La questione latte e la questione sindacale

31 agosto 2010 23:2715 commentiViews: 32

mucca2Si è rotto il fronte dei pastori, si dice. La realtà è più complessa. La piattaforma di Felice Floris  è tanto semplice da capire, quanto appesantita da tantissime criticità. La analizzerò punto per punto, per poi però entrare nel merito della questione che più mi interessa, e cioè la qualità della rappresentanza sindacale sarda del mondo delle campagne e dei suoi rapporti con la politica.
Prima, però, punto per punto, discutiamo la proposta Floris.

FLORIS 1)
1) Ripristino immediato, per un periodo limitato di pochi anni, del meccanismo delle restituzioni comunitarie destinate al mercato Americano e Canadese, unico strumento possibile per svuotare i magazzini della nostra industria casearia senza creare buchi di bilancio. Se ciò non bastasse lo stato invece di dare i soldi ai paesi poveri(soldi che finiscono sempre nelle tasche dei loro affamatori) distribuisca alle popolazioni povere formaggi.

Commento
Il meccanismo della restituzione alle esportazioni del pecorino Romano (legato ai regolamenti comunatari di settore e a una serie di accordi internazionali) prevede,  oggi in maniera quasi irrisoria, ma in origine in misura superiore, un aiuto a quei Trasformatori ( vedi Pinna, Consorzio Agriesport Sardegna, Cooperativa di Nurri ecc) che detenevano nei loro locali il pecorino romano almeno 180 giorni, e per questo gli veniva riconosciuto un contributo che via via è andato diminuendo (al punto che molte imprese vi rinunciano per l’eccesso di adempimenti rispetto all’entità del contributo); per esempio nell’anno 2009, i F.lli Pinna hanno avuto 700.000 euro circa e la Coop. di nurri 350.000 euro.
E’ evidente che il maggior vantaggio dell’aiuto è agli industriali, solo le briciole arrivava, arriva e arriverebbe ai pastori.
La sostanza politica della misura, poi, è traducibile in questo concetto: lo Stato compra formaggio. Se il principio divenisse generale, dovrebbe comprare e stoccare tutti i prodotti nei quali si registra una crisi di prezzo per uno squilibrio tra domanda e offerta. Insomma la proposta intende ripristinare un privilegio deggli industriali e non dei pastori e per di più anacronistico.

FLORIS 2)
2) Progettare e costruire nel territorio regionale 5/6 centri di stoccaggio con possibilità di bonifica e refrigerazione del latte come unico strumento di forza per dare ai Pastori la possibilità di offrire all’occorrenza il latte nell’intero mercato Europeo, liberandoli così dal monopolio dei trasformatori locali che da sempre impongono le loro condizioni a prezzi da fame per i Pastori.

Commento

Anche questa è una vecchia proposta che, peraltro, è stata anche realizzata in alcuni territori. Il risultato è stato che questi centri di raccolta hanno poi venduto agli industriali sardi al prezzo del mercato sardo, finendo né più né meno di come spesso finiscono le cooperative. In altre parole: non è il centro di raccolta che determina la posizione preminente o subordinata nel mercato. Sono altri i fattori decisivi: finanza, credito, rete commerciale, affidabilità, credibilità bancaria ecc.
Ma a queste esperienze già fatte, si aggiunge oggi un ulteriore perplessità: perché un trasformatore dovrebbe comprare latto ovino sardo a 90 centisimo di euro quando trova latte ovino con le medesime caratteristiche fisico – chimiche in Romania Bulgaria ecc.. ( mercato comunitario) a poco più di 50 centesimi? I centri di raccolta non incidono, se non negativamente, sul prezzo e, come sappiamo, vende di più chi può e sa vendere al miglior prezzo.

FLORIS 3)

3) Abbattere i costi di trasporto applicando la continuità territoriale già riconosciuta dall’Unione Europa

Commento
Proposta sacrosanta e di natura generale. Abbiamo un’occasione storica. Il 7 settembre si riunisce la Commissione paritetica Stato-Regione per avviare la piattaforma delle Norme di attuazione del nuovo articolo8 dello Statuto. Nell’accordo Soru-Prodi, la Sardegna ha accettato di accollarsi interamente i costi della continuità territoriale. Fu un errore di principio, ma ora bisogna farsene una ragione e bisogna strappare allo Stato tutte i poteri per poter non solo pagare i costi della continuità ma anche e soprattutto poterla disciplinare giuridicamente interamente noi.

FLORIS 4)
4) Impedire alla trasformazione privata o cooperativa di vendere il latte anziché trasformarlo.

Commento
La proposta è suggestiva, ma con le attuali regole del mercato è irrealizzabile. Le uniche restrizioni assimilabili a questa che io conosca si registrano nel settore delle armi.

