tutti i sardi si risvegli quella coscienza nazionale da troppo tempo sopita (anche per la vigliaccheria di chi ha avuto la pretesa di guidare il popolo sardo)….quando ciò avverrà lo stato italiano non dovrà concederci nulla ( men che meno una magnanima autonomia Speciale ) ma dovrà solamente prenderne atto e accettare una risoluzione che verrà attuata dagli altri Enti sovranazionali….” Dicendo questo lei dimostra solo la volontà di gettare discredito sull’ unico partito che “ha avuto la pretesa di guidare il popolo sardo” il Psdaz. Non riesco a capire cosa lei personalmente, o se eventualmente ce l’ha un partito di riferimento abbiate fatto in termini concreti per l’indipendenza della Sardegna.
    Magari lei è più bravo di me nel definire l’indipendenza, ma bisogna essere proprio dei co…ni per pensare solo che oggi possa esistere uno Stato indipendente in senso assoluto o ottocentesco. Se vuole mi può fare un esempio, altrimenti si accorgerà che nella realtà non esiste uno stato indipendente in senso assoluto. Oppure dovrà onestamente riconoscere che l’indipendenza di uno stato, non è altro che una forma di interdipendenza e quindi di autonomia. Quindi la prego non venga a pontificare su quello che penso io, lei non mi conosce quindi si astenga dal dare giudizi. Se lei non ha capito che non è possibile alcuna forma di indipendenza, almeno nel contesto in cui ci troviamo, a meno che lei non ritenga che ci sia qualche strada non ancora percorsa dai movimenti di liberazione nazionale, mi dica quale e sarò il primo iscritto al suo partito.
    Adiosu

  • Antonio Boi

    Per Gill

    su una cosa sono d’accordo… e cioè sul fatto che per chi si proclama indipendentista, non ha alcun senso schierarsi fra Destra e Sinistra, e piuttosto bisogna solo saper distinguere bene, fra chi vuole lavorare per il bene Comune della nostra terra, e chi invece vuole darsi da fare esclusivamente per lo stato di salute del proprio conto corrente bancario… ma su una cosa sono assolutamente in disaccordo con Lei…..e cioè che senza offesa alcuna..
    Lei da matricola universitaria può aver letto tutti i testi che vuole, ma trovo francamente un po surreale che lei citi Lenin e Stalin,passando per il generale Giap per arrivare a Ho chi Min, facendo finta di scordarsi quali tragici eventi storici abbiano segnato proprio quei luoghi dove quei personaggi sono vissuti…viene istintivo pensare a quanta lontananza vi sia stata fra la teorica enunciazione di quei principii, e la loro (purtroppo reale ed effettiva) trasposizione ed applicazione reale… è anche per questo motivo che io trovo ancora di più surreale ed ambiguo, il fatto che un partito come il Partito sardo d’azione possa far parte di una coalizione che si regge sulla vecchia contrapposizione di Destra e Sinistra ( non parliamo poi della stucchevole polemica tutta interna a quel partito, sulla fedeltà ai valori della Sinistra o della Destra )
    è una palese contraddizione che lei stessa riassume molto egregiamente senza neanche rendersene conto, quando mi invia saluti indipendentisti e autonomisti allo stesso tempo…l’autonomia non ha nulla a che vedere dall’indipendenza… l’indipendenza è un nostro diritto naturale e non dobbiamo chiederla a nessuno, ma dobbiamo solo attivarci perchè in tutti i sardi si risvegli quella coscienza nazionale da troppo tempo sopita (anche per la vigliaccheria di chi ha avuto la pretesa di guidare il popolo sardo)….quando ciò avverrà lo stato italiano non dovrà concederci nulla ( men che meno una magnanima autonomia Speciale ) ma dovrà solamente prenderne atto e accettare una risoluzione che verrà attuata dagli altri Enti sovranazionali….
    cordiali saluti

