Letture sarde e atomiche

14 novembre 2010 20:461 commentoViews: 6

101Primo: la Corte costituzionale ha sancito che lo Stato italiano farà le centrali nucleari e i depositi di scorie dove vorrà e come vorrà. La Corte, proprio dopo la riforma del Titolo V della Costituzione e anche in ragione di qualche porcata fatta in materia ambientale dalle regioni, ha consolidato un orientamento: l’ambiente è un valore statale e generale e lo Stato deve tutelarlo anche espandendo continuamente la propria competenza a discapito di quella delel regioni. Lo scrivo per gli unitaristi, gli autonomisti  e quanti altri che non accettano nenache di parlare dell’indipendentismo moderno: la storia vi sta superando in avanti, con noi, e indietro, con la politica e la giurisprudenza italiana. O nasce il federalismo politico, fondato su un patto e non su una sovranità per tradizione come quella italiana, o ci avvieremo a uno stare dentro uno stato ibrido, federalista dalal cintola in giù e unitarista e napoleonica dalla cintola in su.

Secondo: Il Maestrale ha pubblicato un libro molto atteso: Francesco Manconi, La Sardegna al tempo degli Asburgo – Secoli XVI- XVII. È un libro importantissimo, scritto da un grande storico, ovviamente poco celebrato dai sardi. Finalmente si ha un quadro storico della Sardegna spagnola aggiornato, affidabile, verificabile, lontano dalla storiografia ottocentesca che ancora impera nelle scuole, divulgata, ahimé,  da insegnanti tanto ignoranti quanto presuntuosi. Esso svelerà a molti che ancora leggono Giancarlo Sorgia (il libro di Bruno Anatra per la Utet era troppo riassuntivo, troppo costretto ad essere un’epitome di troppi secoli e, in più, non poteva avvantaggiarsi della mole di nuovi documenti indagati magistralemente da Manconi) che la Sardegna spagnola era il disastro che era perché se la Corona aveva il senso dello Stato ‘moderno’ pur nel suo delirio di cristianità regale asburgica universale, i naturales sardi non lo avevano per nulla. Il marcio non era tutto in Danimarca, ma molto in Sardegna. È un’ottima lettura per capire a quali aberrazioni politiche e etiche porta l’autonomismo (di cui ovviamente il libro non si occupa, ma che, ante litteram, era rappresentato dalla pretesa di autogoverno leale da parte dei sardi, ma tutto orientato a ottenere mercedes, cioè stipendi e pensioni). È il libro che spiega la vocazione al parassitismo e al localismo delle classi dirigenti sarde.

1 Commento

  • “La Sardegna è un’isola posta al centro del mare Mediterraneo ed è l’ultima e la più vecchia colonia restata in mano all’Italia.
    La colonia è abitata da indigeni ignoranti e litigiosi, pronti a vendersi il futuro della famiglia per quello spasmodico desiderio caratteristico di essere invano riconosciuti alla stregua degli italioti.
    Cedono volentieri le proprie terre e le proprie donne allo straniero invasore pur di ingraziarselo ed ottenere di essere ammesso a servire alla sua tavola. Al contrario fanno di tutto per limitare e danneggiare il proprio vicino di provincia, terreno, casa, pianerottolo al fine di non farlo crescere anche se è persona di valore.
    Sono bruttarelli ma, con i geni sapientemente inseriti in secoli di dominazioni straniere (non sono stati colonizzati solo dagli italiani!), forse riusciranno, un giorno, ad essere belli ed intelligenti come gli italiani.
    A meno che un “incidente” nucleare li porti ad estinzione completa così che finalmente i bellissimi italiani potranno definitivamente e convenientemente occupare l’isola senza quei fastidiosi e puzzolenti individui”.
    Da “Diario di un viaggiatore disilluso”.

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