FLORIS 5)
5) Rimodulazione del P.S.R.( piano di sviluppo rurale) spostando le risorse dall’asse 1 all’asse 2 cioè dagli investimenti produttivi agli interventi delle misure Agro-Ambientali (indennità compensativa), questo per impedire che soldi destinati ai Pastori finiscano nelle tasche di venditori e progettisti.

Commento

Questa, tra le proproste, è quella che svela più delle altre la cultura del contributo a fondo perduto che innerva tutta la piattaforma. Questa è una proposta negativa, perché trasferisce le risorse dagli investimenti ai consumi. E’ una proposta che vuole aumentare i redditi a prescindere dall’aumento della capacità produttiva dell’azienda e della sua capacità di innovarsi e di aumentare il proprio capitale.  Se una qualsiasi azienda, e così pure quella agricola, non fa investimenti per le innovazioni di processo e di prodotto, non riesce a stare nel mercato.
Altro è il problema dei controlli affinché i soldi destinati ai pastori arrivino realmente ai pastori. Questo è un vero problema. Faccio un esempio : i 38 milioni di euro per il primo insediamento in agricoltura. Io sono sicuro che se si facessero i controlli almeno il 50% delle imprese risulterebbe avere un’esistenza fittizia. Nell’elenco di quei giovani che piglieranno i famosi 35 mila euro per il primo insediamento ci sono tanti figli di allevatori e no, che in campagna non ci sono mai andati; tanti di loro sono studenti universitari, altri lavorano con lavori più o meno precari o stagionali, altri ancora sono mogli o nipoti di allevatori, oppure periti agrari o agronomi che svolgono la professione mentre l’azienda la tiene il fratello o il padre. Un vero scempio di soldi spesi e impegnati male. Ecco, questi sono i soldi che dovrebbero andare ai pastori veri, a quelli che lavorano in campagna e che invece si trasformano in contributi al consumo sottratti al bene dell’impresa.

FLORIS 6)

6) Attuazione della norma ” De Minimis” strumento finanziario previsto per erogare importi senza la necessità di notificare il provvedimento presso l’Unione Europea, portandola dagli attuali settemila a quindicimila come per il settore vaccino.

Spieghiamo bene i termini della questione. Con la proposta precedente Floris creava la scorta finanziaria, spostando le risorse dall’Asse 1 all’Assse 2; con questa individua l’ammontare per ogni singola azienda del contributo, cioè dell’indennità compensativa: 15.000 euro. La morale è la seguente: ti do 15.000 euro per il disagio che patisci a stare in campagna. Si noti da una parte cche queste risorse sono sottratte aggli investimenti e cche quindi sono pensate come eterne, perché nelle aziende in cui nons i fanno investimenti alla fine la ricchezza svanisce e resta solo l’assistenza. Dall’altra, sul piano strettamente civico e della tutela ambientale, non si prevede nessuna attività aggiuntiva del pastore per queste risorse che dovrebbe ricevere. Faccio un esempio: la Regione, in cambio dell’aumento dell’indennità compensativa, potrebbe dichiarare il pastore custode del suo fondo o dei suoi fondi, come egli stesso dichiara di essere, e di conseguenza  chiedergli di obbligarsi a rispettare alcuni requisiti di buona tenuta del fondo, di attività di prevenzione degli incendi, di tutela della biodiversità  ecc., prevedendo sanzioni e revoche per cho non rispetta i patti. In questo modo, un contributo generico, sottratto agli investimenti, comunque produrrebbe un vantaggio sociale. Viceversa, i contributi senza doveri e senza responsabilità impoveriscono la Sardegna e peggiorano il senso di responsabilità dei singoli.

Floris 7)

7) Inserimento dei comuni cosiddetti avvantaggiati nell’elenco dei comuni svantaggiati, per dare a questi la possibilità di beneficiare dei provvedimenti su menzionati.

Commento
E’ la vecchia logica che fraintende la giustizia con l’egualitarismo. I Comuni non sono tutti uguali e gli svantaggi sono diversi.

Floris 8
8) dare la possibilità alle aree irrigue di utilizzare l’acqua a costo zero per la coltivazione di foraggere per uso zootecnico(medicai etc. ) condizione indispensabile per ridurre i costi di alimentazione del nostro bestiame.

Commento

L’acqua  non può essere distribuita gratis. Convogliarla, sollevarla, trattarla, recuperarla, depurarla, comporta dei costi. Tornare all’anarchia delle cose, dove nessuno pagava e faceva un po’ come voleva, lasciava l’acqua aperta, irrigava quando e come voleva ecc.. è impossibile e ingiusto. Altro è discutere sulle tariffe dell’acqua, sui Consorzi e sulle loro gestioni. Su questi temi si può e si deve discutere e decidere per cambiare.

