La profondità e l’intellettualismo

15 settembre 2010 23:508 commentiViews: 9

979Sto leggendo e rileggendo in questi giorni che precedono il dibattito sull’indipendenza (fissato per il 21) un vecchio libro dello scrittore ebreo Abraham B. Yehoshua intitolato: Il labirinto dell’identità. Un libro sugli ebrei, sul sionismo e sull’antisemitismo: un libro coraggioso, profondo. Pensate che questo grande scrittore alla fine del primo dei saggi di cui si compone il testo, scrive: “Una cosa è chiara: il mistero dell’identità del popolo ebraico, della sua capacità di sopravvivenza e del modo in cui esso interagisce con i gentili fra cui vive è da ricercarsi nella peculiare e problematica (anche da un punto di vista morale) identificazione tra religione e nazionalità. Ogni tentativo di correzione deve partire da lì”.
Sono parole importanti, profonde, vere e rischiose. Quando identità nazionale e identità religiosa coincidono, c’è più di qualcosa che non va.
Adesso veniamo a come la profondità viene vissuta in Italia. Un amico di Gavoi mi ha segnalato la polemica (?????) tra Baricco e Scalfari su Repubblica sul tema della profondità. Premesso che io penso che il male di Repubblica sia concepirsi come un pensatoio e non come un giornale, è accaduto che Baricco (che è un ottimo scrittore) abbia scritto un pezzo per la rivista Wired: eccolo. Ovviamente Baricco, come dire, si adegua al pubblico della rivista, ammicca al mondo veloce della Rete internet, in qualche modo gli fornisce una filosofia, sollevando, tuttavia, un problema vero: dov’è finita la profondità della cultura, della conoscenza, dell’anima? Tutto è veloce, tutto è superficiale: possibile che tutto sia senza senso? No, dice Baricco, non è senza senso, semplicemente il senso viene prodotto diversamente dal passato, praticamente non attraverso la separazione, la fatica dello studio, del ragionamento, in una parola, non attraverso l’ascetismo della ricerca; no, oggi il senso si fa in piazza, nelle piazze virtuali, nella velocità degli incontri fortuiti. Suggestivo, affascinante, ma anche terribilemnte furbo. Baricco applica uno dei poteri della parola: l’ipnosi, che può essere fantastica o razionale, ma sempre ipnosi è. Un discorso ti convince per la sua arguzia, per la sua intelligenza e originalità; ti cattura, ti prende, ti inghiotte e ti lascia contento della seduzione patita. Che cosa fa Repubblica? Ripubblica l’articolo di Baricco, perché ipnotico e intelligente e quindi funzionale a dare del giornale quell’immagine intelletual- profondament-seriosa che Repubblica emana dalle sue pagine. E che succede? Che il seduttore Baricco incontra un altro don Giovanni della cultura italiana, nato per sedurre e abbandonare, che non sopporta, non il discorso di Baricco, ma il suo potere seduttivo, il suo afflato intellettuale dongiovannesco. E che diamine! Due seduttori non si possono sedurre. E allora Scalfari risponde. Ecco qua. Che cosa fa Scalfari? Rende merito al fascino del giovane cavaliere, ma poi gioca un’altra seduzione: il richiamo all’antico sapere del mondo, della Grecia, della filosofia e della geometria, contrappone, insomma, il cavaliere jedi Obi Uan Kenobi a Dorian Gray. Ecco, questa è l’Italia: bella, seduttiva, colta, intelligente, ma senza sangue, senza più la consapevolezza della tragicità dell’esistenza, che è sempre una scelta più che una riflessione. Ecco: Yehoshua sceglie di stare sempre al punto della responsabilità di vivere, parla della drammaticità della scelta tra il bene e il male, tra ciò che si pensa essere il bene e si scopre essere il male; Baricco e Scalfari salgono sul palco e conquistano il pubblico: per una notte? Non importa, tutti i seduttori vivono parassitariamente dell’approvazione, anche temporanea, delle proprie vittime. E l’Italia è una nazione di vittime dell’effimero.

