Latte: si chiama Brunelli il nuovo feudatario. Coldiretti fa come quello che per far dispetto alla moglie…

3 luglio 2012 08:4635 commentiViews: 1018

asiniPer capire come e quanto i sardi siano sofisticati quando vogliono farsi del male, bisogna avere pazienza e leggere tutto l’articolo.
Era il lontano 2009. Il Ministero delle politiche agricole  pubblicava la modifica del disciplinare di produzione del Pecorino Romano. Eccolo.  Nascevano allora tre marchi: 1) Pecorino Romano della Sardegna; 2) Pecorino romano del Lazio; 3) Pecorino romano di Grosseto. Non è  il momento di commentare questo antefatto, basti ricordarlo e capirlo. Lo spiego comunque per chi ha fretta di arrivare subito al dunque: in sostanza, i produttori di pecorino romano dal 2009 possono aggiungere al marchio della D.O.P Pecorino Romano, un secondo marchio che precisa da quale delle tre regioni viene il formaggio.
Cominciamo col segnalare che ieri, a tarda sera, è stato pubblicato il bando Agea cosiddetto ‘per gli indigenti’; il solito bando che viene pubblicato ogni anno e che acquista le eccedenze per distribuirle ‘socialmente’. Per la prima volta il bando è diviso in due: un lotto, il 4, per il Pecorino Romano del Lazio; un altro lotto, il 5, per il Pecorino Romano D.O.P. Ecco il Bando. Attenzione, qui sta la sottile furbizia di Agea. Il Lotto 4 è riservato esclusivamente al Pecorino Romano del Lazio; il Lotto 5, invece, è genericamente riferito al Pecorino D.O.P, cioè al pecorino prodotto in Sardegna, Toscana e Lazio, secondo il disciplinare del 2009. In buona sostanza, gli industriali laziali parteciperanno a entrambi i lotti: nel lotto 4 con le forme col marchio del Lazio aggiunto; nel lotto 5 con le forme col solo marchio della D.o.p. Adesso, tenuto a mente tutto questo, passiamo al resto.
Prima di tutto i dati. Lo scorso mese di maggio il Consorzio per la Tutela del Pecorino Romano (quello che non si è visto riconoscere dalla Regione Sardegna – e giustamente – diverse centinaia di migliaia di euro nel rendiconto della campagna per l’educazione alimentare – in cui erano coinvolte società di parenti di assessori attuali e di ex assessori – nonostante la protezione richiesta a personaggi degli staff di potere dell’attuale sistema Sardegna) ha comunicato i dati sulla produzione di pecorino romano d.o.p. Ecco la tabella. Se ne deduce che mentre i trasformatori sardi hanno ridotto la produzione di Pecorino Romano del 3,41% rispetto al 2011, i produttori romani l’hanno aumentata del 64,75%. I sardi erano incentivati dall’art.7 della legge regionale n.15 del 2010 a produrre meno pecorino romano. Ecco l’art.7:
“1. La Regione, al fine di ridurre le quantità di latte di pecora destinato alla produzione di pecorino romano DOP, eroga ai produttori che destinano almeno 20.000 litri di latte di pecora alla produzione di formaggi diversi o alla trasformazione dello stesso in polvere di latte, un premio massimo di euro 4.000.
2. La Giunta regionale, con deliberazione, definisce le condizioni di erogazione del premio nel rispetto di quanto disposto dal regolamento (CE) n. 1535/2007.
3. La spesa relativa è determinata in euro 4.000.000 annui per il biennio 2011/2012”.
La Regione, dunque, premiava i produttori che avessero destinato ad altre produzioni (diverse dal pecorino romano) almeno 20.000 litri di latte.
È accaduto, come è noto, che la Coldiretti si è data da fare per vendere latte sardo fuori dalla Sardegna, in modo, secondo le intenzioni, da innalzare il prezzo. Il prezzo strappato da Coldiretti è 0,75 a litro, ovviamente lordi (bisogna detrarre spese di trasporto, stoccaggio, aggio Coldiretti (circa 3 cent. litro) ecc.  A chi ha venduto Coldiretti? Alla ditta Brunelli Sud Spa di Aprilia (Roma), la quale, alla luce dei dati diffusi dal Consorzio di Tutela ha trasformato il latte sardo in Pecorino (del Lazio e non) vanificando così gli obiettivi della L.R. 15/2010 di riduzione della produzione di Pecorino Romano e in più danneggiando obiettivamente i produttori sardi di Romano.  Chi è il direttore della Coldiretti Lazio? Il dott. Aldo Mattia, già direttore della Coldiretti Sardegna e in predicato, in un certo momento, di divenire assessore all’Agricoltura della Sardegna.
Ma non è finita qui, perché noi sardi quando ci dividiamo tra noi e mettiamo in campo i player italiani, o ci facciamo male da masochisti o non siamo contenti. Siccome Coldiretti ha oggi il problema di non escludere dal de minimis della 15/2010 quanti le hanno venduto il latte poi trasformato in Romano da Brunelli (che comunque partecipa ai due lotti del bando Agea per sgravarsi delle eccedenze), ecco che l’Assessore all’Agricoltura della Regione Sardegna, il 26 giugno u.s. porta in Giunta la Deliberazione n. 28/3 che disciplina l’erogazione degli aiuti ex art.7 della L.R.15/2010. Ecco la delibera. E che cosa scrive e prevede?  In premessa “l’Assessore riferisce alla Giunta regionale che è intervenuta un’ulteriore condizione nel mercato del latte di pecora che è coerente con gli obiettivi dell’intervento, costituita dal manifestarsi di una significativa domanda di latte ovino degli allevamenti sardi da parte di mercati esterni a quello regionale. Tale destinazione del latte ovino appare pertanto meritevole di essere considerata fra le condizioni di accesso all’incentivo, inserendola nelle priorità di accesso successivamente alla trasformazione in latte in polvere e antecedentemente alle ulteriori destinazioni”.

