La Rete dice che il turismo in Sardegna è al collasso. Confindustria se n’è accorta.

14 marzo 2012 23:1812 commentiViews: 29

svegliaNelle Università sarde si insegna da tempo che il turismo non si costruisce più alla Bit di Milano, ma che in larga misura esso dipende da strategie manageriali di costruzione della destinazione. In larga misura il “terreno” dove questa attività deve prevalentemente esplicarsi è la rete.
La Confindustria sarda ha fatto condurre un’indagine sulle ricerche in Google relative alla Sardegna come destinazione, negli anni 2004-2012. Il risultato è preoccupante. I grafici visualizzazano sulla ricerca per la parola “Sardegna” “Sardinia” “Sardinien” Sardaigne” una curva costantemente negativa fino a consentire, a parte un recupero nel 2009, di tracciare una linea che passa per gli apici del grafico, terribilmente e costantemente inclinata verso il basso. Stesso discorso vale per ricerche come “Hotel Sardegna”, “Residence Sardegna” “Appartamenti Sardegna” in tutte le lingue. La Sardegna non ha una strategia di comunicazione connessa con una strategia della destinazione, questa è la diagnosi. E non ce l’ha da otto anni. Altri due anni in queste condizioni e il concorso del Turismo al Pil sardo scenderà intorno al 5% del totale. Una prospettiva nefasta.

12 Commenti

  • Raimondo Aste

    Egregio Onorevole, credo che la sua affermazione sia esatta quando afferma che il turismo ha seri problemi in Sardegna, non certo perchè lo racconta Confindustria con un’analisi raffazzonata su google insight solo per occupare spazio sui giornali, ma perchè il turismo ideologicamente in questa regione è associato a camerieri e quindi al concetto di servitù. Si parla ancora di località e non di destinazione, si parla, appunto, di camerieri e non di accoglienza e altro ancora. Ricordo ancora un ex presidente della regione che demonizzava il turismo e la Costa Smeralda, ad esempio, con questo slogan dei sardi camerieri, salvo poi volersela comprare qualche anno prima. Non parliamo dei Sindacati e della religiosa professione dell’industrialesimo.
    Il Pil Turistico ufficiale sardo viaggia tra il 7 e l’8 per cento, ma ricordiamoci che le presenze non ufficiali sono almeno il doppio.
    Tema lungo e articolato che nessuno ha ancora preso in mano seriamente, tantomeno Confindustria che non può utilizzare solo google come veicolatore del turismo in Sardegna. Non esiste infatti un piano fatto come accade in Trentino e Sardegna Promozione è un bluff.
    Insomma anche questo può essere un tema da “pensiero autonomistico o indipendentista”?
    Grazie per l’ospitalità.

  • Gian Paolo Marras

    Probabilmente è vero, il turismo non si costruisce alla Bit di Milano, ma per il collettivo sardo, la stampa e l’opinione pubblica quello è l’appuntamento più importante e di conseguenza diventa una ghiotta occasione di visibilità e, purtroppo, un finale obbiettivo politico, anzichè un passaggio, un punto di partenza. Continuiamo a preferire scintille e danze al lavoro fatto di programmazione, rapporti, promozioni e cultura.

  • Non sono esperto di turismo, ma non concluderei che la bit sia il luogo meno adatto per promuovere il turismo. Quanto alla ricerca del termine sardegna su google, beh mi viene in mente che Soru nel 2008 era uno dei termini piu cliccati del motore di ricerca quasi a dimostrazione di una super popolarità: sappiamo bene come andarono le elezioni di quell’anno. Usare i motori di ricerca come termometro mi pare avventato. Sappiamo bene quali sono le cause: trasporti al primo posto, e la politica condotta dalla Giunta Cappellacci, in cui è bene ricordarlo siede il nostro Cristian Solinas, ha contribuito all’attuale pericolosa situazione, assieme alla crisi ovviamente. Iniziamo a fare un’autocritica in casa nostra. La Sardegna proviene da anni in cui il turismo aveva il segno + ; che cosa abbiamo combinato in questi anni?

