La tesi congressuale sull’indipendenza e la politica regionale

19 ottobre 2009 07:1766 commentiViews: 61

177di Paolo Maninchedda
Ieri ho depositato presso la Presidenza del Partito Sardo la tesi congressuale “Governare la Regione per costruire l’indipendenza” (cliccate sul titolo e poi sulla frase evidenziata). La tesi è corredata, come da Statuto, di cento sottoscrittori, provenienti dalla Federazione di Nuoro. Vi prego di far girare il testo anche oltre il circuito sardista: la Sardegna ha bisogno di un forte dibattito politico e noi sardisti abbiamo i numeri per animarlo.

Le altre tesi:

In cammino verso l’indipendenza: Politica, Economia, Cultura (Sassari)
Indipendenza vuol dire Libertà, Indipendenza vuol dire Democrazia (Oristano)

66 Commenti

  • Marcello Desole

    Non mi sono spiegato, forse; i cambiamenti non avvengono solo tramite le persone ma anche dal come lo fanno, sto cercando di introdurre i cambiamenti nel come – che poi sono anche condivisi ma si ha una paura fottuta che a influire siano le idee e con gli ammanicamenti – proprio per evitare che persone volenterose si allontanino appena capito quando incolncludente, stantio e opportunistico è invece il modo con cui un gruppo di persone arriva alle scelte.

    Sulle preghiere, si stia tranquilli che non ho bisogno di quelle sincere e non mi sfiorano quelle alla paracula di chi dopo avertela messa in quel posto ti dice “rimani che avete tante cose da fare: andare sul territorio a cercare persone volenterose”… per chi e cosa ancora non si capisce. Se non ci liberiamo della paraculaggine interna (nei comportamenti, non parlo delle persone) attraverso la trasparenza facciamo solo danno al partito e a chi gli ripone fiducia.

    Speriamo che la fase congressuale serva a qualcosa in tal senso.

  • Per Stefano,
    ti ringrazio per l’incoraggiamento, sicuramente anche tu incontri notevoli problemi nella tua sede; ti chiedo di rendermi edotto circa la data di un prossimo incontro.

  • Oliviero, chi sei?
    Dove ti trovo?
    Dove incontrarti?
    Sei un esponente del partito, non nasconderti e renditi visibile per chi ti vuole conoscere.
    Chiedi agli altri le generalità ma non fornisci le tue: non mi garba.
    La redazione sa bene chi sono e quanto ho scritto in passato.
    Sa bene quanto mi sono esposto e quanto ho pagato e pago tuttora la mia esposizione anche nell’ambito professionale.
    Cerchi consensi?
    Datti da fare!
    Francamente mi hai stancato con questo giochetto.

  • Stefano De Candia

    Per Marcello
    Non puoi affermare che non vedi gente disposta a cambiare, e soprattutto non puoi dirmi in un post che si rivolge a me.
    Sai benissimo, perchè hai partecipato in prima persona a diverse prese di posizioni del sottoscritto nei confronti del malcostume che vede pochi decidere per tutti spesso senza comunicare.
    Mi sto battendo, e aspetto il supporto di tutti gli iscritti del partito a Sassari, affinché dopo il congresso nazionale si istituiscano gli organismi cittadini per elezione e non per commissariamento e che il segretario cittadino di Sassari decida per Sassari quello della federazione faccia il suo e non trasbordi in competenze non sue.
    Ti ricordo che al congresso provinciale di Sassari il coordinamento è stato votato da tutti tranne che da uno, il sottoscritto…, in quanto contestavo che i membri erano stati decisi e non si erano presentate posizioni differenti che presentassero linee programmatiche diverse, ma il solito minestrone del volemose bene gestito dai soliti personaggi a loro uso e consumo.
    Circa l’essere in prova o meno io sono per il vecchio adagio… a pregare si va in chiesa! se sei disposto ad impegnarti lo devi fare perchè ci credi e perchè lo desideri non perchè qualcuno ti prega di farlo.
    Se non hai spirito di servizio ed umiltà nella vita in generale puoi fare solo il solista in un partito puoi solo uscirne senza aver cambiato nulla ed avendo fatto un favore a quelli che oggi contesti.
    Scelte personali ovviamente…
    Io non voglio smettere di provarci a cambiare le cose, poi è sempre più difficile avendo compagni di viaggio che dopo le prime difficoltà abbandonano.
    Io vado avanti tranquillo e spero di essere di esempio nella mia coerenza poi se molti preferiscono lamentarsi pazienza, se credete che l’unica soluzione sia andare via o fare scissioni o solo lamentarsi è ovviamente una vostra scelta ma non l’unica.
    Ci vuole anche un po’ di pazienza nelle cose e sembra che un anno sia diventata una vita intera ma non è così, lo dico a tutti i giovani e giovanissimi cresciuti con il mito del tutto e subito…

  • Sergio Masia

    Ho letto con attenzione la tesi congressuale. Conoscendo Paolo sono certo che la sua elaborazione è il frutto di un’accurata riflessione. La ricostruzione storica di molti eventi, oggi riletti in virtù delle conseguenze, spesso nefaste e che hanno prodotto gli effetti che tutti viviamo, sembra non lasciare spazio a dubbi sul percorso da seguire. Un percorso ambizioso, sicuramente non facile ma neanche impossibile. E’ un sogno ma talvolta i sogni, se fatti da uomini coraggiosi, si traducono in realtà. La base è il governo della regione che si ottiene creando alleanze forti, programmatiche. Si deve aver il coraggio di uscire dalle frontiere ideologiche per cercare quell’operosità che porta ad incontrarsi con chiunque voglia concorrere alla soluzione dei problemi del proprio paese, del proprio territorio, provincia o regione. Questo non significa essere “banderuole”. Io, che da amministratore vivo già una piccola semplice esperienza, so che non è impossibile. Il percorso è chiaro ma sarà vincente solo se lo si spiega ai sardi, a tutti ma in particolare ai giovani a cui deve essere dato qualcosa in più di una speranza per impegnarsi.

  • Stefano De Candia

    Per Oliviero
    Il numero dei voti in assoluto è un dato che non serve a spiegare il peso all’interno di un partito per diversi motivi.
    In primis avete preso la % più bassa tra le varie federazioni e avete il maggior numero di iscritti…
    Citi i dati solo dell’ultima tornata elettorale e non quelli delle ultime 6 o 7, amministrative e regionali oltre che poltitiche italiane…, e questo non è corretto se vogliamo discutere in meniera seria.
    Ancora…
    Dici che la federazione di Cagliari è la più colpita dalla scissione con i rossomori… scrivi quanti voti hanno preso i rossomori a Cagliari e quanti a Sassari.
    Ancora…
    Parli di scissioni e ti dimentichi che al partito a Sassari sono mancati gli oltre 4000 voti di Beneamino Scarpa delle ultime regionali, passato al PD…
    Ora siccome ti ritengo una persona intelligente farò finta che tu ti sia solo dimenticato del fatto che la provincia di Cagliari ha un terzo dell’intera popolazione sarda e che quindi anche tutti i vari ragionamenti dovrebbero essere fatti tenendo conto dei numeri… tutti i numeri non solo quelli che ti fanno comodo!
    L’ultima parte del tuo discorso è delirante e meriterebbe una dura risposta ma mi limiterò a chiederti dove ho parlato in modo campanilistico…
    Inoltre per tua info e di molti altri che evidentemente non sanno come si fanno le analisi di voto ti informo che a Cagliari si sono presi quei voti grazie ai numeri di Cristian Solinas… che nel Sulcis c’è stato il fattore Paolo Dessì… e potrei continuare
    Sassari ha preso i suoi voti e lo dimostra il fatto che non ha avuto nessuno oltre i mille voti personali che poi non sia stato un gran risultato è evidente e chiaro a tutti.
    Le logiche interne di potere del partito sono una cosa che esiste in ogni organizzazione e fare i verginelli non aiuta nessuno così come fare le vittime come state facendo a Cagliari.
    La verità è che a Cagliari, in generale, sono troppo bene abituati ad avere tutto loro, ad essere loro il centro del mondo ecc.
    Per fortuna esistono realtà dove non è così per grazia ricevuta ma dove chi ha un risultato, in % migliore conta di più, perchè se così non fosse non si potrebbe premiare un paese di 1000 abitanti dove ad esempio il partito potrebbe prendere il 51% dei voti in quanto sarebbe comunque numeri risibili rispetto a quelli di Cagliari…
    Forse Oliviero prima di avventurarti in analisi di voto così all’acqua di rose dovresti pensarci bene perchè, soprattutto se poi ti poni pure in maniera astiosa, qualcuno potrebbe farti fare brutte figure.
    Questo non toglie che il fatto che come partito dobbiamo superare campanilismi e divisioni personali che negli anni hanno solo rovinato il partito e personaggi come Muledda, Mureddu ecc sarebbero stati credibili solo se fossero rimasti dentro al partito perchè da chi esce solo perchè senza potere non si prendono lezioni di democrazia.

  • Marcello Desole

    Per Stefano, non so a quali altri mezzi dialogici ti riferisci nei miei confronti, scrivo solo su questo blog – del partito – perchè lo stesso è troppo preso dal copiare e tenersi le cose sotto il gomito come fanno i bambini anzichè progettare cose utili a se stesso. E mi sembra che nemmeno tu voglia strumenti utili, nel senso a parole siamo tutti bravi ma quando c’è da decidere se creare strumenti e infrastrutture vedo che preferisci stare a seguire gli spot ossessivi di Bomboi, che è insuperabile.

    Detto questo, precisavo il concetto di cazzeggio che in realtà ho scritto in forma buonista e non pungente inizialmente, ovvero il provincialotto “ammiggu” che pensa al proprio tornaconto di immagine anzichè guardare l’utilità per il partito e dei militanti. E siccome il coordinamento non lo riunisce Marcello ma altri e un giorno si dice una cosa e il giorno dopo se ne dice un altra anche sugli appuntamenti magari senza farlo nemmeno a posta perchè si ha cose a cui pensare nel proprio Comune, e quando c’è da prendere una decisione non si ragiona in termini di efficienza e utilità per il partito ma di comodità strumentale al congresso spalleggiata da gente mai vista, sicuramente per bene, che ti tira fuori risposte del tipo “ah ma io non ne capisco niente, va bene così” sarà il caso che si pensi bene agli strumenti ed ai regolamenti che suggerivo.. e che tutti, te compreso, avete glissato.

