Lettera al Presidente del Consiglio sul crack Abbanoa

15 maggio 2011 07:292 commentiViews: 64

091Cagliari, 14 maggio 2011

Illustrissimo Presidente,
mi rivolgo a Lei perché Ella rappresenta non una parte ma tutto il Consiglio regionale. Le scrivo per chiederLe, come da Regolamento del Consiglio, di trasferire, nel modo che riterrà più opportuno, al Governo regionale e alle forze politiche le considerazioni che seguono, le quali sono mosse da una fortissima e drammatica preoccupazione per alcune criticità finanziarie del sistema Sardegna.
Nello specifico intendo richiamare la Sua attenzione sulla gravità economica, sociale e finanziaria della crisi di Abbanoa, crisi che si riassume finanziariamente in un’esposizione con le banche pari a circa 130 milioni di euro e con i fornitori per circa 200 milioni di euro, a fronte di una mancata – e dovuta – capitalizzazione per 154 milioni di euro; socialmente, la crisi espone a un reale rischio di implosione un settore strategico per la qualità delle vita dei cittadini sardi e per la tutela dell’ambiente; economicamente, la crisi di Abbanoa potrebbe coinvolgere in un disastroso crack circa 300 imprese, in prevalenza sarde.
Proprio la sollecitazione continua delle imprese, delle organizzazioni di categoria e delle organizzazioni sindacali e dei lavoratori e del sistema bancario, hanno determinato la mia valutazione degli atti pubblici dei quali ho potuto finora disporre (Piano d’Ambito 2002 e 2010 e Piano Industriale del Gestore) e delle risultanze delle audizioni fatte nelle commissioni del Consiglio regionale.
Io credo che occorra intervenire nel Collegato alla Finanziaria (e non fra un mese o due) con un emendamento normativo e finanziario molto robusto, di non meno di 200 milioni di euro, che preveda contestualmente una nuova governante della società. Si tratta di una scelta a mio avviso dovuta e drammatica che chiama tutti alla responsabilità e che, evidentemente deve avere una connotazione istituzionale piuttosto che politica. Voglio sottrarre questa mia preoccupazione a ogni possibile strumentalizzazione e pertanto, assumendomi interamente la responsabilità di ciò che scrivo, la consegno nelle Sue mani. Vedo infatti, sia nella maggioranza che nell’opposizione, una non adeguata percezione della gravità della situazione e dell’entità dello sforzo finanziario necessario per aggredirla e non esserne travolti. Nelle righe che seguono, do conto della mia posizione. Esse sono il frutto di mesi di studio di carte non facilmente reperibili, purtroppo, e talvolta non facilmente interpretabili.
Il servizio idrico
Il servizio idrico, che costituisce il servizio essenziale, non interrompibile, prioritario per lo sviluppo dell’intera regione, è articolato in processi produttivi di oltre 400 impianti (tra potabilizzatori e depuratori), e migliaia di km di reti.
Appare evidente che l’operatività che deve essere garantita è di tipo “industriale”, intendendo per tale l’organizzazione e la gestione integrata, economicamente controllata e qualitativamente certificata, di sistemi complessi.
Attualmente le attività di captazione, il vettoriamento, la potabilizzazione, la distribuzione, la contrazione dei consumi, la raccolta dei reflui, la depurazione e la re-immissione in natura delle acque depurate sono realizzate da un sistema industriale molto articolato e molto complesso (non tutto adeguato, né nuovo, né efficiente), composto dal gestore del servizio idrico integrato e da oltre 100 aziende che, in maniera strutturale ed organizzata, operano nei processi produttivi diretti e indiretti che garantiscono servizio idrico potabile e fognario depurativo per tutta l’isola.
Sono infatti presenti, oltre al gestore, aziende di conduzione di impianti complessi, aziende di manutenzione reti e impianti, aziende di manutenzione di apparecchiature elettromeccaniche, fornitori di materiali elettrici, idraulici, altre ditte d’appalto solo per citare quelle con il maggior numero di dipendenti.
Il comparto garantisce occupazione diretta e indiretta per oltre 3000 operatori.
Il sistema non integrato, esistente sino al 2005, composto da 4 società di capitali e da oltre 120 gestioni comunali in economia, costava alla RAS, e quindi alla fiscalità generale, circa 75 milioni di euro all’anno. La sola Esaf (circa 100 comuni gestiti) generava perdite di esercizio per quasi 50 milioni di euro all’anno, come certificato dalle perizie degli esperti chiamati a valutarne le condizioni prima della costituzione del gestore unico.
Dal momento della reale applicazione della riforma (2006) ad oggi, sono disponibili in numero sempre maggiore informazioni di dettaglio sulla reale situazione infrastrutturale del sistema, delle situazioni virtuose e delle situazioni di assoluta inadeguatezza di quanto confluito nel gestore unico. Tutti i dati e le evidenze documentali meritano una formale acquisizione da parte di RAS, per una verifica anche dell’ottimale impiego, negli anni, delle copiose risorse pubbliche impegnate soprattutto per la realizzazione delle infrastrutture di servizio. Infatti, non è mai stata fatta una verifica delle perdite e dei ricavi dichiarati da queste pregresse gestioni, in modo da accertare ciò che realmente è confluito in Abbanoa. Questa certificazione da parte di organi terzi è ineludibile e indilazionabile.
La verifica di quanto è accaduto deve consentire una corretta programmazione della prospettiva futura.
Il Piano d’Ambito (documento di programmazione del comparto, subordinato e attuativo dei documenti di programmazione regionali denominati Piano Generale degli Acquedotti e Piano di Tutela delle Acque) prevede circa 1500 milioni di euro di investimenti indispensabili nei prossimi 15 – 20 anni.
Sono indefiniti, dopo oltre 5 anni dall’avvio della riforma e dopo oltre 9 anni dalla approvazione del Piano d’Ambito, due punti sostanziali, indispensabili per la stessa sopravvivenza del sistema e delle imprese:
1. Assetto generale del sistema e della governance
Non è ulteriormente procrastinabile la piena applicazione delle previsioni in materia di ruoli e responsabilità tra soggetti di RAS (distretto e assessorati), Ato (che è commissariato da 3 anni), Gestore (che non risulta soggetto ad un controllo analogo sostanziale, come previsto dalla legge).
Va definito chiaramente chi e come deve garantire gli investimenti, con dati realistici e documenti di programmazione vincolanti, che individuino precisamente ruoli e responsabilità di quello che sembra essere altrimenti, in assenza di interventi risolutori, un disastro annunciato e solo rimandato.
Occorre adottare precisi e puntuali provvedimenti in materia di azioni di regolazione del sistema, compresi i provvedimenti indispensabili per dare stabilità e prospettiva alla gestione del servizio.

