Lettera aperta all’assessore Baire sulla crisi della scuola alla luce della riforma

16 febbraio 2010 16:1211 commentiViews: 36

212Maninchedda ha inviato ieri alla Baire questa lettera.

Per chi ha problemi a leggere il file .PDF, ecco la trascrizione:

All’Assessore alla Pubblica Istruzione
Ing. Maria Lucia Baire
Viale Trieste
CAGLIARI

OGGETTO: Riforma della Scuola superiore e riorganizzazione della offerta formativa e della
rete scolastica in Sardegna.

L’approvazione da parte del Governo nazionale del Decreto legislativo di riforma della scuola
secondaria di secondo grado comporta problemi che sono all’attenzione di tutta la comunità
italiana e sarda, per la rilevanza delle questioni che dovranno essere affrontate, tanto
dall’amministrazione centrale dello Stato, quanto dal sistema delle regioni e degli enti locali nel
suo complesso.
La Regione Autonoma della Sardegna, pur non avendo ancora adottato una legge quadro per
l’attuazione del nuovo Titolo V della Costituzione, non può esimersi, sulla base della propria
specificità ma anche sulla base delle leggi regionali n. 9 del 12/06/’06 e n. 3/’09, dall’assumersi
importanti compiti per quanto attiene la programmazione dell’offerta formativa e la programmazione
della rete scolastica.
Il riordino della scuola superiore, primo intervento organico nella storia della Repubblica italiana,
necessita di una assunzione di responsabilità politica importante che non può essere demandata
ad alcun ufficio tecnico dell’ amministrazione scolastica.
Vero è che il decreto legislativo emanato dal governo contiene una ‘tabella di confluenza’ per
ogni tipologia di percorso preesistente. Ma se si considera che si passa da circa 200 indirizzi/
sperimentazioni a circa 20 indirizzi/diploma si comprende che nessuna confluenza può considerarsi
automatica, ma necessita di un’attenta calibratura per evitare l’eccessiva concentrazione
di diplomi in un centro territorio/città piuttosto che la mancanza di indirizzi/diplomi in
altri. Ancor più preoccupante risulta poi considerare che il mix tra licei, istruzione tecnica e
professionale sarà frutto del ‘caso’ dovuto appunto ad una automatica confluenza tra vecchi e
nuovi indirizzi piuttosto che il frutto di un’attenta valutazione in sede politica della qualità del
sistema della istruzione secondaria superiore nella regione Sardegna.
Sono molte le Regioni che si stono attivate per tempo , trovandosi pronte all’appuntamento col
riordino della scuola superiore e in linea con la programmazione triennale del governo circa la
rete scolastica.
Risulta invece che, nell’incertezza di iniziativa della Regione, le province sarde, cui spetta la
proposta di programmazione della rete, si riuniscano autonomamente per concordare strategie
comuni (anche con la firma di documenti comuni) per contenere l’incalzare dell’iniziativa della
Direzione Scolastica Regionale che finisce per avere un vero e proprio ruolo politico di supplenza
nei confronti della Regione.
La direzione scolastica regionale è stata invitata dal MIUR, con nota del gennaio 2010, a prendere
direttamente contatto con la Regione Sardegna per sollecitare un nuovo piano della rete
scolastica che, a differenza di altre regioni, non ha proposto ne risulta abbia intenzione di
proporre quest’anno.
Si ricordi che le Finanziarie nazionali hanno previsto per la Sardegna la chiusura di 80 autonomie
scolastiche nel triennio 2009-2011. Poiché lo scorso anno si è provveduto con la chiusura
di 37 presidenze, il governo nazionale si aspetterebbe un’ipotesi di chiusura progressiva di
20 scuole per gli anni 2010 e 2011 piuttosto che nessuna nel 2010 e 43 nel 2011. E’ da evitare
ad ogni costo che lo stesso Governo alla fine intervenga, come successe lo scorso anno, col
proprio potere sostitutivo.
Il piano di riordino della rete scolastica e della scuola superiore ha inoltre molte e gravi conseguenze
sul piano occupazionale e non solo per i precari storici, ma in molti casi anche per il
personale di ruolo di molte ‘classi di concorso’ che non sono previste nella nuova secondaria
superiore. E’ necessario perciò assicurare un attento monitoraggio, una vera anagrafe
dell’offerta formativa, una mappatura su tutto il territorio degli istituti scolastici di ogni ordine
e grado per prevedere ogni ricaduta in termini di scolarità e di occupazione, per predisporre
politiche attive dell’amministrazione regionale che siano in grado di prevenire e arginare situazioni
di criticità di tipo culturale, occupazionale e anche sociale che aleggiano, con una certa
gravità, nel vasto panorama della disoccupazione intellettuale.
Per queste ragioni ti sollecito ad assumere rapidamente tutte le iniziative che competono al Governo
regionale per non subire decisioni governative seriamente lesive della nostra sovranità,
dell’efficienza del sistema scolastico e del diritto allo studio dei sardi.