Floris 9
9) Realizzare piccoli mattatoi comunali e zonali per valorizzare le nostre carni e togliere il monopolio a pochi commercianti che hanno azzerato il valore nelle nostre carni.
Commento
Proposta utile, non tanto per togliere il monopolio ma per valorizzare le realtà piccole e le produzioni locali, ( sempre tutto sotto controlli sanitari rigidi ed efficienti).

Floris 10

10) Utilizzare le energie rinnovabili non per costruire serre ma per dare energia a tutte le aziende Agro-Pastorali. Per fare questo è necessario che la Regione costituisca una società ad hoc con il compito di elettrificare tutte le aziende sarde. Se non si fa questo solo pochi potranno beneficiare di questa moderna tecnologia.

Commento
Il Partito sardo ha combattuto contro la volontà dell’Assessore di legare le rinnovabili esclusivamente alle serre. La differenza tra la proposta floris e a nostra è che Floris punta solo all’autoconsumo, noi intendiamo procurare anche un’integrazione cospiscua al reddito agricolo attraverso il fotovoltaico. L’idea di costituire una società regionale per l’elettrificazione è ingenua. Ma è giusto che la regione spenda per finanziare l’infrastrutturazione delle campagne e agevoli il collegamento delel imprese alal rete. Ma questo è in contrasto con l’idea di spostare le risorse dagli investimenti all’indennità compensativa.

Floris 11)

11) Moratoria per almeno due annualità dei contributi previdenziali come chiesto e ottenuto in Francia.
Commento
Questa è una proposta interessante che va approfondita per studiarne l’applicabilità  in Italia.

Floris 12)
12) Ristrutturazione dei debiti scaduti e in scadenza di Agricoltori e Pastori e delle loro strutture di trasformazione in un lungo periodo 20/30 anni, dando così una possibilità concreta alle aziende in difficoltà di rimettersi alla pari con le altre imprese.

Commento

Io sono stato il promotore della ristrutturazione dell’indebitamento delle imprese ex legge 28. La proposta suld ebito delle imprese agricole va studiata allo stesso modo, coivolgendo le banche e i consorzi fidi. proposta interessante da approfondire.

Fin qui Floris. Il Psd’az ha illustrato le sue proposte nel convegno di Silanus (integrazione del reddito attraverso le energie rinnovabili e l’indennizzo per l’abbattimento dei capi; revisione di alcuni parametri di calcolo dei contributi in essere, perché non adeguat alle specificità ambientali della Sardegna; riduzione della produzione del latte; diversificazione e certificazione dei prodotti; applicazione della legge sui prodotti di origine regionale ecc.) ed è pronto a ribadirle in qualsiasi sede, anche bilateralmente.

Ma sul piano politico, che cosa significa questa guerra del latte?
Significa che esiste una rottura tra rappresentati (i pastori) e rappresentanti (le associazioni di categoria) che ha raggiunto livelli di guardia. Il valore politico del Movimento di Floris sta nello svealre la crisi del sindacalismo vecchia maniera, il quale a breve, lo si vedrà, entrerà in crisi anche nel mondo della scuola.
Diciamolo chiaramente: i rappresentanti sindacali spesso e sempre più spesso non sono una controparte reale del Governo regionale (a parte alcune ed importanti eccezioni). Spesso rappresentano la parte vincente del sindacato, un’élite, insomma, che negozia in proprio piccoli vantaggi in cambio di politiche sindacali morbide. In agricoltura questo è risultato molto evidente durante la gestione Prato. Ogni qual volta il sistema politico apriva una normale polemica con la Giunta, i rappresentanti sindacali correvano in soccorso dell’Assessore. Perché? Perchè è bravo, si diceva. E allora, oggi è diventato un asino d’improvviso? Oppure è successo che la mobilitazione spontanea dei pastori ha rivelato un sentimento che si sentiva da tempo nelle campagne: quello dell’abbandono, quello dell’impotenza di fronte al burocratismo, quello della rabbia per la ricerca continua di finanziamenti per le associazioni piuttosto che per gli utenti, quello della scontentezza per i servizi erogati in modo spesso impreciso; ed è successo che capire che la misura era colma ha costretto tutti ad essere realmente controparte della Regione. Ma i pentimenti che avvengono sotto la minaccia dei forconi non sono credibili. Questa è la conclusione di questi giorni: le campagne non hanno un punto di sintesi credibile perché la credibilità sindacale si è consumata da sola nel trattativismo subordinato con il governo.

