La tirannia della Lsc

17 giugno 2011 06:5436 commentiViews: 513

lingua-sardaL’Academia (lo scrivo senza accento, perché non sopporto le abitudini grafiche di importazione iberica…) de su sardu ha pubblicato questo comunicato sul nuovo piano triennale per la lingua sarda. È un buono spunto per costruire una posizione seria sulle politiche linguistiche.

La Regione ha definito un nuovo piano triennale per la lingua sarda (2011-2013), voluto dalla Giunta e dall’assessore competente Milia, che sarà presentato al Consiglio Regionale per l’acquisizione di un parere. È quanto si apprende dal sito della Regione Sardegna, con la notizia pubblicata il 24 maggio 2011. Il documento è reperibile, non senza difficoltà, al seguente indirizzo: https://www.regione.sardegna.it/documenti/1_106_20110601093442.pdf
Nel corposo documento sono presenti punti di pregio e buone iniziative, tuttavia vanno evidenziate diverse criticità:

Sono ignorate tutte le proposte che negli anni sono state elaborate e presentate in modo ufficiale, ricevendo l’approvazione anche di organi intermedi, in alternativa allo standard regionale a base logudorese, conosciuto come Limba Sarda Comuna (LSC), voluto dalla Giunta Soru e mai discusso e tanto meno approvato in Consiglio Regionale. È il caso della proposta di standard a doppia norma che prevede la medesima dignità per Campidanese-Logudorese, contenuta nel volume “Arrègulas po ortografia, fonètica, morfologia e fueddàriu de sa Norma Campidanesa de sa Lìngua Sarda” (Alfa Editrice, marzo 2009) reperibile all’indirizzo: http://academiadesusardu.files.wordpress.com/2009/07/arregulas.pdf della Acadèmia de su sardu onlus. Non si cita neanche il fatto che tale proposta sia stata adottata ufficialmente dalla Provincia di Cagliari con delibera del Consiglio Provinciale n. 17 del 17/03/2010 votata all’unanimità (il primo consiglio che abbia fatto in modo democratico una scelta così importante).

Nel documento sono ignorate le osservazioni e le richieste di modifica della LSC presentate dai linguisti Massimo Pittau, Eduardo Blasco Ferrer, Marinella Lörinczi, Giovanni Lupinu e Giulio Paulis e degli studiosi Giulio Angioni e Mario Puddu, così come di scrittori, operatori degli sportelli linguistici, associazioni culturali e comuni cittadini. Una richiesta di modifica massiccia e vibrante, ancora in atto, della quale però non vi è nessun accoglimento pratico nel piano triennale, dove si presenta la Limba Sarda Comuna come un’acquisizione pacifica e condivisa da tutti. Si legga questo passaggio:
L’implementazione delle norme linguistiche di riferimento, e delle altre varietà tradizionali di sardo, anche attraverso l’uso diretto della lingua mediato dal Servizio Lingua e Cultura Sarda, ha dato esito positivo perlomeno nella sperimentazione interna e nell’approccio esterno in quelle azioni di presenza nella società che sono state promosse durante il triennio […] L’uso dello standard anche nella gran parte degli uffici linguistici di province e comuni (il 73% circa secondo i monitoraggi reperibili in appendice) ha confermato l’opportunità della scelta… (pp. 13-14).
Si sostiene che il 73% degli uffici linguistici utilizzi la LSC e si rimanda all’appendice dove, guarda caso, si corregge il tiro precisando che questi uffici utilizzano la variante locale e soltanto in qualche caso anche la LSC.
Il documento non riporta neanche la produzione di strumenti per l’utilizzo di uno standard a doppia norma, che nel frattempo sono usciti sia per la Provincia di Cagliari, sia nei comuni, nelle associazioni e grazie agli operatori della lingua sarda. Non si parla di “Arrègulas”, come detto la lingua ufficiale della Provincia di Cagliari che la utilizza in bandi e delibere e nella comunicazione pubblica, come nel caso della guida turistica offerta anche in lingua sarda ai turisti. Allo stesso modo non si citano L’albero del riccio / Sa mata de s’eritzu / Sa mata de s’arritzoni di Antioco M. G., Cardia A. e Perra P. (Iskra, 2009), Durche e sos mistèrios de Abbiscura. Durci e is mistèrius de Acuascuria. Dolce e i misteri di Acquascura di Marchetti, Cubeddu, Cardia (Aipsa, 2010) o il lavoro di Stefano Cherchi Is primus milli fueddus / Sas primas 1000 allegas in sardu (Alfa Editrice, 2010) e altri ancora.
La stessa Provincia inoltre, col suo ufficio lingua sarda, si è già attivata per creare un coordinamento degli sportellisti del territorio, promuovendo incontri e scambi tra gli stessi.

È in atto un tentativo di accentramento di potere a favore dello Sportello Linguistico Regionale. A questo si vorrebbero affidare attività di controllo e indirizzo della politica linguistica sarda, allo scopo di omogeneizzare l’attività degli sportelli nonché di regolare le carriere degli operatori della lingua. Questo potrebbe portare alla censura degli operatori e degli sportelli non allineati alla politica monolinguistica della LSC, attivando un rigido controllo sulle loro attività e carriere a discrezione dell’ufficio regionale, malgrado i finanziamenti di cui gli operatori e sportelli usufruiscono non siano di provenienza regionale. Si noti questi passaggio esemplificativo:
Tutto ciò in un quadro che vede la Regione al centro di tutte le attività di pianificazione linguistica, per mezzo dello Sportello Linguistico Regionale, con un ruolo di indirizzo e coordinamento per gli sportelli linguistici sovracomunali per garantire un’omogenea e uniforme attività di promozione, valorizzazione e utilizzo della lingua di minoranza secondo le linee di indirizzo regionali […] Sarà data particolare importanza alla preparazione e qualificazione degli operatori della politica linguistica, anche con realizzazione di graduatorie regionali (pp. 43-44).

Il piano triennale lascia intendere che al di fuori della LSC regni l’anarchia, come se gli operatori che non la utilizzano – perché non possono, in quanto rifiutata concretamente dalla popolazione – lavorassero senza regole e coordinamento. Così non è: numerosi operatori della Sardegna meridionale utilizzano la norma campidanese adottata ufficialmente dalla Provincia di Cagliari che trova grande accoglimento nella popolazione.
Da quando esiste la figura professionale dell’operatore, vale a dire dalle prime applicazioni della legge statale 482/99, gli operatori non hanno mai rifiutato provvedimenti di accertamento e certificazione delle competenze. Questo al fine di far prevalere la qualità del servizio, derivante dalle effettive capacità degli operatori indipendentemente da valutazioni di tipo politico che potrebbero inquinare il settore.
Se i provvedimenti di valutazione e certificazione sono necessari per gli operatori di base, ancor più lo sono per gli organi superiori. Appare evidente la necessità di procedere immediatamente al monitoraggio dell’attività svolta dal direttore dell’ufficio linguistico regionale in carica, anche in merito ai rapporti con gli uffici linguistici, le istituzioni locali, gli operatori e la cittadinanza, al fine di valutarne l’operato.

Qualunque sia il risultato della valutazione, è chiara e doverosa, ai fini della trasparenza e della massima qualità a favore dell’utenza, la necessità di procedere a un bando di concorso aperto a linguisti titolati per poter svolgere un compito così delicato, che richiede, oltre alle competenze tecniche, indispensabili capacità di valorizzazione delle risorse umane e di negoziazione e mediazione con tutti gli attori coinvolti.
Si auspica che nella discussione in Consiglio vengano evidenziate e discusse le criticità da noi segnalate, al fine di porvi rimedio in modo democratico e condiviso, anche sentiti gli operatori del settore realmente e quotidianamente coinvolti nella promozione sociale del bilinguismo.

