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Il partito fiume: la sconfitta di Orban vista da vicino

Posted on 15 Aprile 202614 Aprile 2026 By Paolo Maninchedda 4 commenti su Il partito fiume: la sconfitta di Orban vista da vicino

Ricevo dal mio amico Farkas János questa bella corrispondenza da Budapest.

Budapest. Lunedì 13 aprile, tra le strade e le piazze di Budapest, si riconoscono poche tracce delle elezioni che il giorno prima hanno segnato la fine del dominio di Viktor Orbán, durato dal 2010 al 2026 (con una precedente esperienza dal 1998 al 2002), a favore di Péter Magyar. Si è festeggiato di notte.

Restano i manifesti elettorali, specie quelli commissionati dal Governo in cui compaiono, fianco a fianco, Zelensky e Magyar (identificati come fautori della guerra) con la scritta “Pericolosi. Fermiamoli!”, cui fanno da controcanto quelli in cui compare il volto ben rasato di Orbán con la scritta “Uniamoci contro la guerra!”. Sui manifesti che negli anni hanno accompagnato la propaganda orbaniana (Berlusconi docuit) si potrebbe aprire una mostra.

La capitale ungherese è amministrata, da qualche anno e con grandi consensi, da Gergely Karácsony, sindaco verde progressista che è stato uno dei principali oppositori del premier magiaro: ad es., nel 2025 si è preso la responsabilità di autorizzare il Pride a Budapest, vietato da Orbán, andando incontro a una denuncia penale. Quel gesto di disobbedienza così aperta, a favore dei diritti della comunità LGBTQIA+, è stata una delle scintille che hanno aperto squarci nel sistema Orbán e del suo partito Fidesz: il resto lo hanno fatto gli scandali quasi quotidiani e Péter Magyar.

Un partito fiume. Le elezioni del 12 aprile le ha vinte Péter Magyar alla guida di un partito che ha un nome evocativo: TISZA, infatti, non è solo l’unione delle prime sillabe di Tisztelet és Szabadság (“Rispetto e Libertà”), ma anche il nome di un fiume, che noi conosciamo come Tibisco.

C’è un motivo popolare ungherese, reso celebre nel mondo dal concerto dei Queen a Budapest nel 1986, che inizia così: tavaszi szél vizet áraszt, ossia “il vento di primavera fa straripare le acque”. Tavaszi szél – az ébredés “Vento di primavera – il risveglio” è pure il titolo di un film documentario che racconta la campagna elettorale di Magyar, di come le acque di Tisza abbiano rotto gli argini e travolto Orbán. La partecipazione alle elezioni è stata straordinaria: ha votato quasi l’80% degli aventi diritto, molti sono arrivati dall’estero, anche attraversando un oceano.

Viktor Orbán. C’è una differenza enorme fra l’immagine che i leader delle destre sovraniste straniere hanno accarezzato del primo ministro magiaro e quella che i risultati della sua azione politica e i continui scandali hanno dipinto agli Ungheresi, nonostante il silenzio dei media, nella grande maggioranza dei casi asserviti al Governo.

La patina ideologica di Orbán è stata quella del nativismo, col mantra “Dio, Patria e Famiglia”. Nella pratica, Orbán ha riscritto la Costituzione, erodendo l’efficacia dei contrappesi al potere governativo, limitando le libertà individuali, di espressione e di stampa, dando vita a quella che egli stesso ha definito una democrazia illiberale. Tutti i gangli vitali dello Stato sono stati posti sotto il controllo di persone fedeli a Fidesz e, prima ancora, a Orbán. Chi non si è allineato ha pagato prezzi alti, specialmente i più deboli.

L’arricchimento personale e familiare, i continui abusi istituzionali, la corruzione hanno dilagato, così come gli scandali, legati anche a temi odiosi quali la pedofilia. L’economia del paese, appaltata ai sodali, è crollata, la sanità è allo stremo. La subordinazione a Mosca è diventata imbarazzante quando sono state divulgate alcune intercettazioni telefoniche tra i ministri ungherese Szijjártó e russo Lavrov.

Questa volta Orbán non è riuscito ad attrarre o distrarre gli elettori con le solite mance preelettorali (ad es. la quattordicesima mensilità ai pensionati), quando non si è trattato più apertamente di compravendita di voti, o col fuoco di fila contro il nuovo nemico, questa volta identificato nel Presidente dell’Ucraina Zelensky.

Péter Magyar. Sentendo parlare Magyar, con la sua voce profonda e la sua capacità di argomentare con lucida durezza, si ricava l’impressione di un uomo tenace, che sa parlare alla gente. Escluso vergognosamente dai media pubblici, ha battuto metro quadro per metro quadro tutta l’Ungheria, facendo continui comizi, dialogando e usando i social.

Magyar ha additato le menzogne del Governo, ha parlato dei suoi scandali, ha acceso i cuori dei più giovani, ha convogliato l’indignazione come il vento di primavera. È stato abile anche nello schivare le insidie del Governo e dei servizi segreti, mobilitati per creare inciampo alla sua marcia di avvicinamento, provando a costruire false accuse contro TISZA o addirittura, con l’aiuto dei Russi, un falso attentato rivolto a Orbán.

