L’auspicabile rottura della destra italiana

2 settembre 2010 23:315 commentiViews: 12

977Non è un segreto che io auspico una rottura della destra italiana, coincidente con la crisi del Berlusconismo. Dentro il centrodestra oggi ci sono tante anime: liberali, cattolici, laici. Spero si dividano. Spero che accada anche in Sardegna. Sarebbe utile in vista della nascita del Partito dei sardi. Ma proprio per questo è bene chiarire quale destra attuale non è per noi praticabile in vista del grande partito dei sardi.
I pensatori della destra italiana più sistematici e ancora insuperati per profondità di pensiero sono e restano Croce e Gentile. Gli altri sono glossatori o epigoni (trascuro per igiene mentale gli ideologi dell’estremismo di destra, che ho letto – e ho perso tempo – perché partono e tornano a Mussolini e ad alcuni pensatori tedeschi). Nessuno dei due è facilmente declinabile nell’attualità, ma esiste un nucleo liberale della cultura italiana che è molto interessante. E’ la minoranza che ha difeso i diritti del cittadino rispetto allo strapotere dello Stato. Non può che distinguersi dal Berlusconismo che in larga misura usurpa la posizione del liberalismo piuttosto che interpretarla. I liberali veri ci interessano, anche in Sardegna.
Poi ci sono i cattolici parcheggiati con Berlusconi più per ostilità alla sinistra italiana che per affinità con il Cavaliere: questo è il segmentato più in fermento perché lo scontro tra Berlusconi e la Chiesa sta diventando notevole. I cattolici liberal-democratici, vecchi e  nuovi (Alemanno, il più papista dei sindaci italiani, che cos’è?) sono interlocutori interessanti.
E veniamo alla destra-destra. Il fondatore della Destra post-risorgimentale è sicuramente Mussolini. La Destra attuale fa i conti in modo devastante con Mussolini. Il suo razzismo, profondo e radicato (checché se ne dica), è transitato pari pari nell’etnicismo nazionalista della Lega. Il suo anticattolicesimo, di matrice radical-socialista, è profondamente presente sia nella Lega che in alcuni settori laicisti del Pdl. Il suo statalismo è un morbo diffuso sia a destra che a sinistra. Il suo nazionalismo è ormai un elemento neutro della politica italiana, tanto è diffuso (tutti vi si appellano, fino al punto che, secondo la lezione di Rutelli e Casini, il nazionalismo è il nuovo volto del centrismo). L’onore, l’ardimento, la fisicità, l’eroismo, sono stati standardizzati  e commercializzati dal calcio, dal rock e dal cinema. La meritocrazia è ormai la bandiera (ipocrita) sia della Confindustria che del sindacato. La virilità ostentata è diventata patetica da quando le donne hanno cominciato a parlare di sesso e ci hanno insegnato quanto sia bello il sesso senza egemonie  (Lotta Continua si è sciolta in un congresso dove le donne hanno rinfacciato agli eroici compagni quanto poco fosse per la felicità dell’uomo vincere la rivoluzione e non saper amare le donne). In sostanza, l’ibridismo ideologico di Mussolini ha prodotto una diaspora dei fattori ideologici e estetici costitutivi del fascismo, fuorché di due: l’autoritarismo e l’antiliberalismo. È molto diffusa nella destra italiana l’idea che solo un potere forte, in larga misura limitativo delle libertà individuali, possa far nascere una nazione forte. L’ordine, in questa concezione, è il risultato di un’educazione alla gerarchia guidata da un’autorità temibile e repressiva. Questa impostazione è un solido collante morale tra la piccola borghesia di destra e la piccola borghesia post-comunista. Esse dissentono solo sul colore dominante non sulla natura dell’azione. Questa pancia piccolo-borghese e incline all’autoritarismo, presente in Italia e in Sardegna è un serio pericolo politico, troppe volte sottovalutato. Queste persone, questo tipi sociali, non sentono la responsabilità della libertà personale, non sentono il dovere della costruzione di sé, cercano invece un gruppo, sociale, politico, estetico, in cui identificarsi; in ultima analisi cercano un capo vendicatore a cui cedere i propri diritti a patto che incarni i loro sogni, le loro vendette, le loro frustrazioni. Sono quelli che ancora oggi apprezzerebbero la punizione in pubblico degli adulteri con la rasatura dei capelli, come avveniva nella Germania nazista.  Oggi i sentimenti peggiori della politica sono nascosti, ma non assenti. Quelli di destra di questa categoria votano Berlusconi, quelli di sinistra il leader oltranzista di turno. Con questi si combatte.
Ovviamnete non ci interessano i disinteressati alla Sardegna, quelli che vivono qui come se fossero altrove; non ci interessano gli affaristi, largamente presenti nel centrodestra (e nel centrosinistra). Non ci interessano i corridoisti, i vassalli dei grandi uomini di potere che stazionando pazientemente nell’anticamera dei potenti diventano potenti non per merito e consenso ma per pazienza, carrierismo e zerbinaggio.

