La serietà della politica

2 novembre 2010 09:3010 commentiViews: 18

940Non conosco i termini dell’accordo raggiunto stanotte con l’Mps, ma al di là del merito, risulta confermato che la politica fatta con serietà, senza forzature, senza propaganda, senza facilonerie e falsi annunci, alla fine produce risultati.
Purtroppo sono sempre più pessimista per il futuro.
Penso che sia un momento tragico per l’Italia e per la Sardegna.
E penso che sia un momento in cui bisogna scegliere con nettezza l’orizzonte in cui ci si colloca.
Primo punto: bisogna far cadere il governo Berlusconi per impedire la realizzazione cinica e egoista del federalismo fiscale. I parlamentari sardi del Pdl, gli unici in maggioranza, devono avvertire con nettezza la contrarietà della società sarda al loro sostegno acritico e servile al governo nazionale.
Secondo punto: bisogna far evolvere la crisi politica in cui è impantanata la Sardegna. La Giunta così com’è non ha quel tasso di autorevolezza necessaria per condurre la nave nella tempesta. Non è detto che riesca mai ad averla, ma certamente deve aumentarla. Sul piano politico il discorso diviene ancora più esigente. La nostra cultura indipendentista deve divenire il motore di una cultura della responsabilità che in poco tempo – perché non c’è tempo – metta in campo le politiche dello sviluppo e le riforme istituzionali che servono alla nostra Nazione (la Sardegna).  C’è un ritualismo dilatorio della politica che noi non possiamo più accettare. Noi sappiamo che cosa serve alla Sardegna. E’ una ricetta dura e semplice. Bisogna assolutamente modificare la spesa corrente, diminuirla, renderla più efficiente e liberare risorse per lo sviluppo. Bisogna azzerare il disavanzo, che è un debito assolutamente finto che ci indebolisce nel rapporto con lo Stato. Bisogna semplificare. Bisogna fare del welfare regionale un investimento e non un mostro di sola assistenza. Bisogna riformare in fretta e bene il rapporto tra formazione professionale e scuola. Bisogna smontare il parassitismo immobilista della burocrazia regionale: si può fare bene e subito. Bisogna contenere e riformare la spesa sanitaria. Bisogna aprire con i sindacati un tavolo sul costo del lavoro e arrivare ad accordi che rendano competitivo produrre in Sardegna (negli Stati Uniti e in Canada già lo fanno, scambiando la riduzione con la partecipazione delle maestranze agli utili). Bisogna mettere l’Università a lavorare sull’innovazione che ci serve, non su ciò che serve per i concorsi universitari (le due cose non coincidono per nulla). Bisogna fare in fretta.
Terzo punto. Il De profundis del Pdl è già in bocca alle prefiche. Il Pd è senza cultura e non sembra interessato a cercare interlocutori politici; sembra essere convinto che basti sedersi sulla sponda del fiume a raccogliere cadaveri. Vendola ha proposto per la prima volta nella storia della sinistra italiana un programma che assegna alla bellezza un valore educativo: siamo all’evoluzione del pensiero di San Tommaso che considerando la bellezza un attributo divino la considerava veicolo del bene. È una novità, ma mi pare un po’ sofisticata. Mi pare funzioni solo se legata al carisma del leader. In ultima analisi, SeL sta assumendo le caratteristiche dei movimenti cattolici, cioè dei nuovi ordini religiosi della modernità. Staremo a vedere, ma è certo che è il momento per costruire l’alternativa. Il Pdl sardo è un interlocutore? Dipende, in primo luogo dall’autonomia che dimostra dall’azione di devastazione che il premier sta facendo sulla Sardegna e sul Sud. Dipende dalla determinazione che dimostra nel volere le riforme. Dipende dalla distanza che pone tra sé ed alcuni gruppi lobbistici che oggi tengono la Sardegna vincolata allo spolpamento delle risorse pubbliche. Dipende, in ultima analisi, dalla capacità del Pdl di essere un partito autonomo, definito da idee chiare e verificabili, legato più alla Sardegna che al premier, con il quale i sardisti non possono che avere un conflitto aperto e duro.  Noi sardisti abbiamo il dovere di costruire un’alternativa informata al federalismo politico e alla definitiva archiviazione dello stato italiano unitario come l’abbiamo conosciuto fino ad oggi;   all’europeismo, alla libertà individuale, al solidarismo sociale, alla sussidiarietà, alla capacità dei sardi di autogovernarsi con competenza, efficacia e trasparenza; alla capacità dei sardi di aggredire l’emergenza educativa della Sardegna non solo con un nuovo sistema formativo, ma anche con un nuovo senso del dovere, un nuovo senso civico, una nuova solidarietà sociale. Tutto questo è ciò che abbiamo chiamato il Partito dei sardi, che non può che essere una realtà inizialmente composita, articolata, formata dalle sigle di chi ci sta. Ma adesso il tempo è scaduto: bisogna trasferire l’idea in un fatto.

