La shoah e il pessimo e volgare clima politico

27 gennaio 2013 10:145 commentiViews: 354

Era il 27 gennaio 1945: le truppe dell’Unione Soveitica entravano a Auschwitz e liberavano i superstiti. Dal 2001 quel giorno viene celebrato. Io mi sono formato, da ragazzo, leggendo Primo Levi, grande uomo ucciso dall’impossibilità di dimenticare il male senza senso a cui aveva assistito e di cui era stato vittima. Ho avuto e ho l’onore di conoscere Cesare Segre, uno dei più grandi filologi italiani viventi, e mi sono commosso a leggere il ricordo del prelievo del suo anziano zio e della sua scomparsa e probabile morte neanche 48 ore dopo l’arrivo nei campi di sterminio. Ho letto il bel libro di Deaglio su Perlasca e sono andato a Budapest e di fronte all’albero con le foglie di metallo che portano scritti i nomi delle vittime della persecuzione del ghetto ungherese ho sentito il grido di dolore e il ‘perché’ che attraversa la storia. A Roma, nel Lungotevere sotto il Gianicolo, sono entrato nella caserma dove vennero ammassati gli ebrei romani prima di essere inviati nei campi.
Bisogna ricordare. Bisogna sentire il dovere di opporsi al male.
La giornata di oggi dovrebbe avere questo senso profondo. Invece leggo i giornali e trovo banalità da campagna elettorale. Continuo a sentire il bisogno di costruire in Sardegna un’alternativa politica a questo brodo di superficialità, corruzione e mediocrità che si iscrive alle diverse categorie politiche disponibili solo per celare la propria inconsistenza. Bisogna costruire un luogo sovranista, ma soprattutto un luogo pulito, competente, serio, un luogo dove non sia possibile nascondersi dietro categorie sdrucite come centrodestra o centrosinistra. Io continuo a ribadire i miei no e i miei sì: no all’avventurismo berlusconiano; no all’eversivismo; sì a un programma di governo per la Sardegna che unisca gli autonomisti in movimento, i riformisti non burocratici e non lobbisti, i progressisti non dogmatici, gli indipendentisti di governo, quelli che costruiscono l’indipendenza a partire dall’uso pieno, consapevole e efficiente dei poteri attuali. Bisogna alzare l’asticella del pensiero e dell’azione. Il fascismo è nato dalla mediocrità e dall’ignoranza della classe media italiana. Oggi ignoranza, superficialità e ferocia sociale trionfano in Sardegna ed è in climi come questo che maturano i razzismi, gli odi sociali, le intolleranze.  Passate le politiche bisognerà trovarsi e reagire. Ma oggi, almeno oggi, ascoltiamo il dolore della storia, chiediamoci perché, impegnamoci a vincere il male che ha tanti volti, privati e pubblici, ma che quando diviene sistema, politica e Stato, svela tutta la sua radice ontologica e demoniaca.

5 Commenti

  • Sono stato ad Auschwitz ed è difficile spiegare il senso di vergogna e di scoramento che si prova a vedere quel posto; poi si esce e si pensa: per fortuna sono altri tempi.

    Ed invece occorre vigilare, perché quell’atroce infamia non venne perpetrata da un pazzo e da pochi suoi accoliti, ma da un’intera nazione, che poteva chiamarsi Italia o Jugoslavia o Romania o che so io, invece che Germania; ad agire non furono schiere di folli psicopatici ma di persone normali, molte delle quali non furono neanche sfiorate dall’idea che fosse un tale abominio, quello a cui stavano partecipando.

    Le condizioni perché si ripetano eventi del genere si ripetono ciclicamente, quindi occorre vigilare sulle nostre coscienze e su quelle delle nuove generazioni, perché i tarli del razzismo, dell’ignoranza, della follia sono nascosti nelle menti della gente comune, non solo di pochi pazzi.

    La follia è nella mente di chi dice “solo quello fu l’errore di Mussolini…”, ma se chiedete in giro troverete migliaia di persone che sottoscriverebbero…

  • gufetto sovranistà

    Per la giornata della memoria una poesia di Joyce Lussu:

    C’è un paio di scarpette rosse
    numero ventiquattro
    quasi nuove:
    sulla suola interna si vede ancora la marca di fabbrica
    “Schulze Monaco”.
    C’è un paio di scarpette rosse
    in cima a un mucchio di scarpette infantili
    a Buckenwald
    erano di un bambino di tre anni e mezzo
    chi sa di che colore erano gli occhi
    bruciati nei forni
    ma il suo pianto lo possiamo immaginare
    si sa come piangono i bambini
    anche i suoi piedini li possiamo immaginare
    scarpa numero ventiquattro
    per l’ eternità
    perché i piedini dei bambini morti non crescono.
    C’è un paio di scarpette rosse
    a Buckenwald
    quasi nuove
    perché i piedini dei bambini morti
    non consumano le suole.

