La situazione finanziaria sarda spiegata anche a chi non ha voglia di capire (l’immagine rende l’idea della condizione sarda)

24 agosto 2011 16:5324 commentiViews: 90

homer-mutandaIntroduzione
Ha ancora senso pronunciare parole serie sulla manovra finanziaria che la Regione sta predisponendo per il 2012? Speriamo di sì.
Svolgimento
Le linee recentemente elaborate non tengono conto né del Decreto Tremonti del 6 luglio né, evidentemente, di ciò che il Parlamento deciderà in queste settimane. In sostanza, in agosto, la Giunta ha preferito far finta che il Decreto  non sarebbe stato convertito in legge. Io non l’avrei fatto, ma le cose, per il momento stanno così: abbiamo i siluri nemici puntati ma navighiamo spediti come se non ci fossero.
Il Governo si prepara a colpire
La manovra finanziaria del Governo inciderà non sui soldi dovuti formalmente ai sardi, cioè sull’ammontare delle risorse da trasferire in base al novellato art. 8, ma su quelli realmente spendibili. Già la legge di stabilità dello Stato del 2011 aveva ridotto queste risorse (tecnicamente si chiamano ‘pagamenti’) a 3 miliardi e 16 milioni di euro all’anno. Ora è più che ragionevole che esse vengano ulteriormente tagliate dalla legge in discussione in Senato da ieri. La Sardegna, in questo scenario è già nei guai, perché ha spese obbligatorie per 2 miliardi e 514 milioni di euro: gliene rimarrebbero manovrabili poco meno di cinquecento, ma già nei colloqui informali tra il Governo e le Regioni in queste convulse settimane estive, il taglio possibile è stato stimato intorno ai 700 milioni.
Soldi accatastati
In questo quadro diventa indispensabile sapere esattamente chi ha molti residui dagli anni passati ancora da spendere e chi no, perché continuare a stanziare su chi non riesce a spendere perché ha molto da spendere è da folli.
Si veda questa tabella aggiornata al 31 luglio. Il dato macroscopico è che l’Assessorato dei Lavori pubblici ha un carico di residui superiore a un miliardo di euro circa, cioè a almeno tre volte la massa manovrabile in un anno da tutta la Regione. È un carico inspendibile se viene ogni anno aumentato con nuovi stanziamenti. E allora, domanda: è meglio promettere al comune X che si troveranno i soldi per una nuova opera pubblica o concludere finalmente l’opera pubblica avviata nel comune Y diversi anni fa, parzialmente cantierata, per la quale ci sono le risorse, i contratti, le autorizzazioni e mettere così fine al maledetto non finito edile che strazia i nostri paesi? Ha senso ancora, in questa situazione, un assessorato ai Lavori Pubblici o basta una Direzione generale che per un triennio stappi questo deposito di risorse e ripristini una situazione sostenibile e spendibile? La risposta è in rebus. Molti, troppi, assessorati hanno un carico di residui pari, e spesso, superiore alle somme stanziate nel bilancio di competenza dell’anno corrente (per es. la Pubblica Istruzione ha 346 milioni di bilancio di competenza e un carico di residui di 520 milioni; l’Industria ha somme stanziate per 138 milioni e un carico di residui di 291 milioni ecc. ecc.).
Proviamo a trarre una prima sommaria conclusione? Eccola: molti assessorati dovrebbero dedicarsi non a ipotizzare nuovi stanziamenti ma a rendere concreti quelli già esistenti, ma si sa: nuovo assessore, nuovo corso, nuovo casino, soldi su soldi……sull’acqua, sul niente.
La seconda è questa: il consiglio nel 2010 approvò la L.R. 14 per combattere duramente i residui generati dalla pessima abitudine degli impegni fatti con delibere di stanziamento, cioè su programmi generici di spesa, senza creditori certi individuati. Nel 2011 ha varato norme severe per l’accelerazione della spesa. L’Amministrazione regionale e la Giunta ne hanno fatto carta straccia e i residui vengono generati come prima. Non solo: tutti gli assessorati stanno facendo l’impossibile per non definanziare l’ante 2008 o per rivitalizzare appunto il metodo degli impegni di stanziamento. I giornali ritengono queste questioni troppo tecniche e non ne parlano con competenza, seppure incidano molto sulla vita di tutti i giorni. Meglio fare i titoli sui litigetti estivi o sulle dichiarazioni di Tizio o di Caio. ormai, con questa stampa, un uomo politico può trascorrere il suo tempo in un centro benessere, reclutare un comunicatore professionista che selezioni ogni giorno la battaglia su cui accendere i riflettori con le proprie dichiarazioni e non risolvere neanche un problea. I giornali lo tratterebbero da eroe.
Soldi veri da spendere: veramente pochi
