L’incoscienza nazionale

14 agosto 2013 09:4413 commentiViews: 51

C’è un’emergenza vera che viene coperta da gossip pre-elettorali e da una cronica incapacità dei giornali di saper distinguere i fatti importanti da quelli marginali.
L’emergenza vera è la lingua blu che in alcune zone si è sommata all’emergenza incendi (cioè all’emergenza foraggio, mangime ecc. eccc.).
La lingua blu è un’emergenza da vera e propria pestilenza che soltanto una Sardegna che ha perso la coscienza di sé può derubricare a una delle tante emergenze sanitarie di cui la nostra terra è costellata clandestinamente (perché la catena alimentare non è per niente ben controllata).
La situazione è la seguente: i veterinari non possono fare nulla ma non riescono neanche a fronteggiare il monitoraggio dei casi. Le pecore si ammalano con numeri veramente impressionanti; l’aggressività della malattia è inferiore, ma solo nel senso che gli animali muoiono più lentamente. Il ceto impiegatizio sardo non lega minimamente il proprio reddito al Pil prodotto anche in agricoltura: considera l’emergenza blue tongue un’emergenza della normale pratica assistenziale sarda e considera i propri stipendi delle variabili indipendenti del sistema economico isolano.
I pastori mettono in atto rimedi ‘fai da te’. Allontanano di sera il bestiame da pozze e corsi d’acqua, qualcuno lo ricovera in stalle in cui eroga prodotti antizanzara o colloca delle trappole.
Il sistema dei controlli, dei monitoraggi e delle risposte è in larga misura in ferie.
Questo è l’ennesimo effetto di una vera e propria incoscienza di sé. I problemi sono sempre una responsabilità altrui. La soluzione è sempre una rivendicazione o un’accusa, mai una responsabilità. Se dinanzi a un’emergenza, noi non ce ne facciamo immediatamente carico ma continuiamo a trascorrere pacificamente le ferie, a fare cene salottiere, a parlare di persone, di ambizioni, di schifezze della piccola lotta feudale delle elites parassitarie della Sardegna, noi diamo ragione a chi aveva torto, noi diamo ragione a Lussu che preventivamente, ancor prima che i sardi maturassero una coscienza nazionale, emetteva la sentenza secondo cui i sardi non potevano essere uno stato perché erano un aborto di nazione.
Io ho sempre ammirato Lussu come comandante militare e Lussu come oppositore al fascismo, ma non ne ho mai apprezzato il pessimismo e la debolezza di pensiero sulla Sardegna. Io credo che possiamo essere uno Stato, a patto di cominciare a agire come se fossimo uno Stato.

 

13 Commenti

  • Edmondo Costa

    Caro Paolo, ho dimenticato una cosa importante. Dato che sono convinto che la disponibilità di un efficace repellente sia la vera e più banale soluzione preventiva ad un grave problema, visto che tratto normalmente, per la mia normale attività professionale, con le società di aromi ed essenze di cui ho scritto, avverto che sarei da subito disponibile ad occuparmi personalmente delle necessarie operazioni per avviare la ricerca.