Paolo Maninchedda
Cagliari, 15 febbraio 2010

CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA
Gruppo Partito Sardo d’Azione

11 Commenti

  • Alla fine abbiamo ragione un po’ tutti, i problemi sono tanti, le responsabilità sono di tutti i governi nazionali, regionali e provinciali che fino adesso ci hanno governato.
    Chi più chi meno ha portato la scuola pubblica allo sfascio, e questo è sotto gli occhi di tutti, ormai inizia a vederlo anche chi ancora oggi, nonostante tutto, vive con le fette di salame negli occhi e passa il suo tempo a tifare e ad acclamare l’uno o l’altro.
    Berlinguer poi Moratti, Fioroni poi Gelmini e poi avanti il prossimo e per noi cosa cambia?
    Quando c’era la Mongiu apriti cielo! Adesso con la Baire cosa apriamo? Lei con il cielo ha più affinità di noi.
    Più si va avanti e più le loro giustificazioni prendono forza: il debito aumenta, non ci sono soldi, i professori, i bidelli non fanno niente dalla mattina alla sera; i dati OCSE e PISA non mentono i ragazzi non sono preparati come nel resto d’ Europa, si dovrà risparmiare sempre di più.
    Che sia un ministro di centro sinistra o di centro destra il progetto da portare avanti è solo quello: far fallire la scuola pubblica a favore di quella privata, ma la vergogna è che lo stanno facendo con il favore dei cittadini, sono riusciti nel loro intento! La gente considera la scuola pubblica alla stregua di un ente mangia soldi, i ragazzi la considerano una perdita di tempo obbligatoria.
    Domenica scorsa ho seguito Presa Diretta a rai tre e vi devo dire che prima di prendere sonno c’è ne voluto davvero, vista la rabbia che mi ha fatto venire! Era tutto così chiaro e lampante che non è possibile non capire il senso di quello che sta succedendo, ma la cosa triste è che parlando con la gente ti senti dire quanto è bella la scuola bilingue di Milano, oppure come lì riescono a valorizzare le capacità di ogni bambino fino a farlo diventare un genio! E che non hanno i soldi, altrimenti i figli tutti lì gli avrebbero mandati. E ite dimoniu! State tranquilli che tra un po’ ci fanno una scuola privata anche qui, poi ci danno i contributi come fa il comune di Milano, così anche i nostri figli….tutti geni diventano!
    Nei paesi scandinavi la scuola è un investimento per il futuro, addirittura le scuole dei quartieri “a rischio” o disagiati, godono di maggiori attenzioni e di maggiori investimenti rispetto alle altre, e ci lavorano i migliori insegnanti. Eppure anche loro devono rispondere alle indagini dell’OCSE o del PISA. Perché non si prende esempio da realtà di questo tipo, in fondo non c’è niente di soprannaturale se non seguire un po’ di logica, se altri ci riescono evidentemente la cosa è fattibile.
    Comunque, bene la lettera e tutti i solleciti del caso, ma io la speranza di un futuro migliore un po’ la sto perdendo, anche se un’indipendentista questo non se lo può permettere e mi sa che questa vita io la devo vivere tutta da italiana (mi faghe sensu puru a l’iscriere), cerco almeno di vedere il bicchiere mezzo pieno: l’anno prossimo grazie a un contributo regionale, mio figlio potrà studiare anche con la lavagna interattiva, alla faccia della bilingue di Milano!