10 Commenti

  • In campo nazionale potrà scendere in campo non solo Vendola, ma anche Giove in persona, per non scomodare il nostro buon Dio, ma per noi Sardi non cambierà mai niente se non rivedremo il nostro rapporto con l’Italia attraverso l’Indipendenza, così come oggi viene teorizzata da Paolo Maninchedda in termini pragmatici e moderati. Così concepita la Nazione Sarda non sarà un sogno, ma un obiettivo realizzabile che rappresenterà il vero riscatto del Popolo Sardo.
    La scomposizione dei Poli per la costituzione del Partito dei Sardi costituirà il passaggio necessario, ma per fare questo in molti dovranno liberarsi della cultura italiana di un falso bipolarismo imperniato più sui leader che sulle idee, che da qualunque parte vengano nulla portano alla Sardegna.
    L’autodeterminazione dei Sardi e la loro rappresentanza forte, diretta e non mediata in Europa, sono gli ingredienti per lo sviluppo vero della nostra Terra. Purtroppo le idee viaggiano sui Media, di cui i Sardisti non dispongono, ma se ognuno, di quelli che ci credono, si impegna a diffonderle, il numero dei tifosi per gli schieramenti italiani sarà destinato ad assottigliarsi. E poi, è meglio non porre limiti alla Provvidenza.

  • Santo Isidoro Massaiu

    Non c’è alcuna novità ma solo cose trite e ritrite sull’accordo con il movimento pastori sardi di Felice Floris. Se si voleva firmare un accordo di questo tipo si poteva farlo già un mese fa ed avrebbe risolto i problemi della Regione, dei rappresentanti dei pastori ma non certo quelli dei pastori e degli agricoltori che ci metteranno poche ore per capire che si tratta purtroppo dell’ennesima presa in giro!.
    È una profonda delusione!
    Se la Regione vuole dare veramente una mano al comparto ovicaprino la smetta di fare il gioco delle tre carte anche perché le prese in giro come le bugie di felice floris e del duo Cappellacci-Prato hanno le gambe corte. L’accordo firmato rappresenta addirittura un passo indietro rispetto a quanto la Regione aveva chiesto di sottoscrivere nei giorni scorsi al MPS e Organizzazioni di categoria.
    La Regione deve smetterla di giocare con la buona fede dei pastori, deve smetterla di prendere in giro la gente.
    Santo Isidoro Massaiu

  • Santo Isidoro Massaiu

    Carissimo Onorevole, a proposito di serietà della politica (o dei politici), le chiedo se come Presidente della Commissione Bilancio ha verificato il ddl 186 e l’accordo sottoscritto stamani tra felice Floris e Cappellacci-Prato.
    Mi chiedo: possibile che nessuno si sia accorto che è un accordo truffa nei confronti dei pastori ed a favore esclusivamente degli industriali caseari ed ancora, è mai possibile che nessuno apra gli occhi e verifichi che di questi 10 milioni di euro andranno solo ad alcuni pastori escludendono oltre il 90%.
    Inoltre da dove vengono prelevati i fondi de minimis di 2.500 euro per tre anni. So che ultimamente si è fatto una buona cultura in campo de minimis e quindi non ho dubbi che farà un’accorta verifica.
    Per ultimo, il latte pagato tra i 75 e 85 centesimi con garanzia dei soldi pubblici. È sicuro che l’UE non si accorgerà della frode?
    Sono certo che farà le dovute verifiche sia in Commissione che in Aula e che senz’altro mi garantirà della sua massima vigilanza.
    La ringrazio e saluto

    Santo Isidoro Massaiu.-

  • Virgilio Piras

    “Tutto questo è ciò che abbiamo chiamato il Partito dei sardi, che non può che essere una realtà inizialmente composita, articolata, formata dalle sigle di chi ci sta. Ma adesso il tempo è scaduto: bisogna trasferire l’idea in un fatto.”

    Già! Bisogna essere concreti per essere coerenti! Bisogna finirla di rimanere nel palazzo! Bisogna fare politica con la gente! Bisogna essere più realisti del re! Bisogna che il Partito Sardo si dia una scossa tellurica forte! Bisogna che il Partito Sardo elabori un fiume di proposte di legge regionali per settori produttivi! Bisogna che il Partito Sardo riunisca le imprese per sentire dai loro rappresentanti i bisogni legittimi delle stesse!Bisogna essere intelligenti per capire che si possono fare delle buone leggi a costo zero! Una di questa è la legge di riordino del settore turistico (legge 22/84) sono trascorsi 26 anni! (v..…..!) alla faccia della concretezza!Bisogna che il Partito Sardo faccia una proposta di legge urbanistica che dia alla imprese turistiche la possibilità di migliorare l’offerta turistica!Bisogna capirlo una volta per tutte che i posti di lavoro li creano le imprese attraverso le loro aziende!Bisogna investire nelle risorse naturali: sole, vento, acqua e biomasse!Bisogna capire che se torna la siccità della fine degli anni 70 e sino al 87 saranno guai seri!bisogna capire che con il sole e il vento si crea energia elettrica, con l’acqua si irrigano i campi! Allora perché si stanno trascurando queste risorse naturali?! Combinandole insieme si potrà evitare che una parte dell’acqua non si riversi direttamente al mare! In un futuro non molto lontano l’acqua diventerà più preziosa del petrolio!
    Saludi
    P.S. dimenticavo! qualora il governo Berlusconi cadesse lo scenario politico per governare l’Italia non cambierebbe di un centimetro!