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5 Commenti

  • Per Massimiliano: negli ultimi due anni l’unico convegno pubblico in cui si è parlato di Partito dei Sardi è stato quello dei Riformatori, noi come associazione semplicemente portiamo avanti l’idea di PNS. Idea rilanciata anche dalla nuova Fortza Paris (che da questo settembre dovrebbe divenire linea del movimento) e da altri soggetti sparsi in diverse sigle, inclusa Sardigna Natzione.
    Sardegna e libertà dunque ha parecchi interlocutori (sia internamente che esternamente) ai partiti italiani e Sardi su cui ragionare per l’ipotesi, quì qualche nostra idea: http://www.sanatzione.eu/2010/07/se-2-piu-2-non-fa-4-chi-come-e-perche-dovrebbe-fondare-il-partito-dei-sardi/

    E’ importante precisare che un eventuale Partito Nazionale Sardo non sarà un partito unico, anche per la materiale impossibilità di unire tutte le sensibilità oggi esistenti. Lo scopo dovrebbe essere semplicemente quello di ridurre la frammentazione dell’identitarismo Sardo e potenziarne la contrattazione. Quindi ad esempio, su 9 partiti/movimenti Sardi, potrebbero aderirvi non certamente tutti, o parti di essi.
    Non credo neppure sia necessario che un partito storico come il PSD’AZ, nell’ipotesi di un Partito Nazionale Sardo, debba rinunciare al suo simbolo. In diversi partiti internazionali, ad esempio, ma anche italiani, nel simbolo nuovo è stato posto alla base il vecchio. Cito qualche esempio quì noto senza andare lontano: Alleanza Nazionale usava alla base la fiamma tricolore dell’MSI, mentre l’UDC tutt’ora usa lo scudo Libertas della DC.
    Ma comunque, il logo credo che sia l’ultimo dei nostri problemi oggi ed ognuno farà le proposte che crede.

    Prima di poter parlare di PNS, credo che una delle maggiori preoccupazioni nel 2010 per i partiti Sardi dovrebbe essere proprio quella di ragionare sulla loro eccessiva dispersione in un momento storico in cui si impongono importanti riforme istituzionali da compiere per la Sardegna.

  • MASSIMILIANO

    Mi chiedevo se’ in questo sito si possa sviluppare una discussione su questo famoso partito dei sardi, cosa e’ un nuovo soggetto politico con nome e simbolo nuovo, e il psdaz rinuncerebbe a simbolo e nome dopo 90 anni? come dovrà nascere con lo scioglimento degli altri partiti sardi, oppure pensiamo che tutti debbano entrare nel psdaz quindi un partito con molti leader, non riesco bene a capire cosa e come si vuol costituire questo partito dei sardi. Ci sono contatti tra i partiti, e solo un progetto dei sardisti? Parliamone.