Spiegazione in italiano corrente: L’Assessore sa che la Coldiretti ha venduto il latte a Brunelli; sa che Brunelli se n’è catafottuto della  previsione della legge per la riduzione della produzione di Pecorino Romano e anzi l’ha aumentata (e adesso partecipa a due lotti del bando Agea per gli indigenti);  sa che la Coldiretti è nei casini per l’eventuale esclusione dei suoi fornitori dal de minimis; di conseguenza inserisce nella delibera l’ammissione al de minimis anche di chi ha venduto fuori dal mercato sardo.
E dunque che fa l’Assessore?
Prima bisognava dimostrare che il latte non destinato al Pecorino Romano era stato trasformato in polvere o ad altre destinazioni (cioè altri formaggi); adesso si aggiunge nel dispositivo della delibera ai requisiti precedenti di trasformazione del latte  o in polvere o in altri formaggi “la destinazione di latte ovino degli allevamenti sardi a mercati esterni a quello regionale”, badando bene a non dire che, anche se venduto fuori dalla Sardegna, il latte sardo non deve essere trasformato in Pecorino Romano.
Giacché l’Assessore questo lo capisce da solo, perché se fa uscire un solo euro per latte versato a chi fa Pecorino Romano ne risponde di fronte a diverse autorità amministrative perché violerebbe la legge regionale 15 e, giacché vi sarebbe chi beneficia di questa violazione, si configurerebbero anche profili di altra natura, è ragionevole che l’Assessore cercherà di far certificare a qualcuno che quel latte non è stato trasformato in Romano. Certo è che se la certificazione viene affidata al trasformatore, questi con certezza certifica di aver fatto da quel latte tutto fuorché Romano. Per cui è bene che la Regione cerchi un ente esterno. Il migliore è la Repressione Frodi. I lotti sono interamente tracciabili, per cui un’autorità esterna è in grado di dire da quale latto è stato fatto il Pecorino Romano del Lazio.
Qual è la morale? La morale è la seguente: la Coldiretti è impegnata a recuperare capacità di rappresentanza politica del comparto per sottrarre prestigio politico al Movimento Pastori. Per far questo, anziché lavorare in casa, si è alleata con un player romano, secondo la peggiore tradizione sarda del litigio interno che si tenta di risolvere con un alleato esterno che si fa finta di pensare filantropo e disinteressato. Conclusione: la produzione di Romano è aumentata e il de minimis che doveva incentivarne la riduzione è stato annullato. La si finisce di litigare per l’egemonia interna e si inizia a lavorare in modo solidale?
Personalmente vigilerò perché la certificazione dell’avvenuta trasformazione del latte sardo sia chiara e inequivocabile.

35 Commenti

  • Non è che dobbiamo fermare la nave caro Benito, bisogna fermare i furbi e furbetti che utilizzando canali preferenziali, e nascosti, ci fottono e fanno vedere agli altri che loro sono più bravi.
    Ma ci si rende conto che se risponde al vero la voce che sulla Saremar abbiano viaggiatto ” A GRATIS ” camion cisterna pieni di latte sardo che andava nel continente per essere trasformato, questo sarebbe un fatto gravissimo?

    Onorevole Maninchedda, io quando mi muovo col mio camioncino per sportarmi per lavoro su nel continente, pago 500 euro, e questi?

    Faccia chiarezza per cortesia, la ringrazio in anticipo e se poi è vero cio che penso, farò a causa a Saremar per rimborsarmi pure i miei di viaggi.

  • Dobbiamo fermare la nave che importa latte dal continente in Sardegna,
    oppure eliminare tutto il gregge

  • Fattoria cossu

    Buona sera a tutti, dopo aver partecipato ad innumerevoli riunioni di agricoltura con svariati politici di turno ed aver dato retta alla politica europea basata sulla multifunzionalita , sono stupito e amareggiato dal sentire e leggere che nulla si fa a suo supporto! Anzi , ci si illude che un misero de minis o un bando agea risolva l economia latenti ovino! Per capirci meglio, ci amo dimenticati che la quantità a basso costo arriva dai paesi in via di sviluppo come Romania e altri? Ci siamo dimenticati che l impresa agricola si doveva evolvere in senso di trasformazione e commercializzazione dei prodotti di nicchia e nn sulla quantità , creando lavoro per giovani sardi e nn sfruttando rumeni per la mungitura di un latte sotopagato? Ci siamo dimenticati che i lavori della manutenzione del verde da parte di comuni ,provincia e REGIONE dovevano essere afidati alle aziende del territorio risparmiando sui bilanci publici e integrando il redito agricolo ?e le forniture delle mense pubbliche? Be si ! Ci siamo dimenticati la papardella del : dovete uscire dalla monocultura ovina? Questa doveva essere la strada che ci avrebbe permesso di diminuire l enorme produzione in eccesso di latte ovino? O sbaglio onorevole?ma forse i soldi dei contribuenti devono in un modo o in un altro tornare sempre ai già ricchi, sfrutatori dei pastori !!!