36 Commenti

  • Perdu Contu

    Io inviterei il Giuanni Masala e anche un tale Michele Podda a tradurre l’intervento dello stesso Masala su una qualsiasi parte riguardante il piano triennale proposto e contestato. Ma anche qualche bella proposta di legge di Maninchedda.. Quando ho fatto i corsi nel mio Comune ho avuto un bel po’ di difficoltà. Magari loro due sono più bravi di noi dipendenti.. ci diano l’esempio e ci facciano vedere come si fa! No esti a ciacciarrai sceti, no!

    ci dice Masala o Podda cosa ne pensa di farci vedere in sardo sintzillu e non porcheddino, in qualsiasi forma grafica, questo? “Tzerriai a is becciusu si no arrennesceisi”

    (Piano triennale sopracitato)

    2.4. Visibilità della lingua sarda: Sa Limba sarda a campu: adesivi,
    locandine, monografie, volumi divulgativi, manifesti, brochures, opuscoli, segnalibri, diari scolastici, agende, calendari in formati diversi, gadget vari. La Giunta si impegna a reperire le risorse per finanziare questo progetto negli esercizi finanziari
    2012 e 2013

  • Michele Podda

    Perfetto l’intervento di Giovanni Masala, considerato che ha dovuto abbreviare un po’ (chiedo se può inviarmi l’indirizzo mail a michelipo@tiscali.it).
    Aggiungerei soltanto:

    – Introdurre il sardo a scuola non serve solo per impararlo,perché effettivamente ci sarebbero anche altre occasioni per farlo, quanto per dare alla limba quel PRESTIGIO che unico può portare alla sua rinascita.
    – In tutti i punti finanziati o da finanziare, GUARDA CASO, manca proprio l’inserimento del sardo in tutte le scuole, né vi è la precisa richiesta dell’Ufficio all’Assessore, alla Giunta o al Consiglio.
    – Purtroppo non è solo la LSC a avere quella veste “porcheddina” dell’italiano sardizzato; per cui gli insegnanti di sardo, che ci sono sicuramente, vanno individuati con attenzione e particolare cura. Dobbiamo metterci in testa che, se scriviamo in sardo, l’italiano deve stare ben lontano, non solo nel lessico ma anche nella sintassi, nei modi di dire, nei proverbi. La lingua sarda può essere demolita anche insegnandola INFARCITA DI FORME ITALICHE come spesso accade di vedere e di sentire.
    – Alcuni buontemponi che NON SANNO parlare e scrivere veramente in sardo, o NON VOGLIONO IMPEGNARSI per farlo, perché costa tanta fatica, dicono che IL SARDO SI DEVE SVECCHIARE, deve essere moderno, come l’italiano. E ancora, che le parole che non ha il sardo si devono prendere dall’italiano. E’ UNA BALLA: i nostri anziani potevano dire tutto in sardo; se mancava un termine costruivano una frase, sempre in sardo però.

    I percoli per la nostra lingua sono tanti.

  • Nel nuovo piano triennale (alla pag. 21) si annuncia la necessità di una nuova legge regionale per sostituire e migliorare quella esistente e si scrive tra l’altro che: “La dottrina internazionale della pianificazione linguistica sostiene che a questo scopo bisogna che la lingua abbia prestigio, sia presente nello spazio pubblico comunicativo, abbia una sua utilità sociale. Queste sono le premesse per cui in famiglia si riprenda a parlare in sardo”

    Ma la parola “scuola” è per il legislatore sottintesa? Oppure la verità è che non è interessato e vuol continuare a spendere centinaia di migliaia di euro per segnaletica, traduzioni di leggi, correttori ortografici, corsi di sardo per i dipendenti degli uffici pubblici, atlanti e balle varie? La lingua si salva in un altro modo, non distribuendo prebende agli amici!!!

    Nel dicembre 2008 era stato elaborato un disegno di legge che, anche se abbondantemente copiato dalla legge regionale friulana, prevedeva pur sempre 1-2 ore di sardo nelle scuole. Io mi chiedo: perché dopo quasi 3 anni quel disegno di legge non è stato migliorato e ripresentato in Giunta e in Consiglio Regionale? Quanti anni devono ancora passare? Lo si vuole ripresentare di nuovo un mese prima delle prossime elezioni? Non mi si dica che “non è possibile in quanto la norma verrebbe dichiarata anticostituzionale, come è già successo per qualche altra regione d’Italia” perché sono tutte fandonie.

    Un’altra cosa: la stragrande maggioranza dei sardi desiderano che l’80-90 per cento delle risorse finanziarie vengano destinate ad insegnare ai bambini delle scuole materne ed elementari a scrivere, leggere, parlare la propria variante locale per 2-3 ore alla settimana, esattamente come si fa per l’inglese. È triste ma è così, il sardo è oggi per la quasi totalità dei bambini sardi pressoché una lingua straniera e così va insegnato.

    Pretendere dall’oggi al domani di insegnare le altre materie in sardo è utopico in questo momento; al massimo l’insegnante di sardo potrà insegnare (sempre nella variante locale) un po’ di storia sarda e altre cognizioni inerenti la Sardegna ma dopo alcuni anni e dopo che i bambini padroneggeranno perfettamente la loro variante di sardo.

    Perché allora non rispettare questa volontà? Contemporaneamente continueranno ad esserci scrittori che usano il campidanese generale, il logudorese, la lsc, la limba de mesania, la variante locale ecc. E per i partiti politici sarà lo stesso. Anche irs e progres lo fanno già. E spero e credo che progres al prossimo congresso utilizzerà il sardo, almeno nei manifesti e nei materiali pubblicitari; e saranno naturalmente liberi di utilizzare la variante che preferiranno, che può essere anche la lsc. Ma la scuola è un altro paio di maniche.

    Chi insegnerà il sardo nelle materne e nelle elementari? Chi è laureato in scienze dell’educazione e abbia dato con successo esami di sardo all’università. Ma si deve trattare di persone che lo fanno oltreché perché ne posseggono i titoli, anche perché ne sono appassionate, che preparino, anche insieme ai bambini, il materiale didattico nella variante locale. E così anche la creatività e la fantasia degli scolari verrà stimolata e quando torneranno a casa potranno parlare con i loro nonni nel loro sardo, non in lsc! La scuola non può continuare a promuovere il mutismo tra i familiari o condannarli a parlare soltanto in italiano (porcheddino) o in lsc (porcheddina). Questi sono i requisiti oggi per insegnare una lingua nella scuola primaria, non altri. L’unificazione della lingua è e sarà un passo successivo, adesso si deve cercare di salvare quello che c’è non quello che non c’è!!!

    Se un insegnante di sardo deve insegnare per 20 ore la settimana riuscirà a farlo esattamente in 10 classi con 2 ore per classe. È quindi necessaria una nuova materia: “lingua e civiltà sarda” come esiste anche “lingua e civiltà inglese” alle elementari.
    100 nuovi insegnanti potrebbero quindi insegnare in 1000 classi. Ma quanto costano 100 nuovi insegnanti di scuola materna ed elementare?
    3600000 euro all’anno. 25000 bambini potrebbero così riappropriarsi in pochi anni della loro lingua. Con 200 nuovi insegnanti e una spesa di 7000000 di euro annuali 50000 bambini potrebbero reimparare la propria variante locale della lingua sarda, ma la regione cosa fa?

    E così siamo di nuovo al piano triennale:

    I finanziamenti si dividono in 4 Aree di intervento:

    1. Tutela e valorizzazione del patrimonio culturale immateriale delle varietà linguistiche della Sardegna
    2. Promozione, rivitalizzazione e pianificazione linguistica e culturale
    3. Promozione e valorizzazione della cultura e della lingua della Sardegna a scuola e nell’università’
    4. Promozione e rivitalizzazione della lingua sarda nell’ambito liturgico ed ecclesiale.

    Nell’area di intervento 1 sono previsti, tra gli altri non ancora definiti, questi finanziamenti:

    1.1. Acquisizione di diritti per il web di opere di traduzione di classici della letteratura internazionale in sardo dall’italiano o da altre lingue e di opere didattiche per l’apprendimento della lingua sarda: es. finanziario 2011 euro 117.000,00; es. finanziario 2012 euro 117.000,00; es. finanziario 2013 euro 117.000,00.
    1.2. Valorizzazione della lingua sarda attraverso l’organizzazione di festival letteratura, teatro, musica e cinema; spesa ancora da definire.
    1.3. Implementazione dell’Atlante Toponomastico Sardo e della segnaletica bilingue. Spesa ancora da definire.
    1.4. Carta delle minoranze linguistiche in Sardegna: es. finanziario 2011 euro 80.000,00; es. finanziario 2012 euro 80.000,00; es. finanziario 2013 euro 80.000,00.
    1.5. Implementazione dell’Alimus, Atlante Linguistico Multimediale della Sardegna e promozione di tutte le varietà linguistiche della Sardegna: es. finanziario 2011 euro 73.000,00; es. finanziario 2012 euro 0,00; es. finanziario 2013 euro 0,00
    1.6. Dizionario normativo della lingua sarda: La Giunta si impegna a reperire adeguate risorse per finanziare questo progetto negli esercizi finanziari 2012 e 2013
    1.7. Dizionario generale delle varietà linguistiche della lingua sarda. Opera del Vocabolario generale della lingua sarda: La Giunta si impegna a reperire adeguate risorse per finanziare questo progetto negli esercizi finanziari 2012 e 2013