  • Cristian Ribichesu

    Spiego perchè ho scritto che la scuola della Gelmini aumenta ancor più la forbice sociale (che poi è la scuola del centro-destra, perchè anche se si dovesse cambiare Ministro, le indicazioni arrivano dal Governo; i ministri sono segretari del Presidente del Consiglio).
    Non ho detto che crea, perchè la differenza esiste già (come già scrivevo quattro anni fa), ma che la accentua ancora di più, e di molto. Infatti, avendo aumentato il numero massimo degli alunni per classe, e avendo tolto le ore a disposizione, immancabilmente nelle medie non si ha la stessa possibilità di seguire tutti aiutando anche chi proviene da contesti sociali meno abbienti e/o menno ricchi culturalmente (invece sperimentazioni internazionali indicano come in classi meno numerose aumenti la qualità dei livelli di apprendimento di tutti, e in modo esponenziale di chi proviene da contesti sociali meno agiati, e la nostra Costituzione, ma anche la Morale, deve rimuovere le differenze socio-economiche); in questo modo la discrepanza si marca, ma ancor più alle medie, e già al termine di queste scuole si crea il divario, avendo come opzione di scelta tre canali: Licei (gli unici che daranno la possibilità di continuazione all’Università); gli istituti tecnico-professionali, indeboliti a favore del terzo canale, che verrà parificato agli istituti professionali ma addirittura agevolato, cioè gli enti di formazione professionale. E in effetti, in questo modo, si instaura un percorso che lascia pochissimo spazio al cambiamento nella crescita, e non si danno a tutti le stesse possibilità di realizzazione sociale, proprio per quell’anello debole che nasce fin dalle scuole medie. Non parliamo, poi, delle agevolazioni a sistemi come quello della Lombardia, che da 1.000 euro di bonus, a prescindere dal reddito, per l’iscrizione dei figli in scuole paritarie, che hanno rette di 8/10.000 euro all’anno, e dove si danno il doppio dei finanziamenti alle scuole paritarie, che hanno un decimo degli studenti delle scuole pubbliche, che ricevono la metà dei finanziamenti delle prime. Ovviamente quei bonus, poi, vengono presi da famiglie che possono pagare la restante cifra. Quindi, anche in questo caso, s’impoverisce la scuola della maggioranza dei cittadini e si avvantaggia quella di una minoranza, dividendo fin dalla giovane età i cittadini più e meno abbienti, creando una separazione sociale più marcata, quando invece dovrebbero, fin da piccoli, anche per fini socio-educativi, integrarsi maggiormente. Ecco perchè penso che la scuola di questo centro-destra crei ancor più una divisione sociale, ingiusta.

  • Piero Atzori

    Ho letto che nei piani della Gelmini, per garantire l’autonomia scolastica, c’è anche l’organico funzionale, già delineato da Luigi Berlinguer ma mai attuato. L’organico funzionale potrebbe coprire in parte le cosiddette disposizioni, ma anche stavolta c’è da restare scettici. La riforma Gelmini è soprattutto risparmio.

  • Piero Atzori

    Ribichesu, non posso che apprezzare l’impegno e la passione che la contraddistingue e anche la pacatezza nel porre le questioni. L’esperienza mi dice che sicuramente chi opera nella scuola può convenire su molti errori della riforma Gelmini, il fatto è che poi le nostre posizioni vengono quasi sempre fagocitate e sacrificate a livello politico per interessi di parte estranei alla scuola e ai giovani. Dall’Assessore Baire non si può pretendere che chieda le dimissioni della Gelmini. Si tratta di darle suggerimenti per attenuare quanto più possibile il fenomeno della riduzione dei posti di lavoro nell’interesse dei ragazzi e idee per un sistema scolastico al passo con i tempi. Il suo suggerimento è utile. Non si possono lasciare senza guida dell’insegnante i ragazzi, quando un collega è malato.
    Per quanto riguarda la critica alla scuola dei due canali, che comporta rischi di discriminazione sociale, deve ammettere che la discriminazione sociale è sotto i nostri occhi a prescindere dalla riforma. La mobilità sociale è ferma da vari lustri. D’altra parte la scuola valorizza solo alcune delle varie intelligenze individuate da Gardner. Occorre ripensarla tutta e riorientare l’intero sistema.

