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La santa che i maschi e il potere hanno voluto puttana

Posted on 24 Luglio 202624 Luglio 2026 By Paolo Maninchedda 9 commenti su La santa che i maschi e il potere hanno voluto puttana

Oggi si celebra santa Maria Maddalena. C’è un signore, che si chiama Gianni Urso, che cura una pagina Facebook intitolata La Chiesa che vorrei. Qualche giorno fa ha pubblicato questo articolo su Maria di Magdala che io sottoscrivo integralmente, dove sento e metto tutto me stesso. Lo riporto per intero.

Ogni anno il calendario liturgico celebra Maria Maddalena. Si accendono candele, si pronunciano omelie, si ripetono formule ormai consumate dal tempo. Eppure, proprio mentre la si celebra, la si continua a tradire. Perché Maria di Magdala è forse il personaggio più addomesticato del Vangelo. La donna che il cristianesimo istituzionale ha dovuto ridimensionare per poter sopravvivere. Troppo libera per essere lasciata parlare. Troppo vicina a Gesù per essere tollerata. Troppo autorevole per essere ricordata senza essere prima resa innocua.
I Vangeli, infatti, non la chiamano mai prostituta. Mai. È una leggenda costruita secoli dopo, nata dalla fusione arbitraria di personaggi diversi e consacrata nella predicazione di papa Gregorio Magno nel VI secolo. Ma il testo evangelico non dice questo. Luca racconta soltanto che da lei erano usciti “sette demòni” (Lc 8,2), e il numero sette, nella simbologia biblica, indica la totalità. Non descrive una donna moralmente corrotta, ma una persona completamente oppressa, forse dalla sofferenza, dall’emarginazione, dalla violenza di un sistema che spegneva la vita. Gesù non le restituisce la rispettabilità. Le restituisce l’esistenza.
Da quel momento Maria non torna a casa. Non rientra nei ranghi. Non diventa una penitente silenziosa. Diventa discepola. E questo è il dettaglio che spesso si evita di sottolineare. Luca scrive che accompagnava Gesù insieme alle altre donne e che lo servivano con i loro beni (Lc 8,1-3). In greco il verbo è diakonein, lo stesso da cui nascerà il ministero del diaconato. Quelle donne non erano spettatrici della missione. Ne erano parte integrante. Camminavano con il Maestro quando nessun rabbino avrebbe accettato una simile libertà femminile.
Maria attraversa il Vangelo senza cercare potere. Ma proprio per questo il potere la teme.
Quando quasi tutti gli uomini fuggono, lei resta. È ai piedi della croce mentre Pietro è scomparso e gli altri discepoli si sono dispersi (Mc 15,40; Gv 19,25). Non possiede una spada. Non ha autorità religiosa. Non porta insegne sacerdotali. Possiede soltanto una fedeltà che il terrore non riesce a spezzare. Il Vangelo sembra suggerire una verità scomoda: la fede più forte non appartiene ai dirigenti del gruppo, ma a una donna senza alcun ruolo ufficiale.
Ed è proprio qui che accade lo scandalo più grande.
Secondo tutti e quattro i Vangeli è Maria Maddalena la prima testimone della risurrezione. Tutti e quattro. Matteo 28. Marco 16. Luca 24. Giovanni 20. Non è un dettaglio. È una dichiarazione teologica esplosiva. Nel mondo ebraico del I secolo la testimonianza di una donna aveva scarsissimo valore giuridico. Se gli evangelisti avessero voluto inventare una storia credibile, non avrebbero mai scelto una donna come primo testimone del cuore della fede cristiana. E invece lo fanno. Perché la verità non obbedisce alle convenienze.
Gesù risorto affida proprio a lei il primo annuncio pasquale: «Va’ dai miei fratelli…» (Gv 20,17). È una donna che riceve il primo mandato missionario. Molto prima di qualsiasi ordinazione, di qualsiasi struttura, di qualsiasi gerarchia.