Ma il discorso è più complesso sul piano politico. Infatti, in una situazione così grave, la scelta politica si misura sulle priorità scelte dalla Giunta rispetto al tetto dei pagamenti stabilito dal Governo italiano. Cerco di rappresentare il problema in modo intellegibile da tutti. La Sardegna nel 2011 potrà spendere, come ho già detto solo 3 miliardi e 14 milioni di euro. Ora è questo il terreno della politica: che cosa fare con questi 3 miliardi? Quali priorità ci si dà? La risposta a queste domande è data dall’attribuzione dei plafond di spesa a ciascun assessorato, plafond che sono comprensivi dei pagamenti riferiti sia all’anno in corso che ai residui degli anni precedenti. Ecco la tabella. Se la si legge con attenzione si comprendono le scelte politiche, compresa quella di non intaccare le spese fisse. Si può notare che le direzioni generali che hanno un plafond di spesa superiore all’80% delle risorse disponibili tra stanziamenti e residui sono distinguibili in due gruppi. Il primo è dato dalle direzioni generali con l’obbligo dei pagamenti per stipendi, per esigenze legali e contabili, cioè a spese fisse, e sono: 1) la direzione del Personale; la direzione degli affari legali (che però ha uno stanziamento molto basso); la direzione della Ragioneria. Le altre due direzioni sono invece politiche: 1) la Presidenza; 2) la Programmazione. In queste due direzioni generali si annida la vera spesa manovrabile dell’anno. Ma mentre la Presidenza ha spese politiche poco incidenti sullo sviluppo, la Programmazione è in prima linea proprio sullo sviluppo. Bene, quanto può spendere nel 2011 la Programmazione realmente? Un’inezia: poco meno di 154 milioni di euro. Ma attenzione: non sono tutti manovrabili, perché la Programmazione si fa carico di fondi (FNOL, perenzioni, spese obbligatorie, oneri contrattuali, servizio del debito, ecc.) che in corso d’anno si scaricheranno su tutta l’Amministrazione Regionale; la parte veramente manovrabile è costituita quindi dalla parte spendibile (molto meno di 154 milioni) del cosiddetto fondo competitività e sviluppo (comprese cantierabili, 400 milioni generati dalla finanziaria 2099, PIA, ecc..), che si rivela, però, un gigante di ‘carta’, di somme stanziate che diventano somme spese col contagocce. È per questo motivo che proprio la Programmazione mette in atto tutta una serie di procedure che complicano la vita agli Enti e alle imprese che accedono agli Accordi di Programma: la burocrazia complica la vita al cittadino per nascondere una verità ormai evidente: la cassa non consente di erogare le risorse non solo nell’anno, ma neanche nel biennio. Spero cominci ad essere chiaro in quale situazione drammatica ci si trovi, la quale non consente più pubblicità istituzionali, contributi per feste e manifestazioni, bandi che durano una vita ecc. ecc.
Tra il 40 e il 70% delle somme spendibili sul valore di quelle stanziate e residue, spicca il 71% della direzione generale dell’Assistenza sociale, all’interno della quale ci sono le leggi per l’assistenza domiciliare, la 162, il progetto Tornare a casa ecc. ecc., i cantieri contro la povertà ecc. Bene, le scelte politiche fanno sì che fatti 100 gli stanziamenti a maggiore impatto sociale, nel corso dell’anno arrivi soltanto il 70%, o che di alcuni arrivi il 100% e di altri il 50%.
L’assessorato agli Enti Locali ha un plafond di spesa pari al 55,49% dello stanziato più i residui. Può dunque spendere 538 milioni e rotti. Cosa significa? Lo spiego con un esempio: solo lo stanziamento 2011 per il Fondo unico dei Comuni è pari a 580 milioni di euro. L’Assessorato agli enti locali è impossibilitato a pagarlo nell’anno in corso. Non a caso a marzo di quest’anno è stata liquidata l’ultima rata del fondo unico dell’anno scorso e la prima rata di quello di quest’anno. Ma all’interno del plafond degli Enti Locali ci sono anche i fondi per i cantieri comunali (25 milioni nel 2011) , che sono misure di contrasto dell’emergenza lavoro, per cui anche queste risorse, che dovrebbero essere liquidate rapidamente, verranno assegnate a rate.
Tutti gli altri assessorati hanno assegnazioni inferiori o pari al 30% (ci mettiamo dentro anche l’Ambiente che supera il 30% di poco più di un punto). Adesso ragioniamo. L’Assessorato ai Lavori Pubblici che ha la più alta giacenza di residui ha il plafond più basso: 15,85%. È evidente che se chi ha più da spendere è anche quello che può spendere di meno, non riuscirà mai a spendere le sue risorse. La scelta dovrebbe essere non stanziare più risorse ai Lavori pubblici per due anni, aumentare il Plafond al 30% e svuotare i residui. Ma stiamo parlando di cose non comprensibili nello scenario politico sardo attuale.
Se poi prendiamo i plafond degli assessorati strategici per l’economia, e cioè: agricoltura, industria, ambiente, trasporti scopriamo facilmente che:

