La questione morale e Massimo Dadea

26 ottobre 2013 10:068 commentiViews: 258

logoPSLeggo sempre quello che scrive Massimo Dadea, per lo stesso motivo per cui nel passato si assumevano basse dosi di veleno giornaliero per immunizzarsi da eventuali somministrazioni massicce.
Questa volta Massimo Dadea parla di questione morale e dice chi ha titolo a parlarne in questo particolare frangente e chi no. Lui evidentemente sì, io, a suo dire (ma sempre detto serpentinamente), rientro tra i tanti che invece non avrebbero titolo a farlo. E allora, a mala voglia, metto in campo gli anticorpi maturati, accettando però la dose somministrata di veleno, per essere più forte.
Il frangente giudiziario
I latini dicevano: rem tene verba sequentur. Come tradurlo per renderlo chiaro anchi ai sssss sssss, ai serpentini? Forse devo dare la parola all’assessore Palmiro Cangini, Assessore del comune di Roncofritto: fatti, non pugnette.
Quale è il frangente?
Il frangente è che la Procura della Repubblica di Cagliari ha aperto un’inchiesta, prima tra le procure in Italia, sull’utilizzo di fondi pubblici da parte dei consiglieri regionali del Consiglio regionale della Sardegna.
Il frangente è che dalle prime indagini è emerso che i fondi venivano utilizzati dai consiglieri regionali coinvolti per le cose più disparate: alcune ritenute ammissibili dai procuratori, altre no.
Il frangente è che l’inchiesta ha colpito anche la Sinistra in modo consistente.
Il frangente è che io sono stato controllato minuziosamente dalla Procura nel corso della precedente indagine ed è stato rilevato che neanche un euro di risorse pubbliche è transitato nei miei conti correnti e che i miei comportamenti sono stati legittimi e legali.
Questo è un fatto.
Io non mi sono autocertificato il mio buon comportamento. Sono stato controllato e interrogato e al termine di questo corretto esame sono stato considerato un uomo che non aveva commesso reati.
Io posso parlare in questo frangente di questione morale.
Massimo Dadea è stato consigliere regionale e  capogruppo del PCI negli anni Ottanta. Faccia outing. Chieda alle banche gli estratti conto del gruppo PCI quando lui era capogruppo; li pubblichi e poi parliamo. Io sono certo che allora era tutto regolare, tutto ben gestito e tutto estraneo alle pessime abitudini odierne. Però, per mettersi in pari con me, Dadea deve farsi esaminare da altri, non da se stesso. Forse questa attività di indagine storica sarebbe utile ai consiglieri regionali attualmente sotto indagine, per dimostrare se è vero che in queste due ultime legislature non si sono inventate ex novo pratiche distributive di risorse pubbliche oggi censurate, ma che esse erano in vigore da tempi immemorabili. Ecco, si faccia trasparenza, si pubblichino i conti del passato.
Il frangente politico morale
Un’altra accusa di Dadea è generica: chi non ha detto una parola sull’affaire eolico di Cappellacci-Carboni non ha titolo a porre oggi la questione morale. Mi pare un’accusa rivolta più al Pdl che a me, ma ad ogni buon conto, io allora dissi e scrissi che sarebbe stato opportuno fare la finaziaria e uno straccio di riforma elettorale e andare a elezioni. Poi c’è la solita accusa sulle parole da me usate nella telefonata con Cualbu. Ho sempre detto che si tratta di parole sbagliate e esagerate, ma anche in questo caso sono parole vagliate dal giudice e ritenute prive di qualsiasi interesse giudiziario. Io sono stato ascoltato e vagliato da un giudice su Tuvixeddu (altri no. Io so come parlavano di me nelle loro conversazioni private, ma guarda a caso non vi è traccia di queste amabili chiacchierate) e le sue conclusioni sono queste:
“E che l’Accordo di Programma del 2000 fosse effettivamente da ritenere inadeguato alla effetiva tutela sotto il profilo paesaggistico ambientale delle aree di Tuvixeddu, e non il capricccio o l’ostilità personale della vecchia Amministrazione Regionale e della Soprintendenza per i Beni Architettonici e della direzione Regionale del Ministero per i beni Culturali, e del Comune di Cagliari, lo dimostra altresì la volontà recentemente dimostrata dal Presidente della Commissione Consiliare al Bilancio della nuova Amministrazione regionale Paolo Maninchedda – persona certamente non ostile, come si ricava dalle indagini svolte, al Cualbu – di acquisire al patrimonio regionale le aree di Tuvixeddu allargando i confini del parco previsti dal preccedente Accordo di Programma (cfr. il quotidiano L’Unione sarda del 16.4.2009). La circostanza appare particolarmente significativa della obiettiva necessità di rafforzare la salvaguardia delle aree se si considerano i buoni rapporti tra Cualbu e diversi esponenti dell’attuale maggioranza politica della regione, emersi nel corso delle indagini” .
Sul piano politico, poi, il Pd ha presentato in questa legislatura un disegno di legge che recepisce esattamente la soluzione al caso Tuvixeddu da me allora proposta.  Come dire: et respice finem.
Viceversa, esiste una grave questione politico-morale, mai chiarita, che investe la Giunta Soru di cui faceva parte Massimo Dadea.  Chi ha aggiunto il comma 4 dell’art.15 delle Norme di Attuazione del Paesaggistico? Diverse sentenze del Tar (per es. nn.2010/2011/2012/2013/2014 del 2007) hanno chiarito che, unico caso nella storia dell’Autonomia, la Giunta aggiunse un comma (il quarto) a un provvedimento con forza di legge (tra le più importanti) quali sono le Norme Tecniche di Attuazione del Paesaggistico, quando l’iter di formazione del provvedimento era concluso. È stato come aggiungere un articolo a una legge già approvata dal Consiglio regionale. Negli Stati Uniti per cose di questo genere, che intaccano i principi della democrazia e delle modalità con cui si esercita la sovranità, si finisce sotto processo. In Sardegna no. IN Sardegna ancora non si sa chi abbia inserito il comma 4 nell’art.15 delle NTU. Questa non è questione morale? Questa come si chiama, prepotenza e/o prevaricazione istituzionalizzata? Speriamo di saperlo, prima o poi, ma anche in questo caso, almeno un tribunale si è pronunciato su questi comportamenti, ci sono sentenze, che dovrebbero indurre chi ne è bersaglio a grande prudenza.