15 Commenti

  • A leggere in questi giorni e nei giorni scorsi della protesta dei pastori e in generale di tutto il mondo agro pastorale, non riesco francamente a capire una cosa.
    C’è grande insoddisfazione. Mobilitazioni da parte di tutti. Manifestazioni e presidi a cadenza quotidiana. Rivendicazioni e proteste.
    A fronte di tutto questo le organizzazioni maggiormente rappresentative si schierano a fianco dell’Assessore Prato. Anzi premono, con i capo gruppo in consiglio in questi giorni di rimpasto, per una riconferma del maggire responsabile della politica agricola isolana.
    A questo punto viene da chiedersi che cosa stia succedendo. O io non capisco o mi sono perso qualche pezzo della vicenda.
    Come si fa a stare in piazza con i propri iscritti, a portarne avanti, almeno formalmente, le rivendicazioni e poi mantenere un simile attegiamento nei confronti del maggiore responsabile?
    Se qualcuno è in grado mi spieghi perchè veramente mi sembra che si stia facendo il gioco delle tre carte, anche considerato che in tutto il tempo in cui l’assessore è stato in carica non ha affrontato, seriamente, nessun problema, figuriamoci averlo risolto. Sul punto aspetto smentite. Aspetto lumi perchè veramente a me viene difficile capira. Grazie

  • Giovanni Piras

    Ho letto con la soddisfazione di chi è sempre sardista, che ti stai occupando del problema “Pastori”, dove analizzi i famosi 12 punti del documento mps e lo fai in modo profondo e stimolante, come dice mariposa.
    Io credo e sono fermamente convinto, da conoscitore del mondo agro-pastorale, che tutta la protesta nasca dall’essere abbandonati a se stessi, dal non sentirsi rappresentati e difesi dai loro sindacati, nessuno escluso, per non parlare delle Agenzie agricole (Argea,Laore ec.) che spesso sono la controparte degli allevatori, carrozzoni inutili e a volte dannosi, colmi di burocrazia e responsabili di tanti ritardi nell’attuazione dei programmi per l’incapacità dei loro dirigenti asserviti al politico di turno.
    Sono favorevole per l’aggiunta del 13° punto (sostituzione dell’assessore) affinchè si possa ridare serietà all’assessorato,
    magari accupandocene direttamente.
    forza paris

  • Pinna Evelina Angela

    Affari e pastorizia è un binomio possibile. Gli allevamenti sono aziende ambientali a tutti gli effetti e dall’ambiente innanzitutto i pastori possono ottenere risposte concrete di miglioramento del reddito.

    E’ dubbio che qualsivoglia decalogo ricostituente possa risollevare l’economia degli ovili, tradizionalmente povera in qualunque parte del mondo.
    Sarà ora di assumere il buon senso collettivo che se da un lato i pastori lasciati a se stessi non possono sostenere nessun vantaggio duraturo, neanche se occupassero ad oltranza Monte Citorio, fermo restando che le proposte udite in qualche modo turbano le leggi attuali di mercato, dall’altro è il momento di dare orgoglio e dignità a una tradizione di sussistenza nobile ed essenziale. Con divorzio alla svedese dalle pratiche assistenzialistiche.
    Il mercato unico ha ritenuto di abbattere i cartelli-latte e questa è la regola, almeno fino al 2015; o ci si adegua competendo a prezzi vantaggiosi o si sta fuori dalle transazioni commerciali.
    Senz’altro la fiducia macroprudenziale riposta dai pastori nella politica (quote-latte per quote-voti) va ricambiata, stabilendo dei punti di non ritorno su cui basare un pragmatismo d’azione efficace.

    Come al solito sono necessarie soluzioni a breve e a lungo termine (non troppo perché ‘a lungo termine tutti saremo morti’, diceva Keynes).

    La soluzione a lungo termine, su cui non mi dilungo, è nell’orientamento energetico dell’Isola. L’economia degli ovili va vincolata all’economia energetica. E’ ora di sgomberare il campo dai dubbi d’opinione sulle fonti di approvvigionamento energetico interno, bisogna ricorrere all’utilizzo di energia pulita.

    Per quanto attiene alle soluzioni a breve termine, mi piace molto il modello canadese.
    In Canada esistono le commissioni provinciali per la commercializzazione del latte che funzionano alla stregua di ‘borsini del latte’. Quì per garantire e coordinare il settore intero e la filiera lattiero derivata, in un territorio molto vasto dove l’allevamento è trainante, si effettuano giornalmente gli scambi delle quote-latte e dei prezzi al dettaglio, al fine di correggere gli inevitabili squilibri di produzione tra aziende di ogni consistenza, dove va assolutamente evitato l’esubero di certi comparti e il collasso di altri. C’è alto rispetto tra le aziende e gran senso di mutualità per la ricomposizione del reddito aziendale, sia in base alla specificità dell’allevamento che alla sua localizzazione, alle differenti spese di trasformazione e trasporto ecc. Sul territorio le quote di produzione totale del latte sono commisurate all’effettiva giacenza di bestiame e di prodotto (quantità/peso/giorno) (latte usato-trasformato-inutilizzato) e la condivisione delle quote di mercato industriale in esubero-difetto secondo parametri confidenziali di scambio e quote effettivamente non scambiabili.