    Nell’area di intervento 2 sono previsti, tra gli altri non ancora definiti, questi finanziamenti:

    2.1. Promozione dell’informazione e comunicazione in lingua sarda e nelle varietà alloglotte (radio, tv, giornali, internet ecc.): es. finanziario 2011 euro 398.000,00; es. finanziario 2012 euro 0,00
    es. finanziario 2013 euro 0,00
    2.2. Sostegno finanziario e organizzativo agli sportelli linguistici sovra comunali a regia regionale: La Giunta si impegna a reperire le risorse per finanziare questo progetto negli esercizi finanziari
    2012 e 2013

    2.3. Implementazione Sportello Linguistico Regionale – Ufìtziu de sa Limba Sarda: es. finanziario 2011 euro 60.000,00; es. finanziario 2012 euro 60.000,00; es. finanziario 2013 euro 60.000,00

    2.4. Visibilità della lingua sarda: Sa Limba sarda a campu: adesivi,
    locandine, monografie, volumi divulgativi, manifesti, brochures, opuscoli, segnalibri, diari scolastici, agende, calendari in formati diversi, gadget vari. La Giunta si impegna a reperire le risorse per finanziare questo progetto negli esercizi finanziari
    2012 e 2013.

    2.5. Correttore automatico della lingua sarda: es. finanziario 2011 euro 50.000,00; es. finanziario 2012 euro 50.000,00; es. finanziario 2013 euro 50.000,00

    2.6. Realizzazione del T9 in sardo e altri applicativi high tech: La Giunta si impegna a reperire le risorse per finanziare questo progetto negli esercizi finanziari 2012 e 2013

    2.7. Interventi a favore della cultura sarda fuori dalla Sardegna e all’estero; es. finanziario 2011 euro 100.000,00 es. finanziario 2012 euro 100.000,00; es. finanziario 2013 euro 100.000,00

    2.8. Conferenza annuale e monitoraggio degli interventi: es. finanziario 2011 euro 25.000,00; es. finanziario 2012 euro 25.000,00
    es. finanziario 2013 euro 24.000,00

    2.9. Valorizzazione delle varietà alloglotte presenti nel territorio regionale: La Giunta si impegna a reperire adeguate risorse per finanziare questo progetto negli esercizi finanziari 2012 e 2013.

    2.10. Progetto di valorizzazione e normalizzazione del catalano di Alghero: La Giunta si impegna a reperire adeguate risorse per finanziare questo progetto negli esercizi finanziari 2012 e 2013

    2.11. Favorire uso del sardo nei settori di promozione economica in etichettaggio, insegne, immagine coordinata delle imprese private: La Giunta si impegna a reperire le risorse per finanziare questo progetto negli esercizi finanziari 2012 e 2013

    Finalmente arriva l’Area di intervento 3 di Promozione e valorizzazione della cultura e della lingua della Sardegna
    nell’istruzione

    3.1. Implementazione dell’Istruzione in lingua sarda nell’orario curricolare: La Giunta si impegna a reperire le risorse per finanziare questo progetto negli esercizi finanziari
    2012 e 2013. Ma poche righe prima si legge parla di 50000 euro (annuali?)

    3.2. Borse di studio: La Giunta si impegna a reperire le risorse per finanziare questo progetto negli esercizi finanziari 2012 e 2013

    3.3. Finanziamento all’Università di Cagliari e Sassari per l’espletamento di corsi universitari in lingua di minoranza: La Giunta si impegna a reperire le risorse per finanziare questo progetto negli esercizi finanziari 2012 e 2013

    3.4. Formazione degli insegnanti e/o degli operatori linguistici – Sostegno a istituti privati: La Giunta si impegna a reperire le risorse per finanziare questo progetto negli esercizi finanziari
    2012 e 2013

    3.5. Promozione di elaborati in lingua sarda nelle scuole di ogni ordine e grado: La Giunta si impegna a reperire le risorse per finanziare questo progetto negli esercizi finanziari
    2012 e 2013

    3.6. Sorigheddu – Topolino in lingua sarda: La Giunta si impegna a reperire le risorse per finanziare questo progetto negli esercizi finanziari 2012 e 2013.

    3.7. Campagna di alfabetizzazione della popolazione sulla lingua sarda e sulla diversità linguistica e i vantaggi del bilinguismo precoce: La Giunta si impegna a reperire le risorse per finanziare questo progetto negli esercizi finanziari 2012 e 2013

    3.8. Attività di divulgazione della lingua sarda nelle ludoteche: La Giunta si impegna a reperire le risorse per finanziare questo progetto negli esercizi finanziari 2012 e 2013

    Area d’intervento 4: Promozione e rivitalizzazione della lingua sarda nella liturgia e nel campo religioso

    4.1. Istituzione di una commissione Regione – Conferenza Episcopale Sarda al fine di facilitare la valorizzazione della lingua sarda all’interno della liturgia: La Giunta si impegna a reperire le risorse per finanziare questo progetto negli esercizi finanziari
    2012 e 2013

    4.2. Promozione delle traduzioni in sardo del lezionario e del messale in uso nella messa cattolica e di altri testi religiosi: La Giunta si impegna a reperire le risorse per finanziare questo progetto negli esercizi finanziari 2012 e 2013

    Insomma, pare che per insegnare il sardo a scuola siano stati destinati 50000 euro che corrispondono al 3-4 per cento delle somme disponibili, mentre per tutto il resto 1-2000000 di euro. Questo piano triennale è scandaloso, spero che il Consiglio Regionale se ne accorga e lo faccia modificare al più presto.

    Insomma era vero che il legislatore non lavora per i bambini ma per i suoi amichetti più grandi. Riassumendo, la stragrande maggioranza dei sardi vuole/vorrebbe l’80-90 per cento dei finanziamenti per il sardo locale a scuola e questi ne destinano invece il 3-4 per cento. Incredibile! Capirei la destinazione di 1-2 milioni di euro a cose non scolastiche se ci fosse una disponibilità di 10-20000000 di euro ma non è così. La Sardegna non è la Catalogna. I soldi sono pochi e vanno spesi nella direzione giusta.

    Nonostante le decine di milioni di euro spese negli ultimi 15 anni le inchieste sociolinguistiche dimostrano che i giovani parlano sempre meno il sardo, come ammettono anche ormai i più accaniti difensori della limba. Non sarebbe quindi il caso di invertire la destinazione dei finanziamenti e vedere si vi sarà un’inversione di tendenza?

    La parola al Consiglio Regionale.

    Giuanne Masala

  • Sigumenti seis unu movimentu polìticu fait a nai cosa de bosàterus o no? Deu mi pensu ca eja, ca no seis “intoccabili”. Sigumenti tui as fatu unu bellu interbentu apitzu de s’imperu de su sardu, unu podit nai chi, is fueddus funt bellus ma in sa pràtica, no torrant, ca mancu in su logu tuu su sardu ddu manìgiant! Manifestus in italianu, programas scritus in italianus, in TV chistionais in italianu, situ internet in italianu…pitica sa coerèntzia! Ariserus eis postu in su situ un’àteru artìculu, in cali lìngua? italianu of course! No ddu potzu nai? seu amanchendi de arrespetu diaici? po prexeri…

    Seu andau e apu studiau, ses segretàriu, cessu, apu fatu una faddina chi no fait…mi depis scusai meda, apu nau chi fiast presidenti e intamis ses segretàriu de PROGRES. Femu diaderus informau mali arrori! :)

    Nau custu, mi speru chi in su benidori eis a cambiai, ma finas a imoi, seis italianistas schetus, sa lìngua de bosàterus est s’italianu e calichisiat scusa est scusa de “malu pagadori”. Po sa chistioni de su sardu seis comenti a totu is àterus polìticus de manca, dereta e mesu.

    p.s
    deu cun su movimentu miu fatzu totu in sardu…beni, mali? no ddu sciu, ant a essi is sardus a ddu nai, ma assumancu ddu fatzu in sardu! :)

  • Bobore Bussa

    Predu, pessa su chi faches tue chin su movimentu tuo e fachelu bene chi nois pessamus a su nostru. E non sies tropu lestru in sos zudissios ca b’at coasas chi no ischis e chi non bies ma chi luego an a biere totus. Est totu cuestione de passentzia. Ma intante non perdas temous a castiai ite non faco deo. Pessa a su chi faches tue.
    Chin salude e rispetu, comente m’iseto dae tene.