  • Edmondo Costa

    In questi giorni ho analizzato, con molti allevatori, la situazione sulla Lingua Blu. C’è chi dice che le reazioni degli animali sono più energiche, altri sono più pesssimisti e stanno temendo i disastri dell’inizio del 2000. Già da allora abbiamo assistito ad indecisioni, ritardi, confusione immane. La cosa peggiore era la contrapposizione tra i tecnici, divisi, sugli interventi, su sponde letteralmente opposte. Il tempo ha attenuato i problemi, come spesso capita, ma pare che Vico non si sia dimenticato di noi! La Lingua Blu è riapparsa inaspettata, ma diventa difficile correre subito ai ripari soltanto perché il nostro animaletto ha pensato bene di aprire in anticipo la caccia. Cerchiamo di essere concreti.
    Fino ad oggi si sono fatte le vaccinazioni sulle agnelle e si sono create, nelle diverse zone,dele “aziende sentinella”, nelle quali vengno costantemente fatti dei relievi per i controlli dell’epidemia. In una di questa aziende, ad Oschiri, l’ultimo controllo, mi oare il 12 luglio, ha dato esito negativo. Nel giro di pochi giorni si sono rilevati vari focolai. In tutti questi anni, terminato il periodo più critico, sono state adottate le misure preventive che in ogni azienda si dovrebbero attuare? Molta titubanza nelle risposte. Purtroppo in molte aziende, vicine a stagni, rigagnoli, fiumi e laghi, diventa impossibile adottare le giuste misure di difesa e prevenzione. Cosa dobbiamo fare? Intanto si pensi alla preparazione dei vaccini con il massimo anticipo. Per inciso, ricordiamo che, con l’inizio dell’estate, vengono commercializzati tanti vitelli staccati dalle madri al pascolo.Sappiamo tutti che la presenza della Lingua Blu blocca la movimentazione dei vitelli, con enormi danni per gli allevatori interessati.Per quanto concerne gli ovini, è opinione comune che i prodotti normalmente utilizzati sugli animali per impedire la puntura dell’insetto siano assolutamente inefficaci. In effetti,basterebbe un repellente veramente efficace, da fare utilizzare con costanza da tutti gli allevatori, per risolvere un gravissimo problema. Non parlo di un medicinale, ma di un semplice repellente atossico. Ci sono varie società, nazionali e non, che producono aromi ed essenze. CERCHIAMO DI COINVOLGERLE IMMEDIATAMENTE. Sono certo che una efficace soluzione si possa trovare in tempi ragionevoli. Credo sia anche opportuno aumentare le “aziende sentinella”. In una zona a forte vocazione pastorale come Oschiri ci sono soltanto quattro aziende sentinella. Non bastano. Mi voglio fermare qui. Condivido vari commenti ed osservazioni, ma preferisco trovare soluzioni veloci e possibili ai problemi piuttosto che recriminare e lamentarsi inutilmente.

  • È proprio questo il punto, come fare ad iniziare a comportarsi come uno Stato con l’inconsapevolezza che regna la nostra regione su tutti gli argomenti???

  • Messaggio per Fortunato Ladu: mi fai sapere, attraverso l’amministratore del sito, dove consegnerai il foraggio lunedì prossimo? Mi sto attivando per raccogliere del foraggio di prato/erbaio. 20 presse per azienda sono disponibili tutti a darle…

  • Giovanni Porcu

    Ri – posto un mio post su FB di qualche giorno fa… A molti forse ieri sfuggiva la rappresentazione drammatica che andava in onda della Sardegna. Da una parte gli splendidi boschi di Laconi e dintorni e a pezzi un po in tutta la Sardegna che sparivano. Per sempre sotto lingue di fuoco che cantavano un’ attitu antico quanto l’odio che noi stessi abbiamo per la nostra terra . Dall’altra un’altra peste decimava greggi e speranze di pastori e uomini che nella cultura millenaria della pecora hanno sostenuto le loro famiglie e preparato il futuro per i loro figli. Due simboli antichi ma proiettati verso la modernità l’allevamento e l’ambiente dei quali ieri una crofaria silenziosa consumava il rito funesto del seppellimento. E mentre qualcuno gridava ” dov’è lo stato ” e mentre un ministro dello Stato Italiano veniva in Sardegna a dirci quanto siamo o siano stati Eroici i ventenni della Brigata Sassari morti per una patria che li ha rinnegati ricordandoci che porteranno ancora altri soldati e che in fondo le servitù militari non sono cosa così cattiva la Sardegna moriva. Custa est s’ora gridavano i ragazzi delle scuole medie di Irgoli – Onifai e Loculi in una rappresentazione semplice ma efficace diretta dall’ottimo Bruno Venturi della storia Sarda.Ebbene si. Custa est propiu s’ora. O como a mai prus bisonzat de picare in manos su destinu nostru…

