L’assedio dei ribelli

20 ottobre 2010 07:2012 commentiViews: 21

981Ieri il Movimento dei Pastori sardi ha trovato, per la seconda volta nella sua storia, l’esito che è insito nella sua natura politica: la ribellione inconcludente, gli arresti, i fastidi giudiziari di gente che non ha certo soldi da buttare, la distruzione, la crisi di credibilità.
Spesso i poveri scelgono i loro capi tra i demagoghi e non tra coloro che dicono la verità. Il punto chiave della piattaforma Floris, e cioè la corresponsione ad ogni impresa dei famosi 15.000 euro sul de minimis è insostenibile finanziariamente: Floris e i suoi lo sapevano, è stato detto loro in tutte le lingue. Ciò nonostante la manifestazione è stata organizzata, perché alla fine, quando si gioca ad organizzare un esercito, è poi difficile evitare la battaglia anche se questa è inutile.
Il ribellismo, cioè la protesta senza programma e senza prospettiva credibile, è un lusso che noi sardi non possiamo permetterci. Gramsci ce lo ha insegnato bene.
Ieri è stato dilapidato un capitale sociale e politico enorme per difetto di cultura politica, per eccesso di furbizia e per difetto di diplomazia.
Tutto il resto è un tragico “già visto” per chi ha frequentato le scuole e le università negli anni Settanta. Il clima ieri era teso dalla mattina; l’alcool ha fatto la sua parte; la polizia è sempre la polizia; ma c’è un “ma” grande come una casa: la Giunta non c’era.
Adesso facciamoci qualche domanda. Chi ha indirizzato i pastori verso l’indirizzo sbagliato, e cioè il Consiglio regionale? Posto che è vero che Pd e Pdl avevano votato in Consiglio l’Ordine del Giorno truffa che prometteva i 15.000 euro sapendo di non poterli erogare, restava comunque il fatto che era ed è la Giunta che amministra le risorse della Regione. Chi ha mandato i pastori da chi non ha la borsa? Io qualche idea ce l’ho.
Chi ha mentito ai pastori? Diamo la parola al ministro Galan, che così ha risposto alla Camera ad un’interpellanza urgente di Giulio Calvisi sulla crisi agricola della Sardegna: “Signor Presidente, ringrazio i tre parlamentari che mi ascoltano, unitamente ad un gruppo che sta assistendo ai nostri lavori dalle tribune, che saluto quasi commosso. Sarò chiaro e ad una premessa farò discendere tutte le risposte alle domande che sono contenute nell’articolata interpellanza urgente.Il tavolo è saltato, perché qualcuno aveva promesso qualcosa che non poteva promettere. Il tavolo è saltato, perché il ruolo dei sindacalisti degli allevatori è svolto benissimo dalle associazioni agricole; altri, soprattutto se rivestono importanti cariche istituzionali, devono attenersi a quel ruolo”.
Chi impedisce da mesi che si dia corso alla proposta dei sardisti di integrare il reddito dei pastori con i proventi derivati dalle rinnovabili?
Chi ha inventato il nesso rinnovabili-serre, che allunga i tempi di un intervento urgente?
E ancora: chi non si accorge che la Sardegna è una polveriera e che ha bisogno di far arrivare ai cittadini i soldi che si stanziano, non in 18 mesi ma in due? Chi non ha capito che dopo i pastori verranno i precari della scuola e poi i cassintegrati e i lavoratori in mobilità e poi altri e poi altri ancora?
L’ultima domanda: come sostenere il comparto agricolo? Io qualche idea ce l’ho, ma è fin troppo chiaro che durante le crisi economiche gravi quale quella che stiamo attraversando serve una coesione sociale, un forte legame morale tra chi governa e chi è governato, che è esattamente ciò che il cinismo sta irrimediabilmente consumando.
Ieri c’erano pastori mal guidati; domani però ci saranno i sindacati e progressivamente le forze politiche organizzate, quelle più responsabili. E non sarà ribellione.
In tutto questo i sardisti possono legittimamente alzare lo stendardo del proprio progetto e della propria responsabilità: abbiamo le nostre idee, abbiamo il coraggio di dire la verità, sappiamo dove vorremmo condurre la Sardegna, ancora non abbiamo la forza per condurcela, ma il tempo sarà galantuomo.
Un’ultima osservazione: ieri l’assessore La Spisa ha confermato in Commissione bilancio quanto sia giusto opporsi alla logica e alla prassi del federalismo fiscale. Mai un esponente del governo regionale si era espresso in termini così chiari contro le strategie del governo Berlusconi in materia di distribuzione della fiscalità generale. E’ un sintomo dello sfarinamento nazionale del bipolarismo, rispetto al quale la retroattività del Lodo Alfano, che è una porcata, è acqua fresca. Il Pdl ormai sa che l’abbraccio con la Lega (e, fatemelo dire, con Errani del Pd) sta portando l’Italia allo scontro Nord-Sud. E’ dunque una stagione di grandi cambiamenti: stiamoci vicini e teniamo la testa sul collo. Se saremo bravi, lucidi, coesi e responsabili, chi verrà dopo di noi ci ringrazierà. Se faremo il contrario, verremo odiati.