  • Giuse mi presenti uno che in Sardegna puo farmi il certificato, che Brunelli non puo farmelo, quanto vi preoccupa le cose degli altri, se non lo prendiamo a casa tua da non veniamo a chiedere, e preocupati tu se sei allev

  • Grosse novita in arrivo
    Caro Onorevole, Onore al merito e onore ha lei che per primo si è occupatto della stortura del bando AGEA.
    Riporto di pari passo Passo da sito AGEA:GOV

    Comunicato anullamento bando di gara formaggi vari indigenti

    Il bando di gara per la fornitura e trasporto di formaggi vari in aiuto alimentare agli indigenti, di cui al protocollo n. DPMU.2012.1762 del 02.07.2012, limitatamente ed esclusivamente ai Lotti 4 e 5, riguardanti la fornitura di Pecorino Romano, è annullato.

    Data scadenza 17/07/2012

    Ed ecco il nuovo Bando:

    http://www.agea.gov.it/portal/page/portal/AGEAPageGroup/HomeAGEA/VisualizzaItem?iditem=10346582&idpage=6594158&indietro=Home

    Ora Grazie a lei, e non solo spero, altrimenti iniziamo a preuccuparci se ha tutto questo potere, il bando nuovo parl di solo pecorino romano dop.. come doveva essere dal principio.

    Grazie dell’interessamento…

    Ora attendiamo quello che succederà sull’art, 7 della 15, ma da come sono messe le cose mi pare di intuire che pure qui aveva ragione lei.

    Come faranno a certificare le quantità di latte che hanno raggiunto gli stabilimenti laziali?

    Chi si prende la responsabilità di dire che quel latte è non è stato trasformato in Romano?

    La vedo molto difficile..

    cari Amici del Blog finira cosi:

    Maninchedda aveva ragione a denunciare questa stortura ma il vero problema è che dovremmo farci una domanda semplice.

    Chi ha illuso gli allevatori che potevano accedere alle sovvenzioni di cui allt’art 7 della 15?

    Questo bisognerà scoprirlo nel momento in cui non sarà possibile certificare le quantità.

    Spero di non sbagliare ma mi sembra che qualcuno qui ha fatto un errore madornale.

    Chiunque sia delegato a rappresentare deve abituarsi a studiare bene le procedure e le dinamiche non ad avventurarsi e fare alla viva il parrocco.

    E se tutto ciò si averasse?

    faccio una domanda all’Onorevole?

    Chi paga?

    le do pure la risposta.

    Sempre i deboli, cioè i Pastori che pensano a Mungere e delegano la rappresentanza a questi pseudo improvvisatori da strappazzo.

    saluti

  • Fortunato Ladu

    Nessuno ha la verità in mano e io stesso ho detto che tutto per il bene di tutti poteva essere smentito io compreso per cui di fronte a carta canta tutto si rimette in discussione. Il mps ha fatto il suo tempo? Ma non sarei tanto sicuro, augurati invece che non lo sia perche’ sarebbe un danno se venisse a mancare uno stimolo, che a detta del direttore regionale della coldiretti e’ comunque un punto di confronto .Per quanto riguarda il latte dell’aspi ti consiglio di interrogare chi sta’ versando il latte a loro. Sarà il suo Presidente pro tempore a darti tutti o lumi necessari.Cerca inoltre per il futuro di evitare polemiche e di dare numeri così tutti traiamo vantaggio e le cose che non sappiamo ce le chiariamo a vicenda e tutti ne usciamo più forti.

  • Luigi noi siamo disponibili lo detto, e lo ripeto a far vedere il nostro contratto, dimmi il tuo indirizzo e te lo spedisco, ma sappi che mi interessa vedere la differenza che ce se sei allevatore tra il nostro e il tuo.

  • Mario Piana

    Caro Fortunato,
    vedi anche quello che non conosci… e allora devi dire chiarire a quanto ed a chi l’ASPI sta vendendo il latte … e non dire che ASPI non è MPS e che il Presidente è Floris… alla fine sempre a parlare di altri ma mai a guardarsi in casa. Da allevatore come te io questi 13 centesimi non li ho pagati… sei esagerato perchè sai che ormai MPS ha fatto il suo tempo…. visto che sei così bravo togli le idee chiare … basta de minimis, basta demagogia, basta forconi!
    Tutti a pontificare ma MPS non ha mai avuto nessun rapporto con gli industriali ? Per andare a Bruxelles era partita una raccolta fondi … se non sbaglio si è bussato alla porta di coop e altri …. purtroppo sempre servi della gleba!

  • Luigi Serra

    Oh. Franco
    e Puru Antoni

    Fortunato ha colpito e affondato…

    Se siete voi, arrivati a questo punto nutro seri dubbi che siate pure allevatori.
    Bene per smentire Fortunato e tutti noi, ora dimostrateci fatture alla mano che il latte ve lo pagano 75 centesimi franco azienda.

    Attendiamo Risposte

  • Onorevole, il contratto é fatto piu che bene,lei, secondo me,dovrebbe solo leggerlo per poter constatare che si sbaglia .chi l’ha informata le ha detto solo balle e non capisco quali motivi spingano queste persone a distruggere l’ unione, che noi allev stiamo cercando di creare.

  • Fortunato, non so chi sia il bugiardo, io di certo non sono bugiardo. quando vuoi ti faccio vedere il mio contratto e le mie fatture , però mi fa piacere che uno che ha fatto la guerra come te, anche se non mi meraviglio, dopottutto si schieri con gli allev che hanno provato a far salire il prezzo del latte nella corrente annata. sai bene che con noi ci sono anche allev del movimento. puoi consultarli,cosi come me, sanno come sono le cose. non penso assoluttamente si vergognano di dirti com’è .a risentirci.P.S. prima di parlare e di dare del bugiardo ti documenti.