  • Stefano De Candia

    Sono molto fiducioso che nello schiramento del pdl, non ho sbagliato a chiamarlo schiramento non avendo nulla a che fare con i suoi alleati almeno in Sardegna…, vi sia una scissione anzi una vera e propria spaccatura possibilmente insanabile tale che renda i seguaci del padrone di Arcore pecore senza gregge.
    Condivido poco l’analisi sulla destra fatta da Paolo in quanto bisognerebbe partire dal significato di destra e sinistra almeno in fatto di contenuti…
    Croce e Gentile erano fascisti, chi è di destra non è detto debba esserlo… inoltre non mi ricordo che nessuno dei 2 parlasse, o vedesse di buon grado il liberismo e la concorrenza del mercato.
    Io arrivo a dire che destra e sinistra non esistono, e forse non sono mai esistiti così come ce li hanno spacciati.
    parliamo di contenuti e non di etichette, capiamo chi è per una sanità solo pubblica, il che non vuol dire inefficente per definizione anzi…, e per una istruzione dove il privato possa esistere a patto che non becchi un centesimo di contributo.
    Capiamo chi è per il libero mercato, quello vero senza ordini professionali o barriere varie, ma dove alcuni ambiti strategici per la comunità, vedi l’acqua, non si toccano.
    Vediamo chi è per un sistema bancario dove le banche fanno le banche e non le aziende entrando nei cda delle aziende in crisi e tutelando solo i loro interessi magari in società quotate in borsa…
    cerchiamo di capire chi è per dare una regolata al sistema delle false garanzie per cui una banca per darti dei soldi ti chiede il doppio del valore in garanzie reali e poi fà viaggiare i denari in forma elettronia senza che sia minimamente coperto l’impegno.
    Provate ad andare in massa a richiedere i vostri risparmi e vedrete che tutte le banche falliranno in quanto hanno prestato molto più di quello che hanno accantonato come riserve di fatto commetrendo un reato che solo loro possono commettere essendo i monopolisti di una funzione che dovrebbe essere dei governi nazionali…
    potrei continuare ma credo che basti concludere con una raccomandazione… non guardaiamo tanto agli altri schiaramenti ma solo alle persone che li hanno votati e cerchiamo di far capire al popolo il perchè non sono dannosi per la Sardegna, siano essi di cdx o di csx, il resto sono solo passaggi di padrone da un romano ad un milanese o viceversa…
    Qualcuno mi spiega perchè dobbiamo continuare a sentire la nauseante tiritera sul rimpasto in giunta?
    potremmo dire a Cappellacci che si tenga anche l’assessorato che ci ha dato ma che si metta a lavorare per la Sardegna contro i vari ENI, Berlusconi, inteso come interim del ministrero alle attività produttive e come capo del governo italiano, contro le servitù militari, contro le multinazionali che fanno le padrone a casa nostra…
    Possiamo cominciare a fare i sardisti con le palle che fumano?
    dobbiamo aspettare che Giacomo Sanna faccia l’assessore e allora tutto andrà a tacere?
    La Sassari-Olbia che fine ha fatto nelle nostre battaglie? Angelo Carta che fà? si indigna e getta la spugna con gran dignità come cantava De Andrè?
    Paolo almeno tu oltre a scrivere cose molto interessanti e condivisibili come quella sui pastori prendi posizione ferma anche nella realtà è allucinante sentire da 2 mesi che siano ai ferri corti e che la giunta ha fatto male ma se ci daranno un assessore a noi ai riformatori e all’udc tutto andrà bene…
    Sei troppo intelligente per non capire che l’autogol dopo le amministrative scorse è stato davvero pesante da metabolizzare ora abbiamo anche la possibilità di rimediare almeno un pò… non buttiamo tutto via per un assessorato che tanto fà quello che dice il governatore o meglio chi governa il governatore…
    FORTZA PARIS

