La truffa lombarda, i sardi-muti e l’Italia

4 febbraio 2010 07:287 commentiViews: 15

205Il governo italiano ha impugnato di fronte alla Corte costituzionale la legge regionale sui precari degli enti locali. Non solo, il governo sta tentando di depotenziare il protocollo di accordo sulla scuola votato dal Consiglio regionale per mere competizioni sui ruoli nella formazione degli insegnanti. Il Psd’az sta aspettando con ansia la riapertura del tavolo politico sulla scuola. Il problema è dato, ovviamente, anche dai sardi con importanti responsabilità politiche e burocratiche che non riescono ad interpretare il loro ruolo come farebbe chi si sentisse rappresentante della sovranità popolare della Sardegna e invece le esercitano come chi si sente delegato nella sua funzione dalle conoscenze illustri o dalle amicizie potenti. Ma oggi è importante sottolineare il comportamento del governo italiano, che fa l’occhiuto difensore dell’Unità costituzionale italiana con la Sardegna e invece tace quando la regione Lombardia si autoproclama regione autonoma nella sua legge statutaria all’art.1. Il Pdl rifletta seriamente su quanto sia necessario osare per cambiare la Sardegna. In un carcere siculo dell’Inquisizione c’è un graffito interessante che dice: Pazienza, tempo e pane. La pazienza e il tempo sono finiti, il pane scarseggia.

7 Commenti

  • Cristian Ribichesu

    La valorizzazione della lingua e cultura sarda è importante, ma il vero problema è dato dall’aumento del numero massimo degli alunni per classe fino a 30 e dalla eliminazione delle ore a disposizione alle medie. Il processo di spopolamento delle zone interne non potrà arrestarsi se da queste vengono chiuse le scuole. Nelle zone urbane non è ammissibile fare lezione con classi di 30 alunni e accogliendo spesso alunni di altre classi perchè divisi per mancanza di docenti. In alcune classi più volte quest’anno è capitato di entrare a scuola alla 3a ora e uscire alla fine della 4a, cioè per due ore. La classe docente italiana, poi, è la più anziana, come media d’età, d’Europa e i docenti preparati e formati esistono e aspettano di essere stabilizzati, ma addirittura passando per un percorso inverso a quello che una volta vedeva il progressivo avvicinamento al ruolo, ora l’allontanamento. Ci sono migliaia di giovani che hanno laurea e specializzazione con superamento di selezione nazionale e ulteriori due anni di studio universitari, e altri titoli, e sono disoccupati. Di questi bisogna tenerne conto anche perchè un DPEF non può tecnicamente stravolgere il range, la forchetta, minima e massima di previsioni occupazionali date da concorsi finalizzati al ruolo, perchè altrimenti lede il diritto al lavoro di cittadini che per alcuni settori non godono della stessa uguaglianza riservata ad altri cittadini. Su questo la politica, o chi ha il senso della politica come SERVIZIO per il bene della gente, dovrebbe gridare allo scandalo. Esistono quindi due problemi, il miglioramento della scuola e l’assunzione dei precari, anche per la rigenerazione del corpo docente (si può andare in pensione a 67 anni con i giovani che aspettano?), che si possono risolvere imponendo un numero massimo di alunni per classe inferiore a 30, e io dico che una classe di 20 alunni va bene. Poi, tutte le altre cose seguono, come la valorizzazione locale di lingua, cultura, storia, geografia, flora, fauna, cucina, ecc. Idee concrete per il miglioramento dell’offerta formativa, per il miglioramento della classe docente, per la creazione di un collegamento tra il mondo della scuola e quello del lavoro, anche attraverso una specializzazione degli operatori locali (ad esempio penso ad un collegamento fra le scuole medie e gli istituti alberghieri) esistono (la scusa di molti è dire che non si ha un’idea di scuola, e questo permettetemi ma non è vero, perchè si ha l’idea di tutto, anche della valutazione degli insegnanti), ma non hanno senso se prima non si limita il numero massimo di alunni per classe. La discrepanza data dalle differenze sociali esiste, ma con la nuova scuola aumenterà, perchè nelle medie con 30 alunni e senza ore a disposizione sarà ancora più difficile seguire chi viene da contesti peggiori, e il percorso sarà ancora più marcato segnando la strada dei licei, gli unici che permetteranno l’ingresso all’Università, e gli istituti tecnici e professionali (che verranno esautorati per avvantaggiare gli enti di formazione) e gli stessi enti di formazione orientati sul lavoro. Da ragazzo al liceo ero rimasto piacevolmente colpito dalle idee pedagogiche di Dewey, ma quella di uguaglianza di base per dare a tutti le stesse opportunità non ricalca quello che vedo nella nuova scuola italiana. Il sardo va benissimo, come anche altre cose, ma ci sono delle priorità, e ci sono anche docenti iper-specializzati disoccupati.
    Saluti