    Molto riguardo al miglioramento selettivo delle specie da latte, non soltanto in vista del consumo procapite del latte e derivati primari (import/export), ma all’utilizzo su scala internazionale delle componenti proteiche e zuccherine, anche per la sintesi di macromolecole ad uso cosmetico e farmaceutico (dairy genetica e fisico-chimica), ecc.

    Attorno al latte una serie di eventi scientifico-industriali correlati: simposi sul bestiame, protocolli d’igiene e sicurezza, programmi alimentari e sperimentazioni.

    Si dirà che i pastori sardi non abbiano niente da imparare; sicuramente tutto da sperimentare.

  • Fabrizio Tanchis

    Finalmente si parla del problema del comparto agro zootecnico in modo compiuto ed appassionato, tutti gli interventi finora espressi hanno messo a nudo aspetti e criticità che da altre parti neanche si sognano di pensare. Voglio prima fare i complimenti a Paolo, il quale, per l’ennesima volta, fa capire come si può essere degli alti professori di rango ma anche degli ottimi studenti assurgendo, con questo intervento ad entrambi i ruoli (per chi ancora non lo avesse capito) e dimostrando quale sia il vero valore aggiunto di chi oggi si cimenta nella politica. Non mi soffermo sulle problematiche delle politiche sindacali, che in gran parte sono state analizzate e che condivido in toto (sopratutto il pensiero di Gian Piero molto lucido e forte) ma voglio ragionare su un aspetto più pratico. Faccio un altro lavoro, ma nelle ore di libertà mi occupo attivamente nella gestione della azienda di famiglia ad “indirizzo zootecnico” (così le chiamano adesso) quindi orgogliosamente SONO UN PASTORE ANCH’IO, vivo le perplessità di questo mondo con grande passione.
    È finito il tempo dell'”oro bianco”, così veniva chiamato il latte quando a cavallo degli anni 80 raggiunse quotazioni di mercato inverosimili; vi garantisco che i primi a capirlo sono stati proprio i pastori che, nel tempo, stanno assistendo ad una costante i irrefrenabile regressione economica. Posso anche affermare che oggi sono molto pochi i pastori che non hanno cercato di apportare migliorie per poter essere più competitivi nel mercato: infrastrutture, elettrificazione, punti di attingimento acqua, mezzi meccanici, viabilità interne, nuove terapie sugli animali, miglioramenti genetici, qualità di alimentazione, produzione foraggi e quant’altro. Hanno ragione in tanti a dire che il problema del pastore e prima di tutto culturale e se quella dell’ “assistenzialismo” sta via via scemando altrettanto non si può dire per altri tre : cultura del “lavoro”, del “sacrificio” ( chiedete a un pastore se può permettersi il lusso di non accudire il proprio gregge tutti i giorni, Natale e Pasqua compresi ) e del “sospetto”. Se hai primi due non si possono ovviamente trovare risposte per il terzo problema culturale abbiamo l’obbligo quanto meno di provare a darle, il pastore oggi si chiede troppo spesso “cosa c’è che non va”. Il latte 60 cent. al litro, il rinomatissimo agnello sardo a 3 euro al chilo, le pecore di macellazione 15 euro a capo, la lana ammassata nei sacchi che nessuno vuole ( non si può utilizzare neanche come sacchi di allenamento per i pugili ),” cosa c’è che non va “. Queste sono le principali fonti di reddito del pastore altro che palliativi come le indennità, credo che a fronte di una forte politica di riconoscimento economico delle nostre peculiarità saprebbero anche fare a meno degli aiuti che oggi stanno cercando. Il tutto inglobato all’interno di una rete moderna di gestione ( energie rinnovabili, specificità di prodotti, azioni mirate di marketing ecc.). Aiutiamoci e liberiamoci dalla subalternità, la politica italiana sta ormai diventando per noi sardi politica estera. La Sardegna può essere redenta dai Sardi. Potremo sbagliare ma ci sia permesso almeno di sbagliare visto che altri lo stanno facendo in nostra vece.
    Forza Paris Sardigna Libera e Indipendente!

  • Caro Paolo condivido appieno il tuo punto di vista ma purtroppo non bastano i punti di vista come ben sai, quello che conta sono i fatti. Gli allevatori devono smettere di vivere aspettando gli aiuti e devono iniziare ad aggiornarsi ed ad essere a conoscenza delle migliori tecniche per poter stare sul mercato cosi come fanno molti colleghi del continente. Devono capire che è finito il tempo degli aiuti a pioggia e che i soldi che arrivano devono essere investiti nelle aziende e non sprecati. Ho avuto spesso la possibilità di dialogare con loro e mi sembra che siano un pò disorientati (sopratutto i giovani) e servirebbe perciò un buon assesorato che li aiuti a fare impresa correttamente. Le note a commento della proposta Floris sono corrette per chi veramente ha voglia di lavorare ed è in grado di seguirle e non per chi pur di protestare segue il leader senza capire cosa veramente è necessario per poter andare avanti.