  • Evelina Angela Pinna

    Tra chi si esaspera nella miglior pretesa di egemonia materiale e chi offre rifugio agli elettori in un garantismo morale ormai perduto, entrambi gli schieramenti, di destra e di sinistra, sono pieni di un’inquietudine mal dissimulata e solo uno sforzo strenue della memoria può trovare le ultime somiglianze genetiche con i partiti progenitori.
    Tra agosto e settembre credo sia maturata definitivamente l’incertezza sulla solidità politica nazionale, mentre la speculazione finanziaria mondiale sta per abbattersi sotto le mentite spoglie di tagli alla spesa pubblica, perché come cittadini sardi siamo spreconi, evasori e sanguisughe del governo centrale.
    Senz’altro la politica nazionale rappresenta una radiografia indicativa degli umori incerti dell’Italia intera, quanto l’atteggiamento d’interposizione pacifica col governo centrale di molta politica sarda, senza né troppe nè franche aspettative, sembra l’ennesimo insulto al corpo elettorale.
    Capeggiata da un giogo politico di razza opposta, nulla è dato a sapere all’opinione pubblica sarda sulle strategie di contrasto ai tagli preordinati alla spesa pubblica o su quanto sarà ricontrattato a Roma dalla commissione paritetica Stato-Regioni. Magari alla gente piacerebbe star dentro le decisioni che contano; all’uomo comune, fermamente convinto che ‘il tragico destino del politico si compia solo nelle scelte che implicano delle decisioni’ (Schmitt), interesserebbe conoscere le antitesi di un dialogo economico che si presenta incandescente agli occhi di tutti.
    Quando tutto resta immobile salvo rare eccezioni, sembra interessante osservare quanto la politica economica locale sembri arroccata, molto subdolamente, entro un’idea politica quanto meno
    astrusa, quella del ‘contagio economico’. Ossia la convinzione che la rivoluzione copernicana dell’economia sarda possa avvenire semplicemente aspettando. Ma quando ‘il non riuscire a fare impresa’ sembra un male patologico sardo, non mi viene esattamente di pensare a un laissez-faire alla francese incompiuto, mal approfittato da perfetti idioti, ma a un falso liberismo – questa è la riflessione – dietro al quale potrebbero celarsi in realtà nuove tirannie, nuove gerarchie di comando che concepiscono al suo interno nuove e pesanti ineguaglianze sociali, quelle che non concedono a tutti pari opportunità di partenza.
    Ciò che dico lo leggo a proposito del decollo dell’economia cinese, viaggio intrapreso circa vent’anni fa, che soccorre in mio aiuto. Nell’ottobre 1992 in occasione del 14°Congresso di Pechino, venivano sanciti i presupposti che avrebbero guidato le ambizioni economiche e diplomatiche del paese-continente, fino ai giorni nostri. Di fatto oggi la Cina sta riempiendo in Asia il vuoto strategico ed economico che è sempre esistito; ma è da chiedersi a quale prezzo per la dignità umana dell’intero popolo in questione.
    ‘La prosperità simultanea per tutti è impossibile – recita il discorso di Jiang Zemin, segretario del Partito Comunista – dobbiamo incoraggiare certe regioni e certi soggetti ad arricchirsi per primi, così che la ricchezza possa diffondersi’.
    In altre parole, non si viaggerebbe affiancati; a qualcuno dev’essere consentito di avvantaggiarsi sul gruppo, altrimenti non si procede.
    Dimenticavo di dire che a quel congresso si dibatteva anche sul decentramento dei poteri governativi, oltrechè di sviluppo economico.
    Qualche volta penso che molta politica localista, certo permissivismo all’ingerenza nazionale nelle faccende isolane, certa prudenza a non fare, sia marcata da riflessi conditi di vecchio comunismo egemonico, più interessato a creare nuovi confini interni all’Isola che non ad abbatterne. In altre parole molto liberismo è alimentato dal comunismo e viceversa. Io che confido nella politica, che tendo all’ottimismo e che credo, non tanto nella ricchezza istantanea (tra l’altro non a tutti interessa), ma nei rapidi segni di una ‘prosperità simultanea’, segno di un’efficace azione politica, mi chiedo il perché di tanta lentezza a risollevare le sorti indipendenti dell’Isola.

  • Sono anch’io persuaso del fatto che, una volta rotto il giocattolo Berlusconiano, il mazzo da gioco verrà sparigliato e ci saranno margini superiori entro i quali far dialogare alcuni settori della destra e del liberalismo Sardo nell’idea di un PNS. Ci vorrà ancora tempo, ciò che conta e non attendere solo che si spezzi il motore dall’alto (per non arrivare impreparati come sempre), ma iniziare da quì ad organizzare la strada su cui la nostra macchina dovrà camminare.
    Al “Partito della Nazione italiana”, il Nazionalismo Sardo dovrà presentare il suo asso nella manica. Se c’è…

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