    Non vedo gente interessata a costruire il partito, rendendolo dinamico e trasparente per funzionare meglio e non far perdere tempo ed energie a chi vuol cooperare con esso ma solo la mantenerne in piedi l’attuale struttura.

    Laviamo i panni sporchi in casa? Ci proverò, sempre se me ne rimarrà la voglia. Non sono io ad essere in prova, perchè io non ho nulla da chiedere, pretendo però molto dall’organizzazione e dai metodi decisionali.

  • Per Sardus: Io non ho mai capito cosa significhi dichiararsi indipendentisti se poi non si governa. Ma allo stesso tempo non ho capito cosa significa essere sardisti/indipendentisti quando si fa di tutto tranne che stimolare delle riforme da posizioni di governo. Ecco perché contestavo anche alcuni passaggi della tesi di Maninchedda, perché attualmente il partito ad 8 mesi dal cambio di maggioranza si è prevalentemente occupato di normale amministrazione (non do le colpe a Maninchedda ma magari alla struttura inadeguata del PSD’AZ nel trovare un disegno comune), ma delle grandi riforme prospettate in campagna elettorale ancora nulla. Pensi poi che non segua i danni del centralismo tra minacce di ricorsi alla Corte e quant’altro? E l’alternativa qual’è? Non governare nulla? Sarebbe una cura peggiore del male. E’ inutile pensare (ad esempio) a “corsi per il Sardo” o altri palliativi in un contesto dove non esiste coscienza nazionale/territoriale diffusa. Sono anni che studiamo persino i modelli internazionali, ma quando talvolta parlo di modelli non significa che si debba replicare tutto di essi in questa realtà. Bisogna capire QUALI CRITERI attivare in questo contesto con riferimento alla necessità di divulgare una coscienza territoriale diffusa. Le riforme graduali fanno parte di questo percorso ma so benissimo che con pochi consiglieri in Regione non si fa nulla. Ecco quindi che i criteri adottati a livello internazionale tornano utili perché offrono un METODO di approccio alla risoluzione dei problemi: Uno di questi non è certo il “corso del Sardo” o il “pasticciare i muri a bomboletta spray”(come fanno alcuni), ma è la rimozione dell’eccesso di iperboli, luoghi comuni ed etichette varie che ancora affliggono l’indipendentismo. Bisogna passare alla semplificazione, ovvero ridurre il numero delle sigle (e per farlo quindi bisogna attivare delle tavole rotonde di discussione). In molte entità linguistiche occidentali questi processi sono stati avviati (nonostante la conflittualità permanga e fa parte della dialettica democratica). Ma in Sardegna siamo arrivati al ridicolo ed al grottesco: Abbiamo diverse sigle sardiste e diverse sigle indipendentiste che sono divise persino nello stabilire chi è “autonomista o indipendentista”, il tutto con una critica che si riversa a posteriori in un passato istituzionale che invece (per la Regione) di autonomista ha avuto poco e nulla. Non c’è un disegno generale, non c’è neppure chiarezza sulla genesi dell’indipendentismo (che infatti è nato da una retorica lettura della Sardegna del secolo scorso), nè abbiamo un percorso riformista condiviso. Questa frammentazione in un sistema bipolare è micidiale, il PSD’AZ (anzi) con le alleanze alle ultime regionali è riuscito a non andare a fondo. Ma se non ci mettiamo in testa che le singole siglette hanno fatto il loro tempo, potrete anche fare 40 congressi ed esibire tutti i tesserini e “patentini” di indipendentismo che volete: Nei fatti non cambierà nulla perché una percentuale di elettori che potrebbe essere interessata alle tematiche territoriali non ha davanti alcuna proposta coesa, uniforme e credibile. E questo per conseguenza incide anche nel momento in cui si va a governare, con un peso inconsistente. Naturalmente rispetto tutti i Sardisti aperti al dialogo e che stanno facendo il loro lavoro nel Partito con grandi difficoltà, tutti gli altri invece che sbracciano con i loro tesserini paventando fantomatici “curriculum indipendentisti” se li possono anche mettere in quel posto….

  • Nino istimadu, non si può costruire la casa comune sommando i voti nulli, ma non la si può fabbricare neppure se non ci si capisce su concetti cardine come autogoverno, sovranità e indipendenza. Con i voti nulli potrebbe farsi solo un salto di qualità nell’espressione del rapporto democratico che lega eletti ed elettori, responsabilizzando gli uni e gli altri (ma è forse questo che fa più paura agli organici dei partiti politici), creare la c.d. rottura con la meschinità e l’ipocrisia a cui ci siamo abituati (tanto da non riuscire ad uscir fuori dalle regole forcaiole che ci hanno tessuto e tramato) e pensare a costituirci. La Costituente è indispensabile nel concepirsi di uno stato indipendente che si propone di chiedere poi (con il teferendum) l’approvazione ai propri consociati ed alla comunità internazionale, ma a chi si finisce per chiederlo questo riconoscimento un “governo regionale?
    “Uscire dall’Italia” è il motto che dovrebbe unire la linea indipendentista mentre finora si è sentito parlare di alleanze programmatiche a destra e sinistra per governare i conti in rosso della Regione italiana e ….. perpetuare il lungo e nodoso rapporto che “vi sta imponendo” condizioni esose, raggiri ed “inganni democratici” orditi nel nome di numeri sterili espressi in Consiglio.
    Ce la siamo “matanata grossa” in Campagna pre-elettorale, pensavo ci fossimo capiti sul bisogno, oramai improcastinabile, di segnare una linea di divisione netta con la politica che ci stanno dando a vedere gli “italianisti”, ci siamo scaldati più di una volta in proposito e sai bene che la proposta di riforma (visto che non siamo rivoluzionari ma riformisti) della legge elettorale in campagna elettorale, non è un semplice “voto nullo”, ma un vero e proprio salto quantico nei rapporti politici. No, non è cazzeggio, forse te lo sei dimenticato? E’ principio di educazione civica dell’Educato popolo civile, “onestu, tribagliadore e in bona fide” che al giorno d’oggi si sente sempre più oppresso e domo, umiliato, offeso, tradito e sempre più batostato!
    E’ una Regione oramai ingovernabile quella dell’autonomia speciale, ingolfata dalle urgenze, affogata dalle emergenze che arrivano dai territori, afflitta da debiti anche pregressi e dal fallimento di tutte le politiche che si sono promosse nel tempo.
    L’autonomismo democratico con effetti speciali sta tirando le cuoia e voi parreste volervi aggrappare al gran carrozzone; affonda il sistema Italia, di cui la Regione autonoma a statuto speciale non è che una branchia (tra le più passive), al quale sono poi collegate le province ed i comuni che non stanno in condizioni migliori.
    Il Partito va e torna, si rinnova e passa di domano mentre gliela mettono in culo con sua chiara compiacenza, sorvolando e distraendo l’attenzione dalle cose che …. succedono.
    Sarebbe utile che qualche tesi congressuali si occupasse di sviluppare gli effetti dell’aggiramento del limite dei 300 metri nella fascia costiera, ma non si era contro il via libera al nuovo cemento? Badate che il piano casa crea un pericoloso precedente, ci sono progetti che ruotano sulle nostre teste che non si hanno capelli in testa.
    No est ancora ‘ennidu su tempus de ispuntare, nino, no ti ch’incoles. Lassalu pasare ca su tempus est caldu e isetat sas friscuras po illughizare: Mi pares unu pitzinneddos chi no connoschet sos tempos de sas cantinas sende chi bi ses naschidu. Ite t’est sutzedinde no t’hat haer’ ilbaddinadu s’aria ‘e su guvernu regionale?

    A Bomboi, perchè sa che bisogna “governare la Regione” per fare le riforme che conducano all’indipendenza, chiederei cosa pensa dei ricorsi e delle decisioni della suprema corte che, dichiarando l’illegittimità di un comma ti cassa tutta una legge (magari pure concordata al costo di sacrifici abnormi), sul suo stare in maggiornza, poi, chiederei un parere sull’abbattimento della fascia dei 300 metri (sui quali i sardisti parevano voler fare chissà che) e poi ….. si ritrovano a reggere il gioco del cdx, impotenti.
    Cosa vuol dire “Potenziare la sovranità a livello Regionale”, e, arrivati a questo punto, una volta per tutte, cosa intende per sovranità.
    Qui, mi sia consentito, ci si trova davanti ad un vero e proprio aut aut, perchè la sovranità o la si ha o non la si ha. Non è cosa graduabile o limitabile perchè, nel momento in cui si dovesse accettare un simile quadro non possiamo parlare più in termini di sovranità, autogoverno ed autodeterminazione, ma qualcos’altro che si stenta anche a definire. E’ inutile nascondersi dietro le parole (svuotate dal politichese del partitismo italico), cerchiamo e cercate di dare senso compiuto alle vostre idee, ai programmi, ai progetti che vi muovono, l’indipendenza non si costruisce con un percorso autonomistico mascherato ma si presenta in alternativa all’intera sconsacrazione storica e dissacrazione politica e culturale. Come ebbi modo di osservare in altri tempi (forse più o meno sospetti) l’indipendenza si pone come reale e unica alternativa per superare, democraticamente e civilmente, questa fase tardo repubblicana caratterizzata da una spiccata decadenza etica, morale, culturale, politica, sociale, religiosa ed anche economica. L’onorevole professore ci ha invitato a far circolare la tesi nuorese oltre il circuito del mondo sardista perchè la Sardegna ha bisogno di un “forte dibattito politico”. Dibattetevi, allora, dimenatevi, sgusciate fuori dalle miree di un partito che sta tentando, ancora una volta, di stringere al collo dei sardi il cappio dell’ennesimo inciucio. Non mi pare che il partito sardo stia così bene come vorrebbero mostrare i suoi iscritti, credo che sia meglio attendere tempi migliori, senza neppure rendersi conto, forse, si sta consegnando nelle mani del nemico dichiarando la resa. L’indipendenza può aspettare, candidatevi per governare, ho visto gente che vorrebbe addirittura fare i bambini per legge ….. rendibebos contu a inue hazis battìdu sa zente!!!!

  • Per Mmc
    Per me rimani un anonimo che mi chiede numeri di telefono e email. Non credi che se qualcuno deve darti una risposta devi essere tu a dare il tuo recapito telefonico e la tua email? Oppure devi continuare a insiste con la cantilena che a Cagliari non esiste una Federazione del Partito Sadro d’Azione?