Per questo Ippolito di Roma e poi Rabano Mauro la chiameranno “apostola degli apostoli”. Non perché appartenesse ai Dodici, ma perché fu inviata agli stessi apostoli. È la prima evangelizzatrice della Pasqua.
Ma la storia insegna che il potere non ama chi riceve autorità senza averla ricevuta dalle sue mani.
Così Maria viene lentamente spostata ai margini. Si preferisce ricordarla piangente piuttosto che predicatrice. Penitente piuttosto che discepola. Convertita piuttosto che maestra. È il destino di molti profeti: quando non li si può eliminare, li si addomestica.
Eppure esistono anche altri testi antichi che conservano l’eco di una memoria diversa. Il Vangelo di Maria, ritrovato in Egitto nel XIX secolo, pur non appartenendo al canone biblico e riflettendo ambienti teologici differenti, testimonia che alcune comunità cristiane attribuivano a Maria Maddalena un’autorità spirituale straordinaria. Pietro stesso fatica ad accettare che il Risorto abbia parlato con lei in modo privilegiato. Levi lo rimprovera: «Se il Salvatore l’ha resa degna, chi sei tu per respingerla?». Anche il Vangelo di Filippo, testo di ambiente gnostico e non storico in senso stretto, conserva la memoria di un legame speciale tra Gesù e Maria, segno che la sua figura continuava a suscitare interrogativi ben oltre il cristianesimo nascente. Questi scritti non sostituiscono i Vangeli canonici, ma mostrano quanto fosse viva e controversa la sua eredità.
Forse il vero problema non è mai stato Maria.
Il problema è un cristianesimo che troppo spesso ha preferito il trono al sepolcro vuoto, il decreto alla testimonianza, il titolo alla sequela.
Maria di Magdala ricorda che il Risorto non appare anzitutto nel Tempio, né al Sinedrio, né al governatore romano, né ai sacerdoti. Appare fuori città, in un giardino che richiama l’Eden perduto. È una nuova creazione che nasce lontano dai palazzi religiosi. Il primo annuncio della vita nuova non parte da un altare, ma da una donna che tutti avrebbero considerato inadatta.
Questo continua a scandalizzare.
Perché il Dio di Gesù sembra scegliere sistematicamente coloro che le istituzioni dichiarano insufficienti. Davide era l’ultimo dei fratelli. Amos era un allevatore. Geremia era troppo giovane. Maria di Nazaret era una ragazza di periferia. I pastori erano impuri. I pescatori erano ignoranti. E la prima testimone della risurrezione è una donna di Magdala.
È come se Dio avesse una predilezione ostinata per tutto ciò che il potere considera irrilevante.
Forse Maria Maddalena continua a essere pericolosa proprio perché impedisce al Vangelo di diventare proprietà privata di qualcuno. Il suo annuncio nasce da un incontro, non da un’abilitazione istituzionale. La sua autorità scaturisce dalla fedeltà, non dalla carriera. La sua parola non deriva da un’investitura umana, ma dall’aver ascoltato il proprio nome pronunciato dal Risorto: «Maria!» (Gv 20,16). È in quel nome riconosciuto che rinasce il mondo.
E allora la domanda non è se oggi la Chiesa celebri Maria Maddalena.
La domanda è un’altra.
Sarebbe disposta ad ascoltarla davvero?
Perché se Maria tornasse oggi, probabilmente non chiederebbe privilegi né rivincite. Direbbe semplicemente ciò che disse quella mattina di Pasqua: «Ho visto il Signore» (Gv 20,18).
Ed è possibile che, come allora, molti continuerebbero a non crederle. Ma il Vangelo è nato proprio così: non dal consenso dei potenti, bensì dalla voce libera di una donna che aveva imparato a riconoscere il Vivente quando tutti gli altri vedevano soltanto una tomba
Cultura, Vetrina

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Comments (9) on “La santa che i maschi e il potere hanno voluto puttana”