12 Commenti

  • Fabrizio Desogus

    A proposito dei Pastori. Deserto umano, animale e di pensiero.

    Prologo

    Lunedì 11 ottobre partiamo da Terralba io ed il mio amico nonchè Presidente del PAR.I.S. Malu Entu e Presidente dell’omonima Repubblica Indipendente, Doddore Meloni. Direzione Desulo.

    Percorriamo la pedemontana del Monte Arci, Tiria, rotonda di Siapiccia, nuova provinciale per Allai (peraltro bellissima). Arriviamo quindi ad Allai. Lo attraversiamo e ci dirigiamo verso Samugheo.

    Prima di entrare in paese incrociamo una moto con un postino che probabilmente fa rientro ad Allai.

    E’ la prima cosa che incrociamo partendo da Terralba. Incredibile.

    Ancora più incredibile è il non aver intravisto neanche l’ombra di bestiame; pecore, vacche, buoi, capre. Niente. Non c’è quindi l’ombra neanche del pastore.

    Superiamo Tonara per inerpicarci verso il rifugio montano in territorio di Desulo, punto di partenza per le escursioni verso Pedras Crebadas (Punta Ampsicora), la vetta più alta della Sardegna con i suoi 1834 m.

    Qui, in mezzo alla strada cominciamo ad incrociare bestiame (capre, pecore, mucche, buoi) incustodito ma comunque segnato. E’ la prima traccia di vita animale da Terralba al rifugio.Un gregge di pecore mangia sulla strada del mangime lasciato da un allevatore. Vediamo bene, mangime sulla strada! Mah.

    Ieri l’ennesima manifestazione dei Pastori a Cagliari.

    Manifestazione che si trasforma presto in guerriglia urbana. Spari di lacrimogeni, sassaiole, lanci di bottiglie, manganellate, pedate nel culo e in ogni parte del corpo.
    Scene squallide di una terra morta, svilita ed avvilita.
    Situazioni ed avvenimenti che la Sardegna non meriterebbe di subire. Ma che subisce. E non da ieri.
    I Pastori Sardi scelsero di accettare l’arma del contributo, soldi che piovevano come manna, macchine fuori strada per controllare e seguire le greggi e, cosa assi strana, ovili ed aziende tenuti/e in condizioni fatiscenti, pecore “accorrate” dentro a recinti realizzati con reti di materasso, ruote di camion e via dicendo.
    Se guardo un gregge di due-trecento pecore riesco puntualmente a contarne almeno la metà azzoppate e malate, con la conseguente poca resa dell’animale stesso. Si spendono soldi in mangimi ed i pascoli rimangono deserti anche quando c’è l’erba.
    I contributi non ci sono più, non ci sono più soldi. La merce di scambio è finita.

    Il voto,
    che per anni il potere politico ha utilizzato per devestare un bene inestimabile come la nostra economia agropastorale.
    Inserita nel contesto nazional italiano, la nostra economia sprofonda e si inabissa senza via di scampo, gestita a malomodo da vittime e carnefici, colpevoli in egual misura.
    Oggi il movimento pastori sardi (mps) chiede l’applicazione della deminimis (100 milioni di euro) circa 15 mila euro ad azienda, dimenticandosi però che in quei 100 milioni c’è anche da considerare una fetta da destinarsi alle aziende agricole. Sarebbe una goccia nel deserto della disperazione.

    Oggi il Movimento Pastori Sardi sta diventando preda del potere politico retto, a nostro parere, in modo disdicevole da un Assessore all’Agricoltura che parla di adeguarsi alla globalizzazione. Ma a chi si rivolge? A gente che non è nenche iin grado di curare quattro pecore perchè probabilmente quei tanti contributi l’hanno resa stanca, apatica ed oggi non tanto rassegnata, quanto incazzata perchè i soldi non ci sono più.