  • Antoni Fois

    Su problema de s’iscola in sardigna est gravissimu ,no ets a oe ,ma ue best sa possibilidade de poder agattare una soluzione ,puru sos docentes si dimustrana arressos ,chena iniziativas si limitana a pedire sos dirittos issoro ( si puru giustamente!)chenza dare soluziones alternativas.Pensade a su sardu in sas iscolas, s’europa, s’italia,
    no dana sa possibilidade de l’issizare dae s’asilo fina a sas iscolas medias , umpare cun sa cultura e s’istoria sarda ;dae pagu in d’unu incuntru culturale in berlinu appo appidu sa fortuna de connoschere professores tedescos, ispanniolos, franzesos chi si campana puru insizzende su sardu in sa natziones issoro.Sas lezzes regionales permittini pro esempiu in d’una bidda de duamizza e ottighentos abitantes de dare sa possibilidade de issizare a duos mastros retribuidos normalmente e cun tottu sos dirittos, moltiplicades pro totta sa sardigna, cantos postos fissos si criana ?
    cantas iscolas in sardigna ana preguntadu de poder insizare su sardu?
    cantos professores ana sighidu sas cursos de aggiornamentu de formazione pro sa limba sarda ?
    sos professores mios de chimica faghiana sas letziones in cadduresu
    chena problemas, su professore de istoria de meccanica e telecomunicaziones la faghina in napoletanu in sardigna (cun problemas …dae parte mia)
    cantos comunes ana preguntadu su contributu pro s’isportellu linguisticu in sas biddas, chi da sa posiilidade de criare un’inpiegu ?
    Sa mia sicuramente no est sa soluzione ma” bonu prinzipiu mezzus fine”

    saludos

  • Cristian Ribichesu

    Documento del coordinamento precari della scuola Sassari.

