La politica e la stupidità. Sulle elezioni anticipate mi scappa da ridere: sesso vero o fantasie?

2 ottobre 2010 19:076 commentiViews: 8

056Alle prossime elezioni politiche l’Italia si spaccherà e si confronterà sulle conseguenze del federalismo fiscale. Lo ha scritto più o meno bene Ricolfi sulla Stampa (a parte le solite fesserie che scrive sul Sud assistito e sull’evasione fiscale) . La Lega e il Pdl difenderanno il federalismo dei decreti attuativi vergognosamente favorevoli alle regioni del Nord (tra cui, ovviamente, le accise che rubano a noi); il Pdl del sud, l’Mpa, l’Udc e Fini, non potranno che schierarsi contro quei decreti, in modo deciso, altrimenti tutto lo Stato, che già è in condizioni pietose, crollerà nelle regioni meridionali. Il Pd, egemone nelle regioni centro settentrionali dovrà uscire dall’ambiguità che oggi lo caratterizza: dovrà decidere se essere a favore o contro la legge 42. Perché c’è un momento in cui si va sul pratico e si capisce che, al di là dei princìpi, delle carezze di Bassanini, delle discettazioni di Violante, dei lingua in bocca con Quagliarello, Bossi sta ottenendo da Berlusconi di creare al Nord una grande area di vantaggio fiscale. Il Pd della Toscana e dell’Emilia, che potrebbe comunque avvantaggiarsene, potrebbe indurre il Pd nazionale a continuare ad assumere la posizione pilatesca e incomprensibile che ha oggi. Il Pd deve dirci se se è per il federalismo politico, e quindi per l’indipendenza come presupposto di un patto federale o confederale, oppure no. Ma la partita, decisiva anche per il futuro della Sardegna, sarà questa e non un’altra.
Poi ci sono i furbi. Dico in premessa che quanto segue non riguarda l’articolo di Peretti di ieri sulla Nuova, al netto del fatto che a me non risulta che sia stata notificata a chicchessia un’intenzione di dimissioni del Presidente Cappellacci. I furbi, dicevo: quelli che dopo dieci giorni di dibattito in Consiglio regionale su cose serie e dopo un documento, nostro e dei Riformatori, che dichiara che il problema non è più la Giunta, ma l’urgenza di mettere in sicurezza la Sardegna (dal rischio che si sta addensando all’orizzonte con la saldatura tra le elezioni politiche e la competizione sulla distribuzione delle risorse fiscali), come pure di rispondere a tutte le emergenze lasciate per aria, di fronte a tutto questo, che è molto serio, ci sono giornalisti che parlano di assessorati per il Pdl e di poltrone per gli alleati; addetti stampa che per aiutare le istituzioni, delegittimano i consiglieri regionali; una televisione, che si regge ormai solo su finanziamenti pubblici, che si inventa di sana pianta le notizie per esercitare ridicole pressioni sulle forze politiche; un tentativo di alcuni giornalisti di addebitare tutte le inefficienze del momento (le bugie ai pastori; le leggi sulla scuola non applicate; il fondo unico non trasferito ai Comuni; il rio San Girolamo non messo in sicurezza e le piogge si avviccinano…) a partiti e gruppi consiliari che hanno il merito, e lo dimostrano gli atti del consiglio e le poche leggi fatte, di essere tra i pochi che cercano di lavorare e di prepararsi a difendere la Sardegna dall’emarginazione finanziaria e politica che si sta preparando.
Per tutti questi motivi mantengo il mio impegno a far nascere un’informazione libera in Sardegna, a costo di smetterla di persuadere questo o quello a mettere soldi per un network di libertà e indipendenza, per farlo invece direttamente e personalmente. Ne stiamo parlando da mesi, ma non servono i mille euro, servono persone che accettino rischi bancari, che accettino di lavorare sodo e gratis per mesi per riuscire a pagare gli stipendi di altri che devono essere assunti. Vedremo, ma così non si può andare avanti.
Oggi, domenica, i giornali parlano ancora di elezioni anticipate. Vi ricordate quando i parroci minacciavano la cecità ai ragazzi troppo lestri di mano e di fantasia? Ecco, è la stessa cosa. Una minaccia inutile, perché la crisi non nasce dalla paura delle elezioni anticipate ma dalla paura della palude, del galleggiamento, delle scelte rinviate, delle scelte  sbagliate nelle persone e nelle cose. Che paura può fare la minaccia della fine a chi sta già lottando per sottrarre la Sardegna all’agonia? Può essere una buona scossa per chi, mentre la barca si inclinava, si è chiuso in bagno a sognare Manuela Arcuri; ma a chi è sul ponte a cercare di raddrizzare la nave, quella minaccia non può che apparire ridicola. E poi: ma che cosa verrebbe giudicato dall’elettorato? Forse si pensa che verrebbero letti i comunicati dei partiti o la lettera di dimissioni del presidente? NO. In campagna elettorale i temi saranno la crisi di lavoro, la crisi dei pastori, le procedure bloccate, i comuni bloccati, la scuola per aria, cioè tutti i temi che il documento dei Riformatori e del Psd’az ha dichiarato urgenti e fuori controllo. Facciamola questa campagna elettorale, che ci divertiamo. Però, non si pensi di giocare con i ragazzi lestri di mano e di fantasia: tra di noi c’è gente che ai sogni solitari ha sempre preferito la realtà di una compagnia.

