Egregio dottore,
sono certo che, anche nella sua nuova e ovattata esistenza nella Procura di Sassari, le sarà giunta notizia dell’avvenuta assoluzione del sindaco di Borore Tore Ghisu dall’accusa di peculato e falso in atto pubblico.
A nessuno piace che il passato ritorni, ma il problema è che il suo passato, quando costruì alcune clamorose inchieste, di grande contenuto politico, sono costate la salute a molti di noi, me compreso. Vorrei avere ogni mattina un rito di condivisione con lei delle medicine che assumo per combattere tutti gli acciacchi palesatisi quando lei mi onorava delle sue attenzioni. Ho ancora negli occhi l’unico atto, finito in un’altra inchiesta, dal quale scoprii di essere stato iscritto da Lei nel registro degli imputati con l’accusa, per me infamante, di “associazione a delinquere”. Il bello è che non si riuscì mai a sapere se quel fascicolo è stato chiuso o archiviato o se io, ormai da quasi dieci anni, sono lì, sospeso, in attesa di poter finalmente e perfettamente essere incriminato.
Per lei il passato è finito, per me è iscritto nelle cellule, nella memoria, negli scambi osmotici del mio corpo, nelle pieghe più profonde del mio spirito.
Sicuramente lei non ricorda quando chiese e ottenne che il sindaco di Borore non risiedesse nel suo comune. Io invece sì, lo ricordo; ricordo il volto scavato di Tore (già di suo non è propriamente grasso, si immagini come era dopo la sua “cura”) quando, dopo mesi, potei incontrarlo.
Lo trovai cambiato, con un velo sugli occhi, col cuore oscurato.
Non c’è un solo amministratore del Marghine che io conosca che sia diventato ricco o potente facendo politica. Tutta gente che ha fatto il sindaco e poi è tornata a fare e ad essere quello che era prima. Lei ha frainteso totalmente un contesto. Lei del Marghine, sia detto senza offesa, non ha capito molto.
Si cambia, lo sa, quando si viene accusati ingiustamente, quando si viene circondati dallo Stato e considerati formidabili delinquenti, quando i propri amici vengono perseguitati, e si cambia in peggio.
Si diventa cupi, non si coltivano più illusioni e speranze, si diventa terribilmente diffidenti, ci si isola. Le dico solo che io non vado più nel mio paese, dove mi sento odiato, a torto o a ragione, non frequento più anche persone un tempo care, rinuncio a parlare in pubblico perché l’adrenalina mi fa male.
Perché le scrivo?
Primo perché so che a lei non piace sapere che ci sia chi non teme la sua funzione, e io non la temo.
Secondo perché, finché avrò vita, attenderò un cenno di scuse da parte sua, perché lei ha sbagliato, non certo a colpire chi ha commesso i reati, ma sicuramente a indagare e scandagliare e setacciare la vita degli uomini pubblici, con l’ipotesi che fossero tutti dei piccoli arruffoni di paese, imbroglioncelli da strapazzo, pavoncelli di provincia. Aveva a che fare con persone normali, procuratore, sulle cui vite ha lasciato un segno indelebile.
Con la consueta e rocciosa assenza di stima, la saluto


Caro Paolo e caro Tore , la vostra dignità non ha prezzo. Un grande abbraccio.
Venire maltrattati gratuitamente dal potente di turno. Fà male. Fà ritenere – probabilmente a ragione – che la giustizia non sia di questo mondo. Massima solidarietà e benvenuto nell’affollato club.
Ps: il dottore in indirizzo non chiederà mai scusa e continuerà a guardarsi allo specchio senza timore di vergognarsi.
Caro professore, le esprimo tanta solidarietà e l’abbraccio forte.
Lei è stimato da tantissima gente.
Al povero procuratore le auguro tanta sofferenza come lui l’ha data agli altri.
grande Tore Ghisu altrettanto Paolo Maninchedda.
Forza Paolo non ti curar ma guarda e passa.