  • Ci mancano le questioni identitarie e quindi è una questione culturale,sono d’accordo quando si dice che noi delle nostre radici non sappiamo niente,abbiamo studiato tutto fuorché i nostri antenati.
    Io ricordo benissimo i rostri delle navi romane ,ma non ricordo le domus de janas…………
    Nei paesi dell’interno i bar ,i ristoranti sono costruiti e arredati come quelli (senza togliere niente a nessuno) di Busto Arsizio o di Ascoli Piceno.In genere non si trova un bicchiere di vino locale,è più facile bere un bitter rosso o arancione che un bicchiere di vernaccia o di moscato.
    Pochissimi operatori e non,sanno indicare e promuovere un percorso o un sentiero o indicare con convinzione un sito archeologico o una chiesa o un bosco .
    Insomma abbiamo molto da fare e non basta la volontà degli operatori o i soliti depliants ,la politica deve fare di più ,deve orientare ,unire,fare rete,studiare un territorio omogeneo e configurarne i tratti e coordinarne i movimenti.
    Più “magasinus” e meno snak bar.!!!
    Più MacMarras e meno Mac Donalds !!!

  • Trovo interessante quando scritto e vorrei aggiungere delle riflessioni maturate in anni di esperienza in questo settore:

    la Sardegna ha in generale problemi di prodotto che in molti casi non è adeguato alle mutate esigenze della clientela e non giustifica il prezzo pagato;

    la Sardegna non ha una politica integrata di pianificazione dei collegamenti non esercitando alcun potere contrattuale con vettori aerei e marittimi. Ci si limita a guardare impassibili le evoluzioni negative e a tentare in ultimo di turare le falle del sistema;

    la Sardegna ha problemi di professionalità degli operatori e questo valga per ricettivo alberghiero, ricettivo extra alberghiero, fornitori di servizi di qualsivoglia genere e natura;

    la Sardegna ha seri problemi di infrastrutture;

    la Sardegna ha seri problemi di mentalità e il settore turistico non fa eccezione. Intendo sottolineare in questo punto l’atavica incapacità di fare rete per sopperire al fatto che la stragrande maggioranza degli operatori è composta da piccole imprese;

    la Sardegna si bea della sua reputazione ormai tramontata di meta balneare esclusiva non valutando che, negli anni, altre destinazioni mediterranee hanno saputo migliorare offerta, servizi e diventare seri concorrenti da tenere in considerazione;

    la Sardegna non ha capacità di ascolto in quanto per comprendere e prevenire i cambiamenti di un mercato sempre in continua evoluzione e mutazione, sarebbe sufficiente ascoltare quanto dicono gli operatori nelle fiere di settore in giro per il mondo;

    la Sardegna non conosce il concetto di pianificazione in quanto in questo settore le stagioni si programmano con almeno due anni di anticipo se si vogliono ottenere risultati significativi;

    la Sardegna risente nel settore turistico della crisi globale che colpisce tutti i mercati e chi un minimo di programmazione è abituato a farla, sa benissimo che a ottobre dello scorso anno tutti gli operatori hanno espresso prudenza se non moderato pessimismo sul breve periodo.

    Detto questo bisogna anche dire che la Sardegna è e resta una destinazione turistica straordinaria e unica nel suo genere con enormi potenzialità inespresse.
    Ha un patrimonio storico e ambientale non ancora compromesso sulla valorizzazione del quale si può fare ancora molto.
    Ha l’opportunità di ripensare se stessa sapendo fare tesoro degli errori commessi.
    Può trarre spunto dalla crisi che attanaglia il settore balneare degli arrivi nazionali per ripensare se stessa e cercare nuovi clienti e nuovi mercati.
    Può rivedere le proprie strategie e iniziare finalmente a fare programmazione.
    Può provare che l’etichetta “pocos, locos y malunidos” che ci affibbiarono i dominatori spagnoli è solo un retaggio del passato.

    Mi piace chiudere il mio intervento con un messaggio positivo nel dire che se vogliamo possiamo invertire la rotta. Dipende solo da noi.

    Mi scuso per la lungaggine.