  • Oltre le immagini i drammi, quelli reali.
    Questa camapagna elettorale si giocherà, come dice quest’epoca, sulle emozioni, sulla carta patinata, sul sex-appeal, sui facili slogans.
    Tutto un esercito di sociologi e di “esperti” di comunicazione in ballo con le loro grafiche e le loro foto accattivanti.
    E i sardi, rincoglioniti da anni di coste smeralde e di giornali patinati della sinistra intellettualoide, a boccaperta aspettando l’ennesima sardina.
    Affascinati e rimbambiti dalle campagne mediatiche che li allontani sempre più dal sudore e dagli odori della campagna. Quella che nessuna narrazione (parola tanto cara agli intellettualini sinistroidi, indipendentistoidi), coi suoi giri di parole da intellettualini da salottino assessoriale o in sandali da mare a imitazione della sinistra alla erre moscia, potrà portare su carta.
    Solo chi li conosce, ci parla e a volte si prende un sonoro “vaffanculo” può capire la spina dorsale storica dei Sardi: la pastorizia.
    Paolo, la coscienza per la costruzione di uno Stato, parte dalla sua struttura primaria. Partendo da questo possiamo farcela.

  • Per Fortunato: a volte penso che in realtà siamo in pochi ad amare la nostra terra.
    Forse abbiamo una concezione della Sardegna diversa da quella che ha la maggior parte dei sardi.
    Mi spiego meglio: una amica brasiliana mi ha detto che in Sardegna si trova bene e ci vive bene. Quando le ho chiesto se ama la Sardegna, mi ha detto che è una terra bellissima ma che non la ama, come non ama il Brasile e che da lei nessuno ama il Brasile: è totalemnte indifferente al concetto di “propria terra”. Per lei ma come per la maggior parte dei suoi compatrioti, un posto vale l’altro.
    Forse anche per i sardi è così: una Sardegna vale come una Lombardia o come Londra: è come ti ci trovi che determina il tuo sentimento materiale.
    Insomma: siamo dei romantici che dovremmo piantarla con le nostre menate?
    Questo non lo so ma so bene che milanesi e romani amano la Sardegna perchè ci possono fare le ferie e i loro business, così come russi e cinesi. Amore dei paesaggi struggenti dell’interno, della storia millenaria, della natura? Ma per favore…

  • Inizi semplicemente a fare una semplice imterpellanza all’assesore alla sanita, chiedendogli il rendiconto dettagliato dei suoi dirigenti veterinari. Chiedendo quanti soldi hanno buttato in vacinazioni inutili. e quanti ne stanno buttando sulla peste suina.
    Mi creda.. Basterebbe un decimo di quelle somme date in mano ad un pastore, tipo Fortunato, tanto per fare un nome. Per debbellare tutti questi mali. Chi ha coraggio faccia la prima mossa.

  • Fortunato Ladu

    Ieri ho macinato km per vedere da vicino dove lunedì devo portare il fieno tra Ghilarza Norbello e samugheo. A Laconi e Nurallao pensiamo di aver soddisfatto l’emergenza e di sera sono andato a Ottana dove in una affollatissima riunione ho capito come dove e in che modo lo Stato Regione intende operare.Purtroppo sono uscito con una verità in tasca e svariate minacce di querele da parte di alcuni ordini professionali.La verità di cui parlo si riferisce al fatto che qui manca una cosa sola :amore per la propria terra e la sua economia primaria .Paolo sà di cosa parlo e sà che parlo con cognizione di causa .Questa storiella l’ho tradotta sui banchi di scuola a proposito di Sagunto “Dum Romae consulitubur Sagunto delenda est”della ser ibetta caddu meu a faghede erba .Andiamo và leggere queste amare riflessioni di Paolo mi fà male perchè sono vere e reali e ora c’è anche un pastore a cui dobbiamo ricomprare un gregge ,distrutto,non dalla lingua blu ma sicuramente da una manu cancarada chi ad ‘allutu s’nferru in terra

  • Lettore, la mia vis polemica è semplicemente inesistente. Io non faccio polemiche, al punto che mi astengo dal teatrino delle polemiche di cui si nutrono i giornali e parlo attraverso questo miserrimo strumento che è il mio blog. Se un giornale è impegnato su un’emergenza perché un giorno dedica un servizio all’argomento e poi uno spazio a una dichiarazione della Coldiretti, allora io e Lei abbiamo un’idea diversa dell’emergenza e dell’impegno.