    PS
    Non so presidente. Ses propriu informau male. Bae e istudia.

  • Bobore Bussa chistionat de “Duncas bene bennios sian sos dibatidos, ma tante su chi abarrat sun sos trabballos fatos e sas atziones chi dan visibilidade a sa limba sarda.” fueddus bellus, ma chi no torrant nudda nudda cun sa polìtica de su movimentu suu, sendi chi, faint una cosa in sardu dònnia 100 in italianu, forsis.
    S’italianu est sa lìngua de PROGRES.
    PROGRES no est donendi visibilidadi peruna a su sardu.

    Totus seus bonus a contai, cantu cosa ddoi at in sardu?

    http://www.progeturepublica.net/

    1%? 2%?

  • Difatis, italianu sceti, comente in custu comunicadu:

    http://www.progeturepublica.net/comunicati/pranu-de-is-limbas-sardas-2011-2013-unu-passu-in-sa-diretzione-giusta/

    o in su forum insoro ue s’impreat su software PhPBB totu bortadu in sardu:

    http://forum.progeturepublica.net/viewforum.php?f=5&sid=5821099eed26f00e78f6ed71f58f66fe

    Ah, si b’at carcunu chi si sentit tirannizadu dae me ca sigo a iscrìer belle cunforma sa lSC e lèghere cunforma su faeddu meu naturale, mi lu fatzat ischire deretu, ca la tèrmino luego. S’umbra mala de su tirannu, non la chèrgio a beru.

  • Bobore Bussa est su presidenti de PROGRES, partidu o movimentu chi imperat s’italianu sceti, comenti fait a biri in su logu insoru.

    http://www.progeturepublica.net/tag/progres/

    Pagu cosa de aciungi…

  • Bobore Bussa

    Tzertu Pepe Corongiu non at a tenner su bisonzu d esi buscare unu biografu. Bio chi sezis totu preparaos supra sas atividades suas.
    Intante in s’ora chis ezis inoche a peleare b’at zente chi trabballat e produet in sardu e custu est su chi contat e chi abbarrat.
    Est una cuestione cuantitativa, nd’azes asiu de ponnere tropeas politicas o morales. Su focu est andande e sa polemic anon lu firmat.
    Su prus de sos sardos non iscriven su sardu e in pacos lu faveddan, b’at gana de l’imparare e de l’imparare a sos pitzinnos. Academicos, pseudos linguistas e tifosos de sos dialetos poden istare annos a criticare lsc ldt ldm lsd semper in italianu. Intante sos chi bi trabballan pacaos e nono sun cada die de prus e s’at a arribare a una limba sarda nazionale codificada atzetada fintzas a malagana, mancari non piacat a sa Lorinczi.
    Duncas bene bennios sian sos dibatidos, ma tante su chi abarrat sun sos trabballos fatos e sas atziones chi dan visibilidade a sa limba sarda.
    Comente at nau calicunu su problema no est Corongiu o sa lsc o chie si siat. Su problema est si nos interessat a nos intendere una Natzione chi punnat a su plurilinguismu comente forma creschida sotziale, culturale e economica.
    saludos

  • Angelo Piras

    Un intervento da profano per dare un contributo su una questione che sembra essere per pochi eletti.
    Io non capisco, ma penso che non tutti possiamo essere specialisti in tutto. Però, ci sono questioni fondamentali come la lingua di un popolo sulle quali ogni cittadino può e deve dire la sua. Questa è la logica della democrazia partecipata. La verità è che il ruolo che stanno esercitando in Sardegna i super esperti linguisti sta iniziando a diventare pesante, immorale, autoreferenziale per pochi spocchiosi che forgiano un sapere linguistico che forse neanche loro sempre comprendono e di utilità pari allo zero.
    Pensiamo alla questione lingua sarda:
    1. i dotti linguisti sardi fanno a gara a provocarsi a vicenda e sono sotto i nostri occhi gli scontri tra organismi istituzionali o para – istituzionali : Uffitziu de sa limba sarda e Università di Sassari; S’accademia de su sardu con rappresentanti di enti locali, di scuole di ogni ordine e grado;
    2. standardizzare o tenere lo status quo magari abbellendolo e distribuendo probende ai cultori della lingua;
    3. odio i cultori dai più “dotti” ai paracarri locali che invece di favorire la diffusione della lingua sarda in tutte le sue varianti la ostacolano, utilizzando sa limba come strumento di balentia e non come una forma vitale di comunicazione. La risposta alla provocazione del Sig. Caboniscu da parte di M. Pinna ne è un esempio: “chi est vostè ma dadu chi no ischit iscrier in sardu imparet bene, nessi, s’italianu”. Lungi da me dire che M. Pinna è uno di questi, anzi le poche volte che ho avuto modo di sentire i suoi interventi ho sempre apprezzato i contenuti. Ho solo voluto usare un modo di dire che ho sentito innumerevoli volti da parti de sos sapios.
    4. Penso che la lingua scritta debba essere necessariamente standardizzata e normalizzata, cioè dovrà contenere una coinè delle differenti varianti presenti in Sardegna e su di essa costruita una nuova lingua sarda con le sue componenti essenziali, quali la grammatica, la fonetica e la letteratura che dovrà essere insegnata in tutte le scuole di ogni ordine e grado. Sulla lingua sarda parlata massima libertà a tutte le varianti. Questo e secondo me l’unico modo per salvare “sa limba sarda”. Sa limba no est de pagu zente zeniosa e pretziosa, ma esti de su populu: de is piccioccheddos, de is zovanos, ir beccius poburus e arricchius. I linguisti avranno da obiettare su questo mio modo di scrivere. Ma tutti dobbiamo riappropriarci de sa limba e usarla in tutte le sue forme, in attesa di avere una lingua (e non un insieme di dialetti) ufficiale per tutto il popolo sardo.

  • No arrennèsciu a cumprendi poita nosu sardus tengaus sempri totu custa gana de circai is cosas chi si potzant spartziri in milli currentis intamus de castiai a is chi nos podint uniri. Sa LSC est stètiu, a parri meu, unu puntu de arribu de aundi cumentzai unu biaxi longu chi si podit fai lompi a tenni, una dia, un limba arrica de centu sinònimus po dònnia fueddu e chi si dongat sa possibilidadi de scriri su primu sonu chi ndi brotat de s’ànima chentza de si ponni pensamentu perunu de ita varianti seus imperendi. Seguramenti ddu funt unas cosas de cambiai, ma tocat a ponni in craru una borta po sempri chi est nàscia feti po is documentus ufitzialis e CHI SI LASSAT A TOTUS SA LIBERTADI DE FUEDDAI E SCRIRI CUMENTI PRUS S’AGRADAT IN TOTUS IS ATRAS FORMAS, literàrias o de comunigatzioni! Deu, candu scriu poesia o contus o bortu calincunu libru, ddu fatzu in sa forma chi intendu prus mia, una limba prena de allegas campidanesas, logudoresas e po fintzas brabaxinas, ca apu tentu sa dìcia manna de cresci in unu laboratòriu de limbas chi s’atobiaiaint in almunia e is traballus mius si ndi luxint, e nemus, femu narendi, si nd’est chesciau mai, nimancu de sa Regioni…

  • Non stupisce vedere ancora una volta in azione la macchina massmediale che si muove a difesa del potente (o furbo) di turno, animata da amici, compari e compagni di spartizione di beni. E così fruitori di bandi ad personam, consulenti completamente spesati e quant’altro, si levano in difesa del loro beniamino pronti a farne un eroe e ancora di più: un martire! Che si è opposto, grazie al suo cuore impavido e indomito, ai vari potentati politici per amore della giustizia e dell’onestà, unicamente animato dal suo amore per il bene comune e nell’interesse di tutti. Quanta nobiltà di animo!
    Non mancano neanche le anime pure che con poesia ne disegnano i tratti umani, dove è tutto un fiorire di grandezza di spirito e di intenti superiori, scevri da qualsiasi tornaconto personale, in un’unica armonia anche con gli altri esseri umani che per grazia ricevuta hanno avuto l’onore di capitare al suo cospetto. Basterebbe sentirli, per capire di quale strenna siano stato omaggiati, solo ad aver avuto a che fare con lui!
    Naturalmente si tacciono le pur minime incomprensioni che si sono venute a creare con altre comparse nella sua partita nobilissima, incidenti di percorso, suvvia! Non permetteremo di certo che si offusci un’immagine così cristallina per le maldicenze di qualche ingrato, irriconoscente, privo di buon gusto tra l’altro?
    Siamo pur abituati a vedere il mondo all’incontrario, quando a presentarcelo sono persone così sfacciatamente coinvolte e parziali, ritornate improvvisamente vergini e pronte ad animare la macchina dell’ingiuria contro chiunque si permetta di avere opinione diversa dalla loro, ma quanto potrà durare il loro laido gioco? Dovrà pur cessare infine. Ah se cesserà!

