L’Europa elabora la nuova strategia, la Sardegna no

20 aprile 2010 06:565 commentiViews: 12

121Questa è  la comunicazione della Commissione europea del 3 marzo 2010, la quale traccia le strategie, le priorità e i traguardi che l’Europa intende raggiungere entro il 2020. Si tratta di un documento importantissimo che affronta temi cruciali e vitali per lo sviluppo della Sardegna (istruzione, reti infrastrutturali, piattaforme logistiche…). La programmazione regionale e nazionale dovrà uniformarsi a tali orientamenti. A tal riguardo, a pag. 31 del documento si esortano anche i parlamenti regionali “a fornire un contributo all’attuazione della strategia, lavorando in partenariato e adottando iniziative nei settori di cui sono responsabili.”
Altre regioni, come sempre Lombardia in testa, si sono già mosse o si stanno muovendo.
La II Commissione del Consiglio affronterà tale tema nella seduta di giovedì 22:  posto che il documento attiene anche alla programmazione economico sociale, io ne sottoporrò l’esame anche alla mia Commissione. Ma le forze politiche e la struttura amministrativa della regione stanno ronfando.

5 Commenti

  • Lancillotto

    Sono stato ieri al forum regionale dell’innovazione nella pubblica ammnistrazione. Un costoso e iperbolico incarto del nulla sotto vuoto spinto. Ecco. Questa amministrazione è così: incarto, trucco e parrucco per parlare del nulla (nella peggiore delle ipotesi) o per assumere come proprie iniziative di amministrazioni del passato. Paolo, dici che ronfano? No, sono in ferie mentali. Si beano del risultato elettorale di un anno fa e sono convinti che il tempo non passi anche per loro. Non darei la colpa all’aministrazione, i dipendenti fanno il poco necessario per dare segnali di vita, il letargo perenne è nelle menti della politica. Non una iniziativa degna di nota, omaggi di piccolo cabotaggio e tanta, tanta, davvero tanta fuffa. Il presidente, assente per impegni romani (tu guarda la novità) ha lasciato due righe di saluto all’assessora Corona e ha proposto la Sardegna come sede prossima ventura di un “grande evento” nazionale per parlare di innovazione. Anche la gazzosa a forza di agitarla si sgasa.

  • Vincenzo Monaco

    Valutando le sette iniziative faro della Strategia Europa 2020, si colgono le incongruenze che la Commissione Europea e non un vero Governo dell’Europa, mette in atto ad ogni riprogrammazione degli obiettivi principali. Anche se nella definizione di questi obiettivi partecipa il Comitato delle Regioni, il livello di capacità e conoscenze dei nostri rappresentanti regionali in questi incontri è condizionato dal ruolo delle regioni forti rispetto alle regioni storiche deboli ed a quelle di recente ingresso comunitario.
    Nello specifico, le incongruenze di ogni iniziativa faro possono essere così individuate:
    1. “l’Unione dell’innovazione” invita al finanziamento per la ricerca in nuovi prodotti e servizi non citando il “riuso dei prodotti esistenti “ favorendo ancora il depauperamento delle risorse naturali senza facilitare anche il minor consumo intelligente e la riduzione drastica dell’inquinamento, vera esigenza dei cittadini, il tutto in nome dello stimolo alla crescita dell’occupazione ed alla colonizzazione di nuovi e vecchi territori compromessi da una catastrofica politica delle produzioni.
    2. “Una politica industriale per l’era della globalizzazione” rivolto a migliorare il clima imprenditoriale, specialmente per le PMI, favorendo una base industriale solida e sostenibile in grado di competere su scala mondiale, dimenticando le gravi ed a volte omicide responsabilità delle multinazionali e della criminalità globale, dimenticando la improcrastinabile necessità di “imprese etiche” regolamentate da norme internazionali efficaci decise da organismi internazionali più avanzati, in attesa di una FEDERAZIONE MONDIALE DELI STATI che governi globalmente la vita del pianeta in Democrazia vera e nel rispetto dell’itera economia globale a favore di tutta l’umanità. Rivolgere questo compito “specialmente alle PMI” è speculativo in termini di rapina delle idee innovative che questo tipo di imprese hanno sempre sfornato a favore della grande industria prima e delle multinazionali poi, ed è sviante rispetto alle vere responsabilità delle catastrofi speculative che si ingigantiscono sempre più nel mercato globale. Ho accostato queste due iniziative faro per evidenziarne le gravi incongruenze e la corresponsabilità di questa Europa che rifugge il ruolo che il mondo si attende e gli Europei attendono da decenni.
    3. “Youth on the move” ovvero mobilità dei giovani e “Una agenda per nuove competenze e nuovi posti di lavoro” entrambe queste iniziative “faro” intendono migliorare e facilitare l’accesso dei giovani nel mondo del lavoro ma, con l’aggravarsi dei debiti pubblici di tutti i partner europei e del primo grave crac di uno Stato della Comunità ai quali faranno seguito sicuramente altri Stati e forse anche l’Italia, lo spostamento delle età pensionabili per evitare il crac della previdenza e/o delle previdenze di ogni Stato, come si potrà veramente favorire il tourn over tra generazioni, sia nella pubblica amministrazione che nel sistema privato produttivo, considerato che con le delocalizzazioni, i processi di cambiamento sono diventati così ampi ed i tempi per mettere in atto la migliore qualità dell’apprendimento e la applicazione delle nuove idee innovative in economia, non coincidono con le esigenze dei giovani e gli obiettivi di queste iniziative.
    4. “Una Europa efficiente sotto il profilo delle risorse” scindendo la crescita economica dall’uso delle risorse (europee e pubbliche) ma sostenibile con risorse private di un sistema produttivo già in ginocchio ed in difficoltà finanziarie, soprattutto le PMI, che nelle realtà come la nostra (sarda) sono già un miracolo economico ogni mattina quando sollevano le serrande delle proprie attività e riescono a produrre, inventare e difendere la capacità produttive e l’identità che rappresentano. Un’Europa efficiente se veramente controllata nell’utilizzo delle risorse anche negli Stati più evoluti dove le capacità di rendicontazione certificata, sono più raffinate e meno sottoponibili a sanzioni e restituzione di fondi comunitari. L’efficienza non è frutto di un sistema più preciso burocraticamente ma di una classe politica più attenta alle opportunità e capace di sotto ridimensionare i condizionamenti e le diseconomie, ma in una regione periferica da tutti i punti di vista come la nostra, i risultati ottenuti ed ottenibili, sono da rivalutare e migliorare per la efficacia ottenuta, sia pur in presenza di macroscopici errori o distrazioni della pubblica amministrazione regionale e locale.
    5. “Piattaforma europea contro la povertà” è una iniziativa che dovrebbe tenere conto delle buone prassi realizzate in Sardegna, regina della “coesione sociale e dell’accoglienza” nei territori, e non intendo quella delle sagre, ma quella dei rapporti inter etnici e culturali di livello mondiale, premessa di una vera e propria nazione europea che intende diventare con tutti i requisiti ed i diritti, Stato Indipendente ed Europeo. Soffermiamoci a riflettere ed organizziamoci verso questo “faro” effettivamente concreto e di valore globale.

