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Le statistiche che ci mandano in galera

Posted on 19 Novembre 202519 Novembre 2025 By Paolo Maninchedda 11 commenti su Le statistiche che ci mandano in galera

Enrico Costa, parlamentare di Forza Italia, ha presentato l’11 scorso un’interrogazione nella quale chiedeva:
1) quale sia il tasso di accoglimento e rigetto delle richieste dei Pm ai Gip suddivise per tipologie (richieste di intercettazioni, proroga indagini, applicazione misure cautelari);
2) quale sia la percentuale di rinvii a giudizio disposti in udienza preliminare, rispetto alle richieste delle Procure;
3) quale sia il numero di avvisi di garanzia notificati ogni anno e quanti di questi si traducano in un rinvio a giudizio o in una citazione diretta a giudizio.

Ieri sono stati diffusi i dati della risposta fornita dal Ministero della Giustizia:
– i Gip accolgono le richieste dei Pubblici Ministeri di intercettazioni nel 94% dei casi;
– i Gip accolgono le richieste di proroga delle intercettazioni nel 99% dei casi;
– i Gip accolgono le richieste di proroga delle indagini preliminari nell’85% dei casi;
– i Gup accolgono le richieste del PM di rinvio a giudizio nell’oltre il 90% dei casi.

La statistica dice una sola cosa:
– i Giudici sono psicologicamente portati a dare ragione all’accusa. Non abbiamo alcuna speranza di giustizia.

Giustizia, Politica, Vetrina

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Comments (11) on “Le statistiche che ci mandano in galera”

  1. Tatanu ha detto:
    21 Novembre 2025 alle 17:33

    “La discordanza tra le valutazioni dell’accusa e le conclusioni del giudice è occorrenza fisiologica nel nostro sistema”
    Per quel che ne so, circa il 30-40% dei processi termina con l’assoluzione. Nel frattempo, chi è finito nell’ingranaggio viene letteralmente stritolato, soprattutto dai massmedia che – miracolosamente – vengono in possesso di documenti posti sotto segreto istruttorio (il segreto più violato della storia d’italia, ma tutti alzano spallucce, non sia mai che si possa toccare la “libertà di informazione, anche quando significa “libertà di diffamazione”).
    E’ proprio sicuro che una netta distinzione (e non una comunella amichevole, come di fatto è oggi) tra pm e gip non possa limitare questa nefanda “occorrenza fisiologica”?
    Io avrei i miei dubbi.
    Saluti

  2. Giovanni M ha detto:
    21 Novembre 2025 alle 16:23

    @Tatanu
    Le statistiche possono essere pure corrette, ma passare dai numeri alle conclusioni è assai meno automatico di come sembra, soprattutto quando (e qui si torna sull’arbitrarietà) la correlazione tra numeri e conclusioni non è affatto chiara e tralascia fondamentali elementi di contesto.
    Nel caso del suo esempio, l’associazione tra rinvii a giudizio ed assoluzioni presuppone che l’innocenza (o comunque la presenza di altre condizioni incompatibili con una pronuncia di condanna, che eccedono la sola insussistenza del fatto o l’estraneità al medesimo) sia qualcosa di già ben presente ed evidente nel compendio probatorio e che, se il giudice la coglie ed il PM no, questo non possa che indicare una colpa o, peggio, un pregiudizio del PM.
    Tralascia però di considerare che la fase preliminare ed il dibattimento sono due fasi fisiologicamente distinte e governate da regole (e standard probatori) diversi proprio in ragione della funzione svolta.
    Non a caso si parla di “prova” in senso proprio solo per quella (salvo eccezioni, ma non ha senso entrare troppo nel dettaglio) formata in dibattimento e nel contraddittorio delle parti.
    Giudicare l’operato dei PM nella fase preliminare sulla base di elementi e circostanze che maturano in un momento successivo equivale ad ignorare le specificità e le funzioni delle diverse fasi procedimentali ed, in particolare, quella del dibattimento.
    La discordanza tra le valutazioni dell’accusa e le conclusioni del giudice è occorrenza fisiologica nel nostro sistema (il contrario avviene nei sistemi totalitari ed è la fase dibattimentale, cioé quella in cui si esplica il contraddittorio, che puntualmente viene derubricata a mera formalità).
    Con questo non intendo dire che non vi siano ampi spazi di miglioramento nella gestione della giustizia penale e dell’accusa in particolare: sovente il processo, specialmente nell’era dei media di massa, è di per sé una condanna ed esservi sottoposti una pena (come ricorda lucidamente l’ex procuratore Pier Luigi Vigna nell’introduzione al romanzo “L’inquisito”).
    Io mi limito a contestare l’affermazione per cui le soluzioni vadano ricercate nel rapporto tra giudici e PM (e che la separazione delle carriere abbia qualcosa a che vedere con il buon funzionamento del sistema giudiziario) ed il fatto che la lacunosa analisi delle statistiche citate nell’articolo avvalori tale tesi
    Cordialità