  • Fortunato Ladu

    Per dovere di cronaca e per puntualizzare e smentire i bugiardi. Il latte venduto dalla coldiretti costa alla ditta Brunelli 0.75 centesimi. Ora questo latte và raccolto ,va refrigerato ,và contabilizzato e analizzato dai laboratori ARA. Il prezzo di tale raccolta fatture alla mano è di 13 centesimi di euro e quindi al produttore restano 0.63 centesimi. C’è da considerare che gli industriali caseari sardi pagheranno a 0.70 ,ma con questo non voglio criticare chi porta il latte fuori,anzi mps è favorevole a togliere a questa gente il giocattolino,ma per piacere scegliete meglio,siamo caduti dalla padella alla brace.Quindi auspico per la prossima volta che si scelga meglio e poi Brunelli,Mattia,non siamo nati ieri,. A tutto però c’è una smentita e non costerebbe a nessuno tirare fuori copia di fattura e chiarire. Non voglio però smentire l’autore e riportiamo il tema sul dovuto. La morale è che ci staiamo ancora una volta comportando da servi della gleba e questo è grave. Parliamo discutiamo ma per favore prendiamo coscienza dei nostri errori per crescere perchè se brunelli continua ad essere avvantagiato da leggine sarde che poi vanno a scapito degli industriali locali e poi a danno dei pastori ,beh io non ci stò .Il mio strale non ha preferenza sia esso Brunelli o Pinna o Podda . Io ho bisogno del latte pagato come in Toscana nel Lazio ,quindi creiamo le condizioni per riuscirci

  • Per Franco. Io spero che i pastori sardi vendano il latte a chi vogliono loro e non a chi pretende di prenderselo. Brunelli, lo ripeto, non è un mio avversario, a patto che non concorra a creare problemi alla Sardegna. Sulla remunerazione della vendita a Brunelli, lo sapranno gli allevatori che gli hanno venuto il latte: ho solo detto che se il prezzo è 0,75 franco azienda, ciò che rimane in tasca agli allevatori è più o meno quanto rimane agli allevatori sardi che hanno venduto agli industriali. Mi sono sbagliato? Me lo auguro. Su una cosa, però, non mi sono sbagliato. L’art. 7 della 15 riconosce il premio de minimis a chi toglie una certa quantità di latte dal mercato del Pecorino Romano. Se Brunelli ha comprato il latte sardo e ne ha fatto Romano, gli allevatori che gli hanno venduto il latte non accedono al de minimis e questo mi fa girare le tasche. Tutto qui. Mi infastidisce che, per azioni politiche promosse non dagli allevatori ma da altri, gli allevatori possano averne un danno. Tutto qui. Guardi che io sogno che i produttori, con l’aiuto della Regione, si prendano il Consorzio Latte, che è già un centro di stoccaggio pagato dalla Regione e dove ci sono 14 operai in cassa integrazione non pagati; sogno produttori in grado di congelare il latte durante la campagna e lavorarlo d’estate o ridurlo in polvere per toglierlo dai mercati. Io non sto con gli industriali, sto con la Sardegna, con gli interessi nazionali dei sardi. Sono libero di fronte a Pinna, ma sono libero anche di fronte a Brunelli che, mentre la Regione Sardegna fa uno sforzo per ridurre la produzione di Romano per far salire il prezzo del latte, trasforma latte in Romano. Spero di essermi spiegato e la ringrazio per aver detto la sua senza insultarmi. Così si dialoga meglio.

  • Sono Franco e sono uno che faccio parte del gruppo che quest’ anno sta a versare il latte a brunelli, qua si sta creando una confusione x quelli che come me a venduto il latte fuori, noi allevat abbiamo venduto il nostro latte al miglior offerente ofrendo a tutti il nostro latte alla stessa maniera i nostri industriali non anno voluto prendere il nostro latte perche la maggior parte non intessava gruppi ma interessava solo singoli perche uniti fa girar la testa si vede,spero che altri allev prendano esempio da quello che e stato fato da noi allev con l’ aiuto della coldiretti x sblocare questo mecanismo che e stato creato dai nostri industrili che io non recrimino piu di tanto perche e il loro dovere ,lo sbaglio continua a farlo la politica che fa le leggi a metta perche sulla 15 onorevole se non sbaglio dice che il latte deve essere sardo ma non dice da chi deve essere trasformato se de da casefici sardi o non sardi se sto sbagliando mi corega, quindi vedo giusto che anche la ditta brunelli e gli allevatori possono aderire alla legge , quello che non capisco e tutto questo acanimento che si sta creando sulla ditta brunelli e una ditta che opera in sardegna da 50 anni e non si parlava mai di lui era considerato uno come gli altri anzi posso dire che de uno che qual cosa in piu la sempre pagata ,riguardo l’ economia ci sono 10 centesimi in piu e su 300 milioni di litri pagato uguale quante de minimis paga,

  • Luigi Serra

    Mi permetto di segnalare qualche dato sul prezzo del latte.
    Dati pubblicati sul portale istituzionale della Regione
    Mi dispiace solamente di aver scoperto che l’osservatorio del latte della regione Sardegna Paga ISMEA per avere i dati. _ che senso Ha
    Dati prezzi del latte Ovino Maggio 2012
    http://www.sardegnaagricoltura.it/documenti/14_43_20120522121144.pdf
    Dati prezzi formaggio Ovino – Maggio 2012
    http://www.sardegnaagricoltura.it/documenti/14_43_20120522121144.pdf
    Prezzi Formaggio Sardegna maggio 2012
    http://www.sardegnaagricoltura.it/documenti/14_43_20120522121222.pdf