8 Commenti

  • Giovanni Piras

    Ebbene si, voglio dire alcune cose a proposito della richiesta di aumentare il peso dei sardisti in giunta.
    A cosa serve un ulteriore assessorato (trasporti), rimanendo nella giunta attuale, forse ad accontentare qualche personaggio che non avendo peso elettorale vuole aumentare il proprio peso nel partito;
    È da tempo che non leggo proposte risolutive dei problemi della gente di Sardegna, a parte le solite litanie, se escludiamo Paolo e mi complimento con lui sempre in prima linea.
    Rimanendo in giunta, credo che persino la lega non darà più credito ad una eventuale candidatura nelle sue liste, neanche al più prestigioso dei sardisti.
    E allora perchè, come dice Antoneddu, non impediamo, finchè siamo ancora in tempo, e scaviamo attorno al glorioso partito sardo uno scannafosso al fine di impedire l’inquinamento da tanto liquame nauseabondo, che per ora scorre in superficie, prima che inquini davvero le falde sardiste.
    Credo sia giusto imprimere un colpo d’ala sollevandoci il più in alto possibile, respirando a pieni polmoni l’aria sardista delle ultime elezioni.
    Forza paris

  • Vorrei aggiungere, in merito all’articolo che ho menzionato precedentemente, un commentatore in fondo ha affermato: “There has been a lack of clear leadership since the end of July.
    Italy has not been having a clear leadership since Cavour: and he spoke french.”

    Tradotto, praticamente dice che c’è stata l’assenza di una chiara leadership fin dalla fine di luglio. Ma la frase migliore è la seguente, dove dice che l’Italia non ha avuto più una chiara leadership da Cavour, e Cavour parlava francese…

  • Esiste anche un’altro autore israeliano che sostiene una tesi simile. L’idea parte dai conflitti presenti nella sua area geografica: secondo Amos Oz, dietro la ricerca della profondità e dell’approfondimento culturale sulla genesi dei problemi, ci sarebbe solamente un banale tentativo di nascondere una più volgare questione di interessi. Ma questo in Medio Oriente è alquanto evidente se si pulisce il merluzzo dagli imbonitori politici, intellettuali e religiosi (che spesso si presentano nel formato 3×1..)

    In Italia dice bene Paolo, quì non c’è più ricerca della profondità (e lo diceva anche Cossiga con il tramonto delle ideologie del ‘900), c’è solo una “intellettualizzazione” della rissa. Le urla si sostituiscono al dialogo e non mancano poi gli spazi d’informazione quotidiana nei quali l’Italietta esibisce il peggio di sè…proprio dove si spaccia questa “intellettualizzazione” come spazio di riflessione e di cultura.

    2 giorni fa il magazine Foreign Policy (una divisione del Washington Post) ha firmato un articolo su quest’italietta: http://www.foreignpolicy.com/articles/2010/09/14/the_bordello_state “Lo Stato bordello” parte con una frase di Dante in italiano e si candida a diventare la versione USA del salottino di Scalfari, con la differenza che lì si cerca di andare più a fondo nella melma…
    Dopo aver descritto un Paese dove le donne in Parlamento entrano per l’anticamera (da letto) e dove anche i professionisti si vendono i principi a cui si erano votati, si è fatto presente che forse l’Italia è già tornata indietro al periodo feudale….dove ogni signorotto porta avanti il suo feudo (sia che sia a livello di piccola o alta amministrazione), con la sua cerchia di cortigiani, donne e saltimbanchi, mentre tutto cola a picco.