  • quinto moro

    Ma come anche il turismo è al collasso e..guarda, guarda, ce ne siamo accorti un pò tutti? Vien da dire: meglio tardi..che mai!E le cause,le eventuali responsabilità a chi attribuirle? Ma che diamine, sempre e soltanto….agli altri.Però, forse ad Olbia, la categoria più esposta (gli albergatori)stanno prendendo coscienza che così non si può più andare avanti e che ..bisogna provvedere a cambiare qualche strategia del passato che ha portato solo spreco di denaro pubblico senza far aumentare di una unità il numero dei turisti attesi.Mi riferisco al “malvezzo” ancora in auge per cui tutti i comuni della Sardegna hanno , a parte la “famosa”BIT milanese,le loro fiere del turismo preferite, variegate, esotiche, da gemellare etc.etc.Risultato:denaro pubblico speso per viaggi e soggiorni in hotel 5 stelle (ovviamente!)a delegazioni che piuttosto che “cercare turisti” facevano e fanno i turisti.Nessuno che abbia mai “rendicontato” i risultati in termini numerici di queste fiere.Sarebbe simpatico, per esempio, conoscere quante “coppie cinesi” sono venute a sposarsi in Gallura, grazie alle fiere in quegli stati effettuate dalla delegazione del comune di Olbia gli scorsi anni.Delegazioni dove c’è di tutto:maggioranza,opposizione, assessori, dirigenti e quant’altro: che diamine,un bel viaggio con soggiorno gratis non si nega a nessuno.Tanto paga “pantalone”.La crisi porterà veramente ad un cambiamento anche di queste stategie perdenti.Auspico di sì.Non ho ricette da sottoporre a nessuno.Ricordo anche i viaggi infiniti(sempre a nostro carico) di amministratori pubblici che andavano ed ancora vanno in realtà dove il turismo è da sempre il motore della loro economia(Barcellona,Ibiza,Riccione,etc)per “imparare da loro”.Visti i risultati…lasciamo perdere.Sicuramente occorre una regia unica anche sull’argomento ed il “fare sistema” di cui troppi si riempiono la bocca durante “i soliti convegni” (anche questi pagati da noi)dovrebbe prima o poi concretizzarsi.Che la crisi serva almeno a questo. Fortza paris

  • Ma se è vero quanto dice Paola e Marco (e forse lo è)non è gia troppo il turismo che ci invade? La Sardegna mette a disposizione territorio, ambiente e mare per riempire il portafoglio di chi? E i Sardi toccano il cielo con il dito quando riescono a pulire cessi, camere, piatti e, al top, servire a tavola?
    Non promuoviamo oltre una industria che addestra servi, bassa manovalanza e strizziamo le meningi per altro.

  • Per Paola e Marco: manca la formazione, senza la formazione non c’è professionalità e quindi neppure una adeguata promozione delle nostre risorse. Ad esempio la sola civiltà nuragica (oltre che il mare e l’interno) dovevano costituire polo di attrazione internazionale, invece nulla.
    La verità è che non siamo neppure all’ABC, manca un sistema scolatisco regionale incentrato sulle caratteristiche del territorio. Siamo una terra con un avvocato ogni 300 abitanti ma non riusciamo a promuovere siti archeologici di migliaia di anni, è evidente che ci sono problemi strutturali e non solo contingenti (come nei Trasporti).

  • Condivido quanto scritto da Paola.
    Mi fa specie riscontrare che da sempre in tutta la Sardegna le case (peraltro per più del 50% di proprietà di non sardi) vengono date in affitto totalmente in nero.
    E vengono date a gruppi di persone numerosi che incidono sui costi di TARSU, acqua, viabilità strade ecc.
    Costi elevati a fronte di entrate miserrime.
    Lamento inoltre (da velista armatore) la assoluta inadeguatezza del sistema del diporto, caratterizzato da scarsa offerta di posti barca, nonchè mancanza totale di professionalità.
    Ci si faccia un salto in qualsiasi banchina della Sardegna (a parte la costa nord orientale) e si capirà che il nulla esiste.
    A parte, ovviamente, le diatribe per le poltrone di autorità portuale ed altro, che non permettono di implementare sistemi di servizi importanti (motoristica, cantieristica, rigging).

  • Ottimo argomento. Ne abbiam parlato anche due anni fa con un promettente regista pubblicitario sardo: http://www.sanatzione.eu/2010/05/sardegna-e-promozione-ne-parliamo-con-lesperto-mario-giua-marassi/

    Ma come al solito i problemi sono strutturali Paolo, nel senso che non si investe in alcuna strategia promozionale anche perché…chi di competenza non sa in cosa investire. E quando non si sa in cosa si deve investire ancora meno ci può essere una strategia sull’oggetto da proporre. La conseguenza è anche quella di non avere alcuna coordinazione tra comunicazione e destinazione.