    Un argomento discusso, ma forse non adeguatamente in proporzione all’importanza, almeno dallo scorso anno, è il funzionamento del nostro sistema scolastico e il suo cambiamento. Infatti, che la scuola italiana soffra più problemi è noto, ma la soluzione intrapresa per il suo miglioramento è certamente criticabile. Il tutto, come molti ben sanno, si è risolto in una drastica riduzione di personale, con un taglio di 42.104 docenti e 15.167 collaboratori scolastici (1.928 docenti e 591 collaboratori scolastici in meno per la Sardegna nel 2009/2010), per un totale di 52.171 posti di lavoro in meno in Italia per il corrente anno scolastico, che ammontano a 131.900 se considerati i tagli di tre anni consecutivi, e a fronte di un aumento di 37.441 alunni nel 2009 rispetto al 2008, “stipati” in classi che sono diminuite di 3.826 unità. I finanziamenti per l’Istruzione, poi, sono diminuiti nel tempo, dato che per il 2009 si è registrata una riduzione del 45,77% rispetto al 2001, e del 21,66% rispetto al 2008, e così l’investimento pubblico per questa voce risulta inferiore alla media dei paesi Ocse in proporzione al Pil.
    Proprio uno dei capitoli di spesa che maggiormente risentirà dei tagli della “riforma” è quello riguardante i docenti precari, che nello scorso anno scolastico erano 130.835, cioè il 15,66% dei docenti della scuola italiana. Negli anni, nonostante le esigenze di personale, il precariato scolastico è aumentato, poiché si è scelto di usufruire del lavoro di questi docenti risparmiando sulla stabilizzazione, tanto che dei 130.835 precari in servizio nel 2008/2009 ne sono stati licenziati 110.553 alla fine delle attività didattiche. Perciò sembra che ora si voglia diminuire il precariato non stabilizzando e allontanando sempre più dal ruolo i docenti inseriti nelle graduatorie ad esaurimento provinciali, le stesse da cui si attinge per l’assunzione a tempo indeterminato e determinato.
    E allora non si può che rimanere allibiti davanti ai commenti di cittadini che, estranei al mondo scolastico, ma tempestati dalle informazioni non sempre corrette, credono che si stia operando nel miglior modo possibile per il progresso della Scuola, addirittura pensando che si voglia perfezionare tutta la categoria dei docenti con l’istituzione di “innovativi” corsi di formazione per futuri insegnanti neo-laureati, come riferito dal Ministro all’Istruzione questo settembre, mentre si vogliono tagliare 133.000 precari (più di 80.000 insegnanti) che già hanno superato concorsi o scuole di specializzazione Ssis. Ma come si può parlare, infatti, di formazione di nuovi docenti se vogliono tagliare quelli che fanno parte delle graduatorie ad esaurimento? I nuovi corsi di formazione potrebbero o potranno apportare delle migliorie, ma non si può pensare di non assumere chi fa parte delle graduatorie ad esaurimento e che già ha affrontato un percorso lungo di formazione professionale: laurea; concorsi e/o specializzazione con selezione; ulteriori corsi di perfezionamento; anni di lavoro precario, anche coprendo 200 chilometri al giorno, e continua formazione in itinere.
    Certamente se si vuole migliorare il livello qualitativo dell’apprendimento sarebbe opportuno diminuire il numero massimo degli alunni per classe. Così, mentre tutti i Paesi OCSE vengono richiamati a investire maggiormente nell’Istruzione, mentre lo studio recente del settembre 2009 della Banca d’Italia, “I rendimenti dell’istruzione”, evidenzia i vantaggi economici dati da un maggior finanziamento del sistema scolastico, in Italia si prosegue con i tagli e si diramano informazioni che non sempre rappresentano la realtà, addirittura tenendo i genitori all’oscuro dei problemi che si stanno verificando quotidianamente nelle scuole, con una riduzione dell’offerta formativa a danno della formazione dei loro figli.
    In ragione di tutto ciò, e in seguito ai numerosi problemi verificatisi nel mondo della scuola, fin dall’inizio di quest’anno scolastico, nel territorio locale, il coordinamento dei precari della scuola della provincia di Sassari denuncia inoltre:
    • il danno arrecato alla scuola media, dove, con la cancellazione delle ore a disposizione, ogni qualvolta si assenti per un giorno un docente, si vede spesso la divisione degli alunni di una classe in altre differenti, sovraffollandole. Contemporaneamente, sempre alle scuole medie, secondarie di primo grado, si è negata la possibilità di lezioni individualizzate per quegli alunni con problematiche particolari che, generalmente, venivano seguiti proprio dai docenti che avevano ore a disposizione. Inoltre, troppo frequentemente, per non dire quasi tutti i giorni e in moltissime scuole della provincia (ma la stessa cosa capita in ambito regionale e nazionale), in mancanza di un docente, delle classi vengono fatte entrare a scuola un’ora dopo o fatte uscire un’ora prima, con un danno per l’andamento didattico disciplinare degli alunni, incalcolabile.