    Le altre iniziative possono essere valutate con lo stesso metodo e conduco anch’esse alla stessa conclusione della necessità di un livello politico più elevato ed indipendente, sostenuto da una classe politica lungimirante e capace di responsabilità di stato utili anche a livello globale considerando la sovranità non un gioco di parole preelettorale ma un impegno di vita a favore di tutti.
    Vincenzo

  • Vincenzo Monaco

    Gli orientamenti comunitari sono fondamentali per la prospettiva sociale economica e politica di ogni stato aderente e per i territori che ne diventano protagonisti, ma non sono sempre obiettivi raggiungibili a causa di fenomeni imprevisti ed incapacità nell’applicarli. Lo sviluppo sostenibile proposto dagli orientamenti precedenti della UE, la mobilità e l’integrazione sociale, la piena occupazione e la sinergia delle diverse economie, non sono stati raggiunti entro il 2010 come previsto e non solo a causa della crisi globale e della speculazione che ne ha generato la portata, ma soprattutto per la mancanza della strategia politica che governa il più antico continente della terra. Le distanze e diseguaglianze tra le regioni europee sono ancora ampie e incolmabili. Trasformare la Ue in una economia intelligente, sostenibile e inclusiva, anche se è l’orientamento che verrà applicato come indirizzo in tutti i programmi comunitari e nei progetti attuativi, non risolverà la vera esigenza dell’Europa. Un vero GOVERNO EUROPEO, democratico ed universalmente eletto dal POPOLO EUROPEO nell’ambito di una FEDERAZIONE EUROPEA degli Stati e delle Nazioni, con un Parlamento che diventi veramente rappresentante di tutti i cittadini e non dei singoli governi nazionali riuniti in un consiglio europeo. In questa prospettiva, la semplice burocrazia regionale della Sardegna, sarebbe riformata, riorganizzata e motivata verso una più efficace ed efficiente azioni programmatrice e gestionale dei fondi e dei programmi europei, qualunque saranno gli obiettivi che li orientano. Sino ad oggi, con obiettività, i successi regionali nei singoli programmi comunitari, sono dipesi dalla attenzione politica ex ante ed ex post e dalle capacità dei singoli dirigenti e funzionari regionali e di tutti gli enti locali che ne hanno saputo cogliere le opportunità e le complessità procedurali ed operative. La Sardegna non è stata indietro a nessuna regione europea se non a causa dei limiti creati dagli stessi sardi interessati, ma soprattutto dalla mancanza di capaci rappresentanti politici nel Parlamento Europeo e nelle Istituzioni Comunitarie. Anche per questi motivi, è necessaria la riforma di allargamento interno della Unione Europea che riconosca anche i NUOVI STATI che si accingono ad essere riconosciuti dentro gli Stati attuali e nella vitale Federazione Europea da perseguire velocemente e con decisione.
    Vincenzo

  • “Ma le forze politiche e la struttura amministrativa della regione stanno ronfando”. Posso aggiungere? Ronfano assieme ai consulenti, capi dei “gabinetti” vari, nominati per aiutarli! ….ahi ahi ahi del “centro regionale di programmazione”… Cari saluti :)

  • Cristian Ribichesu

    L’eurodeputato Rita Borsellino da poco mi diceva che vogliono fare un richiamo all’Italia per l’anomalia nostrana dei docenti precari, dato che negli altri Paesi dell’Unione dopo tre anni di precariato i docenti vengono immessi in ruolo. Il documento europeo elabora un progetto contro la disoccupazione, la lotta all’abbandono scolastico e l’aumento del numero dei laureati. Invio alla redazione un mio articolo sul calo degli iscritti nelle Università sarde e il problema dell’abbandono scolastico, con i relativi grafici Istat, Sardegna statistiche, ecc…

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