  • @ A. Boi
    ma sta giocando a rimpiattino? Ancora destra o sinistra? Indipendentisti, autonomisti? Non sarebbe meglio parlare di sud nord, est o ovest? Chi vuole qualcosa di diverso dal PSDAZ può sempre trovare conforto in altri partiti sardi, pensi ne abbiamo ben sei. Di destra , di sinistra di centro e anche di centro centro. Se il Psdaz non vi piace accomodatevi da altre parti, seguite altre elaborazioni, altre prassi politiche più chiare meno confuse, si , ma lasciateci in pace oppure ditte da che parte state. Da matricola universitaria ho letto il testo sacro di Lenin e Stalin sull'”Autodeterminazione dei popoli”, vuole leggerlo anche lei sig. Boi? O vuole leggere gli scritti di Ho Chi Min o del generale Giap? O preferisce i testi sull’impero di Negri o i sacri testi del liberismo globalisteggiante? In questi giorni siamo impegnati nella difficile attività della formazione delle liste per le elezioni comunali, chi si spende un pò? È necessario essere indipendentisti al 100% per unirsi con chi vuole la buona amministrazione? Crede che la gente pensi a Lussu, Bellieni, Melis o a Marx , Engels o Mao tse Tung, o a chi riesce a darmi servizi efficienti’?… Anche lei vuole chiederci “ma se facciamo un’alleanza di… se candidiamo il…, sarebbe preferibile che… il dna di…, il nostro grupppo si”..W la bandiera dei quattro mori, no meglio la bandiera del fagiolino rampicante!
    Si ma chi si assume la responsabilità?
    Tutti bravi i puri di cuore con il culo sfondato! Presbiti e panciapienisti? Sporchiamoci le mani invece di star li a menar il can per l’aia.
    Saluti indipendentisti ma anche autonomisti e più che mai liberi.

  • Antonio Boi

    Per Federica
    ma ha respirato quando stava scrivendo la lettera, o lo ha fatto gonfiando i polmoni?
    a parte il fatto che io non ho criticato tutti quelli che vengono considerati padri fondatori del sardismo, (tant’e che so benissimo pure io le differenze fra Simon Mossa da una parte e l’eroico guerriero Lussu e il Pensatore Bellieni da una parte..) fatta questa premessa, a cosa serve citare le frasi di Columbu ( che ammiro perchè so che è stato sempre animato da una sincera fede indipendentista ) quando poi nella realtà dei fatti, dietro Columbu fra la folta schiera di dirigenti sardisti che hanno hanno mangiato a quattro ganasce dal sistema partitocratico italiano (lei sig. Federica la ostenta bontà sua… Come un Segnale di Vitalità, per me si chiama mera e triste gestione del potere,con conseguente spartizione di enti, poltrone e consigli di amministrazione, al pari e di concerto con tutti gli altri partiti italiani )non c’e stata una sola concreta azione politica che possa in qualche modo far associare il nome del Partito Sardo d’Azione al concetto di indipendenza politica della Sardegna…..questa è la nuda e cruda e semplice verità e se lei al pari di tanti altri suoi compagni di partito, ( pure in buona fede ) riuscite solo ad fremere di rabbia al solo pensiero di lesa maestà neo confronto del Glorioso Partito sardo d’azione….bhe questa è (semmai ce ne fosse stato bisogno) l’ulteriore conferma che oggi più che mai è neccessaria e inderogabile all’interno di quel partito una seria discussione sulle e autoanalisi sulla ragion stessa d’esistere ancora….
    Il vero problema cara Federica, sta proprio in quelle parole dal significato ambiguo, che per troppi decenni sono state sventolate dal suo partito insieme ai 4 mori, riempiendole di significati che invece non hanno mai avuto, ma che al contrario hanno avuto solo il merito far agonizzare lentamente il popolo sardo dandogli ogni volta l’illusione che stesse per risorgere, mentre in realtà stava solo sprofondando di più nel fango… Queste parole lei le conosce bene e sono Autonomismo ( nulla di pià lontano dall’indipendentismo ) Federalismo ( nulla di più lontano dall’indipendentismo )Regione a Statuto Speciale ( gentile concessione bontà loro.. del magnanimo Stato Italiano, e nulla di più lontano dall’indipendentismo )
    dulcis in fundo c’e una delle anomalie più tragicomiche di tutta la storia del partito sardo d’azione..e cioè la pluridecennale alleanza con la Sinistra Italiana, tant’e vero che quando c’e stata la clamorosa dvisione che poi ha dato vita al partito dei Rosso Mori, le pagine della gloriosa Nuova Sardegna per settimane e settimane sono state listate a lutto,pensando al vile attacco traditore di chi aveva rinnegato la nobile storia del Partito Sardo d’azione e già si immaginavano i padri fondatori che si rivoltavano nella Tomba al solo pensiero….
    Peccato cara sig. Federica, che in una qualsiasi università italiana anche il più ingenuo delle matricole sa bene che da sempre storicamente..sia a livello italiano che europeo o mondiale, la parola Sinistra sia agli antipodi dei concetti di indipendentismo o qualsiasi forma di Federalismo, ed anzi al contrario è sempre stata sinonimo di centralismo e di severo controllo di ogni forma di autonomia da parte del potere centrale…gli unici a non essersene mai accorti sono gli intrepidi militanti del Partito sardo d’azione…( e attenzione, io parlo coscientemente di militanti, proprio perchè divido bene le responsabilità di chi in buona fede vi ha creduto da quelle di certi irresponsbili Dirigenti )
    Detto in parole povere…dire che un vero sardista non può che essere di Sinistra è come se alle prossime elezioni amministrative, un ipotetico partito dei Vegetariani candidasse al proprio vertice il Macellaio del paese!
    Con la speranza che queste mie semplici considerazioni possano far proseguire in modo sereno questo dibbatito le porgo i miei più cordiali saluti Antoni