La necessità è oggi impellente vista la chiara evoluzione normativa a livello nazionale con la costituzione della Agenzia nazionale per l’acqua, con chiari poteri di regolazione del sistema.
L’esito referendario, inoltre, darà ancora gli ultimi elementi per definire tutti i profili che comunque, indipendentemente dalla partecipazione limitata di soggetti privati alle attività di gestione operativa, riguardano direttamente e pienamente la Regione Sardegna per tutti i profili di programmazione e regolazione nell’interesse generale della collettività.
La decisione di un nuovo assetto del sistema non può essere ulteriormente rimandata;
2. Compatibilità economica e finanziaria del sistema
In tutte le nazioni del mondo occidentale, il servizio idrico integrato è parte sostanziale della programmazione dello sviluppo dei territori.
In Sardegna, la programmazione economica è incentrata su alcuni fattori chiave di successo (qualificazione ambientale e sviluppo del sistema dei turismi), che non possono prescindere da un livello di infrastrutturazione e di servizio di eccellenza.
Nel caso del servizio idrico, fognario e depurativo, si deve considerare la necessità che l’attività industriale si moduli per le esigenze della stagionalità e della concentrazione territoriale stagionale.
Appare clamoroso e oltremodo allarmante il fatto che esiste un’assoluta incompatibilità economica e finanziaria del sistema rispetto al livello di servizio che deve essere garantito.
Il soggetto gestore avrebbe dovuto ricevere, per espressa previsione dei documenti di programmazione regionale e degli azionisti, che hanno approvato gli atti, capitalizzazione continua sin dal primo anno di esercizio.
Dal 2005 al 2011 il gestore avrebbe dovuto ricevere 104 milioni di euro di capitalizzazione al fine di generare risorse finanziarie adeguate a sostenere l’operatività. Altri 50 milioni di capitalizzazione sono previsti per il 2012. In totale “mancano all’appello” 154 milioni di euro.
Oltre al profilo finanziario è evidente anche la criticità di quello patrimoniale, poiché il gestore in assenza di atti di regolazione proseguirà, con forti abbattimenti di capitale, a far fronte alle perdite di esercizio, compromettendo la stessa continuità aziendale in quanto il capitale sociale si ridurrà sotto i minimi consentiti dalla legge.
Per quanto riguarda la più generale compatibilità economica del sistema, appare clamoroso il fatto che sia stata omessa dall’Autorità d’Ambito composta da 40 rappresentanti dei comuni, nel 2005 e nel 2007, la procedura di verifica e di revisione del Piano d’Ambito. La procedura, dovuta per legge, avrebbe dovuto determinare sin dal 2005 l’adozione di provvedimenti di regolazione (su costi e ricavi, quindi anche sulla tariffa), aggiuntivi rispetto a quelli di sostegno della capitalizzazione.
Entro il 31.12.2007 si sarebbe dovuta realizzare la prima revisione formale del Piano.
Va peraltro riconosciuto, al riguardo, che l’operato recente del Commissario nominato da RAS, ha ampiamente ridotto la grave situazione di crisi operativa di sistema, con lo sblocco delle procedure di investimento per i fondi por 2000-2006 e con la revisione parziale del piano d’ambito.
La “omissione istituzionale” di atti dovuti di regolazione, è restata però a costituire il fondamento del ricorso amministrativo che il Gestore ha promosso nei confronti della Autorità d’Ambito, per complessivi 178 milioni di euro tra maggiori costi e minori ricavi sostenuti nel periodo trascorso sino al 2010.