1) il plafond dell’agricoltura è a stento sufficiente al pagamento dei fondi delle tre agenzie Agris, Argea e Laore e che quindi tutti gli interventi per investimenti e sviluppo o passano per i bandi Por, dove si annidano inefficienze pazzesche, o comportano il ritardato pagamento degli stipendi o l’indebitamento bancario temporaneo delle agenzie per pagare gli stipendi;

2) stesso discorso vale per l’ambiente. Su 209 milioni spendibili, 180 sono per l’Ente Foreste e 15 sono per i cantieri verdi. Il resto è veramente nulla per una regione le cui discariche si stanno colmando, i cui termovalorizzatori sono obsoleti, le cui aree inquinate attendono interventi seri e profondi oltre quelli che dovrebbero fare gli autori dell’inquinamento;

3) veniamo infine ai Trasporti; può spendere 163 milioni all’anno. Dentro c’è tutto il costo dell’Arst e del Trasporto Pubblico Locale. Con queste risorse non si può fare la continuità territoriale, aerea, merci ecc.; solo parlarne è una presa in giro.

Entrate
Lo Stato lo scorso anno non ci ha riconosciuto 800 milioni di nuove entrate. Puntualmente la Regione ha iscritto queste somme come residui attivi nel bilancio 2012 e con queste ridurrà il disavanzo accumulato del 38,47%. Ma si tratta di manovre contabili: la sostanza è che non ci hanno dato 800 milioni (e dunque ci sono 800 milioni o di spese promesse che sono ‘scoperte’ come gli assegni del più volgare dei truffatori o 800 milioni di somme previste in entrata e che non sono state programmate per mandarle appunto a coprire il disavanzo, che invece si era previsto potesse scendere grazie al recupero dei residui) e che, ragionevolmente, non ce li daranno neanche quest’anno; inoltre Tremonti nel suo Decreto ha già scritto che anche l’eventuale maggior gettito derivante dai giochi e dalle scommesse dei sardi verrà incamerato dallo Stato e non dalla Regione.

Spesa sanitaria fuori controllo

La spesa sanitaria nel 2012 è stimata in 3 miliardi e 390 milioni. Una follia a cui nessuno sta ponendo rimedio, né chi ha il dovere di farlo né chi preferisce i debiti prodotti dagli ospedali periferici e dalle aziende miste ai reparti di eccellenza efficienti e più economici. Gli ospedali di Iglesias, Carbonia, Ittiri, Thiesi, Ghilarza, Sorgono, Ozieri ecc., generano molte perdite, bisogna prenderne atto. Non bandire unitariamente le gare d’appalto per la fornitura di beni, genera costi non più sostenibili. Promuovere primari ignoranti, genera costi. Le due aziende universitarie generano costi non facilmente sostenibili. Per far fronte a tutto questo ci vuole sapere, coraggio e capacità……..

Consorzi di bonifica

Altro buco nero, su cui bisognerebbe fare inchieste non solo politiche: i Consorzi di Bonifica. Non se ne può più.

Scelte

Bisogna fare scelte strategiche su come spendere, questo è il dovere (disatteso) della politica. Noi sardi nei prossimi mesi saremo chiamati a farle, ma tra le possibili bisogna escluderne una: galleggiare. Non è tempo. Sulle scelte da fare, ripropongo parte di un ragionamento a suo tempo pubblicato da un funzionario regionale di cui ho grande stima:
“Innanzitutto ridare credibilità del proponente/decisore. Allora sai meglio di me cosa può fare il Consiglio, permettimi di segnalare quanto sarebbe apprezzata la pubblicazione del bilancio sul sito istituzionale (puoi verificare come lo facciano altre Regioni) o un’immediata riforma del sistema del vitalizio in direzione del sistema previdenziale dei singoli consiglieri o i risparmi per il funzionamento che potrebbero derivare da un’organizzazione dei tempi della politica rispettosa dei tempi della vita.
Poi vengono altri tabù: può il costo del lavoro pubblico essere indifferente all’andamento dell’economia, mentre nel privato si perde il lavoro? Si possono snellire macchina e macchinario regionale? Eppure le nostre ultime norme in materia sono di segno assai contrario.
Quali sono le spese di investimento che generano più infrastrutture reali, con maggior tasso di occupazione? Si può attivare una politica negoziale e di concertazione con la sola finalità di abbattere i tempi di realizzazione di quelle opere su cui sono state “concentrate” risorse? Per segare alla base costi impropri di intermediazione di varia natura, quali incentivi al sistema produttivo si possono immediatamente sostituire con leve fiscali, logistiche e organizzative? In quali comparti produttivi? Per quali categorie produttive?”.
Scelte 2
Io aggiungo: la Sardegna deve da subito sposare l’opzione “Burocrazia zero”. La Regione sarda ha tempi burocratici insostenibili per gli onesti. Secondo: la Regione Sardegna se vuole mantenere un po’ di Pil sul suo territorio deve sollevare la questione fiscale, cioè il suo diritto a poter far produrre sul suo territorio con una pressione fiscale adeguata a promuovere politiche di sviluppo. Terzo: bisogna sedersi con i sindacati a parlare di costo del lavoro, cioè bisogna fare quello che il governo italiano ha paura di fare.
Per oggi basta, alla prossima puntata.