    Ma è inutile parlare a costoro di accise, di costo elevato dell’energia, di guardare al passato per rendersi conto che forse è da li che arrivano tutti i nostro mali.

    Perchè sono anche i nostri.

    In una terra libera avremo avuto la possibilità di decidere del nostro futuro, sfruttando le nostre risorse ed occupandoci Noi, in prima persona dei nostri problemi, senza dover andare ad elemosinare cose che ci sarebbero spettate e che per diritto (vedi vertenza entrate) sarebbero potute rimanere all’interno di una Nazione e Repubblica Indipendente Sarda.

    Epilogo

    Mentre mi appresto a mangiare una bella fetta di prosciutto crudo Murru (sempre che non sia contrario il nostro assessore all’agricoltura) vi saluto cordialmente

    Fabrizio Desogus

    PAR.I.S. (Partidu Indipendentista Sardu) Malu Entu

    via Piave, 3 – Terraba

    http://www.repubblicadimaluentu.com

  • sono d’accordissimo con Pietro e con Renato Orrù: dovremmo avere un settore agricolo all’avanguardia, capace di produrre con enorme valore aggiunto, dato il particolare privilegio di qualità ambientale di cui ancora godiamo, ed invece siamo ancora all’anno zero o quasi; basta girare un pò le campagne per vedere come sono ridotti certi ovili.
    le campagne hanno bisogno soprattutto di cultura e gli operatori devono fare lo sforzo (grande) di confrontarsi ed informarsi.
    la politica poteva e può fare meglio: se ci sono incentivi devono andare a chi s’adopera per innovarsi e migliorarsi.
    le rinnovabili e la multifunzionalità non sono idiozie, sono possibili risorse su cui investire se si ha l’ottica dell’impresa (questo è il punto)

  • Renato Orrù or Simonmossa

    Credo che quello che sto per dire non piacerà, ma siccome non mi chiamo né Andrea né Ugo (quello di SKY) ne vivo in una tana, dico ciò che penso senza preoccuparmi che possa dispiacere a qualcuno; al limite mi scuso se qualcuno si sente particolarmente toccato: nulla di personale.
    I°) dobbiamo imparare a distinguere tra pastori ed allevatori, questi ultimi cercano di governare le situazioni del mercato. I pastori no! non gli interessa. Soluzione: cambio culturale e professionale seguito da moderna riforma agro-fondiaria (auguri).
    II°) Il mondo Agricolo Sardo necessità di unità sindacale: non mi sembra credibile che ai tavoli vadano sigle diverse di derivazione Italiana (poco interessate al problema locale VEDI QUOTE LATTE), anche perchè le dinamiche e le regole non si discutono a Roma ma a Bruxelles: la soluzione Pastori Sardi può essere proponibile se autogovernata bene, lo è molto meno la leadership di Floris .Specie se cavalcato.
    III°) L’assessore di competenza (per favore non mandateci Prato) smetta di andare ai tavoli romani : la giunta si organizzi per incontri a livello superiore presso la CE, tanto a Roma non ci sono soldi , almeno per noi e comunque basta con il rivendicazionismo pro lamentela.
    IV°) Il modo molto aggressivo utilizzato dai manifestanti, dopo i precedenti blocchi aereoportuali, benchè abbiamo in alcuni casi fatto aprire gli occhi a molti consumatori di fatto tende a marginalizzarli agli occhi dell’ opinione pubblica – idem per le forze dell’ ordine : mi sono sembrati ad un allenamento, perchè?
    V) Questo è un bel banco di prova per noi Sardisti e dobbiamo riuscire a governarlo bene , anche se a molti non piacerà. Sopratutto perchè avevamo ragione ed abbiamo le idee giuste per risolvere.

  • Giovanni Piras

    Integrare il reddito dei pastori producendo energie rinnovabili, è una delle soluzioni possibili e sicuramente risolutiva del problema, a patto che esista l’elettrificazione rurale, in modo che tutte le aziende, in particolare quelle ovicaprine, siano messe nelle stesse condizioni. Per fare questo è urgente abolire la politica fondata sulla comunicazione, rimodulare immediatamente il PSR e i relativi bandi (Piano di Sviluppo Rurale)permettendo così la produzione di energia, dal fotovoltaico, eolico o biomasse, non soltanto per la quantità certificata dalle bollettte enel, o da quella intuita dal funzionario di turno, che interponendo la complessità delle procedure, mirano a scoraggiare detti interventi. (Burocrazia irresponsabile) E allora è giusta la commissione d’inchiesta propposta da Paolo, visto che non si fà altro che emanare scorrettamente circolari retroattive fino all’ultimo giorno della scadenza dei bandi, al solo scopo di impedirne la spesa.
    Basta con la politica spettacolo, tosiamolo (togliamolo)