Riepilogo finanziario generale
I fatti ed i numeri sopra esposti evidenziano che il sistema ha sopportato sino ad oggi un’esposizione abnorme, per l’assenza di oltre 300 milioni di euro che avrebbero dovuto sostenere la gestione e gli investimenti del periodo 2005 – 2010. Il dato appare più che plausibile, visto che il sistema precedente (sino al 2005 con Esaf, Govossai, Sim, Siinos e comuni), era sostenuto con circa 75 milioni di euro all’anno per la copertura delle perdite di esercizio.
Appare drammatico peraltro il fatto che la necessità finanziaria del gestore si stia scaricando sulle imprese che operano nel sistema, che vantano crediti per circa 200 milioni di euro e stanno rifiutando, per chiara impossibilità, la prosecuzione delle attività contrattualizzate. È a dir poco immorale che il sistema idrico della Sardegna sia pagato attualmente dall’indebitamento delle imprese fornitrici di servizi.
A ciò si aggiunga l’esposizione con le banche, le quali, da quanto mi risulta, hanno chiesto una copertura rilevante (si parla di 70 milioni di euro) per i 130 milioni dell’esposizione pregressa, ma non hanno assunto alcun impegno rispetto alla finanza futura. In ultima analisi, perché Abbanoa possa accedere ancora al sistema finanziario diviene indispensabile da un lato coprire il debito pregresso, dall’altro capitalizzare fortemente la società in modo da rendere sostenibile ulteriori impegni finanziari.
Conclusione
Gentilissimo Presidente, credo che Lei possa capire che dietro queste righe non vi sono speculazioni politiche di sorta. Vi è piuttosto una grande preoccupazione per la tenuta della società sarda e dei conti della Regione. Mi auguro che ciò che ho scritto possa sollecitare il Consiglio e la Giunta ad assumere le decisioni gravi, ma necessarie, che la situazione richiede, in un quadro di responsabilità istituzionale superiore alla normale dialettica tra le parti politiche.

Con sentita stima e viva cordialità
Paolo Maninchedda
Presidente della Terza Commissione – Bilancio e Programamzione
Consiglio regionale della Sardegna

2 Commenti

  • Una giusta lettera. Ben scritta documentata, intellegibile ed incisiva. Un atto di corretta amministrazione da parte di un presidente di commissione che assurge a documento di alto livello istituzionale in un contesto di deserto politico e di assoluta povertà di consapevolezza delle enormi e gravi ricadute economiche e sociali attese, ormai ineluttabili come si sa. Come diceva il buon maestro Manzi non è mai troppo tardi… per urlare lo sconcerto dall’interno del palazzo, ancor più amaro in compagnia di lacerazioni e contraddizioni senza fine e confronto.
    Sino a quando Paolo?

  • marco m. cocco

    Bene Paolo,
    era necessario fare il punto della situazione e sopratutto portarla all’attenzione dell’intero Consiglio.
    Le diseconomie derivanti dalla gestione dell’acqua al dettaglio (per le acque grezze da invaso il discorso è diverso) sono il frutto di una mancata programmazione (dolosa o colposa?) per il lungo periodo di interventi qualificanti e di mancanza di coesione nelle scelte gestionali tecniche e finanziarie.
    Non credo che in questo momento il Presidente del Consiglio possa realmente incidere sugli atti di indirizzo dei lavori in Assemblea.

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