  • Cristian Ribichesu

    La penso come lei sull’ediliza scolastica, ma non per il resto, e spiego che la mia non è una critica che vuole avvantaggiare una o l’altra parte politica, ma che si restringe sull’ambito tecnico. Solo che, se la politica crea lacune tecniche nel sistema, ovviamente quella parte politica viene criticata.

    Anche io penso che i nostri ragazzi meritino di più, ma chiudere gli occhi davanti all’inadeguatezza di questa riforma non mi sembra voler fare il loro bene. Evidentemente, in questo, la pensiamo diversamente, perchè per me il fatto che in molte mie classi i miei alunni perdano ore preziose per la manacanza delle ore a disposizione (perchè questo è un problema delle medie, che lei non vede nella stessa misura al liceo, perchè funziona in modo differente, e lo sappiamo) è inammissibile.

    E’ gravissimo quest’apetto che vede per la soppressione delle disposizioni (non si è ragionato neanche sul fatto che se si vuole accompagnare una classe in una visita guidata, per legge, servono due insegnati, e automaticamente per quella giornata, nelle medie, si scoprono delle ore, come non si è ragionato sul fatto che in classi di 30 alunni, con le ore a disposizione, prima si potevano seguire, in quelle stesse ore, alunni che hanno difficoltà caratteriali o particolari lacune, e io personalmente lo facevo). In una scuola di Sassari, ma i casi sono tanti e diffusi, su 10.000 ore del primo quadrimestre se ne sono perse 500, che sono un’enormità: 500 ore. Poi, per me è importantissimo anche avere e rendere pubblici i dati sullle aule e il numero degli alunni per classe, che non dovrebbero superare i 25, e siccome ripeto che la provincia o il comune non può sapere come sono divisi precisamente (la media non serve, bisogna richiedere i documenti con la composizione delle classi) gli alunni per classe, e siccome credo che sia doveroso il coinvolgimento delle famiglie, reputo utile che i rappresentanti dei genitori chiedano tali dati ai presidi.

    E’ importante sapere sia il numero degli alunni per classe che le ore perse per mancanza degli insegnanti, per la soppressione delle disposizioni alle medie, perchè tengo ai nostri ragazzi e al loro futuro. Non posso, per quel che è la mia visione della scuola, essere sulla stessa linea del Governo centrale o, per il momento, dell’assessore Baire, che non ha attuato alcun rimodulamento con lo Stato per quel che riguarda la vertenza scuola sarda.

    Reputo,inoltre, che la “riforma” Gelmini sia quasi in toto da bocciare. Evidentemente mi sono sbagliato e pensiamo due cose diverse. Per me è sacrosanto, comunque, che si rispetti il numero dei 25 alunni per classe e che si porti all’opinione pubblica l’inadeguatezza di un sistema che alle scuole medie ha portato a una perdita di centinaia di ore di lezione, e se fossi un genitore, sapendo la gravità, le cifre delle ore perse, sarei adiratissimo e preocccupato per i miei figli. Vogliamo diffondere questi dati? Mi sembra solo doveroso.