    A prima vista mi pare che vendendo il latte fuori dalla Sardegna non facciamo molte economie, anzi!
    Facciamo un favore agli industriali Laziali vendendogli il nostro latte sottocosto rispetto ai loro parametri mi sa!
    E ora gli fanno pure un bando ad OK sul Pecorino Laziale DOP..
    Bravo Cherchi…
    Un Grande Autogol.
    Perche non licenzia quelli dell’osservatorio del Latte? Per manifesta incapacità

  • Cladio caru ti faccio sapere che il nostro latte l’ abbiamo contratatto noi allevatori abbiamo parlato noi allevatori non come dice l’ onorevole che a fatto tutto la coldiretti , la coldiretti cia dato una mano a livello burocratico, pero l’ assessore non accusa nessuno x te parla anche di 3 centesimi che la coldiretti si a preso a litro quella non e una acusa x te o e una acusa quando uno gli dice ai nostri politici stanno mangiando a due ganasce e basta e che x le loro beghe e sempre il popolo che ne piange .dimmi le ragioni che a, x me e uno che vuole sabotare come stanno facendo gli industriali la ditta BRUNELLI perche ti continuo a dire che il prezzo io ce lo sul contratto scritto degli altri che dici tu non vedo un contrato scritto da nessuno parte solo parole.

  • Claudio Cossu

    Antoni caru, complimenti..
    Complimenti pro su corazzu chi as tentu a iscriere, peccadu chi non ti ses presentadu. Mi parede piu un opera de fazzada, fatta puru male, e cun s’intenzione de la iscriere male.
    Deo soe s’oppostu tou, non l’appo votadu e oe li creo cha ada iscrittu sa veridade:
    Itte b’intrada como Brunelli?
    Brunelli o Pinna o Podda o Sedda non b’intrana nudda.
    sa Cao; sa Lacesa o agriexport non b’intrana nudda..
    Abberi sos ogros Anto!
    900 mizza euros chi podiana andare a ritirare su casu Romanu andana a ritirare su casu de Brunelli. Asa lezzidu a cantu?
    tue bae e murghe erbeghes e versa a Brunelli o brunellones de turnu..
    Ca issos za pensana a tie!!
    Custos des sas associaziones chi nos devene rappresantare itte sun faghinde?

    Nudda caru Antoni, sun murghinde a nois matessis..

    Verso su 10 de lampadas soe andadu a una ruinione de un s’acciazione che nachi nos informiana de s’andamentu de su prezziu de su latte e de sa commercializzazione..
    Itte hana fatttu? una carigan han fattu, nos ana leadu pro su culu non s’ana..

    Si comente ischiana chi bi aida lamentelas meda e si sunu abbizzados chi sos contos non torraina prus. Hana postu in pes a noi pro protestare e gai, fortes issos, hana fattu currezzere sa norna pro nos dare carchi soddu in prusu..

    su problema es chi pro dare duos soddos inprusu a nois, issos si buscana s’istruttoria de pratica, pagada dae noi. si hana zai buscadu sos 3 centesiomos pro su latte ” murtu dae nois”
    e a su Brunelli de turnu, tramite sos amigos de sos amigos, li buscana 900 mizza euros pro li ritirare su casu Romanu laziale.
    caru Antoni.. Sighimobila goi ca semmus anadande bene..

  • Egregio Antonio,
    mi invita a un confronto e, per iniziare, mi dà del mangiapane a tradimento. Complimenti vivissimi. Io non ce l’ho con Brunelli.
    Quanto allo studio, sto raccogliendo, da chi me li vuole dare, i contratti, e non è vero che Brunelli sia l’unico che ha pagato; paga a 60 giorni e qualche volta mi risulta sia in ritardo. Non è l’unico ad aver fissato un prezzo a 0,75. Il mio articolo voleva e vuole dire che è assurdo vendere latte fuori dalla Sardegna per fare Pecorino Romano. Come pure voleva dire che è assurdo che i bandi Agea privilegino di 0,4 centesimi il kg il formaggio laziale rispetto a quello sardo. Come pure voleva dire ai pastori che hanno versato il latte a Brunelli che ne ha fatto Pecorino (se ne ha fatto Pecorino) che adesso rischiano di non vedersi rionosciuto il de minimis dalla Regione, perché il de minimis può essere riconosciuto solo a chi abbia ridotto la quantità di latte trasfromato in Romano.
    Quanto alla mia attività per la continuità territoriale delle merci: forse le è sfuggito il nome di chi ha presentato mille emendamenti al Bilancio per rallentarne l’approvazione qualora non fossero state stanziate le somme per la Continuità territoriale delle merci. Le somme sono state stanziate. Il nome è il mio. Adesso la palla è alla Giunta regionale. L’Assessore sardista ha la delibera pronta da mesi, ma non viene ammessa all’ordine del giorno della Giunta.
    Quanto al confrontarci, io mi confronto sempre con le persone civili; con chi per aver ragione insula gli altri ho più di una difficoltà.