24 Commenti

  • In tempi di ristrettezza, mentre si profilano scelte traumatiche in settori vitali come la sanità e il lavoro, fanno impressione alcune scelte della regione in particolare dell’assessorato al turismo:
    Sfilata di moda, ripresa dalle telecamere di Retequattro finanziata con 180 mila euro in favore della società «Collection Eventi & Produzioni Tv». L’evento, in diretta da Alghero, aveva un titolo d’avvero azzardato: «Serata d’amore e di moda 2011».
    trasmissione registrata da Carlo Conti in un hotel di Poltu Quatu per l’attribuzione del Premio internazionale del Cinema Rodolfo Valentino, finanziata con 150 mila euro .
    Rally di Sardegna, finanziato con 1.400.000 euro a favore dell’Aci-Csai,
    una regata importante, Louis Vuitton Trophy, costata alle casse dei sardi 1.400.000 euro.
    il progetto Sisar (all’interno di Sardegna Promozione) doveva realizzare l’informatizzazione del sistema sanitario ma a quattro anni dalla nascita della società il progetto non era considerato affidabile.
    20 milioni di Euro a Sardegna promozione, che ha sfornato volantini e spot pubblicitari a gogo per Pasqua, Sant’Antonio, Carnevale, spesso distribuiti localmente a sardi che già conoscono questi eventi
    raduno degli alpini: uno sparuto gruppo di alpini a Nuoro sono costati alla sardegna più di 40.000 mila Euro
    Giuliano Amato, interviene al meeting di Cl a Rimini e per indicare il male del velinismo che affligge il Paese dice che «c’è troppa Sardegna nella politica italiana». Poi si rende conto della gaffe e corregge: «Chiedo scusa se lo dico alle famiglie sarde che non hanno alcuna colpa». In realtà la frase l’avremo dovuta correggere in un altro modo: c’è troppo velinismo nella politica sarda. E voglia di apparire. ringraziamo i consiglieri come lei che si occupano di sostanza e che rappresentano l’eccezione che conferma la regola.

  • Per Nino. Senza parole, ancora una volta, tu non sai di cosa stai parlando. Io non sono tifosa, ma sono stata educata a parlare delle cose che conosco e non per sentito dire. Le tue parole confermano il fatto che non sai cosa sia il Meeting. Sul resto banalità, ancora dettate da pregiudizio e non conoscenza (non vorrei offenderti usando la parola ignoranza). Tanto per colmare in piccolissima parte la tua voragine di sapere ti do questa notizia. Al meeting c’erano 800 Mila persone e, fino a due anni fa, c’era un ristorante sardo gestito da sardi. Il primo anno ha fatto 10mila coperti in una settimana, i prodotti chiaramente erano rigorosamente sardi e tra i migliori. Immagina quanto altro avrei da raccontarti su quelle giornate, ma sprecherei il fiato con chi ha le fette di prosciutto (sardo) negli occhi e nelle orecchie. Non intervengo più, pare che con chi crede già di sapere e sempre più degli altri, non serva.

  • Per Mmc: la domanda andrebbe girata all’attuale maggioranza che considerò la tassa sul lusso, la tassa di soggiorno e altre cose solo bestemmie. Col tracollo finanziario alle porte, come ci informa l’onorevole Maninchedda, questi inetti non sanno cosa inventarsi. La principale preoccupazione in due anni e mezzo è stato smantellare quando di buono fatto nella precedente legislatura. Abbiamo fatto un pauroso balzo all’indietro. Schifo, schifo e ancora schifo