    E fino ad ora, visto che si è portato il discorso su un poano politico, non ho toccato il punto dei tagli sui docenti precari e vincitori d concorso o scuole di specializzazione (vogliono creare nuovi corsi per nuovi docenti, corsi che sono la riduzione di un anno delle scuole di specializzazione, che allora non si capisce perchè debbano portare al ruolo al posto degli abilitati anche solo dello scorso anno, abilitati e già tagliati), o dei supplenti precari che da novembre non vengono pagati (il pagamento puntuale è un diritto tutelato dalla legge), perchè le scuole, per questo Governo di centro-destra (ma le colpe vengono distribuite, per quel che è la deriva generale della scuola, negli anni e per le diverse appartenenze politiche, dato che da questo stesso sito io, in tempi non sospetti, circa quattro anni fa, scrivevo sulla scuola e avevo già evidenziato l’iniziale taglio degli insegnanti creato nell’ultimo anno della finanziaria sotto il Governo Prodi), non hanno liquidità per effettuare tali pagamenti, o, infine, dei progetti per i precari, dell’assessore Baire, che sono mal funzionanti e che non assicureranno i sei mesi di stipendio per i docenti precari, ma solo briciole in condizioni di lavoro inadeguate. Ripeto, io tengo alla scuola e vedo, purtroppo, che la penso diversamente da lei, su questa linea, che sicuramente tiene ugualmente alla scuola.

    Le mie osservazioni non servono però per portare acqua al mulino di questa o quella parte politica, ma si basano semplicemente su critiche tecniche alla “riforma” Gelmini, sulla creazione di una scuola a due canali che aumenta la forbice sociale tra i cittadini più e meno abbienti, e sul disprezzo di questa maggioranza per i lavoratori, precari e di ruolo del sistema scolastico. Come devono essere riqualificati (in parole povere gli si deve dare il lavoro) i lavoratori di altri settori, così dovrebbero essere riqualificati, cioè gli si deve dare il lavoro, ai lavoratori precari della scuola (posso dimostrare con la legge che i vincitori delle scuole di specializzzione hanno diritto al ruolo perchè hanno superato una selezione a numero programmato finalizzata, per legge, all’inserimento in ruolo, come posso affermare che un DPEF non può stravolgere le previsioni occupazionali di lavoro, andando ben oltre il livello minimo delle assunzioni previste, perchè altrimenti lede il diritto di vincitori di concorso con l’applicazione di leggi che acquistano un valore retroattivo. E questo è dimostrabile per legge)

    Le critiche vengono fatte per spingere chi di dovere a porre rimedi, ma se chi è al Governo non ascolta le critiche ed è il principale artefice dell’esautoramento della scuola, ora, ovviamente il tutto si ripercuote sul piano politico.

    Mi spiace, e con la riforma delle superiori si è già previsto che perderanno il ruolo anche dei colleghi di ruolo (scompare diritto, geografia, storia dell’arte, vengono ridotte musica, lingua straniera, contro le direttive europee, italiano e latino) e tra l’altro forse anche alcuni giovani del suo liceo potranno perdere il posto. Non posso perciò essere in accordo con maggioranza nazionale e locale sul tema. Questo se si vuole portare l’argomento anche su un piano politico.

    Per me è giusto che si sappiano pubblicamente i numeri degli alunni per classe, anche con la richiesta dei dati da parte dei genitori, o di una commissione regionale apposita (se può dotarsi di tale potere) e le ore di lezione perse alle medie per la mancanza delle disposizioni. Questi dati è sacrosanto che vengano divulgati pubblicamente.

    Le mie questioni non avvantaggiano le scuole, ma il servizio che deve essere fornito agli studenti.

    I genitori devono sapere con precisione se le aule sono sovraffollate e se i figli perdono ore di lezione. Anche io penso che i nostri studenti meritino di più. Ma non tutti la pensano allo stesso modo e la libertà di pensiero e la diffusione di ciò che si pensa è un diritto di tutti, e anche una ricchezza.