  • Stefano De Candia

    Scusate ma a me della bella non interessa nulla se fine a se stessa!
    La bellezza non serve a nulla se non è utile e se non porta vantaggi a tutti.
    Inoltre come dice un noto adagio non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace.
    Io preferirei che ci si riappropriasse dell’idea di giustizia e di rispetto delle regole, giustizia intesa anche e soprattutto come giustizia sociale cioè come equità nei provvedimenti presi e da prendere… rispetto delle regole equivale a dire chi segue lo zoppo e impara a zoppicare non può tirare la carretta e si deve sedere a prendere fiato e fare stretching… poi se è il caso rietra.
    Basta sentire sardi totalmente asserviti a Roma e basta sentire sardi totalmente asserviti a Cagliari!
    Vogliamo che Cagliari faccia un passo, meglio due.., indietro e lasci o liberi se si preferisce risorse per il resto dell’isola.
    Non è accettabile che esista un ente lirico che succhia il 70% delle risorse disponibili per cultura, non è più sostenibile che tutti gli assessorati stiano a Cagliari, che l’80% degli enti strumentali di derivazione regionale stiano a Cagliari…
    Il resto dell’isola muore e Cagliari si bea di un tessuto economico e sociale basato soprattutto sul terziario pubblico e sull’indotto ad esso direttamente connesso.
    Possiamo come partito essere coraggiosi ed invertire questa tendenza?
    In periodi di crisi come questa avere una redistribuzione di reddito dovuta a terziario pubblico è importante…
    Attendo che qualcuno batta un colpo…

  • Enea Dessì

    Non sottovaluto l’idea del creare bellezza. E’ stata il fondamento del Rinascimento. Diamo al progetto di indipendenza un tocco di bellezza senza che questa sia catalogata a destra o a sinistra.

  • Colpo Grosso

    Mi scuso per il doppio commento ma le cose vanno di pari passo:

    “TORINO – Arriva dal Piemonte l’ultima provocazione leghista: dal prossimo anno niente borse di studio agli studenti meridionali residenti in regione. A dirlo è stato lo stesso presidente Roberto Cota, che ha spiegato come gli studenti del Sud, pur essendo importanti, non devono togliere ai colleghi piemontesi spazio e soprattutto i soldi delle borse di studio.”

    http://www.net1news.org/lultima-della-lega-niente-borse-di-studio-ai-meridionali.html

  • Colpo Grosso

    “con il colpo d’accetta tirato lo scorso 14 ottobre sul tavolo del penultimo Consiglio dei ministri, l’ammontare in euro delle borse da erogare è passato da 246 milioni a 25,7. Un -89,55% che peggio di così c’è solo la loro soppressione. E nel 2012 si arriverà a 13 milioni scarsi trasformando la borsa universitaria in un premio per élite scelte.”

    http://www.repubblica.it/scuola/2010/11/02/news/borse_studio_addio-8653934/

  • E per trasferire l’idea in un fatto (stimolante porre un punto fermo per uscire dalle fumisterie) il PSD’AZ elabori un progetto che riempia i “bisogna, bisogna…” da sottoporre ai cittadini Sardi per il breve, medio e lungo periodo.
    Semplice, chiaro, concreto.
    Sezioni, Federazioni, Consiglio Nazionale custa est s’ora!
    Il Partito deve elaborare, incalzare la Giunta, non farsi condizionare dall’essere in maggioranza, entrare in rotta di collisione quando ritenuto necessario.
    Finora l’azione di contrasto c’è stata, d’ora innanzi bisogna aumentare la pressione.

  • Piero Atzori

    Apprezzo e condivido lo spirito che anima il discorso di Paolo Maninchedda. Per procedere su questa linea dobbiamo però riallacciarci e, direi, riconciliarci con la nostra Storia, che va insegnata a scuola, senza eccessi o falsificazioni in senso sciovinista, italico o sardesco che sia. Il senso civico, i sardi, lo abbiamo sviluppato almeno fin dal 1300 più di quanto finora si sia voluto sostenere. L’Italia basata sulla rinuncia alla nostra antica autonomia, per secoli piuttosto avanzata, e al nostro senso di responsabilità individuale e di popolo è chiaramente morta, puzza e va senza indugi sepolta.

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