    Per DeCandia
    non credi che la scissione dei Rossomori meriti una spiegazione politica che il Partito ha il dovere di cercare come io ho fatto?
    Fuori da ogni ambiguità ecco i Numeri del Partito Sardo alle ultime elezioni regionali:
    Totale: 35.428 voti, 4,29%.
    Cagliari 9.827 voti, 3,36%
    Sassari 6.711 voti, 3,78%
    Nuoro 6.581 voti, 7,52%
    Oristano 3.772 voti, 4,60%
    CarbIgle 4.459 voti, 7,14%
    Ogliast 1.184 voti, 4,00%
    MedCamp 1.621 voti, 3,68%
    OlbTemp 1.273 voti, 1,72%

    Cagliari ha ho non ha poco meno di un terzo di tutti i voti del Partito Sardo?

    Cagliari ha contribuito in modo essenziale o non ha contribuito per il raggiungimento del quorum del Partito?

    Cagliari è stata o non è stata la Federazione più penalizzata dalla scissione dei Rossomori?

    Se vogliamo tenere conto di questi numeri non continuiamo a sparare cazzate senza tener conto dei numeri.

    I meccanismi del potere interno del Partito Sardo d’Azione meritano un discorso a parte. Ma se vi è la volontà di far crescere il Partito Sardo qualcosa deve cambiare all’interno di questi meccanismi perchè l’assenza di rappresentanza (in senso lato) di un territorio (stiamo parlando di un terzo dei numeri) non aiuta certamente la crescita del Partito. La stessa assenza consente a te e a qualche altro di fare le osservazione che fate. Ma nessuno può dimenticare i numeri perchè dietro i numeri c’è il lavoro dei militanti del Partito. Io non sto dietro ai tuoi campanilismi tra Cagliari e Sassari: io sono del Nuorese e, guardando i numeri e soprattutto le percentuali,potrei tranquillamente affermare che io ho vinto e tu hai perso, e sarebbe in ogni caso, almeno per me, una magra consolazione per chi mira a raggiungere l’obiettivo del 50% dei consensi.

  • Stefano De Candia

    Per Marcello, per Mmc ed altri
    Io sono un critico davvero accanito delle logiche perverse che nel nostro partito si sono impossessate della vita democratica dello stesso e che ci vedono impegnati in tanti momenti di democrazia partecipativa all’interno del partito ma dove in realtà qualcuno tenta sempre di decidere tutto prima e non dà la possibilità di sviluppare ragionamenti sani e costruttivi.
    Detto questo non posso non notare che nel modo di fare critica bisogno lavarsi panni sporchi anche un pò, non dico solo ma almeno un pò sì, in famiglia e non stare a sputtanare ogni incongruenza sui blog o da ogni altra parte.
    Marcello mi conosce bene e sà che stiamo facendo di tutto per cambiare il modus operandi finora tenuto dalla federazione di Sassari, ma mi piacerebbe che molte delle critiche che porta in questo sito vengano formalizzate nelle sedi opportune, ricordandoti che sei un membro del coordinamento di federazione e che quindi ne hai tutto il diritto…
    Per Mmc ti risuggerisco di creare una nuova sezione a Cagliari e se avrai bisogno di suggerimenti su come muoverti per far cambiare le cose mi metto a totale disposizione.
    Ma permettimi di darti anche un’altro consiglio, dire che tutti sono in un certo modo senza conoscere quasi nessuno della federazione di Cagliari mi sembra un grosso errore.
    Prova a conoscerli, vieni al congresso come uditore, conosci sardisti, presentati e cerca convergenze sul tuo pensiero di partito e magri troverai chi la pensa come te e potrà aiutarti nel tuo intento.

  • Stefano De Candia

    Una domanda ai vari Bomboi, Sardus ecc.
    Ma perchè ponete tante aspettative in ciò che faremo se poi ci dite che siamo così scadenti in tutto?
    Siate coerente con voi stessi… se pensate che il PSd’Az sia lo strumento per arrivare all’indipendenza iscrivetevi e lottate dall’interno altrimenti di criticoni buoni solo a parlare ne abbiamo già abbastanza nel partito.
    Gli scontri, come li chiama Bomboi, in un congresso di partito, che sia anche un partito democratico, sono il sale della crescita intellettuale di un partito l’importante è che siano fatti con onestà intellettuale e non per far avere vantaggi a qualcuno e non all’intero partito.

  • Secondo me la nostra casa è la Sardegna, non il partito; i 21000 elettori dei rossomori sono anche i nostri elettori; quelli di gavino sale sono elettori stanchi delle lotte per le poltrone.
    non vedo un PSdAZ di destra, non lo capisco e non lo capisce una nutrita parte di persone che tappandosi il naso vota PDL e PD; potenzialmente abbiamo un bacino di voti tale da superare udc e riformatori, ergo avere in consiglio una nutrita schiera di consiglieri che non possono essere ignorati….
    dobbiamo sfruttare al meglio le problematiche su energia nucleare, eolico e cementificazione, in modo tale da cooptare tutte quelle persone che hanno dato il loro voto a millantatori, personaggi attaccati alle poltrone o con conflitti di interesse spaventosi, persone che affermano che la “la sanità è prima di tutto una speranza, un sogno che dobbiamo realizzare per sentirci sicuri”…..e amenità varie.
    Saluti.

  • Lo sappiamo tutti che bisogna governare la Regione per fare le riforme che conducano all’indipendenza. La guerra al SEDICENTE autonomismo italiano credo che conti veramente poco. Il discorso è che quando si sta in una maggioranza bisogna cercare di farle le riforme e non demandarle a future ed imprecisate maggioranze in cui sempre il PSD’AZ dovrebbe essere presente. Potenziare la sovranità a livello Regionale per poter arrivare un giorno all’indipendenza è anch’esso un percorso autonomistico. Bisogna passare ai fatti e lasciare da parte la questua sul senso delle etichette e del dizionario che tra l’altro finisce per essere immediatamente confusa con la nota battaglia (di IRS e SNI) al MAI VISTO autonomismo Sardo. Le tesi congressuali infatti le vedo anch’io molto complementari, spero non ne facciate motivo di scontro al Congresso.

  • Ho letto attentamente la tesi congressuale della Provincia di Nuoro e quelle di Sassari e di Oristano pubblicate nel sito del partito. Sono pienamente d’accordo con Marcello Desole quando dice che i diversi documenti sono complementari in quanto vanno ad affrontare problematiche diverse che rientrano costantemente nel dibattito politico sardista. Personalmente condivido la strategia che si vuole adottare per formare una coscienza indipendentista sarda, che peraltro è il titolo della tesi di Nuoro ovvero “Governare la regione per costruire l’indipendenza”; allo stesso tempo rimango sgomento, ogni qualvolta si invita il psd’az a lasciare la maggioranza per fare chissà cosa. Il modo più efficace per diffondere le idee del partito è sicuramente quello di governare; l’azione di governo e la rappresentatività istituzionale sono l’unico strumento legale e democratico (perchè ricordiamoci bene che il psd’az è un partito democratico e non rivoluzionario)che abbiamo per mostrare ai sardi quali sono i nostri propositi e come riusciamo ad attuarli. Altrimenti si fa la fine della sinistra, da sempre confinata all’opposizione a fare della critica sterile, e incapace di governare quando ottiene il consenso poichè intopidita da troppa inattività. Il psd’az si pone agli occhi degli elettori come quel partito propositivo di idee politiche lungimiranti volte a ridare dignità e autodeterminazione al popolo sardo, e se per raggiungere tali finalità, l’unica strada da percorrere è quella di stringere accordi programmatici con i partiti italiani, allora ci si tappa il naso e si va avanti. I tempi delle parole sono finiti, i sardi sono disillusi e delusi da tante promesse mancate; oramai si vota poco e soltanto chi ha buone probabilità di governare; di consenguenza o si diventa pragmatici o si muore! Il documento di Nuoro oltre a parlare del fallimento dell’autonomismo (da sempre argomento di dibattito all’inerno del psd’az), traccia il sentiero da seguire per raggiungere l’indipendenza ovvero “creare un consenso popolare si forte da sfociare in un referenfum che manifesti la volontà di creare uno Stato Sardo Indipendente, Federale agli altri Stati e Membro della Communità Europea”!
    Questo è il nostro obiettivo e questa è l’unica ragione per il quale il psd’az è ancora un partito!
    Fortza Paris

    p.s.
    Paolo, non curarti delle critiche, continuate così in consiglio!

  • Sorvolo sul “cazzeggio” per evitare di essere convenuto in giudizio per violazione delle norme sul diritto d’autore.

  • Sardus, si può costruire la casa comune indipendentista ponendo a fondamenta la forza dei voti nulli e di coloro che non sono andati a votare? Suvvia! Fai torto, in primis, alla tua intelligenza.
    I primi, voluti o no, non esistono. Potresti trovare conforto rifugiandoti nei tuoi studi giuridici e rinfrescando il concetto di nullità. I secondi, volontariamente o involontariamente,contano meno dei primi ed anzi sono più dannosi perchè non disturbano il manovratore, nella migliore delle ipotesi! A pensar male può anche sorgere il sospetto che vi sia connivenza(con il manovratore).
    Se tanto mi da tanto manca il coraggio di assunzione di responsabilità. Abbonda invece la critica violenta e gratuita.
    Io continuo a ritenere il PSD’AZ, con tutti i suoi difetti, lo strumento di lotta politica capace di interpretare il bisogno di essere soggetto e non oggetto.
    Ti informo, Sardus, che il commissariamento delle Federazioni è finito da un pezzo. Ma forse avevi staccato la spina. Le tesi congressuali sono quindi tutte legittimate.
    Penzamos como a ispuntare.

  • Franco Cappai

    Ciao Massimu, hai forse qualche altra richiesta?
    Io penso che prima di tutto dovremo essere più uniti in casa nostra … poi si potra’ anche discutere delle tue richieste.
    Un saluto
    Franco

  • Secondo passo ricucire con i rosso mori. Terzo passo legarci a IRS.
    PRIMO PASSO USCIRE DALLA MAGGIORANZA.

  • Marcello, mi sembra che la delusione da disillusione abbia contagiato anche te.
    Nota cone quanti, veri buffoni, sanno solo scrivere aria fritta, dare libero sfogo alle proprie pulsioni, enunciare inesistenti risultati, fare i generosi con il portafogli altrui.
    Sono propenso a dare ascolto ad un collega di pensiero il quale vorrebbe costituire una nuova sezione del PSdAz a Cagliari. Siamo costretti a muoverci in tal senso a causa della inconcludente e fallimentare strategia politica messa in atto da quanti hanno solo scaldato la sedia e parlato in modo autoreferenziale.
    Invito, ovviamente, giovani come Piras ma anche altri delusi da un PSdAZ cagliaritano imbalsamato ad unirsi alla nostra iniziativa.
    Per inciso: questo schifo mi ricorda certe mafiette degli anni 80 che ricordo con disprezzo.