  • Piero Atzori

    Noi, Ribichesu, si pone questioni la cui soluzione andrebbe a vantaggio delle scuole. A me non va però di partecipare a crociate contro la Gelmini. Anche le Province sarde (sinistrorse) hanno la loro fetta di responsabilità da inquadrare. Le province sanno, scuola per scuola, quante sono le aule normali e quanti i laboratori, sanno quanti alunni possono entrare aula per aula, sanno dunque che in genere non si possono formare classi con più di 25 alunni, ma fanno finta di nulla e organizzano convegni politici contro l’assessore Baire, come a Sassari, per puri scopi politici estranei agli interessi della scuola. Mettiamo l’assessore Baire in condizioni di fare gli interessi della scuola e della Sardegna. I nostri spunti sono utili se si vogliono cogliere. Dobbiamo però renderci conto che la questione sistema scolastico va ben oltre e che la Sardegna deve poter contare su un sistema scolastico tutto diverso da quello attuale. L’edilizia scolastica è da ripensare totalmente. A scuola i giovani non imparano neppure la Storia della Sardegna. Escono a 19 anni dalle superiori, mentre i coetanei francesi escono a 17. La rete scolastica fa pena come ci ha spiegato Marco Pitzalis dell’Università di Cagliari. I nostri ragazzi meritano molto di più.

  • Cristian Ribichesu

    No, pongo la stessa questione aggiungendone un’altra ugualmente grave. Io ho detto che si potrebbe richiedere una commissione regionale per censire quante aule hanno più di 25 alunni in tutta la Sardegna (bisogna sapere come sono ditribuiti per aula, non basta una semplice media, magari ce ne sono 23 in una classe e 30 in un’altra, e questo comuni per le medie e province per le superiori non lo sanno), o che in alternativa siano i genitori a richiedere ai dirigenti tale documento, e per la legge sulla trasparenza hanno diritto ad averlo. Non compete alle Province sapere quanti alunni ci sono in ogni classe. Le Province forniscono le scuole che devono rispettare determinati parametri, poi i dirigenti devono rispettare il numero degli alunni per classe e nel caso segnalare il problema. E comunque anche i dirigenti sono costretti a rientrare in certe logiche per cercare di non interrompere il servizio. Chiediamo comunque la stessa cosa, ma serve prima un elenco dove si indicano quanti alunni sono presenti per classe, sapere se, nonostante siano superiori al numero di 25, esistono comunque le condizioni di sicurezza e se siano in possesso di speciali deroghe per tale nuemro di persone, e poi io proporrei una pubblicazione sulla stampa di tali dati. Questo secondo me.
    L’aspetto che aggiungo in più, e per me è importante, perchè penso al danno arrecato alla formazione degli alunni, è richiedere i dati sulle ore perse al primo quadrimestre per mancanza di insegnanti, in seguito all’eliminaione delle ore a disposizione dei docenti. In alcune scuole si è arrivato a cifre che toccano le 500 ore perse. E dato che la lettera del prof. Maninchedda verte su un ripensameno della scuola sarda, proprio per i danni arrecati da questa riforma, anche in previsione del riordino delle superiori del 2010/2011, credo sia doveroso anche richiedere i dati delle ore di lezione perse per dimostare come la scuola, e in particola modo la scuola media, in questo modo non possa offrire il normale servizio. Quindi io propongo la richiesta e la pubblicazione dei dati riguardanti classi con un numero superiore di alunni rispetto alla legge sulla sicurezza, e i dati riguardanti le ore di lezione perse. Ho parlato di commissione regionale e di genitori, perchè per una commissione regionale non so, tra le varie divisioni, quali siano i tempi tecnici di attuazione, mentre le richieste da parte dei genitori repparesentant dei Consigli d’Istituto possono farsi nell’immediato, e, ripeto, per la legge sulla trasparenza, devono essere accolte. Una volta che si hanno i dati in mano, si può procedere in azioni differenti. Comunque credo che tutti vogliamo la stessa cosa, una scuola migliore, non certo una scuola mortificata dai tagli insensati. P.s (siamo sicuri che tutte le aule delle superiori siano almeno di 49 mq? se sono più piccole dovrebbero avere anche meno di 25 alunni).
    Cordialità

  • Piero Atzori

    @ Cristian Ribichesu,
    1) le aule delle scuole superiori sono solitamente di mq 49. Le Province non possono non saperlo visto che hanno loro le mappe degli istituti superiori e hanno i tecnici che sanno leggerle.
    2) Le Province e i Dirigenti scolastici, ai quali competono precise responsabilità in fatto di salute e sicurezza vanno semplicemente messi in mora. Ciò non toglie che chi ha le palle può farlo già per conto suo nella scuola del figlio o, se insegnante, nella scuola dove insegna. Non si possono formare classi numerose a prescindere dalle vigenti norme sulla sicurezza e la salute.