  • buongiorno io faccio parte del gruppo che qulcuno li chiama furbetti e voglio dire la mia si parla onorevole tutto a svantaggio dei buffoni sardi che difinisco come lei che mangiate sempre a boca piena , vedo che non ce uno che parla di quanto pagano il latte i caseficci sardi, io sono un allevat che sto versando il latte alla ditta brunelli e mi da molto fastidio che venga disprezzato non x difesa sua personale ma perche anche come l’ anno scorso e l’ unico che sta pagando a 0,75 e un anticipo da 0, 10 conforme al latte versato l’ anno scorso, il gruppo centrale x vendere il latte a cercato tutti i casefici sardi ma la risposta come al solito e stata che ne avevano gia tanto o se si andava ognuno x conto suo erano interessati , io penso e voglio che di brunelli ne arrivino tanti x far cambiare la mentalita agli industriali sardi che pensano che siamo tutti loro dipendenti io devo sapere x cosa vado la mattina a mungere il mio gregge o lo devono sapere solo loro x cosa vanno, non ce uno che se de troppo il latte che dice che non lo vuole comprano tutto a quello sempre che vogliono loro , se ci sono allev che pensano ancora a mungere pecore come asini e fare tutto quello che vogliono loro sbagliano bisogna fare gruppo e vendere a quello che vogliamo noi perche su quello che si e parlato giorni fa alla universita agraria di sassari la sardegna e quella che a meno pagato il latte a livello europeo e naturalmente la piu alto costo di alimentazzione caro onorevole perche lei e una vita a mangiare da questa politicca e ancora non a fato nulla x il trasporto dal continente che continua ad affogare il nostro comparto , onorevole prima di parlare e sempre bello documentarsi e non cotinuare a mettere fuoco x continuare a far dividere gli allevatori mi fara piacere parlane di persona avendo l’o ccasione e confrontarci .

  • Fortunato Ladu

    Mps cè tranquilli. Stà sulla sponda del fiume a veder passare il cadavere dell’ingiustizia a danno dei Pastori sardi e dalla puzza che sento non aspetterò molto. Aspettiamo che gli ispettori della D.O.P pecorino Romano facciano i propri sopraluoghi che mi auguro siano seri. Per il resto condivido con Paolo che questa è l’ennesima porcata, qualcuno dirà di no ma i risultati parlano chiaro

  • Egrego Giovanni Monne,
    spero tu ti renda conto di quello che hai scritto. Tu scrivi esattamente la conferma di ciò che dico io e cioè che il latte sardo è andato nel Lazio ed è stato trasformato in Pecorino Romano, ma che, date le quantità, potrà essere “occultato”. Ti risponde bene Bardi, al punto che Agea ha precisato il bando, mantenendo comunque il privilegio del lotto riservato per i laziali, ma creando la condizione quantitativa per poter certificare che il latte sardo è stato destinato ad altri formaggi. Quanto alle chiacchiere del Marghine sarà pure come dici tu, ma mi stai invogliando a continuare ad accendere la luce sulle questioni del latte, perché è un ambiente tutt’altro che libero, trasparente e efficiente.

  • Claudio Bardi

    Onorevole Maninchedda
    Agea ha capito grazie a lei di aver fatto una bella Ca….
    e oggi ha modificato il Bando gara

    Leggere

    http://www.agea.gov.it/portal/pls/portal/docs/1/3390203.PDF

    Caro Efisio mi sa che hai sbagliato bersaglio ” oltre al modo di scrivere”

    Con questa Correzione si dice che l’intero ciclo produttivo deve essere svolto nel Lazio.
    Finisce cosi: Brunelli e l’altro trasfomatore laziale dichiareranno che il latte dei produttori laziali e stato trasformato in pecorino romano DOP laziale e poi dichiarerà che il latte sardo è stato trasformato in altri formaggi, e si beccheranno grazie alla modifica dell’art. 7 il contributo dul de minimis i produttori Sardi delle OP che hanno venduto fuori.
    Contenti tutti OP associazioni e industriali..

    Mazziatti i Pastori sardi e i trasformatori sardi che Credevano in una norma equa.

    I furbetti hanno vinto…

  • Giovanni Monne

    2.268.000 litri di latte trasformato in romano potrebbero anche arrivare dallo stesso Lazio. La sardegna esporta più di 50 milioni di litri latte. Quindi Onorevole stavolta ha fatto un buco così grande che rischia di essere travolto dall’onda….. non prenda suggerimenti da chi vorrebbe il latte sottopagato….. gli industriali del monte li conosciamo tutti ed il Marghine è peggio di una bidda in quanto a chiacchere.
    Saluti.

  • Gentile Efisio, non mancherò di seguire il suo consiglio non appena lei avrà dimostrato di avere competenze superiori alle mie. Al momento dimostra solo stizza e questa non basta a farmi ritirare, come lei vorrebbe. Facevano lo stesso alcuni fascisti con un vecchio professore: non potendo contestargli altro, lo dichiaravano ignorante senza ovviamente accettare l’onere di dimostrare che lo fosse. Come vede, Lei è in buona e storica compagnia.

  • Prof. Maninchedda continui con la filologia e gli studi umanistici perché con l’ economia non se la cava molto bene fa degli strafalcioni che a qualche sprovveduto passano inosservati ma che a un occhio attento sono grossolani e degni di chi conosce poco lo stato delle cose.

  • Graziano Scrive: Si è avuto un aumento nella produzione di pecorino romano nel Lazio pari a 378.000 kg.
    Correggimi se sbaglio: per un kg di Romano servono 6 litri di latte, da una semplice moltiplicazione si deduce che 378.000 x 6 = 2.268.000 litri di latte trasformato in romano che hanno lasciatola Sardegna?