  • A Silanus invitammo tutte le associazioni di categoria affinché, con la loro presenza, garantissero una pluralità di vedute che arricchisse i contenuti del dibattito che poi si svolse, anche con toni accesi, con l’assessore Prato.
    E’ stata una buona occasione per tutti.
    Per i pastori, che hanno avuto l’opportunità di mettere sul tavolo del dibattito la loro rabbia e i loro problemi senza avere limiti di tempo. Ricordo qualcuno di loro che è intervenuto e ha potuto replicare anche per due volte all’Assessore.
    Per l’Assessore, che ha avuto la possibilità di vedere ed udire quanta determinazione stesse maturando dietro quei accorati interventi, preludio alla più estesa ed attuale determinazione alla rivendicazione del MPS.
    Per noi Sardisti, perché abbiamo ascoltato, cercato di capire e perché abbiamo fatto delle proposte realizzabili alcune in tempi brevi ed altre invece da analizzare e concordare in maniera più compiuta.
    Non è stata una buona occasione per le Associazioni di categoria.
    Non hanno ascoltato, né udito,né visto, e va da sé che non abbiano proposto, ribadito analizzato e discusso un accidente.
    Semplicemente erano assenti.
    Ho provato allora io a capire i motivi di questa assenza o perlomeno a cercare di capire, ma l’analisi è stata inficiata dal fatto che ho avuto la ventura di fare attività sindacale con una lista confederata prima e con una autonoma poi.
    Conosco l’ambiente insomma, e Paolo fotografa con esattezza la realtà di certe situazioni.
    La nascita del movimento pastori che rivendica il diritto alla trattativa al pari delle più blasonate sigle sindacali è speculare alle rivendicazioni egualitarie di molti movimenti di base presenti ormai in tutti i settori produttivi.
    E’ una buona notizia. La gente capisce e cerca di organizzare circuiti alternativi che rendano giustizia al diritto di tutela. Prende coscienza e si organizza.
    Ma è anche una brutta notizia, si sta perdendo progressivamente la parte più importante del movimento sindacale ma nessuno vuol rendersene conto. Alle controparti fa comodo così, più le confederate sono deboli più sono ricattabili ed addomesticabili,con buona pace dei movimenti di base che quasi sempre sono fuori dai tavoli di trattativa e dalle piattaforme.
    Il risultato è che i lavoratori vedono gli accordi firmati sulla loro pelle da sigle che hanno l’1% o il 2% degli iscritti in azienda o nel comparto di riferimento.
    Dietro poi, spesso aleggia il fantasma di presunte ideologie politiche che aiutano a mantenere le cose in questo stato.

  • Caro Mammuttones, la solidarietà è d’obbligo.
    ma le tue proposte: proponiamo piani di riconversione, investimenti per la diversificazione dei prodotti,… facciamo programmazione di lungo termine… da quale parte devono provenire, se non dagli operatori?
    e quanti, nel mondo agropastorale, sono in grado di porsi tali obbiettivi operativamente e con prospettive concrete, ovvero: quanti sono in grado di uscire da “su connottu” e vestire i panni dell’imprenditore?
    per me il problema è soprattutto culturale

  • Voglio stonare il coro…
    Innanzitutto vorrei sapere quanti dotti intellettuali vivono, e quindi conoscono, la reale condizione del mondo agropastorale o agricolo della Sardegna.
    E dovrebbero, prima di accusare o insinuare, conoscere.
    Io non mi sentirei mai di tacciare di parassitismo i tre operai FIAT che rivendicano diritti e bisogni, non sono un’operaio FIAT, non conosco.
    Molti ripetono, ignorando, il refrain “I PASTORI VIVONO GRAZIE AI CONTRIBUTI PUBBLICI”….Finiamola….
    E se alle 3 del pomeriggio scorrazzano per il paese, beh…. credo, perchè ne conosco gli usi, che abbiano gia sul groppone dieci ore di lavoro.
    1) Generalmente si recuperano le greggi verso le sei del mattino per iniziare la mungitura
    2) oltre alle normali pratiche di allevamento, il pastore è naturalmente dedito al controllo del territorio, notte compresa
    3) anche le felci e i rovi svolgono una propria funzione negli ecosistemi.
    Ma non è questo il problema……
    Se oggi il fronte sindacale è fratturato, ciò diviene dagli stessi meccanismi di sfiducia generale espressi anche verso la classe politica e dirigente.
    Ci sono connivenze palesi, e anche i pastori se ne sono accorti.
    Vogliamo parlare dei trasferimenti statali ai patronati?
    Vogliamo parlare del regime di monopolio che il cartello delle associazioni hanno voluto, mettendo in crisi anche gli ordini professionali di settore?
    Vogliamo discutere della qualità dei loro servizi, ma soprattutto dei costi?
    Ma potremmo anche parlare di politica economica.
    In maniera rudimentale mi viene da pensare ad un principio noto a tutti.
    Il prezzo di ogni bene nasce dal rapporto tra domanda ed offerta.
    Bene,… non è che fa comodo a qualcuno produrre più del dovuto?
    Allora proponiamo piani di riconversione, investimenti per la diversificazione dei prodotti,… facciamo programmazione di lungo termine…
    A me sembra che i nostri pensatori vogliano tenere tutti alla corda, bisognosi di un favore.
    Infine… ma le leggi a favore dei nuovi insediati e i relativi bandi,… chi li ha deliberati?
    Può servire ad un politico offrire bond gratuiti in attesa di consenso?…
    In Italia sì… in Sardegna pure…
    Facciamoci un’esame di coscienza, e magari ogni tanto proviamo a manifestare il sentimento della solidarietà…