Ora Magyar dovrà ricostruire l’Ungheria, un compito immane. Ha la maggioranza per farlo e non sta perdendo tempo: ha già chiesto le dimissioni del Presidente della Repubblica e di tutti coloro che, ricoprendo alti incarichi politici o di nomina politica, hanno appoggiato a vario titolo le malefatte di Orbán e i suoi complici, sottraendosi ai propri doveri.

Le destre e i giornali di destra in Italia, e non solo in Italia, hanno sottolineato che Magyar non è un uomo di sinistra, il che è vero. Starà forse all’attuale sindaco di Budapest presidiare questo spazio politico, contribuendo alla creazione di uno zoccolo duro di elettorato poco volatile che, alternativo a quello di destra, renda più matura e meno fragile la democrazia magiara.

Tuttavia, il punto è che le destre sovraniste di tutto il mondo hanno poco di che consolarsi: infatti, hanno scelto come modello e appoggiato un personaggio, Viktor Orbán, che ha usato l’ideologia come un cerone posticcio sotto il quale costruire un regime cleptocratico di cui non c’era niente, ma proprio niente, da vagheggiare.

Esteri, Politica, Vetrina

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Comments (4) on “Il partito fiume: la sconfitta di Orban vista da vicino”

  1. F.J. ha detto:
    18 Aprile 2026 alle 08:46

    @Tatanu. Leggo che ha visto “a più riprese” Orbán definito un “feroce dittatore”. Per gentilezza, potrebbe specificare almeno un articolo di giornale in cui si usa questa espressione? Mia curiosità. Grazie.

  2. Tatanu ha detto:
    17 Aprile 2026 alle 17:45

    Ero convinto di aver inviato qualche giorno fa un mio commento ma, evidentemente, ho dimenticato di cliccare l’invio. Seppure in ritardo, lo ripropongo.
    Riflettevo su un fatto (e su una similitudine).
    Il fatto: qualunque opinione si possa avere su Orban (pessima, media o ottima), il fatto è che ha indetto elezioni, vi ha partecipato e non ha impedito che una o più liste opposte alla sua vi partecipassero, e -contrariamente ad altre elezioni- stavolta le ha perse, e ha fatto gli auguri al vincitore (anche in questo caso, qualunque opinione si possa avere di quest’ultimo). Mi sembra un comportamento alquanto inusuale per una persona definita a più riprese “un feroce dittatore”.
    La similitudine: quasi nello stesso periodo, un gruppo più o meno nutrito di persone è andata a portare solidarietà flotillante a Cuba, paese nel quale di libere elezioni non sentono neppure parlare da almeno cinquant’anni. E sono gli stessi che urlano al ritorno del fascismo ad ogni piè sospinto. Mi sembra un comportamento alquanto inusuale per coloro che si atteggiano a difensori della democrazia e contro i totalitarismi.
    Mah….

  3. Giovanni ha detto:
    15 Aprile 2026 alle 13:39

    Non mi pare che ci sia nulla di nuovo. Le dx al potere si fondano sempre sui soliti principi standard. E si sciolgono sempre. Certo io fatico a capire come l’Ungheria orbaniana abbia potuto essere sopportata per 16 anni in Europa. Ma forse l’obbiettivo era proprio quello
    Questa ungherese è una batosta per tutte le dx europee. Che in Italia si somma alle sberle incassate col referendum in casa post fascista. A me pare infatti che anche la nostra Giorgia nemboki-dx abbia iniziato a cambiare postura facciale con saltuarie espressioni spontanee da cane bastonato. In ogni caso le tornerà sempre più difficile, io credo, trovarsi un appoggio solido internazionale, anche per la disfatta che si prefigura per il fronte MAGA trumpiano da qui a Novembre. Il surplus di malcontento da effetto guerra serpeggia, forse persino di più nel popolo di dx: agita dapprima le masse e poi sommuove il magma della folla.

  4. Gioele ha detto:
    15 Aprile 2026 alle 10:04

    Si avrebbe tanta voglia di credere che questo sia l’inizio di una primavera politica, un fiume di libertà che possa inondare anche il resto d’Europa (se si vogliono usare metafore già usate). Tutto ci induce ad esser prudenti. E’ probabile che la popolazione ungherese aborrisse il regime, ma non avesse spazi né sicurezza sufficiente per esprimersi. Se così fosse, ci sarebbe speranza. Bisogna vedere se questa costola di Orban, perché tale è il nuovo eletto, riuscirà ad intraprendere una via democratica nella gestione del potere. Siamo abituati a rivoluzioni contraffatte, che, in realtà, riaffermano il vecchio potere, per via di accordi sotterranei, compromessi, realpolitick. I discorsi fatti ai cittadini possono esser smentiti dai fatti, adornati di una retorica logora, alla quale, pure, si vorrebbe credere. Il vecchio potere, sconfitto alle elezioni, cercherà di controllare anche il ‘nuovo’ corso, di negoziare per non perdere i privilegi acquisiti. Vedremo, temo, tante disinvolte giravolte, ma desidero profondamente essere smentito.

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