  3. Tatanu ha detto:
    21 Novembre 2025 alle 11:18

    @ Giovanni M
    Analisi (in parte) condivisibile, ma allora diamo uno sguardo per intero: quanti di quei rinvii a giudizio, così ampiamente concessi dal GIP, finiscono con l’assoluzione degli indagati?
    E in quanti di quei processi finiti con l’assoluzione il PM ha assunto posizioni a difesa dell’imputato (come la legge prevede, qualora nel corso del dibattimento emergano prove a suo favore)?
    Giusto per dare una statistica corretta e non dirottare il discorso a fini politici…

  4. Giovanni M ha detto:
    20 Novembre 2025 alle 17:27

    Articolo davvero poco lucido questo, che parte da premesse arbitrarie per trarne conclusioni altrettanto arbitrarie.
    Sulla base di che statistica, regola esperienziale o analisi comparata un alto tasso di accoglimento delle richieste dei PM da parte dei GIP/GUP possa essere considerato indice di cattivo funzionamento del sistema giudiziario non è dato sapere.
    Sarebbe, piuttosto, verosimile supporre il contrario, visto che esistono norme che disciplinano le condizioni in base alle quali determinati provvedimenti possono essere richiesti e che l’onere di dimostrare la sussistenza di tali condizioni ricade in capo all’organo requirente.
    Inoltre esiste ormai una giurisprudenza amplissima e consolidata sull’interpretazione di tali norme, per cui non stupisce che i PM siano in grado di orientarsi con buona approssimazione tra le richieste da presentare e quelle da non presentare.
    Come poi tali statistiche supportino la generalizzazione per cui “i giudici” – tutti e non solo GIP/GUP – siano psicologicamente portati a dare ragione all’accusa è, di nuovo, un bel mistero.
    Parlare in questi termini della giustizia e dei suoi problemi, a mio parere, è indicativo più della volontà di dirottare il discorso a fini politici che non di quella di analizzare le cause dei problemi del sistema giudiziario (di cui il penale è solo una parte e di cui i giudici sono una parte ancora minore).
    Cordialità

  5. Stefano Locci ha detto:
    19 Novembre 2025 alle 16:39

    Egregio, dopo aver espresso apprezzamento per il suo post, auguro a coloro che, per loro fortuna, non hanno ancora avuto la sventura di venire in contatto con il mostro che è il nostro sistema giudiziario che giunga presto quel momento. Che sia in veste di indagato, di imputato, di testimone, di vittima di reati attribuiti ad altri non è importante. Dalla banale lite condominiale fino alla controversia in materia lavorativa, previdenziale, amministrativa, civile o penale che sia scopriranno un mondo nuovo.
    Non mi si dica quindi che male non fare paura non avere (per eventuali chiarimenti citofonare Zuncheddu) perché solo i gonzi possono crederlo.
    Citando un mitico film anni ’70: ho visto cose che voi umani ….
    Saluti.

  6. Raimondo/Mundicu ha detto:
    19 Novembre 2025 alle 11:37

    Statistica interessante,
    ma a mio avviso dovrebbe essere completata e confortata da un altro quesito, ovvero :
    – quanti casi di mala-giustizia si sono riscontrati ad oggi, ovvero, quanti casi di colpevolezza con condanna si sono rilevati sbagliati ad oggi…🤔

  7. Ginick ha detto:
    19 Novembre 2025 alle 11:35

    Egr. Prof.
    grazie per la sua citazione di Platone che mi fatto apprendere di essere un suo seguace dopo averlo “odiato” in giovane età per il suo concetto di ” amore platonico” inculcatomi fin dall’ infanzia da un grande vecchio parroco esempio di bontà e virtù!
    In merito al disquisire odierno, non occorrevano i dati per convincermi sulla realtà del fatto che tra pm e giudice ci sia totale condivisione di vedute,perché avendo appreso dalla medicina preventiva che raggiunta una certa soglia di % vaccinale si instaura una immunità di gruppo che non consente al virus di circolare, con le % raggiunte dalla stretta correlazione tra le due figure giudiziarie, di fatto, non è consentito ammettere la libera circolazione del pensiero tra loro , ma solo la totale sudditanza dei giudici alle richieste dei pm!
    Quindi, convinta adesione al sì referendario anche grazie alla frase del per me totalmente riabilitato Platone!
    Cordiali saluti