    • Il danno arrecato alle scuole elementari, dove molti docenti, che hanno dato la disponibilità, vengono richiamati dal giorno libero, per evitare le nomine dei supplenti; dove molti docenti di ruolo sono costretti a supplire in tutte le classi e per tutte le materie, anche religione, eliminando totalmente le compresenze, causando l’impoverimento dell’offerta formativa;

    • Il danno alle scuole secondarie di secondo grado, le superiori, per i buchi causati dalla riduzione del personale; dove si sono verificati casi di mancate nomine; dove, per la mancanza di ore a disposizione, si sono usati colleghi di sostegno, privando per delle ore gli alunni disabili del servizio tutelato dalla legge 104;

    • I sistemi di ammortizzazione sociale annunciati dal Ministro, con tanta enfasi, che ancora non sono concretamente operanti, dato che molti docenti non hanno neanche ricevuto il pagamento del tfr dello scorso anno, e, lavorando quest’anno per poche ore, hanno perso la disoccupazione di 800 euro per lavorare per poche centinaia di euro, e magari a parecchie decine di chilometri da casa e pagati non sempre puntualmente anche per quelle poche centinaia di euro (non si immagini tanto, 300, 400, 500 euro). La convenzione con l’INPS, poi, per il momento non è ancora funzionante, e si parla di quella convenzione che avrebbe dovuto assicurare un reddito minimo per i precari che avessero lavorato per poche centinaia di euro, con una formula di completamento tra stipendio a tempo determinato e disoccupazione (legge Salva-precari). In definitiva si rimarca il grave danno economico nei confronti dei docenti precari, molti dei quali non vengono pagati nelle scuole in cui lavorano, puntando il dito non sulle dirigenze scolastiche, spesso con finanziamenti sempre più esigui per i vari capitoli di spesa, quanto sul sistema più generale che, evidentemente, con questi ulteriori tagli, priva anche le stesse scuole delle risorse per pagare i supplenti, ledendo il diritto tutelato dalla legge per il pagamento degli stipendi nei tempi opportuni, e ragionevoli;

    • L’inefficacia dei progetti regionali contro la dispersione scolastica, che dovevano essere finalizzati anche all’inserimento lavorativo dei precari, almeno per il 60% dei totali finanziati alle scuole, attraverso dei contratti semestrali, ma che per continui rinvii, come la richiesta di un’ulteriore dichiarazione di disponibilità da parte dei precari, in linea teorica, se dovessero essere avviati a febbraio, vedrebbero il termine a luglio, con concrete difficoltà d’attuazione, dato che nelle scuole medie le attività terminano il 30 giugno ed è improponibile un recupero scolastico, facoltativo, in estate; l’inefficacia dei progetti regionali che dovevano servire anche per il completamento dell’orario di servizio dei supplenti ma che, in molte scuole, sembrerebbero incompatibili con le ore di servizio,ponendo molti colleghi docenti precari nell’impossibilità di avere un orario di lavoro completo;

    • Il danno a carico di molti lavoratori precari ATA, collaboratori scolastici, inseriti in prima fascia, che, pur avendo maturato 180 giorni di lavoro lo scorso anno, ma in modo non continuativo, si vedono superati dai colleghi di seconda fascia che lo scorso anno hanno lavorato per 180 giorni continuativi, il tutto per effetto della così detta legge “salva-precari”;

    • La carenza d’informazione sul disagio che si sta creando nella scuola ogni giorno, con disagi poco noti alle famiglie e a danno della formazione degli alunni;

    • Il disinteresse della classe politica di ogni colore, sia per il danno arrecato alla formazione degli alunni che per il danno arrecato ai lavoratori precari della scuola, in assoluto disprezzo di alcuni diritti principali, come quello al lavoro, all’uguaglianza, all’istruzione.

