La sovranità clandestina in Sardegna: negata in pubblico, scandagliata in privato

1 aprile 2012 08:424 commentiViews: 14

bagnoSoprattutto negli ambienti ufficiali e ufficiosi del Pd, l’approvazione dell’ordine del giorno sulla giustizia ed equità dello stato italiano (che adesso va applicato) continua a provocare eritemi concettuali incomprensibili. Tuttavia, ha anche sollecitato tante persone a ragionare sull’argomento. In molti casi enfatizzando i ‘se’ e i ‘però’, ma comunque mettendo al centro l’essenziale: non devono esistere le mille vertenze-Sardegna, ma una sola Questione Sarda, che lega sovranità, fisco, lavoro e sviluppo. Molti leader Pd ne parlano apertamente in privato come di qualcosa che li affascina, ma negano questa fascinazione in pubblico. Pazienza, bisogna avere pazienza. Ovviamente siamo in campagna elettorale e i sospetti si sprecano. Paradossalmente, però, ho l’impressione che per cambiare la Regione non basti ragionare di Regione, dobbiamo mettere su una proposta per le elezioni politiche molto innovativa. La prossima legislatura italiana sarà più o meno costituente: cambierà questo stato derelitto. Se mandiamo a Roma persone deboli che si fanno impressionare dai ritualismi cardinalizi del Parlamento o che subiscono ancora il fascino di personaggi consunti; o peggio ci mandiamo persone deboli che confondono le chiacchiere da salotto con la politica o che per sapere quale è la linea quotidiana devono prima aprire Repubblica o Il Giornale, poi fare una telefonata al capo-decina del suo gruppo e poi provare a formulare, timidamente, una posizione, allora non cambiamo neanche la Regione. Ma di più: se continuiamo a candidare sotto simboli consunti, siamo morti. Un solo simbolo: la Sardegna. Una selezione vera dei candidati (basta con tutti coloro che non hanno tre requisiti essenziali: competenza, libertà e rapporti sociali autentici), un profilo programmatico fondato su  libertà (individuale, d’impresa e di popolo); sovranità (passare dallo Stato fondato sulla delega d’apparato allo Stato fondato sulla partecipazione dei cittadini e sulla federazione delle sovranità) lavoro e sviluppo; equità del rapporto tra lo Stato e il cittadino; fiscalità. Avremo tempo di parlarne. Nel frattempo suggerisco agli amici del Pd la lettura di questo lungo articolo di Barbara Spinelli, nel quale, seppure in modo un po’ assemblatorio (cioè senza un pensiero strutturato dietro) trovo spunti sulla crisi della sovranità e dello stato nazionale italiano molto più avanzati di quelli letti in altri articoli.  Lo dico ai dogmatici che si sono esercitati a pronunciare la fatwa contro di noi :attenzione, Repubblica, il Verbo, è più avanti di voi.
Ricevo molte sollecitazioni a fare chissà che cosa. Vorrei chiarire però, una volta per tutte che la mia vita è cambiata in profondità. Sono stato depurato, mio malgrado – ma ora ne sono contento – di qualsiasi spirito eroico-individualista. Sono molto più fragile di prima e non ne provo vergogna, anzi: ho conosciuto persone fragilissime la cui forza ha sterilizzato definitivamente la mia superbia. Sono più capace di prima, ma non voglio imporre questa competenza a nessuno. Se la Sardegna sta cercando (come ha sempre fatto) un Mosè, un eroe che la conduca, un’icona, un Che, io non sono disponibile, perché tutti gli eroi sono troppo presi da se stessi: sono portati a far coincidere la Storia con la loro storia. Mi viene da ridere di tutti gli eroismi e delle enfatizzazioni: ogni uomo, da Garibaldi a Gandhi, va pensato seduto in bagno, perché così si riesce a riportarlo un po’ con i piedi per terra. Io voglio fare squadra, costruire sistemi, solidarietà, sviluppo, impresa. Voglio faticare, non marciare. Voglio faticare per la mia patria, che è la Sardegna. Il Presidente della Regione, per me, deve essere un soggetto biologicamente individuale e intellettualmente competente, ma politicamente plurimo, sociale, emotivamente aperto a uno slancio naturale verso gli altri: deve rompere la cristallizzazione dei rancori che imprigiona la società sarda. Non deve avere la pulsione, erotico-demoniaca, del dominio. E deve saper ridere di sé: pensarsi sempre non all’Onu, ma in bagno. A me pare che questa umiltà e saggezza politica non goda in Sardegna di grande successo, ma a me piace nel profondo, mi conforta.

4 Commenti

  • Rosa Maria

    “Competenza, libertà e rapporti sociali autentici”: per selezionare persone con questi requisiti deve cambiare a monte il sistema politico che esprime i nostri rappresentanti; e’ necessario che esso si liberi da tutti i pregiudizi, gli idola mentis, e in particolare dagli idola fori e gli idola theatri, pregiudizi dottrinali generati da false argomentazioni che si stanno accettando da decenni perchè recitate, come in teatro, da taluni personaggi di cui sarebbe ora riuscire a mettere in discussione l’autorità.

  • Dopo la fase delle tasse italiane che rendono insostenibile la pressione fiscale, arriverà la fase dei tagli italiani. Allo stato sociale. Senza prospettive serie di sviluppo per la nostra Sardegna. Se non penseremmo noi sardi al nostro sviluppo non ci penserà certamente l’Italia. Su questo punto difficilmente si può trovare un Sardo che dissenta, a meno che non si voglia stare ancora “coricati ” sui consunti partiti italiani al seguito degli ancora più consunti personaggi che li rappresentano. Sono d’accordo con te Paolo, la via maestra puó passare per un governo regionale forte che, partendo dalla mozione di verifica dei rapporti con lo stato, stabilisca un rapporto nuovo, fatto di parità e non di subalternità, protetto da una pattuglia di deputati e senatori sardi che abbiano chiaro questo concetto e che lavorino con un idea nuova. Solo così si aprirà una stagione inedita che aprirà le porte alla speranza.

  • Quinto moro

    Articolo che condivido pienamente. È vero, non abbiamo bisogno di eroi ma di persone che hai ben descritto e che sono numerosissime (almeno spero). Siamo in tanti seduti in bagno a pensare all’ “uomo”. E dunque l’ora di uscire (dai bagni) tutti per costruire quel “nuovo” tanto auspicato per la nostra cara Sardegna.
    Fortza paris.

  • Una riflessione che cade, solo casualmente, in un giorno consacrato alla burla che però nulla toglie alla serietà delle argomentazioni. Forse è anche un segno dei tempi che concede pochi spazi ai circenses e in specie a quanti, e sono i più, combattono per il pane. Ecco, un altro posto dove il Presidente della Regione non solo deve pensare di essere ma deve, almeno una volta al mese, esserci è la fila che quotidianamente si forma di fronte alle associazioni di volontariato.
    Quanto al PD ha scelto il ruolo di vagone, capirà se lo vorrà. Ma a ben pensarci non era diversa la posizione del PCI quando combatteva il PSD’AZ che rivendicava un ruolo di autogoverno per la Sardegna, durante e dopo la caduta del fascismo. Corsi e ricorsi….
    Il treno è partito e non saranno i sofismi dei ben pensanti della sinistra, immobile, a fermarlo.

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