  • Nell’anno 2011 la percentuale di possesso della proprietà di abitazioni in Sardegna (seconde case, alberghi, residences ecc.) ha oltrepassato, in termini volumetrici, il valore soglia del 51% a favore dei non sardi.
    Ora infatti i sardi possiedono meno del 46% delle volumetrie a mare (un dato che ovviamente non tiene conto delle città residenziali a mare, quali Cagliari, Alghero, P.to Torres, Olbia ecc.).
    Tutto ciò si traduce in un consolidamento del Nuovo Colonialismo Italiano (complice la crisi economica dove chi ha soldi investe nei beni rifugio, fra cui il mattone), che, attraverso il precedente depauperamento dei boschi e dei sottosuoli, ora si concretizza nella pratica del Colonialismo Turistico.
    Mai come quest’anno è arrivata in Sardegna una massa di pessimi turisti italioti (si parla di crisi, ma i vettori stanno viaggiando a pieno carico da 1,5 mesi), che hanno pagato affitti in nero a compiacenti proprietari, che hanno acquistato generi alimentari solo presso la grande distribuzione sempre meno sarda e che hanno devastato il territorio continuando a depauperarlo.
    In Sardegna sono rimaste le briciole: affitti in nero, strade rovinate, mare spogliato, acqua consumata, accenti e critiche tutti italiani.
    È così difficile effettuare controlli sugli affitti in nero?
    È veramente così deleterio introdurre la tassa di soggiorno?
    Continuiamo a volere veramente i green in Sardegna per pochi intimi?
    Siamo poveri cittadini sprovveduti, ma questi italiani e i loro lacchè sardi hanno stufato.

  • È legittimo che Paola tiffffffi per il meeting; lo è a tal punto che ruba ore al sonno ristoratore. Rimane però una tifosa.
    Per i non tifosi (la maggioranza) l’appuntamento di Rimini era, è e sarà una festa di partito, quindi di parte i cui costi non debbono gravare sulla fiscalità generale. Con buona pace dell’Unità e senza mancare di rispetto all’intervento del Presidente Napolitano.
    La Sardegna non ha bisogno di Rimini che è poi una concorrente in tema di turismo. Ed a proposito di turismo (un settore ad alta volatilità) smitizziamolo. Crea solo bassa manovalanza (precaria perchè stagionale), non consuma prodotti sardi, arricchisce pochi che pretendono servizi e a quanto pare sono fra i più incalliti evasori.
    Basta e avanza quello che abbiamo. Non ascoltiamo le prediche dell’assessore Crisponi, tifoso ed in conflitto di interessi.

  • Per Marco, se per quello anche la Sicilia, il veneto, l’Emilia Romagna… he hanno speso o di più o più o meno la stessa cosa. Ma si sa, conviene citare solo ciò che fa comodo. Ripeto, hai troppi pregiudizi. Leggi quanto ha scritto sul meeting addirittura l’unità o la Repubblica e se hai voglia l’intervento di Napolitano. Io non difendo la Regione, per me se li poteva risparmiare, ma il meeting. Ischida!

  • Carlo Deidda

    Non ha tutti i torti il buon Tremonti pur con quella sua aria da salvatore della patria; il re Luigi, fu avvisato che era cominciata la rivoluzione, ma si comportò come se fosse una semplice rivolta e fu per questo che fini sulla ghigliottina. Chi pensa di condurre questa crisi ai consueti schemi di un qualunque ciclo economico, commette lo stesso errore, questa è una rivoluzione. Si la Rivoluzione è incominciata, la parola passa alla Storia!

    Carlo Deidda

  • Giuseppe Bellu

    Egregio Onorevole,
    Anche questa volta ha “liquidato” l’argomento Consorzi di Bonifica senza approfondire. Immagino ciò sia imputabile alla difficoltà di conoscere nel dettaglio tale complessa materia. Visto che io, a 32 anni, in un Consorzio ci lavoro e non me ne vergogno, le volevo offrire un paio di spunti di riflessione: 
    il Consorzio nel quale lavoro (Nord Sardegna), fa pagare agli agricoltori il prezzo più basso in Sardegna, nettamente inferiore ai 200 € che Soru aveva fissato nella legge di riforma del 2008, norma che poneva a carico della Regione gli importi eccedenti. A noi venne da ridere e pensammo che forse i tributi li avremmo dovuti far aumentare per adeguarci alla normativa! Discutere del come mai ci possano essere differenze tanto importanti sul livello di tassazione (dai nostri 130€/ha alle bollette pazze da 6-700€/ha di altri Consorzi), richiederebbe righe e righe di luoghi comuni, di analisi economiche e gestionali, ma io lo spiego con molta semplicità: l’Ente è gestito con il principio del “buon padre di famiglia”, lotta agli sprechi, impegno del personale, taglio delle consulenze etc. Insomma si ragiona come se i soldi fossero i nostri. Questo fatto, che potrebbe essere un ottimo parametro di valutazione dei Consorzi, la Regione (che alla fine decide su risorse, organizzazione ed altri aspetti vitali) non lo tiene in nessuna considerazione. L’agenda la dettano sempre altri Consorzi, quelli delle bollette pazze, che spesso ci vengono portati come esempio!
    Un altro argomento sul quale riflettere è quello degli stagionali, ossia degli operatori assunti nel periodo della stagione estiva: la legge ci obbliga ad assumerli per sei mesi, se hanno lavorato per un certo numero di giornate nel quinquennio precedente. Questa norma è controproducente, perché io posso lavorare quanto voglio per migliorare l’organizzazione del lavoro, ma poi devo comunque assumere un certo numero di persone, quindi l’organizzazione non cambia, anche se magari potrebbe migliorare. Se la mia gestione pre riforma 2008 era oculata, buon per me, altrimenti l’Ente si deve far carico di questa forma di welfare (per dare due numeri, il mio Consorzio assume 6 operai stagionali per la gestione di 17000 Ha attrezzati, Oristano ne assume decine e decine, mi pare 90, per una superficie di 32000ha, poi sicuramente il loro servizio sarà molto migliore del nostro, non lo metto in dubbio…). Tutto ciò costa alle casse regionali 2,5 milioni di €/anno.

