Le imprese sarde impiccate

26 marzo 2011 17:303 commentiViews: 8

111Riceviamo e pubblichiamo

Al Presidente della Giunta Regionale
Al Presidente del Consiglio Regionale
Agli organi di informazione

Finalmente il sistema imprenditoriale, purtroppo senza il sostegno delle associazioni di categoria, sta facendo sentire la sua voce contro lo strapotere di Equitalia. Il livello di disperazione delle imprese artigiane, e della piccola impresa in genere, sta sfociando in una ribellione contro il sistema impositivo dello Stato Italiano, che non fa distinzioni tra aree forti e aree deboli del nostro Paese.
La Sardegna vive da sempre una condizione di disparità economica rispetto al resto d’Italia ed a molte regioni europee. Che ciò non sia un modo di dire o la giustificazione per piangersi addosso, lo dimostra il fatto che in un passato recente eravamo nell’obbiettivo uno e che ancora oggi stiano rivendicando compensazioni per i disagi sopportati dall’insularità.
La crisi economica globale che da anni sta condizionando l’economia ed i mercati delle grosse potenze mondiali, sulla nostra isola ha avuto gli effetti di una broncopolmonite in un malato terminale.
Questo stato di cose certifica la mancanza di competitività delle imprese Sarde rispetto a quelle del resto del Paese e delle altre Regioni d’Europa. E’ come correre i 100 metri con una palla al piede.
A tutto ciò va sommato che lo Stato Italiano deve da diversi lustri alla Regione Sardegna un fiume di denaro che viene rivendicato da anni con l’ormai famosa “Vertenza Entrate”, somme che avrebbero potuto cambiare il destino dei Sardi.
In questo contesto le imprese Sarde hanno dovuto confrontarsi con uno stato di crisi che si trascina dagli anni 80 e che oggi si è tradotto in dramma.
Se da 30 anni a questa parte, sono sempre di più gli artigiani e le piccole imprese che non riescono a pagare i contributi previdenziali, un motivo ci dovrà pur essere Non è possibile che una persona rischia i beni di famiglia se ha possibilità di onorare i propri debiti.
E’ accaduto, piuttosto, che le nostre imprese hanno sopportato la crisi dell’economia sarda tutta sulle loro spalle, costrette a fare una scelta tra garantire gli stipendi ad i propri dipendenti o versare allo Stato le somme dovute per le imposte e contributi previdenziali. La piccola, sottocapitalizzata impresa sarda ha preferito investire sulla professionalità delle proprie maestranze, in attesi di tempi migliori che non sono mai arrivati!
E’ evidente che questo ragionamento vale per tutti coloro che hanno avuto l’onestà di dichiarare i propri i redditi, ma che sono stati costretti a procrastinare nel tempo i pagamenti nei confronti dell’Erario. Consapevoli che ciò avrebbe comportato un consistente aggravio delle somme da versare, oltre al rischio di rimetterci i patrimoni di famiglia, trattandosi soprattutto di imprese artigiane, piccoli commercianti o cooperative a responsabilità personale.
Oggi ci troviamo in una situazione paradossale, con lo Stato Italiano che ha riconosciuto il debito nei confronti della Regione Sarda ma che non sappiamo quando lo onorerà. Se mai lo farà, non sarà gravato di interessi, more, e di tutte quelle spese aggiuntive che compaiono nelle cartelle esattoriali di chi ha debiti nei confronti del Fisco e che, con l’andare del tempo decuplicano il debito originale.
Questo dimostra che Stato Italiano e contribuenti Sardi non sono messi sullo stesso piano: allo Stato debitore è concesso di pagare i propri debiti quando e come lo ritiene opportuno, ai contribuenti Sardi morosi Equitalia gli porta via i propri beni.
In tutta questa partita hanno brillato per assenza le associazioni di categoria, a dimostrazione del fatto che sono le imprese a servire e tutelare le associazioni anziché le associazione al servizio della tutela delle imprese.
Anche la classe politica Sarda, che si sta appassionando sul dibattito della “Vertenza Entrate” con grandi proclami e autoreferenze di natura dialettica e partitica, non sta entrando nel cuore del problema.
Non sta facendo una proposta che produca effetti immediati sul sistema imprenditoriale Sardo per evitare che Equitalia porti al collasso l’imprenditoria Isolana.
Siamo convinti che pignoramenti di beni e conti correnti della famiglia dell’artigiano o i fermi amministrativi di mezzi aziendali, siano la soluzione per far riprendere l’economia in Sardegna? Probamente questo tipo di azioni sortiranno l’effetto esattamente contrario.
Oggi occorre una presa di coscienza della classe dirigente Sarda. Se siamo convinti che questa Regione, questo Popolo siano stati penalizzati dall’essere un isola, dal costo dei trasporti, dalle carenze infrastrutturali, dagli alti costi dell’energia rispetto alle altre regioni Italiane, dall’assenza del metano, dalla cronica crisi della nostra realtà industriale, allora bisogna chiedere con forza provvedimenti straordinari che salvino quel debole tessuto imprenditoriale locale rimasto.
Un provvedimento, forse il più urgente, potrebbe essere quello di chiedere una moratoria per i debiti che i Sardi hanno nei confronti dello Stato Italiano. Provvedimento che serva a consolidare gli obblighi che i contribuenti hanno nei confronti dell’Erario, in un tempo e nei modi che sia uguali a quelli che il Governo Nazionale decide di utilizzare per restituire alla Regione Sarda quanto dovutole. Ovvero se lo Stato Italiano restituirà ai Sardi in dieci anni solamente la quota capitale di quanto dovuto, allo stesso modo faranno le imprese che hanno debiti con Equitalia.
Se la Politica riuscirà ad ottenere questo risultato si potrà finalmente dire di aver fatto un passo avanti nel restituire ai sardi Pari dignità con il resto d’Italia.