    Aggiungiamo il latte che dovrebbe essere stato trasformato in altri formaggi, sempre latte venduto fuori dall’Isola , visto che l’assessore Cherchi, modificando le direttive della Legge 15, permette “giustamente” di poter accedere alle sovvenzioni dell’art. 7 pure il latte venduto fuori Regione.
    Secondo voi a quanti litri arriviamo ?
    Ma la cosa che mi piacerebbe sapere, o le cose, sono tante altre:
    Qui dentro mi pare di capire che ci sia di tutto, latte di Produttori del centro Sardegna che associandosi conferiscono a Brunelli perchè paga di più, il Latte della OP di rifermento di Coldiretti che conferisce ugualmente a Brunelli, con gli associati che iniziano a lametarsi perchè Brunelli rispetto agli industriali sardi paga con due mesi di ritardo, mettiamoci pure che la OP Coldiretti prende, per gestire i punti di raccolta, altri 4 centesimi che decurta ai suoi con feritori e realizziamo che qualcosa forse non funziona a dovere
    Se mi si passa il termine si passa dalle lobbies degli industriali alle disfunzioni e al pressapochismo delle OP di riferimento del settore.
    Mettiamoci pure che la Op di riferimento del movimento pastori sardi consegna al solito Brunelli e si ottiene che gli interessi “ dei fagioli”, così li chiamo io, coincidono.
    Ecco che in questa fanta partita tutta sarda gestita dal continente, chiedono a Cherchi di modificare la direttiva, e dall’altra parte chiedono ad AGEA di modificare il bando indigenti del Romano con un lotto esclusivo per il Romano Laziale .
    Onorevole Maninchedda, ma perche non si fa i santi C….i suoi anzìche disturbare i manovratori? Che magari risulta più simpatico alle Lobbies.
    Era un modo di dire.. Grazie per aver denunciato questa presa per il culo..
    Speriamo ora che l’assessorato intervenga nel far rispettare le norme..
    Controlli controlli seri ed efficienti
    In quanto all’organismo di controllo del Pecorino Romano DOP le do un altro consiglio, se ha voglia e tempo chieda al Sig. Galistu ( che interveniva nel suo blog come esperto del consorzio) delucidazioni sull’ ineq.
    Io personalmente le chiederei o le farei chiedere pure all’ICQ ( alias ex repressione frodi ), un controllino da parte loro sull’oparato di iNEQ non guasterebbe
    Mi è dato sapere che abbiano appena un ispettore in Sardegna
    Non hanno un sede di riferimento in Sardegna

    Mi risulta che abbiano fatto praticamente zero controlli e non abbiano ad oggi un piano di verifica certificato e validato. Sarà Vero??? Mha!!!
    Forse era meglio Laore che almeno i controlli li faceva e forse è meglio rimandarli a controllare prosciutti e farci un organismo di controllo Sardo su tutti i prodotti DOP.
    Ps Stamane alle 10.00 circa mi è arrivato il solito sms periodico da parte del Movimento Pastori Sardi, al quale aderisco ma in modo sempre meno convinto .
    Cita: “ Venerdi 13 luglio alle ore 10:30 a Tramatza assemblea generale dell’ MPS x decidere le forme di lotta da adottare nel corso dell’estate. E’ importante partecipare numerosi x darci l’entusiasmo necessario per questa nuova stagione di lotta. Saluti Felice…
    Feli!!!! Saluti D’avvero!!

  • Giovanni Prasciolu

    Condivido l’anàlisi di Claudio Bordi.Appunto per l’ennesima porcata ai danni degli allevatori,sardi.Svegliatevi, signori onoreli della sardegna,non lasciamo che anche questo settòre muoia.

  • Egregio Graziano, forse non mi sono spiegato bene. Io non contesto che anche la vendita fuori Sardegna del latte possa essere ammessa per il riconoscimento del de minimis previsto dall’art.7 della 15/2010, purché questo latte non sia stato trasformato in Romano, perché diversamente si violerebbe la legge. I numeri che lei fornisce sulle produzioni di Romano della Sardegna e del Lazio confermano il mio sospetto: l’effetto riduttivo della produzione del Romano in Sardegna è stato compensato dall’incremento nel Lazio; in buona sostanza il latte sardo ‘esportato’ è finito largamente in Romano, cosa che non doveva accadere. Quanto all’OCQ del Consorzio di Tutela, mi spiace moltissimo che abbiano scelto di servirsi dei friulani, ma sarei curioso di sapere come ha funzionato l’OCQ con Laore. Io non devo andare in Friuli; ho solo voluto dire che vigilerò perché la legge 15/2010, che è nata per i pastori e non per il Romano, continui ad essere una legge per i pastori e non per il Romano.