    In poche parole a oggi esistono i casi dei docenti supplenti non pagati regolarmente, con ritardi di mesi; le numerose situazioni di alunni che, in mancanza di un docente vengono divisi in varie classi, sovraffollandole, anche oltre i limiti imposti dalla legge sulla sicurezza; l’ingresso posticipato di un’ora o l’uscita anticipata per molte classi in cui si verifica l’assenza di un docente; la mancata nomina di molti docenti e l’impossibilità di seguire in maniera individualizzata gli alunni difficili, per la mancanza delle ore a disposizione.
    Fanno rabbia, poi, le storie individuali dei singoli colleghi precari, come quella di Paola, iper-specializzata, che, dopo anni di insegnamento, si ritrova a casa disoccupata, o come quella di Barbara, che, dopo laurea con il massimo dei voti, e specializzazione Ssis di due anni, di selezione, studi post universitari e di tirocinio, e tasse salate, si vede chiuse in faccia le porte dell’inserimento lavorativo all’indomani dell’abilitazione, con la paura di un taglio definitivo, segnato anche dalla minaccia della formazione di una ulteriore nuova classe docente. Ma esistono anche i casi di altri, più e meno, giovani specializzati, come Laura, chiamati a lavorare per progetti scolastici regionali di un’ora alla settimana, come l’attivazione di sportelli didattici, con la stipula di contratti particolari che, nel caso in cui gli alunni non si presentino, vedono il mancato pagamento delle ore del progetto; progetti che inoltre, per le dichiarazioni diramate da alcune scuole, impedirebbero il completamento del servizio con le supplenze, per una non bene specificata incompatibilità. Oppure ci sono i casi dei colleghi penalizzati dal “Salva-precari”, come quello del collega Luigi che, non il solo, dal sistema informatico centrale, risulterebbe, pur essendolo, non beneficiario per la precedenza nella nomina delle supplenze, confinato in un limbo d’attesa che lo danneggia sul piano giuridico ed economico. E i problemi dei singoli sono tantissimi, risultando così un problema generale.
    Come ribadito, la “riforma” Gelmini è data essenzialmente da un enorme taglio a carico del personale scolastico precario, con ricadute pesanti sulla didattica offerta nelle scuole, e contemporaneamente un danno incalcolabile nel breve termine, ma pesante e grave per le conseguenze negative che apporterà nel sistema socio-economico del Paese intero in un futuro recente. Come tutti sanno, è statisticamente provato che un maggior investimento in cultura, istruzione e ricerca comporta un conseguente miglioramento sociale ed economico. Qualsiasi sistema, inoltre, per funzionare deve avere a disposizione tutte le risorse che lo completano organicamente, risorse umane, finanziarie, organizzative e strutturali, mentre questa “riforma Gelmini” taglia tutte queste voci. Si rimane allibiti, inoltre, davanti all’affermazione del Ministro all’Istruzione di voler migliorare la Scuola con una nuova formazione dei docenti, dato che i docenti preparati e qualificati esistono e da anni lavorano come precari in mezzo a mille difficoltà. E intanto molti docenti precari, supplenti, come scritto, stanno lavorando in previsione di uno stipendio il cui pagamento viene posticipato nel tempo, perché in molte scuole mancano le risorse finanziarie per pagare supplenti, materiali e sussidi didattici, e le manutenzioni spesso sono carenti, troppo. In ragione di tutto ciò il Governo, proprio vedendo la riduzione progressiva dei finanziamenti per l’Istruzione, avrebbe dovuto aumentare le risorse per la Scuola, non diminuirle facendo breccia nei problemi esistenti e creando una voragine. In merito alla Sardegna, inoltre, si ribadisce che, anche in considerazione dell’alto indice di dispersione scolastica e dei bassi livelli di apprendimento scolastico caratterizzante la nostra regione, fanalino di coda d’Europa e d’Italia, sarebbe opportuno prevedere l’assunzione di più personale docente proprio per il miglioramento dell’offerta formativa, non il contrario, dato che non è possibile impostare una riforma senza considerare le problematiche locali, perché in questo modo, sulla base di un taglio orizzontale di falsa uguaglianza, s’imposta un trattamento disuguale a danno delle regioni che già sono più penalizzate.
    Il Coordinamento dei precari di Sassari si riserverà di inviare un documento di denuncia delle gravi situazioni che si stanno verificando nel mondo della scuola, sia ai sindacati, che alle varie figure istituzionali e politiche del territorio locale e nazionale, inoltre si attiverà per richiedere immediatamente un tavolo tecnico, come concordato all’inizio dell’anno scolastico con il Presidente della Provincia di Sassari.
    Evidentemente, in questa grave situazione ai danni di uno dei principali comparti dello Stato, il principale ente educativo di formazione culturale pubblica, non si può più tollerare uno stato di apatia complice della deriva della scuola. Invece, è importante che, davanti alla prova provata del malfunzionamento scolastico, per il taglio di risorse ed organici, davanti all’effettiva esigenza di più personale scolastico, in una scuola che vede classi sempre più numerose e difficilmente gestibili, tutti, genitori, docenti precari e di ruolo, dirigenti, politici di ogni schieramento, si attivino per difendere la scuola pubblica, la formazione dei giovani e la sorte degli stessi docenti e collaboratori precari. Uno sforzo di coscienza, in questo frangente, risulta doveroso, e nessuno degli interessati può esimersi dal collaborare.