Sassari 21/3/2011

Un artigiano disperato
Antonio Masala

3 Commenti

  • Aggiungo una testimonianza personale. Per errore ho pagato due volte l’abbonamento RAI del 2009. Da bravo cittadino, lo scorso Novembre con le ricevute in mano vado all’Agenzia delle Entrate a Nuoro dove compilo un semplice modulo per chiedere il rimborso. Personale gentile e preparato, devo ammetterlo. Spiego la causale del’indebito versamento: “Doppio pagamento” Un paio di mesi dopo mi arriva una lettera dell’Agenzia delle Entrate di Torino con firme prestampate, deleghe di sezioni, aree, comparti etc.. La spiegazione è veramente incredibile, ampolosa e illeggibile con i classici commi, art. DLGS e quel linguaggio parolaio da Amministrazione Austroungarica. Tutto per farmi capire che devo chiedere con un modulo (quale?) la somma di cui avrei diritto come “esenzione” (??). Credo di avere una decorosa preparazione amministrativa, scrivo e cerco di capire cio’ che scrivono gli altri (anche per professione) eppure non si e capito cosa volevano.

    Niente di nuovo, direte voi, ma vi assicuro che la sensazione netta è stata di presa in giro come se fossi un totale imbecille, di mancanza di rispetto nei miei confronti, un sopruso amplificato dai noti fatti mediatici, giudiziari, economici etc.. che ci assalgono ogni giorno.

    Mi è salita la rabbia che credevo banale e sempliciotta stile “Governo ladro”, “troppe leggi in Italia” “dirigenti inarrivabili e nullafacenti” etc.. etc… compreso l’esempio (mio personale) di un rapace e fulmineo (quello si) preavviso di fermo amministrativo per l’auto a causa di una multa non pagata nel 2006.

    Tutto questo casino dell’Agenzia delle Entrate per non restituirmi 130 Euro? (se volete vi trasmetto la lettera)

    Altro che federalismo fiscale: mi fa male questo sistema, mi fa male il fatto che oggi devo stare attento anche ai 10 Euro mentre si continua a fare passare per demagogia e stanco refrain la necessità di riformare costi e modelli di spesa pubblica.

    Ma come, non siamo nell’era della PEC? non abbiamo avvicinato il cittadino alla PA, la democrazia elettronica? Trasparenza?

    Lo scollamento tra cittadino ed istituzioni è tutto qui. Senza scomodare grandi sistemi.

    Odiosa al Signore e all’uomo è la superbia, | e spiacevole ad entrambi è l’ingiustizia. (Bibbia, Ecclesiastico)

  • Mario Boiccu

    Chinque fa impresa in sardegna dovrebbe mettere in cassa integrazione
    i dipendenti quanti saranno 400mila scaricando tutti costi sull inps tempo una settimana sindi calanta is pantalonis e tandu……..

  • Davide Corda

    L’ appartenenza allo Stato italiano sta diventando sempre più un lusso che non possiamo permetterci.

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