  • Per Nino: Chi volesse leggere dei nomi può trovarne su http://www.sanatzione.eu entrando su “Gruppo U.R.N. Sardinnya” nel menu. Non posso fare ogni volta un commento con allegato una serie di nomi, per questo parlo a nome del nostro gruppo. Non ci vedo nulla di scandaloso. Non so perché ma mi era sfuggita la frase finale dell’intervento di Paolo sul “tiro al piccione”………………………………………………………………………….Con rispetto, ma delle biografie me ne infischio: Se un partito sardo (ad esempio) si dimentica per strada la storia c’è il dovere morale di dirlo, con o senza etichette alle spalle. Non c’è un attacco a nessuno in particolare e nessun “tiro al piccione”. Io spero che il Partito Sardo d’Azione si avvii da subito dopo il Congresso nello stimolare la maggioranza al rispetto dei patti elettorali (e non in prossimità delle prossime elezioni), ritengo che quando si governa da dietro un partito indipendentista (o autonomista, chiamatelo come vi pare), non bisogna limitarsi alla normale amministrazione, altrimenti per quella ci sono già i partiti italiani. Continuerò anche a sentirmi frustrato, condizionato ed influenzato dalle sciocche divisioni dell’indipendentismo Sardo perché chiunque si senta parte di una Comunità DEVE AVVERTIRE il disagio nel vedere la propria terra in mano a certi disastri politici mentre il centralismo agisce indisturbato.

  • confermo la conoscenza di Mario Uras fin dall’Università e, se potrebbe confermare o smentire il mio indipendentismo di lunga data, sembra confondersi “sul cadreghino” per questioni di omonimia. Dice che occorra portare qualcosa di concreto ma, oramai, la concretezza non si sa più neppure dove stia, la mia concretezza l’ho raccolta in SU CHIZONE WEB, nel dibattito di S&L non si è mai concretizzato nulla, ci avevano promesso convegni sull’indipendentismo, si era parlato, discusso su una marea di iniziative (in cui mi proponevo di presentare i frutti della ricerca e dello studio sul patrimonio comune dei sardi (SA CHISTIONE … ma no solu) ma, se n’è andato tutto in fumo. Di concreto al di fuori dei vari congressi di partito cosa è rimasto?
    Certo non sono io a dover scrivere la tesi congressuale, l’aver sentito avanzare una simile richiesta mi ha fatto intuire lo stato della federazione di Cagliari, della situazione a Sassari ci ha dato una chiara visuale l’altro giorno Marcello Desole con qualche battuta pepata (invitandomi a bere qualcosa insieme …. alla piazzetta), se il Psd’Az. nuorese si rifà all’indipendentismo di Mario comprendo la natura della tesi congressuale ed Oristano ….. chi c’è in federazione ad Oristano? Ma le federazioni non erano state tutte commissariate? Ora escono le tesi come se nulla fosse accaduto, si ribaltano i ribaltoni?
    Non sono tesserato, è vero, ma quella del Psd’Az. è l’unica tessera che abbia mai sottoscritto, me lo ricordo ancora quando la ricevetti dalle mani dell’on. Italo Ortu, pareva di toccare il cielo con un dito, sembrava di aver realizzato un sogno, credevo d’essere arrivato; ancora non sapevo che dopo solo 6 mesi l’avrei restituita con tutto il disappunto. A Quartu i sardisti sposarono la tesi federalistica dell’allora sinistra forcaiola di Melis & co., applaudirono Bossi (che ancora non era sbarcato al governo romano) e bloccarono il processo di crescita indipendentistica inaugurato con il Congresso di Porto Torres. I miei complimenti ad Uras, sapere che abbia sottoscritto la Tessera del Psd’Az. mi rallegra e mi fa capire la natura (sardista? Indipendentista?) della tesi nuorese, capisco che l’intesa con i soriani del PD possa essere cosa già fatta e senza vergogna mi ritiro in buon ordine capendo che l’intelletualità nel partito sardo c’è ancora ed ha i numeri per governare la Regione (non erano gli stessi proclami di un anno fa?) ma l’indipendenza non passa per di quà.
    X Nino, che propone due vie nella consueta linea dell’Aut aut, confido che c’è una terza via, quella che nelle ultime due tornate elettorali ha raccolto più consensi sebbene non considerati nel computo dei voti partitici e, lasciando da parte quelli che su indicazione sardista se ne sono andati al mare, lo inviterei a considerare la percentuale dei voti nulli usciti dalle urne (che vorrebbero avere un valore aggiunto. Nel mondo sardista sta accadendo un altro inciucio e il neo-autonomismo fantoliano di matrice riformista sta prendendo piede ma non credo abbia possibilità di fare molta strada, il governo centrale da una parte ed i conti in rosso della Regione dall’altra faranno il resto.
    A, me pare che l’indipendenza possa attendere ma non perchè i sardi non siano pronti chi si sta facendo cogliere impreparato mi pare essere proprio il Psd’Az. che si attarda su posizioni “statutarie” di autogoverno con sovranità graduata, se per voi questo è il sogno, l’indipendenza ed il riscatto del popolo e della Nazione, che volete che vi dica, tenetevela, curatevela e fattela crescere, ma non andate troppo a dirlo in giro perchè se chi vi sta di fronte ride non è perchè siete belli, forti o estremamente simpatici.
    Si, penso siate in una botte di ferro, se di tesserati come chi mi conosce ne avete tanti certo siete al sicuro, è la prima volta che vedo Mario fare la sua uscita in S&L e chi ti va a riprendere? E meno male che si è fatto una battaglia epica per seguire la tracciabilità. Ci siamo sempre fatti riconoscere, ci conosce oramai l’intera isola per tre quarti, l’altro quarto ha sentito parlare di noi mischiandosi con la gazzosa. Buoni Congressi, ma non illudetevi troppo, state sbagliando nei principi che sono cardini. I Sardisti avrebbero dovuto governare la sardità ma, parrebbero mostrarsi più soggetti all’italianità del piano casa approvato definitivamente da poche ore. C’è ancora il discorso sulle centrali nucleari da capire, mi chiedo se il via libera al cemento indiscrimato è passato in questa maniera ci siano ostacoli per le centrali nucleari, per i depositi di scorie radiottive, per i “parchi eolici”, per ….. lo Statuto?
    Bah, viste le considerazioni di Mario Uras sono tentato di arrendermi e sottoscrivere la tessera anch’io. Lunedì 26 nella federazione sassarese di Piazza Tola sborserò anch’io “il pizzo” per essere tesserato ed essere “sardista”: vuoi vedere che non mi ci vogliono?
    Non l’avevo considerato, me lo fece presente Nino una volta, io potevo essere indipendentista, sardofono, sardologo ed anche “danzatore delle stelle”, ma sardista forse non lo sarei diventato mai. Inizio a ricredermi e dargli ragione: passo la mano!
    Lunedi passerò in Piazza Tola per dovere di coscienza, andrò a trovare il caro Pasquale (che mi ha schiuso le porte della verità), credo che mi fermerò un pochino in biblioteca (dietro ai vostri macchìni non sono più passato a trovare la direttrice che aveva mostrato interesse alle considerazioni del documento storico del 1294), mi fermerò per certo a prendere le sigarette al Bar Daniele (che fa pure un buon caffè) ma a “sa butega ‘e su ramenaju” no b’atopo. A su Bar de sa Piazzetta no bi so’ andadu mai (no so’ pius tipu ‘e tzilleris). A custu puntu cumprendo finas sa mattàna ‘e Bomboi po s’istoria sarda. Cando no s’ischit da inue si ‘enit, comente si podet ischire a inue si cheret andare?
    Dai, eia, bonu cungressu, siat sa prima che sa sigunda parte (decisu s’est inue si faghet?), no est cosa chi pota cumprire, mi dispenso. Si a custu est arrivadu “s’indipendentismu sardista” a bellu puntu devet esser’ reduidu s’autonomismu (de federalismu no si nd’ hat chistionadu pius ….. istranu!). Augurende bonos mezoros bos saludo, sardista deo? Giammai! (e poi bae e rimprovera a Gavinu ….. Sale, sale, Sedda …. aiò truba)!!!!

  • Marcello Desole

    Per balentia cazzeggiante intendo ad esempio:

    – un individuo senziente, che sa di avere delle responsabilità enormi rispetto alla collettività, rispetto ad un’organizzazione che ha fini più grandi di lui, del suo gruppo di amici nonchè del proprio ego, che decide di avvallare scelte che vanno contro lo spirito cooperativistico che è alla base delle conquiste sociali ed economiche, anche della propria organizzazione; individuo a cui spieghi lo sbaglio in tutte le salse ma va avanti e ti dice dandoti la pacca sulla spalla “rimani che ci servi”; dal capo di sotto al capo di sopra;

    – un gruppo di persone come la nostra federazione che è da mesi ormai che cincischia nel definire una modalità di elaborazione interna; è vero che c’erano di mezzo degli impegni sovraordinari ma è anche vero che il partito un’idea proprio non l’aveva e questo si ripercuoterà negli anni a venire se non lo si struttura ora;

    E infine, sempre per balentia cazzeggiante:
    – i caporali temprati dagli anni di tesseramento che non quagliano manco un’argomento;
    – chi parla di sardismo da grande affabulatore, grande mediatore, ma che poi alla fin fine è un grande esperto nel piazzartela in quel posto perchè sa già bene quali carte ci sono sul tavolo, questa è un’altra forma di balentia che fa rima con..?

    Finchè il partito non si libera del cazzeggio, della balentia, della furberia e della barrosia e non diventa un’organizzazione in cui le fondamenta, i pilastri e gli spazi di democrazia siano costruiti con sincerità costruttiva ne abbiamo di congressi da realizzare. I figli di questa terra chiedono un ambiente di cui ci si può fidare, per dare tutto se stessi e non chiedere nulla in cambio. Ma forse ci si è troppo compromessi per poter sognare tutto questo ed è più comodo mantenere il vecchio registro che avere il coraggio di essere diversi.

    Nessuno dei presenti e degli assenti se la prenda per queste parole.