  • Gentile prof.ssa Lorinczi
    nel frattempo sono emersi fatti nuovi alla luce dell’ultimo BURAS, comunque ecco le carte reperibili da chiunque sul web:
    1. delibera di comando http://78.110.184.227/websicdotnet/portale/delibere/delibereelenco.aspx
    Prot. n.__________ del_____________
    Comune di Quartu Sant ’Elena
    DELIBERAZIONE DELLA GIUNTA COMUNALE
    n° 78 del 10/05/2011
    NULLA-OSTA COMANDO PRESSO LA REGIONE
    AUTONOMA DELLA SARDEGNA DEL DIRIGENTE DOTT.
    GIUSEPPE CORONGIU.
    ====================================================
    L’anno duemilaundici, addì dieci del mese di Maggio, alle ore 18.35 in Quartu Sant’Elena, nella Sala delle adunanze del palazzo comunale, regolarmente convocata, si è riunita la Giunta Comunale.
    Sono presenti, per la trattazione dell’argomento in oggetto, i signori:
    Sindaco Presente
    CONTINI Mauro SI
    Assessori
    Livia Maria BOI NO
    Giuseppe BOI SI
    Francesco CAPUT SI
    Fortunato DI CESARE SI
    Lucio FALQUI SI
    Stefano LILLIU SI
    Antonella PIRASTRU SI
    Presenti: 7
    Assenti: 1
    ====================================================
    Assiste il Segretario Generale Dr.ssa Filomena Zamboli, che cura la redazione del presente verbale.
    Il Sindaco CONTINI Mauro assume la presidenza e, constatata la presenza del numero legale, mette in trattazione l’argomento in oggetto.
    Comune di Quartu Sant’Elena Pag. 1 di 1 – Delibera n.78 del 10/05/2011. OGGETTO: NULLA-OSTA COMANDO PRESSO LA REGIONE AUTONOMA
    DELLA SARDEGNA DEL DIRIGENTE DOTT. GIUSEPPE CORONGIU.
    Proposta n. 104 del 09/05/2011
    LA GIUNTA COMUNALE
    RICHIAMATA la deliberazione G.C. n° 72 del 20/05/2008, con la quale è stato concesso il
    nulla osta per il comando presso la Regione Autonoma della Sardegna, al dirigente Dott. Giuseppe Corongiu, per il conferimento delle funzioni di Direttore del Servizio Lingua Sarda e Cultura Sarda,
    per un periodo di tre anni.
    VISTA la nota inviata dal Direttore Generale della Regione Autonoma della Sardegna, prot. n° 14033 del 10/05/2011, con la quale viene richiesto il nulla osta per il comando presso l’Amministrazione Regionale della Sardegna, ai sensi dell’art. 20, comma 11 della L.R. n°.4/2006, per il conferimento delle funzioni di Direttore del Servizio Lingua e Cultura Sarda, per un periodo di
    ulteriori tre anni.
    VISTO l’art. 36 del D. Lgs.vo n° 165/2001 come riformulato dalla Legge n° 244/2007 che deroga alle limitazioni sui comandi e distacchi per incarichi dirigenziali.
    RITENUTO opportuno autorizzare il comando presso la Regione Autonoma della Sardegna
    del Dirigente Dott. Giuseppe Corongiu, dipendente di questo Ente, per il conferimento delle funzioni di Direttore del Servizio Lingua e Cultura Sarda, per un periodo ulteriore di tre anni, a decorrere dal
    17/05/2011 al 17/05/2014.
    VISTO il parere in ordine alla regolarità tecnica espresso dal dirigente del Settore Affari del Personale, ai sensi dell’art.49, comma 1, del D.Lgs. 267/2000.
    Con votazione unanime e palese;
    DELIBERA
    1) di concedere il nulla osta per il comando presso la Regione Autonoma della Sardegna del
    Dirigente di questo Ente, Dott. Giuseppe Corongiu, per svolgere le funzioni di Direttore del
    Servizio Lingua e Cultura Sarda, per un periodo di ulteriori tre anni, a decorrere dal 17/05/2011
    al 17/05/2014, ai sensi dell’art. 20, comma 11 della L.R. n°.4/2006;
    1) di trasmettere copia della presente deliberazione alla Regione Autonoma della Sardegna,
    Assessorato degli Affari Generali, Personale e Riforma della Regione, Viale Trieste, n° 190 –
    09123 Cagliari e al Dirigente Dott. Giuseppe Corongiu;
    2) di dare atto che con separata votazione, la presente deliberazione, viene dichiarata,
    all’unanimità, immediatamente esecutiva ai sensi dell’art. 134, comma 4, del D.Lgs. 18 agosto
    2000, n°267.
    Letto, confermato e sottoscritto.
    IL SINDACO PRESIDENTE
    Mauro CONTINI
    IL SEGRETARIO GENERALE
    Dott.ssa Filomena ZAMBOLI

    BURAS Regione Sardegna
    http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_22_20110616091901.pdf

    DECRETO del presidente della Regione 16 maggio 2011, n. 60
    Legge Regionale 13 novembre 1998, n.31, Articolo 28, commi 6 e 7. Legge Regionale 11.5.2006, n. 4, art. 20, comma 11. Attribuzione di funzioni dirigenziali. Esercizio dei poteri sostitutivi. Nomina dirigente con funzioni di studio, ricerca e consulenza presso il Direttore Generale dei Beni Culturali, Informazione, Spettacolo e Sport dell’Assessorato della Pubblica Istruzione, Beni Culturali, Informazione, Spettacolo Dott. Giuseppe Corongiu.
    Il Presidente della Regione con proprio decreto n. 60 in data 16.5.2011 ha conferito per un triennio al dott. Giuseppe Corongiu le funzioni di dirigente con funzioni di studio, ricerca e consulenza presso il Direttore Generale dei Beni Culturali, Informazione, Spettacolo e Sport dell’Assessorato della Pubblica Istruzione, Beni Culturali, Informazione, Spettacolo e Sport.
    L’incarico decorre dall’attivazione del comando del dirigente presso l’Amministrazione regionale.
    Cappellacci

  • Michele Podda

    Insider, si tenes custa dillìbbera, ògala a campu.
    Nigola, apo cumpresu “pacu cius a mancu”, cumente naran in Orane. E ite ti costat a nos dare un’assazu de su chi ses nande? Fortzis, si cussu lu naras in limba sarda, a sa moda ‘e sos mannos, li podimus picare capu, e no istamus a buca aperta pessande it’est e ite no est!
    E tando, apenadinde: torralu a narrer in sardu, a bier!

  • Gentile Insider, sarebbe possibile avere o dei link funzionanti oppure i testi delle delibere? Grazie

  • Per quanto concerne la lingua sarda (su sardu) è interessante notare come la stragrande maggioranza dei sardi prima spari a zero su tutto, politica linguistica, ortografia, strategie, uffici, burocratese etc, poi si converga perlopiù sulla questione dello “stile”.

    E’ curioso perchè vedo che il il rapporto problematico manifestato non sia tanto sul tipo di ortografia o forma morfologica scelta a vario titolo per RAPPRESENTARE nello scritto un qualcosa che scritto nella pratica quotidiana non è, e che passa a svolgere il ruolo di capro espiatorio; il problema evidenziato da tanti, esperti e non, utilizzatori/parlanti e non è quello dello STILE.

    Ciò che alla fine viene contestato, e non poteva essere altrimenti visto che qualsiasi lingua si basa su una forma scritta standard (e i soliti commenti ne sono la prova nonostante i diversi standard utilizzati), è la forma, lo stile, le scelte lessicali e sintattiche.

    Sappiate che su questo siamo perfettamente d’accordo. Anche io sono un maniaco della ricerca stilistica legata all’ascolto forsennato dei nostri maestri, gli anziani dei nostri paesi, come anche la lettura dei nostri grandi scrittori presenti e passati.

    E cerco di applicare questi principi stilistici della nostra lingua nel mio operare negli sportelli, nelle scuole, nel privato e ovunque. Si tratta di una forma di rispetto e amore per una lingua che se vogliamo ci piò dare tanto.