    Certo anche il nostro Consorzio ha gravi sacche di inefficienza ed importanti margini di miglioramento, ma si lavora per eliminare l’inefficienza e migliorare dove si può. I pochi problemi strutturali dell’Ente derivano dal passato e li stiamo lentamente affrontando e risolvendo.
    Insomma, puntiamo (questo è il mio obiettivo personale perlomeno), all’autosufficienza con costi sostenibili per gli agricoltori, ponendo a carico della collettività solo i costi connessi alle nuove opere ed alla manutenzione delle esistenti, un traguardo che reputo conseguibile se la Regione deciderà di valorizzare esperienze come la nostra (ci tengo a dire che non siamo soli, altri Consorzi possono dirsi altrettanto efficienti, ma si parla sempre e solo di quelli che non funzionano).

    Ing. Giuseppe Bellu
    Caposettore Progettazione Studi, DD.LL.
    Consorzio di Bonifica del Nord Sardegna
    http://www.cbnordsardegna.it

  • Giuseppe Bellu

    Per chi ha voglia di capire dico che “Questo sistema ha dei cicli che si ripetono, non è una novità di questo secolo ma è una cosa abbastanza conosciuta nella storia anche se poi fa parte di quel tipo di storia che difficilmente si legge sui giornali perché ovviamente una delle prime cose che hanno fatto i banchieri ai primi del ’900 è stato impadronirsi di tutti gli organi di stampa. Cosa che anche in Italia è avvenuta perché infatti difficilmente sui giornali troviamo una visione economica che sia un po’ più aderente alla realtà. In pratica quello che voglio dire è che oggi le banche hanno un potere tale di poter creare denaro dal nulla tramite false scritture contabili, che dire che una banca è in crisi o che il sistema bancario è in crisi e che lo Stato gli deve dare dei soldi, sarebbe come dire che la Fiat va in crisi e noi gli dobbiamo dare le macchine! ciiè gli unici che possono creare il denaro dal nulla sono le banche stesse.Quindi in realtà il vero problema di questo Paese è che lo Stato e il governo sono complici di questa grande predazione da parte delle banche e non si vedono in questo momento uomini politici che possano prendere in mano la situazione. Quello che può succedere nell’area Euro è semplicemente che uno Stato in default faccia decisioni tipo quelle che ha fatto l’Islanda, cioè ripudiare il debito e eventualmente ritornare a utilizzare una moneta nazionale. Tutto questo che in tutta stampa all’unisono viene descritta come una possibilità tragica, in realtà darebbe al Paese che fa questa scelta un grandissimo vantaggio rispetto a tutti gli altri in quanto poter emettere la propria moneta è un qualcosa che dà un vantaggio competitivo enorme. Infatti lo vediamo in Cina, dove tutte le banche sono nazionalizzate l’emissione della moneta è nazionalizzata ed è semplicemente per questo che la Cina sta vincendo su tutti i mercati mondiali”.
    Non lo dico io ma un ricercatore del Centro Studi Monetario…per chi ha voglia dl leggere http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=8867

  • Ringrazio anch’io per i dati e le spiegazioni. Parlare apertamente delle difficoltà che esistono è il modo migliore per cercare le soluzioni. Se un politico coinvolge i cittadini nella ricerca di soluzioni è un esempio di democrazia partecipata, oltre che segno di grande cosiderazione e di rispetto.
    Mi pare però che noi cittadini siamo divisi fra “chi vuole capire” e “chi non vuole capire” molto più nettamente di quanto non lo siamo fra destra e sinistra. Sarà il caso di cambiare il paradigma del nostro bipolarismo?