  • Ancora per Paolo, cercherò di essere breve: Mi son scordato di replicare sull’insegnamento del Sardo, materia che nella tua tesi viene auspicata a carico del Partito. E’ vero che in altre realtà internazionali i partiti nazionalisti si fanno carico di iniziative analoghe, ma perché il contesto consente loro di ottenere una valida risposta da parte del pubblico. Questo è dato dalla diversità di contesto: Si tratta di realtà in cui esistono anche organi di informazione in lingua locale (stampa e radiotelevisivi); realtà dove la produzione intellettuale in lingua è diffusa e capillarmente distribuita; dove la scuola è capace di coadiuvare la presenza di alcuni autori; ecc. In Sardegna non abbiamo nulla di tutto questo eccetto la presenza di autori che dello scrivere in Sardo ne hanno fatto (giustamente) una missione. Ma il mercato risponde? Sì ma: Si può espandere? IRS non crede alle riforme calate dall’alto, per legge. Io penso che se il mercato del Sardo non si sviluppa, lo dobbiamo all’eccessiva ingerenza della comunicazione italiana che assorbe il 99% della vita pubblica dei cittadini. In un contesto simile pertanto l’insegnamento “politico” della Lingua (e non istituzionale), diventa dunque un fatto di nicchia, un palliativo a scarsa risoluzione del problema. Lo stesso discorso vale per la Storia Sarda. Poi per carità, se un Partito vuole fare divulgazione, ben venga, ma credo che in Sardegna la priorità sia, purtroppo, proprio quella di dover “far calare le cose dall’alto per sviluppare il consenso dal basso”. La gente altrimenti si sente italiana e basta, c’è poco da fare. Dobbiamo ripartire dalle prossime generazioni, dalla scuola e dai media.

  • Vorrei comunque aggiungere che ho letto anche le tesi del Sassarese e dell’Oristanese trovandole molto interessanti (Credito-riscrittura dei rapporti tra stato centrale e istituzioni periferiche, ecc). Comune inoltre la necessità di andare verso una Costituente e la ridefinizione del ruolo della Sardegna nel quadro dello stato italiano e dell’Unione Europea prima di parlare di completa indipendenza. Non perché non sia bello ma perché oggi sappiamo tutti benissimo che un ipotetico referendum sull’autodeterminazione verrebbe sonoramente bocciato dal nò dei Sardi. La proposta sassarese e quella oristanese con quella sostenuta da Sardegna e Libertà offrirà molti spunti di dibattito interessanti nei prossimi mesi. Tutte e tre mi sento di dire che assumono la consapevolezza del percorso da adottare che è frutto dei vari dibattiti sparsi (anche presso questa sede) avvenuti negli ultimi anni (ed anche in altre sigle indipendentiste).

  • Alessandro Antonio Piras

    Buongiorno, mi chiamo Alessandro Antonio Piras.
    Sono laureando in ingegneria e ho 27 anni.
    Sto seguendo da molti mesi i movimenti indipendentisti e vorrei avere maggiori informazioni anche sul vostro partito.
    Abito nell’hinterland di Cagliari.
    Sul sito del PSdAz ho visto i vari indirizzi di sezioni ma in quella di Cagliari non era riportato alcun indirizzo email o link utile.
    Come posso fare per avvicinarmi al vostro partito per conoscerlo da dentro?

  • Per Paolo: Ma è ovvio che io sia risentito per le fratture dell’indipendentismo Sardo perché tutti, chi più e chi meno, lo siamo. E confermo di essere condizionato dalle varie idee che negli anni si sono susseguite perché ritengo che bisogni confrontarsi con tutti: Perché che ci piaccia o nò, ad esempio, IRS ha comunque un buon migliaio di persone dietro. Non ti ho attribuito un passato che non hai, ti ho attribuito una sorta di continuità con alcuni precisi canoni della proposta indipendentista che è nata in Sardegna da anni.
    Se sbagliavo: Prendo atto della tua replica che chiarifica l’origine del tuo giudizio sull’autonomismo (con riferimento alle realtà estere) però nella tesi questo non traspariva, mentre la critica all’autonomismo italiano era chiara (e la condivido). Ma nelle realtà estere c’è tutta questa acredine virtuale tra autonomismo e indipendentismo? Non mi è chiaro questo passaggio della tua replica: “scoprirai che la critica all’autonomismo passa proprio per l’assunzione della responsabilità di governo della regione come iniziativa capace di dimostrare la praticabilità dell’indipendenza.” Non ho capito bene cosa intendi. Domando: La responsabilità di governo -qualora fosse in mano a forze veramente autonomiste- sarebbe diversa dall’operato di quelle indipendentiste? Non si farebbero lo stesso riforme graduali (ad esempio) su scuola ed economia? Io penso di sì. Parto dal presupposto (incontenstabile) che in 60 anni di vita repubblicana in Sardegna ha governato il CENTRALISMO (DC-PCI ecc fino ai partiti della seconda repubblica). Forse l’era Melis del PSD’AZ poteva essere definita “autonomista”, ma non saprei fino a che punto. I partiti italiani si definiscono “autonomisti” a chiacchiere, anche gli stati del Patto di Varsavia si definivano “repubbliche”, ma nei fatti non lo erano. Io non so chi sia questo “autonomismo Sardo” e che cosa abbia prodotto. In genere la critica si fa sull’operato di qualcuno. I fatti? La Sardegna non si è spostata di un millimetro dalla carta del ’48. Quì non esiste nè il qualcuno, tantomeno l’operato. Ecco da dove nasce la dissonanza con la tua lettura e come l’ho associata: perché dagli anni ’80 le varie sigle come Partidu Sotzialista Indipendentista Sardu (poi SNI, poi IRS) criticano un autonomismo di governo regionale che non è mai esistito, e questo ha generato la retorica che da anni si sente nel circuito indipendentista e che continua ad alimentare divisioni varie e nessun risultato. Quindi criticavi solo l’autonomismo italiano d’oltremare e non quello (mai visto) Sardo? Se puoi argomentare in breve la tua frase relativa a Regione ed autonomismo, sono certo che troveremo dei punti di contatto e letture condivise della situazione rimuovendo l’incomprensione. Per Sardus: Ma ogni due mesi salti da una sigla all’altra per appoggiarle senza iscriverti a nessuna, qual’è la tua proposta e la tua visione di indipendentismo?

  • Non entro nel merito della tesi congressuale Nuorese. Sono sottoscrittore di un’altra tesi che si confronterà, in modo civile e costruttivo, con tutte le altre presentate al XXXI Congresso del Partito Sardo D’Azione. I sardisti cazzeggeranno? Non lo hanno mai fatto nei trenta congressi consegnati alla storia e sono fiducioso che il trend continui anche nel XXXI. Vi sarà passione,impegno, gusto per la militanza.Come sempre.
    Non mi piace Sardus, che rispetto per il suo essere aprioristicamente contro.
    È di moda oggi, ed anche facile, dichiararsi indipendentista. Il PSD’AZ lo è da più lunga data e quando era ancora proibitivo esserlo.
    Il problema vero è: come può la Sardegna diventare indipendente?
    Indico due vie.
    1) Lo Stato Italiano decide di punto in bianco di lasciare la Sardegna ai Sardi;
    2) I Sardi insorgono e” manu militari” rivendicano l’indipendenza.
    Domando a Sardus: quante probabilità (e se possibile in che tempi)di successo hanno le due ipotesi indicate?
    Anticipo la mia risposta: zero assoluto!
    Ed allora si rinuncia? No dico io ed il PSD’AZ. Il disegno va costruito giorno per giorno assumendosi la responsabilità di governare i processi che passano, necessariamente,attraverso l’acquisizione di spazi di libertà e di sovranità da parte del popolo Sardo. La precondizione è fare, fare, fare per liberare il cittadino dal bisogno. Solo così l’indipendenza ci cadrà addosso anche senza volerla. Il PSD’AZ a quel punto ha assolto al suo compito!
    Sardus, non vedo oggi, purtroppo, frotte di giovani e meno giovani con i mano il vessillo dell’indipendenza. Cantano, e ancora purtroppo, meno male che…………..
    Faccio mio il detto “del maiale non si butta nulla”. Proviamo a trovare soluzioni praticabili che poi diventano credibili e fanno montare l’onda. I duri e puri, ma bisognerebbe conoscerne le biografie (politiche) come ha scritto Maninchedda, ostentano aristocrazia, comportamenti radical-chic. Sono rinchiusi in una torre d’avorio, rafforzano la dipendenza.

  • Oliviero scrive: avrai ciò che chiedi quando, come me, ti farai riconoscere con nome e cognome. Firmato Oliviero.
    Ma… e il cognome? Oliviero NN?
    Inoltre mi sono firmato, e non da ieri, per esteso anche nel periodo più buio, quando c’era la caccia alle streghe.
    Quando Maninchedda era un reietto.
    Non ricordo, in quel periodo, di avere letto alcun tuo commento.
    Non per polemizzare, semplicemente per rimarcare che i nati ieri hanno alzato la testa solo quando hanno capito che c’era da mangiare.

  • Stefano De Candia

    Per Paolo Maninchedda
    Finalmente!!!
    Questo sito, se ci sarà consequenzialità con quanto da te affermato e richiesto a chi scrive, diventerà un vero e proprio luogo di discussione e creazione di idee, anche le più diverse, ma proposte da chi ha un nome e cognome ben chiaro e che se attacca una persona o un partito o un’idea si capisca se lo fà solo per il gusto di farlo o se è motivato persoanlemente o se lo fà per interposta persona.
    Sono sicuro che se quello che Paolo ha chiesto verrà portato avanti il livello delle discussioni salirà notevolmente e verosimilmente anche gli attacchi gratuiti…

  • Non era mia intenzione intervenire, lo faccio perché ritengo sia doveroso difendere qualcosa in cui si crede e che cui si è condiviso il percorso.

    Prima cosa: Una tesi Congressuale dovrebbe essere un documento per iscritti al Partito Sardo d’Azione, sono gli iscritti che l’hanno sottoscritta e sono loro che democraticamente la sottopongono alla attenzione degli altri iscritti e del congresso,
    Credo che Paolo male abbia fatto a pubblicarla su sito di Sardegna e Libertà sottoponendola cosi al fuoco incrociato di tutti. Ma questo è nella sua natura, non ha mai avuto paura del giudizio degli altri e mai ne avrà, scelte personali.