  • Il tredicesimo punto Sostituzione dell'”Assessore Agricoltura e Spettacolo” non è stato scritto ma è stato urlato a gran voce. Sarebbe già un buon inizio nella direzione di dare risposte ai bisogni delle campagne. C’è tanto bisogno di serietà.

  • Sembra di ritornare indietro di venticinque anni, come non ci siamo accorti che il tempo passa e le politiche negli anni sono cambiate dando una direzione diversa da quello che il mondo arcaico pastorale si aspettava, ritengo che l’impresa agricola con le norme emanate dal governo e dalla UE si doveva trasformare in vera impresa, e non essere abbindolata dai falsi contributi delle opere di miglioramento aziendali spesso sproporzionate, con la scusa del 50% a fondo perduto si è andato nel costruire delle opere spesso non consone e non ammortizzabili, tant’é che oggi le aziende che stanno peggio sono quelle che anno fatto investimenti sbagliati, una grande responsabilità dell’apparato sindacale ed i vari sistemi di Laore e Argea, che negl’anni si sono prodigati nel far dare le assistenze e non far crescere le imprese, quante imprese o cooperative, gestiscono il settore commerciale? purtroppo poche, come può fare un azienda a stare nel mercato se demanda ad altri la sua gestione, quanti allevatori che oggi sono in piazza hanno già venduto il latte senza conoscerne il prezzo finale, se questo è logico. Il costo dell’acqua su Oristano si aggira sui 300 euro ettaro, quando in Ucraina con lo stesso importo si coltiva e si porta a trebbiatura un ettaro di Mais. Nonostante tutto credo che vi siano delle potenzialità nel sistema pecora, basta sedersi e ragionare con persone che sappiano pensare al bene dell’impresa progettare e lasciar perdere i falsi profeti ed i bravi consulenti che sanno solo fare bei piani d’impresa sempre disattesi, se vogliamo che anche gli apparati troppo dispendiosi per la RAS vengano giustificati, altrimenti fra qualche anno dei pastori ci saranno solo le foto ricordo. Un saluto

  • Sottoscrivo le sue proposte, Onorevole, mi pare siano tutte condivisibili! E’ bello constatare come esistano ancora politici preparati, intelligenti che hanno a cuore le sorti della nostra terra.

    Sarà fondamentale che il rimpasto in arrivo affidi lo strategico Assessorato Agricoltura a mani più esperte di quelle di Prato, mani magari…come dire…più disinteressate!

    Sarebbe opportuno mettere il naso nella questione Consorzi di Bonifica, oggi infatti il meccanismo funziona in questo modo (per chi non lo sapesse): più debiti si fanno e peggiore è la gestione, maggiore è il contributo dell’Assessorato (basterebbe raffrontare l’importo del contributo fatto pagare agli agricoltori-il cosidetto ruolo- che è indice abbastanza attendibile dell’efficienza della gestione, con l’importo dei contributi erogati per portare i bilanci in pareggio…). Sarebbe abbastanza semplice legare, almeno in parte, la contribuzione ai risultati di gestione ed applicare i meccanismi di premialità che già la legge approvata da Soru (che è comunque una mezza porcheria) prevede.

    Sulla questione energetica a me pare che il comparto sconti (almeno in alcune sue componenti) un deficit culturale di base, e le rivendicazioni di questi giorni al grido di “NOI SIAMO PASTORI”, sono l’emblema di un mondo arroccato su posizioni conservative, che non ha voglia di confrontarsi con le sfide del futuro, e preferisce magari svendere il diritto di superficie delle proprie terre per due soldi, piuttosto che rendersi protagonista ed imprenditore attivo del processo “rinnovabili” (un treno che sta passando velocemente), sfruttando gli impianti non solo per il mero autoconsumo. Il rischio è come al solito che come Rovelli si mise praticamente in tasca gran parte dei soldi del Piano di Rinascita, le lobbies dell’energetico si mettano in tasca quelli dei contributi per le rinnovabili, lasciando ai sardi (non lobbysti) solo briciole.

