Legge omnibus e grandi manovre sul Mater Olbia

Leggete l’art.6, commi 14 e 15 della Legge Schifo omnibus.
Prima di spiegare la norma, sento il dovere di una pubblica lode.
Bisogna riconoscere eleganza all’estensore di questi commi; il suo abuso charmant dell’italiano giuridico in modo da non far capire a nessuno di che cosa si tratta. Turlupinare con garbo retorico è una vocazione prima che un’arte e qui si è di fronte a un leguleio mettìnculo sociale di alto rango.
Come si può leggere, si tratta di questo: nel 2019 la Regione Sardegna ha stanziato per il Mater 52 milioni e rotti per l’acquisto di prestazioni sanitarie. Bisogna ricordarsi bene l’oggetto: l’acquisto delle prestazioni sanitarie. Evidentemente ci sono delle economie, cioè dei soldi non spesi per l’acquisto di prestazioni sanitarie, cioè il Mater non ha svolto prestazioni sanitarie fino alla concorrenza di 52 milioni e rotti.
Cosa si inventa il leguleio sodomitico? Poiché lo Stato, con la legge 6/2021 ha imposto alla Regione Sardegna di pagare al Mater i costi del funzionamento al netto dei ricavi incassati, la Regione dispone di usare le economie per le prestazioni sanitarie del Mater, per pagare le bollette dell’acqua, della luce, gli stipendi e i mutui del Mater. Ragione avrebbe voluto che la Regione o recuperasse i soldi non utilizzati dal Mater o, come ha spesso ha fatto in passato, li distribuisse come budget ulteriore tra gli altri privati accreditati, in modo da avvantaggiare chi fornisce prestazioni sanitarie autorizzate e con gradimento degli utenti e da stimolare i pigri a non trasformare i tetti autorizzati in rendite.
Invece, per il Mater, il non speso in prestazioni sanitarie è divenuto contributo di funzionamento a copertura dei costi. Sotto il profilo finanziario la Regione ha risparmiato qualcosa come 20 milioni di euro; sotto il profilo etico e politico, siamo di fronte a una colossale mancia, che fa il paio con ormai il costume della Regione di divenire partner dei ricchi (Mater, Cagliari, Dinamo ecc. ecc.) sprecando i soldi di tutti.

Ma, non sfugga a nessuno che la norma, e qui il leguleio è stato abilissimo, ha messo l’erogazione della mancia nelle mani dell’Ats ed è proprio sull’erogazione che si sta giocando un’importantissima partita che voci ufficiose non esitano a definire brigantesca. L’amministratore del Mater, Bellantone, durante l’inaugurazione del reparto di Radioterapia, ha usato l’aggettivo “perfide” all’indirizzo di persone che starebbero ostacolando il percorso dell’ospedale. Difficile dare un volto, a meno che non si disponga, come nel nostro caso, di una talpa che partecipa a spuntini in Gallura e assiste a riunioni riservate. Ovviamente non posso usare i nomi delle persone reali, diversamente la mia talpa verrebbe passata per le armi. Ecco dunque i protagonisti.

In primo luogo sta l’Omino Qatariota, un automa senza attività cardiaca che punta solo a garantire i flussi finanziari sul Mater. Grande affabilità, ottimo sistema di relazioni, occhio e cervello prensili, sensibilità cutanea ai cambi di potere, grande attrazione per il bilancio della Regione Sardegna.

In secondo luogo sta il Gemelli, l’università fortemente voluta dalla precedente Giunta come garanzia di eccellenza dopo l’addio del Bambin Gesù. Il Gemelli sta all’Omino Qatariota come una dermatite atopica a una pelle vulcanica. Ma il Gemelli non sta bene neanche con i rapporti in Sardegna e infatti ha scelto come direttore Franco Meloni, l’unico di cui faccio il nome perché lo posso fare a testa alta, che avrà anche il difetto di essere esponente non banale del partito dei Rastrellatori, ma è un ottimo manager sanitario che non guarda in faccia nessuno e fa gli interessi delle aziende per cui lavora. Meloni a Olbia non si è piegato ai clan del Nord, gruppi politici aggressivi e radicati, tutti variamente discendenti dalla sinistra di Base democristiana (per chi non sa cosa fosse, pazienza, non ho tempo per spiegarlo). Meloni e il Gemelli sono diventati un ostacolo per i Clan del Nord.

Recentemente è entrato in gioco un nuovo protagonista, un mezzosangue italo arabo di cui si conosce solo il patronimico: Bal Dhoria. Questo grand commis del desco sardo-arabo-italico avrebbe grande influenza in Regione e avrebbe al seguito niente po’ po’ di meno che una università sarda. Obiettivo dichiarato di Bal Dhoria sarebbe mandare via il Gemelli, sostituire Meloni e far entrare al posto del Gemelli l’Università sarda. Il disegno ha delle criticità formali, ma con la giusta volontà istituzionale è realizzabile.