    Visto che ci siamo allora balliamo: ho visto che le critiche arrivano da persone che non hanno tessera e non iscritte al partito. Alcuni li conosco da tanto, Sardus Filius dal tempo dell’università, altri da poco. Tutte brave persone,con un solo difetto; Sempre sul cadreghino pronti a criticare e a giudicare.
    Dico: portate qualcosa di concreto! Intendo dire un tema, un qualcosa che permetta di arricchire la tesi congressuale. Alla fin dei conti è stata illustrata in un congresso pubblico, con presenti 400 persone, è stata sottoposta all’attenzione dei tesserati e dei delegati che l’hanno sottoscritta,.

    Questa a casa mia, e a casa del PS d’AZ si chiama democrazia cari amici, questa è una cosa bella che far star bene chi crede nel Partito e nel rinnovamento della classe dirigente.

    Da altre parti avrebbero fatto cosi: preparo una tesina scopiazzata, la faccio firmare agli amici e agli amici degli amici, la presento e non la divulgo. Questa tesi in anteprima l’hanno letta tutti, iscritti e non iscritti.

    Ma alla fine del discorso credo che abbia Ragione L’Oorevole Manichedda:

    La Sardegna ha bisogno di un forte dibattito politico e noi Sardisti abbiamo i numeri per animarlo.

    Io la tesi l’ho letta, l’ho sottoscritta e l’ho fatta sottoscrivere dagli amici Tesserati della Federazione Nuorese.

    Credo sia un Ottima base di Partenza e la condivido in pieno.

    Forza Paris

  • Stefano De Candia

    Per Oliviero.
    Penso che non dovrebbe essere Sardus a scrivere la tesi congressuale della federazione di Cagliari la quale ha sicuramente le persone capaci di dare un contributo importante al prossimo congresso.
    Sono convinto che la tua risposta a Mmc sia molto corretta nel punto in cui dici che il fatto che ci siano problemi non preclude l’esistenza di una federazione… lavorate su questo insieme, fatela diventare una fedarazione non solo formale ma operativa e produttiva.
    Circa i voti Oliviero non voglio fare polemiche perchè non è nè bello nè mi interessa fare campanilismo ma credo che l’analisi del voto e dei voti da dove arrivano e se sono del partito sia fondamentale… e credo che sarebbe un ottimo argomento di discussione in altra sede e che solo chi ha fatto diverse campagne elettorali e che sà chi sono i veri compagni di partito, a prescindere da pesi politici interni, può fare con pieno diritto.

  • Enea Dessì

    Prima di tutto complimenti. L’originalità della proposta di governo ombra la trovo davvero brillante. La farò girare e sono convinto che la mozione troverà molti consensi anche fuori dal PSD’Az, augurandomi che il PSD’Az la smetta davvero di essere in continuo litigio. Nessuno, credo, ha voglia di un partito-impresa, però neanche di un partito in perenne disputa interna.

  • Federico Castori

    Visto che, come auspicabile, c’è un grande dibattito interno, aspetto con ansia di leggere le altre tesi congressuali.

  • Paolo Maninchedda

    Per Bomboi.
    Mi pare che sia tu a risentire delle divisioni e del settarismo che ha animato l’indipendentismo sardo. Non criticare me per giustificcare te stesso, è una pratica nemica della verità e piuttosto antipatica. La mia critica all’autonomismo non nasce da quel dibattito, nasce da un accurato studio delle realtà autonomistiche europee e dall’ultimo prodotto dell’autonomismo italiano: il federalismo fiscale. Quindi, giacché lo ripeti da tempo, sappi che io non apprezzo le fratture e le microfratture dell’indipendentismo sardo e non ne sono condizionato. In seccondo luogo, se leggi attentamente la tesi libero dalla tua storia e senza attribuire a me percorsi che non ho, scoprirari che la critica all’autonomismo passa proprio per l’assunzione della responsabilità di governo della regione come iniziativa capace di dimostrare la praticabilità dell’indipendenza. Quanto alle politiche linguistiche del Psd’az, non devi isolare le iniziative proposte per il partito da quelle proposte per le istituzioni. Io conosco molto bene le politiche linguistiche delle minoranze europee e potrei annoiarti a lungo dimostrandoti che bisogna associare l’iniziativa politica con l’iniziativa culturale che ne dimostra la praticabilità e l’utilità.
    Per tutti.
    Spesso la rete stimola la critica e stimola a essere critici. Va tutto bene, però specializzarsi nel tiro al piccione è sgradevole. Firmatevi per intero, così che si possa anche per i commentatori valutare l’aderenza delel parole alle biografie e, se ce la fate, proponete, scrivete non “di rimessa” ma direttamente. La critica senza responsabilità è un’espressione matura della frustrazione, niente di più.

  • Sardus Filius
    Scrivi una tesi, m’impegnerò per farla firmare a cento delegati e a presentarla al XXXI congresso del Partito Sardo d’Azione

  • Per Mmc,
    Sei un anonimo, avrai ciò che chiedi quando, come me, ti farai riconoscere con nome e cognome.
    Continui a non capire: l’esistenza di problemi non significa, come tu affermi, che non esiste una Federazione.
    La dimostrazione più evidente e lampante della sua esistenza sono i 10.000 voti di Cagliari delle ultime elezioni regionali: un terzo di tutti i voti dati in tutta la Sardegna al Partito Sardo.
    L’organizzazione è un altro discorso che non riguarda solo la Federazione di Cagliari ma tutto il Partito.
    Non c’è peggior cieco di chi non vuole vedere e, anzi, l’evidente.

  • On. Maninchedda, non c’entra con la discussione. Può chiedere alla Regione di pubblicare tutte le delibere adottate? Un ritorno alla trasparenza dopo la gestione soriana mi pare oppurtuno non le pare?

  • Premetto che non conosco le concrete modalità di elaborazione di quest’opera ma una tesi congressuale è, almeno credo, il frutto del lavoro di tanti sardisti e ne riassume le posizioni condivise. Inoltre, deve assolvere svariate funzioni quali: indicare la strada che il nuovo segretario s’impegna a percorrere nel suo mandato, far aderire ad un progetto comune quanti più delegati possibile, mettere insieme teste ed animi anche molto diversi tra loro. Se almeno su questo si è d’accordo, ne consegue che non si può pensare di trovare posizioni manichee o soluzioni radicali che, quand’anche riuscissero a spuntarla, non consentirebbero di presentarsi ai sardi in maniera credibile. Può piacere o meno ma la realtà è che non siamo degli avventurieri e non cediamo alle facili dichiarazioni d’indipendenza. Come sardo, prima ancora che come sardista, posso dare fiducia a chi dimostra di sapere governare, di esser in grado di reggere un confronto sui diversi temi della sanità, dell’economia, del lavoro, etc. Non possiamo pensare di puntare tutto sulla rabbia di chi perde il posto di lavoro, vede la propria casa deturpata da impianti eolici senza potere reagire o vede il proprio territorio devastato da im-prenditori senza scrupoli e sceglie un voto di protesta anziché aderire in maniera convinta ad una visione della Sardegna dei prossimi anni e ad un insieme di proposte concrete che la rendano possibile. Ecco perché condivido grande parte di questa tesi, anche se vorrei che qualcuno degli autori chiarisse il passaggio in cui si dice “Si lavora sui bilanci di competenza piuttosto che su quelli di cassa ed i bilanci di competenza non sono affidabili”. Se, come appare dall’esempio della L.64/1986, il riferimento è ai rapporti con lo stato non c’è contabilità che tenga (li si trattava di fare vale un credito ed una classe politica regionale capace lo avrebbe fatto). Oppure, si dice competenza e si sottintende –economica. Tuttavia, è proprio l’assenza di un pieno utilizzo del principio di competenza economica che, oggi, fa si che non ci siano neppure le risorse per ripristinare le infrastrutture esistenti (le scuole che cadono a pezzi, gli ospedali fatiscenti con tecnologie di 15 anni fa, le reti idriche colabrodo sono sotto gli occhi di tutti). Gli americani usano dire cash is the king; in realtà, nel lungo periodo le due contabilità producono gli stessi risultati (ma, diceva keynes in altro contesto, nel lungo periodo saremo tutti morti).
    Insomma, teniamo distinti il piano politico e quello tecnico. Se una legge dice che ho diritto a 10 non c’è nessun ragioniere che può decidere di darmi 6 a meno che io non lo lasci fare senza reagire.
    Per il resto attendiamo di leggere le altre tesi e, magari, anche sardus filius troverà il progetto in cui riconoscersi senza dimenticare le iniziative consiliari, oltre che prese di posizione in questo sito, verso l’indipendenza.
    Buon lavoro a tutti

  • Stefano De Candia

    Per Oliviero
    Hai espresso un concetto che non è accettabile e cioè quello secondo il quale sei concorde con la scissione dei Rossomori i quali si lamentavano che nonostante da Cagliari arrivassero circa il 35% dei viti del partito, tutto da dimostrare e in gran parte falso, il partito non ne riconosceva il peso…
    Vorrei farti notare che Cagliari ha avuto % di voti molto inferiori a Sassari e in valore assoluto in molti casi anche…
    In ogni caso in partito dove ci sono dinamiche democratiche, dove cioè si vota…, vige la regola della maggioranza e se Cagliari non è riuscita a far prevalere ultimamente la sua posizione non può prendersela altro che con se stessa per non aver fatto passare la sua posizione di ipotetica forza… in realtà avete avuto numeri ai congressi non enormi proprio perchè avevate preso % di voto scarsissime e conseguentemente pochi delegati…
    Detto questo ti invito a fare il possibile perchè la federazione di Cagliari possa uscire da una crisi enorme che ha come base solo interessi personali di alcuni a discapito della causa comune, 6 o più sezioni e un totale altissimo di iscritti ma poi pochissimi voti… traine tu le conseguenze.
    Tu e altri volenterosi come te dovrebbero lottare e smarcarsi da certi comportamenti e aiutare quelli come Mmc vorrebbero partecipare anche se spesso fanno affermazioni gratuite e poco circostanziate.
    Noi ci conosciamo anche di persona e quindi sai che non ho nulla contro di te o contro il tuo agire politico ma non puoi accettare davvero quello che hai scritto…
    Parlatevi tra persone civili e che hanno a cuore il partito e cercate di uscire con azione politica e non solo personalismi, in un partito si può anche stare in minoranza in attesa di tempi migliori come è successo per Sassari che è stato in minoranza e non ha fatto scissioni e follie mediatiche come Muledda &C.
    I rossomori sono una nefandezza per quel che mi riguarda sia per come si sono creati sia perchè qualcuno mi dovrebbe spiegare dove sono, che fanno… esistono ancora?
    A Mmc dico di essere meno critico e basta e provare ad abbassare la testa e lavorare con chi ha voglia di fare e non accusare nel mucchio… capisco lo sconforto e il senso di disgusto per alcuni episodi ma si deve reagire ed uscire dalle sabbie mobili.