  • @ “Come pensa che in Sardegna, la famosa svolta del suo partito, possa essere altrettanto credibile, se analogamente a quanto successo in Italia, non avete ancora fatto pienamente i conti con il vostro passato..?”

    Scusi sig. Antonio, ormai posso dire che metà della mia vita l’ho trascorsa da sardista e se consideriamo che non sono poi così “grande” e togliamo gli anni della beata innocenza, posso quasi quasi affermare che sardista, lo sono da sempre. Adesso lei con questo intervento dice di “essere felicissimo alla notizia della svolta indipendentistica recentemente voluta dal Consiglio Nazionale del partito sardo d’azione” e chiede a noi sardisti, (non penserà che il psd’az sia fatto solo dall’on. Maninchedda) come possiamo vivere tranquilli, se prima non facciamo per bene, i conti con il nostro passato.
    Mi scusi ma vorrei chiederle quale “famosa svolta” avrebbe fatto il mio partito? E se mi permette, quali conti dovrei fare con il mio passato? E poi mi consiglia caldamente(?)di analizzare tragici errori posti in essere dai padri del sardismo!?!? Boh!
    Visto che a lei piace pescare a caso frasi dei nostri illustri padri, poteva analizzare la relazione di A. Simon Mossa sull’ indipendenza della Sardegna presentata e discussa da Sardi sardisti negli anni… mmhh ah si ricordo, non erano ancora arrivati gli anni settanta! O forse poteva dichiarare aperto il dibattimento su un pensiero de su biadu de Mialinu Pira, quando diceva “….Facciamo affiorare alla nostra coscienza il mostro separatista che ogni sardo si cova nell’inconscio, e vediamo se è proprio un mostro o un sano istinto da LIBERARE…” Oppure leggere e analizzare attentamente la frase di un certo Micheli Columbu, quando in una lettera (1975?) scriveva “…fra gli obiettivi principali della nostra azione politica, indicheremo una nuova e radicale autonomia che non può essere mistificata né gestita dall’esterno, perché si chiamerà INDIPENDENZA…”
    O Dio! Ha visto sig. Antonio…separatisti, indipendentisti, qualcuno con idee socialiste già da allora? E adesso come possiamo essere credibili “… analogamente a quanto successo in Italia…” Come faccio a vivere serena sapendo che altri prima di me erano, GIA’ INDIPENDENTISTI e poi devo spiegare… mi devo preparare delle giustificazioni, altrimenti neanche allo specchio mi posso più guardare. Mah! Chissà se basterà dire che un partito e fatto di persone, persone libere, gente che vive il proprio momento storico… vicissitudini diverse… devo spiegare che il psd’az è vivo e VIVE da decenni e decenni, (ancora qualche anno e poi… quasi un secolo!) non è come altri partiti o movimenti o schieramenti nati da poco, da pochino. Il mio partito né ha viste, caro sig. Antonio, e per la gioia sua e di tanti altri, continuerà a vederne e dopo tanti anni se permette, il mio partito può prendersi il lusso di analizzare e fare conti se vuole e su quello che vuole, siano sbagli e sconfitte, vittorie e conquiste. Invece gli altri non possono, perché gli manca la materia prima… il tempo della loro vita politica, e allora ecco che trovano il passa tempo preferito, analizzare e fare la radiografia a tutto quello che riguarda il psd’az.
    Chissà perché non chiedono i conti ai vari ex comunisti, ex democristiani, ex socialisti, forse che loro hanno meno responsabilità nelle scelte che hanno portato la Sardegna ad essere quello che è?
    Come dice il saggio… e basta damme tregua !… Per un po’ interessatevi alle svolte di altri partiti e/o schieramenti e chiedete anche a loro di fare i conti con il proprio passato… prima però, un consiglio… fatevi i vostri…chiunque voi siate.
    Sempre e per sempre Forza Paris!