6 Commenti

  • Pensare che l’Unione Sarda e la Nuova Sardegna formino politicamente i cittadini Sardi è davvero puerile. Solo una sparuta minoranza, politicamente ben orientata, legge le notizie politiche; gli altri (99% delle 90.000 copie di giornale vendute cada die) leggono le “imprese” delle veline che (s)trombazzano a manca e a destra, la cronaca nera, le necrologie. Sforzo finanziario, volontariato giornalistico (occhio perchè un giudice del lavoro può essere sempre adito) per risultati pari a zero.Ciò che conta è andare tra la gente in carne ed ossa, guardarla in faccia, sottoporsi ad un confronto diretto senza veli, ascoltare dalla viva voce degli interlocutori i problemi reali che il politico ignora,volutamente,per alimentare la teoria del bisogno sospeso, mantenere e rafforzare la clientela dispensando soluzioni a tempo.A “fune curza” per evitare strappi.Ecco, questo è il cancro sociale che bisogna estirpare se si vogliono costruire percorsi culturali veri, coscienze critiche, intelletti liberi di pensare in grande. Oggi il bisogno (declinato come fame), la grazia (temporanea) ricevuta o quella in corso di ricezione lo impediscono e la gente se ne fotte dei giornali. Cari Voi.
    Un quarto dei Sardi sono sotto il livello medio di povertà, un altro quarto si nasconde per pudore e non si mette in coda per il sacchetto alimentare.Se la politica è capace di liberare questo esercito l’indipendenza farà (forse) un buon passo in avanti.
    Due le imprese in buona salute in terra sarda.
    Una, la SARAS (padana) che paga l’accisa non alla Sardegna; l’altra la CARITAS che aumenta il fatturato giorno dopo giorno.
    Fanno alla bisogna?

  • Forse non aveva tutti i torti Renato Soru a lamentarsi del fatto che in Sardegna non esiste una informazione vera: esiste una informazione schierata; una informazione che non informa, che disinforma, che fa apparire vero ciò che vero non è. Tutto ciò è terribile a ben pensarci e non c’è modo di uscirne. Videolina, rai tre regione, l’unione sarda, la nuova sardegna, radiolina e forse qualcuna mi sfugge: in che percentuale tali testate e tv informano i sardi? internet: in che percentuale informa i sardi? se anche le persone di buona volontà e di buoni propositi non riescono a convivere per il bene dei sardi, lo faranno gli altri quelli che svendono la nostra isola per il mattone per l’energia, per la chimica, per l’eolico, per il latte, per le promesse che continuiamo a subire. Abbiamo capito di non essere più un popolo, di non esserlo mai stato, pocos, locos y malos unido. E tutti siamo convinti di avere ragione.

  • siamo arrivati alla prova del nove
    ora il presidente può dimostrare se è veramente presidente o altro…
    la gente non ne può più…
    anche la gente del centrodestra!!!!

    ancora una volta vediamo se si è capaci di fare POLITICA
    oppure siamo ostaggi, prima di tutto di noi stessi
    e poi dei cosi detti “amici” di Roma

    aspettiamo queste 48 ore
    chissa non perdiamo la speranza!!!