  • Cristian Ribichesu

    http://www.comune.sassari.it/comune/consiglio/dl_calderoli.pdf

    Disegno di legge recante “Individuazione delle funzioni fondamentali di Comuni,
    Province e Città metropolitane, semplificazione dell’ordinamento regionale e degli
    enti locali, nonchè delega al Governo in materia di trasferimento di funzioni
    amministrative, Carta delle autonomie locali, razionalizzazione delle Province e
    degli Uffici territoriali del Governo. Riordino di enti ed organismi decentrati”

  • Colpo Grosso

    Aggiornamento su nucleare e competenze:

    ROMA – Il Consiglio dei ministri ha deciso di impugnare dinnanzi alla Corte Costituzionale le leggi regionali di Puglia, Campania e Basilicata che impediscono l’installazione di impianti nucleari nei loro territori. Lo riferiscono fonti governative. La decisione è stata presa su proposta del ministro Claudio Scajola (Sviluppo Economico) e d’intesa con il ministro Raffaele Fitto (Affari Regionali).
    “L’impugnativa delle tre leggi è necessaria per ragioni di diritto e di merito”, ha spiegato il ministro Scajola. “In punto di diritto – ha aggiunto – le tre leggi intervengono autonomamente in una materia concorrente con lo Stato (produzione, trasporto e distribuzione di energia elettrica) e non riconoscono l’esclusiva competenza dello Stato in materia di tutela dell’ambiente, della sicurezza interna e della concorrenza (articolo 117 comma 2 della Costituzione). Non impugnare le tre leggi avrebbe costituito un precedente pericoloso perché si potrebbe indurre le Regioni ad adottare altre decisioni negative sulla localizzazione di infrastrutture necessarie per il Paese”