  • Assolutamente d’accordo sulla demagogia a pioggia di gran parte del consiglio regionale. Non si possono prendere in giro persone, pastori od altre categorie, con promesse improbabili ed aleatori interventi a sanatoria di un sistema che soffre in maniera acuta i gravi problemi dell’insularità. Piuttosto i veri mali si annidano nell’apparato burocratico, solo apparentemente garantista ed obiettivo, che si difende con l’autotutela pur di assumere il minor gravame di responsabilità. I lunghissimi tempi di attesa, spesso dovuti all’inefficacia della P.A. regionale oltre che alla inadeguatezza dei dirigenti, insieme ad un patto di stabilità interno marcatamente autolesionistico, provocano sempre più spesso la cessazione di imprese rendendo sempre più asfittico il nostro sistema produttivo regionale. L’effetto domino, per chi non vive negli uffici dorati della regione,è devastante. Con l’aggravante che, vivendo nell’Isola, se vai male vieni “marchiato” ed iscritto nel registro permanente dell’ostracismo.

  • Credo che chi ha fatto loro queste promesse, debba anche avere il coraggio di dire che ha raccontatto balle!

  • ARRIVA NEL SITO DELLA REGIONE UNA RASSICURAZIONE DEL GOVERNATORE CAPPELLACCI:Cappellacci: “Giunta dalla parte dei pastori. G.Diana (PD) strumentalizza””La Giunta – ha detto il Presidente Cappellacci – ha presentato da mesi un DDL in materia di Agricoltura, ha posto in essere azioni immediate e si è confrontata con tutti, compreso il Movimento Pastori Sardi, sui problemi e le possibili soluzioni. Non ci siamo sottratti nemmeno al confronto sull’ordine del giorno dell’opposizione”.
    HAI VISTO PAOLO I NOSTRI EROI CHI SONO? MA SI VUOLE RENDERE CONTO DELLA SITUAZIONE CHE STA CREANDO ASSIEME AL SUO ASSESSORE ALL’AGRICOLTURA SENZA ASCOLTARE I CONSIGLI PROVENIENTI DALLA STESSA GIUNTA?

  • Paolo,
    scrivo qualche riga su questo blog perche’ è un bello spazio di democrazia.
    In generale dissento da questa protesta dei pastori, che, se anche porta delle ragioni da ascoltare sul tavolo del confronto, è ormai condotta in una forma disarticolata e perdente.

    Ho cercato di documentarmi e capire qualcosa su questa forma di dissenso o richiesta di aiuto fino a quando non ho vissuto un episodio di persona (grazie a questi signori ho perso un aereo che mi portava al lavoro e per miracolo non sono stato aggredito – nessuno mi rimborsa per questo) e fino a quando ho visto la sceneggiata di Olbia, dove, persone senza titolo, annunciavano ai vari media, di diffidare dalla carne “maleodorante” proveniente dalla penisola.
    Peccato per loro che quella carne disponeva dei requisiti di tracciabilità e qualità che la maggior parte delle aziende sarde del comparto non possiede o non sa neanche cosa sia.
    Vedendo la degenerazione di questa protesta culminata ieri con l’assalto frontale al domicilio sbagliato mi pongo alcuni interrogativi.

    1. Come per il comparto lapideo, questo è un settore che non è stato in grado di reagire ai cambiamenti imposti dal mercato, che non nascono nel 2010. Ricordiamoci che per anni, troppe aziende agropastorali hanno ricevuto aiuti pubblici a pioggia, senza aver dimostrato di portare cambiamento e innovazione. Vorrei sapere quante di queste organizzazioni private dispongono di certificazioni di qualità sul prodotto, quante hanno mai pensato che lavorare in regime di cooperazione anche in Sardegna funziona, quante sanno che piccolo non vuol dire bello, vuol dire stare fuori dal mercato perche’ produci poco e male.

    2. Ammesso che la Regione eroghi i fondi per ogni azienda si puo’ capire che destinazione avranno i contributi? E’ un aiuto una tantum che dopo qualche anno dovrà essere rinnovato perche’ altrimenti ri-assalteranno il palazzo oppure si è deciso che una volta per tutte si aiuta qualcuno a fronte di una garanzia, di un impegno concreto e dimostrabile finalizzato all’avvio di un processo di riorganizzazione del settore?