 

8 Commenti

  • Gianni Maestrale

    Per Sig. Maestrale che credo non sia mio parente.
    Lei afferma: “La questione morale è ben più ampia e ben superiore a quella dei fondi pubblici spesi per Rolex e pellicce….”
    Intende con questa affermazione giustificare ?
    Io non ci sto!

  • Sul Corriere della Sera di ieri 28-10 a pag 9 nell’articolo “pochi rimpatri e quasi nulla al fisco” è riportato un dato che ci riguarda e che si innesta nella questione morale.
    Risulta infatti che ben 11.231 sardi nel 2008 e altri 12.346 nel 2009 hanno usufruito dello scudo fiscale per i capitali illecitamente portato all’estero. Un numero incredibile se in proporzione agli abitanti e alla forza lavoro attiva. Se poi ipotiziamo che ognuno di costoro abbia espatriato almeno 100.000 euro arriviamo alla somma di 2,3 miliardi di euro, pari a buona parte del bilancio regionale spendibile o quas del costo della sanità annuale. E’ una somma calcolata per difetto perchè è senz’altro di molto superiore. Non è dato sapere chi siano costoro , la legge concede l’anonimato più stretto, ma all’origine di tanti soldi probabilmente imprenditoriale, commerciale in perfetta evasione , si affianca quella di un altro settore sempre prospero e attivo… le tangenti. Lascio immaginare a voi quanto, in termini di posti di lavoro, avrebbe generato un’enorme somma del genere, se immessa nell circuito economico sardo. La questione morale è ben più ampia e ben superiore a quella dei fondi pubblici spesi per Rolex e pellicce….