  • antonio boi

    x giorgio….purtroppo quella che io ho su riportato, non è una semplice frase isolata e ” sfortunata “, ma fa parte di una lucida analisi più volta ribadita e sostenuta con la più caparbia ostentazione da parte di quel Pensatore…inoltre quei 30 anni di cui lei parla ( avendone io compiuto 43 ) li ho vissuti tutti quanti e le posso garantire, che a parte i molti slogan che si sentirono in quelle settimane, durante il quale una canzone del compianto Pierangelo Bertoli fece soffiare in modo aleatorio il Vento sardista, sono ben pochi i momenti in cui i massimi dirigenti del Psdaz, si possono fregiare a testa alta di aver difeso strenuamente e con atti concreti le rivendicazioni indipendentistiche…

    p.s ma veramente oggi ha ancora senso usare la parola Sardismo…? o non è forse vero che da 90 anni a questa parte questa parola è stata subdolamente usata e strumentalizzata ad arte per la paura di nominare la parola Indipendenza????????????

  • Per Antonio.
    Definire “recente” la svolta indipendentista del Psd’Az mi sembra abbastanza ingeneroso. Innanzitutto se è vero che l’articolo uno dello statuto del Psd’Az è stato riformulato con un riferiemnto chiaro e preciso all’indipendenza negli anni ottanta (forse trent’anni sono pochi per lei? ), è vero però che il dibattito indipendentista è stato sempre all’interno del Psd’Az fin dai tempi di Marianna Bussalai e di Simon Mossa e ne è stato una componente essenziale. Estrapolare delle frasi dal pensiero di un autore e senza calarle nel contesto storico di riferimento non è un modo corretto di analizzare un pensiero. Inoltre, dobbiamo ricordare che questi padri fondatori furono coloro che gettarono le basi della questione sarda, che ne studiarono la storia dimenticata, che cercarono l’unità dei sardi. Vogliamo forse dimenticare che è con il movimento combattenti che nasce la coscienza nazionale sarda? Vogliamo dimenticare che è dalla tragica esperienza di una guerra sentita come non loro che i sardi ripensano il proprio presente e poi anche il proprio passato?

  • Antonio Boi

    spett. on. Manichedda

    per quanto cerchi di prospettarmi la questione in senso favorevole,a me sembra di no.Non ci troviamo nella situazione degli svizzeri o dei belgi, che di fronte all’urto delle due razze, gallica e germanica, cercarono con un patto di solidarietà di pervenire ad una concezione superiore di stato che fosse sintesi delle d…ue gloriose civiltà. Questo a noi non è possibile perchè siamo di razza e di materno linguaggio sardi, irrimediabilmente sardi, e se fummo sentimentalmente ed eticamente spagnoli, ora non lo siamo piu: siamo Italiani….
    Camillo Bellieni

    da vero indipendentista quale io mi reputo ( la consapevolezza di non essere italiano è un sentimento che io ho sempre sentito far parte di me, sin da quando ero adolescente ) non posso che essere felicissimo alla notizia della svolta indipendentistica recentemente voluta dal Consiglio Nazionale del partito sardo d’azione, però…non posso che fare alcune rifflessioni un po amare su una questione che io ritengo fondamentale..
    In Italia, l’interminabile conflitto politico che per decenni ha visto contrapposti in modo talvolta tragico, gli schieramenti politici a cui facevano capo post comunisti e post fascisti, dopo la caduta del Muro di Berlino è andato via via scemando,e questo è potuto accadere anche e sopratutto grazie alla ecclatante svolta operata dall’attuale presidente della camera on Fini, che ha rivoluzionato la Destra italiana, rinnegando in modo chiaro e inequivocabile un certo passato ambiguo di cui per tanti anni la Destra italiana è stata succube…in altre parole, oggi la Destra italiana può affermare con tutta onestà di aver fatto i conti con il proprio passato e può guardare al futuro senza paura di vedersi rinfacciare continuamente gli errori degli esponenti storici della vecchia destra italiana….
    Come pensa che in Sardegna, la famosa svolta del suo partito, possa essere altrettanto credibile, se analogamente a quanto successo in Italia, non avete ancora fatto pienamente i conti con il vostro passato..?
    non crede anche Lei che sia neccessario fare davvero una seria analisi dei tragici errori posti in essere dai Pardi del Sardismo, senza timore di apparire traditori e con la consapevolezza che può dare un serio contributo alla rinascita della Nazione sarda?
    cordiali saluti antoni