    Condivido fino in fondo il fatto che la politica debba ideare nuovi meccanismi che svincolino i contributi dalla loro natura esclusivamente assistenziale, ed il fatto che invece le proposte di Floris (espressione diretta di quel mondo) vadano esattamente in direzione opposta, è certamente preoccupante, ma anche sicuramente sintomatico di quel deficit culturale di cui dicevo.

    Buon lavoro a tutti,
    il futuro è nelle nostre mani.

  • Giuseppe Cossu

    Per Gianuario

    Non è proprio cosi come hai scritto, il problema è un po più complesso, esistono diversi tipi di restituzioni e di anticipi.
    In tutti i casi tutta roba tramontata, il succo lo abbiamo capito bene.
    comunque per chi ha voglia di informarsi bene e di leggere ecco il Link

    http://www.agenziadogane.it/wps/wcm/connect/ed/Agenzia/Restituzioni+esportazione/Le+Restituzioni/

    Saluti Giuseppe

  • Una precisazione al commento del punto 1):il meccanismo della restituzione era legato alla quantità di prodotto effettivamente venduto in alcuni paesi extracomunitari e non alla quantità di pecorino romano “ammassata” in azienda.

  • Analisi profonda e stimolante….

    la crisi del sindacato è forte e non solo nelle campagne
    rappresenta effettivamente gli interessi dei lavoratori o si propone
    volta per volta bastone che soccorre la politica incartata
    nella mancanza di decisioni e di idee di sviluppo??

    Che pena le manifestazioni fatte in una strana concomitanza
    a soccorso della giunta???

    I problemi del mondo agropastorale sono complessi, ma la complessiva va governata e accompagnata passando dalla tradizione alla innovazione e allo sviluppo….

    C’è solo bisogno di fare politica
    è banale ma…

    buon lavoro in consiglio regionale

  • Che dire!!
    Fantastico, cao Onorevole ha dimostrato per l’ennesima volta che studia e che approfondisce i temi, tutto coò che che ha scritto è giusto e la cosa più interessante e che è condivisibile.
    Bellissima la proposta di investire l’allevatore quale custode e tutore del suo stesso territorio, obbligandolo a fare ciò, che secondo me un buon padre di famiglia dovrebbe fare a priori, intendo ciò che mio nonno, anche lui allevatore, faceva…
    Puliva il suoi fondi dalle sterpaglie, rimetteva in sesto i muri caduti, controllava le acque ecc..
    Oggi nella maggior parte dei casi si va a mungere e si torna in paese al volo, tagliare i rovi le felci ecc manco a pensarci.. la terra è troppo in basso e piegare la schiena fa male..
    Io personalmente sposo la sua proposta in pieno:
    riassumo se ho capito bene
    1) Nominiamo i pastori custodi e manuntentori dei loro fondi dandogli un congruo contributo.
    2) Riduciamo il gap della rete elettrica rurale aiutando l’infrastutturazione primaria nelle campagne e diamo la possibilità a tutte le aziende di dotarsi di impianti fotovoltaici sino a 200kw in modo che ricavino redditi congrui da energia pulita.

    Già su queste due cose a mio parere recuperiamo una certezza di redditto di almeno 40.000 euro annui ad azienda media…
    Se poi sistemiamo un po i piccoli mattatoi e regolarizziamo il settore dei finanziamenti ( scandalosa la questione del primo insediamento, le chiederei formalmente di intervenire con un interrogazione urgente o quant’altro al fine di ripristinare la legalità) e se ho capito bene, avendo la certezza del rispetto degli oneri e delle regole da parti di tutti.
    Sarebbe favoloso attuare tutto ciò..

    A Silanus c’ero, se non ricordo male si parlo di sistemare i codici colturali della domande uniche e armonizzarli a quelli della Sardegna in modo da non avere più pascoli alpini in Sardegna ecc e permettere a tutti coloro che fanno domanda di avere ciò che gli spetta…
    A Silanus si parlo di tante altre cose.

    Se queste sono le basi mi pare di capire che oggi il PSd’AZ ha una concreta e solida idea di ciò che è il mondo delle campagne.

    Le chiederei solamente una cosa Onorevole..

    Trasferisca queste nozioni all’Aula Regionale Sarda, con la speranza che i suoi onorevoli colleghi si mettano a studiare e a capire pure loro..

    Altra considerazione che farei dopo aver letto l’articolo è il seguente:

    Perché il Partito Sardo non si prende in carico L’assessorato all’Agricoltura e alla Riforma Agropastorale (cosi si chiama) e finalmente lo fa decollare..

    Buona Giornata a Tutti

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