Questi signori TOGATI Non chiederanno mai scusa. perché per loro come disse il Dott. Davigo: “non esistono INNOCENTI ma solo colpevoli non ancora scoperti”,
Poco interessa e poco importa del danno collaterale che i loro “errori” provocano.
Lascia perdere, Paolo,
non coltivare dolore, rabbia o, peggio. Ti fai solo del male.
Perdonali invece, perché non sanno quello che fanno, e perché così davvero ti liberi di loro
Prof occhio molte volte sono vendicativi anche se lei con coraggio scrive di non aver paura di lor signori
A modesto avviso, le scuse del magistrato non servono a niente. Cio’ che necessita e’ una nuova e severa legge sulla responsabilita’ dei magistrati, che devono rispondere civilmente dei loro errori sia per COLPA lieve che per COLPA grave. Solo in questo modo saranno costretti a valutare con molta piu’ attenzione i loro provvedimenti e, nel rispetto della Costituzione, ad effettuare e documentare concretamente “le indagini a favore dell’indagato”.Le conseguenze di questi ORRORI non dovranno essere solo economici fa dovranno condizionare negativamente le valutazioni per l’avanzamento nella carriera e per i futuri incarichi. Nel senso che un magistrato che commette un errore di tale rilevanza, non puo’ avere alcun “progresso – avanzamento” di carriera per almeno 10 anni, durante i quali deve dimostrare un serio ravvedimento professionale. Solo cosi questi burocrati della giustizia non potranno limitarsi ad “un’alzatina di spalle”,
La mia cara madre ricordo, spesso utilizzava due locuzioni : iscuru a kie be intradada ( rif. all ospedale) e ki te kurrede sa justizia … a ben vedere,passati decenni e visto i tempi li capisco sempre di più. Ho avuto a che fare con “Sa justizia” (…) l’esperienza è stata allucinogena per così dire.Per quel conta hai tutta la mia solidarietà.
L’ultimo referendum nazionale ha focalizzato la gravità della situazione “giustizia italiana”. Dispiace constatare come in tanti, senza minimamente documentarsi sulla possibilità di modificare la Costituzione italiana (ampiamente previsto dai nostri padri costituzionalisti all’art. 138), che negli anni ha subito più di 40 interventi di revisione, influenzati negativamente da ciarlatani e pseudo tali, hanno bocciato una riforma ampiamente attesa, Non facciamo di un’erba un fascio, come si suol dire. Un’elevata percentuale di magistrati, quotidianamente, lavora seriamente negli interessi del Paese e dei suoi cittadini. Quelli politicizzati, al contrario, essendo molto risicati in termini numerici, cercano ad ogni costo visibilità, attraverso media compiacenti ed allineati sullo stesso gradino (molto basso) culturale dei “radical chic”. Potrebbero certamente essere paragonati ai cagnolini di piccola taglia che, per farsi notare, abbaiano all’impazzata per attirare l’attenzione. Si credono “Dei” sulla terra, della serie (parafrasando un famoso film del mitico A. Sordi): “io so’ io e voi nun siete un c….”. Sono certo che, se il loro operato, periodicamente, fosse sottoposto all’attenzione di una giuria popolare, qualcuno si ritroverebbe ai lavori forzati in qualche cava di granito…
… e non parliamo del sequestro dell’allora costruendo termovalorizzatore di Macomer a una settimana dalle elezioni regionali del 2019, con i 5stelle opponenti che esprimevano addirittura il ministro della giustizia (Bonafede). Sequestro poi annullato, per competenza, dal Tribunale di Nuoro per indebita intromissione nelle decisioni della pubblica amministrazione (!!!). In questa storia ci sono stati danni gravi alla salute dei malcapitati con conseguente fine vita. E intanto chi tali danni ha causato, come nel caso Tortora, ha persino fatto carriera. Siamo alle solite. Fino a quando?
Piena solidarietà a chi è così attenzionato ed è onesto. In tante mansioni si provano simili amarezze. Si sente l’ ingiustizia, si perde fiducia negli altri. Ma si prova una grande soddisfazione nell’ avere la coscienza pulita. Poter guardare tutti in faccia e non essere costretti ad abbassare lo sguardo dà tanta serenità. Ci sono persone oneste. Quelli capiscono, non fanno proclami e continuano a comportarsi onestamente.