  • Evelina Pinna

    Viene da pensare se l’immensa spesa farmaceutica sopportata dalla regione Sardegna per le vaccinazioni e i presidi Asl, compresa l’informatizzazione veterinaria, non ultracompenserebbe le perdite degli allevatori, a fronte della trascuratezza organizzativa in ambito di malattie infettive e diffusive degli allevamenti sardi. Scusate la premessa. Il fatto è che pur disponendo di programmi di controllo e trials diagnostico-terapeutici di tutto rispetto, non riusciamo a monitorare le tendenze e gli sviluppi delle malattie conosciute e sconosciute, endemiche e sporadiche, e applicare la vigilanza più rigorosa che oggi è obbligatoria. Bisogna ascoltare gli allevatori. A loro la prima e l’ultima parola. Ho paura che in Sardegna rasenti il ‘doloso’ l’impraticabilità quasi certa di raccogliere dati rappresentativi di tutte le possibili condizioni animali (dal reale censimento dei capi alle le pressioni di pascolo, dai vincoli ecologici sulla produzione di bestiame e derivati, alle importazioni). L’allevamento sardo non è di fatto incorporato nella politica, come categoria macroeconomica, e i rapporti finanziario/economici tra fattori ecologici, epidemiologici, ambientali e socio-culturali dei sistemi di produzione animale, sono decisamente deboli. Ben sapendo che molte malattie 1) non possono essere prevenute o controllate con metodi commerciali normali; 2) rappresentano una grave minaccia per la salute pubblica. Urge: a) un modello integrato per la valutazione più precisa degli impatti morbosi; b) una revisione attenta delle strategie di controllo, normali e alternative, delle sindromi animali; c) un buon approvvigionamento di dati zootecnici: Sisar-Vet ha già fatto un gran lavoro di anagrafica animale, welfare animale e farmacovigilanza; sarà utile per ricomprendervi i meccanismi di modellazione delle imprese nell’ambito dello sviluppo rurale. E ancora servono d) particolari opzioni di controllo, contabilizzazione perdite sulla produzione corrente e ripristino, per evitare perdite totali a seguito dell’evoluzione infausta delle malattie. Quali poi e) le possibili fonti di finanziamento a fronte delle perdite? Infine f) come evitare la distorsione di quei programmi di controllo/eradicazione delle malattie, che spesso abortiscono perchè non sono serviti tutti gli interessi? Il settore pubblico gioca un ruolo fondamentale. Cominciamo a pensare e ad agire in autotutela come se fossimo uno Stato.

  • L’indifferenza ed indolenza della classe dirigente sarda sono asfissianti.
    I sardi hanno tante ottime idee ma poi risulta impossibile concretizzarle.
    Appare sempre un “vorrei ma non posso”, “armiamoci e partite”, “mi salvi chi può perchè io non muovo un dito”.
    Dove lavoro sono considerato un rompicoglioni.
    Perchè? Perchè cerco di fare le cose bene, secondo etica e aziendalismo, anzichè secondo praticoneria e clientelismo.
    Dove lavoro è una Sardegna in miniatura: accozzati palesemente incompetenti nei vertici, spie nullafacenti al soldo dei protettori politici, sindacalisti prezzolati, manovalanza utilizzata come carne da cannone.
    Mi ha sempre spaventato il pensiero di Lussu e dei detrattori del nazionalismo sardo perchè temo abbiano una personale consapevolezza della realtà oggettiva.
    Ma, e questo lo dicevo stamani ad un collega di lavoro, l’importante è non arrendersi. Si vive una volta sola e vivere da conigli è (almeno per me) troppo avvilente.
    in ogni caso c’è la necessità di punti riferimento precisi per fare qualcosa di concreto, ed è cio’ che mi interessa potere contribuire a creare.

  • Capisco che la sua vis polemica è debordante ma credo che in questo caso, onorevole Maninchedda, lei sbagli a prendersela con i giornali facendo di ogni erba un fascio. Almeno uno di quelli che si pubblicano in Sardegna non ha affatto sottovalutato l’emergenza lingua blu. Anzi, da quel che vedo e leggo, la questione è stata sollevata proprio da quel giornale che ne ha parlato in più occasioni e con ampio spazio. Il problema, questo sì, è che un’insulsa e inadeguata classe politica regionale non riesce ad appassionarsi a un tema terribilmente importante e concreto.

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