  • Stefano De Candia

    Per Sardus
    Un’unica osservazione… non entro nel merito delle cose che dici, non le condivido per il 90% ma non mi interessa fare polemiche inutili con te che credi di poter essere l’unico a conoscere concetti come autogoverno, indipendenza ecc. oltre al fatto che sei convinto che tutti in Sardegna vogliano l’indipendenza e caso strano poi voi unici indipendentisti fate dei risultati da far piangere, già perchè io sarei contento di vedervi al 51% perchè andrebbero al governo degli indipendentisti anche se non del mio partito….
    Detto questo torno all’osservazione…
    La mozione di cui si discute è quella della federazione di Nuoro, noi a Sassari ne abbiamo fatta una nostra come è ovvio che sia in un congresso serio.
    Solo per la cronaca e perchè da come parla qualcuno, oltre te, dimostra di non sapere come funziona la vita democratica di un partito….

  • Marcello Desole

    Una tesi congressuale non è una ricetta da seguire o un cronoprogramma, è un metodo, condivisibile o meno. In questo senso il metodo è dichiaratamente aperto (nel senso non dogmatico) ed orientato a creare quei momenti di società cambiata che tutti auspichiamo, che crea consapevolezza di sè. Il titolo della tesi manda un messaggio chiaro, ed è quello che i sardisti si candidano a governare per cambiare, per arrivare all’indipendenza, non necessariamente vendendosi al miglior offerente ma anzi dimosrando che le loro tesi di contrapposizione ideologica sono un bluff che si dimostra guardando gli scheletri clientelari e il malcostume mercanteggiante che si portano dietro, entrambi. In caso contrario è implicito credo che il partito può far bene anche stando da solo. E’ implicito poi – almeno per me lo è – che i primi con cui costruire qualcosa sono le forze identitarie sarde, non i partiti italiani. Non sempre necesariamente alleanndosi ma prima di tutto conoscendosi lavorando su progetti concreti a livello locale.

    Il Partito Sardo però per come è organizzato nella ricerca del consenso interno nelle fasi congressuali e nelle strutture interne poco elaborative ma solo democratiche, a volte solo formalmente poco concretamente, a volte rappresentative di una balentia cazzeggiona, credo debba guardare nella propria struttura e nel metodo di coinvolgimento interno le proprie lacune.

    Per adesso ho letto la tesi-mozione della federazione di Nuoro, più legata ai temi dello sviluppo e quella della federazione di Sassari più legata agli aspetti culturali e alla riforma della carta costituzionale sarda. Due visioni quella di Paolo Maninchedda e quella di Michele Pinna non in contraposizione ma che si possono e debbono complementare. Immagino che la Segreteria o la Presidenza pubblichi tutte le mozioni come da regolamento e avremo un quadro piu’ completo.

    Auspico però che possa cambiare il metodo di lavoro sopratutto interno nei prossimi anni e che si arrivi ad una forma dello Statuto interno che regolamenti meglio le fasi di elaborazione che sono il vero motore propulsore capace di coinvolgere i contributi delle intelligehnzie sarde, dei giovani che usciti dalle università si trovano in grande difficoltà. Più ampia ed inclusiva sarà la capacità di coinvolgere queste forze in momenti di società cambiata, dimostrando che attraverso il loro “azionismo cooperativo” i processi di cambiamento sono possibili, maggiore sarà la forza del partito per rispettare i suoi impegni con chi gli ripone fiducia, ed anzi fare di più.

    Quindi dalla fase congressuale entropica e caotica che stiamo attraversando auspico uno Statuto interno diverso da quello proposto e una visione comune del metodo di lavoro che si concretizzi con un rinnovamento dei quadri dirigenti capaci di creare la rete e il cooperativismo di cui abbiamo bisogno. Tutto poi sarà possibile se si saprà coinvolgere i sardi, in meglio si intende.

  • Me la sono letta la tesi per il XXXI Congresso del Psd’Az. ma non l’ho mica gradita, m’è sembrato di sentir gli echi delle posizioni soriane ascoltate ad Ollolai. Più che una tesi per un Congresso indipendentista m’è sembrato di leggere una dichiarazione a favore della legge statutaria e, s’è fatto osservare in precenza, chi si allea con i partiti italiani per governare sta legittimando la loro politica nell’isola. No, mi dispiace per voi, ma questa è tesi “ballariana” del partito banderuola che non è ne carne e ne pesce, non è di destra, non è di sinistra, non è che di alcuni punti programmatici (puntualmente disattesi) che gli altri dovranno approvare per allearsi con voi e …. governare. Parreste arrivare dalla luna con simili posizioni, sembrereste non comprendere che chi succederà a questa giunta regionale non si trovi davanti i problemi che sta trovando l’attuale Presidente della Regione, a sentir voi il consenso per l’indipendenza dovrebbe ancora essere costruito, amalgamato, mentre dai territori pre-occupati non si sente che una voce sola: Indipendentziaaaaaaa ….. ma voi parrebbe non sappiate neppure cosa ci sia alla base di quel che viene detto “autogoverno”, avete bisogno dell’approvazione di chi ha causato lo sfascio totale delle istituzioni, dell’economia e dell’intera società. Il vostro XXXI° Congresso, mi scuserete, mi sembra sempre più un congresso di soggetti e, la cosa più penosa dal punto di vista politico e culturale, è che vi mostrate sempre più assoggettati e/o assoggettabili. Lo avete mostrato in tutto questo tempo, lo state dimostrando ora e, di questo passo continuerete sulla stessa strada, non ci sarà cambiamento, svolta, rinascita, ma solo il registro dei fallimenti che si ingrosserà, la fame a …. uffa!
    Ancora nel XXX° Congresso Nazionale che, lo ricordo ancora, era straordinario (non ho la tessera ma cerco di seguirla bene), che si tenne il 2 e 3 dicembre 2006, fu presentato un “contributo al dibattito e Tesi congressuale” provveniente dalla federazione di Oristano che, se non erro fu approvata e adottata dagli iscritti. Vi si diceva che “Nella situazione storico-politica attuale”, era arrivato già da allora “il momento di uscire fuori dalle ambiguità e riprendere a percorrere la strada tracciata dallo storico 21° Congresso di Porto Torres”, ma le ambiguità non sono scomparse, si sono sommate. Dov’è il cammino dell’indipendenza? Qual’è il percorso più comodo ed agevole per arrivare a concepire la forma pratica dell’autogoverno? Non mi pare che ci si possa aspirare facendo politica con i partiti della dipendenza e, la destra ce lo sta dimostrando, la sinistra ce lo ha ampiamente dimostrato anche nel recente e, sembrerebbe volercelo dimostrare nuovamente …… spero solo che Renato Soru non si innamori del nuovo segretario del partito sardo, gli scriva la letterina d’amore e si fissino l’appuntamento a tiscali per lo scambio delle bandiere! …. sarei capace di fargli crollare addosso l’intero monte cavo, altro che via d’Amelio, le torri gemelle o i morti in guerra, roba che non ne resti neppure il ricordo.
    Se questa è la tesi congressuale, con estremo dispiacere mi rimangio pure l’impegno di lunedì 26, non è cosa per me. Ciò che custodisco e porto è il patrimonio culturale del popolo Sardo, ciò che serve agli occhi della storia per far riconoscere la Nazione (Divinità, Lingua e Leggi), ma non è cosa che si possa mettere in mano a simili tesi che aprono a scenari con simili presupposti.
    Ciao, vi saluto con determinazione, augurandovi buon lavoro, l’ho letta la tesi congressuale e non mi è piaciuta per niente, era la solita tesi neo-autonomistica da legge statutaria, tanto già non è nulla il ricorso del governo per la scuola ….. come se arrivasse inaspettato!
    Prego iddio che questa tesi ed i cento sottoscrittori iscritti che l’hanno depositata in segreteria, giochino di copertura, per scoprire la linea nuova che si vorrebbe seguire perchè altrimenti ….. beh, io qui non ci sto più a fare niente. Il vostro non è indipendentismo, fosse almeno autonomismo tanto di cappello e di rispetto ma non può essere definito neppure autonomismo. Potremo parlare di riformismo ma l’indipendenza non si conquista a colpi di riforme, il riformismo finora ha solo tagliato le gambe a quello che timidamente tentava di mettersi in funzione. Che pena però, mi sia consentito, se questo è il vostro sardismo e l’indipendentismo che avete intenzione di veicolare, io scendo, abbiamo per la testa altre idee, altri programmi, altri …. progetti, altre gambe. Vorrò vedervi riportando la gente in cabina elettorale ….. io posso pure darmi all’ippica, come quella gente che ha vinto le ultime due tornate elettorali, alla faccia del Presidente Cappellacci e di chi gli fa la coda, sono stanco, ho la chiara impressione che dell’Indipendenza non ve ne importa niente ma, ancora peggio, non vi importa neppure della gente che vi da fiducia, perchè vi riempite la bocca di fumo.
    La Sinistra è in crisi, la destra non sta in migliori acque e voi ….. Ohi poveri noi, mi dichiaro straniero in patria senza permesso di soggiorno, mandatemi via di quà ….. non è luogo per me. Provo una profonda pena per voi, consentitemi, ho la forte sensazione d’aver sprecato il mio tempo, d’aver lavorato …. per il vento, come chi grida nel deserto.
    Oibò, vi saluto, non vi conosco più, anzi, proprio non vi riconosco. Sono molto amareggiato, ma chi se ne frega, “l’indipendenza può attendere (mi par di sentire il rappresentante di Irs in chiusura di campagna elettorale su videolina, alle regionali) noi ci candidiamo per governare” …. quel che si dice nella relazione.
    Beati voi che avete le ricette per uscire dalla crisi, come si faceva un tempo vi saluto allargando le braccia ….. povera Italia!!!!!

  • Oliviero, dapprima scrivi:
    “MMC dichiari che ciò che non conosci non esiste”,
    poi affermi:
    “Nella Federazione di Cagliari ci sono dei problemi e a qualcuno interessa che continuino a esserci: “divide et impera” insegna qualcosa”.
    Concludi con:
    “mi sembra questo errore si stia ripetendo e pertanto avremmo altre scissioni e altri abbandoni aumentando i numeri del Partito da una parte e diminuendoli dall’altra”.