  • Mi spiace ma proprio non vi seguo, questo è qualunquismo. Resto alla legge regionale sui precari degli enti locali: e meno male che è stata impugnata dal Governo! Cari signori, se vogliamo confrontarci sul merito di quella legge io sono disponibile,disponibile ad aprirvi gli occhi e a dimostrare che si tratta di una vera e propria porcata. Ma dove vivete? Perchè non la smettete di parlare per slogan e fare dietrologia elettorale sulla fame e disperazione dei poveracci? Mi spiego:quella legge regionale che tanto difendete, proprio per come è stata scritta, è un vero è proprio salvacondotto per una generale legalizzazione delle clientele, di veri e propri abusi ai danni di chi, rispettando e difendendo la Costituzione, vorrebbe accedere nella pubblica amministrazione con un vero e proprio concorso pubblico. E sto parlando di migliaia e migliaia di disoccupati e veri precari che sono incazzati neri per quella vergognosa legge (e il silenzio dei sindacati che si sono ben guardati dal difendere quella legge dovrebbe pure dire qualcosa…). Legge grazie alla quale alcuni enti locali -in primis la Provincia di Cagliari- vorrebbero assumere (con 10 domandine ridicole del tipo: “Le province possono ricevere finanziamenti diretti dallo Stato per la realizzazione di opere pubbliche?”) non solo e tanto i precari (cococo) di lunga data, e passi pure che mi pare giusto, ma anche gli interinali (ovvero coloro che non hanno mai avuto alcun rapporto contrattuale diretto con la pa -quindi non possono ritenersi precari della stessa- avendolo invece con società private fornitrici di lavoro, e sappiamo tutti bene come funziona il meccanismo di reclutamento….) e fino anche a dipendenti di cooperative che prestano servizi all’ente ed anche, roba dell’altro mondo, precari con partita iva che lavoravano a tempo determinato nell’ente e fornivano quindi prestazioni di servizio! Questi sono i fatti, per chi li conosce bene e per chi dovrebbe, prima di stracciarsi le vesti, verificare le cose proprio per evitare di alimentare una guerra tra poveri. Non ci sono solo le aspettative di chi non ha titoli per accedere nella pubblica amministrazione da patrocinare (indegnamente), vi sono anche i diritti dei poveracci che non hanno santi e padrini a cui rivolgersi, che non si prestano a queste truffe e che aspettano di essere giustamente considerati e valutati in un concorso pubblico, nella stessa identica maniera in tutta Italia, isole comprese. Bene ha fatto la USL di Cagliari a comportarsi diversamente. È notizia di oggi,la posto di sotto.Saluti.

    La Nuova Sardegna
    L’Asl non assume gli interinali
    Dall’Azienda replica secca alle polemiche sul Cup
    CAGLIARI. I lavoratori interinali del centro prenotazioni della Asl in scadenza di contratto “non possono vantare diritti nei confronti dell’Azienda”. A scriverlo è la stessa Asl nella risposta al comunicato di chi protestava per essere stato sostituito.
    La posizione dell’Azienda è netta: «Gli interinali sono lavoratori inviati direttamente da un’agenzia esterna, non hanno un rapporto diretto e formale con l’Asl, non sono vincitori di concorso pubblico ed è proprio per questi motivi che non possono in alcun modo vantare diritti contrattuali nei confronti della stessa Asl». Il caso per gli uffici di via Piero della Francesca, sede dell’Azienda, è dunque chiuso. C’è però un’alta notizia, inserita nel comunicato, ed è quella che “è stato avviato il processo di affidare all’esterno il servizio di prenotazione e ticket”. Non c’è una data sull’avvio della procedura – l’Asl parla un generico intendimento – ma è chiaro che la macchina è stata già messa in moto. Resta da capire come l’esternalizzazione sarà portata avanti e quali i costi. Da subito comunque l’Asl precisa: «Tutto avverrà nel rispetto delle procedure di reclutamento, tenendo conto del fabbisogno organizativo e della preventiva consultazione delle organizzazioni sindacali».

  • La Legge 27 dicembre 2006, n. 296 che tra l’altro istituisce e detta i criteri di individuazione delle ZFU – Zone Franche Urbane – (in Sardegna furono individuate tre zone, la zona di Cagliari, di Quartu e di Iglesias), nel silenzio di rappresentanti la Sardegna alla Camera e al Senato, quindi con importanti responsabilità politiche e burocratiche, viene emanato il Decreto-Legge 30 dicembre 2009, n. 194, che modifica e snatura il significato stesso delle ZFU.

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