  • Una sola paura… Ma il relativismo politico e la conseguente libera contrapposizione di idee fino alla formazione dell’opinione pubblica, non rischia di diventare un esasperato assemblearismo che impedisce, rinvia e blocca le decisioni?
    Viviamo in un mondo che impone decisioni immediate e veloci pena gravi difficoltà conseguenti. Come conciliare la necessaria dialettica con il vorticoso incedere degli eventi e la conseguente urgenza di prendere decisioni?
    Concordo sul fatto che il potere legislativo debba rimanere al parlamento…
    Sia chiaro però che per legiferare non occorrono mille tra senatori e deputati. Cosa vieta a che vi sia un parlamento di 300 deputati e un senato delle regioni?
    Per quanto riguarda i controlli devo dirti che in Italia sono di fatto inesistenti….La Magistratura contabile? Lasciamo stare! Giudici contabili ben pagati che arrotondano il reddito con gli arbitrati e spesso dimenticano quanto accade nella pubblica amministrazione.
    Le commissioni d’indagine? Lasciamo perdere! Un mare di parole, tanto inchiostro, altrettanta carta e infine? Nulla di concreto!
    Il sistema di pesi e contrappesi è un’illusione…Accordi sottobanco in nome di un altro relativismo consociativo comporta sempre la formazione di accordi non proprio genuini…

    Per quanto riguarda il capitalismo Italiano vorrei ricordare altri imprenditori ben più affamati:
    – la Fiat da sempre filogovernativa e con il cappello in mano davanti a Palazzo Chigi ad ogni piccola crisi del settore auto….
    – De Benedetti che vendeva stampanti obsolete alle Poste Italiane e adesso pontifica tramite i suoi giornali dispensando lezioni di morale a giorni alterni.
    – il sistema bancario ormai del tutto indipendente rispetto alla politica….Manager bancari strapagati che pensavo grandi professionisti, salvo poi scoprire che uno di questi aveva sposato la figlia di Cuccia…
    Che gran bella fatica avrà fatto nello scalare i vertici di un grande Istituto lo lascio immaginare a tutti…
    Vista la situazione sto perdendo gradualmente la speranza che qualcosa cambi…
    Ho la sensazione che anche il tuo impegno in questa lotta impari ti porterà pian piano a rifugiarti nell’ambito del privato familiare che riserva sempre grandi soddisfazioni!
    Buon lavoro Don Chisciotte…

  • Per Mariga.
    L’autodeterminazione di un popolo passa attraverso la presa di coscienza delle proprie potenzialità nei campi economico, socio culturale, ambientale.
    La denuncia di quanto in accadimento, con dati nudi e crudi, è presupposto fondamentale per iniziare a definire il processo di consapevolezza. Impossibile modulazione di imposte astrattamente risultato di semplici procedimenti matematici: pragmatismo non si sposa con tassazione preimpostata.

  • On Maninchedda,

    Non sono convinto delle sue tesi. Denunciare i problemi non significa risolverli.
    La soluzione dei problemi nostri e di tutto il resto d’Italia che si trova in queste condizioni non è la Confederazione ne tantomeno l’indipendenza.
    Nuoro avrà con Cagliari, gli stessi problemi che ha la Sardegna con l’Italia. La soluzione sta nel modulare tutte le tasse ( Nazionali, Regionali, Provinciali e Comunali ) sulla base della densità abitativa ( si moltiplica l’aliquota per la densita abitativa propria e si divide per la densità media )