  • Caro Paolo, grazie per l’analisi lucida e puntuale e per gli stimoli che ci sai dare. Farò tesoro dei tuoi suggerimenti.
    Buone Vacanze.
    A presto.

  • Mario Pudhu

    Lezindhe custas cosas, e b’at de ringratziare, e deo lu ringràtzio, a s’On Maninchedda, a mie mi benit a mente solu peràulas malas (de cudhas de “frastimo ma no isco a frastimare”) e menzus no bos las naro (no bi lis naro), no solu ca tiat serbire solu a m’illebiare “is figaus” deo ma fintzas ca tiat abbarrare totu intrea sa dimandha: Ite faghimus? Ma si sa risposta no l’ischit, ca NO la cheret cumprèndhere, chie ‘guvernat’ (e deo naro sempre “pistat abba” ca sa Regione no est si no s’ingranàgiu de su domíniu chi nos ponet in custas cunditziones), si fint andhados TOTU innoromala (est un’ipótesi de sa possibbilidade, ca sa realtade est chi sos Sardos semus andhados/mandhados/trazados innormala) sos Sardos aimus nessi ischidu chi de guvernu no ndhe tenimus, comente est sa REALTADE nostra de séculos e male e peus in d-unu mundhu fatu a bidha inue però mancu ischimus chie e ne inue semus e ne ite fàghere.
    E però a s’On. Maninchedda puru (chi nos faghet lèzere donzi tantu, e lu sigo a ringratziare, cosas “dell’altro mondo”, de cudhas de “robba da pazzi”) benit de li dimandhare: Isse ite pessat, chi pro custu si at a sarbare? Ca a parrer meu no solu “del senno di poi son piene le fosse” ma fintzas “del senno di prima”. Cun custu, no est chi sa dimandha “Ite faghimus?” o “Si at a sarbare?” la fato a sos àteros: l’apo fata, e de candho!, e la sigo a fàghere a mie etotu ca sa responsabbilidade de su chi fato deo la tenzo deo e neune àtere. No poto nàrrere (e, connoschíndhemi, neune tiat poder nàrrere) chi carchi cosighedha no l’apa fata e feta, ma mi dao su votu de INSUFFICIENTE MENO MENO (e mancari lu mérito prus bassu puru, ma nessi andhendhe a un’àtera filada!) e mi abbarrat totu intrea sa matessi dimandha a mie etotu. Ma a s’On. Maninchedha (a isse puru!) no mi paret cosa de irfatzidu a li dimandhare: Ite sensu tenet a sighire a muntènnere unu ‘guvernu’ (ojamomia!!!) de baeinnoromala?

  • Paolo Maninchedda

    Caro Giuseppe, me lo ha segnalato Appeddu. L’articolo non mi riguarda, i commenti talvolta sì, ma non ne ho voglia…. C’è un gruppo di persone che mi odia a prescindere e che dice una marea di stupidaggini. Non voglio passare il tempo, che ho scoperto essere preziosissimo, in liti inconcludenti. Si arrangino. Su Tuvixeddu farebbero bene a considerare quanto l’ordine del giorno del Consiglio, ispirato alle mie posizioni, protegga più i loro amici di quanto può intendere la loro intelligenza offuscata dall’odio ideologico. Comunque, il tempo è galantuomo.

  • Dove si può trovare il bilancio della regione? cosi’ vorrei vederlo per curiosità?

  • Caro Paolo in sardegna democratica c’è un articolo che ti riguarda, a proposito di tuvixeddu spero che risponda come tu sai fare.
    Aspetto.

  • Marco, e basta con questa storia dei 100 mila euro.. ci ha già spiegato tutto Paola eh!!
    A proposito la Lombardia ha messo 80 mila euro…
    Eh lo sai che noi siamo più bravi no…

  • Chiarissima come sempre la sua spiegazione; mi assale però un dubbio accompagnato da sconcerto: in questa situazione la giunta non trova di meglio che finanziare il meeting di comunione e liberazione con ben 100mila euro? A quanto pare la crisi riguarda pochi, gli altri possono anche creppare

  • Alcuni giorni addietro scrissi: buone ferie? Istringhie sa chintorza! L’On. Maninchedda da l’esempio e disattende l’arrivederci al 1 settembre dando impulso all’aumento della sudorazione, già alta per le condizioni climatiche favorevoli solo ai vacanzieri smeraldini.
    L’osservatorio dal quale attinge tutta quella messe di dati è tale che non consente nessuna ombra di dubbio.
    Credo che la manovra Italica inciderà sia sulla spesa che sulla entrata. Il nuovo art. 8 ce lo leggeremo chissà per quanto tempo con buona pace di Soru e Prodi (una truffa politica!). Che poi la Giunta scriva la finanziaria 2012 fingendo che oltre tirreno non è in corso nulla è semplicemente sconcertante.
    Ma perchè l’On. Maninchedda interrompe le ferie e fa trasparenza sul bilancio regionale? Non certo per sadismo ma per informare noi poveri mortali e denunciare una gravità non solo contabile ma soprattutto politica. Lingua o non lingua “s’impedradu indipendentista” passa da quei numeri e dalle risposte alle domande del funzionario regionale.
    Tutte le forze politiche sono chiamate a misurarsi; al PSD’Az i Sardi chiedono un impegno decisamente maggiore su tutti i fronti. Le ferie sono finite o forse mai iniziate.