  8. Andrea Murru ha detto:
    19 Novembre 2025 alle 10:41

    Buongiorno Professore, capisco l’intento di questo suo intervento anche alla luce del prossimo referendum sulla separazione delle carriere e non solo.
    Tuttavia, un’altra lettura in positivo può ricavarsi da queste percentuali. Le richieste dei pubblici ministeri hanno solide basi e vengono formulate nei giusti tempi e modi tale per cui le possibilità di accoglimento sono così elevate.
    Personalmente credo che un quadro completo e maggiormente esplicativo debba contenere:
    1) i dati sull’ingiusta detenzione patita;
    2) i dati comparati tra le richieste di rinvio a giudizio accolte e le assoluzioni;
    3) i dati relativi alle impugnazioni proposte dall’accusa in relazione alle statuizioni nei vari gradi di giudizio.
    Credo che questi, unitamente ai dati da lei riportati, possano fornire un quadro più esaustivo.

  9. Alfio ha detto:
    19 Novembre 2025 alle 09:42

    La cosa più vergognosa è che nessuno di questi risponderà mai dei propri errori, liberi di rovinare la vita di tanti innocenti.
    Ecco perché diventa INDISPENSABILE VOTARE SI AL REFERENDUM CONFERMATIVO della riforma della giustizia che prevede anche la loro responsabilità civile per la quale SI STANNO CAGANDO SOTTO.
    “Una parte minoritaria della magistratura vuole il sorteggio, chi è uomo di corrente non vuole il sorteggio perchè è la fine del correntismo, quindi la magistratura si blinda per non perdere il potere.”
    #Palamara
    I dati pubblici sulle operazioni della DDA di Catanzaro coordinate dal Dott. Gratteri dal febbraio 2017 al settembre 2023, riferiti ai soli procedimenti per i quali è già intervenuta almeno una sentenza di primo grado, riportano il numero pari ad 1121 persone arrestate, delle quali ben 423 assolte, corrispondente ad una percentuale del 37,4%.
    Sempre attingendo alla citata relazione al Parlamento si apprende che l’indennizzo medio per un’ingiusta detenzione nel distretto di Catanzaro è di circa 48 mila euro, e che in media solo il 46% delle domande viene accolto e dunque sulla base dei dati forniti da Ministero della Giustizia, si può giungere alla conclusione che gli arresti cui si è fatto riferimento hanno dato, o daranno luogo ad indennizzi per circa 14 milioni di euro.
    https://www.camerepenali.it/cat/13041/la_testardaggine_dei_numeri_per_il_metodo_gratteri.html#:~:text=Gratteri%20dal%20febbraio%202017%20al,percentuale%20del%2037%2C4%25.

    CAPITE PERCHÉ SI STANNO CAGANDO SOTTO?

  10. Lorenzo ha detto:
    19 Novembre 2025 alle 09:16

    La statistica dice che i PM, in quanto giudici, hanno la capacità di esprimere un giudizio preliminare e portano al GIP solo i casi che effettivamente mostrano (dico “mostrano” e non “hanno”) concreti elementi di reato.
    Ricordo che Paolo Barile (diritto costituzionale) fece una accurata disamina delle ragioni che portarono i nostri Padri della Costituzione ad optare per la soluzione di un’unitario sistema giudiziario.
    D’altronde, facendo un semplice paragone, anche un agente della stradale esprime, in base al codice della strada, un giudizio preliminare e decide se infliggere la sanzione o meno. Vogliamo forse che il risultato di ogni ispezione stradale sia rimandato al giudizio della Prefettura?

  11. gioele ha detto:
    19 Novembre 2025 alle 08:34

    Credo che la statistica potrebbe anche dire che l’impianto accusatorio reggeva, era solido, come si usa dire. O che le cose vengono fatte con prudenza e si cercano accuratamente le prove.
    Sulla nostra diffidenza, di certo, influisce il clima che si è creato attorno ad alcuni noti casi di cronaca, mai compresi, i continui attacchi contro i giudici. La nostra diffidenza aiuta a buttare via il bambino con l’acqua sporca.
    Mi pare che alla radice di tutto vi sia il concetto di giustizia così come noi lo intendiamo. Avessimo un concetto di giustizia giusto lo vivremo in tutto ciò che facciamo: nella vita familiare, nella vita comunitaria, con rigore. Il che significa non favorire gli amici, imbrogliare quelli che ci credono amici, avere il coraggio di dire la verità al potente di turno, aiutandolo a non essere ingiusto, vendicativo. Non ridere del giusto.
    Quando il concetto di giustizia non sarà da noi stessi ogni giorno distorto, tradito, avremo la giustizia dei tribunali. La verità è che anche le piccole comunità in cui viviamo sono affette da ingiustizia e noi siamo gli attori.

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