    La Regione potrebbe chiedere ai Dirigenti scolastici, “datori di lavoro” in fatto di sicurezza e igiene a scuola, e alle Province, Enti gestori delle scuole superiori:
    a) quante classi con più di 25 alunni è possibile formare in ciascuna scuola superiore sarda in base alla superficie delle aule disponibili.
    b) Quante classi con più di 25 alunni frequentanti ci sono attualmente in ciascuna scuola superiore sarda.
    Una volta raccolti questi dati è possibile diffidare affinché non si ripeta chi ha stipato troppi alunni nelle classi strafregandosene della normativa vigente in tema di igiene e sicurezza.

    Tu poni invece altre questioni

  • Cristian Ribichesu

    Per Piero Atzori
    Basterebbe che la Regione istituisse una commissione apposita per censire il numero degli alunni per classe e, aggiungo, le ore perse dagli alunni quest’anno per la mancanza delle disposizioni. Oppure, attraverso una dovuta informazione, che i rappresentanti dei genitori dei vari Consigli d’Istituto chiedano, con lettera scritta, un documento che riporta quanti alunni ci sono nelle aule (e anche quanto sono grandi queste aule) e quante ore si sono perse nel primo quadrimestre, con ingressi delle classi alla prima o seconda ora, e uscita alla quarta e/o divisioni in altre classi per mancanza di insegnanti (in molte scuole si sono perse centinaia di ore di lezione). Per la legge sulla trasparenza i dirigenti dovrebbero fornire tali dati ai rappresentanti dei genitori.

  • Custa littera no si podet leghere, b’at carchi problema tecnicu.

  • Piero Atzori

    Apprezzo molto questa sollecitazione rivolta all’Assessore alla P.I. regionale per cercare di dare sostanza e di far rispettare la nostra sovranità riconosciuta e da riconoscere.
    Èsemplicemente vergognoso che finora sia stata sostanzialmente ceduta alla Direzione scolastica regionale la sovranità della Sardegna nelle questioni scolastiche.
    Per cercare di attenuare il fenomeno della perdita di cattedre nella scuola superiore, vorrei suggerire di considerare attentamente il fatto che i Dirigenti scolastici fra non molto, in base alle previsioni del numero di studenti formeranno classi anche in dispregio delle disposizioni vigenti in fatto di igiene e sicurezza, stipando anche 30-31 alunni per classe. Alludo al D.M. 18/12/1975 sui parametri di igiene e sicurezza da rispettare, in fatto di superficie delle aule ad esempio, e alle leggi che a questo decreto si riferiscono.
    Tutti sanno che le aule delle superiori possono contenere massimo 25 alunni. Le aule da prima del 1975 venivano progettate per contenere 25 alunni e venivano realizzate per contenere 25 alunni. Sono infatti tutte di 49 mq in modo da garantire ad ogni studente 1,96 mq di superficie. Se qualche aula è più grande è perché in progetto non era aula, ma laboratorio o aula speciale.
    Occorrerebbe diffidare chiunque si appresti a ignorare norme dello Stato, quelle sulla salute e la sicurezza, che non hanno certo minor peso di quelle del risparmio ad ogni costo. Alcuni sindacati ci hanno provato ma tiepidamente e senza esito a far rispettare il D.M. 18/12/1975.
    C’è chi se la prende con la Gelmini. In realtà gli assenti sono gli Enti locali. Sono loro che gestiscono gli edifici scolastici non la Gelmini. La Gelmini non deve occuparsi di salute e sicurezza, le Province si. L’Assessore Baire potrebbe intervenire presso le Province e presso le scuole superiori?

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