    Ma come evidenziato da alcuni in questo confronto, lo stile è una cosa, la rappresentazione scritta è un’altra. La rappresentazione è uno strumento, ma come diceva FP è inutile solo se si ha la testa di plastica, non può essere la rappresentazione scritta di un pensiero “di plastica”. E gli stili (quelli buoni) sono diversi, ognuno legato al suo ambito d’uso, alla distanza, al mezzo, all’argomento. Per esempio, la lingua burocratico-amministrativa è per forza di cose una forma di lingua che sta agli antipodi della bellezza estetica o della polivalenza semantica tipica della poesia (e anche “unu frastimo” può essere poesia!). Non ci sono albe o tramonti ma solo la certezza giuridica dela gerarchia terminologica. Quindi non c’è da scandalizzarsi se le scelte lessicali del linguaggio burocratico, dovendo rispettare tanti criteri e uno su tutti la monosemia, sia un linguaggio che ricalchi i linguaggi burocratici di tradizione colta europea (a noi ci sembra italianizzante, ma solo perchè non vediamo cosa fanno tutti gli altri: in tal senso consultare il sito iate.europa.eu/ per verificare l’equivalenza del codice amministrativo europeo).

    La lingua burocratica non è la lingua di tutti i giorni, e non la frequenteremmo neanche pagati. Ma in una moderna politica linguistica è una fonte inesauribile di legittimazione linguistica, di forma di prestigio che assume la rappresentazione della lingua in contesti paritari con le altre lingue, e anche sede di confronto con una serie interminabile di argomenti contemporanei. E inoltre, è l’ambito privilegiato degli interventi finanziati con la L.482/1999, l’unica legge che finanzi seriamente la lingua sarda. Ecco perchè risulta avere tanta “visibilità”: se avessimo potuto applicare meglio quella legge e le leggi europee avremmo avuto tante forme espressive tutelate e nessuno si sarebbe curato di un codice amministrativo che in fondo rispetta una tradizione lessicale condivisa da mezza europa, e che non piace e non può piacere a nessuno!

    Dispiace che da certi interventi nei quali (“pro non si dda pòdere pigare cun su caddu si dda pigant cun sa sedda”) senza altri argomenti si risaltino contrasti dialettali da guerra tribale, si intravedano idee di fondo che vorrebbero prospettive perlopiù folkloristiche per la lingua, vista come simbolo ormai corrotto e irrecuperabile nella sua purezza di un passato povero anche se dignitoso, ma che risulta imbelle in un contesto di competizione linguistica contemporanea.

    Nel nostro piccolo, ogni giorno, in tutte le sedi, spesso a nostre spese, portiamo avanti un discorso molto lontano da queste beghe, vicino solo al significato intimo del nostro confrontarci sul terreno di una lingua ricca e complessa, che stiamo ancora imparando ogni giorno,che non ha avuto nel recente passato il ruolo che meritava. E i suoi stessi cultori o semplici parlanti dovrebbero capire che certi scontri e certe “imbeccate” (su questo mi pare che l’intervento dell’on Maninchedda che segue ci illumina) fatte ai politici per sfruttarne la posizione contro “avversari linguistici” non daranno nessun frutto, ma serviranno solo a premiare le solite politiche di dx sx centro e una certa accademia che vogliono solo affossare questa lingua e tutto ciò che rappresenta.

    Ecco perchè vedere certe discussioni mi innervosisce, per nulla poi: il sardo è la lingua che uso, che condivido, che scrivo senza rancore, solo perchè mi piace e piace a coloro con in quali interloquisco. Può darsi che abbia anche un significato culturale e politico più esteso, ma non mi và più di caricare sulle spalle dellla lingua che ci hanno trasmesso con amore e passione i nostri avi i nostri problemi politici e psicologici personali e collettivi di altra natura. Il sardo avrà futuro solo auto-riconoscendosi, dal basso, e il basso deve fare in modo che “l’alto” partecipi alla sua valorizzazione. Solo in questo modo si potrà “far competere” (di questo si tratta) questa lingua con le altre, poiché al di là dell’amore personale e micro-collettivo serve un sistema di identificazione e premialità che aiuti il sardo a trovare un livello di diffusione e una massa critica di parlanti “contenti” che la renda una delle lingue dell’Europa di domani.

    Sempre che questo sia un obiettivo politico, cosa che fino ad ora non è stato molto chiaro, anzi.

  • Gentili amici de s’Accademia voi avete scritto: “”Qualunque sia il risultato della valutazione, è chiara e doverosa, ai fini della trasparenza e della massima qualità a favore dell’utenza, la necessità di procedere a un bando di concorso aperto a linguisti titolati per poter svolgere un compito così delicato, che richiede, oltre alle competenze tecniche, indispensabili capacità di valorizzazione delle risorse umane e di negoziazione e mediazione con tutti gli attori coinvolti””.
    Mi dispiace ma siete arrivati tardi perchè il direttore verrà riconfermato senza ombra di dubbio.
    http://78.110.184.227/websicdotnet/portale/delibere/getfile.aspx?KEY=FileTestoDelib_1

  • Marinella Lorinczi

    Esprimo i miei più sinceri benché tardivi rallegramenti :-) ai genitori del Prof.Dr.Ing. Tadeus Kranz, per la duplice ragione di aver ereditato dai loro antenati un cognome semplice semplice e di aver imposto al figlioletto, a suo tempo, un nome ugualmente semplice semplice. Nella saggia ma anche ovvia previsione che il loro figlio, una volta diventato prof. dr. ing., avrebbe interloquito con i limbasardacomunitari, hanno intuito che un nome con diacritici, digrammi ed altre diavolerie ortografiche aberranti, del tutto inusuali nel mondo, avrebbe creato difficoltà percettive ed avrebbe così ostacolato un dialogo proficuo, costruttivo e soprattutto pacifico. Avranno anche pensato di poter così facilitare una eventuale omologazione non soltanto ortografica ma anche onomastica: si leva la -s, si aggiunge una -u ed otteniamo Tadeu Kranzu – echt sardisch. Semplice semplice, coerente e localpolitically correct. Oppure, poiché la variabilità è ben accetta anzi è principio fondante, Tadeos (leggi: Tadeus) Kranza/Kranzi (con vocale paragogica ad libitum).

  • Prof. Tadeus Kranz

    Vista da lontano questa cosa della LSC sembra strana. Voi sardi create una lingua burocratica, sono d’accordo destra e sinistra e il centro pure, ma nessun uomo politico fa interventi in sardo o scrive interventi in sardo? Io mi chiedo: ma per chi è questa lingua? Non è che non serve a un cazzo (mio piccolo dubbio)? Ma da voi c’è gente che si diverte a inventare le lingue? Come piccolo chimico?
    Noi in Brandembrugo pensiamo che se decide una minoranza illuminata è cosa buona, ma se decide una minoranza con il buio nel cervello allora è un casino: per questo la minoranza deve essere scelta in un modo molto serio!
    Una chicca per gli amici sardi: la televisione del Brandembrugo ha fatto un video con esperti di LSC (hanno voluto un sacco di soldini!) per spiegare come funziona questa lingua e le sue possibilità espressive. Eccolo qui:
    http://ciaktube.com/video/75HU4D3613M4/Zelig-2011-La-frangia-degli-Emo
    Prof. Dr. Ing. Tadeus Kranz – Università di Siligo del Brandembrugo

  • Perdu Contu

    Pensavo mi chiedesse in che Comune fosse accaduto qualche fattaccio (e non glielo avrei detto di sicuro), sentirmi chiedere poi di che Comune sono dipendente da uno che si fa chiamare Peppino di Bari…mah!

  • Peppino di Bari

    E in quale Comune è dipendente signor Contu?