  • Io credo che in questo momento in sardegna le elezioni siano un tocca sana, per il semplice motivo che mai come ora nello scenario politico italiano il momento sia veramente propizio per la sardegna per ottenere veramente un indipendenza economica, energetica e fiscale , indipendenza totale dall italia verrebbe automaticamente in un secondo momento , ovvero nel momento in cui a indipendenza energetica, economica, trasporti avvenuta metterebbe in evidenza il fatto che l italia ha solamente “succhiato risorse” ai sardi.
    Leggendo nel sito della regione alla pag. risultati elettorali prov. 2010 mi e’ parso subito chiaro il fatto che un fronte indipendentista unito sui programmi avrebbe circa un 20% dei consensi, ma credo enormemente di piu’ se si pensa a un programma di sardi per i sardi e non piu’ con la regia di roma, LIBERI insomma di decidere delle nostre risorse.
    Perche’ mi domando alla luce dei fatti e del momento propizio i sardisti non decidano insieme agli altri movimenti indipendentisti di fare fronte unico non sugli ideali che se pur diversi , sono convergenti sulla nostra causa , SARDEGNA, ma su un programma che gradualmente dia veramente sbocco a un istituzione unicamente indipendentista o quasi ? Certo per tali scelte bisogna avere la volonta’ e il coraggio che certe situazioni evidenzierebbero e che taluni non hanno per principio in quanto la sardegna attuale altro non e’ che una fabbrica di assistenzialismo e corruzione dove o fai parte del gioco o vieni tagliato fuori, io in questo sistema clientelista di italica fattura non mi riconosco e spero che il mio pensiero sia condiviso da molti.
    Queste sono le sfide del nuovo millennio per i sardi io sono pronto, voi lo siete ?????
    Grazie per lo spazio concessomi.

  • Io ci sto e sono disposto a investire i miei 48 anni di professione in un giornale che rompa con le pratiche dei quotidiani-partito che hanno ridotto l’informazione in Sardegna al pettegolezzo politico, al nascondimento di quanto è vicendevolmente sconveniente, alla pratica della formazione invece che della informazione.
    Ma non illudiamoci, caro Paolo. Non si fa un quotidiano di volontari, col volontariato si possono fare dei bollettini e neppure puntuali. So che rischio di passare per una mammola immacolata, ma è mai possibile che l’imprenditoria sarda non senta l’urgenza di farsi imprenditoria nazionale? Di contribuire a creare uno strumento che, assumendo un modello di sviluppo autocentrato capace di interdipendenza con l’esterno, crei le basi culturali e politiche per l’affermazione di tale modello?
    So benissimo che, in periodi di crisi (ma quando mai non siamo stati in crisi?), c’è la tentazione di ridurre tutto all’economia. Anche il vostro documento congiunto ha questo difetto che però penso emendabile. Ma senza una forte coscienza di sé, fondata su tutti gli elementi di identità, la lingua in primis, non esiste alcuna possibilità di immaginare uno sviluppo nazionale. Voglio dire che senza un forte sentimento nazionale – non sono casuali i tentativi di evocarlo in Italia, proprio mentre cade in frantumi – si rischia davvero di immaginare una repubblica fondata sulle banane.
    Il mondo sardista, nazionalista e nazionalitarista ha tutto il know out necessario (pur nelle distinzioni politiche) per progettare un modello di civiltà a nostra misura. Non è un know out che si possa improvvisare ed è questo che siamo in grado di mettere a disposizione di una classe dirigente imprenditrice che voglia liberarsi dal ricatto dell’assistenzialismo e dello statalismo. Il problema è sapere se questa classe dirigente c’è e se abbia voglia di smettere di amoreggiare con la vecchia politica compradora. Mi rendo conto che non è un problema da poco. Ma forse vale la pena di vedere se è positivamente risolvibile.
    Immagino una cordata di imprenditori che affidi come mandato editoriale quello di battersi per un nuovo modello di civiltà che convenga a loro e convenga a chi ha in idea un progetto di sovranità per la Sardegna. Oggi come oggi, la vedo male, la pratica compradora ha la meglio perché più conveniente. Ma se, come prevedi e io con te, presto non ci sarà più trippa per i gatti sardi, non vale la pena di convincere gli imprenditori, una volta si sarebbe detto illuminati, oggi intelligenti, che nella sovranità e nel senso di appartenenza c’è una via di uscita per loro e per la Sardegna?

  • E’ sempre un progetto di attualità, ma ci sono imprenditori disposti a sobbarcarsi un simile rischio? Infatti non bastano i 1000 euro messi da poche volenterose persone, servono spalle larghe, vere redazioni, strutture, logistica, professionisti, ecc, ecc. La recente crisi di Epolis non incoraggia verso l’avventura.

    Di sicuro l’informazione rimane uno dei primi problemi che abbiamo in Sardegna nello spiegare ai Sardi il teatro del “dietro le quinte”…

    Internet rimane il mezzo idealmente più idoneo in funzione politica, ma quì non siamo negli USA ed i dibattiti non si fanno su You Tube. Il web non è ancora uno strumento capillarizzato tra i Sardi, ed anche quelli che lo usano spesso spendono il tempo di connessione per attività ludiche e di relax.

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