  • Paolo Maninchedda

    Egregio Peppino, forse non hai letto bene. Dentro l’articolo ci sono tante proposte. Io sono l’unico che si è opposto in Consiglio regionale all’aumento dei costi della sanità. Mi fa specie che tu non te ne sia accorto. Di quali direzioni generali raddoppiate parli? Si parla di abolizione di province, ma io dico che per combattere la fame bisogna fare anche altre e più profonde scelte. Per salvarsi, non bisogna aspettare di essere salvati, bisogna lavorare per salvarsi: tu che fai oltre che rimproverare me?
    Io credo di fare il mio dovere nel miglior modo che mi è possibile.
    E tu?

  • Alcuni commenti sono disarmanti…
    “Quando si aumentavano i costi della sanita, raddoppiando direzioni Generali e addirittura numero di ASL dove si trovava onorevole?”
    eh già! dove?
    “abbiamo speranza di salvarci?”
    mah!

  • Una ottima relazione sicuramente.
    Tuttavia dal Governo Regionale e dai suoi Alleati dobbiamo pretendere risposte, non solo denunce.
    La gente quando legge queste cose è disorientata.
    Quando si aumentavano i costi della sanita, raddoppiando direzioni Generali e addirittura numero di ASL dove si trovava onorevole?
    Si parla tanto di abolizione di Province ma Lei mi sta dicendo che gli sprechi o le spese vere sono da un altra parte.
    Abbiamo speranza di salvarci?
    grazie

  • Marcello Simula

    Ottima spegazione, è una materia un pò ostica ma è una delle poche sulle quali si dovrebbe seriamente ragionare, discutere e, finalmente, decidere. Purtroppo trovo il tutto veramente inquietante, ho paura che troppi sardi ancora non abbiano davvero colto i segnali di catastrofe che ci pendono sul capo come una spada di Damocle. Ah, quanto vorrei sbagliarmi sul prossimo futuro, ma che sun falande sas agheras e ancora non sappiamo bene che fare. Dove potremmo rifugiarci in caso di tsunami?Per favore, qualcuno ha delle proposte valide? Saluti preoccupatissimi a tutti!

  • Salvatore C

    La situazione finanziaria sarda spiegata anche a chi non ha voglia di capire (l’immagine rende l’idea della condizione sarda).

    da questo titolo parto per fare alcune considerazioni

    1) la presente disquisizione non è diretta ai noi lettori, perchè noi non siamo coloro che non hanno voglia di capire, ma siamo coloro che non capiscono perchè ignorano le cose che in modo molto comprensibile sono qui spiegate.

    2) dunque la presente disquisizione è rivolta a coloro che POSSONO capire, ma non VOGLIONO capire: e chi sono costoro? sono coloro che ci governano, ammesso che TUTTI i consiglieri regionali e TUTTI i componenti della giunta siano in grado di capire.

    3) allora, se chi è stato eletto per CAPIRE non VUOLE capire, il problema principale non è nella mancanza di risorse, ma nel COSTRINGERE costoro a capire.

    4) e come fare? si dice che non ci sia peggior sordo di chi non vuol sentire, quindi che fare?

    5) l’immagine rende bene la condizione sarda, ma non indica cosa il popolo può fare, e non vorrei che la conclusione fosse che il popolo non può fare nulla, perchè NON CI CREDO, abbiamo solo bisogno di un leader che suoni la tromba, come fece a suo tempo il buon Mariotto, che molti hanno dimenticato che la rivoluzione politica fu iniziata da lui, quando condusse alla elezione diretta del sindaco, ma poi si perse nella truffa del maggioritario, ma questa è un’altra storia.

    6) dunque abbiamo bisogno di un leader forte, capace, non che sobilli il popolo, ma che lo conduca a prendere coscienza della propria dignità: BASTA CON I CALCI IN BOCCA E LE PRESE PER I FONDELLI, e nel frattempo RESISTERE, RESISTERE, RESISTERE.

    SALCAN

  • Grazie Onorevole per la lezione…
    Ora finalmente inizio a capire in quale casino ci siamo messi..
    Grazie

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