  • Perdu Contu

    Io da dipendente comunale ho seguito i corsi di lingua sarda, anche quelli in LSC. Nei primi anni c’è stata una forte partecipazione ma poi, molti di noi nelle ore di recupero pensavano a recuperare lavoro arretrato. Questo però non è colpa della LSC o di altro, è questione ministeriale, che se ci assicurava l’indennità di bilinguismo, allora la presenza sarebbe stata costante. Anche nei corsi dove si insegna il campidanese è lo stesso.
    Concordo con Bussu che ci dà una nota positiva ricordandoci che hanno aggiunto più soldi per il sardo veicolare, sperando che siano usati per quello e non per picchiare bambini come mi hanno raccontato sia accaduto in una scuola vicino a Cagliari

  • Mario Pudhu

    At fatu bene Franca Maria a pònnere s’art. de Toso, chi no connosco comente no connoschia s’art. Ma lu cundivido in prenu e sa chistione pesso de la connòschere e pro cussu naro chi, za serbit totu (regularizatzione ortogràfica, ‘istandardizatzione’ de sa limba, manizu pro nàrrere cosas e chistiones chi no amus mai tratadu in sardu, e mescamente istúdiu). Ma sa cosa deabberu prus importante est a lu faedhare, su sardu, ca sa limba sarda semus sos Sardos e semus comente, e su chi, semus e no ‘istandardizados'(e ispero chi mai lu siemus, ca est cosa de buratinos). In númene de nudha, pro perunu motivu, podimus – própriu nois?! – trobeire sa limba a neune: depimus, menzus, pro medas prus de unu motivu recuperare sa limba faedhada e de totu sas faedhadas ca solu custa est su fundhamentu fintzas pro chie no la faedhat e cheret recuperare custa capatzidade. Depimus prus de donzi àtera cosa recuperare sa menzus capatzidade de faedhare su sardu e si pagu pagu l’istudiamus (ma bi cheret su netzessàriu) no at a èssere difítzile a ndhe bogare fintzas in pagos annos unu sardu prus ‘istandard’ chentza fàghere su machine de perunu ‘istandard’ fabbricadu a manu de carchi apassionadu de istandard. No est inoghe su logu pro tratare sa chistione, longa!, ma bido in sa “Norma campidanesa” puru carchi cosa chi assemizat a su matessi ‘ispíritu’ de sa “LSC”: cumprendho su spédhiu de sos Campidanesos de si contrapònnere a una “LSC” chi no andhat bene, ma no si podet fàghere s’irballu de li asssemizare. Nois no podimus fàghere su miràculu de àere de un’ora “x”, e namus menzus “a tamburo battente”, una limba che a sa chi nos at intzegadu (in su malu e in su bonu): tenimus innanti tretu meda de fàghere e a donzi modu sas duas cosas deabberu prus de importu (a prus de istudiare su sardu pro su chi e comente est o faghet, chi no est prima de totu ne léssicu e ne iscritura, ma manizu, fonologia, morfologia e sintassi) est de recuperare totu sas faedhadas e de l’iscríere totuganta cun critériu (e no a bodhetu, a brétiu) comente in parte faghent siat sa LSC e siat sa “Norma campidanesa”. Presse tropu, narat su ditzu, catedhos aurtidos: nois depimus fàghere nàschere s’amore pro totu su sardu, chi depimus cussiderare totu nostru, ca est amore pro sos Sardos e pro sa Sardigna.

  • Quindi?

  • michele podda

    Data la curiosità suscitata dalla figura del “Direttore del Servizio linguistico della Regione”, suggerisco la lettura dell’articolo (http://lanuovasardegna.gelocal.it/cultura/2010/12/08/news/il-sardo-una-lingua-normale-a-fonni-si-decide-il-futuro-della-limba-2920275) a firma del giornalista Paolo Pillonca, pubblicato sulla Nuova del 08.12.2010 in vista della Conferenza di Fonni.

  • Tonino Bussu dovrebbe sottolineare i passaggi contro la Giunta, perchè io non li vedo di certo.
    Ha fatto un intervento assolutamente fuori luogo e pieno di fraintendimenti…

  • Tonino Bussu

    Limitare il contributo dell’Acadèmia alla questione LSC e Doppia Norma mi sembra molto riduttivo rispetto al complessivo programma del Piano Triennale che merita un esame approfondito per le numerose tematiche che affronta riguardo alla lingua e alla cultura sarda.
    Con questo documento, invece, si configura una lotta intestina tra fautori della lingua sarda dove sembra vigere il tentativo di dichiarare guerre a distanza e non aprire una discussione nel merito dell’argomento in questione.
    Non ritengo il comunicato un contributo costruttivo per il rafforzamento della nostra lingua, anzi è fautore di ulteriori scontri tra persone che dovrebbero invece collaborare tra di loro.
    Anche la pubblicazione di questo comunicato la ritengo sbagliata in quanto all’esterno diamo l’immagine di una spaccatura sul fronte della lingua, spaccatura che in vari blog ha già prodotto solo interventi astiosi, inconcludenti e negativi per la causa della lingua.
    Inoltre, prima di qualunque comunicato, avrei gradito, come ho spesso detto in modo chiaro a Oreste, un incontro, per chiarire le rispettive posizioni, con l’ufficio regionale per la lingua sarda e, successivamente, con l’Assessore Regionale Milia.
    Mi sarei aspettato un plauso, per es., da parte dell’Acadèmia, per la scelta del Consiglio Regionale di destinare 100 mila euro per l’insegnamento della lingua sarda nella scuola (anche questo è un obiettivo del Piano Triennale, ma a nessuno degli estensori del comunicato sembra interessare) .
    Questa scelta permette di raddoppiare la somma precedente e di dare una risposta più incisiva e concreta, e non con chiacchiere, per la diffusione della nostra lingua, mentre l’Acadèmia ha una fretta matta, non riesco a capirne il perché, per uscire pubblicamente con comunicati contro la Giunta e gli uffici ai quali(Assessore e Uffici) nel contempo sembra intenzionata a chiedere incontri che difficilmente, a quel punto, potranno essere sereni.
    Pertanto dichiaro la mia contrarietà allo spirito che anima questo comunicato in quanto non sono disposto a innescare polemiche e battaglie in un bicchier d’acqua, ma sempre pronto a dare i mio contributo concreto e costruttivo per la diffusione della lingua sarda, parlata e scritta, e per la difesa sua e di tutte le altre lingue del mondo, italiano compreso.

  • La LSC viene presentata come unica soluzione possibile dai soliti ignoti, peccato che i corsi di LSC che vengono fatti in giro della Sardegna finiscono sempre nello stesso modo, con l’abbandono dei corsisti! Per non parlare di quei pochi operatori che la usano, che si ritrovano contestati…insomma, un fallimento totale, che però qualche personaggio ben noto lo presenta come un successo prendendosi gioco di assessori e amministratori…
    Credo che sia arrivato il momento di dire basta a questa ridicola situazione, la Sardegna ha bisogno di una politica linguistica seria, di respiro europeo.

  • Franca Maria

    Ecco cosa ho trovato su internet, da un articolo di F. Toso qui:
    http://www.uniss.it/lingue/annali_file/vol_5/0013%20-%20Toso%20Fiorenzo.pdf

    “Il carattere velleitario di una parte delle norme previste dalla legge è dovuto al fatto, cioè, che esse presuppongono in molte delle situazioni ammesse a tutela l’utilizzo della lingua in ambiti che le sono per lo più storicamente estranei, oppure implicano l’esigenza di una elaborazione, promozione e soprattutto accettazione in tempi rapidi, da parte dei parlanti, di una varietà sopralocale riconosciuta e «ufficializzata»: ed è qui che cozza inevitabilmente il criterio di definizione di una «lingua minoritaria» presupposto dall’elencazione proposta dall’art. 2 della 482, come se la presa d’atto dell’appartenenza dei dialetti sardi o francoprovenzali a un sistema linguistico diverso da quello italiano risolvesse immediatamente tutti i delicati problemi inerenti all’utilizzo dell’idioma come codice «totale».
    Questa distorsione è legata al criterio in base al quale la lingua «tutelata» debba immediatamente assumere prerogative ricalcate su quelle condivise dal codice egemone, come se ciò dovesse rappresentare una effettiva chance dal punto di vista della rivitalizzazione degli usi parlati, quelli cioè ai quali dovrebbe rivolgersi in primo luogo l’azione di salvaguardia: secondo i modelli noti al legislatore la promozione di un idioma si esaurisce in gran parte, quindi, nella burocratizzazione della prassi comunicativa in lingua minoritaria.
    Ma andrebbe considerato che la frammentazione dialettale è in realtà uno strumento identitario di notevole portata: in molti casi i parlanti tendono infatti a riconoscersi non in un’«identità» linguistica astratta, sopralocale, bensì nello specifico della propria parlata materna. Da qui il rifiuto frequente, da parte della base, di proposte volte ad affermare il principio di una lingua comune a discapito di usi ancora vitali in ambiti più ristretti. Ai tentativi di affermazione di una «norma» comune si oppone quindi il problema del rispetto di una varietà interna che è spesso l’elemento che vincola effettivamente i parlanti all’utilizzo dell’idioma minoritario, che lega il tema della tutela dei diritti linguistici a quello della tutela dei patrimoni linguistici tradizionali.”