Adesso entrano in gioco i venti milioni di residui che l’Ats dovrebbe riconoscere al Mater come copertura dei costi di funzionamento. Se l’Omino Qatariota sentirà solo l’odore di un po’ di resistenza nell’erogazione, metterà alla porta il Gemelli e il fu ospedale di eccellenza diventerà l’ospedale accademico dei Clan del Nord.
Ho scritto in forma leggermente velata a tutela della talpa, ma è tutto vero.

0 commenti su “Legge omnibus e grandi manovre sul Mater Olbia

  • Il mater doveva essere una struttura ospedaliera a supporto della sanità pubblica, dove essa era carente per mancanza o sottodimensionamento dei posti letto. Doveva essere una eccellenza e un luogo deputato alla ricerca. L’impressione é che sia più uno specchietto per le allodole!
    Dopo oltre due anni di abbrivio, sta sovrapponendosi agli ospedali del territorio, che a loro volta stanno subendo una contrazione di personale medico e paramedico, giorno per giorno nel silenzio assordante dei politici del territorio.

  • Ho aspettato a rispondere perché mi dovevo chiarire perché ho trovato così urticante il testo. Caro prof. trattasi di linguaggio. È il linguaggio prevalente oggi che allontana dalla risoluzione delle cose. Susciterà risposte irose, in cui attribuiranno a Lei le stesse spiacevoli procedure. Il male sarà visto ovunque anche dove non c’ è con il bel risultato che tutti saremo amareggiati e delusi e, soprattutto, poco politici. Ora quello che Lei segnala, le leggi sartoriali, adattate a persone istituzioni gruppi, sono un fatto politico. La denuncia deve essere non in sede giudiziaria, ma politica, nuda, essenziale, pulita. Se si vuole il consenso.

  • Angelo Altea says:

    La partita sulla sanità sarda è piuttosto complicata e non c’è forza politica fra quelle rappresentate in Consiglio regionale che si possa dire indenne da responsabilità anche gravi. Questo spiega perché per leggere analisi puntuali come questa bisogna cercare sul web. I due quotidiani sardi e le emittenti radiotelevisive maggiori fanno finta di ignorare la questione. Una vicenda che fa il paio con la drammatica situazione dei lavoratori Air Italy, affidati da un giorno all’altro alla carità pubblica (leggi cassa integrazione) con ridicoli rimpalli di responsabilità fra Stato e Regione.

  • medardo di terralba says:

    L’estensore materiale sembra lo stesso che legifera circa i compensi degli enti. Sfido chiunque a capire quanto c…o prendono i vari presidenti e consiglieri di amministrazione dei carrozzoni regionali

  • Filippo Neri says:

    Gli uomini, nell’ordine citati da prof. Maninchedda: uomini, mezzi uomini e quacquaraqua’.
    Nello specifico c’è un banale e ragionevole motivo al comportamento degli uomini con turbante: affari.
    I mezzi uomini per tutta la vita hanno oscillato tra potere universitario, catto-massonico e gli immancabili affari di famiglia.
    Ma per i quacquaraqua’ nostrani trattasi di puro delirio di potere che si sublima in cene pantagrueliche con i sodali mirante ad assicurare un futuro a sé ed agli amici, fra una esibizione canora e l’altra (niente di nuovo: Berlusconi docet). Detto questo, ci chiediamo dove siano e cosa facciano i preposti, ahimè da noi, in quel di Cagliari. Denunce perlomeno morali, ma anche politiche se non giudiziarie non se ne vedono. Non solo per il Mater. Non sarà che in Sardegna abbiamo inventato una nuova forma di compromesso storico sui generis, oggi noi e voi zitti, domani voi e noi zitti?
    Professore grazie per quel che fa.

  • Paolo Maninchedda says:

    M, che cosa c’è di penalmente rilevante da denunciare? Nulla. Non tutto ciò che è permesso è giusto. La strada è quella della denuncia politica e della vigilanza civile, cosa che, nei limiti dati, cerco di fare.

  • Io pongo una sola domanda. Se si ha la certezza, perché non denunciare? Voglio dire, seguendo le procedure solite. In questo modo si concorre solo alla grande nebbia che ci avvolge. Un sospetto che avvolge tutti, anche persone la cui vita non ha conosciuto compromessi, e che hanno accettato in nome dell’ onestà di restare persone comuni, senza carriere scintillanti. Un sospetto e un disgusto che ha tolto fiducia al sistema, ogni speranza di rigenerazione. Uso l’anonimato, non accuso nessuno, rappresento tutti coloro che non vengono ascoltati e hanno rinunciato a parlare.

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