    Sul momento politico:
    ieri alla presentazione delle liste del suo Partito, Andrea Prato era il principale protagonista. Saluti e abbracci, e ringraziamenti ( di chè? forse per la “compagnia del formaggio” che finanzia la campagna elettorale? io conosco il suo pensiero sul personaggio- Prato. gli ho sempre condivisi e grande è stata la sorpresa nel saperlo candidato nel suo partito. Il Sanna Giacomo è sempre una sorpresa per ciò che pensa e che compie. Sicuramente ne avrete parlato, ma non condiviso da parte sua la candidatura. Almeno lo spero. Non farti il sangue amaro. Il 25 febbraio arriva e passa. Utilizziamo questo mese di campagna elettorale per costruire il Polo Sovranistà. Fatto di diversità ma anche di omogeneità di intenti. Un progetto per i Sardi, ma sopratutto per i Sardi che vivono in difficoltà, senza lavoro,senza prospettiva, senza futuro, ma cosa più importante senza più speranza. Speranza nelle istituzioni, nella politica e in questo Stato sempre più estraneo alla nostra vita ed ai nostri interessi. io son convinto che questo mese di campagna elettorale a molti di noi servirà per raccogliere i fili presenti nella società sarda, fatti di tanti colori e di tante fibre per costruire un grande gomitolo che gli racchiuda tutti.
    saluti

  • Perfettamente d’accordo con lei, onorevole. Ci dobbiamo battere perché i nostri figli sappiano e non dimentichino, ma soprattutto perché non cedano a facili suggestioni, l’ultima evocata proprio stamattina dal malefico nano: “Mussolini fece anche cose buone”, mio Dio, così giustifichiamo qualsiasi carnefice, persino Pacciani fra una cosa e l’altra faceva “cose buone”.
    I ragazzi sono fragili e facili prede di nostalgici che fanno loro intravedere una grandezza che invece non esisteva. Persino mio padre che ha vissuto la sua infanzia sotto il fascismo e sofferto anche la fame, non riesce a staccarsi da quella fascinazione che Benito riusciva a suscitare e che ancora gli fa ricordare come “Mussolini fece bonificare la piana di Arborea e fondò Fertilia e Carbonia” e quindi l’unico (l’unico?) errore fu l’alleanza con Hitler. Io ho imparato ad informarmi e per esempio a quelli che mi dicono che Mussolini fece costruire il Foro Italico a Roma, grande opera di architettura sportiva che resiste tuttora, ricordo loro che il Foro Italico fu proposto e voluto dal Ministro Bottai, colui che si oppose alle torture dei prigionieri politici nella caserma di Via Tasso a Roma e che infine tentò di rovesciare il regime fascista. Purtroppo Bottai, come ministro dell’istruzione, fu anche quello che promulgò e rese operative le leggi antisemite nelle scuole. Molti anni più tardi entrato nella Legione Straniera per combattere contro i tedeschi affermò: “Parto per espiare le mie colpe di non aver saputo fermare in tempo la degenerazione fascista”.
    Ecco una persona che fece cose buone e molte cattive. Il senso traetelo voi.
    Saluti

  • Tanti scrittori, intellettuali, filosofi, artisti sono fortunatamente sopravvissuti all’Olocausto, lasciandoci una importantissima testimonianza di quanto è accaduto. Vorrei ricordare l’esperienza di un grande artista, Anton Zoran Music, che non ai racconti, ma alla forza dell’arte, quindi dei segni e delle immagini ha affidato la propria memoria, e lo vorrei richiamare in tema anche con l’immagine che admin ha utilizzato oggi:

    Nella sconcertante serie di dipinti “Non siamo gli ultimi”, Anton Zoran Music, dopo vent’anni di silenzio, durante i quali sempre ha conservato il germe di Dachau, torna nella sua arte agli “occhi moribondi come centinaia di scintille pungenti”, raccontando l’orrore e la tragedia dell’Olocausto vissuto da lui a Dachau. Un paesaggio di morti, di moribondi, di fantasmagoriche urla di dolore in un’apatica attesa che ha sempre occupato la sua memoria. Ma anche durante Dachau Music disegna, “Forse così mi salvo. Nel pericolo avrò una ragione di salvezza”. Molti sopravvissuti ai campi di concentramento sentirono l’obbligo di raccontare le proprie esperienze. I quadri di Music lo fanno in una maniera più interiore, meno rivolta a chi non ha vissuto le atrocità. Ma forse è proprio questo che gli dà la grande forza comunicativa: tutto il dramma interiore personale esploso nell’atto creativo artistico. Ma Music descrive la sua urgenza di disegnare come “necessità di disegnare per non far sfuggire questa grandiosa e tragica bellezza”. Un concetto complesso e apparentemente sconvolgente. E quanto di più lontano ci possa essere dal sadismo: ci troviamo di fronte ad un umanesimo e un amore per l’uomo così grande, da coglierne la straordinarietà anche fatto cadavere, anche in “cataste di cadaveri”, l’amore per l’uomo in quanto uomo, custode del mistero divino. Questo aspetto dell’esperienza di Music ci richiama alla mente quella di Elie Wiesel che negli uomini appesi alla forca vedeva Dio.
    Forse la memoria ha bisogno anche dello stridio di questo concetti per ricordarci con Primo Levi “E’ avvenuto e quindi può accadere di nuovo” e per affermare come Elie Wiesel in La notte:
    “Mai dimenticherò quegli istanti che assassinarono il mio Dio e la mia anima, e i miei sogni, che presero il volto del deserto.
    Mai dimenticherò tutto ciò, anche se fossi condannato a vivere quanto Dio stesso. Mai”.

  • Sulle cose da lei sopra scritte,non si può che essere insieme e d’accordo.
    Questo é il peso della storia che ci deve unire,prestando attenzione a quelli che dal male vengono usati,
    per impedirci di vivere in modo sereno.

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