  • Come è stato “reclutato”? La risposta la trovate qui…. http://78.110.184.227/websicdotnet/portale/delibere/delibereelenco.aspx

  • Marinella Lorinczi

    Una materia tanto sensibile come le lingue di minoranza e la loro rivitalizzazione va trattata attualmente con un rigore etico esemplare, perché dietro le lingue ci sono le persone che vanno ascoltate, coinvolte, assecondate, aiutate e soprattutto rispettate. Non si possono far cambiare le abitudini linguistiche da un giorno all’altro, per decreto, colpevolizzando inoltre i giovani perché i loro genitori, nonni, non hanno insegnato loro la lingua di minoranza o il dialetto (questa distinzione qui è irrilevante), colpevolizzando e penalizzando in genere comunque chi non la/lo parla o non intende farlo. Le lingue si formano, si sviluppano, possono regredire e scomparire. Questa non è una ragione per lasciarle morire anche oggigiorno, quando la tutela della diversità biologica e culturale è un imperativo mondiale, tuttavia sarebbe etico spendere qualche parola di rammarico anche sulle lingue spazzate via dal latino, per fare un esempio a portata di tutti. La deontologia del ricercatore è trattata attualmente da molti, ci sono codici ufficiali di comportamento consolidati in questo campo, come quello canadese, si può consultare ad esempio Tasaku Tsunoda, Language Endangerment and Language Revitalization, Mouton de Gruyter, 2005, cap. 12: Role and ethics of researchers.
    Quanto al piano triennale regionale, la sostituzione della denominazione LSC, varietà sperimentale, con “lingua sarda standard”, la dichiarazione cioè della LSC come standard, chi l’ha decisa e decretata? L’ufficio linguistico della regione? Credendo che nessuno se ne sarebbe accorto?
    Quanto invece ai metodi duri con cui si impediva ai bambini a scuola di parlare il sardo, o qualsiasi varietà linguistica locale percepita al momento come socialmente inferiore, si deve ricordare che nell’Ottocento così si insegnava ai bambini delle classi agiate il francese o l’inglese, con le punizioni o gli schiaffi se parlavano il vernacolo. Un giornalista romeno, famoso nella letteratura romena, racconta che negli anni 1880, a Bucarest, nella scuola francese che frequentava, chi parlava romeno (lingua non di minoranza) riceveva un oggetto che poi veniva passato al successivo distratto e via dicendo; l’ultimo della serie, come castigo, di domenica doveva rimanere all’internato. Per cui i ragazzi si mettevano d’accordo, a seconda del menu domenicale della scuola: a chi piaceva, gli veniva consegnato per ultimo il contrassegno dell’infrazione e gli altri potevano così tornare dalle loro famiglie. Un po’ di ironia non guasta. Comunque, questi erano i metodi di allora, in tutte le scuole o istanze educative europee e non. Non sarebbe un grande progresso sociale o ideologico introdurli in senso contrario.

  • Michele Pinna

    Caru sig. Caboniscu deo no iscu chi est vostè ma dadu chi no ischit iscrier in sardu imparet bene, nessi, s’italianu. Non si cumprendet a chie si riferit cando fueddat de “carriere fatte alla sua ombra”. Non si cumprendet si riferit a Michele pinna o a sa LSC. Ma sia chi si riferzat a s’unu siat chi si riferzat a s’atera li cherzo preguntare de cales carrieras. Sas de sos carchi chentu zovanos chi bi trabagliant a ziru de sa limba sarda? Si est cussu auguro a fostè e a tottu sos chi la pensant che a fostè chi fatant tottu sa matessi carriera. Eo sa carriera mia (paga ma liera e ladina) l’apo fata chin sos cuncursos e a dolu mannu l’apo depida fueddare e iscriere tota in italianu. Ca ancora s’istadu sardu non semus resessidos a lu faghere. Cando unos carchi trint’annos como apo fatu su cuncursu pro sa catedra de filosofia b’aiat sete postos e sos cuncurrentes fimos pius de milli. So resurtadu uno de sos binchidores. Tando sas cosas funti de aici. Sos tempos de oe non m’assuconant pro nudda. Nd’apo bidu finas peus.
    Poi, Paolo, contos chin megus non depet faghere ca liberu est isse e liberu so deo. Onz’unu chin sa conca sua e chin sa buca sua pensat e narat su chi l’agradat. Custa est sa libertade. Chi, a dolu mannu, in logos meda custa libertade non b’est. E propiu ca Paolo est unu liberale chi daet logu, in domo sua, finas a totu sas cozonadas chi si sunt nadas e si sunt sighende a narrer a furriu de sa LSC. E propiu ca deo so unu liberale chi chirco de intrare in sos chistionos, finas contrarios,e finas si mi rendo contu chi totu est in de badas. Ma a totu sos contrarios una cosa bos la cherzo narrer. Su problema bostru non est sa LSC, o sa LSU o sa LSO o cale si siat atera cosa; su problema bostru non est su diretore de s’ufitziu limba sarda, o sos criterios de seletzione de custu o de cuddu, su problema bostru sezis bois matessi. Primu ca non ischides faeddare nen iscriere sa limba bostra. Segundu ca sezis teracos de una cultura chi bos losingat comente teracos e bos daet totu sos onores e su pane de sa terachia. Tertzu ca no azis ischidu dare risposta peruna a sos problemas fungudos de s’dentidade bostra e che animas in pena sezis galu chirchende su chelu chi bos potat cunsolare. Ma su chelu est in terra, inoghe in Sardigna, in Casteddu comente in Tatari, in Bono e in Orotelli, in Irvono, in Macumele comente in Turcale, in Baronia e in Costera, in Barbagia e in Campidanu. Sa Limba sarda comuna semus nois, sezis bois e non l’azis ancora cumpresu. Ma bois sezis che a cuddu malefadau de Nartzisu chi narant:chi est ert mortu ca non s’est ischidu riconnoschere. Abaidendesi in s’isprigu de s’aba cheriat gherrare chin sa mazine sua pessendela sa de un’ateru. Pensende chi podiat essere un’inimigu si ch’est lampadu a susu pro lu cherrer bochire; ma sigomente Nartzisu no ischiat nadare ch’est mortu afogadu in mesu s’aba pessighidu dae s’umbra sua. Male fadadu Nartzisu, ite lastima!Saludos a totu e non fatedas che a Nartzisu tziu Caboniscu meu.

  • Gràtzias a Pàulu Maninchedda po s’ospitalidadi e po totu is cosas bonas chi at a podi fai!
    A si biri mellus

  • Tore (Bore) Sassu

    La domanda nasce spontanea: come è stato reclutato l’attuale direttore del servizio per la lingua sarda della Regione? C’è stato un bando di concorso? Che curriculum ha per ricoprire questo incarico? Solo per la trasparenza.

    “Da quando esiste la figura professionale dell’operatore, vale a dire dalle prime applicazioni della legge statale 482/99, gli operatori non hanno mai rifiutato provvedimenti di accertamento e certificazione delle competenze. Questo al fine di far prevalere la qualità del servizio, derivante dalle effettive capacità degli operatori indipendentemente da valutazioni di tipo politico che potrebbero inquinare il settore.
    SE I PROVVEDIMENTI DI VALUTAZIONE E CERTIFICAZIONE SONO NECESSARI PER GLI OPERATORI DI BASE, ANCOR DI PIU’ LO SONO PER GLI ORGANI SUPERIORI. Appare evidente la necessità di procedere immediatamente al monitoraggio dell’attività svolta dal direttore dell’ufficio linguistico regionale in carica, anche in merito ai rapporti con gli uffici linguistici, le istituzioni locali, gli operatori e la cittadinanza, al fine di valutarne l’operato.

    Qualunque sia il risultato della valutazione, è chiara e doverosa, ai fini della trasparenza e della massima qualità a favore dell’utenza, la necessità di procedere a un BANDO DI CONCORSO aperto a linguisti titolati per poter svolgere un compito così delicato, che richiede, oltre alle competenze tecniche, indispensabili capacità di valorizzazione delle risorse umane e di negoziazione e mediazione con tutti gli attori coinvolti.”

  • Ed io domando: come si possono attirare investimenti in Sardegna per creare posti di lavoro, quindi reddito? È una questione di PIL…

  • Caro Paolo
    adesso come la mettiamo con Michele Pinna grande protettore della LSC e delle carriere svoltesi alla sua ombra?

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