    E questo succede anche in Sardegna…

  • Baricco sta alla profondità quanto Cicciolina al ricamo. Eniuei, passiamo alle cose serie. Le osservazioni puntute dell’On. Maninchedda sull’attuale Giunta mi lasciano sgomento. Non perchè non le condivida, anzi, ma perchè mi pone una domanda ulteriore: e adesso che fare? Possiamo ancora insistere (ha tutta l’aria di accanimento terapeutico) con il fare parte di una compagine di (S)governo che nonostante i nuovi innesti darà gli stessi frutti? Possiamo lasciar contaminare i pozzi politico programmatici sardisti di ulteriore liquame romancomincioliancarbontoscolombardo o possiamo imprimere un colpo d’ala che ci sollevi dal pantano e magari, in volo, possiamo scrutare un orizzonte meno fosco? Il credito riconosciutoci con le regionali prima e quindi con le recenti amministrative rappresenta un patrimonio politico-ideale ingente e sarebbe da criminali comprometterlo (o addirittura disperderlo) sull’altare dello strapuntino. Fughiamo questo dubbio che serpeggia tra i militanti: non abbiamo alimentato questo fuoco (rimpasto di giunta) per arrostire una pecora in più ma per illuminare i problemi e pianificare una nuova, ulteriore strategia per risolverli. E’ decisamente più dignitoso fare un passo indietro e lealmente collaborare dall’esterno piuttosto che mettere toppe ad una tela già logora.
    In bon’ora

  • Giovanna Fenu

    Le sue proposte le do atto che le conosciamo benissimo, e sono in larghissima parte condivisibili, serie e ragionate, soprattutto conosce profondamente la materia cosa non da poco per uno che si occupa di tutt’altro. Mi riferivo a quelle della Giunta. Cappellacci martedì, nel suo discorso ai pastori con a fianco Felicetto, che ogni tanto gli suggeriva (sembravano due compagni all’interrogazione, la folla inferocita il maestro pronto a bacchettare) ha creato una cattivissima impressione, reagisce solo se sollecitato. Questa Giunta non credo pianifichi con largo anticipo alcunchè, dedica il 90% del suo tempo ad affrontare emergenze e nel mentre non progetta, non cerca altre vie, è teleguidata da Roma (vedi precari scuola), lascia tutto all’improvvisazione. I no che aiutano a crescere dei sardisti, non arrivano da Cappellacci. Sulla qualità della sua Giunta si è già espresso lei. Quanto ai precari nonostante quella sentenza l’assessora di Mani sembra inerte. Sardisti armatevi e difendete quella norma con le unghie e con i denti, forse è il caso che facciate le veci dei sindacati

  • Molto stimolante la sua riflessione.

    è più facile farsi ammaliare dai seduttori…..
    e delegare ad altri le nostre responsabilità?

    no abbiamo bisogno di consapevolezza e capacità di fare scelte
    la politica oggi non ci aiuta

    viva Yehoshua

    Buon lavoro

  • Paolo Maninchedda

    Già, lasciando stare la profondità…. e quindi rimanendo sempre sulla superficie delle cose! per l’appunto: sui pastori, ho già detto che la piattaforma concordata è largamente insostenibile finanziariamente, se non per le parti che anche prima della manifestazione erano già risolvibili (piccoli mattatoi, indebitamento, oneri sociali ecc.). Ma siccome a tutti sembra piacere fare i surfisti e stare sempre in superficie, si spaccia per una grande vittoria un risultato che si poteva tranquillamente ottenere con un’ora di lavoro seduti seriamente intorno ad un tavolo. Si conferma così che le manifestazioni servono a creare piccole leadership piuttosto che a risolvere problemi. precari della scuola: so che nella prossima Giunta andrà in approvazione un piano di intervento della Regione per salvare un po’ di classi, ma vedo che i sindacati, sempre tesi, come diceva Verdone, a trattare qualcosa con il Sovrintendente regionale, non premono per l’applicazione della legge 3/2009 che risolverebbe molti problemi. La Scuola ha bisogno di un movimento di base che sorpassi a sinistra i sindacalisti e li costringa a rifare il loro mestiere. Per quanto riguarda la Giunta, finché il livello di competenza resterà quello mostrato fino ad oggi, non c’è speranza.

  • Giovanna Fenu

    Lasciando stare l’effimero veniamo alle cose più terrene e contingenti, ai bisogni più terra terra, di pastori e insegnanti precari. Può darci qualche anticipazione di cosa sta mettendo in cantiere la giunta?

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