    3. Se questo comparto è al collasso, credo che i 15.000 euro dei quali si parla serviranno a risolvere ben poco, anche perche’ non mi sembra che sia mai esistita una strategia politica o organizzativa capace di indirizzare le aziende verso un reale percorso di creazione di filiera o di industrializzazione e che quindi assisteremo all’ennesimo spreco.

    4. Altri comparti hanno pari dignità a questo. Se si crea un precedente dovrete fronteggiare e dare risposta a qualsiasi tipo di richiesta o piagnisteo da parte di precari, falegnami, carpentieri…..

    5. Su questo tema ho letto decine di pagine di giornali, visto filmati in TV, letto blog e siti su Internet. Qualcuno è in grado di indicarmi se e quando, a parte le rivendicazioni, tra i fiumi di parole si trova una autocritica, un meaculpa per avere riso in faccia “nei bei tempi” ai veterinari (dei quali non si aveva bisogno), a quelli di Arborea che andavano a ritirare i premi alle mostre bovine ben vestiti, a quegli agronomi che predicavano qualità, e anche alla Regione, che ha regalato la possibilità a chi non dormiva di apportare in azienda qualità e innovazione.

    Per lavoro viaggio molto in tutta Europa e, con tristezza, osservo che in questo comparto siamo indietro anni luce rispetto ad altre realtà, e che cosi’ organizzato questo è un settore morto e sepolto.

    Purtroppo non abbiamo e forse non avremo mai l’onesta intellettuale o il coraggio di guardarci dentro e dire con chiarezza che tentiamo di riesumare un cadavere, spacciando questa operazione per la cura di un malato grave.

    Pietro

  • marco m. cocco

    dal link:
    http://www.movimentopastorisardi.org/?p=405

    “Ci hanno detto che serve un incontro con chi ci ha fatto le promesse quaranta giorni fa. (…)
    Oggi abbiamo incontrato i capigruppo scarsamente informati sulla nostra situazione. Potete immaginare il nostro disgusto nell’apprendere che dopo tutto questo tempo ci chiedevano ancora di esporre le nostre tematiche. Non abbiamo trovato in loro un unione di intenti, finchè non si è arrivati alla decisione di rimandare tutto a domani, nel pomeriggio, quando si riunirà il Consiglio Regionale e si discuterà l’approvazione della Legge n°186 che, dovrebbe in qualche modo, contenere la risoluzione dei problemi esposti nella nostra piattaforma.”

    Mi chiedo: è così?
    L’assemblea del Consiglio Regionale è edotta circa il problema?
    Il che mi preoccupa in quanto se così non fosse sarei portato a ritenere che anche su altre tematiche di importanza fondamentale per la nostra comunità possa avvenire altrettanto.
    Paolo, com’è realmente la situazione, gli altri Consiglieri si sono informati o no?

  • Civico Cagliaritano

    ” … Chi ha mentito ai pastori?
    Chi impedisce da mesi che si dia corso alla proposta dei sardisti di integrare il reddito dei pastori con i proventi derivati dalle rinnovabili?
    Chi ha inventato il nesso rinnovabili-serre, che allunga i tempi di un intervento urgente? … ”

    Semplice! La persona che ieri mentre i pastori venivano picchiati si faceva rifare le mesh dal parrucchiere.

    La persona che quando gli segnalarono le astrusità e i pericoli della sua politica sulle rinnovabili trattò l’interlocutore con sufficienza dicendo di avere le idee chiare.

    La stessa persona che un paio di giorni fa ha fatto uscire un articolo sulle pagine economiche dell’Unione in cui dice che il futuro del mondo rurale sono le serre e la multifunzionalità.

    Cacciate questo deficiente, per favore!