  • È un argomento molto complesso e vi sono molti punti che andrebbero affrontati seriamente e con pazienza. Non sono un esperta del settore, ma osservo e il tema mi interessa molto per il bene che voglio alla mia terra. Perciò espongo alcuni spunti, osservazioni e pensieri. Sono convinta che la responsabilità ,come sempre, non può cadere sempre e solo sulla politica. È vero, occorre dare indicazioni, prospettive e sostenere lo sviluppo, ma anche chi opera direttamente deve fare la sua parte. L’anno scorso con il caro traghetti, urlato al mondo intero, ci siamo danneggiati da soli, anche chi non ha neanche controllato il costo reale ha deciso di andare da altre parti per scoprire poi di aver speso le stesse cifre. I nostri albergatori (sardi) si sono stracciati le vesti , dando la colpa del calo delle presenza a quest’unica motivazione. Peccato che l’anno precedente si son lamentati della stessa cosa , per altre motivazioni. Andatemi a guardare i giornali degli anni precedenti. Ogni anno 20% in meno, a quest’ora non dovrebbero più neanche avere voce per lamentarsi. I miei amici di portale Sardegna (in questo senso ha molta ragione Paolo quando parla dell’importanza della rete) , mi hanno raccontato che di fronte al caro traghetti hanno scelto tra la possibilità di unirsi al coro dei lamenti , per la soddisfazione di dare la colpa a qualcuno ( sport molto praticato in Sardegna e non solo) e non risolvere nulla , o cogliere quel momento come una opportunità. Hanno scelto la seconda e il risultato è stato + 20% di fatturato. Altra osservazione, conosco un imprenditore, riminese,che possiede una catena di hotel 4 stelle , tra Porto Cervo, Porto rotondo, Baja Sardinia e qualcosa su Villasimius, mi ha detto che anche in quest’anno di crisi , la stagione è andata benissimo. Alla mia richiesta di spiegazioni ha risposto, quello che sapevo già , infatti mi ha confermato che dal momento in cui gli hotel chiudono ( metà ottobre) e fino alla riapertura di marzo/aprile, lui è in giro per il mondo a cercare clienti e la sua offerta non si limita al solo hotel , ma a pacchetti comprensivi dei viaggi e a una serie di servizi , con targhet di clienti precisi e selezionati. Fa riflettere. Altra osservazione. Sempre per curiosità , questa estate ho visitato molti dei siti internet che offrono prenotazioni online, uno in particolare contava più di 750, tra hotel e residence in Sardegna. Nel mese di agosto e i primi 10 gg di settembre a parte qualche realtà che non aveva buone recensioni, era tutto esaurito. Potete immaginarvi i prezzi.
    Con la mia famiglia abbiamo preso un last minute, ad Agrustos , in un villaggio turistico, per due notti (4 persone)
    600 euro. Domanda. In fondo il caro traghetti chi ha danneggiato? Come dato certo, confermato anche dalla rete, per il numero di case sfitte, il business delle seconde case, ma come si fa a misurarne la portata? L’80 % degli affitti è in nero e normalmente si portano anche l’acqua da casa. Sicuramente , per quanto detto prima, anche chi da anni si lamenta e pretende di guadagnare in due mesi quello che non semina negli altri nove. Altro dato recente l’aumento dei passeggeri , tra il 10 e il 20% in tutti gli scali aeroportuali sardi, che strano! Anche questo fa riflettere. Ma il punto veramente dolente, che fa da sfondo a quanto detto finora, è la scarsa , se non nulla, professionalità , di chi lavora in questo settore o nell’indotto, dal cameriere , al negoziante , per non parlare di molta ristorazione improvvisata e scadente. Su questo la politica potrebbe fare molto, il mio sogno è che la Sardegna possa diventare il più grande e rinomato polo formativo del settore turistico. Sarebbe un bel obiettivo politico. Avrebbe strutture, risorse ( che oggi spende in formazione frammentaria e iniziative singole sparse nel territorio) e nel tempo potrebbe creare quel tessuto di risorse umane capaci di riprendersi in mano e far funzionare il settore turistico, per valorizzare tutto il bello e il buono che c’è della nostra terra.

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