La Questione Morale e la Questione Politica

17 giugno 2013 07:533 commentiViews: 51

Siamo in piena campagna elettorale per le regionali.
Abbiamo i produttori di contenuti sovranisti e abbiamo gli utilizzatori scaltri di questi contenuti, di questi simboli, di questi scopi.
C’è un po’ di inflazione culturale dovuta all’abuso dell’unico perimetro ideologico rimasto in piedi.
Per me e per chi come me ha lavorato sui temi dell’autogoverno, della costruzione dello Stato e dell’europeismo in cui collocare l’orizzonte politico della Sardegna, è certamente un grande risultato: abbiamo egemonizzato il dibattito politico.
Il rischio, però, adesso è la supercazzola sovranista: un giro di parole, un po’ di intransigenza, due insulti a Equitalia, quattro class action alla Tirrenia, otto Zone Franche paradisiache, due recite contro il Governo italiano e dieci inchini al direttore generale della Ragioneria dello Stato, tre o quattro appelli alla Commissione europea su temi su cui è competente il Consiglio Europeo, e la confusione ideologica è servita. Tutti puntano a ottenere consensi sembrando Mazzini o Washington; nessuno lavora sulle cose urgenti e possibili che i sardi devono saper fare e non sanno fare. Tutti vogliono suscitare l’emozione della patria, nessuno sa come governarla.
Dinanzi alle mistificazioni e alle maschere bisogna scegliere l’essenzialità: parole, d’accordo, ma anche cose.
Prima regola: avere un programma di governo sovranista e di profondo ed esplicito cambiamento (cioè fondato sulla coscienza della responsabilità del governo della Sardegna e sulla necessità di rivoltare in profondità l’organizzazione istituzionale e sociale dell’Isola) e non costruire la nostra proposta elettorale sull’ideologia ma su dieci o più obiettivi chiari e nettamente orientati al cambiamento più profondo possibile. Questa scelta morale screma il sistema di interessi legittimi che si vanno a rappresentare: deve essere chiaro che per noi non si esce dalla crisi mantenendo ciascuno ciò che già ha, ma impegnando tutti un pezzo di sicurezza per riaprire il futuro. Noi non dobbiamo nascondere il sacrificio che chiederemo per mettere ordine e far riprendere lo sviluppo della Sardegna.
Il resto viene da sé; compresa la dura battaglia che dovremo fare al partitismo. Il cambiamento non si produce urlando, ma battendo prima alle primarie e poi alle elezioni i conservatori. Quindi: candidiamo chi ha voti, coraggio, idee e competenza. Non servono icone, serve chi sa bene che la politica è duro conflitto da cui non si può scappare. O in campo o a casa: in tribuna non ci sono posti per chi vuole attendere di vedere come finirà la partita.
Teniamo lontani i ceti parassitari. Occorre verificare nella selezione dei candidati se la persona che vuole candidarsi o ricandidarsi ha un lavoro alle spalle prima dell’impegno politico, se questo lavoro è autonomo rispetto alle politiche della Regione Sardegna oppure no (questo è il tema del conflitto di interessi; tema rimosso da tutto il ceto politico sardo), se rivela una competenza reale oppure no. Siamo tutti d’accordo che la politica richiede un certo grado di professionalizzazione, ma in genere chi ha solidamente un mestiere ha anche una solidità e un distacco che altri non hanno, è radicato nei problemi reali della società sarda e non solo e non tanto nelle rappresentazioni retorico-ideologiche della politica-parlata.
Verifichiamo che i candidati non abbiano procedimenti in corso né siano esposti alle iniziative della magistratura. O selezioniamo un ceto politico capace di fare riforme profonde senza paure o non faremo le riforme. In Italia i sistemi di controllo non controllano, ma si tutelano preventivamente creando un labirinto di procedure inestricabili e di paure amministrative che producono l’effetto del bloccare qualsiasi cambiamento che non consista nel rafforzamento del controllo. L’Italia è fondata sul pregiudizio della disonestà del cittadino e tutti gli apparati dello Stato sono educati a questo pregiudizio: a me il sospetto a te la responsabilità di liberartene. Se non portiamo in Consiglio gente forte, libera e onesta, non riusciremo a confrontarci serenamente con questo sistema di poteri. Per fare le riforme bisogna eleggere gente con le carte in regola per il confronto con tutte le articolazioni dello Stato.
D’altro canto, il sistema politico sardo non è pulito. Si dica quel che si vuole, ma il sistema politico sardo non è pulito: troppi conflitti di interessi, troppa disinvoltura e avidità, troppo parassitismo. È giusto che questo sistema sia sanzionato prima di tutto politicamente.
Per cui, selezioniamo: un maneggione inconcludente non diventa uno splendido candidato perché impara il decalogo sovranista. Un maneggione è sempre un maneggione, punto.

3 Commenti

  • Veri indipendentisti siamo sempre meno.
    Mi ha colpito ascoltare Andrea Mura dire che innanzitutto lui è sardo e solo dopo è italiano.
    Mah, forse la sardità è solo un vezzo da utilizzare all’occorrenza, ma poi la maggior parte dei sardi si sente veramente italiana (sich)…

  • La pericolosità del momento evidenziata da quanto sta accadendo nel Movimento 5stelle: Manlio Di Stefano che scrive un post, citando Diego Cugia, nel quale si parla di «miserabili» e definisce Paola Pinna una «laureata disoccupata che vive a Quartucciu, Cagliari, e che difende la Gambaro, una miracolata che si crede Che Guevara».
    Razzismo, populismo, qualunquismo stereotipato.
    Il germe della totale ingovernabilità porta a questo: un uso distorto della democrazia e della rete. Dietro l’angolo? Guerra civile e guerra fra nazioni, dove l’Europa, di concerto con USA, cerca nuovamente di spostare l’asse economico in Atlantico allontanandolo dal Pacifico (leggasi dalla Cina).
    Ora come mai la Sardegna deve avere un vero gruppo dirigente che non viva di cortiletti ma voglia inserire per la prima volta la nostra nazione sarda nel globo.
    Ma questo gruppo dirigente deve ancora venire, in quanto chi c’è ora è intento a seguire gli ordini di Enrico e Silvio.

  • “sulla necessità di rivoltare in profondità l’organizzazione istituzionale e sociale dell’Isola” mi piacerebbe avere qualche dettaglio più esplicativo

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