    Conclusione: dapprima mi dici che sono ignorante (il che è probabile), poi affermi che in realtà ciò che ho scritto corrisponde al vero.
    Siccome in medio stat virtus, ti chiedo cortesemente di farmi avere un indirizzo email, un numero di telefono, un contatto con chi – in Cagliari – costituisce un punto di riferimento “manincheddiano”, il famoso coordinamento di cui parlasti, così finalmente la pianterò di rompere e non ti sentirai colpito nell’animo.
    In caso contrario considererò il tuo come un atto di insofferenza alla stregua del fannullone colto con i piedi sulla scrivania.
    Cordiali saluti. MMC.

  • Aggiungo a quanto detto: A cosa ci serve un referendum sull’indipendenza se prima non costruiamo le basi nelle scuole (come suddetto) e se PREVENTIVAMENTE non riduciamo la frammentazione politica identitaria per migliorare la qualità dell’offerta agli elettori?
    Questo è il vero indipendentismo graduale: creare le basi affinché il Popolo nel futuro possa rispondere sì ad un ipotetico referendum. Se per indipendentismo graduale si sostiene solo genericamente “la conquista della sovranità e le alleanze” ma non il riconoscimento del centralismo e nè la riforma sistematica di economia e pubblica istruzione (con lingua e cultura) la proposta non si diversifica da chi si settarizza: Perché nessuno in fin dei conti dal 1948 ad oggi ha modificato l’assetto istituzionale ed i poteri della Regione. Neppure quella che erroneamente chiamate “classe autonomista”. Dov’è quest’autonomia? Attorno abbiamo solo centralismo mediatico, culturale ed istituzionale italiano.

  • Mmc, stai facendo affermazioni gratuite: dichiari che ciò che non conosci non esiste.
    A Cagliari c’è un coordinamento e io ne faccio parte. Come puoi vedere intervengo su questo sito e su tanti altri siti internet.
    Chi vuole qualcosa la cerca, chi non la vuole non la cerca ma da qui ad affermare che non esiste ce ne passa.
    Nella Federazione di Cagliari ci sono dei problemi e a qualcuno interessa che continuino a esserci: “divide et impera” insegna qualcosa.
    Ma nessuno può dimenticare che un terzo dei voti del Partito Sardo d’Azione della Sardegna sono venuti da Cagliari nonostante che proprio Cagliari abbia pagato il prezzo più grande tra tutte le Federazioni causato dalla scissione dei Rossomori. Uno dei motivi che ha causato la scissione dei Rossomori è proprio il mancato riconoscimento sostanziale, da parte di chi ha diretto il Partito, dei numeri che porta Cagliari.
    Mi sembra che questo errore si stia ripetendo e pertanto avremmo altre scissioni e altri abbandoni aumentando i numeri del Partito da una parte e diminuendoli dall’altra.

  • Non condivido assolutamente alcuni punti:

    CAP. 3: L’autonomismo (come nel più classico indipendentismo integralista dagli anni ’80 ad oggi) viene identificato come la causa scatenante dei mali Sardi e come subordinazione controllata allo Stato: Bisogna fare chiarezza, l’autonomismo non è l’autonomia ma lo strumento attraverso il quale applicare quest’ultima. In Sardegna sin’ora nessuno l’ha fatto. L’Autonomia (quella poca che c’è) è rimasta sulla carta del 1948. Se l’indipendentismo in Sardegna non riconoscerà tale realtà, difficilmente risolverà i suoi problemi: tra cui quella di ridurre una delle cause primarie attraverso cui l’indipendentismo è stato ghettizzato e per anni separato da una visione di governo: Ciò che aveva posto le basi della stupida guerra tra autonomismo e indipendentismo. L’indipendentismo, come quello evoluto IN MEZZO MONDO, deve chiamare i governi regionali con il loro nome: CENTRALISTI e deve CANCELLARE LA DISTINZIONE TRA AUTONOMISMO ED INDIPENDENTISMO.
    CAP. 8: “Il PSD’AZ deve fare scuola di Sardo”. Assolutamente nò, il PSD’AZ deve lavorare per veicolare nelle scuole la Lingua e non sostituirsi a qualcosa che deve essere di competenza assoluta della Pubblica Istruzione. Il solito tentativo (lanciato da IRS e SNI) di colmare la loro assenza da sedi di governo sostituendosi a ciò che non è di loro competenza. Elemento quì curiosamente ripreso dalla proposta. Ma il PSD’AZ non è al governo?
    CAP. 9: Sezione sulla scuola – Manca qualsiasi riferimento all’introduzione nel tessuto scolastico della storia sarda e della lingua. Come si costruiscono le basi dell’indipendentismo in società se la scuola non diventa il mezzo attraverso cui incardinare storia e lingua? Spero fosse sottinteso ma non c’è proprio scritto. I giovani si “sentirebbero Sardi con autostima” solo migliorando la qualità formativa? Lo trovo improbabile, bisogna spiegare ai Sardi che non nascono solo nel 1861.

    La sommatoria di queste lacune nella tesi evidenzia l’allineamento di questa proposta a quella di altri movimenti indipendentisti nella replicazione dei soliti errori. Gli errori che da 20 anni hanno generato divisioni e completa mancanza di un disegno generale.
    Infine la tesi pone giustamente il dito contro il bipolarismo italiano ma non dice che per affrontarlo sia necessario ridurre la frammentazione politica dell’area identitaria (e non parlo di partito unico ma di semplificazione).
    La sintesi quindi converge in una domanda:
    Cosa si troverebbe davanti il cittadino dall’applicazione di questa proposta? Esattamente lo stesso indipendentismo attuale, e quindi status quo.
    Tutta la restante parte della tesi è ottima, ma la riforma dell’indipendentismo si gioca sulla comprensione di pochi punti.

    Mi spiace Paolo ma se l’indipendentismo in Sardegna non abbandonerà i soliti luoghi comuni, non ci sarà alcuna reale elevazione politica ed intellettuale dello stesso. E tutto ciò sarebbe l’assenza di un trampolino verso la credibilità del progetto.
    Ovviamente se verrà fatto un congresso-tavola rotonda sull’indipendentismo, siamo disponibili a discutere di questi punti in maniera approfondita.

  • Un documento forte, denso di contenuti, condivisibile.
    Si vede che la elaborazione del testo è stata seguita scrupolosamente dal Maninchedda.
    Lo farò girare in rete.
    Polemica: sono dispiaciuto di non potere condividere la lettura e il commento con altri tesserati al partito non esistendo in Cagliari un vero coordinamento.

  • Il fondamento della nostra civiltà, che è il popolo sardo, è minacciato da un serio rischio di scomparsa. Un popolo senza giovani è morto.!! questo è un dato importante per tutto il popolo Sardo ed è per questo che chiedo ai ns rappresentati di presentare una proposta di legge che aiuti le famiglie e le giovani coppie a fare dei figli!! altrimenti è la fine ……… non abbiamo più tempo da perdere
    Saluti
    fortza Paris

  • Gianfranco Congiu Sardista di Macomer

    Più chiaro di così….
    Aggiungo una considerazione: se penso alle pale eoliche off shore, alle ipotesi di trivellazioni per la ricerca del petrolio e a tutto ciò che viene fatto sulla nostra testa senza che lo Stato centrale sia in grado o voglia opporre regole o la benché minima resistenza, ritengo che sia veramente giunto il momento di aprire il confronto sulla nostra capacità di autodeterminazione e di autogoverno.

    Notizia: “…il gruppo Daewoo acquisisce 1,3 milioni di ettari di patrimoni boschivo incontaminato in Madagascar” (pari al 50% del suo patrimonio coltivabile stimato in 2.5 milioni di ettari) e che, accuratamente disboscati verranno coltivati a olio di palma e mais da destinare al mercato coreano contro un canone pari a zero ma con promessa di assunzione di contadini locali.
    Ma come conciliamo ciò con il fatto che:
    a) che il Madagscar fa parte del World Food Programme da cui riceve cibo per 600.000 persone che vivono al limite della sussistenza;
    b) che il disboscamento selvaggio della metà del patrimonio boschivo avrà pesantissime ripercussioni sul clima con un serio pericolo di compromissione dei cicli biologici naturali.
    Altra notizia: il N.A.F.T.A. (North American Free Trade Agreement – Trattato nordamericano per il libero scambio tra Stati Uniti Canada e Messico del 1994), ibrido liberomercantile che, pretendendo di mescolare tra loro economie assolutamente diverse (due economie ultraricche e una al limite della sussistenza), ha generato lo svilimento del prodotto agricolo messicano per eccellenza (il mais) chiamato improvvisamente a confrontarsi con un mais nordamericano che, forte di una massiccia incentivazione governativa, viene prodotto a costi notevolmente inferiori e, quindi, soccombendo.
    Uno degli ulteriori effetti nefasti del NAFTA fu il crollo di una parte rilevantissima del sistema agricolo messicano che andava a perdere immediatamente qualcosa come 1,3 milioni di contadini che dalle campagne si sono improvvisamente inurbati nelle grandi città determinando, a cascata, il crollo del 10% delle paghe nel settore industriale,
    CONCLUDO:
    1) siamo di fronte ad una improvvisa botta di culo per i contadini malgasci che andranno ad essere assunti dalla Daewoo, oppure non siamo di fronte ad un ennesimo capitolo di quel neocolonialismo senza capitali che depreda a costo zero o quasi le risorse naturali;
    2) la “mescolanza “ tra economie eterogenee (quali quelle canadese e nordamericana con qualle messicana) che è la base dei principi del libero mercato, genera veramente effetti positivi oppure non facilita la soccombenza del più debole.
    Ora, se sostituisco alla zappa dei contadini del Madagascar la tuta blu e li metto nella piana di Ottana o a Sarroch non otteniamo forse lo stesso risultato coloniale (posti di lavoro – pochi – e saccheggio delle risorse)?
    Ed ancora se applico i principi del liberismo mercantile (“inventato” nella University of Chicago) alla disputa Stati Uniti/ Sardegna sul pecorino romano, non ottengo forse lo stesso risultato del mais messicano (sparisce gradatamente il nostro surclassato da un prodotto omologo prodotto a costi inferiori e sovra incentivato governativamente.
    E così via ma l’elenco potrebbe essere lungo (vedasi il depredamento delle risorse energetiche).
    Il popolo sardo ha già dimostrato grande maturità, capacità di mobilitazione, voglia di incidere, di essere al centro di processi e scelte (vedasi il caso delle pale eoliche a mare o la serrata opposizione al mega valorizzatore di Ottana etc..) : un ultimo sforzo in direzione dell’autodeterminazione.
    Fortza Paris

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