  • Riporto un commento a un altro blog:
    ________

    La responsabilità dello stato in cui versa il settore agro pastorale sardo è si della politica che non ha saputo governare la realtà ma è ancora di più degli industriali caseari che hanno tenuto sotto il loro calcagno il collo dei pastori. Il prezzo del latte non è determinato dalle regole del mercato (che pure non è un pranzo di gala ma ha le sue distorsioni, aberrazioni e perfino crudeltà) ma è determinato dalla graziosa benevolenza del feudatario. “Se vuoi che ti compri il latte te lo pago un tot altrimenti ti impicchi”. Le OP organizzazioni di produttori sono un valido tentativo per far si che i pastori negozino condizioni in posizione di maggiore forza nei confronti della controparte industriale e Prato bene avrebbe fatto a perseguire questo obbiettivo, lanciato dalla precedente giunta di centrosinistra. Ma tant’è, ha preferito allisciare il pelo ai signorotti e coccolare la coldiretti. Riguardo ai soldi che mancano aggiungo che l’incapacità di cappellacci è evidente (se non bastassero le altre prove che ha dato di se) dal tacere sistematicamente, per non disturbare il signore di arcore, sulla questione dei fondi FAS. Appena eletto i suoi dirigenti regionali, nominati da lui in presidenza, hanno voluto rimodulare la programmazione dei fondi nazionali e comunitari 2007-2013. La procedura è piuttosto articolata ma per semplificare diciamo che la giunta invia a roma un documento che dice “ho tot di soldi nazionali e comunitari, le mie priorità di investimento sono queste, approvatele presso il CIPE e partiamo con la spesa.”. Questo famoso documento era già nelle mani del governo nazionale perchè prima di dimettersi ci aveva gia pensato Soru e la sua giunta. Cappellacci e i suoi dirigenti hanno pensato bene di fermare le macchine e dire “Alt, la programmazione dei fondi la facciamo noi!”. Lo stop avrebbe avuto il suo senso politico se non fosse che le modifiche sono state di rilevanza nulla, hanno proposto modifiche irrisorie e di vero e proprio imbellettamento. Al governo non è sembrato vero: alla prima riunione utile del CIPE sono stati approvati i documenti di altre regioni che hanno portato a casa un bel pacco di milioni di euro e la sardegna è rimasta al palo. Quando è arrivato il turno di cappellacci, tremonti ha risposto picche perchè nel mentre è scoppiato il casino della crisi finanziaria mondiale, i conti nazionali facevano e fanno schifo e il fondo FAS ha fatto e sta facendo da bancomat per tutte le emergenze: multe per il mancato rispetto delle quote latte, mondezza di napoli, terremoto di l’aquila, mancato introito dell’ici ecc ecc. A noi sardi stanno negando l’applicazione delle nuove regole sulle entrate (frutto della famosa vertenza entrate di soru) e con questo niente sassari olbia, niente metropolitana di superficie cagliaritana, non sono stati ultimati i lavori a la maddalena, non abbiamo i soldi per betile, per ristrutturare s.elia, non ci sono più i soldi per molte cose previste e finanziate nel 2008. In tutto fanno circa 1 milardo e 600milioni di euro. Ecco perchè non possiamo dare il deminimis ai pastori.

  • Concordo su tutto, tranne che su un punto. E’ vero che Floris sapeva che la corresponsione dei famosi 15.000 euro non era sostenibile, basta vedere anche come continua la risposta del MInistro Galan sul punto, oltre che le dichiarazioni di voto dei sardisti in sede di approvazione del famoso ordine del giorno. E’ però altrettanto vero che quell’ordine del giorno è stato approvato ed è agli atti del Consiglio regionale. Partendo da questi dati di fatto io ritengo molto più grave e irresponsabile l’attegiamento di chi approva un ordine del giorno come quello nell’assoluta consapevolezza di non poterlo rispettare.
    Allora a questo punto, dato atto che in ogni caso la violenza non trova mai giustificazione, posso comunque comprendere, non giustificare, chi per mesi si è sentito preso in giro da promesse vane rivolte ad un settore fortemente in crisi. Detto questo non si può che prendere atto che la Giunta e l’assessore Prato in particolare non siano all’altezza del mandato che gli è stato conferito. Prenderene atto in fretta per evitare ulteriori mesi di agonia e per evitare che gli animi si esasperino ancora.
    Una ultima considerazione riguardante il fanmoso ddl sull’agricoltura, cioè quei famosi cinque o sei articoli di legge all’esame delle commissioni. Anche in questo caso si stanno vendendo promesse e si sta spacciando come risolutore un intervento che di risolutore non ha niente. Non sarebbe forse il caso di chiarire tutto questo prima che si creino ulteriori false illusioni? E poi, siamo proprio sicuri che le norme di quel ddl, una volta approvate, non vadano notificate alla Commissione europea in quanto rientranti nel regime degli aiuti? Se così fosse i tempi di erogazione degli stanziamenti in esse previsti si allungherebbero notevolmente, andando bene almeno sei-otto mesi, con ulteriore esasperazione degli animi. Forse è il caso di chiarire bene anche tutto questo.

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