  • Onorevole Maninchedda,
    i suoi spunti sono sempre molto interessanti anche perché riguardano argomenti di grande attualità. Purtroppo, essendo un dipendente della PA regionale (LAORE) non svelerò il mio nome, ma credo possa ugualmente fare delle considerazioni sull’argomento proposto. In primo luogo Onorevole credo che nella sua analisi dia troppo peso a quanto fatto da Coldiretti rispetto al latte esportato fuori dalla Sardegna. Infatti, come penso sappia bene, Brunelli, oltre a raccogliere il latte giallo, che rappresenta a malapena il 20% del latte esportato, ha raccolto anche tanto latte di altri gruppi e cooperative (un gruppo è proprio a Sindia). Ma non solo, visto che anche una OP vicino a MPS esporta il latte al di fuori dei nostri sacri confini. Ma allora, per quale motivo l’assessorato avrebbe dovuto penalizzare questi produttori? Forse il latte che finisce fuori dalla Sardegna è diverso da quello trasformato in Sardegna? Per quale motivo chi ha scelto una strada diversa dal solito industriale sardo dovrebbe essere penalizzato? Quel latte fosse rimasto in Sardegna sarebbe diventato Romano ed addio riduzione.
    Anche sui dati del Romano credo che le percentuali ingannino. Dire che la produzione di Romano laziale sia aumentata del 64% sembra un dato incredibile, ma se poi vediamo i kg di formaggio le cose cambiano completamente: la produzione laziale rappresenta il 5% della produzione nazionale di romano il che significa un aumento di addirittura 378.000 kg di romano contro una riduzione sarda di 570.000 kg di formaggio. Ovvio che con simili quantità il dato così come da Lei esposto sia fuorviante ed è inverosimile che tutto il latte prelevato da Brunelli sia stato trasformato in Romano.
    Infine un accenno al Consorzio del Pecorino Romano: la tracciabilità (Organismo di controllo) fino a poco tempo fa era affidata a Laore. Ora il Consorzio ha preferito rivolgersi ad un Organismo del Friuli che farà i controlli e garantirà sulla tracciabilità della filiera. Lei scrive “Personalmente vigilerò perché la certificazione dell’avvenuta trasformazione del latte sardo sia chiara e inequivocabile.” Credo che quindi farà molti viaggi in Friuli. Buon lavoro.

  • Egregio On.le
    Complimenti per l’analisi in primis.
    Evidenzio che ancora una volta le presunte politiche agricole regionali sono fatte in danno al settore agricolo.
    Ogni intervento palesemente distorsivo del mercato genera un danno ai produttori. Non si può ancora nel 2012 ritenere che concedere un aiuto pubblico sul tipo di prodotto da immettere sul mercato generi del valore per il produttore. Il produttore deve essere accompagnato con interventi che migliorino il suo orientamento al mercato, al soddisfacimento del consumatore che compra il prodotto e che da inizio alla catena del valore che porta alla remunerazione della materia prima. Tutti questi strumenti di incentivo messi in campo con le risorse dei cittadini/consumatori non sono non creano sviluppo durevole ma non sono per niente etici in un contesto di risorse limitate. Si continua a far credere ai produttori che le risorse pubbliche di intervento sul mercati possano risolvere i problemi di un settore come il lattiero caseario in Sardegna quando invero e’ palese l’effetto che generano, oggi e in passato. Inoltre questi “incentivi” o regalie a pioggia non aiutano i produttori a migliorare l’efficenza e la produttività nella produzione primaria e nella gestione delle cooperative. Ci vuole orientamento al mercato: produrre formaggi che nel mondo il consumatore apprezza e compra. Solo in questo modo e con interventi strutturali a sostegno di tale strategia si può dare una speranza di medio termine al settore.

  • Cito dall’Unione Sarda:
    “Il presidente del Consiglio Mario Monti non è arrivato a Caprera per l’inaugurazione del museo garibaldino di Forte Arbuticci. Il premier ha dato forfait. Deluso il presidente della Regione Cappellacci, che aveva previsto di incontrarlo per fare il punto sulla vertenza entrate. C’è invece il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che, prima della cerimonia, ha incontrato il Governatore e i sindacati. Dura la posizione di Cappellacci: “Il Governo tradisce l’Isola”.”

    Il primo ministro italiano avrà sicuramente tremato per la dura presa di posizione di Cappellacci che si accontenta di discutere di vertenza entrate a margine di una visita istituzionale: questo fa capire il peso che il nostro governatore assegna alla vertenza entrate, un cazzo!

    Psd’Az, dobbiamo ancora sostenere questo governo? Non è arrivato il momento di fare un tagliando serio?
    Non basta denunciare le malefatte di Coldiretti e dell’Assessore all’agricoltura, e nel contempo fare da stampella all’attuale giunta regionale

  • Claudio Bardi

    L’ennessima Porcata ai danni degli allevatori Sardi.
    Complimenti vivissimi a tutti.
    I veri complimenti peò vanno a lei Onorevole che sta sulla Palla come non mai.
    MPS… se ci siete battete un colpo…
    Piu tardi provo a fare un analisi dei fatti…
    Saluti

  • Orticello e chiudende.
    I Sardi tengono alla Sardegna ma la maggior parte dei singoli Sardi tengono solo ai cazzi loro.

  • Si può azzardare e dire che una porcata al giorno è una forte spinta per togliere l’attuale classe dirigente (e l’Italia) di torno?
    Bisogna però raccoglierle in modo sintetico ed esplicativo e portarle, di persona, negli angoli più sperduti della Sardegna. E’ un sacrificio che val la pena fare. E per chiudere gli incontri in bellezza illustrare ai convenuti il cursus honorum di Giorgio Macciotta e chiedergli: ci sottoponga il consuntivo della sua pluriennale attività politica (da ex Sottosegretario al Tesoro, e non solo, conosce anche l’ammontare della rapina, come correo, perpetrata ai danni della Sardegna). Per dar modo ai Sardi di approfondire meglio il concetto di avanzo e disavanzo o di utile e perdita sia sul suo impegno comunista per la Sardegna che sul bilancio della Sardegna sovrana. Sicuramente lo starà redigendo nel buen retiro (alias cimitero degli elefanti) del CNEL ove avrà superato, indenne, anche il taglio dei componenti da 121 a 70. E’ nella categoria degli esperti.Del suo portafoglio.

  • Ottima analisi e studio dei documenti!
    Complimenti!
    Da rileggere con molta attenzione!

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