  1. Paola ha detto:
    25 Luglio 2026 alle 08:18

    Ho letto con grande interesse l’articolo e ringrazio l’autore e Sardegna e Libertà per aver offerto una riflessione così approfondita, capace di stimolare il pensiero e di invitare a una lettura più consapevole dei testi evangelici e della storia della Chiesa.
    Al di là delle diverse sensibilità teologiche e delle interpretazioni che possono convivere all’interno del mondo cristiano, credo che questo contributo abbia il merito di riportare al centro una domanda che attraversa non solo il cristianesimo, ma tutte le grandi tradizioni religiose: quale spazio viene realmente riconosciuto alle donne nella trasmissione della fede, nella testimonianza e nella guida delle comunità? Personalmente ho sempre ammirato la figura di Maria di Magdalena così come emerge dai Vangeli canonici, uno straordinario esempio di fede e di vita. Sin dai tempi piu lontani le donne hanno spesso custodito la fede, educato le nuove generazioni, sostenuto le comunità e testimoniato valori fondamentali anche quando il loro ruolo pubblico è stato limitato. Questo non riguarda soltanto il cristianesimo, ma anche altre religioni ciascuna con la propria storia, le proprie evoluzioni e le proprie sfide. In ogni religione convivono esperienze di valorizzazione della dimensione femminile e momenti in cui le strutture sociali e culturali hanno finito per restringerne gli spazi.
    Ma oggi, riflettere sul contributo delle donne dovrebbe arricchirsi della capacità delle comunità religiose di riconoscere i doni, e la ricchezza che ogni persona può offrire. Non dovrebbe esistere una questione di contrapposizione tra uomini e donne, ma di valorizzazione dei talenti, della dignità e della comune responsabilità nella costruzione di comunità più accoglienti.

  2. Ignazio ha detto:
    25 Luglio 2026 alle 08:12

    Grazie.

  3. Antonio ha detto:
    24 Luglio 2026 alle 21:27

    Grazie infinite!

  4. Piero ha detto:
    24 Luglio 2026 alle 21:08

    Esemplare!

  5. Rai / Mundicu ha detto:
    24 Luglio 2026 alle 11:04

    Buongiorno,
    ringrazio P.M. di questo stupendo articolo, verità tra le verità…
    Lo metterò nel mio archivio Top.
    Questa è una storia quella di Maria di Magdala, che non finirà mai di stupire il mondo, quello buono…
    Ieri, a questo proposito, ho letto un altro documento storico che mi ha lasciato qualcosa dentro…devo ritrovarlo e lo condividerò.

    Bona Die 🙏🏽🙋🏽‍♂️

  6. Mocci Piero ha detto:
    24 Luglio 2026 alle 10:53

    Delizioso!

  7. Mario Pudhu ha detto:
    24 Luglio 2026 alle 10:49

    Unu ringratziamentu mannu a Gianni Urso chi at iscritu cust’artìculu e a Paulu Maninchedda chi l’at postu in Sardegna e Libertà!
    Semus “impantanati” ( no naro afungados ma… cue cue semus, mih!) in d-un cultura maschilista-ominista e própriu s’itl. pro s’UMANU narat «l’uomo» comente capitat de intèndhere fintzas in prèigas: «l’uomo» questo, «l’uomo» quello, «l’uomo» così, «l’uomo» cosà, «l’uomo» lì, «l’uomo» là, cun totu chi fintzas prus de su mesu de s’umanidade e menzus umanidade est fémina!

  8. Elisabetta ha detto:
    24 Luglio 2026 alle 07:17

    Ho sempre considerato il fatto che le prime testimoni della risurrezione siano state delle donne, e Maria Maddalena per prima, come uno degli argomenti più forti a favore della veridicità dei Vangeli.
    E, insieme, una deliziosa prova del senso dell’umorismo divino.

  9. Sardinian Job ha detto:
    24 Luglio 2026 alle 07:00

    La vita ricomincia sempre da una donna.

    Se è vero che la Chiesa è il Tempio del Signore in Terra, la Donna è la Casa dove rinasce la Vita (terrena)..

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