Egregio, che dire di più oltre le Sue riflessioni?
Il profondo, e forse irreversible degrado in cui giace questo povero Paese (detto alla De Gaulle) è perfettamente rappresentato dalla sfacelo del sistema giudiziario (ed io aggiungo del sistema sanitario e di istruzione).
Mi consenta inviarle un profondo e sincero abbraccio. Saluti.
… ma est civile chi sos magistrados no siant responsàbbiles fintzas candho irballant?
E si no est civile comente lu depimus nàrrere? Legale ma civile a sa manera de sos leones de àtera categoria zoológica?
E si no sunt o no si crent infallibili (e postu chi fetant irballu, si no est gherra) podent nessi pedire iscusa ateretantu pubblicamente, uficialmente, o timent de si guastare sa carriera?
Buongiorno,
in mezzo a tutto il male fatto e dichiarato, la cosa più fantastica sarebbe che Paolo ci comunicasse di aver ricevuto una lettera di scuse dall’infido PM, nella quale il suddetto porge le sue scuse al nostro P.M. (giochi di parole)…ma non sarà così, non può essere così, perché loro non cambiano (così diceva la Sig.ra Rosaria Costa/Schifani, ai mafiosi nella cattedrale di Palermo)…
In Sicilia dicono ” Futtitinni ” vivi sereno Paolo…
Semper Fidelis 🙏🏽, Mundicu
“A pensarci bene, Dio è fatto per il singolo individuo che ripone in lui la speranza, non per l’intera umanità, con le sue leggi, le sue organizzazioni, la sua forza. L’umanità è il demonio che Dio non riesce a distruggere”.
Professore, la quotidiana lettura delle Sue riflessioni è una di quelle cose che danno pregio alla mia vita.
Tanta, tanta stima a Lei.
Purtroppo, con il no al referendum, il popolo italiano ha dimostrato di non voler cambiare niente sulla giustizia; evidentemente alla maggioranza va bene così. i PM che sbagliano, come i giudici, continueranno a non rispondere delle loro azioni e i cittadini che incappano nelle loro maglie, ad avere la vita rovinata per sempre. Tutti i professionisti, giustamente, rispondono dei loro errori, salvo loro. Se un cittadino deve fare tre gradi di giudizio per avere giustizia, per la legge italiana è normale che si accolli le spese e si vuoti il conto (o faccia un mutuo), tanto non sarà mai risarcito né risponderanno degli errori i giudici che hanno emesso le sentenze sbagliate. Anzi, faranno carriera come se avessero sempre fatto il loro lavoro “a regola d’arte”!
Egr. professore la sua esperienza è un esempio di come vanno le cose in Italia, il referendum sulla giustizia è stata un occasione persa, dove si potevano mettere le basi per poter iniziare un percorso anche se in salita, ma sempre un inizio, dove poter modificare il sistema. Il PD e company se ne assumano le responsabilità difronte a onesti cittadini come LEI, come Tore GHISU e tantissimi altri che hanno dovuto subire soprusi, gogne mediatiche e tanto altro.
Leggo sempre con molto interesse quello che scrive, in particolare quando affronta il tema del nostro sistema giudiziario e, più nello specifico, alcune vicende legate alla Procura di Cagliari. Purtroppo credo che molto di ciò che racconta possa essere compreso fino in fondo solo da chi, come lei, ha vissuto sulla propria pelle l’esperienza di un procedimento penale. Poi ci sono “gli altri”: coloro che, per fortuna o per caso, non si sono mai trovati dentro questo meccanismo e che spesso pensano — anche perché le inchieste giudiziarie ricevono enorme risalto mediatico mentre le assoluzioni molto meno — che “qualcosa di vero ci sarà”.
Forse è anche una forma di autoprotezione: pensare che, se una persona è innocente, una cosa del genere non possa accaderle aiuta ad allontanare la paura che possa capitare anche a noi. Invece, a seconda del ruolo che si ricopre e delle responsabilità che si assumono, non è un’eventualità così remota.