  • Per Gianni e Agenore
    Mettiamola così: quella di Capellacci non e’ altro che una colossale buffala elettorale.

  • Premetto che non sono un addetto ai lavori:
    Rosa Maria, chi ha ragione????

  • Per Rosamaria.
    Leggevo quest’articolo su sardiniapost

    http://www.sardiniapost.it/politica/lanalisi-ecco-le-norme-che-smascherano-il-bluff-del-governatore-sul-ppr/

    Vorrei capire
    chi ha ragione?

  • Tante volte si e’ detto che la questione morale richiama in primo luogo alla necessità della specchiatezza dei nostri rappresentanti politici, quindi di quelli che verranno investiti di questo ruolo nel prossimo mandato, ma non di meno concerne la serietà e abnegazione con cui ciascuno deve svolgere il proprio ruolo nella società, che sia fare il meccanico, fare il medico o fare il politico, appunto; che significa applicazione, approfondimento, dedizione, e in ultima analisi onestà. Dopo due legislature in Consiglio regionale e un mandato da europarlamentare la Barracciu, che aspira a fare il Governatore della Sardegna, in una intervista su videolina ha detto che per modificare il P.P.R. serve il parere favorevole del Ministero ..dell’Ambiente!!! E’ incredibile, inaudito!! Ma, seppure non conosce il Codice Urbani (cosa di per sé gravissima) ai sensi del quale e’ stato redatto il P.P.R., cosa ha fatto la Barracciu per dieci anni, mentre i comuni, per redigere il loro PUC in adeguamento al P.P.R.,tentavano di andare a copianificazione con il MIBAC (se sa cosa e’!)?Quello che emerge e’ che la Barracciu non si sia mai sinceramente interessata a una delle questioni più scottanti scaturite dal governo Soru, che non abbia mai approfondito i problemi e le procedure che quella macchina ha messo in moto. Ma, a questo punto mi chiedo: quando ha votato per questa legge, sapeva cosa stava facendo? Ecco come il problema della questione morale si declina davvero in tanti capitoli. Bisogna opporsi alla superficialità, alla approssimazione, alla prepotenza e alla prevaricazione dei poteri forti che, per tutelarsi gli interessi di parte, attuano un gioco di squadra che protegge queste espressioni poco lusinghiere del loro apparato ai danni della società, di un popolo ridotto allo stremo e sfiduciato.

  • «Due cose hanno soddisfatto la mia mente con nuova e crescente ammirazione e soggezione e hanno occupato persistentemente il mio pensiero: il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me.»

    Immanuel Kant

  • Su scomunigau

    Io, elettore sardista di sinistra, ho partecipato, negli anni scorsi a tutte le primarie, considerandole uno tra i pochi spazi decisionali rimasti agli elettori. Non ho partecipato alle ultime “primarie del centrosinistra” considerandole invece totalmente fasulle per modalità e tempi d’attuazione.
    Penso che la Barracciu non possa essere ragionevolmente candidata a Presidente della Regione non tanto per motivi “morali”, su cui non mi sento di sindacare, quanto per motivi POLITICI. La questione per cui la Barracciu, come tanti altri consiglieri (non TUTTI) ha ricevuto un avviso di garanzia, a prescindere da quella che sarà la sua conclusione giudiziaria, tocca un nervo scoperto nella sensibilità attuale del corpo elettorale e più in generale del popolo sardo. L’esimente che viene prospettata più spesso (hanno sempre fatto così tutti i consiglieri) intanto non è vera (Maninchedda ne è un esempio, mi auguro non l’unico) ed inoltre viene da noi elettori considerata un’aggravante punibile, come minimo, con la non ricandidatura. Sarebbe come se l’autore di un incidente stradale, per giustificarsi, dicesse che era ubriaco e che nel suo paese il sabato sera si ubriacano tutti!

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