  • Marcello Simula

    Concordo quasi totalmente con l’On.Maninchedda e mi congratulo per l’intervento lucido e sinteticamente analitico. Su un unico punto dissento,e cioè sul fatto che l’Italia sia intimamente dogmatica ed ostile all’esercizio critico. L'”Italia”è una entità geografica ben delimitata nei suoi confini,politicamente ed unitariamente rappresentata (sigh!!!), ma non culturalmente omogenea,per cui non azzarderei giudizi sul dogmatismo di un’intera popolazione, diversissima al suo interno per origine, livello, e capacità culturale.Tra l’altro mi permetto di dire che,a costo di passare per supponente e/o presuntuoso, che il livello culturale (mi riferisco alla mentalità comune e non al grado di istruzione)medio dei sardi è nettamente superiore a qualunque triveneto,brianzolo o italiano da Bologna in giù!!Detto questo,che il federalismo fiscale fosse una bufala l’hanno capito anche i sassi, eccetto i nostri (doppio sigh!!!) governanti.
    In conclusione mi sto impegnando,e spero che poi lo si faccia in tanti,anzi in tantissimi,affinchè la Sardegna divenga davvero il luogo da cui parta l’innovazione della struttura della sovranità e perchè il tema dell’indipendenza sarda venga recepito e metabolizzato dalla stragrande maggioranza dei Sardi
    Per MMC: Purtroppo la tua analisi è tragicamente vera. Anche il “sardo medio” si alimenta ormai dell’infido mass media che si nutre di reality (mai termine fu più paradossale,considerato che il cosiddetto reality è la rappresentazione più squallida dell’anti realtà). Beh,offriamo un’alternativa alla plastica ed alla suprema falsità!Cominciamo col fare catechismo culturale con i nostri ragazzi: Può essere un inizio,no?
    Saluti ottimisti a tutti!

  • Mi pare di capire che si sia passati dall’indipendentismo al confederalismo, quasi a far intendere che siano la stessa cosa. La chiarezza terminologica si presuppone come prerequisito altrimenti chi legge non capisce di che cosa si stia parlando. Svista o fumo?

  • Su diciu: su dinari faghet alziare s’abba a punta issusu. Fino ad ora non si conoscono periodi storici che abbiano contraddetto l’assunto e pur essendo d’accordo sul relativismo in generale e su quello politico in particolare, questo mi pare di catalogarlo come un assioma.Non ha bisogno di dimostrazione.
    Che cosa fare perchè l’opinione pubblica non sia sottomessa alla forza della finanza (oggi si parla sempre meno di capitale).Bisogna che “su dinai” non sia in mano a pochi ma se ne allarghi il possesso a molti, a tutti. Allora si che si sviluppoa il senso critico, l’analisi seria e ragionata e quindi la formazione di una opinione libera e non subordinata. In parallelo bisogna sviluppare, certo, il percorso “educativo e culturale”.Scindere i due aspetti porta alla rassegnata considerazione: OZU PELDIDU!
    Questo è il compito della politica seria, responsabile. Che rende credibile il sogno della indipendenza.

  • L’inaffidabilità fisiologica del Sistema Italia è riscontrabile e quantificabile se ragioniamo su alcuni basilari concetti di fondamenti economici dello Stato.
    A riprova della consapevolezza dei suoi abitanti di quanto superficiale ed oligarchica sia la gestione economica, è bene ricordare che l’Italia vanta il record mondiale di Credit default swap (Cds), equivalente a 235 miliardi di dollari.
    Il Cds è una assicurazione sul rischio di fallimento statale ed è 20 volte maggiore di quello USA, nonostante gli USA abbiano un debito pubblico smisuratamente più grande, mentre è di 12 volte più alto di quello tedesco che ha un debito simile a quello italiano.
    Insomma: l’Italia non è considerata affidabile dai suoi stessi investitori e speculatori.
    In questa inaffidabilità fisiologica il circuito Italia trascina con se le regioni che vorrebbero ma non possono.
    E, fra queste, la Sardegna: vero Continente con clima, risorse, storia e popolazione propri.
    Paolo ha ragione, ma quanti da noi sono consapevoli del fatto che oltre il mare Tirreno in realtà la situazione non sia migliore?
    Il sardo medio, ormai, guarda e ascolta solo l’infido mass media che dispensa reality, soap opera e calcio, traendo un modello di sub cultura imposta e necessità indotta.

  • Ottimo intervento.

  • e per fortuna il Ministero dell’ambiente non ha ancora dato il “via libera” al gasdotto Galsi. Il tracciato prescelto dalla Società sfascia praterie di posidonia, affetta zone umide, sbanca siti di importanza comunitaria. Aggira quasi solo i boschi dove i consiglieri regionali si sono dati da fare per modificare i tracciati. Vista anche la partecipazione azionaria della Sfirs (oltre l’11%) al capitale sociale di Galsi s.p.a., credo che si debba seguire il tracciato meno impattante e più utile per la Sardegna. Noi ci siamo dati da fare, on. Maninchedda lo faccia anche lei.

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