Noi che ci siamo passati sappiamo cosa significa.
La durata dei procedimenti ti snerva, ti consuma, ti logora nel corpo e nell’anima. Arrivi a un certo punto in cui senti di non avere quasi più la forza di lottare.
E quando, dopo anni di udienze, dopo aver cercato di spiegare, chiarire, confutare punto per punto ciò che ritieni profondamente sbagliato nelle accuse che ti vengono mosse, ti accorgi che dall’altra parte nulla sembra essere cambiato, provi un misto di incredulità, amarezza e rabbia. Perché in fondo ci speravi. Pensavi che il confronto, il dibattimento, la ricerca della verità avrebbero avuto un peso.
Mancano due giorni all’arringa del Pubblico Ministero nel procedimento che mi riguarda e credo che solo chi ha vissuto qualcosa di simile possa capire davvero cosa si prova.
Ho vissuto un incubo durato sette anni. Avevo 40 anni quando tutto è iniziato. Ho cercato di non farmi condizionare nella vita e nel lavoro, ma inevitabilmente qualcosa cambia: cambia il modo in cui guardi gli altri, cambia il modo in cui pensi che gli altri guardino te.
Ti isoli sempre di più, perché anche quando provi a spiegare, spesso negli occhi delle persone leggi sempre lo stesso pensiero: “a me non potrebbe mai capitare; se è successo, qualcosa ci sarà”.
Nessuno restituirà mai il tempo perso. Non solo quello materiale, ma soprattutto quello mentale, emotivo. E forse la cosa più difficile da recuperare è la fiducia nelle istituzioni nelle quali hai sempre creduto.
Mi scuso per lo sfogo, ma leggendo le sue parole ho sentito molto vicina la sua esperienza.
Un cordiale saluto.
Paolo, capisco che si prova interiormente tanto bisogno di dirle certe cose…ed è giusto!! Soprattutto quando è costato tanto in termini di viva vissuta. Però…lo sai bene…. è come girare l’acqua…non serve a niente!!! Hanno vinto loro… c’è poco da negare. Col referendum dove hanno prevalso resteranno impuniti… arbitri della vita altrui…. sempre osannati da questa sinistra e dalla sua retorica.
ma secondo te, che gliene cale al magistrato della tua disistima? che gli interessa che tu ti prendi i farmaci e perdi le amicizie? cosa gli importa che non torni al paese dove hai la sensazione (a torto) di essere odiato? cosa gliene frega delle svariate decine di migliaia di euro spese in avvocati in oltre dieci anni, per un fatto che poi “non sussiste”?
noi siamo cittadini normali e ce la prendiamo a cuore
lui è il magistrato e se ne fotte, al massimo fa le spallucce e pensa, come Aldo, Giovanni e Giacomo, “così è la vita….”
Ringrazio Paolo Maninchedda per questa lettera, per aver parlato di sé, ma anche di Tore Ghisu, una figura politica, ma soprattutto un uomo che ha subito una tremenda ingiustizia, chi ridarà indietro anni, dignità, serenità?
Nel frattempo in questo paese malato abbiamo magistrati che conducono programmi televisivi e questo, a mio modestissimo parere, è incredibile
Non ce l’ho con la magistratura tout court, ma con una cultura giustizialista incistata un po’ ovunque
Certo sarebbe un gesto altamente significativo se il Procuratore rispondesse porgendo delle scuse con relative motivazioni. Rientrerebbero nello spirito costituzionale della giustizia giusta
Caro Paolo, per esorcizzare questo dolore basta ricordarsi che esiste una giustizia che non è di questa terra e che giudica anche chi pensa di poter giudicare senza passare dal via 🙏😇
Un abbraccio.
E ovviamente nessuno pagherà mai nulla per aver rovinato la vita all’ennesimo innocente.
Che ricordino questi episodi tutti quelli che hanno avuto il coraggio di votare NO alla riforma della giustizia che comprendeva la responsabilità civile dei magistrati.